Roma, 18 feb – “Quello in atto è un impegnativo processo di ridefinizione dell’equilibrio di potere nel mondo, una fase di riassetto dei meccanismi di governance e degli attori titolati ad assumersi un ruolo. La posta in gioco è la prossima configurazione della governance mondiale, della quale non siamo in grado di determinare fin d’ora compiutamente i protagonisti futuri, statuali o non statuali che siano. C’è a ogni modo, in questo, una dimensione “macro” che riguarda essenzialmente gli Stati Uniti e la Cina, con ruoli più marginali per la Russia e per i maggiori Paesi emergenti. C’è un posto, se saprà e vorrà accomodarvisi, per un’Europa unita e solidale. Vi sono ruoli meno profilati per i vari paesi europei, tutti esclusi “uti singuli” – malgrado le ambizioni – dal ruolo di attori protagonisti del grande cambiamento”. E’ quanto si legge nel rapporto Ispi 2019 “La fine di un mondo”, nelle conclusioni affidate a Giampiero Massolo. “Per i singoli paesi europei – e l’Italia non fa eccezione – si pone con urgenza il nodo del che fare: inadeguati da soli a divenire soggetti del mutamento, restii a unirsi per contare collettivamente, dovrebbero almeno evitare di finire per diventarne un semplice oggetto. I più avveduti lo hanno capito e, ciascuno a suo modo e non senza travaglio, – e, in fondo, anche la Brexit, sotto questo profilo, altro non è se non un atto britannico di affermazione identitaria – stanno cercando di adeguarsi. Perché ripiegarsi su se stessi di fronte alla complessità dei momenti attuali sarebbe rischioso e perdente”.
(Sis)