Roma, 10 dic – L’onorevole Picchi rappresenta bene i giovani italiani nel mondo essendo lui un’ emigrato illustre: a soli 29 anni si è infatti trasferito a Londra dove ha lavorato nella City director di una banca d’investimento, per poi tornare in Italia come eletto nelle fila del Pdl nella Circoscrizione Europa. Parlando della prima Conferenza degli italiani nel mondo aperta ufficialmente con una cerimonia alla Camera, e in programma fino al 12 dicembre nella sede della Fao, l’onorevole Picchi dice: “E’ la testimonianza della grossa attenzione delle Istituzioni verso gli italiani nel mondo e – dice – soprattutto dell’ attenzione del governo Berlusconi per i giovani”. “E’ un problema non solo italiano, la vicina Spagna ha lo stesso fenomeno. E’ un problema europeo e riguarda i fondi per la ricerca. I giovani vanno via dal sistema universitario italiano troppo politicizzato e – aggiunge – con scarsa meritocrazia. Credo che se negli anni si fosse speso meno per le nomine di professori per cattedre inutili e corsi ridondanti, forse si sarebbero potuti trattenere più giovani. Per ogni professore ordinario nominato – dice Picchi – si lasciano a casa 6 o 7 ricercatori”. “Non credo sia necessaria una riforma dell’università, credo invece che vadano spesi con oculatezza i fondi disponibili e che oggi, spesso, vengono dispersi”. “Faccio un esempio – dice l’onorevole di Forza Italia – l’università della mia città, Firenze, era in deficit di bilancio e dopo un lavoro di revisione dei conti e ottimizzazione delle risorse, riducendo gli sprechi, in un anno il bilancio dell’ateneo è tornato in pareggio senza dover fare tagli dolorosi”. Fondi alla ricerca quindi per fermare i cervelli in fuga? “Non sarà un compito facile ma questo governo ha ancora 4 anni e mezzo e l’intenzione di farlo”. “L’Italia – conclude Picchi – è il Paese che ha il minor numero di rapporti tra università e imprese. All’estero il sostegno privato alla ricerca è tradizione, da noi, queste sinergie andrebbero incentivate”.
(Sab)