Roma, 10 dic – “Desidero innanzitutto invitarvi ad una pausa di riflessione circa il contributo offerto dagli italiani nell’affermazione dei diritti dell’uomo nel mondo, a cominciare dalla moratoria sulla pena di morte fortemente voluta dall’Italia”. Con queste parole Elio Carozza, segretario generale del Cgie, ha aperto il proprio intervento alla Conferenza dei giovani italiani del mondo, in corso in questi giorni a Roma. Carozza ha poi ricordato, fra gli applausi, i “figli degli italiani scomparsi nelle dittature militari di Cile e Argentina”. Per il segretario generale del Cgie l’appuntamento romano può essere l’occasione per strutturare “quella rete dell’italianità nel mondo spesso invocata e mai realizzata, una rete che sia raccordo fra le due realtà, quella nazionale e quella all’estero”. L’italianità, ha aggiunto Carozza, va riscoperta nelle sue dimensioni “antropologica, filosofica e culturale”. “Per decenni – ha proseguito – abbiamo indugiato in una visione italocentrica” che “ha commesso per troppo amor patrio un errore che è durato fino a oggi: quello di voler fermare il tempo e l’evoluzione di un popolo”. Per Carozza bisogna invece avere un approccio più dinamico, stare attenti “alle nuove sedimentazioni identitarie che affiorano” per far sì che “il prefisso ‘italo’ indichi il sentirsi partecipe di una comunità di cultura”. Per anni, ha detto ancora il segretario generale del Cgie, “c’è stata una censura storica nelle scuole” a proposito dei temi degli italiani nel mondo. Il Cgie ha posto un limitea tutto ciò”. La Conferenza dei giovani italiani del mondo, ha dichiarato Carozza, rappresenta “un’operazione di sistema mai posta in essere fino adora”. “I processi di integrazione nelle comunità di appartenenza – ha aggiunto – non ostacolano il collegamento con l’Italia. Gli italiani nel mondo, al contrario, hanno un ruolo determinante per lo sviluppo del Paese”.
(Asc)