Roma, 20 feb – Maria Pia Turiello, presidente dell’Associazione italiana studio prevenzione analisi crimini (Aispac) che segue le vittime di violenza nei suoi tre centri di ascolto, sottolinea invece che “non in tutte le procure i pool funzionano e questo non va bene perché non devono esistere vittime di Serie A e di Serie B. La specializzazione – aggiunge – è il fulcro dell’accoglienza della persona offesa e quindi del rapporto fiduciario tra istituzioni e cittadini”. Secondo la criminologa forense c’è bisogno di una “formazione continua delle forze dell’ordine che devono approntare unità operative in grado di rispondere alle esigenze delle persone offese, donne e minori”. Paola Savio, componente della giunta dell’Unione delle Camere penali italiane (Ucpi), mette in rilievo infine come nelle proposte di legge vi siano “principi che ci creano grandi preoccupazioni. Il primo è il contrasto con il diritto penale del fatto, perché l’impostazione che è stata data ad alcune norme ci allontana dalla cultura che i giuristi italiani hanno eretto come pilastro fondante la responsabilità penale, incentrata sul diritto penale del fatto e non sul diritto penale del reo. Un altro appunto che si può fare – aggiunge – è che questi ddl paiono completamente dimenticarsi dei figli, dei bambini. Qualunque accadimento – sostiene la giurista – non è detto che debba precludere al bambino la possibilità di mantenere una relazione emotiva e affettiva con il proprio genitore. I figli sono stati dimenticati nella maggior parte delle proposte che sono state avanzate”. (PO / Roc)