Roma, 20 feb – In Commissione giustizia alla Camera riflettori accesi sulla violenza domestica e di genere, con l’audizione informale di diverse realtà associative e giuridiche in merito ai progetti di legge in materia: “Avendo 30 anni di esperienza nel sociale, penso che una buona legge per essere definita tale deve guardare attentamente alla nostra società e rilevare quali siano i punti critici – afferma Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente dell’Associazione nazionale volontarie telefono rosa – La violenza non è una questione né di malattia né di giustizia, ma è una questione di formazione culturale. Purtroppo noi siamo ancora indietro su questo punto. Infatti il nostro lavoro è teso soprattutto – aggiunge – a far sì che ci sia un programma veramente organico che parta dai ragazzi, arrivi agli insegnanti e a tutti gli operatori scolastici ma tocchi anche i genitori, perché se non partiamo dal principio che la violenza è una questione culturale non riusciremo mai a battere i femminicidi e la violenza”. L’avvocato Antonella Faieta di Telefono Rosa, invece, ha messo in luce come nei “ddl in esame risulta lodevole tutto quello che viene fatto per incentivare ancora di più le informazioni da dare alla vittima”, ma “abbiamo visto operando sul campo che c’è una lacuna del nostro ordinamento penale: nel momento dell’arresto o del fermo dell’autore della violenza la vittima non è coinvolta all’interrogatorio di garanzia e anche se potrebbe portare informazioni utili al magistrato non viene ascoltata”. (PO / SEGUE)