Roma, 21 feb – “A poco meno di vent’anni dall’entrata in vigore, una delle riforme più discusse della storia repubblicana (quella del titolo V della Costituzione, che nel 2001 attribuì alle Regioni significativi poteri in numerosi ambiti) rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri”. Si apre così un intervento sul Messaggero di Raffaele Cantone in merito alla autonomia differenziata. Secondo il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione “devolvere differenti materie a seconda delle richieste delle Regioni rischia di rendere ancora più caotico il sistema nel suo insieme e aumentare quell’incertezza normativa in cui notoriamente alligna il malaffare e che genera la corruzione (corruptissima re publica plurimae leges, diceva Tacito duemila anni fa!). Un vero ossimoro, se si pensa ai quotidiani annunci sulla necessità di semplificare, snellire e velocizzare le procedure. L’ altro piano è ancora più preoccupante e tocca direttamente la quotidianità di milioni di persone. Un recente studio dell’Osservatorio sulla salute dell’Università Cattolica di Roma, realizzato su dati Istat, ha dimostrato che, anche per effetto delle migliori condizioni socio-economiche, il crescente divario fra Nord e Sud si riflette anche sulla speranza di vita. Dal 2005 l’aspettativa di un residente in Trentino è aumentata di 18 mesi rispetto a quella di un calabrese, mentre la Campania fa già adesso registrare la più bassa aspettativa di tutto il Paese (81 anni contro 82,7 della media nazionale, col record negativo di 80,6 a Caserta). Nelle regioni ricche, insomma, non solo si vive meglio, ma pure più a lungo. Siamo davvero sicuri che, ampliando le differenze economiche, tutta l’Italia nel suo complesso avrà da guadagnarci e che i cittadini del Sud non abbiano proprio nulla da rimetterci?”. (SEGUE)