Roma, 22 feb – Alla domanda postagli dal Sole 24 Ore se sia favorevole all’introduzione nel nostro ordinamento del referendum propositivo, Sabino Cassese, giudice costituzionale dal novembre 2005 al novembre 2014, risponde sottolineando che “il referendum richiede decisioni semplificate, si/no. Questa logica binaria si presta a talune decisioni (divorzio, aborto, repubblica/monarchia), non alla maggior parte delle decisioni collettive, che presentano estrema complessità. Ad esempio, i 1143 commi dell’articolo i della legge di bilancio 2019 avrebbero potuto essere sottoposti a referendum? Le scelte collettive richiedono ponderazioni, compromessi, limature, spesso posticipazioni. Il referendum usato diffusamente non aumenta, ma diminuisce il tasso di coinvolgimento della collettività nelle decisioni collettive, perché conferisce un grande potere a chi pone le domande, ai promotori, come dimostrato dall’uso manipolativo del referendum in California”. Secondo Cassese, l’abbinamento tra democrazia “diretta” da una parte e taglio del numero dei parlamentari dall’altra potrebbe avere l’effetto di “far passare in secondo piano il Parlamento”. (red)