Roma, 26 feb – Durante la cerimonia è stato letto un messaggio del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, presidente onorario dell’Ispi, che ha sottolineato come De Mistura “sia ancora una risorsa preziosa per il nostro Paese e per la comunità internazionale”. Il diplomatico, nel suo intervento, ha infine concentrato la propria attenzione sull’ultimo incarico ricoperto per conto dell’Onu, quello in Siria, rivelando come il settembre del 2016 fu un “momento magico” in cui si arrivò vicinissimi alla pace e alla soluzione della crisi attraverso un incontro tra l’ex segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ma poi tutto sfumò. “In diplomazia come nella vita non bisogna lasciar scappare il timing, l’attimo giusto che non torna mai indietro” è la lezione tratta da De Mistura, che ha poi ripercorso la sua biografia, tornando alle radici profonde che lo hanno spinto alla carriera diplomatica: “Volevo fare il pompiere da bambino, ma dopo decisi che era più interessante fare il medico: siccome parlavo 5 lingue, mio padre però mi disse ‘fai il medico delle nazioni’. Questa cosa mi ha dato un imprinting per quando le crisi non vengono risolte. Il medico non può andare in frustrazione, altrimenti rinuncerebbe quando le malattie sono troppo gravi, invece cerca di ridurre il dolore del paziente e di dargli speranza. Un think tank mi ha detto che senza la mia attività i morti in Siria sarebbero stati centinaia di migliaia in più. È difficile lasciare qualcosa in cui si crede, ma posso voltare pagina senza sentirmi colpevole”. (BIG ITALY / Roc)