Roma, 27 feb – Carnevale contadino a Montemarano, in provincia di Avellino, con tarantelle e altri tipi di ballo propiziatori, che hanno il compito di favorire una buona annata agricola e che sono stati portati in Italia e in Europa in festival ed eventi dedicati alla cultura contadina. I festeggiamenti cominciano giorno di Sant’Antonio Abate e si concludono la domenica dopo le Ceneri, con il funerale di Carnevale morto la notte del Martedì grasso. Molto famoso, anche grazie agli emigrati che tornano per l’occasione e lo hanno pubblicizzato nei loro nuovi luoghi di residenza, è il Carnevale calabrese di Castrovillari, nel quale domina la farsa. In Sicilia, ad Acireale, le feste carnascialesche erano più che altrove nell’isola occasione per deridere i potenti attraverso le maschere tipiche: Abbatuzzu, Domini, Baruni. Oggi nella cittadina in provincia di Catania, oltre che per assistere alla riproposizione delle antiche satire, si va soprattutto per le sfilate di carri allegorici e per il concorso dei carri in miniatura. In tutta la Sardegna il Carnevale è occasione di rispolverare feste arcaiche il cui significato oggi è talvolta diventato ignoto. A Bosa, a Cagliari, nell’Ogliastra la festa culmina con il processo e il rogo di un fantoccio di pezza pianto dalla folla con un lamento grottesco. A Mamoiada, in Barbagia, il Carnevale comincia il 16 gennaio con un falò “padre” acceso davanti alla chiesa principale che poi viene propagato ad altri falò nei vari rioni e dà il via a canti e danze. Il Martedì grasso, invece, è il giorno della sfilata di Mamutones e di Issohadores, maschere locali che non hanno eguali. (SEGUE)