Roma, 27 feb – Per scoprire che cosa ci sia dietro la complessa macchina organizzativa del Carnevale a Viareggio, in piedi un anno intero, bisogna andare alla Cittadella. Il complesso architettonico creato nel 2001 ospita sia il Museo sia i laboratori artigiani. Il Museo – dedicato a Burlamacco, la maschera simbolo creata nel ’30 – permette di percorrere la storia del Carnevale dalla sua istituzione, nel 1925, attraverso tre percorsi espositivi e spazi esperienziali. Molto frequentato il laboratorio didattico dedicato alla manipolazione della creta e della “carta a calco”, più povera della cartapesta, materie prime delle opere d’arte issate sui carri, dove il visitatore anche inesperto può modellare e lavorare. A poca distanza gli spazi artigiani, dai quali quest’anno sono usciti i tredici carri impegnati complessivamente nelle sfilate: nove di prima categoria (venti metri di altezza, dodici di larghezza, possono ospitare fino a 250 figuranti) e quattro di seconda, più piccoli. Qualche carro, come altri in precedenza, non è destinato alla pensione: alcuni pezzi rimarchevoli che in passato hanno sfilato per le strade di Viareggio sono ospitati in musei internazionali (a esempio, a Detroit) o riutilizzati altrove, è il caso del Carnevale di New Orleans. Il terzo posto di questo ideale podio spetta a Ivrea. Il Carnevale nel capoluogo del Canavese dovrebbe muovere complessivamente 3,5 milioni (0,5 più del 2018) grazie, in particolare, alla manifestazione culminante: la Battaglia delle arance, celebrazione dell’orgoglio cittadino e delle virtù civiche alla quale arriva a partecipare oltre un milione di persone. (SEGUE)