Roma, 17 dic – “Da decenni è ormai fuori discussione la collocazione internazionale dell’Italia, quale si definì tra gli anni 40 e 50 con l’adesione all’Alleanza Atlantica e alla Comunità Europea. E con il tempo è cresciuta nel paese la consapevolezza del ruolo da svolgere sulla scena internazionale, e dunque della cruciale importanza per l’Italia di una efficace, incisiva, credibile politica estera”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’apertura della Sesta Conferenza degli Ambasciatori in corso alla Farnesina, esorta le istituziono a rinforzare l’impegno in politica estera, e alla presenza delle più alte cariche della diplomazia italiana all’estero, elogia il lavoro della ambasciate, i cui profili in questa fase “escono allargati e arricchiti: il loro impegno – spiega Napolitano – ha acquisito e tende ad acquisire una inedità pluralità di dimensioni (tra le quali vorrei citare, con nuova enfasi, quella culturale) per poter meglio servire il Paese, per contribuire a soddisfare le sue molteplici esigenze”. Tutto ciò mentre, comunque, il sistema necessita “lo sforzo, già in corso, di rinnovamento e adeguamento della stessa struttura e del modus operandi del ministero degli Affari Esteri.
l presidente della Repubblica è intervenuto per dare il proprio avvio alla Conferenza degli Ambasciatori, che rappresentano “una tradizione di alta professionalitò e di peculiare apertura, intellettuale e umana, nel rapporto con sempre nuove e diverse realtà, una scuola di assoluta dedizione e lealtà al servizio della Nazione e dello Stato repubblicano”, rivolgendo un particolare invito alle rappresentanze diplomatiche e al ministro Frattini, da una parte “a dar vita a una azione risoluta per la riforma delle istituzioni europee, bloccata dalla mancata entrata in vigore del Trattato di Lisbona” contando anche sulla tradizionale vocazione italiana “al multilateralismo, al metodo del dialogo e del negoziato”, dall’altro a far sì che l’Italia funga da traino all’Europa affinchè si faccia “partner storico e privilegiato degli Stati Uniti”, contando su una corrispondente propensione della nuova amministrazione americana”, per “affontare insieme i problemi di una nuova governance globale”.
(SEGUE)