Roma, 6 mar – Dopo il rallentamento dei due mesi precedenti, in febbraio l’inflazione complessiva segna un recupero, con l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) che risale all’1,1% su base tendenziale. Al netto delle componenti maggiormente volatili, l’inflazione di fondo si mantiene, tuttavia, invariata su un ritmo di crescita pari a circa la metà (+0,5%). La stabilità della core inflation riflette dinamiche differenti per le principali componenti: per i prezzi dei beni industriali non energetici prosegue la fase deflativa, ma la caduta tendenziale si attenua fortemente (-0,2% da -0,6% in gennaio); rallenta la dinamica inflativa dei servizi (+0,7% da +1,1% a gennaio), in parte come effetto delle ricadute indirette dei ribassi dei costi energetici. La risalita più moderata dell’inflazione nei principali paesi europei ha leggermente ridotto il differenziale inflazionistico a nostro favore rispetto all’area euro (-0,3 punti percentuali). Rimane viceversa stabile e più ampia la distanza in termini di core inflation, con una dinamica dei prezzi nel nostro paese pari alla metà di quella media dell’area euro (+1,2%). Il perdurare della fase deflativa per i beni industriali non energetici, oltre a risentire di una modesta domanda di consumo, riflette l’indebolimento delle pressioni nei primi stadi della catena di formazione, in particolare di quelle dall’estero. La caduta del prezzo del petrolio negli ultimi mesi dello scorso anno ha determinato, infatti, una forte attenuazione del ritmo di crescita dei prezzi all’importazione nel loro complesso (+1,4% a dicembre da +5,5% di ottobre). Nel caso dei beni di consumo non alimentari, la dinamica annua si è confermata negativa (-0,3% in dicembre e -0,5% in media nel 2018). Alcune importanti voci di spesa dei bilanci delle famiglie segnalano però un relativo recupero (come le calzature e in misura minore la confezione di articoli di abbigliamento), mentre per altre gli sviluppi recenti fanno registrare un indebolimento della dinamica. (red)