Roma, 21 mar – Ancora più marcata la concentrazione dei marocchini, di cui il 67,6% opera nel commercio. Gli imprenditori della Romania sono invece specializzati nelle costruzioni (53,4%), così come quelli dell’Albania (63,0%). Quelli del Bangladesh, infine, hanno una forte specializzazione nel commercio (66,5%). La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 150 mila unità. In questo caso, la componente immigrata rappresenta l’11,3% dell’imprenditoria complessiva. La seconda regione è il Lazio, con oltre 85 mila imprenditori: qui si registra l’incidenza più alta in assoluto (12,7%). In generale, incidenza più alta nel Centro-Nord. A livello provinciale, in termini assoluti le concentrazioni più importanti di imprenditori immigrati sono nelle grandi città: Milano, Roma, Torino e Napoli. Se invece consideriamo l’incidenza sul totale imprenditori, il picco massimo si raggiunge a Prato, dove il 23% degli imprenditori è straniero. Altre 5 province segnano un valore al di sopra del 14%: Trieste, Milano, Imperia, Roma e Firenze. Secondo Michele Furlan, presidente della Fondazione Leone Moressa, “la crescita dell’imprenditoria immigrata rappresenta una sfida per il sistema italiano, con luci e ombre. Se da un lato questo fenomeno ha contribuito – soprattutto negli anni della crisi – al mantenimento del sistema economico nazionale, compensando e arginando in parte l’emorragia di imprese, dall’altro lato è innegabile come in molti casi nasconda il rischio di irregolarità, bassa produttività e concorrenza sleale”. (red)
