Roma, 26 mar – “Per il vino italiano negli Stati Uniti è un buon momento: gli Usa sono il principale mercato di destinazione delle esportazioni vinicole italiane, mercato che assorbe circa un quarto del totale delle vendite all’ estero”. Lo si legge sul Sole 24 Ore. In base ai dati del Dipartimento al Commercio Usa, nel 2018 l’ export italiano è arrivato a quasi 2 miliardi di dollari (1,984 miliardi), con un aumento in valore del 6,8% – ai massimi da cinque anni – a fronte di una leggera diminuzione delle quantità. “È un buon segnale – dice Maurizio Forte, direttore dell’Ice di New York – soprattutto in termini di miglioramento del posizionamento dei vini italiani”. La quota di mercato è aumentata di poco dal 31,4 al 32 per cento. I prezzi medi sono saliti del 5,4%, passando da 5,6 a 5,9 dollari a litro. Contro un prezzo medio dei vini francesi che è di 11 dollari. “Bisogna continuare a spingere sulla fascia alta, a insistere sulla qualità per far aumentare il prezzo medio, e il valore del nostro export” continua Forte. L’82% dell’ export di vino italiano arriva da quattro regioni: Toscana, Veneto, Piemonte e Trentino-Alto Adige. I vini delle altre 16 Regioni hanno ampi spazi di crescita. Visto dall’ altra parte, si può tentare di espandersi nel mercato americano. Perché il 61% dell’ export è concentrato in dieci Stati: le due coste più Texas, Florida, Illinois e Ohio. Negli altri 40 Stati, che hanno il restante 39%, si può fare di più. Il ministero dello Sviluppo Economico ha appena creato un Tavolo Vino, che raggruppa tutti i soggetti istituzionali e gli operatori, rappresentati da Federvini, Unione Italiana Vini e Federdoc, per sostenere le politiche di promozione a sostegno dei produttori. “Il vino italiano – conclude Forte – va raccontato. Ci sono tante denominazioni, bisogna far conoscere i territori”. (red)