Roma, 26 mar – “Cara Gigliola, amo la tua voce ma non ho i soldi per comprarmi una radio”, “Gentilissima signorina Gigliola, siamo due ragazze della provincia di Padova e lavoriamo in una fabbrica di orologi in Svizzera, lì c’è la radio e non ci stanchiamo mai di ascoltarla”. Sono voci lontane nel tempo – racconta oggi La Repubblica (edizione Milano) – quelle degli emigrati italiani in Svizzera che, dopo il trionfo di Non ho l’età a Sanremo nel 1964, scrivevano a Gigliola Cinquetti, sedicenne idolo acqua e sapone. Olmo Cerri, regista ticinese classe 1984, ne ha tratto un documentario – Non ho l’età – che presenta stasera alle 18,30 al Mic alla prima edizione di Il cinema svizzero contemporaneo a Milano: fino a domenica, anteprime e un focus sulla regista Ursula Meier. Com’è nata l’idea? “Da una tesi laurea sul Fondo Cinquetti depositato nell’Archivio della scrittura popolare di Trento – racconta Cerri -. Oltre 140mila lettere che la cantante ricevette tra 1964 e 1979 dai fan sparsi nel mondo: un migliaio di emigrati in Svizzera. La tesi è un lavoro scientifico, io ho voluto fare un lavoro emotivo su quelle storie. Anche per una motivazione personale: mia nonna Valeria, è emigrata dal Veneto negli anni 50”. (Red)