Roma, 3 apr – “L’emigrazione studentesca, figlia di un mercato del lavoro perlomeno asfittico, causa alle regioni del Mezzogiorno, in termini di impatto finanziario, una perdita complessiva annua – calcolata innanzitutto sotto forma di mancati consumi pubblici e privati – pari a circa 3 miliardi di euro. Il che equivale, peraltro, a un’erosione del Pil di 4 decimi di punto”. Lo scrive Il Corriere del Mezzogiorno citando dati Svimez i quali segnalano non solo un danno economico rilevantissimo per il Sud, ma anche una perdita di capitale umano che si concretizza con migrazioni ante-lauream e post-lauream, oltre con la “mancata immatricolazione dei diplomati scoraggiati”. Nell’anno accademico 2016-2017 gli atenei del Sud hanno fatto registrare un saldo migratorio negativo di 157 mila unità. Per molti giovani, infatti, è meglio andare direttamente a studiare fuori, nel Centro-Nord, dove a tre anni dal conseguimento del titolo lavorano quasi 73 ragazzi su 100. “Quasi il 56% dei giovani greci laureati, dopo 36 mesi è già al lavoro. Alla faccia della crisi ellenica – commenta il quotidiano -. E l’indicatore sale fino al 76,6% in Spagna. Per poi proseguire la corsa verso l’alto in Francia (83%), Regno Unito (89,7) e Germania (93%). Sempre in terra teutonica, per la cronaca, a tre anni dal diploma risultano impiegati quasi nove ragazzi su dieci”. Invece nel Mezzogiorno ci sono 300mila e più ragazzi dai 18 ai 24 anni con al massimo la licenza media e che abbandonano sia gli studi che la formazione professionale. Per un tasso pari al 18,5%. Percentuale di 4,5 punti più elevata rispetto al Centro-Nord e di ben 8 punti superiori alla media dell’Ue a 27. (Kgn)