Roma, 3 apr – “Forse, sarebbe meglio eliminare la quota di eletti all’estero,
potenziare il CGIE e i Comites e far votare i residenti all’estero per i loro
candidati dei luoghi di origine” ha continuato Nissoli che ha aggiunto: “Ma
sarebbe la fine di una scommessa innovativa e di modernizzazione del Sistema Italia
in cui le esperienze all’estero si possono innestare nel tessuto politico italiano!
E sarebbe un vero peccato! Un vero e proprio tradimento del grande progetto di
inclusione degli italiani all’estero realizzatosi con la riforma dell’art. 48,
comma 3 della Costituzione. Bisogna fare una riflessione seria!”. “Oltre alle
ragioni etiche e di coerenza costituzionale, che militano contro la riduzione dei
rappresentanti in Parlamento degli italiani all’estero – ha, poi, dichiarato
Nissoli – le forze politiche che sostengono la proposta di revisione costituzionale
dovrebbero considerare una non secondaria questione di opportunità politica: ove la
riforma degli artt. 56 e 57 della Costituzione fosse sottoposta a referendum
confermativo, il voto degli italiani all’estero avrebbe un valore pieno, non
diminuito come quando esprime i suoi rappresentanti in Parlamento. E sarebbe
prevedibile che si esprima in blocco contro una riforma che ne ridimensiona
gravemente la rappresentatività, potendo incidere sull’esito stesso della riforma”.
(PO / red)