Roma, 8 apr – Le sue opere, riportate alla bellezza originale, non smettono di sorprendere anche a distanza di 500 anni dalla sua nascita, rivelando particolari prima ignorati. Il restauro della “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino”, ha permesso di mettere in evidenza caratteristiche peculiari del genio fiorentino sull’utilizzo della prospettiva: le montagne e il resto dello sfondo dipinto nell’immagine sono estremamente simili con quelli realizzati in un’altra celebre opera, la “Vergine delle rocce”. Le varie sfumature di ‘blu dei lapislazzuli’ utilizzate per dipingere il mantello della Vergine, il cielo, le montagne e i rivoli d’acqua ai piedi dei personaggi, non sono solo un patrimonio restituito all’umanità, ma potrebbero risultare elementi fondamentali per la ricerca legata a Da Vinci, soprattutto per confermare definitivamente l’appartenenza al genio fiorentino di altre opere, come il “Salvator Mundi”. In tale ottica Pasquali ricorda come, dopo aver scoperto le impronte digitali di Da Vinci nell’ultimo restauro, potrebbero giungere a noi nuovi particolari dall’eventuale restauro della Gioconda. Un’eventualità abbastanza remota, almeno per ora, per via soprattutto dell’elevata pressione mediatica cui si viene sottoposti avendo a che fare con opere tanto care al patrimonio dell’umanità. Pasquali ha ricordato come, durante il restauro, fosse spesso costretta a lavorare in presenza di troupe che, in alcuni casi, le rivolgevano perfino domande durante l’esecuzione. Una prova che, in ogni caso, non ha impedito alla restauratrice di riportare allo splendore un’opera unica nel suo genere. (PO / Lgs)