Roma, 9 apr – Rispetto all’Index 2018 sono 3 in più i Paesi in cui sono presenti forme insufficienti di inclusione di bambine/e adolescenti e donne o gravi o gravissime forme di esclusione. Grazie, però, all’ingresso dell’India nella categoria dei Paesi con insufficiente inclusione diminuisce di circa 1,4 miliardi la popolazione dei Paesi con gravi forme di esclusione di minori e donne. Il progresso indiano è uno degli elementi più significativi dell’edizione 2019: l’India infatti raggiunge la 122a posizione con -29 punti (nel 2015 il Paese era in 130a posizione con -45 punti). In Italia l’inclusione viene classificata come solo “sufficiente” rispetto alla “buona inclusione” della maggior parte dei maggiori Paesi europei. Il nostro Paese perde ben 9 posizioni rispetto al 2015: è 27° su 171 Paesi mentre era 18° su 167 nel 2015. L’Italia è stata superata da Repubblica Ceca, Portogallo e Bulgaria, che nelle edizioni precedenti avevano registrato punteggi peggiori. In Europa fanno peggio i Paesi baltici, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Romania. Se per salute e capitale umano ed economico l’Italia continua a beneficiare di una discreta rendita di posizione, non altrettanto si può dire per l’inclusione economica delle donne e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In 5 anni peggiorano gli indicatori sulla sicurezza ambientale e non migliorano gli indicatori relativi alla violenza di genere e sui bambini. “Solo puntando sulla promozione di politiche sociali indirizzate a favorire l’inclusione economica e politica delle donne, il mantenimento nei percorsi di istruzione dei giovani studenti, l’abbassamento del tasso di disoccupazione e maggior attenzione alla sostenibilità ambientale, in particolar modo in zone periferiche e svantaggiate, l’Italia può sperare di tornare ai livelli delle principali democrazie europee” conclude Chiesara. (PO / Red)