Roma, 9 apr – Secondo il direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina “i giovani sono il più grande investimento della società e per questo l’istruzione è la chiave per rafforzare resilienza, migliorare la coesione sociale e creare gli anticorpi necessari per prevenire il ripetersi dei conflitti. In troppe occasioni abbiamo assistito ad attacchi a infrastrutture civili come scuole e ospedali o ad operatori umanitari e sanitari. Nel 2018 la cooperazione italiana ha dedicato circa 20 milioni di euro, ossia il 14% di tutte le risorse disponibili per gli aiuti umanitari, al settore dell’istruzione per l’emergenza e questo è in linea con la soglia minima del 10% raccomandata nelle conclusioni del Consiglio Europeo, siamo 4 punti sopra”. Alla presentazione non è potuto mancare Marco Chiesara, presidente di WeWorld-GVC Onlus. Chiesara ha spiegato che, nel dicembre scorso, WeWorld si è unita con GVC, creando un’organizzazione ancor più esperta nell’ambito della cooperazione internazionale. Tra i presenti anche Vito Borrelli, vice capo rappresentanza della Commissione Europea in Italia, che ha messo al centro del suo discorso l’istruzione. “Il rapporto di We World ha messo l’accento sul fatto che l’istruzione è sotto attacco – ha detto Borrelli -. Come Commissione europea negli ultimi 4 anni abbiamo fatto progressi nella programmazione della qualità. Come abbiamo iniziato? Nel 2012 l’Unione europea ricevette il Nobel per la pace che consisteva in 2 milioni di euro che la Commissione usò per lanciare l’iniziativa ‘Children of peace’. Tra il 2012 e il 2016 questa iniziativa gettò le basi per aumentare il lavoro su istruzione in situazione di emergenza che è iniziata però in maniera sostanziale nel 2016. Se nel 2015 il finanziamento per istruzione in casi di emergenza era di 12,7 milioni, nel 2018 eravamo arrivati a 92 milioni e, complessivamente, dal 2015 al 2018 sono stati messi a disposizione circa 290 milioni in questo settore”. (PO / Lgs)