Brazzaville, 21 dic – “Occorre mettere mano alla nostra struttura diplomatica all’estero, rendendola più funzionale alle sfide del mondo globalizzato di oggi. Occorre razionalizzare – prosegue l’ambasciatore – i nostri servizi e ripensare la nostra azione nei confronti delle nostre comunità, indirizzandoci anche ai giovani di origine italiana”. Questa è l’opinione dell’ambasciatore d’Italia a Btazzaville, nella Repubblica del Congo, Francesco Paolo Venier, in un’intervista a 9Colonne riguardo la riforma della rete diplomatica italiana all’estero. L’ambasciatore, prima della sua esperienza a Brazzaville, è stato console generale a Montreal, in Canada, zona in cui risiede “un’enorme comunità italiana”. “Allo stesso tempo, mi rendo conto delle grandi sfide che ci vengono da realtà come quella africana che abbiamo finito forse per trascurare in passato e dove altri al posto nostro (penso ovviamente alla Cina, ma anche al Brasile o al Sudafrica) si affacciano oggi con aggressività. Per mantenere, o meglio rafforzare, le nostre posizioni, una sfida vitale nel mondo competitivo di oggi, dobbiamo probabilmente ripensare le nostre strutture, ma soprattutto i nostri metodi di lavoro”, ha detto Venier. L’Italia è presente in Congo fin dagli anni ’60 insieme a numero limitato di Paesi europei: “all’Italia, e in particolare all’Eni – afferma Venier – si può ascrivere un apporto fondamentale allo sviluppo del Paese, che è oggi, con un produzione di circa 300 mila barili al giorno, il quarto produttore di greggio in Africa. Eni contende alla francese Total il ruolo di primo gruppo economico del Paese. La nostra società è inoltre impegnata in programmi di sviluppo integrato (petrolio, gas, elettricità) strategici per il Congo di domani, attraverso un solido partenariato con il governo congolese. Eni costituisce il volano per la penetrazione economica del nostro paese in Congo, che è presente anche nell’industria forestale, nell’agricoltura e nel sostegno alla componentistica industriale”. E’ proprio attorno all’Eni che si sviluppa anche la comunità italiana in Congo, espressione di un’emigrazione tecnologica altamente qualificata: sono poche centinaia di cittadini italiani iscritti all’anagrafe e presenti soprattutto nell’area di Pointe-Noire, seconda città del paese, sua capitale economica e terminale petrolifero di primaria importanza per l’intera regione centro-africana. “Operano soprattutto al seguito di Eni, delle varie società del gruppo e delle imprese subappaltanti – racconta l’ambasciatore a 9Colonne -. A Pointe-Noire esiste un Consolato onorario italiano e una scuola italiana in procinto di trasformarsi in scuola paritaria. Il contatto fra l’Ambasciata e i nostri connazionali – spiega Venier – è costante e raccordato anche attraverso un sodalizio di imprenditori italiani che opera nella città, denominato ‘Italafrica’”. La crisi internazionale che sta colpendo l’occidente sembra non aver inciso eccessivamente sull’economia della Repubblica del Congo. Secondo l’ambasciatore “l’impatto della crisi economica globale è stato complessivamente moderato. Quella congolese è un’economia tendenzialmente chiusa e basata, anche per quanto attiene alla domanda alimentare interna, sulla sussistenza. I segnali di crisi sono stati quindi minori che altrove, anche se si è registrata sul piano generale una flessione nella domanda per le principali materie prime da esportazione del paese, in particolare il legno. Ciò, unitamente alle flessioni nelle quotazioni petrolifere internazionali, ha comportato una riduzione delle entrate fiscali, limitando la capacità del governo di attuare il proprio programma di ammodernamento infrastrutturale”.
(Sis/Cle)