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del 17 Maggio 2007

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17 Maggio 2007
in Archivio Notiziario
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Giovedì 17 Maggio 2007- Anno XII – Numero 21 – Direttore Isabella Liberatori
Questo
notiziario viene inviato a tutti gli utenti indicati dalla DGIEPM del Ministero
degli Esteri,
quale servizio
informativo offerto ai media in lingua italiana operanti all’estero.  

SOMMARIO:
1          Attualità
10        Economia
12        Società
16        Sport
18        Europa
21        Regioni
28        Italiani nel Mondo
40        Speciale Tfr

Attualità

Napolitano spegne la prima candelina al Quirinale

 

(9colonne Atg)
ROMA – Un anno di Quirinale, gli auguri, i complimenti e il tempo per una
battuta: “Di esperienze faticose ho già avuto una certa esperienza, come al
ministero degli Interni, ma non mi aspettavo una simile catena di montaggio”.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha spento il 10 maggio scorso
la prima candelina da capo di Stato. Lo fa in una giornata di impegni con la
visita al Colle dei ministri della Sanità dei Paesi dell’Africa subsahariana, a
Roma per partecipare a un convegno organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio,
ai quali dice: “L’Italia deve essere un ponte tra Europa e Africa. E’ un dovere
politico e morale del nostro paese e spero che esso possa essere condiviso da
tutta l’Unione Europea”. Inoltre, il presidente parla del “flagello dell’Aids”
che, soprattutto in Africa, “colpisce le giovani generazioni con un
intollerabile costo umano e sociale”, elogiando il programma “Dream” della
Comunità di Sant’Egidio e ricordando l’impegno dell’Italia: “Moltissimo – ha
osservato ancora – resta da fare, ma si tratta di un impegno che non possiamo
eludere: il futuro dell’Africa, il suo sviluppo sociale ed economico passa
anche per la battaglia della salute per i suoi cittadini”. Per il suo primo
anniversario al Quirinale, Napolitano ha ricevuto il messaggio di Fausto
Bertinotti a nome di tutti i deputati: “In questa felice occasione, desidero
rinnovarle – scrive il presidente della Camera – il mio sincero ringraziamento
per l’alto impegno che profonde nella promozione di un confronto aperto e
costruttivo tra le forze politiche, costantemente ispirato alla ricerca dei
metodi e delle azioni in grado di favorire lo sviluppo e la crescita morale e
civile del Paese, nel segno dei valori custoditi dalla Costituzione
repubblicana e a garanzia delle istituzioni democratiche poste a loro
presidio”.

Dal governo arrivano gli auguri di Clemente Mastella che
esprime un “sincero e convinto ringraziamento per l’impegno altissimo profuso
in questi mesi al servizio del nostro Paese”. “Il suo altissimo e profondo
senso dello Stato – scrive il ministro della Giustizia – esorta e impegna noi
tutti ad una costante ricerca del bene comune, favorendo il dialogo e la
riconciliazione, la solidarietà e la ricerca del più alto senso dell’impegno
morale”. Tra i leader di partito gli auguri del segretario dei Ds Piero
Fassino: “Grazie per come ogni giorno interpreti i sentimenti del Paese e
solleciti il sistema politico e istituzionale a corrispondere alle aspettative
degli italiani. Con amicizia, Piero Fassino”. Anche il vicepresidente del Csm,
Nicola Mancino, a nome di tutti i Componenti del Consiglio, ha rivolto al capo
dello Stato parole di felicitazioni e di augurio per il compimento del primo
anno del suo mandato presidenziale. Mancino ha sottolineato “l’autorevolezza
con la quale il presidente Napolitano svolge il suo mandato con interventi tesi
a sviluppare tra le forze politiche e sociali quel clima di costruttiva
collaborazione che e’ necessario per sostenere il Paese sulla strada dello
sviluppo”.

 

 

Amministrative in Sicilia: esulta la Cdl, l’Unione minimizza

 

(9colonne Atg)
ROMA – Le amministrative in Sicilia confermano l’ampio consenso locale della
Cdl che si aggiudica tutte le sfide più importanti, a partire da quella per
Palermo, dov’è stato confermato sindaco Diego Cammarata. Una vittoria netta,
indiscutibile, ma non un dominio assoluto come accadde in occasione del famoso
61 a 0 delle ultime politiche. A leggere bene i risultati, infatti, il
centrosinistra può trovare qualche piccolo segnale di ripresa in un territorio,
quello siciliano, che tradizionalmente è ostico alle forze di sinistra. Nulla
che comunque possa mettere in discussione il successo del centrodestra: nei 35
Comuni più grandi in cui si è votato, dieci sindaci sono già andati alla Cdl e
tre sono andati all’Unione. Per i restanti 21 si dovrà attendere l’esito del
ballottaggio. Intanto però il centrodestra, forte della vittoria, riparte
all’attacco del governo. “L’affermazione nelle elezioni siciliane – ha detto
Maurizio Gasparri di An – apre la strada a una svolta che sarà rafforzata dalle
vittorie in arrivo in altre regioni a fine mese. La crisi di Prodi e della
sinistra è ormai sotto gli occhi di tutti – ha aggiunto – perché il governo,
dilaniato su ogni argomento, è politicamente morto da tempo. E le elezioni lo
confermano”. “Queste elezioni – ha incalzato il leader Silvio Berlusconi –
rappresentano un messaggio inequivocabile: si tratta di un’intimazione di fine al
governo Prodi”.

Lo stesso premier però ha preferito minimizzare,
sottolineando il carattere locale delle elezioni: “Non c’è stato un voto contro
il governo – ha osservato Prodi – ma si è confermata la tenuta del centrodestra
e, al tempo stesso, si è avuta una significativa capacità di recupero del
centrosinistra”. “Si è trattato di un test locale – ha osservato Prodi – e
tra l’altro va sottolineato che l’esito per l’Unione non è stato negativo.
Sembra esserci stato un certo rafforzamento”. Parole condivise dal segretario
dei Ds Piero Fassino: “Non c’è stato un voto contro il governo – ha osservato –
ma si è confermata la tenuta del centrodestra e, al tempo stesso, si è avuta
una significativa capacità di recupero del centrosinistra”. Analisi non
condivisa però dal leader dell’Udc Lorenzo Cesa: “Non è possibile che quando
perde il centrodestra si dia una valenza politica mentre quando a perdere è il
centrosinistra si parla di fatti locali. Questo voto – ha concluso – è un
segnale al governo”. “Non mi posso cimentare nel commentare il rapporto tra la
politica del governo e il voto – ha detto il presidente della Camera Fausto
Bertinotti – ma quello che sta emergendo nel Paese, ad esempio dalle assemblee
sindacali e dai lavoratori, è la richiesta di mettere al primo posto
dell’agenda politica del Paese la questione della giustizia sociale”. Un
parere condiviso dai Comunisti italiani: “Il voto in Sicilia – ha detto
Pino Sgobio – evidenzia una certa difficoltà del governo. E’ opportuna più
attenzione a pensionati, lavoro, salari e servizi per i cittadini: questa è la
ricetta migliore per ricreare la sintonia con il Paese e per andare in contro
alle esigenze di quei ceti sociali che dall’Unione si aspettano tanto”.

Ancora più esplicito il commento di Daniele Capezzone dei
Radicali, secondo cui la sconfitta in Sicilia “è grave per le sue dimensioni e
per il modo in cui è maturata. Ma è ancora più grave – ha rilevato – la
sconcertante strategia di minimizzazione che, da Prodi a molti altri, si è
scelto di mettere in campo”. “Non c’è stato uno spostamento a destra
dell’elettorato – ha invece osservato il ministro degli Esteri Massimo D’Alema
– perché la situazione mi sembra confermare un dato, non positivo per noi, ma
noto: il centrodestra in Sicilia è prevalente. E i risultati confermano in modo
puntuale la situazione delle amministrative uscenti. Non è cambiato nulla”. Al
di là delle analisi del voto, resta comunque alta in queste ore la tensione a
Palermo dopo l’atto d’accusa lanciato dal candidato del centrosinistra Leoluca
Orlando su presunti brogli elettorali: “Senza questo sistema di clientele – ha
ribadito – di mercimonio e regalie, oggi Palermo avrebbe un altro sindaco.
L’attuale primo cittadino è assolutamente dimezzato sul fronte della questione
morale. La giustizia farà il suo corso, ma intanto per me contano comportamenti
etici. La pratica clientelare ha modificato l’esito elettorale”. La Digos della questura di
Palermo ha già avviato un’indagine su presunte irregolarità. “I numeri
sono argomenti testardi – si è limitato a replicare il primo cittadino Diego
Cammarata – io sono avanti di circa 30 mila voti. Quelle di Orlando mi sembrano
affermazioni sciocche e patetiche. Lui, nel bene e nel male, ha rappresentato
un pezzo della storia politica della città. Farebbe meglio ad accettare la
sconfitta con dignità”.

 

 

Pubblica amministrazione: arrivano l’Osservatorio e il
portale open source

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Pubblica
amministrazione italiana, nel processo di modernizzazione tecnologica avviato
per renderla sempre più efficiente, trasparente e vicina a cittadini ed
imprese, ha imboccato anche la strada del software open source, ossia con i
codici sorgenti aperti e, quindi, facilmente modificabili. Il ministro per le
Riforme e l’Innovazione nella PA, Luigi Nicolais, ed il presidente del CNIPA,
Livio Zoffoli, nel corso di una conferenza stampa hanno presentato il Portale
dell’Osservatorio Open Source, nato per monitorare lo scenario applicativo, i
sistemi adottati e le aziende che offrono servizi in questo settore, creando
così una “piazza telematica” di scambio e una “vetrina digitale” di esperienze
e di soluzioni. “Con il software open source – ha spiegato il ministro – oltre
ai privati anche le PA beneficeranno dei vantaggi di tali programmi,
caratterizzati non solo dalla possibilità di modificarli per renderli più
rispondenti alle esigenze, ma anche di condividerli più agevolmente, aprendo il
mercato dei servizi informatici connessi e riducendo tempi e costi di
acquisizione degli stessi programmi”. “Tra le azioni previste dalle linee
strategiche per l’e-Government – ha aggiunto – sono comprese attività
finalizzate proprio a migliorare la qualità del software open source per
facilitare il suo utilizzo. E’ necessario studiare e definire un modello d’uso
che ne garantisca la sostenibilità economica, nell’ambito di un mercato aperto
al quale partecipino PA ed Imprese”.

Nicolais ha ricordato che “i commi 892 e 895 dell’art. 1
della Legge Finanziaria 2007 prevedono l’erogazione di 30 milioni di euro in
tre anni a sostegno dei progetti per la Società dell’Informazione e tra questi è data
priorità a quelli che utilizzano e/o sviluppano applicazioni a codice sorgente
aperto per la
Pubblica Amministrazione
, favorendo così la loro diffusione.
Per accedere a queste risorse i programmi devono risiedere su un ambiente di
sviluppo cooperativo su web, che oggi viene presentato, affinché siano visibili
e soprattutto riusabili”. In tal modo, ha detto Zoffoli, “si potranno
ottimizzare i costi dello sviluppo del software all’interno della PA,
agevolando la condivisione ed il riuso di quello appositamente sviluppato per
risolvere esigenze tipiche della stessa burocrazia pubblica e favorendo, nel
contempo, una maggiore inter-operabilità e cooperazione tra le applicazioni
grazie anche ad una più rilevante diffusione di formati e standard aperti. Non
solo, ma si potranno anche produrre ricadute favorevoli per gli operatori di
mercato per gli interventi tecnici necessari, come lo sviluppo software,
l’aggregazione di prodotti Open Source, la fornitura di servizi, etc.”.
L’iniziativa parte dalla considerazione che ormai l’Italia si pone al 4° posto
al mondo per soggetti sviluppatori di programmi Open Source, ma anche che tale
tipologia di software, proprio per la sua versatilità, trova sempre più ampia
utilizzazione nell’informatica pubblica. Secondo i dati più recenti
dell’Osservatorio Open Source del CNIPA, infatti, è stato registrato un aumento
delle PA che utilizzano anche software open source per i propri sistemi: si è
passati dal 54% del 2005 al 67% del 2006. Oltre al dato percentuale è da notare
come sia aumentato il numero di progetti all’interno delle PA che utilizzavano
già open source: un segnale del fatto che il software open source viene
percepito come maturo.

 

 

Pd: il 14 ottobre l’assemblea costituente

 

(9colonne Atg)
ROMA – Sarà il 14 ottobre la data di elezione dell’Assemblea costituente del
Partito democratico che dovrà approvare lo statuto e il manifesto programmatico
del nuovo partito e dotarsi di organismi autonomi. Lo ha stabilito l’11 maggio
un vertice tra il presidente del Consiglio Romano Prodi, i vicepresidenti
Francesco Rutelli e Massimo D’Alema, il ministro della Difesa Arturo Parisi, i
capigruppo dell’Ulivo al Senato e alla Camera Anna Finocchiaro e Dario
Franceschini, il segretario dei Ds Piero Fassino e i coordinatori Antonello
Soro, Maurizio Migliavacca e Mario Barbi. Uscendo da Palazzo Chigi Fassino ha
dichiarato: “Una riunione molto proficua, abbiamo deciso le tappe del percorso
che porterà alla nascita del Partito Democratico”. Fino al 14 ottobre la
direzione operativa e politica verrà affidata a un “comitato promotore
nazionale della costituente del partito democratico” che si insedierà mercoledì
23 maggio e sarà guidato dai tre coordinatori presenti al vertice di questa
mattina, Soro, Migliavacca e Barbi. Il comitato avrà sede in piazza Ss.
Apostoli e sarà composto da una trentina di personalità – di cui almeno un
terzo donne – provenienti dal mondo civile e politico, scelte da Prodi in
accordo con i partiti. Il compito di questo organo è di promuovere iniziative
sul territorio ed essere promotore della fase costituente.

Come si legge nel documento approvato all’unanimità dopo
l’incontro di questa mattina “l’elezione dell’assemblea costituente sarà un
passaggio fondamentale: dobbiamo fare in modo che questo appuntamento sia
preparato in modo approfondito e che sia assicurata una larghissima
partecipazione di popolo dando la possibilità a tutti i cittadini che lo
desiderano di dichiararsi aderenti del nascente partito Democratico all’atto
dell’elezione dei delegati all’assemblea”, e di nuovo più esplicitamente “La
condizione perché questa impresa abbia successo è che l’elezione dell’Assemblea
Costituente veda una partecipazione larghissima”. Anche Dario Franceschini
guarda molto alla partecipazione popolare: “Stiamo lavorando per un processo
che sia molto aperto ai cittadini che credono nell’Ulivo – ha detto il
capogruppo dell’Ulivo alla Camera – che mescoli le esperienze di provenienza e
che sia fatto tutto in fretta e molta determinazione: la gente si aspetta
questo, che non si perda tempo”. Il coordinatore Soro ha inoltre fatto sapere
che tra le modalità di adesione al Partito Democratico si sta definendo un
meccanismo per cui chi voterà per l’Assemblea costituente sarà automaticamente
socio fondatore. Ha poi aggiunto che le procedure di adesione alla costituente
verranno decise entro il prossimo mese e ha ribadito la leadership di Prodi. Un
commento alla riunione è arrivato da Ermete Realacci, presidente della
commissione Ambiente, Territorio, e Lavori Pubblici della Camera: “Solo con una
forte caratterizzazione di contenuti ambientalisti il partito Democratico potrà
essere un partito in grado si affrontare le sfide che l’Italia ha davanti.
Dovrà essere una forza in grado di interpretare le reali priorità dell’Italia e
mettere in campo le straordinarie risorse che il nostro Paese possiede”.

 

 

Miss Italia nel Mondo: la fase finale si sposta a
Jesolo

 

(9colonne Atg)
JESOLO – Dopo essere stata ospitata per 16 anni nella splendida cornice di
Salso Maggiore Terme, la finale della 27esima edizione del concorso Miss Italia
nel Mondo si svolgerà a Jesolo, presso il Palazzo del Turismo, il 25 giugno
prossimo, e sarà trasmessa in diretta da Raiuno. Oltre alla nuova cornice
l’edizione 2007 promette tante novità, su tutte quella rappresentata dai due
padroni di casa: Eleonora Daniele e Massimo Giletti, che incoroneranno la più
bella ragazza di origini italiane residente all’estero. Il motivo per il quale
il concorso non si svolgerà sul consueto palcoscenico di Salso Maggiore Terme è
spiegato in un comunicato dell’Amministrazione Comunale di Salsomaggiore, nel
quale si afferma che, nell’ambito degli incontri tra la Rai e Miren (società che
gestisce il concorso), sono stati considerati due pacchetti di eventi: uno
riguardante il consueto abbinamento “Miss Italia nel Mondo – Miss Italia”,
l’altro consistente il nuovo pacchetto “Prefinali” e “Finali” di Miss Italia
con un completo restyling del format della manifestazione, l’allestimento di una
nuova scenografia e la possibilità di usufruire di un ampio progetto di
comunicazione in base al quale Salsomaggiore poteva partecipare a molti
programmi televisivi e radiofonici dell’emittente pubblica. Salsomaggiore,
detentrice del diritto di prelazione contrattuale, nonché tradizionale sede di
“Miss Italia – Miss Italia nel Mondo”, ha scelto la seconda soluzione in
assoluta libertà e autonomia, nella consapevolezza che le località termali di
Salso e Tabiano potessero avere, soprattutto dalle nuove opportunità del piano
comunicativo Rai, un grande ritorno.

 

 

Sondaggio Ipr, governo: cresce la fiducia in Romano
Prodi

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Cresce la fiducia in Romano Prodi, ma non quella nel suo governo. Che
anzi continua a scendere. D’Alema resta in testa alla classifica di gradimento
dei ministri, ma ormai gli è vicinissimo Amato. Decisa battuta d’arresto per i
‘ministri dei Dico’ Pollastrini e Bindi e per Bersani. E per la prima volta
cresce, seppure non di molto, il titolare dell’Economia Padoa Schioppa”. Sono
questi i dati più significativi del sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it
sulla fiducia all’esecutivo nel mese di maggio. Un sondaggio, si nota, che a
proposito della fiducia degli italiani nel presidente del Consiglio, “consolida
una inversione di tendenza in atto almeno dal mese di febbraio. Da allora,
quando raccoglieva il 36% dei consensi, il Professore è salito di ben otto
punti. Ora è al 44%, e i prossimi mesi diranno se sarà in grado di ritrovare,
come era stato fino al settembre 2006, la fiducia della maggioranza degli
italiani”. Per il governo nel suo complesso, invece, la tendenza è quella
contraria: “La rilevazione Ipr fissa l’indice di fiducia al 40% degli
intervistati, con un calo di due punti sullo scorso mese e di ben sei rispetto
a marzo. L’esecutivo si avvicina dunque pericolosamente al suo minimo, 38%,
toccato a dicembre in occasione della presentazione della legge Finanziaria”.
Per quanto riguarda la fiducia nei singoli ministri, Massimo D’Alema resta in
testa, “con un sempre ragguardevole 59% dei consensi. Ma per il ministro degli
Esteri la tendenza è lievemente in discesa (-1), tanto da far avvicinare alla
vetta, ad un solo punto di distacco, Giuliano Amato (58%). Seguono nell’ordine
Melandri, Bonino, Di Pietro e Bersani, pure se il ministro dello Sviluppo fa
registrare un brusco -4%”.

Repubblica.it definisce “interessante” il calo
“gemello” dei ministi Bindi e Pollastrini, che hanno steso il
provvedimento sui Dico: “Entrambe perdono il 3%. Ma non sembra un dato da
ricondurre al merito del ddl sulle coppie di fatto, bensì al calo di visibilità
intervenuto dopo la sua presentazione. Da notare anche, per la prima volta, un
timido aumento di fiducia nei confronti di Tommaso Padoa Schioppa (+2%), che
però non basta a sottrarlo alla penultima posizione sopra il fanalino di coda
ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi”. Infine, per quanto riguarda i
partiti, il sondaggio Ipr Marketing indica che “i Ds si confermano la
formazione che riscuote la maggior fiducia (48%), seguiti da Alleanza Nazionale
(42%) e Forza Italia (40%). Ma l’altro ‘socio’ del Partito democratico (secondo
Ipr al 30% del gradimento), la
Margherita
, subisce uno stop di due punti. E’ significativo
che la prima rilevazione dopo i congressi della Quercia e dei Dl che hanno dato
il via al Pd, siano Verdi e Italia dei Valori a crescere di più rispetto a Prc
e Pdci, i più interessati a coprire lo spazio a sinistra lasciato teoricamente
aperto dalla nascita della nuova formazione politica”.

 

 

Pd: fra i Ds tiene banco il dibattito sulla laicità

 

(9colonne Atg)
ROMA – “I nodi stanno venendo al pettine e non possiamo non scioglierli”.
Potrebbe essere fotografata con questa frase pronunciata il 15 maggio dal
responsabile Sapere e Innovazione dei Ds Andrea Ranieri, durante l’assemblea
del Comitato nazionale dei Ds, la discussione interna alla Quercia scatenatasi
dopo le due manifestazioni di sabato e la mancata presa di posizione da parte
del partito. Dopo le critiche giunte dall’esterno, da radicali e socialisti in
particolare, per non aver preso parte alla manifestazione del “coraggio laico”
di piazza Navona, oggi il segretario dei Ds Piero Fassino ha dovuto vedersela
con i malumori di alcuni dei suoi. Una parte consistente dei Ds teme che con il
nuovo Partito democratico si finirà per cedere il passo in termini di laicità,
visto che la posizione della Margherita sotto questo aspetto non lascia
tranquilli molti dirigenti della Quercia. Oltre ad Andrea Ranieri, le voci più
critiche sono arrivate dal deputato Gianni Cuperlo e, seppur non rivolte
direttamente alla leadership del partito, dal ministro per le Pari opportunità
Barbara Pollastrini. Non sono bastate le parole pronunciate da Piero Fassino
nella sua relazione introduttiva, e neppure la conferma della partecipazione di
una delegazione dei Ds al Gay Pride di Roma del prossimo 16 giugno, per porre
fine ai dubbi che serpeggiano in una parte di quella maggioranza della Quercia
che era uscita trionfante e apparentemente compatta dall’ultimo Congresso del
partito di Firenze. “Non esistono dismissioni in termini di laicità”, ha detto
Fassino. Il segretario ha rivendicato la correttezza politica della scelta di
non aderire né al Family day né alla manifestazione del “coraggio laico” e ha
rilanciato sui Dico, affermando che “pur rimanendo aperti a miglioramenti del
ddl governativo, non siamo disposti a tornare indietro sul riconoscimento dei
diritti della coppie di fatto, siano esse di natura eterosessuale o
omosessuale”.

Dichiarazioni che, però, non hanno convinto fino in fondo
gli scettici. Gianni Cuperlo il più duro. “I Ds, sabato, hanno dato
l’impressione di temere di assumere una posizione più esplicita. C’è stata una
percezione di una nostra equidistanza tra le due piazze, ma non possiamo
permetterci di essere neutrali. Non siamo neutrali”. Secondo il deputato
diessino “dovevamo dire con più nettezza che alcune parole d’ordine del Family
day erano sbagliate e regressive”. La questione, secondo Cuperlo, al di là
delle circostanze attuali, riguarda in maniera diretta il futuro Partito democratico.”Non
possiamo inseguire la cronaca e cercare di volta in volta la gestione più
indolore dei passaggi più delicati”. In questo senso la laicità “deve essere
una premessa del Partito democratico, altrimenti lo faremo senza una parte che
ora ci crede”. A giudizio di Cuperlo, “il punto non è se nel Pd ci possano
essere i teodem o se Rutelli può dire che da deputato sarebbe andato al Family
day, ma quanto pesano nel Pd queste posizioni e se chi non le condivide può
dirlo con nettezza”. Molto deciso in tal senso è stato anche l’intervento della
Pollastrini, che ha ribadito la necessità che il Pd sia “un partito autonomo,
che abbia il coraggio di andare avanti secondo i suoi valori”. Niente diktat,
dunque. Siano essi provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche o, per esempio,
da elite economiche. Pollastrini ha escluso tra l’altro che la difesa della
laicità possa ridursi a concretizzarsi in una corrente interna al Pd: “Non
serve una corrente, grande o piccola che sia, dei laici”. E sul ddl sulle
unioni di fatto, di cui è co-autrice e principale promotrice, non ha dubbi: “Su
questo, ci piaccia o no, saremo tutti giudicati. Ne va della nostra dignità e
della dignità della politica. Ogni soluzione non potrà che rispettare i
principi e il senso del lavoro che abbiamo condiviso fin qui”.

Assicurazioni in fatto di laicità sono state richieste anche
da Andrea Benedino, portavoce nazionale di Gay Left, l’associazione di
rappresentanza omosessuale facente parte dei Ds. “Aiutateci – ha detto – a fare
sì che il Pd continui ad essere anche la nostra casa. Nessuno di noi – ha
sottolineato Bendino – ha dubbi sulla laicità del partito, ma noi chiediamo un
impegno forte perchè questa venga affermata nel Partito democratico come
premessa fondamentale”. Il responsabile di Gay Left se la prende con due
ministri della Margherita: Giuseppe Fioroni, perché non pone fine alla campagna
d’odio nei confronti degli omosessuali nelle scuole, e Rosy Bindi, per aver
preso con troppa leggerezza le defezione di due importanti sociologi alla conferenza
sulla famiglia di Firenze. Nel corso della replica al termine della riunione
del Comitato, Fassino ha risposto in modo diretto ai critici, in particolare a
Gianni Cuperlo, continuando a difendere le scelte della dirigenza. “Cosa
segnalano le due piazze in termini di nodi politici che dobbiamo essere in
grado di affrontare? Non credo che abbiamo avuto delle oscillazioni. Penso, al
contrario, che abbiamo condotto la battaglia sulla laicità con rigore e
coerenza”. E sui Dico. “Non diciamo “O Dico o morte” perché se poi il ddl non
dovesse passare in Parlamento i Ds rischierebbero la subalternità”. In soccorso
al segretario è giunto anche il vicepremier Massimo D’Alema. “E’ stato giusto
non prendere parte a nessuna delle due manifestazioni, il Family day si poneva
contro l’azione del governo, mentre la kermesse di piazza Navona era di matrice
minoritaria. La difesa della famiglia non va contro il riconoscimento dei
diritti”. Basterà per convincere gli scettici?

 

 

Family Day: l’evento di San Giovanni lascia una coda
di polemiche

 

(9colonne Atg)
ROMA – “The family day after”, non si placano le polemiche. Il giorno dopo la
grande manifestazione pro-famiglia di piazza San Giovanni a Roma, la scia di
polemiche e accuse reciproche tra le diverse forze politiche prosegue a ritmo
serrato. “Avete strumentalizzato la piazza”. “Da San Giovanni messaggi
fuorvianti”. E ancora “i Dico sono stati affossati”, “i valori della famiglia
sono universali”. Chissà se fosse nelle intenzioni delle migliaia di
partecipanti scatenare questa corsa delle diverse forze politiche ad
accaparrarsi l’eco della piazza, segno ancora una volta inequivocabile della
scarsa maturità di questo bipolarismo all’italiana? Tra le tante dichiarazioni
e prese di posizione, al centro del ciclone, ancora prima di prendere vita, ci
è finito il “feto” del Partito democratico, ossia la Margherita e, forse
ancora di più i Ds. Il problema di fondo: la laicità, cruccio annunciato del
nuovo soggetto politico unitario. Se i Dl non hanno nascosto la loro simpatia per
la manifestazione di piazza San Giovanni (il vicepremier Francesco Rutelli alla
vigilia disse che se non fosse stato ministro avrebbe partecipato), la Quercia, per bocca in
primis del segretario Piero Fassino, ha ritenuto che la via migliore per uscire
dall’imbarazzo fosse quella di prendere una posizione di equidistanza (o
equivicinanza, forse) dalle due piazze, ossia quella pro-famiglia e anti-Dico e
quella che contemporaneamente veniva invasa dal popolo del “coraggio laico”,
oltre che da Radicali, Sdi, Verdi, e sinistra cosiddetta radicale.

“Ascoltiamo le due piazze, le due piazze si ascoltino,
promuoviamo il dialogo reciproco, il Pd sarà la sintesi”. Così parlava Piero
Fassino la mattina del 12 maggio, per mezzo di un’intervista rilasciata a
“Repubblica”. A conti fatti, si può dire che le due piazze non si sono
ascoltate, che c’è chi ne ha ascoltata una e chi ne ha ascoltata un’altra, che
il dialogo è lontano dall’essere imbastito. E che, dentro ai Ds, e al Pd, si è
aperto un problema, quello della laicità. Sia il 12 che il 13, un attacco molto
pesante è stato sferrato da radicali e socialisti all’indirizzo della
leadership della Quercia, rea di non aver presenziato alla manifestazione di
piazza Navona. Ieri Emma Bonino dal palco, oggi Enrico Boselli. “Fassino è
sconcertante. Giano bifronte. Una piazza chiede i Dico, l’altra vi si oppone.
Non capisco come possa pensare di conciliarle. Il suo è un espediente per non
affrontare il problema e sfuggire alle responsabilità. Così indebolisce i
laici. E il Partito democratico nasce dal cedimento alla Chiesa”. Da parte
degli esponenti della Quercia e del futuro soggetto unitario è partita una
corsa all’autodifesa. Alla vigilia la posizione espressa dalla ministra delle
Pari opportunità Barbara Pollastrini era quella di una reale equidistanza dalle
due manifestazioni. “L’Italia non è quella delle due piazze del 12 maggio”,
aveva detto, pur non nascondendo il suo sostegno agli organizzatori di
“coraggio laico”. Nell’intervista di sabato a “Repubblica” Fassino ha invece
rilegittimato entrambe le manifestazioni, senza però esprimere una posizione.
Il problema è che una parte del nuovo Pd una posizione l’ha invece presa, dato
che oltre alle dichiarazioni di Rutelli, a San Giovanni c’era il ministro
dell’Istruzione Giuseppe Fioroni della Margherita, oltre che quello della
Giustizia Clemente Mastella.

Il 14 maggio il capogruppo dell’Ulivo alla Camera Dario
Franceschini tenta di buttare acqua sul fuoco. “Il messaggio delle famiglie di
piazza San Giovanni verrà ascoltato, ma questo non vuol dire affatto non andare
avanti sulla strada dei Dico. Non c’è contraddizione tra le due cose. Una
sintesi fra valori cattolici e istanze laiche è possibile. Anzi, è proprio
questa la grande sfida per il Partito democratico, che ha fatto bene a non
schierarsi”. Forse voleva dire a schierarsi solo in parte. Anche nelle
dichiarazioni di altri esponenti di spicco di Ds e Margherita si nota quasi una
sorta di volontà di giustificazione. “Il Pd – afferma il ministro per lo Sport
e Politiche giovanili Giovanna Melandri – interpreta la laicità non come
contrapposizione tra sostegno alla famiglia ed estensione dei diritti
individuali, ma come assunzione di entrambi questi grandi traguardi di
crescita. Il Pd dev’essere il grande cantiere di tale identità”. Il presidente
del Senato Franco Marini si dice “ottimista” e auspica che sui Dico, “che non
sradicano affatto l’idea di famiglia sancita dalla Costituzione, si apra un bel
confronto aperto e costruttivo”. Dentro ai Ds c’è anche chi prende le distanze
dalla manifestazione di piazza Navona. “E’ stata sbagliata – afferma il
ministro della Salute Livia Turco – perchè subalterna, timorosa. Non c’era
bisogno di andare in piazza per dire che c’è qualcuno che crede nella laicità”.
“La politica con la P
maiuscola – gli fa eco il vicepresidente dei senatori ulivisti Nicola Latorre –
non avrebbe contrapposto a una manifestazione contro i Dico un’iniziativa
minoritaria. Se si arriva alla contrapposizione ideologica non si produce
niente di buono”. Questo, insomma, il clima nel quale naviga il proto-Pd il
giorno dopo il Family day. Le ambizioni sono altissime, inutile negarlo.
Riuscire a creare una sintesi tra posizioni che hanno risuonato in modo così
discordante come quelle delle due piazze di ieri non sarà facile.
L’impressione, però, è che ancora una volta a lasciare qualcosa per strada
siano stati i Ds e la loro vocazione alla mediazione. Un impegno, questo, che
sicuramente sta tenendo in piedi questo governo e che permetterà la nascita del
nuovo partito, ma che potrebbe finire col provocare incolmabili lacune
identitarie e, di conseguenza, anche elettorali.

 

 

Aeronautica: il 27 maggio la “Giornata Azzurra 2007”

 

(9colonne Atg)
ROMA – Sei ore di esibizioni di velivoli e pattuglie italiani e stranieri, lo
show acrobatico delle Frecce Tricolori, oltre cento velivoli in mostra statica
e in volo, le dimostrazioni degli ultimi prodotti dell’industria nazionale e
internazionale. Questa in cifre è la Giornata Azzurra
2007, la manifestazione aerea in programma il 27 maggio all’aeroporto militare
di Pratica di Mare, nei pressi di Roma, organizzata dall’Aeronautica Militare
per presentare al pubblico la professionalità degli uomini e delle donne che ne
fanno parte e le proprie capacità operative e logistiche. Si stima saranno
oltre 400.000 gli appassionati che raggiungeranno domenica 27 maggio
l’aeroporto militare di Pratica di Mare – la base più grande dell’Aeronautica
Militare e la seconda in Europa per estensione – per assistere all’appuntamento
ormai consolidato con il meglio dell’aviazione militare e sportiva, uno degli
eventi aeronautici più importanti dell’anno. La manifestazione, oltre che in
diretta internet sul sito www.aeronautica.difesa.it, potrà essere seguita in
tv, sulle reti Rai. La
Giornata Azzurra
sarà quindi, oltre che una grande festa del
volo, anche un’importante vetrina internazionale delle capacità raggiunte dalla
forza armata nelle molteplici attività connesse alla politica di sicurezza del
Paese, sia dentro che fuori dei confini nazionali: dalla sorveglianza e difesa
dello spazio aereo, ai trasporti umanitari e sanitari, al soccorso aereo, al
continuo supporto fornito sia in termini di uomini che dei mezzi aerei ai
contingenti italiani schierati all’estero in missioni di pace. Si tratta di una
continua attività a favore della collettività frutto di un continuo
addestramento. Un esempio concreto è l’esercitazione multinazionale “Spring
Flag 2007”, in corso di svolgimento in Sardegna, organizzata annualmente
dall’Aeronautica Militare per verificare e migliorare il livello di
interoperabilità con il personale di altri paesi in settori operativi
strategici come il comando e controllo e le comunicazioni operative.

Ma sarà anche una vetrina del made in Italy, l’occasione per
mettere in mostra i gioielli dell’industria nazionale ed esaltare il ruolo
propulsivo dell’Aeronautica nel settore della ricerca tecnologica aeronautica e
aerospaziale.Ci sarà naturalmente l’Eurofighter, il caccia europeo da circa un
anno e mezzo in linea nel servizio di sorveglianza dello spazio aereo
nazionale, così come il C-27J, il nuovo aereo da trasporto tattico
dell’Aeronautica, l’addestratore caccia M-346, ai velivoli senza pilota, che
rappresentano oggi la nuova frontiera della ricognizione aerea.Italiani sono
pure i dieci MB-339 delle Frecce Tricolori, che dell’Aeronautica sono forse la
componente più conosciuta e visibile, in grado di rappresentare la sintesi
delle capacità dei piloti e degli specialisti dell’intera forza armata
attraverso un programma di volo acrobatico collettivo unico al mondo.Si rinnova
anche l’impegno per la solidarietà, con l’Aeronautica Militare per il terzo
anno di seguito al fianco del VIS – Volontariato Internazionale per lo
Sviluppo, Ong promossa dal Centro Opere Nazionali Salesiane. Il progetto di
quest’anno, collegato come iniziativa di solidarietà alla Giornata Azzurra
2007, si chiama “Tutti a scuola”, per la formazione professionale e
l’avviamento al lavoro dei giovani in Bulgaria. Continua quindi con un progetto
educativo nell’est europeo la collaborazione tra l’Aeronautica ed il VIS, nata
nel 2005, all’indomani del terribile tsunami nel sud-est asiatico, e proseguita
nel 2006 per contribuire a risolvere il problema della mancanza di acqua in
Africa. Con i 350.000 € raccolti tra il personale dell’Aeronautica Militare,
ovviamente a titolo personale e volontario, sono stati finora finanziati la
costruzione di un centro di accoglienza infantile a Dungalpitya, nello Sri
Lanka, e la realizzazione di una serie di pozzi in Etiopia ed Eritrea, un’area
dove milioni di persone rischiano di morire ogni giorno a causa della scarsità
di acqua.

 

 

Bandiere Blu 2007: sono 96 le località di mare “doc”

 

(9colonne Atg)
ROMA – Ancora una volta a vincere è il Mediterraneo. Aumentano, infatti, le
bandiere blu che arrivano a quota 96, contro le 90 dello scorso anno. Ad
assegnarle è stata la Fee
(Fondazione per l’educazione ambientale) in collaborazione con i Consorzi
obbligatori per la raccolta delle batterie (Cobat) e degli oli esausti (Coou).
Ad essere premiati anche 54 porti, con due bandiere in più rispetto al 2006.
Per ottenere il riconoscimento della qualità si è fatto riferimento ai dati
sulle acque di balneazione, all’esistenza e alla funzionalità degli impianti di
depurazione, al regolare smaltimento dei rifiuti con particolare riguardo da
quest’anno alle raccolte differenziate. Importanti, anche, le iniziative
ambientali promosse dalle amministrazioni e la cura dell’arredo urbano e delle
spiagge. Per quanto riguarda le spiagge, vincitrice è la Toscana. La regione
aumenta di una posizione, portandosi a quota 16. Al secondo posto si piazza la Liguria, a 13 (+1), grazie
a Chiavari, penalizzata lo scorso anno. A seguire le Marche con 12 bandiere blu
(+1); 12 anche all’Abruzzo (+2). A far crescere il numero delle bandiere in Emilia-Romagna
è stata Riccione, collocandosi a quota 9. Per la Campania, invece, sono
state premiate le località di Pisciotta e Agnone-Capitello, per un totale di 9
bandiere. Veneto e Lazio mantengono 4 bandiere ciascuna, accanto alla Puglia
che perde due vessilli con le isole Tremiti. Stabili la Sicilia con 3 e il
Friuli-Venezia Giulia con 2, mentre il Piemonte ne aggiunge una con la località
di Cannobio, e arriva a quota 2. Pollici in alto anche per il Molise, che
grazie a Campomarino sale a 2. In ribasso invece le zone del sud Italia. Sembra
che la causa che ha penalizzato le regioni prese generalmente d’assalto dai
turisti, sia la carente gestione dei rifiuti.

Ricapitolando la
Calabria
scende a quota 2 perdendo Scilla e Catanzaro Lido.
Una bandiera alla Sardegna. Un vessillo anche alla Lombardia (per i premi
lacustri) e alla Basilicata grazie a Maratea. Quattro le bandiere alle località
lacustri, oltre alle bandiere di Lombardia (1) e Piemonte (2), c’è quella di
Scanno in Abruzzo, provincia dell’Aquila. Sono quattro, dunque, le new entry
per quest’anno: la spiaggia di Eraclea in Veneto, Riccione in Emilia Romagna,
Carovigno in Puglia e Montecorice-Agnone in Campania. Altre località invece
hanno riacquistato la bandiera dopo alcuni anni: si tratta di Cannero Riviera
(Piemonte), Chiavari (Liguria), Livorno con Antignano e Quercianella (Toscana),
Cupra Marittima (Marche), Alba Adriatica, Giulianova, Rocca San Giovanni
(Abruzzo), Ostuni (Puglia), Maratea (Basilicata), Campomarina (Molise),
Pisciotta (Campania). “Siamo soddisfatti perchè abbiamo visto un aumento dei
partecipanti nonostante i criteri restrittivi – ha dichiarato Carla Ceo,
presidente della giuria – Pochi i comuni del Sud, nonostante il numero di
candidature più elevate a causa di una scarsa capacità di gestire i rifiuti”. I
dati dimostrano “un’ulteriore crescita di attenzione delle amministrazioni
rivierasche verso le problematiche ambientali”, ha detto Roberto Riccioni,
Presidente della Fee Italia.

Durante la presentazione di oggi delle “Bandiere Blu 2007”,
il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio in un video messaggio che “le
bandiere blu sono un’iniziativa importante, un modo per richiamare l’attenzione
sulla qualità del mare, sulla balneazione, sul concetto di un turismo
sostenibile che nella zona più turistica del pianeta, che è il Mediterraneo, è
particolarmente rilevante e soprattutto in Italia ha significato anche una
responsabilizzazione progressiva degli amministratori locali. E’ la prima volta
– continua il ministro – nella storia d’Italia che il termine mare risulta tra
i titoli di uno dei ministeri del paese nonostante che gli 8mila chilometri di
costa c’erano durante il Regno d’Italia ci sono durante la Repubblica. Ma non
è mai esistito un piano nazionale di tutela del mare e delle coste. L’obiettivo
del governo- ha inoltre aggiunto – già sancito in decisioni ufficiali, è quello
di fare una legge sulla tutela del territorio e del mare che permetta al nostro
Paese una legislazione a tutela anche delle coste. Il mare non è una discarica
– ha concluso Pecoraro Scanio – Il Mediterraneo è solo lo 0,8% di tutti i mari
del mondo ma sopporta un carico del 30% di tutto il trasporto del pianeta.
L’iniziativa è stata salutata con piacere anche dal Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro. “Obiettivo dell’iniziativa –
sostiene il Ministro – è di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche
del mare e valorizzare il ruolo del pescatore nel rapporto con il territorio e
con le Amministrazioni locali e l impegno del settore della pesca per la
salvaguardia dell’ambiente marino. Grazie all’accordo tra la FEE e il Mipaaf e la
collaborazione con le Associazioni di categoria (Agci-agrital,
Federcoopesca-Confocooperative, Federpesca, Lega Pesca, Unci Pesca) – ha concluso
De Castro – anche l’attività di pesca ha contribuito nel 2007 in misura
rilevante all’ assegnazione delle Bandiere Blu alle Amministrazioni locali che
si sono distinte per la qualità delle acque, la pulizia delle spiagge, le
strutture turistiche e i servizi offerti”.

 

 

Economia

 

Inflazione: ad aprile scende all’1,5%

 

(9colonne Atg)
ROMA – Inflazione in calo in aprile all’1,5% su base annua, 0,2 punti in meno
rispetto all’1,7% registrato nel mese di marzo. Lo ha reso noto l’Istat
confermando la stima preliminare e sottolineando che i prezzi, su base mensile,
sono cresciuti dello 0,2%. Si tratta, secondo quanto segnala l’Istituto
nazionale di statistica, del tasso d’inflazione più basso dal giugno 1999,
quando il carovita scese all’1,4%. I dati registrano da un lato si registra un
marcato rallentamento del tasso tendenziale di crescita dei prezzi energetici,
mentre dall’altro l’Istat rileva un sostegno all’inflazione dal comparto
alimentare. Gli aumenti congiunturali più elevati si registrano infatti per i
capitoli servizi ricettivi e di ristorazione (+0,8%), prodotti alimentari e
bevande alcoliche (+0,4%) e i capitoli trasporti, comunicazioni e altri beni e
servizi (+0,3%). Il maggiore contributo alla crescita dell’inflazione è
attribuibile al capitolo degli alimentari e bevande analcoliche (+2,7%), che,
insieme ai servizi ricettivi e di ristorazione, (+2,5%) spiega oltre il 46% del
tasso di inflazione. In forte un calo la voce comunicazioni (-10%). Pressoché
nulla la variazione per i capitoli servizi sanitari e istruzione, mentre
registrano un calo ricreazione spettacoli e cultura (-0,4%) e abitazione acqua
elettricità e combustibili (-0,2%).

Passando ai singoli prodotti, nel comparto energetico, si
registra un aumento congiunturale del 2,6% per la benzina verde (- 2,7%
rispetto al dato di dodici mesi fa). Sale invece dell’1,4% il prezzo del
gasolio su marzo, ma scende del 4,3% rispetto a un anno fa. Nell’ambito dei
prodotti per uso domestico, scende del 2,3% su marzo il prezzo del gas mentre i
combustibili liquidi fanno registrare un aumento congiunturale dell’1,8% e un
calo tendenziale del 4,1%. Per i beni energetici, precisa l’Istat, la
variazione sul piano congiunturale dei prezzi si deve interamente all’aumento
dei prezzi dei prodotti non regolamentati (carburanti) che ad aprile sono
cresciuti dell’1,9% rispetto a marzo. Un marcato rallentamento si registra
invece per la componente non regolamentata, cioè le tariffe il cui tasso di
crescita tendenziale è passato da +7,2% a +2,7%. Nel settore alimentare salgono
i prezzi degli ortaggi (+3,5% contro il +0,8% a marzo), e la frutta (+4,9%
rispetto a +4,4% a marzo). Il rallentamento della crescita tendenziale dei
prezzi ha risentito del calo delle tariffe dei trasporti aerei (-10,4%), mentre
resta sostenuto il ritmo di crescita tendenziale delle tariffe ferroviarie
(+6,9%) e marittime (+11,7%).

 

 

Visco: “Evasione fiscale stimata al 27%, dimensione
imbarazzante”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “L’economia sommersa in Italia è stimata al 16-17% del Pil, le
stime sull’evasione del dipartimento delle Politiche fiscali arrivano al 27%
che è una dimensione imbarazzante”. Così il viceministro dell’Economia,
Vincenzo Visco, durante un’audizione alla commissione Finanze del Senato,
definisce il fenomeno dell’evasione fiscale che nel nostro Paese “è molto
forte”, e che presenta alcune differenze territoriali: “Al Nord si
evade meno che al Sud, ma l’entità dell’evaso è nel complesso molto
maggiore”. Tra i settori quello al primo posto “sembra essere l’agricoltura
– ripete Visco – seguito dal commercio, dai servizi e dalle costruzioni.
All’ultimo posto c’è l’indice di evasione nell’industria, sia artigianato che
imprese, il che dimostra che dove c’è concorrenza e mercato c’è meno
evasione”.

Il viceministro ha poi aggiunto che l’Agenzia delle Entrate
“è un corpo solido e compatto, con un gruppo dirigenziale immutato negli
ultimi 6-7 anni sul quale ci sono stati alcuni innesti di giovani motivati. Ma
è un settore importante sul quale dobbiamo concentrare lo sforzo di
ammodernamento ed efficienza”. Visco, in audizione alla commissione
Finanze del Senato, esalta il ruolo che svolge l’Agenzia delle Entrate nella
lotta all’evasione e chiede maggiori investimenti in personale “che deve
crescere ulteriormente in qualità, anche se ci sono stati già notevoli
miglioramenti” e nei mezzi a disposizione. “E’ necessario programmare
e assicurare una stabilità finanziaria per le politiche di recupero del gettito
– conclude – ad esempio in Spagna c’è una norma che esclude l’Agenzia delle
Entrate dalle manovre di riassestamento di bilancio perché ne viene
riconosciuto l’interesse pubblico”.

 

 

Unioncamere: 14 mila imprese in meno fra gennaio e
marzo

 

(9colonne Atg)
ROMA – Vivacità record all’anagrafe delle imprese, ma bilancio complessivamente
negativo tra aperture e chiusure nel primo scorcio del 2007. Nel trimestre
gennaio-marzo il numero delle imprese di nuova costituzione è stato infatti
pari a 142.416 unità, il valore più alto in assoluto dei primi trimestri degli
ultimi dieci anni. Altro record, questa volta però di segno negativo, per le
imprese cessate che, negli stessi tre mesi, hanno fatto segnare quota 156.264
unità. Conseguentemente il saldo fra iscrizioni e cessazioni è risultato
negativo per 14.208 unità, anche in questo caso valore più elevato del
decennio. Questi, in sintesi, i dati più rilevanti diffusi oggi da Unioncamere
e tratti da Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere – la
società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane – e
disponibile all’indirizzo www.infocamere.it. Controcorrente l’andamento delle
società di capitali: 14.197 in più in tre mesi. Tra le regioni, saldi positivi
soltanto nel Lazio (+1.820 imprese) e in Lombardia (+59), ma la regione del
Centro Italia deve tutto alla performance di Roma che, da sola, ha registrato
2.455 imprese in più. Il primo trimestre si conferma in rosso anche per le
imprese artigiane (-11.773 unità), per via della concentrazione di queste
imprese tra le ditte individuali, dove il saldo negativo è stato il più consistente
in assoluto (-25.894 il saldo totale di questa forma giuridica). Costruzioni
(+3.317 imprese), attività immobiliari (+2.130), servizi finanziari (+266),
sanità (+161), pesca (+91) ed energia (+39) i settori che hanno chiuso in
crescita il trimestre. Agricoltura (-14.079 imprese), commercio (-12.917) e
trasporti (-2.492) i settori con i saldi maggiormente negativi.

Un bilancio negativo non è nuovo all’inizio dell’anno
poiché, come sempre, il primo trimestre riflette l’accumularsi delle cessazioni
comunicate entro gennaio ma con riferimento agli ultimi giorni dell’anno
precedente, con la conseguenza che i registri camerali rilevano queste chiusure
con il bilancio del primo trimestre dell’anno. Il primo trimestre 2007 ha fatto
registrare i più elevati valori del decennio in termini assoluti, sia per le
nuove iscrizioni (142.416 unità), sia per le cessazioni (156.624 unità), mentre
in termini relativi, cioè tassi di iscrizione e di cessazione, i valori più
elevati sono stati registrati nel primo dei trimestri del decennio
(rispettivamente 2,59% e 2,61%), mentre l’ultimo dei trimestri presi in esame,
quello da poco concluso, si colloca al secondo posto: 2,32% per le iscrizioni e
2,56% per le cessazioni. La vivacità della natalità delle imprese può essere sintetizzata
osservando che nei primi novanta giorni dell’anno sono state iscritte, in media
(sabato e giorni festivi compresi), poco più di 1.580 nuove imprese al giorno
(1.582,4) e ne sono cessate circa 1.740 (1.740,3). Disaggregando le cifre in
base alla forma giuridica adottata, risulta che sono nate circa 972 Ditte
individuali al giorno e ne sono cessate 1.260; sono nate circa 323 Società di
capitale e ne sono cessate 165; sono nate circa 247 Società di persone e ne
sono cessate 285; sono nate, infine, 39 imprese al giorno che hanno adottato
una diversa forma societaria (società cooperative, consorzi, società
consortili, ecc.) e ne sono cessate 29. Quanto alla struttura mentre quella
delle imprese considerata nel suo complesso è equilibrata dal rilevante peso
(42,9%) delle imprese che hanno adottato una qualche forma societaria (Società
di persone 20,4%; Società di capitale 19,3% e Altre forme 3,2%); quella delle
imprese artigiane, invece, resta polarizzata intorno al ruolo preponderante
delle Ditte individuali che ne costituiscono quasi i quattro quinti (78,7%).
Proprio questa diversità della struttura fa intravedere un esito diverso delle
dinamiche che risultano comuni. All’interno del sistema complessivo delle
imprese, a breve termine (2-3 anni) le Società di capitale supereranno sia in
termini assoluti che relativi le Società di persona e nel medio termine (6-8
anni) le imprese costruite in forma societaria supereranno le Ditte
individuali. All’interno del sistema delle imprese artigiane questi due sorpassi
si collocano in una prospettiva di lungo termine.

L’esame dei dati disaggregati fra le grandi circoscrizioni
territoriali fa emergere invece il dato modesto ma pur sempre positivo del
Centro Italia (+204 unità). Il risultato è determinato esclusivamente dal Lazio
che con un saldo pari a 1.820 unità copre i saldi negativi di Toscana, Umbria e
Marche pari, rispettivamente, a –597, a –422 e a –597 unità. Va precisato che
il saldo del Lazio, a sua volta, è dovuto esclusivamente al trend positivo
della provincia di Roma che con un saldo pari a 2.455 unità ha coperto, a sua
volta, i saldi negativi delle altre quattro province laziali pari, nel loro
insieme, a –635 unità. Infine lo studio evidenzia come nelle regioni del
Nord-Est e del Mezzogiorno la selezione si dimostri più “severa”,
concentrandosi in queste aree i dati di cessazione più rilevanti. Nel caso del
Sud questo risultato rappresenta un elemento di novità. Negli ultimi anni,
infatti, la performance della crescita nella circoscrizione meridionale risultava
solitamente migliore della media italiana, sia per un elevato numero delle
iscrizioni, sia per una minore incidenza delle cessazioni. Il peso
dell’artigianato è più elevato nelle due circoscrizioni settentrionali, dove è
collocato il 54,5% di tutte le imprese artigianali del Paese. “Patria”
dell’artigianato resta il Nord-Est, dove il 29,2% di tutte le imprese è
artigiano. L’alta concentrazione di imprese artigiane tra le ditte individuali
spiega come il saldo negativo del primo trimestre dell’anno abbia interessato
fortemente proprio il comparto artigiano. Nel Nord-Ovest il saldo negativo
delle imprese artigiane è risultato superiore (-3.063 unità) a quello delle
imprese totali (-2.970); ancora più marcate le differenze del Centro, dove al
saldo negativo delle imprese artigiane (-1.985 unità) si contrappone un saldo
positivo delle imprese totali. Nel Nord-Est e nel Sud, invece, nonostante la
forte diversità strutturale (solo il 18,7% delle imprese registrate nel Sud ha
natura artigianale, contro il 29,2% del Nord-Est) il saldo negativo delle
imprese artigianali risulta inferiore: nel Nord-Est a fronte di un saldo
complessivo pari a –6.419 unità, quello delle imprese artigianali è pari a
–4.780 unità; nel Sud e Isole quello complessivo è pari a –5.023 unità, mentre
quello delle imprese artigianali è pari a –1.945 unità.

 

 

Società

 

Animali domestici: li amano le famiglie numerose e i
single giovani

 

(9colonne Atg)
MILANO – Più della metà delle famiglie italiane ha un cane o un gatto, con
punte in Sardegna, Veneto, Toscana, Friuli-Venezia Giulia. La presenza di
bambini non conta più di tanto, se non quando c’è un solo figlio, che
preferisce la compagnia di un cane. Conta invece molto la semplicità e l’età,
tant’è che cani e gatti sono proporzionalmente più diffusi tra le famiglie meno
abbienti e numerose, e fra i single con meno di 30 anni. Ai cani ancora le
pappe fatte in casa e gli avanzi, mentre per i gatti trionfa il confezionato.
Lo rileva Consodata – società del Gruppo Seat Pagine Gialle specializzata nei
servizi per il marketing – sulla base di analisi condotte sui dati di un
nutrito campione di famiglie italiane estratto dalla banca dati Lifestyle, di
riferimento in Italia per gli stili di vita e di consumo. Più in particolare
l’analisi di Consodata ha evidenziato che la presenza di cani o gatti in casa:
a livello regionale, vede in testa le famiglie sarde con il 72,5%, seguite
dalle friulane-giuliane con il 67,8%, dalle toscane e venete. Gli animali
domestici vengono per lo più accolti dalle famiglie numerose (oltre 5
componenti) e dei single, con un livello di istruzione elevato (laurea) del
capofamiglia, mentre il reddito sembra non influire. Fra i single, in testa ci
sono i giovani sino a 30 anni (attorno al 70%, sia per uomini e donne). Per
quanto riguarda specificamente il possesso di cani l’analisi ha rilevato che: a
livello regionale, e per la presenza di almeno un cane, il primato va ancora
alle famiglie sarde (58,5%), seguite dalle friulano-giuliane, venete, abruzzesi
e molisane. Avere un cane è solo questione di socialità e non di reddito,
livello di istruzione o bambini da intrattenere. Il cane è vissuto come un
allegro e fido complice anche da chi non ama costrizioni o schemi. E infatti,
fra i single la presenza di un cane è sì al di sotto della media ma non per gli
uomini e le donne sino a 30 anni. Per i gatti l’analisi Consodata ha rilevato
che: a livello regionale, e per la presenza di almeno un gatto, il primato va
alle famiglie toscane (42,6%), seguite dalle friulano-giuliane, le liguri,, marchigiane
e sarde. Avere un gatto vuol dire voler star bene in pochi. E infatti la
presenza di un gatto è più elevata nelle famiglie poco numerose e sino a 2
componenti con un livello di istruzione elevato per il capofamiglia, mentre il
livello di reddito non appare influire granché; fra i single la presenza di un
gatto è ancora più elevata fra le donne, in particolare per quelle con età fra
i 30 e 60 anni (41,4%) e oltre i 60 (38,2%), che dunque, a dispetto dei luoghi
comuni, amano assai di più i gatti che i cani da salotto.

 

 

Dimmi che telefilm guardi e ti dirò chi sei

 

(9colonne Atg)
MILANO – Milano sta per essere invasa dal popolo dei telefilm in occasione
della quinta edizione del Telefilm Festival. Alla vigilia della prima giornata
di anteprime in fatto di telefilm (la manifestazione aprirà infatti i battenti il
18 maggio per chiuderli il 20), si è tenuta una giornata di workshop, ovvero di
dibattiti e incontri in materia di telefilm e tv. Aldo Grasso, che è ormai un
ospite fisso di Telefilm Festival, ha presentato l’incontro dal titolo
“Produrre i telefilm. Similitudini e differenze tra metodologie di produzione
di serie tv in Italia e all’estero” in cui Aldo Grasso ha parlato dei telefilm
come “un cantiere linguistico che rimane aperto per anni” dato la serialità
delle serie televisive. Sono intervenuti, tra gli altri, Pietro Valsecchi
(amministratore delegato di Taodue) e Marco Bassetti di Endemol Italia che si
sono confrontati sul diverso modo di fare fiction in Italia e negli Stati
Uniti. Sempre all’interno del workshop è stata presentata la ricerca di Carat
Expert “I telefilm tra culto e audience”. Ricerca che ha evidenziato i numeri
che le serie tv hanno fatto registrare in Italia. Uno dei dati fondamentali,
sia per chi crea e produce serie tv, sia per gli inserzionisti pubblicitari, è
il numero di spettatori che si aggira attorno ai 15 milioni di cui il 29% ha
un’età compresa tra i 15 e i 24 anni e il restante 71% ha un’età tra i 25 e i
44 anni. Per quanto riguarda il pubblico giovane le serie che vanno per la
maggiore sono i teen drama ovvero telefilm come “The O.C.”, mentre per il
pubblico più adulto, cresciuto proprio nell’epoca in cui le prime serie
televisive americane sbarcavano in Italia, i preferiti sono i medical drama e
legal police ossia, solo per citare qualche esempio, “Dottor House”, “C.S.I.” e
“Grey’s Anatomy”.

Il workshop è proseguito con l’incontro dal titolo “Auditel.
Gli esami non finiscono mai” al quale sono intervenuti, fra gli altri, il
direttore generale di Auditel Walter Pancini che si è confrontato con Luigi
Colombo direttore generale marketing di Publitalia, Remo Lucchi direttore di
Eurisko e Fabrizio Piscopo responsabile pubblicità di Sky che ha fatto notare
che anche Sky, da circa un mese, è monitorata da Auditel e che i dati sono
sicuramente incoraggianti, Piscopo ha inoltre aggiunto che “se la gente potesse
scegliere tra pagare il canone alla Rai e pagarlo a Sky l’87, forse il 90%
sceglierebbe Sky” e ancora ha proseguito dicendo che “la tv si vende quando il
prodotto è buono, come succede per il latte e la carne”. Piscopo ha anche
aggiunto che “il tentativo di svilire lo share di Sky è un indice di
preoccupazione perché il satellitare sta erodendo gli ascolti della tv
generalista” è infatti di pochi giorni fa la notizia circa il cosiddetto micro
share di Sky, ovvero dati di share attorno allo 0%. Per i non addetti ai lavori
questo dato si riferisce ai singoli canali Sky, tutti questi micro share fanno
però arrivare lo share di Sky a percentuali molto alte, un esempio per tutti i
canali di intrattenimento per bambini arrivano a uno share del 40%. Il workshop
si è concluso con l’intervento dei direttori di rete che si sono confrontati
sul tema della programmazione dei telefilm. Erano presenti, tra gli altri,
Fabrizio Salini di Fox Channels Italy, Giancarlo Scheri di Rete4, Luca
Tiraboschi di Italia1, Giusto Toni di Jimmy e Giorgio Buscaglia di RaiDue.

 

 

Istat: il 12% delle famiglie non ha libri in casa

 

(9colonne Atg)
ROMA – Venti milioni di persone non hanno letto neanche un libro nel corso
dell’ultimo anno e altri sette milioni ne hanno “aperto” uno o poco più. Senza
considerare che, estendendo il discorso alle famiglie, il 12% dichiara di non
avere libri in casa. Nemmeno uno. Italiani, popolo di non-lettori, dunque.
Almeno stando alle indagini Multiscopo condotte dall’Istat che rilevano i
comportamenti e gli aspetti più importanti della vita quotidiana delle
famiglie. Ventiquattromila famiglie per un totale di circa 54mila individui che
fotografano una situazione preoccupante sul versante della lettura nel
Belpaese. Venti milioni e 300mila persone – il 37% della popolazione da 6 anni
in su – non hanno letto neanche un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista.
Sono soprattutto uomini (il 41,6% rispetto al 32,7% delle donne) e adulti
(oltre il 36% nella popolazione di 55 anni e più). La motivazione della
“non-lettura” è preoccupante quasi quanto la “non-lettura” in sé: non si legge
perché è noioso. Almeno per il 29,8% del campione. Un altro 25,2% non tocca un
libro per mancanza di tempo libero (soprattutto i giovani lavoratori), il 19,6%
perché preferisce altri svaghi (gli studenti, in particolare), il 14,5% per
problemi di vista, ma questa è una risposta confinata alla fasce di età più
avanzate. Controcorrente, rispetto ad altre forme di espressione cultura come i
dischi, solo il 5,5% usa come “scusa” il prezzo troppo elevato delle
pubblicazioni. Colpisce invece che l’8,3% dei non lettori abbia usato come
giustificazione il fatto di non essere in grado di leggere o di leggere male.
Ma anche in questo caso, la percentuale è alzata da un singola fascia di età,
quella tra i 6 e i 10 anni, nella quale il 16,8% del campione ha dato questa
risposta.

Ai non-lettori vanno però aggiunti i cosiddetti lettori
deboli, le persone che, pur non dichiarandosi lettori di libri, hanno in realtà
letto uno o più libri nel corso dell’anno. Nel 2006 sono stati circa 7 milioni
pari al 12,8% della popolazione dai 6 anni in su. La tipologia del lettore
morbido è prevalentemente una: donna (79,9%) e probabilmente casalinga, visto
che il 51,9% dei lettori morbidi sceglie libri di cucina, cucito e bricolage.
Ma il dato in assoluto più preoccupante è che il 12,3% delle famiglie
intervistate dichiara di non possedere in casa alcun libro, a fronte di un
62,6% che dichiara di avere in casa meno di un centinaio di libri e di un 21,5%
che ne possiede più di 100. Il dato peraltro evidenzia un tendenza all’aumento,
considerando che, nel 2000, la quota di famiglie senza alcun libro in casa era
del 10,8%. Focalizzando l’attenzione sulle famiglie che non possiedono libri in
casa e su quelle che ne possiedono più di 100 emergono forti differenze
territoriali. Le regioni con la percentuale più alta di famiglie che non
possiedono in casa alcun libro sono quelle meridionali (19,2%) ed insulari
(18,2%), mentre nel Centro-nord tale quota non arriva al 10%. In particolare il
primato spetta alla Puglia dove il 24,2% delle famiglie residenti non possiede
alcun libro. Seguono la
Sicilia
(21,3%), la Basilicata (20,2%) e la Calabria (17,5%).
All’opposto, le quote più basse di famiglie che non possiedono libri in casa si
riscontrano in Trentino-Alto Adige (4,5%). Le quote maggiori di famiglie con
oltre 100 libri in casa, al contrario, si riscontrano nel Centro-nord, dove
circa un quarto delle famiglie residenti possiede 100 o più libri, mentre nel
Sud tale quota scende sotto il 16%. Friuli-Venezia Giulia (31,3%) e Sardegna
(27,2%) sono le regioni con le più alte percentuali di famiglie con 100 o più
libri in casa; seguono a pari merito, con valori che oscillano intorno al 25%,
il Veneto, la Valle
d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, la Lombardia e il Lazio. In Calabria, Campania,
Sicilia e Puglia, invece tale quota non raggiunge il 15%.

Ma veniamo a chi legge abitualmente, nel 2006 il 60,5% della
popolazione dai 6 anni in su, pari a 33 milioni e 351mila persone. L’Istat
spiega che le donne leggono più degli uomini (65% contro 55,8%), che i giovani
leggono più degli adulti e degli anziani (76,3% tra i 15-17enni a scendere fino
al 28,3% tra gli ultra-settantacinquenni), che i laureati (91%) leggono più
delle persone con bassa scolarità (40,1%) e che al Nord (67,5% al Nord-ovest,
66,9% al Nord-est) si legge più che al Meridione (poco meno del 50%). Per
questi “lettori forti” il libro è il modo migliore per trascorrere il tempo
libero (30,4%). Ma c’è anche chi lettore forte lo diventa per necessità, come
studenti e alcune tipologie di lavoratori (17,4%). Per i primi i romanzi sono i
libri più letti (51,4%), seguiti dai libri per la casa (27,2%), da gialli e
noir (27,1%), dalle guide turistiche (26,7%), dai libri umoristici (24%) e dai
libri di scienze sociali o umane (23,7%). Ultimi cenni sul trend del fenomeno,
comparando i dati del 2006 con quelli del 2000. Emerge che la quota di lettori
è sostanzialmente stabile, ma se si guarda alle dinamiche per età ci sono
spunti interessanti: aumenta, infatti, la lettura tra i bambini di 6-10 anni
(dal 56,3% del 2000 al 59,4% del 2006) e tra gli ultra-cinquantacinquenni. In
particolare, tra le persone di 60-64 anni i tassi di lettura passano dal 49,4%
del 2000 al 56,9% del 2006. Anche tra le persone dai 65 ai 74 anni e tra gli
ultra-settantacinquenni si registrano incrementi significativi (rispettivamente
del 13,2% e 9,7%). Diminuisce la lettura, invece, tra le persone dai 20 ai 44
anni (in particolare dai 25 ai 34 anni passa dal 71,9% del 2000 al 69,4% del
2006) e ciò soprattutto per un calo dei lettori per motivi professionali o
scolastici. Altra curiosità: si legge più spesso, ma si legge meno. Vale a dire
che diminuiscono i lettori forti, autentici divoratori di libri, che calano dal
39,8% al 34,7%, mentre aumentano i lettori deboli, che impiegano forse più
tempo per finire un libro ma che leggono almeno una volta a settimana. Infine,
un cambio delle abitudini d’acquisto. Rispetto al 2000, infatti, cala
l’acquisto in libreria (dal 18,5% al 17,4%), nei centri commerciali (dal 13%
all’11,8%), per corrispondenza (dal 2,3% al 1,3%) o su bancarella (dal 2,1%
all’1,1%), mentre aumentano altre modalità di acquisizione come i regali (dal
14,9% al 16,3%) e l’acquisto in allegato a un periodico o un quotidiano (dal
3,7% al 6,9%). Il che porterebbe a incrociare i dati con quelli che illustrano
le vendite basse dei giornali in Italia, ma questa è già un’altra analisi.

 

 

Auto blu: in Italia oltre mezzo milione, è record
mondiale

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Stampa
rivela in una inchiesta come in Italia circolino 574.215 auto blu, che messe in
fila “arriverebbe da Roma a Mosca”: costano 18,23 miliardi di euro,
“in pratica una mezza Finanziaria” e “solo per lavarle si
utilizzano “11,4 milioni di metri cubi di acqua”. Il quotidiano
evidenzia che l’Italia ha il record mondiale di vetture di servizio, prima
degli Stati Uniti che ne utilizza 73 mila e della Francia che ne ha 65 mila. Si
nota inoltre che personalizzare una vettura con i cosiddetti “colori di
istituto”, dal blu “ministeriale” al rosso dei Vigili del fuoco, al verde
“militare”, in base ai listini della Consip (l’agenzia del Tesoro che si occupa
di effettuare le gare tra i vari fornitori, e quindi di acquistare le auto di
Stato) costa tra i 330 ed i 400 euro mentre “la personalizzazione della
vettura, con scritte, scudetti grandi e piccoli, e bande adesive rifrangenti
(sulle fiancate, il cofano, il lunotto, ecc.) fa invece aumentare di altri 630
euro la fattura finale”. A questi costi si aggiungono quelli della dotazione di
sirene e lampeggianti con cifre ben più alte, che si avvicinano a quelle di un
impianto di aria condizionata: “in questo caso i ‘pacchetti’ offerti oscillano
tra i 1.090 ed i 2.090 euro. Nel primo caso si può avere batteria ‘potenziata’
(necessaria per far funzionare gran parte degli accessori), faro stroboscopico,
sirena bitonale, tappetini in gomma ed estintore da 2 kg. Nel secondo caso
invece la dotazione, che riguarda soprattutto le vetture delle forze
dell’ordine, prevede l’aggiunta di fari esterni orientabili, la predisposizione
per la ricetrasmittente compresa antenna e comandi vari”. Per le auto “di
rappresentanza”, le grandi berline destinate a ministri, sottosegretari, big
del Parlamento, sindaci ed assessori vari, gli accessori non cambiano molto e
prevedono anche qui la super-batteria, il faro flash stroboscopico, sirena
bitonale nascosta sotto il cofano, tappetini ed estintore “completo di staffe, solidamente
installato nel portabagagli o eventualmente in altra posizione da concordare
con l’amministrazione”: “Il tutto per 1400 euro in più”.

I costi? Una mezza finanziaria evidenzia quindi il
quotidiano: “Senza calcolare tassa di possesso e assicurazione, solo per gli
autisti (che per cautela paghiamo come un impiegato, ovvero 25 mila euro
l’anno), il pieno (30 euro al giorno) ed i pedaggi (5 euro di media al giorno)
la spesa annua ammonta a 18,23 miliardi di euro. Se queste autovetture fossero
tutte prese a nolo (contratto tutto compreso per due anni, come prevedono le
convenzioni della Consip, l’agenzia del Tesoro che cura gli acquisti collettivi
per la pubblica amministrazione) partendo dai 1.125 euro al mese indicati per
una Bmw 525D si arriverebbe a spendere 7,9 miliardi l’anno. Mentre per
comperarle, partendo dai 36.200 euro spuntati dalla Consip per una Lancia
Thesis 2.4 Jtd con cambio automatico, si arriverebbe a quota 20,7 miliardi di
euro”. L’articolo cita quindi le stime di Contribuenti.it secondo le quali
le auto blu assegnate d’ufficio a politici, amministratori e dirigenti pubblici
sono addirittura il triplo rispetto a due anni fa: ovvero 574.215 anziché
198.596. Laddove solo le auto dell’apparato statale sono all’incirca 200 mila,
alle quali si aggiungono quelle di Comuni, Province, Comunità montane,
consorzi, enti ed aziende pubbliche. E si cita quindi il direttore
dell’associazione Vittorio Carlomagno: “Il problema è che in Italia negli
ultimi tempi gli amministratori pubblici, approfittando del federalismo e del
decentramento dei poteri, hanno proprio superato ogni limite”. “Le nostre 547
mila e passa autovetture pubbliche – si aggiunge -, se raffrontate alle 73 mila
degli Usa, le 65 mila della Francia o le 54 mila della Germania, sono davvero
tante”.

L’articolo di Paolo Baroni prosegue nella sua disamina dei
“numeri da paura” che accompagnano la gestione del parco delle auto blu:
“Calcolando una lunghezza media di 4 metri e 80 (misura a metà strada tra
un’Alfa 159 ed un’Audi A8) se per assurdo le mettessimo tutte in fila in linea
andremmo da Roma a Mosca ed anche oltre, oppure da Madrid ad Ankara. Impilate
una sull’altra formerebbero invece una ‘torre’ alta 862 chilometri, 97 volte
l’Everest, 1.694 volte la quota del grattacielo più alto del mondo, il
‘Financial center’ di Taipei. E poi non parliamo del parcheggio, dramma
quotidiano di ogni italiano: messe in bell’ordine berline, station wagon e
supercar occupano all’incirca 746 ettari, l’equivalente di 1065 campi da
calcio, oppure dell’intera isola di Ponza. Per produrle una fabbrica come
quella dell’Alfa Romeo di Pomigliano dovrebbe lavorare ininterrottamente per
quasi 4 anni. Mentre per rifornirle di benzina (diciamo 30 euro di pieno al
giorno?) se ne vanno all’incirca 3,2 miliardi di litri di benzina all’anno. Il
che significa che oltre 2000 delle 24 mila pompe attive in Italia dovrebbero
lavorare in esclusiva per loro”. A queste cifre si sommano quelle dell’esercito
degli autisti: “Se la logica è quella di un autista per vettura per farle
circolare tutte e 574 mila occorre aver a disposizione una squadra che
corrisponde all’intera popolazione di una provincia grande come quella di
Taranto, bambini ed anziani compresi. Se invece ci allarghiamo un poco e
calcoliamo 1 autista e mezzo per vettura, arriviamo a quota 861 mila, che
corrispondono agli abitanti di Torino o dell’intera provincia di Genova. Un
vero esercito, più grande di quello turco che (tanto per fare un altro esempio)
conta ‘appena’ 680 mila effettivi”. Il quotidiano diretto da Giulio Anselmi
conclude quindi affermando che “non è un mistero infatti che, nonostante il
giro di vite impresso a tutte le spese dal nuovo governo, i risultati stentino
ad arrivare. Basta vedere cosa succede al ministero dell’Economia, in prima
fila della battaglia del rigore, la cui spesa per auto blu (in base ad
indiscrezioni sui calcoli fatti dalla Ragioneria) è scesa da quota 1,176
milioni del 2004 ai 535 mila euro previsti per il 2007, con un taglio di 416
euro nel 2006 e di appena 43 mila quest’anno”.

 

 

Sport

 

Calciomercato: le grandi di Spagna puntano Materazzi e
Iaquinta

 

(9colonne Atg)
MADRID – La Spagna
guarda in maniera sempre più insistente all’Italia e, dopo il primo esodo di
campioni del mondo della scorsa estate (Cannavaro e Thuram andarono a giocare
nella Liga), si rischiano nuove cessioni. In particolare, secondo quanto ha
riportato nei giorni scorsi la stampa iberica, nel mirino delle big spagnole ci
sarebbero Marco Materazzi e Vincenzo Iaquinta. Il primo, baluardo della difesa
interista, interesserebbe al Barcellona, che ha necessità di rinforzare la
difesa. I catalani sono in piena crisi, hanno peso la testa della Liga e,
mentre si preparano al rush finale, stanno pianificando il futuro per evitare
di incappare in un’altra annata storta, soprattutto se si tiene presente che
nella passata stagione i blaugrana centrarono la doppietta
campionato-Champions. Quale miglior rinforzo dunque di un neo campione d’Italia
e campione del mondo in carica. Materazzi in questa stagione ha fatto vedere
tutto il suo valore. E non solo nella retroguardia, dove è stato attento vigile
di una delle migliori difese del campionato, ma anche in fase offensiva dove ha
realizzato la bellezza di nove gol (una in più di quelle messe a segno da Kakà
nel Milan…). In difesa il Barcellona è rimasto decisamente deluso
dall’acquisto di Thuram: l’ex juventino non è entrato a far parte dei
meccanismi di Rijkaard così come non è riuscito Rafa Marquez, che è sembrato
solo la pallida ombra del giocatore che si era fatto apprezzare con il Monaco e
lo scorso anno al Nou Camp. Poi c’è il caso Zambrotta, tentato dal ritorno in
patria sponda Milan.

A questo punto, la necessità di un vero leader del reparto
si fa impellente e Materazzi sarebbe davvero l’uomo giusto. La trattativa però,
visto il valore del giocatore e il ruolo di primissimo piano che ha nell’Inter,
si preannuncia molto complicata. Meno difficile potrebbe invece essere il
passaggio dell’attaccante Vincenzo Iaquinta all’Atletico Madrid, stando almeno
a quanto riferisce As. L’Atletico starebbe ultimando la fase di grande rilancio
della squadra: accanto a Fernando Torres, che ha giurato fedeltà ai colchoneros
(e che, soprattutto, ha una clausola rescissoria di oltre 40 milioni di euro),
la punta dell’Udinese completerebbe un reparto di ottimo profilo. Non è la
prima volta che l’attaccante calabrese viene accostato a una squadra spagnola:
si parlò di lui come possibile rinforzo proprio del Barcellona dopo la prima
parte dell’avventura dei friulani in Champions. Allora in panchina al Friuli
c’era Cosmi e Iaquinta si rivelò al palcoscenico europeo con una tripletta
rifilata ai greci del Panathinaikos di Malesani (attualmente alla guida
dell’Udinese). La buona stagione di quest’anno, unita alla vittoria del
mondiale, sta facendo di Iaquinta un uomo mercato. Oltre all’Atletico, infatti,
lo seguono con insistenza la
Juventus
e la Roma. Proprio i giallorossi sarebbero disposti a
sacrificare Vucinic per portare la punta alla corte di Spalletti.

 

 

F1, Ferrari: “Dobbiamo migliorare l’affidabilità”

 

(9colonne Atg)
MODENA – “Penso che il livello di competitività, specialmente in termini di
ritmo di gara, sia molto molto buono: siamo soddisfatti”. Così ha commentato il
direttore tecnico della Ferrari, Mario Almondo, la vittoria di Felipe Massa a
Barcellona nel Gran premio di Spagna. “Ovviamente siamo molto meno contenti del
livello di affidabilità espresso sin qui e pertanto è necessario concentrarci
su questo aspetto. Diciamo che per il 51 per cento dobbiamo pensare
all’affidabilità e per il 49 al miglioramento delle prestazioni”. Almondo si
riferisce al margine di vittoria di Massa, che avrebbe potuto essere ben più
ampio dei 6.79 secondi finali, ma anche al ritiro di Kimi Raikkonen a causa di
un problema elettrico. “Avremmo potuto avere due Ferrari sul podio senza quel
problema – prosegue Luca Baldisserri, responsabile delle operazioni in pista
della scuderia di Maranello -. Sfortunatamente Kimi non ha potuto concludere la
corsa perché non siamo stati in grado di dargli una vettura che supportasse le
sue potenzialità, che ha notevolmente aumentato dall’inizio della stagione.
Devo dire che siamo molto contenti del suo comportamento durante il fine
settimana”.

“Era fiducioso di poter compiere un’ottima gara”, aggiunge a
tal proposito Almondo, che continua: “Noi siamo continuamente intenti a
migliorare la metodologia di lavoro, al fine di aumentare le prestazioni dei
nostri piloti e questo lo abbiamo fatto con Kimi e con Felipe. Loro sono felici
di seguire questo programma perché gli permette di spostare sempre un po’ più
in là il loro limite. Non è comunque solo questione di modificare il proprio
stile di guida. Le caratteristiche di ogni pilota devono combinarsi con quelle
della monoposto, del pacchetto e delle gomme. Stiamo facendo un lavoro soddisfacente
ma possiamo ancora incrementarlo”. Almondo ha anche riconosciuto l’importanza
della presenza di Michael Schumacher, presente in Spagna ai box e parte attiva
del team: “Avere Michael è stato molto molto utile. Ci ha dato il suo punto di
vista e i suoi suggerimenti per tutto l’arco del weekend. Ovviamente non posso
entrare nei dettagli, ma siamo molto felici di poter trattare un’ampia gamma di
argomenti con lui”. Relativamente alla piccola perdita di carburante durante il
primo pit-stop di Massa, Almondo ha spiegato che “le ragioni di quanto accaduto
vanno indagate. E’ uscita solo qualche goccia, a dire il vero. Non abbiamo
notato nulla di strano durante il rifornimento ma ovviamente valuteremo la
situazione con grandissima attenzione”. Infine, circa il contatto tra Massa e
Fernando Alonso alla prima curva, che ha dato poi il via al successo del driver
brasiliano, il direttore tecnico della Ferrari esprime così la propria
opinione: “Non è mai bello ricevere delle critiche, penso che Massa abbia
semplicemente reagito come un pilota deve fare. Bisogna sempre mettersi nelle
condizioni migliori e se non lo si fa, il rischio è di trovarsi dietro, come
nel caso di Alonso”.

 

 

Delio Rossi: “Sono e sarò l’allenatore della Lazio”

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Lazio
era ancora a riposo dopo l’impegno di campionato, ma mister Delio Rossi ha
incontrato il 15 maggio i giornalisti per chiarire le dichiarazioni rilasciate
subito dopo la gara persa contro l’Inter ai microfoni di Sky riguardo al suo
futuro. “Domenica ho detto delle cose e avrei voluto chiarire la situazione già
ieri ma per motivi familiari non è stato possibile. Io sono e sarò l’allenatore
della Lazio per i prossimi due anni – ha annunciato l’allenatore biancoceleste
– Sarei rimasto in serie B figuriamoci adesso che siamo entrati in Champions
League. Voglio continuare il mio lavoro anche perché se vado in un posto mi
lego a vita a prescindere dal contratto. Certo se poi mancano i presupposti uno
di comune accordo si saluta, ma non è il mio caso”. Rossi, poi, parla del
futuro della squadra: “I ragazzi che ci hanno portato in Champions League
faranno parte dello zoccolo duro della squadra della prossima stagione, non
sarebbe giusto mandarli via. Se poi si troveranno degli innesti giusti allora
lo faremo. Cosa serve a questa squadra? Grande lavoro, forza di testa ma
soprattutto mai sentirsi appagati da quello che si fa”. E sul suo esordio in
Europa, Rossi non ha dubbi: “Fino ad oggi l’ho vista solo in tv e questo deve
essere lo stimolo, anche perché andiamo a giocare qualcosa di grande”.

 

 

Europa

 

Ue: appello al governo italiano: “Al bando le armi
all’uranio”

 

(9colonne Atg)
BRUXELLES – “Il governo italiano dovrebbe seguire l’esempio del Belgio e
bandire munizioni e blindati che contengono uranio impoverito, o qualsiasi tipo
di uranio lavorato a livello industriale”: lo ha ribadito Luisa
Morgantini, vicepresidente del Parlamento Europeo, in occasione della Mostra
“I costi umani dell’Uranio”, un evento organizzato dalla Coalizione
Internazionale per la messa al bando delle Armi all’Uranio (International
Coalition to Ban Uranium Weapons- Icbuw) e il Gruppo Verdi Europei/Efa il 14,
15 e 16 maggio al Parlamento Europeo di Bruxelles. Sin dal 2001, il Parlamento
Europeo ha reiterato vari appelli affinché una moratoria sia introdotta
sull’uso delle armi all’uranio. Recentemente questi appelli sono stati
consolidati in richieste per la messa al bando totale e immediata. Lo scorso
marzo, il Belgio, primo paese a bandire le mine antiuomo e in seguito le
cluster bomb, è diventato anche il primo paese al mondo a mettere al bando le
armi e i blindati all’uranio. Questa sentenza si è basata sul principio
preventivo, invocato in seguito alla prova schiacciante di tossicità chimica
dell’uranio. In questo contesto, l’ICBUW ha presentato al Parlamento Europeo
recenti ulteriori prove del legame tra l’utilizzo di munizioni all’uranio
impoverito e le malattie per la salute. Le armi all’uranio sono composte da
uranio impoverito e contengono plutonio e altri prodotti derivati dalla
fissione, che causano contaminazioni radioattive, estremamente pericolose per
gli esseri umani e l’ambiente.

Inoltre, sebbene nessun trattato per la messa al bando
dell’uso di uranio impoverito sia al momento in vigore, si tratta di armi di
natura indiscriminata, perciò già illegali rispetto al diritto internazionale,
umanitario, ambientale e di rispetto dei diritti umani. Mentre si può avere una
misura certa dell’ammontare dell’uranio impoverito usato nei Balcani (14
tonnellate) e nella Guerra del Golfo del 1991 (circa 280 tonnellate), c’è al
contrario poca informazione sull’estensione del suo utilizzo in seguito
all’invasione dell’Iraq del 2003. Secondo un rapporto del ministro
dell’Ambiente iracheno, durante la guerra del 2003, trecento aree sono state
contaminate dalla radioattività dell’uranio impoverito. Con oltre 80
organizzazioni aderenti, la Coalizione Internazionale
per la messa al bando delle Armi all’Uranio (ICBUW) cerca di focalizzare
l’attenzione dei gruppi della società civile nel mondo, attraverso continui
rapporti sulle morti per cancro e le malformazioni alla nascita nelle aree dove
sono state impiegate le armi all’uranio. “Troppe persone sono state già
uccise e troppe morti misteriose e malattie si sono riscontrate, anche tra i
soldati italiani che hanno partecipato a diverse missioni militari. E’ arrivato
il momento della verità e dell’impegno. L’ICBUW – conclude Luisa Morgantini –
rappresenta una grande opportunità per realizzare la messa al bando globale
nell’uso di ogni tipo di armi all’uranio e spero che questa coalizione possa
ottenere lo stesso successo della Campagna Internazionale per la messa al bando
delle mine antiuomo”.

 

 

Kyoto, Ue: ok al piano italiano, ma con meno CO2

 

(9colonne Atg)
BRUXELLES – Italia promossa “con riserve” in materia ambientale. La Commissione Ue ha
approvato il piano nazionale italiano di assegnazione delle emissioni di
anidride carbonica 2008-2012, nel quadro dell’applicazione del protocollo di
Kyoto. Ma con un invito preciso ed esplicito: Bruxelles ha infatti chiesto all’Italia
di ridurre del 6,3 per cento il totale di emissioni di anidride carbonica
dell’industria: sarà di 195,8 milioni di tonnellate il limite consentito
dall’Unione europea contro i 209 milioni chiesti dal piano del governo
italiano. Il sistema produttivo sarà quindi obbligato a cercare sulla Borsa
delle emissioni le quote necessarie per rispettare i vincoli. Ad annunciare
l’approvazione del piano italiano è stata la portavoce del commissario Ue
all’Ambiente Stavros Dimas, Barbara Helffreich, diffondendo una nota: “L’Europa
– ha precisato il Commissario Ue – è fermamente determinata a raggiungere il
suo obiettivo del protocollo di Kyoto e a fare del sistema di scambi di quote
di emissioni uno strumento per permettere di lottare efficacemente contro il cambiamento
climatico”. “La decisione di oggi quindi – prosegue la nota di Dimas –
testimonia chiaramente questa determinazione. La Commissione valuta
tutti i piani nazionali in maniera coerente al fine di garantire un trattamento
equo tra tutti gli stati membri. E’ in questo modo che è stato valutato il
piano dell’Italia e gli stessi criteri saranno applicati ancora da esaminare”.

L’Italia inoltre, secondo Bruxelles, dovrebbe modificare il
suo piano con informazioni più ampie sul “trattamento che l’Italia riserverà ai
nuovi entranti nel sistema di scambio di quote di emissioni”. “Se evitiamo le
furberie siamo un paese che può fare molto”, è stato il commento del ministro
dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha annunciato che a fare sacrifici
dovrà essere soprattutto l’industria del carbone. “Se c’è un settore che deve
dare una mano – ha detto Pecoraro Scanio – è quello del carbone. Costa poco,
produce molta CO2 e consente i maggiori guadagni. Ne parlerò con il ministro
Bersani”. Secondo Pecoraro, comunque, l’Unione europea “non ha bocciato il
piano, ma ha chiesto dei tagli, era prevedibile”. “Il ministero dell’Ambiente –
ha proseguito il leader verde – aveva fatto una proposta coerente a quello che
era l’indirizzo dato dall’Unione europea. Non sono un veggente, ma
semplicemente previdente”. Ora l’obiettivo è “lavorare perché anche altri
settori come trasporti ed edilizia contribuiscano, facendo così capire agli
industriali che non si chiede solo a loro. E’ evidente che il settore dove si
può intervenire – ha ribadito Pecoraro – è quello della produzione di energia e
qui chi guadagna di più perché ha un costo molto basso della materia prima e
contribuisce di più a dare Co2 ovviamente è il carbone”. In ogni caso
l’approvazione della Commissione, ha spiegato la nota di Bruxelles, “dovrà
considerarsi automatica una volta che l’Italia abbia apportato gli opportuni
cambiamenti”.

 

 

Ue, è partito il “treno dell’Europa”

 

(9colonne Atg)
BRUXELLES – Un Eurostar vestito con messaggi sull’Europa in occasione del 50°
Anniversario della Firma dei Trattati di Roma sta girando nel Belpaese. Partito
lo scorso 9 maggio, Festa dell’Europa, e percorrerà l’Italia dal nord al Sud,
toccando le principali città. Ambiente, Agricoltura, Ricerca, Giovani,
Allargamento, Concorrenza, Coesione sono alcuni dei temi toccati dalla campagna
di comunicazione che la
Rappresentanza
in Italia della Commissione europea ha
realizzato con Trenitalia. La grafica che caratterizza i vagoni è stata
realizzata dalla rete Europe Direct per “Cinquant’anni d’Europa, Più
opportunità meno frontiere”. In particolare, il treno viene personalizzato con
la grafica scelta su porte comunicanti che dividono le carrozze (sliding
doors); vetri divisori all’interno dei singoli scompartimenti; porte di accesso
al treno (crownwer); manifesti; poggiatesta. Il treno regolare di linea intende
accogliere i passeggeri in un simbolico viaggio in Europa, sensibilizzandoli
sui temi di maggiore attualità dell’Unione europea, ricordando le tappe
principali che l’Europa ha percorso in questi 50 anni.

 

 

Ue: concorso di traduzione per le scuole europee

 

(9colonne Atg)
BRUXELLES – La Commissione
europea ha dato il via a un concorso che darà la possibilità a studenti
diciassettenni di tutta Europa di sperimentare in prima persona quel che significa
essere un traduttore. Al concorso, denominato “Juvenes Translatores”
(giovani traduttori) e organizzato dalla Direzione generale della traduzione
(DGT) della Commissione europea, saranno ammessi a partecipare 2760 studenti di
345 scuole. È una delle manifestazioni indette per celebrare il cinquantesimo
anniversario della firma dei trattati di Roma. Gli studenti, selezionati dalle
rispettive scuole, si cimenteranno nella traduzione di un breve testo. Le prove
si svolgeranno lo stesso giorno – il 14 novembre 2007 – in tutti i 27 Stati
membri dell’Unione europea. “Questa è per i giovani un’ottima occasione per
rendersi conto di che cosa significa tradurre e per mettere alla prova le loro
conoscenze linguistiche”, ha dichiarato il commissario al multilinguismo
Leonard Orban. “È anche il modo migliore per ricordare che il
multilinguismo è un principio fondamentale dell’Unione europea e lo è stato fin
da suoi primordi, 50 anni fa”.Saranno gli studenti stessi a scegliere, tra le
23 lingue ufficiali dell’Unione europea, da quale lingua e in quale lingua
tradurre. Le traduzioni saranno valutate da traduttori della DGT. Gli autori
delle 27 migliori traduzioni – una per ciascuno degli Stati membri – saranno
premiati con un viaggio di due giorni a Bruxelles, per sé e per un
accompagnatore adulto. Il programma prevede una cerimonia di chiusura nel corso
della quale i vincitori rappresenteranno la propria scuola e il commissario al
multilinguismo consegnerà loro un attestato di eccellenza linguistica. Sul sito
web – Juvenes Translatores – è possibile iscriversi e avere informazioni
dettagliate sul concorso: http://ec.europa.eu/translatores. Le scuole hanno
tempo fino al 15 giugno per inviare la loro candidatura per mezzo del
“formulario di registrazione” elettronico disponibile sul sito. All’atto della
registrazione la scuola deve indicare i nomi di un massimo di otto studenti
designati a rappresentarla. La scuola deve inoltre precisare quale coppia di
lingue ciascuno degli studenti ha scelto (vale a dire da che lingua a che
lingua tradurrà). Un certo numero di scuole sarà selezionato per estrazione a
sorte tra quelle che avranno presentato la loro candidatura. Il numero di
scuole selezionate per ciascuno Stato membro corrisponderà al numero di voti di
cui lo Stato membro dispone in seno al Consiglio dell’Unione europea (29 per
l’Italia). Le scuole selezionate saranno invitate dalla Commissione europea a
partecipare al concorso. La prova di traduzione si svolgerà simultaneamente il
14 novembre 2007 in tutte le scuole selezionate. Ogni traduzione sarà valutata
da un gruppo di traduttori della Dgt. Sulla base di questa valutazione la
giuria, presieduta dal direttore generale della Dgt, sceglierà la traduzione
migliore per ciascuno Stato membro. I vincitori saranno invitati alla cerimonia
di premiazione che si svolgerà a Bruxelles, nel corso della quale Leonard
Orban, commissario al multilinguismo, consegnerà i premi.

 

 

Ue, sicurezza stradale: parte la campagna di
promozione “Esc”

 

(9colonne Atg)
BRUXELLES – La tecnologia messa al servizio del consumatore può aiutare a
ridurre del 20% il numero degli incidenti automobilistici. La cronaca dice che
ogni anno per incidenti della strada nell’Unione europea perdono la vita più di
40 mila persone, mentre i feriti superano il milione. La causa principale degli
incidenti di circolazione che provocano ferite gravi o la morte è la perdita di
controllo dell’automezzo, in particolar modo lo slittamento delle ruote. Questa
è la ragione per cui il controllo elettronico della stabilità del mezzo (ESC) è
lo strumento tecnologico che garantisce di più in termini di sicurezza, che
attualmente si trova sul mercato. E’ su tale dispositivo di sicurezza attiva
che conta l’Esecutivo comunitario per raggiungere l’obiettivo fissato al 2010
di ridurre della metà il numero dei morti sulle strade. Tuttavia, non basta
possedere la tecnologia se poi non è utilizzata perché poco conosciuta, come
confermano i dati forniti dalla Commissione. Infatti, più dell’80% dei
conducenti che hanno informazioni sul dispositivo ESC non dubitano sul fatto di
adottarlo per la loro prossima macchina. Per rimediare a tale disinformazione la Commissione ha
lanciato una campagna pubblicitaria a livello europeo dal titolo
“scegliete l’ESC”. Un primo passo utile pienamente condiviso anche
dal presidente della federazione internazionale automobili che lamenta la
scarsa informazione data ai consumatori sull’importanza di scegliere
l’installazione del sistema ESC quando comprano macchine nuove. Ma questa
politica d’informazione dev’essere accompagnata, come dichiara il commissario
incaricato della politica industriale Gunter Verheugen,
“dall’obbligatorietà di installare il dispositivo ESC su tutte le
automobili nuove attraverso una norma comune internazionale”. In attesa
che il sistema tecnologico diventi obbligatorio, previsto per il 2012, non
resta all’automobilista che un suo uso a titolo puramente volontario. L’ESC
funziona in modo molto semplice in quanto nel momento in cui individua la
perdita di controllo da parte del conducente agisce immediatamente e
automaticamente applicando un’azione di frenata alle differenti ruote, al fine
di stabilizzare il veicolo e, quindi, evitare lo slittamento. Un fenomeno che
capita spesso sulle strade bagnate o gelate.

 

 

Regioni

 

Al Festival di Cannes si respira aria di Toscana

 

(9colonne Atg)
CANNES – Con la collaborazione della Regione Toscana, Mediateca Regionale –
Toscana Film Commission, Toscana Promozione e Fondazione Sistema Toscana,
durante la 60esima edizione del Festival del Cinema di Cannes si respirerà aria
di Toscana, con un mix di sapori, cultura e design, per un evento trasmesso per
la prima volta in diretta web dal portale del ministero del Turismo, Italia.it,
grazie allo streaming che sarà realizzato da Intoscana.it. Oltre a uno stand allestito,
dal 16 al 26 maggio, presso lo Spazio Anica, per accogliere gli ospiti del
“marchet cinematografico”, la
Toscana
ha avuto a disposizione la giornata del 18 maggio per
promuovere le proprie eccellenze, sia quelle culturali e cinematografiche che
quelle enograstronomiche e di innovazione in campo industriale. L’obiettivo
della Regione è quello di far conoscere una terra che va oltre la sua consueta
immagine di culla dell’arte, che non dimentica le sue radici e cerca, nel
cinema, un ulteriore mezzo di promozione turistica, culturale ed economica. Una
scaletta fitta di appuntamenti caratterizzerà la giornata della Toscana,
coadiuvata da postazioni internet, schermi per video-proiezione, una redazione
web e set televisivi per le dirette in streaming, posizionate lungo i 300 metri
quadrati della terrazza panoramica dell’I-Club, presso l’Hotel Hilton Paris
Stephanie, sulla Croisette.

I direttori artistici Felice Laudadio e Tommaso Mottola
hanno presentato i festival cinematografici EuropaCinema e Capalbio Short Film
Festival, e, a seguire, è stato proiettato il cortometraggio di Francesco
Falaschi “Assaggi di cinema”, prodotto da Mediateca con la partecipazione del
“gastronauta” Davide Paolini. Poi è stata la volta del Festival Nice – New
Italian Cinema Festival, con la direttrice Viviana del Bianco, cui seguirà
“Dalla Versilia fritto di paranza per tutti”, assaggio di frittura di pesce
preparata secondo la ricetta toscana e offerta direttamente sulla Croisette,
grazie alla collaborazione di Mare Nostrum e all’arrivo, direttamente da
Viareggio, del peschereccio Pescaturismo Versilia. Presente all’evento anche la Piaggio di Pontedera che
espone alcuni modelli della mitica Vespa, rese immortali dall’accostamento con
alcune star del cinema, come Audrey Helpboum e Gregory Peck in “Vacanze
romane”; inoltre è stato allestito uno stand dedicato all’ultima creazione
della Piaggio: la Vespa Mp3,
nuovo scooter a tre ruote. La serata si è conclusa all’insegna dell’eleganza,
con una cena di gala su arie di Giacomo Puccini eseguite in omaggio al Festival
pucciniano di Torre del Lago. La Regione Toscana è partner dello spazio I-Club
presso l’Hotel Hilton insieme a: Cinecittà Holding, Festa del Cinema di Roma,
Giornate degli autori Venezia, Anica, Coming Soon, The Hollywood Reporter e il
Sngci, il sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici italiani.

 

 

Sarà pronta nel 2009 l’Altra Sede della Regione
Lombardia

 

(9colonne Atg)
MILANO – Procede nel pieno rispetto dei tempi programmati la costruzione
dell’Altra Sede della Regione Lombardia. Sarà un grande complesso edilizio
pubblico, con la torre centrale di 39 piani alta 161 metri, ispirato ai
principi di qualità, bellezza, accessibilità e risparmio, pienamente inserito
nel tessuto urbano – tanto da costituire un “pezzo di città
rinnovata” – con un mix di funzioni amministrative, culturali, di
rappresentanza e di svago, migliaia di metri quadrati di verde e giardini
pensili e impianti eco-compatibili d’avanguardia per il riscaldamento e
l’energia: pompe di calore, pannelli fotovoltaici e generatore a idrogeno.
Nessun uso di combustibili inquinanti. Il presidente Roberto Formigoni ha fatto
oggi un sopralluogo ai cantieri, accompagnato dal presidente e dal direttore
generale di Infrastrutture Lombarde, Giovanni Bozzetti e Antonio Rognoni.
“Possiamo essere con buona ragione ottimisti – ha detto Formigoni – sulla
conclusione dell’opera entro l’estate del 2009, così da consentire la piena
operatività nella primavera del 2010”. L’Altra Sede di Regione Lombardia,
che sta sorgendo nell’area di 30.000 mq compresa tra via Pola, via Algarotti,
via Melchiorre Gioia, largo de Benedetti e viale Restelli, “sarà il primo
palazzo pubblico di governo dopo il Castello Sforzesco – ha ricordato il
presidente – costruito in Lombardia da 500 anni a questa parte”. L’Altra
Sede non sostituirà il Grattacielo Pirelli, ma si affiancherà ad esso
raggruppando gli uffici di circa 3000 dipendenti ora distribuiti in circa 20
diverse sedi in affitto a Milano. “L’Altra Sede – ha detto ancora
Formigoni – sarà un’opera di grande pregio architettonico (per la quale hanno
concorso i migliori progettisti del mondo). Vogliamo regalare a Milano un
edificio di grande efficienza e bellezza, pienamente inserito nel tessuto
urbano e con spazi aperti e fruibili dai cittadini”.

L’Altra Sede di Regione Lombardia ospiterà, oltre agli
uffici amministrativi, anche un centro congressi, sale per convegni e riunioni,
archivi, biblioteche, mediateche e un Auditorium per eventi e manifestazioni
culturali di interesse pubblico, spettacoli e concerti. Nel sistema di piazze
interne, interamente pedonale, troveranno spazio inoltre ristoranti, edicole,
asilo, caffè, librerie, spazi espositivi, palestra, negozi, agenzie viaggio,
Ufficio postale e Ufficio vigilanza di quartiere. Il complesso urbanistico è
adiacente al nuovo grande parco di 100.000 mq ed alla Città della Moda con i
quali è parte del Piano Integrato di Intervento per la riqualificazione
dell’area Garibaldi-Repubblica-Varesine. Il progetto trae spunto
dall’accostarsi e allontanarsi dei crinali dei monti lombardi, evocandone il
paesaggio, – come ha ricordato Giovanni Bozzetti, e si propone di ricostruire
un luogo a “scala urbana” rappresentato dalla torre e a “scala
umana”, rappresentato dalla grande piazza coperta. Il complesso disegna un
“pezzo di città” che può essere abitato, attraversato, visitato,
fruito ed è strutturato, oltre che dalla torre, attraverso l’articolazione di
quattro fabbricati ad andamento sinusoidale.

 

 

Riviera romagnola: charter in arrivo anche da Vilnius

 

(9colonne Atg)
RIMINI – Le trasformazioni dell’industria turistica sulla riviera romagnola
sono ben rappresentate dalla evoluzione del traffico charter in partenza e in
arrivo all’aeroporto internazionale “Federico Fellini” di Rimini. Ai
tradizionali mercati di riferimento che si avvalgono ora di collegamenti low
cost (vedi Germania, Regno Unito, Olanda, Svezia) si aggiunge ora, novità
assoluta, l’ulteriore apertura del “Federico Fellini” verso Est, ad iniziare
dai Paesi Baltici. Riconosciuto il valore, destinato ad aumentare ancora, del
traffico russo – per il 2007 è previsto l’obiettivo delle 200mila unità
trasportate – lo scalo di Miramare inaugurerà il prossimo 8 giugno i voli da e
per Vilnius. Sarà un Boeing 737 da 148 posti, a collegare per la prima volta Rimini
con la capitale lituana.

 

 

Export: il Friuli Venezia Giulia rafforza i rapporti
col Kosovo

 

(9colonne Atg)
TRIESTE – Cresce la collaborazione tra Friuli Venezia Giulia e Kosovo. Dopo
l’accordo firmato lo scorso anno a Pristina, il Progetto “Desk Kosovo in Friuli
Venezia Giulia” – finanziato dalla Regione e attuato da Informest in
collaborazione con la Camera
di Commercio del Kosovo e le Camere di Commercio della Regione – moltiplica le
relazioni fra le due regioni. “Il Progetto – spiega Ugo Poli, vicepresidente di
Informest – intende favorire la partecipazione del sistema economico regionale
allo sviluppo del Kosovo in questa fase cruciale della sua storia e mette in
opera l’accordo di collaborazione istituzionale del 2006”. Nel marzo scorso
oltre venti aziende del Friuli Venezia Giulia hanno incontrato i rappresentanti
della Camera di Commercio del Kosovo, che hanno selezionato potenziali partner
locali interessati ad accordi di collaborazione con le nostre imprese. Anche
grazie al contributo fornito dall’ufficio ICE di Pristina, nove aziende private
kosovare, già presenti sui mercati esteri, saranno nel Friuli Venezia Giulia a
metà maggio. “Il 17 e 18 maggio – spiega ancora Poli – queste aziende avranno
incontri con imprese del Friuli Venezia Giulia, organizzati da Informest in
collaborazione con le Camere di Commercio regionali: contiamo di ottenere
risultati concreti per l’esportazione dei nostri prodotti in quei mercati e per
partnership produttive sul posto”. Due delle nove aziende kosovare operano nel
settore metalmeccanico, le rimanenti nel settore del legno-arredo: queste
ultime appartengano tutte alla neo-costituita associazione degli imprenditori
del legno-arredo del Kosovo, AWPK – Association of Wood Processors of Kosovo.
“Le prossime scadenze previste dal progetto – conclude Poli – sono, a fine
giugno, una missione tecnica di identificazione locale degli investimenti nella
produzione di energia idroelettrica in Kosovo e, nel prossimo mese di ottobre,
una missione in Kosovo di imprenditori del Friuli Venezia Giulia”.

 

 

Turismo: a Catania un tour dell’Etna in Vespa per
l’Unicef

 

(9colonne Atg)
CATANIA – Chi ricorda l’ingegner Corradino D’Ascanio? Forse pochi rammentano
che fu il geniale inventore della Vespa, la due ruote nata nell’immediato dopo guerra
e ben presto divenuta il simbolo del dinamismo urbano di un Paese che andava
verso un’epoca di rinnovamento. A più di sessanta anni dalla sua nascita, la Vespa rimane un mito e
ancora oggi dappertutto sorgono e si diffondano i Vespa Club. Quelli di Catania
(Vespa Club Katana ed Etna) hanno organizzato il “Vespa Tour Etna 2007”.
L’iniziativa è promossa dall’assessore provinciale alle Politiche di
valorizzazione dell’Etna, Orazio Pellegrino, con l’organizzazione
dell’associazione For You, ed il patrocinio di alcuni assessorati regionali (al
Turismo, Comunicazione e Trasporti, e ai Beni culturali). La manifestazione,
che si terrà dal 18 al 20 maggio, ha anche valenza sociale. Gli oltre 300
“vespisti” partecipanti al raduno devolveranno la quota di iscrizione al
Comitato provinciale Unicef di Catania, per un progetto di solidarietà in
Benin, uno dei Paesi più poveri al mondo: in quel piccolo stato dell’Africa sud
occidentale, molti bambini vengono strappati alle loro famiglie, per finire in
sordidi traffici. A Catania, domenica 20, si svolgeràpoi il Vespa Day.
presidenti dei Vespa Club organizzatori – Roberto Ciaccio e Rosario Cannavò-
hanno affermato che il Vespa Tour è una occasione d’incontro per i vespisti,
sia associati ai Vespa Club nazionali, che semplici appassionati per la due
ruote storica, che avranno l’opportunità di vivere emozioni del viaggio e la
scoperta di territorio, che solo con la moto è possibile percepire interamente.
Il presidente della For You, Salvatore Scardilli, già organizzatore del Vespa
Tour nel 2005 (in Val di Noto) e nel 2006 (nel Val d’Erice), si è detto pronto
a candidare la Sicilia
per il Vespa Tour Europa del 2008.

 

 

Via Francigena: on-line il diario di viaggio del
giornalista del NYT

 

(9colonne Atg)
NEW YORK – Eric Sylvers, corrispondente dall’Italia per l’International Herald
Tribune e per il New York Times e “camminatore per vocazione”, è
impegnato, dal 21 aprile scorso, nel ripercorrere a piedi l’antica via
Francigena dal Passo del Gran San Bernardo a Roma. Il cammino lento di Sylvers,
che prossimamente raggiungerà la capitale, dopo un totale di 900 chilometri di
marcia (attualmente si trova in Toscana), intende promuovere una riscoperta
dell’antico tracciato “come itinerario turistico-culturale che affonda le
proprie radici nell’antico percorso dei pellegrini in cammino verso Roma”.
Sul sito internet www.walkforitaly.com, Sylvers tiene quotidianamente un
piccolo blog on-line con le sue esperienze e il programma della giornata.

 

 

Cassamarca: convegno a Treviso sui “Mezzadri d’Italia”

 

(9colonne Atg)
TREVISO – Si svolgerà il 26 maggio prossimo, presso il Complesso degli Armeni
nella Tenuta Ca’ Tron di Roncade (Treviso), il seminario di Studi Storici
intitolato “Mezzadri d’Italia. Secoli XV-XX”, organizzato dalla Fondazione Cassamarca,
in collaborazione con gli Archivi Politici di Storia contemporanea, il Centro
Studi per la Storia
delle campagne venete e l’Università degli Studi di Padova (Facoltà di
Agraria). Elemento caratterizzante dell’agricoltura e della società contadina
italiana, l’assetto produttivo dato dalla mezzadria, abolita dopo un faticoso
iter legislativo datato 1964, ha avuto grande rilevanza nelle vicende delle
campagne italiane, fino a condizionarne l’aspetto visivo. C’è finanche una
“leggenda nera” sulla mezzadria, quale responsabile di tutti i ritardi e le
arretratezze possibili dell’agricoltura e della società contadina d’Italia. Il
seminario si propone di aggiornare la storiografia sull’argomento, attuando una
sorta di “manutenzione” alla luce di nuove sensibilità e nuovi filoni di
ricerca, anche sui post-mezzadri. Il convegno sarà inaugurato, dalla mattina
del 26 maggio, dal saluto del presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De
Poli, e del preside della Facoltà Agraria di Padova, Raffaele Cavalli, con
l’introduzione e la coordinazione di Carlo Fumian dell’Università di Padova.

I relatori saranno: Gabriella Piccinni (Università di Siena)
che introdurrà il tema “Mezzadrie medievali e potere politico”; Roberto Finzi
(Università di Trieste e Bologna): “Non ti sia grave per gratia l’ascoltare
alcuna cosa ancor’ in favore de’ lavoratori. Brevi note sulla stratificazione
sociale nelle campagne mezzadrili”; Fiorenzo Landi (Università di Bologna) su
“La mezzadria dell’Italia Centrale nel dibattito su autoconsumo e mercato:
analisi critica dei modelli contabili”; Marco Moroni (Università Politecnica
delle Marche): “Mezzadria e industrializzazione diffusa nelle Regioni della
Terza Italia”; Danilo Gasparini (Università di Padova): “Ad rectam medietatem.
La geografia delle mezzadrie venete in età moderna e contemporanea”; Giuliana
Biagioli (Università di Pisa): “Storia di vita e di lavoro: interviste a ex
mezzadri della Provincia di Pisa”. Seguirà l’introduzione di Ivano Sartor
(Archivi Contemporanei di Storia Politica della Fondazione Cassamarca) su “Le
lotte mezzadrili: i protagonisti… la memoria”, che vedrà gli interventi di
studiosi quali: Agostino Pavan, Ferruccio Vendramini, Bruno Brunello, Ferruccio
Paro, Emilio Pegoraro, Vittorino Pavan.

 

 

Ricerca: accordo fra Piemonte, Lombardia ed Emilia
Romagna

 

(9colonne Atg)
PIACENZA – Mettere in rete le conoscenze e il sistema di eccellenze sviluppato
nei settori della ricerca e dell’innovazione tecnologica, creando sinergie tra
tre Regioni leader come Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Con lo scopo di
raggiungere tre obiettivi: aumentare la competitività delle imprese, attirare
investimenti dall’estero e presentare progetti qualificati e in cooperazione
per poter rispondere ai requisiti fissati dal VII Programma Quadro dell’Unione
Europea 2007-2013 che stanzia 50.521 milioni di euro. Questi gli impegni
assunti oggi a Piacenza dai presidenti delle Regioni Lombardia, Roberto
Formigoni, del Piemonte, Mercedes Presso, e dell’Emilia-Romagna, Vasco Errani,
che hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per la ricerca e il
trasferimento tecnologico. Alla firma dell’intesa, nella Cappella Ducale di
Palazzo Farnese erano presenti anche Adriano De Maio, sottosegretario alla
Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Alta Formazione, Ricerca e
Innovazione, Duccio Campagnoli, assessore attività produttive, sviluppo
economico, piano telematico della Regione Emilia-Romagna, Andrea Bairati,
assessore all’Università, ricerca, politiche per l’innovazione e
l’internazionalizzazione della Regione Piemonte.

L’accordo, di durata triennale, ha come oggetto politiche
condivise per lo sviluppo di un’economia fondata su conoscenza, innovazione e
qualità, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea. L’idea di fondo è
quella di promuovere la ricerca industriale attraverso reti di strutture –
realizzate assieme a università, enti di ricerca e imprese – accreditate e
certificate dalle Regioni sulla base di specifici requisiti. “Questo
accordo – ha detto il presidente Formigoni – dimostra la capacità dei sistemi
territoriali di Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna di auto-organizzarsi e di
dare risposte concrete ai bisogni di quei territori caratterizzati da una forte
propensione alla ricerca e all’innovazione. Abbiamo scelto di fare sistema – ha
proseguito il presidente lombardo – perché così possiamo essere più forti in
Europa”. “Da Piacenza – ha aggiunto Formigoni – mandiamo un segnale
forte alle aziende, ai centri di ricerca e allo Stato, considerato che in
Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna il comparto ricerca attira il 63% degli
investimenti privati a fronte del 20-22% di risorse che vengono destinate dal
settore pubblico”. Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, dove vive il
30,6% della popolazione in Italia, rappresentano il 37,6% del prodotto lordo
nazionale, il 34,7% dell’occupazione nel Paese, ma anche il 46,6%
dell’occupazione manifatturiera e il 51,6% nel settore della media e alta
tecnologia. In occasione della firma dell’accordo di Piacenza sono arrivati
messaggi di apprezzamento per l’iniziativa da parte dei ministri delle Attività
produttive, Pierluigi Bersani, e della Ricerca, Fabio Mussi.

 

 

Modena: presentato il Festival delle bande militari

 

(9colonne Atg)
MODENA – I tamburi e le cornamuse della Polizia canadese di Vancouver e
l’Esercito della Nuova Zelanda, le Guardie inglesi di Coldstream, che
partecipano alle cerimonie della Regina, e le Forze armate della Lettonia. Ma
anche, per l’Italia, la
Polizia
di Stato a cavallo, l’Esercito e gli alpini della
Taurinense. Sono questi i gruppi musicali che partecipano alla 16esima edizione
del Festival internazionale delle bande militari, in programma a Modena dal 9
al 14 luglio. La manifestazione, unica nel suo genere in Italia, ispirata al
Military Tattoo di Edimburgo e svolta in collaborazione con il festival
francese di Albertville, si svolge sotto l’alto patronato del Presidente della
Repubblica per iniziativa del Comune, dell’Accademia militare dell’Esercito,
della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e della Fondazione Teatro
Comunale con il patrocinio e il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della
Provincia di Modena e con il contributo di Unicredit Banca, Conad, Unipol
Assicurazioni e Gruppo Hera. Come ogni anno, il Festival propone concerti nel
cortile d’onore del seicentesco Palazzo ducale, anche con la partecipazione
delle corali Gazzotti, Puccini e Rossini, spettacoli con evoluzioni e caroselli
in piazza Roma, parate notturne e concerti di mezzanotte in piazza Grande e in
largo San Giorgio. In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe
Garibaldi, il Festival ha inoltre commissionato due nuove composizioni per
banda firmate da allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. I brani
saranno eseguiti in prima assoluta nel cortile del Palazzo ducale, che nei
giorni del Tattoo sarà aperto al pubblico per visite guidate. Da mercoledì 23
maggio i biglietti per gli spettacoli e i concerti del Festival si possono
acquistare on line (www.modenafestivalbande.it) e prenotare via fax (059 203
3011), mentre il 16 giugno aprirà la biglietteria del Teatro Comunale di
Modena, in corso Canalgrande 85.

 

 

Il Nord-Ovest si candida a Food Valley italiana

 

(9colonne Atg)
PIACENZA – Cultura. Ma anche ricerca, campo nel quale sviluppare idee creative
e continua innovazione, patrimonio culturale da difendere e da promuovere quale
brand italiano riconoscibile e riconosciuto nel mondo. Tutto questo è il cibo,
tema portante, tra l’altro, della candidatura di Milano ad ospitare l’Expo 2015
con lo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Ma soprattutto è uno
degli elementi più attivi dell’economia della macroregione del Nord Ovest, una
delle culle storiche dell’industria alimentare del nostro Paese. Qui hanno
infatti sede le più grandi multinazionali del settore, alle quali si aggiungono
anche realtà artigiane che fanno del prodotto locale e della sua valorizzazione
un vanto per l’intera produzione nazionale. E qui., a Lodi, ha sede anche la Fondazione Parco
Tecnologico Padano, esempio di eccellenza a livello europeo nel campo della
ricerca biotech applicata all’agroalimentare. Laddove, nella cittadina
lombarda, sta sorgendo un cluster scientifico–tecnologico coerente con la
tradizionale vocazione agricola del territorio. E’ proprio la struttura di Lodi
che oggi ospita il convegno “Il Nord Ovest come nuova ‘food valley italiana’:
cultura, innovazione, creatività”, che vede la partecipazione del ministro
delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Paolo De Castro accanto ad
esponenti del governo locale, dell’industria alimentare, di enti pubblici e
privati legati al food e giornalisti specializzati.

Il presidente della Provincia di Piacenza, Gian Luigi
Boiardi, invita invece ad evitare di disperdere risorse e indirizzarle su
progetti condivisi e credibili non solo a livello locale ma anche europeo. Il
riferimento in questo senso è non solo al Comitato Promotore della Fondazione
delle Province del Nord Ovest, promotore assieme a Provincia di Milano e
Provincia di Lodi dell’evento, ma anche alla costituzione del Distretto del Pomodoro,
nato dalla volontà di condivisione di due Province emiliane (Piacenza e Parma)
e una lombarda (Cremona): “Una dimostrazione dell’orgoglio della gente della
nostra terra nel manifestare, agli occhi del mondo, la propria storia e la
propria cultura, frutto di generazioni di agricoltori e contadini”. “Vetrine di
rilevanza internazionale come il Salone del Gusto di Torino e il Vinitaly di
Verona – conclude Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e
neopresidente del comitato promotore della Fondazione delle Province del Nord
Ovest a seguito del passaggio di consegne dopo il semestre di presidenza di
Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano -, hanno dato e daranno
ancora, nei prossimi anni, la giusta visibilità a un’enogastronomia tradizionale
che, per gli stessi cittadini del nostro territorio, è una riscoperta.
L’eredità delle Olimpiadi consiste senz’altro nella visibilità ottenuta dal
territorio e dalle sue produzioni tipiche, ma anche in un metodo di lavoro che
ha preceduto quell’evento e quella visibilità: anni di paziente ricerca e
valorizzazione delle tipicità agricole ed enogastronomiche”.

 

 

Cisternino ospite alla Fiera artigiana di Kreuzlingen

 

(9colonne Atg)
KREUZLINGEN – La fiera artigiana Gewa, che si tiene a Kreuzlingen (Svizzera)
con cadenza biennale, è stata organizzata anche quest’anno in collaborazione
con la città di Costanza ed aveva come motto “guardare oltre”. Non ci sarebbe
stato motto più appropriato per caratterizzare quest’edizione che non potesse
tener vivo lo spirito aperto delle due città situate sulla frontiera nel cuore
d’Europa. Di recente proprio nell’area fieristica i sindaci hanno abbattuto gli
ultimi simboli di un’epoca invisa a molti, smontando gli steccati di
demarcazione che dividevano il territorio tra i due paesi e liberando lo spazio
e il movimento delle persone a più utili propositi. Al posto dell’ultima
anacronistica cortina di ferro sono state innalzate delle gigantesche sculture
a cielo aperto, che nell’auspicio dei due sindaci dovrebbero unire l‘arte e le
soggettività dei cittadini che vivono a Kreuzlingen e a Costanza. L’eccezionale
clemenza metereologica, che ha regalato un clima quasi estivo, ha fatto il
resto contribuendo al successo della fiera, che ha registrato una straordinaria
presenza di diverse migliaia di visitatori. A questo successo ha contribuito
anche la presenza degli ospiti d’onore venuti da Cisternino (Br), che come
sempre, oramai, da una decina d’anni riescono a farsi valere e a distinguersi
per l’entusiasmo e lo spirito partecipativo con i quali si pongono verso la
città di Kreulingen. L’associazione amici del gemellaggio con Cisternino aveva
preparato l’evento con enorme scrupolo e il nuovo presidente David Grimm,
assieme a Oriana  Held-Crescenza,
Hansueli Weingart e Silvano Castioni assieme ai soci dell’associazione hanno
avuto un gran da fare con le traduzioni e con la gestione dello stand. La
delegazione di 35 persone provenienti da Cisternino, arrivata in autobus, ha
esposto i prodotti tradizionali della Valle d’Itria: olio, vino e formaggi.

Una voluminosa mostra fotografica e gigantografie sono
servite a far conoscere il territorio dei trulli e le bellezze del piccolo
borgo brindisino. Gran parte del materiale esposto dai consorzi Cavi,
dall’Upal, dal frantoio d’Amico e dal consorzio per lo sviluppo rurale Valle
d’Itria ha trovato nuovi acquirenti ed estimatori della gastronomia cistranese.
Gli stessi rappresentanti dell’Hotel Falco d’oro e dello Smeraldo sono rimasti
molto soddisfatti dell’interesse mostrato dai visitatori verso i loro servizi
turistici. Con maggiore cura ed un coordinamento mirato delle risorse
produttive siamo convinti che questa area di frontiera potrebbe diventare un
nuovo mercato economico non solo per i prodotti eno-gastronomici ma anche per
il turismo cistranese. Questa constatazione non si basa solo sul recente
successo fieristico, ma muove oramai dall’ affermata amicizia costruita in
questi due ultimi lustri dalle istituzioni locali, in particolare le scuole, e
dalle associazioni di Kreuzlingen e Cisternino. Per chi vive a Kreuzlingen il
borgo brindisino non è più un semplice riferimento geografico, ma oramai  è il luogo in cui ognuno vorrebbe trascorrere
le proprie vacanze, la località in cui si producono genuine ricchezze
alimentari e, come hanno dimostrato le diverse donne che hanno prodotto
orecchiette fresche per gli assaggi, anche il paese dall’eccellenza
gastronomica. Nello spazio fieristico lo spirito festivo è stato tenuto vivo
dal gruppo folcloristico “Aia Vecchia” composto da Piero Puppi, Piero chirico e
Leonardo Blonda, che hanno magistralmente intrattenuto i presenti on
l’organetto, tamburelli e nacchere. Mentre l’anziano Giovanni Nicola Siliberti
ha prodotto cestini con canne e rami d’ulivo. L’associazione di Kreuzlingen
“città gemellate”, che conta oltre 100 membri, è riuscita a dare un
significativo supporto alla delegazione proveniente da Cisternino. In questa
sua missione, però, dovrebbe essere sostenuta anche da soci di origine italiana
che allo stato attuale sono veramente esigui.

 

 

Piacenza-Ecuador: emigrazione ed immigrazione a
confronto

 

(9colonne Atg)
PIACENZA – Si è tenuta a Piacenza, in collaborazione con la Uil locale, la tavola rotonda
promossa dalla Uim (Unione italiani nel mondo) nazionale sul confronto tra
l’immigrazione di oggi e l’emigrazione italiana del passato. Numerosi i
partecipanti, in particolare diversi ecuadoriani residenti da alcuni anni nella
cittadina emiliana. Con le loro storie hanno illustrato la realtà della
comunità, l’esperienza dell’emigrazione, le difficoltà dell’inserimento, il
bisogno di integrazione e la voglia di farcela. Una voce per tutti: Johnny
Santillan, operaio, arrivato solo qualche anno fa, ma perfetto interprete della
realtà delle migliaia di ecuadoriani che dal 2000 hanno iniziato ad immigrare
in Italia. “Siamo qui per guadagnarci onestamente il pane da portare a casa ai
nostri figli”. Ha esordito Santillan: “Ecco perché chiediamo rispetto,
comprensione e rifiutiamo tutte le forme di discriminazione, soprattutto nei
confronti di tante donne ecuadoriane che lavorano qui.”

Il responsabile provinciale della Uil immigrati, Giancarlo
Rossi, ha illustrato nella sua relazione come la forte crisi economica che ha
interessato l’Ecuador alla fine degli anni ‘90 abbia costretto migliaia di
ecuadoriani ad andarsene dal loro Paese. Si calcola che oltre 300.000 di loro
abbiano intrapreso la via dell’Italia. Impegnati soprattutto come badanti,
colf, infermiere o come operai metalmeccanici ed edili, i cittadini ecuadoriani
residenti in Italia rivivono spesso le stesse esperienze vissute decenni di
anni fa dai nostri emigrati. “A Piacenza risiedono attualmente quasi 1700
ecuadoriani”, ha precisato l’assessore alle politiche sociali della Provincia,
Paola Gazzolo, intervenuta all’iniziativa. Nel giro degli ultimi 5 anni il
tasso di incidenza della popolazione straniera a Piacenza è passato dal 2,5% al
7-8% e la comunità ecuadoriana è quella il cui aumento è stato più
significativo, tanto che rappresenta il 4° gruppo etnico per consistenza
numerica. “Il potenziale di conflittualità è elevato”, ha proseguito
l’assessore Gazzolo, “proprio per questo la Provincia è
particolarmente impegnata nel sostegno dell´integrazione interculturale e
apprezza iniziative come questa”. Particolarmente toccante è stato l’intervento
di Marina Salvarezza, consigliere Cgie per l’Ecuador e la Colombia, lei stessa
emigrata 30 anni fa dalla Liguria. La Salvarezza ha raccontato come da un paio d’anni,
in qualità di presidente della Uim Ecuador, stia entrando in contatto con
centinaia di ecuadoriani in partenza per l’Italia. “Affrontando le loro
difficoltà rivivo ogni volta le esperienze conosciute tanti anni fa dagli
emigrati italiani in arrivo in Ecuador – ha proseguito la Salvarezza  – Si tratta di contesti molto diversi l’uno
dall’altro, ma l’impegno, le lacerazioni, la tenacia e anche la grande forza di
volontà che sta dietro ad ogni partenza sono esattamente le stesse di allora”.
Il segretario della Uil provinciale, Massimiliano Borotti, ha sostenuto
provocatoriamente come sia necessario superare la logica del perseguimento
dell´integrazione poiché “è ormai ora di ragionare in termini di normale
inserimento degli immigrati nel tessuto socio economico del territorio”. Su
questa linea è intervenuto anche l’assessore alle politiche sociali del Comune,
Leonardo Mazzoli che ha ribadito come sia necessario affrontare il fenomeno
immigrazione non più come un problema bensì come una normalità, in modo tale
che gli immigrati non si sentano “diversi”, ma uguali cittadini con gli stessi
diritti e le stesse opportunità. I lavori, curati dalla coordinatrice
organizzativa, Laura Garavini, sono stati conclusi dal segretario generale
della Uim nazionale, Alberto Sera, che si è appellato a tutti gli stranieri
presenti affinché si preoccupino per tempo per le loro questioni
pensionistiche, per la sicurezza sul luogo di lavoro e in generale per la
salvaguardia dei diritti ed ha ricordato come il patronato della Uil, l’Ital,
sia presente in Italia e all’estero proprio per informazioni e consulenze a
questo proposito. La serata è stata allietata dalla degustazione di specialità
ecuadoriane, preparate per l’occasione da volontarie della stessa comunità.

 

 

Italiani nel Mondo

 

Brasile: anche il senatore Pollastri in missione col
viceministro Danieli

 

(9colonne Atg)
ROMA – Anche il senatore Pollastri è partito il 17 maggio per il Brasile in
occasione della visita ufficiale del viceministro per gli Affari Esteri Franco
Danieli. Sarà l’occasione per il senatore di incontrare le comunità italiane, i
rappresentanti dei Comites e delle istituzioni locali presenti sul territorio.
La prima tappa del viaggio sarà a San Paolo dove, il 18 maggio, Pollastri
parteciperà alla riunione organizzata in occasione della visita del
viceministro con i Comites e il Cgie. A seguire si terrà, sempre a San Paolo,
l’incontro con gli italiani residenti nella città brasiliana. Nella tappa a Rio
de Janeiro, prevista per il 21 maggio, il senatore Pollastri parteciperà
insieme alla delegazione del viceministro Danieli alla visita all’Ospedale italiano
e al centro di formazione professionale Ciapì (dove si terrà l’inaugurazione
del corso finanziato dal Ministero del Lavoro), e prenderà parte alla riunione
con i Comites, incontrando inoltre la comunità di connazionali nella città
carioca. Gli impegni del senatore in occasione della visita del viceministro
continuano il 23 a Curitiba. Il programma prevede l’incontro, presso la Casa Giuseppe
Garibaldi, con i parlamentari italo-brasiliani e con il vicegovernatore Orlando
Tessuti e a seguire con la comunità italiana e italo-brasiliana. Il viaggio del
senatore proseguirà ancora con molteplici iniziative tra cui l’incontro con la
comunità italiana di Taubaté, il 26 maggio, dove Pollastri sarà accolto anche
da alcuni rappresentanti del governo brasiliano, e le manifestazioni per
l’anniversario della Repubblica Italiana organizzate nelle varie città del
Paese: dipendendo dagli impegni in Senato, è intenzione di Pollastri
partecipare sia alla cerimonia di Brasilia il 30 maggio che a quella di San
Paolo il 2 giugno.

 

 

Cgie: voci e opinioni dall’assemblea plenaria

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il 9 e il 10 aprile 2006, al termine della votazione per le elezioni
politiche, sono stati eletti in parlamento dodici deputati e sei senatori,
scelti dagli elettori italiani residenti all’estero. L’idea alla base di questa
innovazione consisteva nel concedere adeguata rappresentanza anche ai nostri
connazionali emigrati all’estero, che in questo modo potevano esprimere
direttamente nei luoghi della politica “che conta” le loro problematiche. Ma
dopo un anno di attività, qual è il giudizio sul lavoro di questi 18
parlamentari? Lo abbiamo chiesto ad alcuni membri del Consiglio Generale degli
Italiani all’Estero, a margine della tre giorni di lavoro svoltasi a Roma la
scorsa settimana. In generale si può dire che a fronte di una profonda stima
per l’importante ruolo che questi parlamentari possono svolgere a favore delle
comunità di emigranti, c’è una sensazione diffusa di assenza e di “scollamento”
rispetto all’elettorato. “Attualmente i parlamentari eletti all’estero – spiega
Luigi Casagrande, consigliere della circoscrizione consolare di Melbourne, in
Australia – devono dedicare il 90 per cento del loro tempo ai problemi di
coloro che risiedono in Italia, trascurando così gli italiani residenti
all’estero in generale e i loro elettori in particolare”.

“Al contrario – prosegue Casagrande – ritengo che dovrebbero
occuparsi come minimo per il 50 per cento del tempo degli elettori e impiegare
il resto del tempo a disposizione per partecipare alla vita politica nazionale.
Non si può negare che siano membri del parlamento italiano, ma sono stati
eletti nelle circoscrizioni estere e in quanto tali devono riferirsi a problemi
e aspirazioni di carattere locale: scollarsi dalle comunità sarebbe un grave
errore”. E’ proprio il loro costante impegno alle Camere, che sottrae tempo
prezioso, a creare malcontento all’interno del mondo dell’emigrazione italiana:
l’esigua maggioranza sulla quale può contare il governo, soprattutto al Senato,
fa sì che la presenza di tutti i parlamentari sia necessaria per non alterare
gli equilibri e garantire lo svolgimento della vita politica. A questa evidenza
di carattere politico se ne va ad aggiungere un altro di carattere pratico
relativo alla comunicazione: spesso i parlamentari eletti all’estero sono
distanti dalla comunità e quindi non sono visti come veri e propri punti di
riferimento, scalzati in questo ruolo da organismi come il Comites e il Cgie
stesso. “C’è sicuramente un problema relativo alla comunicazione e diffusione
dell’informazione”, osserva Marco Fedi, deputato eletto nelle file dell’Unione
per la circoscrizione Africa, Asia e Oceania e Antartide.

“Se ci limitiamo a comunicare le nostre iniziative e quello
che avviene nel dibattito politico italiano solo al Cgie e ai Comites – spiega
Fedi – si rischia di non raggiungere mai la comunità. Nei prossimi mesi
dobbiamo impegnarci per creare strumenti di comunicazione veri, al fine di
garantire l’informazione per i nostri connazionali all’estero. Ma bisogna farlo
in forme idonee, considerando, per esempio, che non tutti accedono a internet
con la stessa facilità. Infatti, durante la campagna elettorale, abbiamo notato
che le nuove generazioni sono naturalmente più disposte ad usare il web come
strumento di comunicazione e di relazione con noi, ma ciò accade molto meno con
le generazioni più anziane. Per questa ragione stiamo cercando di creare dei
rapporti più stretti con le comunità: l’obiettivo è istituire un contatto
‘vero’ con la gente”. “Per raggiungere il successo tuttavia – spiega ancora
Fedi – la Camera
e il Senato dovranno dotarci di risorse adeguate per svolgere un lavoro di
presenza sul territorio, in modo che le persone possano vedere, parlare,
discutere con il proprio rappresentante eletto in parlamento e farlo nella
maniera più coerente e razionale possibile: cioè sui temi del momento.
Purtroppo – ammette il deputato – siamo stati molto impegnati in Italia per
tutta la prima fase della legislatura, cioè per i primi otto mesi, a causa dei
tanti impegni istituzionali”.

“Dopo questa prima fase – prosegue Fedi – abbiamo presentato
alcune proposte di legge, ma anche su queste e sul relativo percorso
parlamentare, abbiamo bisogno di far arrivare più informazioni, in modo da
ritoccare, quando necessario, le proposte con emendamenti. Tutto questo –
spiega il deputato dell’Unione – ancora non è parte del nostro modo di
lavorare”. Ma nonostante i problemi sin qui riscontrati, è apprezzato e
riconosciuto il ruolo di “filo diretto con le istituzioni” svolto da questi
parlamentari. “Questa corrispondenza diretta che c’è con i parlamentari e con
il governo – dichiara Giovanni Rapanà, consigliere Cgie per il Canada e
vicesegretario generale per l’area anglofona – facilita molto gli interventi a
favore degli enti gestori e a favore delle iniziative che i Comites prendono
con il consolato e con i vari organismi della comunità italiana. Se a ciò
aggiungiamo il filo diretto che c’è tra membri Cgie e il viceministro degli
Italiani nel mondo Franco Danieli, possiamo dire che abbiamo un ulteriore punto
di forza per risolvere molti dei problemi che si presentano nella vita delle
comunità di emigrati”.

Ma oltre questa funzione di “contatto” con le istituzioni, i
parlamentari eletti all’estero possono svolgere un lavoro, più immediato, di
intervento “sul posto”. “La presenza di nostri rappresentanti in parlamento –
afferma Bruno Capaldi, consigliere per la Francia, in particolare Nizza – ci ha permesso di
bloccare, per il momento, un’operazione di vendita, messa in atto dal ministero
degli Affari Esteri senza nessuna consultazione con le comunità, dell’ufficio
consolare di Nizza, che è un pezzo di storia italiana sul suolo francese. In
particolare devo rendere omaggio al senatore Claudio Micheloni che ci ha dato
fornito un prezioso aiuto, con il quale siamo stati in grado di ottenere questo
successo. Avere un contatto diretto con il parlamento, può inoltre essere
importante per far giungere all’attenzione del Mae la nostra richiesta –
aggiunge Capaldi -, che è quella di metterci intorno ad un tavolo e capire se
la vendita è l’unica soluzione per salvare questo pezzo di terra italiana a
Nizza”.

 

 

Cgie, Carloni: “Soddisfazione per come si sono svolti
i lavori”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Soddisfazione” per lo svolgimento dell’assemblea plenaria del Cgie è
stata espressa dal segretario esecutivo del Consiglio generale degli italiani
all’estero, il ministro Bernardo Carloni. “Sono stati raggiunti gli obiettivi
che erano stati prefissati – ha spiegato Carloni – con l’approvazione dei
documenti presentati all’assemblea”. A tal proposito, il ministro ritiene
“molto positiva” la nuova tipologia di lavoro sui documenti, che “vengono
elaborati dalle commissioni tematiche, poi sottoposti alle commissioni
continentali e quindi alla plenaria”. “Un primo risultato di questo nuovo
approccio – aggiunge Carloni – si vede dal fatto che già per domani è prevista
l’audizione dei rappresentanti del Cgie presso la commissione per la Riforma dell’editoria
della Presidenza del Consiglio, così come annunciato dal sottosegretario
Riccardo Levi al Consiglio stesso”. Carloni considera anche un “buon segnale”
il fatto che il documento di riforma del Cgie sia stato approvato a larghissima
maggioranza, “e che, come ha sottolineato il segretario generale Carozza, anche
le posizioni individuali saranno comprese nel documento che verrà trasmesso a
chi poi stenderà la proposta di legge, sia esso il governo o il Parlamento”.

 

 

Fedi: no alla strumentalizzazione sui Dico e subito la
legge elettorale

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Ero tra San Giovanni e Piazza Navona, ma non per indecisione bensì per
scelta”. Così il deputato Ds eletto nella circoscrizione estero Marco Fedi ha
parlato del “sabato italiano”, che ha visto cittadini provenienti da tutta
Italia scendere in piazza a San Giovanni per il Family Day e a Piazza Navona
per la manifestazione dell’Orgoglio laico. “Ho pensato subito che, se è vero
che le famiglie non sono contro le unioni di fatto ed i laici non sono contro
le famiglie, cosa di cui sono convinto anch’io, la manifestazione avrebbero
dovuto organizzarla insieme – spiega a 9colonne
il diessino –. Oppure ad un certo punto si sarebbero potuti incontrare a metà
strada, magari a Piazza Venezia. Invece no. Non solo non c’è stato incontro, ma
lo scontro a distanza di piazza – tra le personalità che hanno monopolizzato la
rappresentanza e tra i temi delle due manifestazioni – ha avuto la meglio anche
sulle ragioni ‘vere’ delle due manifestazioni. Hanno avuto il sopravvento le
nuove ideologie. L’ideologia della paura: tutto è in caduta libera, quindi
dobbiamo saldamente agganciarsi a tutto ciò che di sano e solido è nelle nostre
società”. “Il problema è che oggi le persone non hanno solidi momenti sociali,
oltre alla famiglia – prosegue Fedi –. La precarietà del lavoro, le difficoltà
di bilancio, le preoccupazioni per i figli. Dobbiamo ripartire dalle persone
per costruire famiglie solide. Una famiglia forte e solida, come una società
forte e solida, dovrebbe valutare positivamente il riconoscimento di diritti e
doveri a chi sceglie liberamente e senza causare danno ad altri la convivenza.
Non il matrimonio, ma la convivenza”. Parlando dei Dico, il disegno di legge
del governo volto al riconoscimento giuridico di alcuni diritti e doveri delle
persone conviventi, Fedi ha detto di voler “fare una premessa: sono spaventato
all’idea che in Italia ci possa essere qualcuno che pensa che rafforzare la
sfera dei diritti individuali possa indebolire quelli collettivi – dice
l’esponente dell’Unione -. E mi turba anche il fatto che in Italia sia sempre
necessario ricordare che lo Stato è laico. E invece qualcuno, ogni giorno, con
la propria azione, con le cose che vengono dette e fatte, soprattutto
all’interno del mondo politico, necessita a questa ovvia considerazione di
tornare a galla”.

“Il centro-destra sta strumentalizzando tutta la discussione
in un modo scandaloso – aggiunge Fedi –. La risposta del centro-sinistra deve
essere aperta al dialogo, ma al tempo stesso impegnata a far approvare il
progetto di legge sui Dico che ritengo base indispensabile per continuare sulla
strada dell’estensione delle tutele”. Restando nel campo della lotta sui valori
e sui diritti, Fedi si è soffermato anche sulla vicenda di Piergiorgio Welby e
sulle tematiche connessa come l’eutanasia e il testamento biologico. “Le storie
umane di persone che soffrono e che desiderano porre fine alla propria
esistenza debbono sempre scuotere le nostre coscienze – spiega il deputato
eletto all’Estero –. La vicenda politica italiana è stata costruita sulla
logica del ‘ritardo’, del ‘rinvio’ e della distanza frapposta tra la politica
ed i temi che implicano scelte etiche e morali. Non è stato un bene per il
Paese. Sono convinto che il ruolo della politica è assicurare che i cittadini
vengano sempre tutelati nelle loro scelte, che le scelte siano supportate da
servizi, che i servizi siano regolati da leggi. E’ necessario quindi che la
politica non rimanga passiva davanti al dramma di chi – già oggi, in molteplici
forme – chiede l’eutanasia passiva volontaria o quella assistita”. “La risposta
della politica da sola, non è sufficiente – aggiunge, però, Fedi –. Lo Stato
deve garantire che tutti vengano ascoltati rispetto alle questioni morali ed
etiche che l’eutanasia ed il testamento biologico pongono all’attenzione della
società. Ascoltare, per poi liberamente scegliere, ed avere lo Stato che
rispetta la scelta del libero cittadino e fornisce gli strumenti per
facilitarla, quando questa scelta non pone a rischio i diritti di altri o ne
indebolisce i doveri. Non basta avere un sistema che a volte ‘chiude un occhio’
sulle responsabilità mediche o sulle singole responsabilità dei cittadini,
quando questi praticano forme di ‘morte assistita’. La politica deve avere il
coraggio di affrontare un dibattito complesso che ci porti, come sta avvenendo
in molti Paesi, a trovare soluzioni che garantiscano il pieno rispetto della
vita ed il pieno rispetto delle scelte di chi soffre”. Quindi qualche parola
anche sulla legge elettorale.

“Personalmente ritengo che la riforma elettorale sia
necessaria per una serie di ragioni – argomenta Fedi –. Il risultato elettorale
al Senato ha comportato una situazione complessa. Credo però che le ragioni
della riforma risiedano nella necessità di dare rispondenza ad una questione
prioritaria: garantire alla coalizione che vince le elezioni, anche se con
margini risicati, la possibilità di governare sulla base di un programma
condiviso dalla coalizione e votato dagli elettori che hanno anche indicato chi
dovrà assicurare la guida del paese, della coalizione e l’attuazione del
programma, cioè il presidente del Consiglio. Il sistema bicamerale perfetto
rende più lunghi i tempi della politica. Una riforma costituzionale in grado di
dare visibilità istituzionale alle Regioni, trasformando il Senato in una sorta
di house of review, in grado di indicare modifiche, miglioramenti ed anche di
respingere provvedimenti, sulla base di considerazioni territoriali e
regionali. Un sistema elettorale proporzionale per il Senato ed un sistema
maggioritario per la Camera
dei Deputati, dove si forma la maggioranza che sostiene il governo”. Il tutto
mentre n Italia un comitato bipartisan sta raccogliendo le firme per indire un
referendum allo scopo di instaurare un sistema maggioritario orientato al
bipartitismo e molte forze politiche, al contrario, credono che occorra
partorire la riforma trovando un ampio accordo in Parlamento. “La storia ci
dimostra che, nonostante i tanti referendum di natura elettorale, abbiamo fatto
passi indietro nelle leggi elettorali adottate, soprattutto in questa ultima,
voluta e votata dal centro-destra, ed ora da tutti abbandonata – spiega Fedi –.
Se la storia ci insegna qualcosa, varrebbe la pena non creare ancora confusione
tra i cittadini chiamandoli ad esprimersi rispetto ad una serie di quesiti per
i quali tutti conosciamo già la risposta”.

“Sarebbe utile – aggiunge – lavorare, davvero in modo
convinto e generoso, per fare una riforma condivisa dalla maggioranza delle
forze politiche ed in linea con i principi generali che sono stati affermati da
referendum precedenti. In ogni caso orientando l’azione verso il bisogno di
chiarezza per i cittadini. Un sistema elettorale semplice, ma efficace e
chiaro. Credo che l’operazione trasparenza debba partire proprio dai partiti:
primarie per le candidature, liste di coalizione sempre e dovunque con una
forte presenza di donne e giovani, condivisione piena dei programmi, scelta del
candidato premier. Il sistema elettorale deve riflettere questi aspetti”. E, in
tema di legge elettorale, il deputato del centrosinistra si sofferma anche
sulla situazione degli italiani all’estero dicendosi convinto “che sia
necessario modificare il regolamento della 459/2001 ed apportare alcuni
cambiamenti ai meccanismi elettorali”. “Innanzitutto – spiega – occorrerebbe
maggiore attenzione all’individuazione dell’elettore, il quale potrebbe firmare
un tagliando con codice a barre riportato sull’esterno del plico, poi staccato
per le verifiche sull’iscrizione ai ruoli elettorali. Lo scrutinio potrebbe
avvenire in quattro località, una per ogni ripartizione elettorale della
circoscrizione estero. Si possono poi introdurre alcuni altri ritocchi alla
legge, ove necessario, per consentire una migliore tempistica. In ogni caso,
potremmo pensare a modifiche più complesse: dall’elenco degli elettori con
iscrizione volontaria, fino al sistema di voto per corrispondenza, passando per
l’estensione del diritto in loco del voto a chiunque si trovi temporaneamente
all’estero”. “Dovremmo però essere consapevoli che occorre, in questo caso,
raggiungere intese ampie e partire con una discussione molto più serrata”,
conclude Fedi.

 

 

Randazzo: “Finiamola con l’apoliticità degli italiani
all’estero”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Mi rammarico di non aver potuto partecipare, se non marginalmente in
sede di Commissione Informazione e Comunicazione, in qualità di consigliere ai
lavori dell’assemblea plenaria del Cgie dell’8-10 maggio, a causa di impegni
assolutamente ineludibili nell’aula del Senato”. Ha esordito così il senatore
eletto all’estero Nino Randazzo nel suo intervento all’assemblea plenaria del
Consiglio generale degli italiani all’estero. “A proposito – ha proseguito
Randazzo – esprimo in primo luogo la mia sincera soddisfazione per quel
particolare passaggio della bozza di riforma del Cgie approvata dall’assemblea
in cui si raccomanda di sancire ‘l’incompatibilità della funzione di
consigliere del Cgie con l’assunzione di cariche parlamentari o di governo’.
Auspico una sollecita approvazione della riforma, giustissima e urgente, mentre
tuttavia, allo stato attuale delle cose, considero doveroso mantenere il mio
impegno anche con quella base elettorale che mi ha eletto al Consiglio generale
degli italiani all’estero”. “Per di più – ha aggiunto il senatore – mi rallegro
e mi congratulo con tutti i colleghi consiglieri per il tenore, il significato,
la portata dell’intero documento sulla riforma del Cgie. Un documento, una
bozza seria e direi quasi esaustiva di riforma, che viene a smentire tutte le
Cassandre dell’inutilità e della fine di questo organismo. In questa plenaria è
stato finalmente compiuto il lavoro e raggiunto la molteplicità di obiettivi
essenziali non solo alla sopravvivenza, bensì anche alla ritrovata e rinnovata
vitalità del Cgie. Per primo l’obiettivo di ripartire dalla solida base
statutaria e dall’esperienza acquisita negli anni dall’istituzione, anello di
raccordo, oggi come ieri, anzi forse oggi più di ieri, fra la nostra presenza
nel mondo e la realtà politica, istituzionale, sociale, economica, culturale
dell’Italia”.

“L’obiettivo di costruire e non di demolire – ha continuato
Randazzo – di dare un valore aggiunto alla struttura rappresentativa ed alle
funzioni del Consiglio generale, e non, come si suggerisce da qualche parte con
smaccato populismo e superficialità impressionante, di disfarsi dell’intero
organismo, o di scardinarlo dall’ambito della politica estera, di snaturarlo,
di buttare via il bebé insieme all’acqua sporca del bagnetto. Questo cammino di
riforma, questo bagno di rinnovamento necessario del Cgie deve anche segnare un
momento di chiarezza e di onestà intellettuale. Bisogna smettere – in patria,
all’estero, nei media, nei Comites, fra di noi stessi – il mantra
dell’apoliticità degli italiani all’estero e delle rappresentanze elette degli
italiani all’estero, siano Comites, Cgie o parlamentari. Continuare ad
insistere su un concetto illogico e perverso di apoliticità e su un’operazione
di diseducazione civica, proprio nel momento in cui la rappresentanza
parlamentare diretta degli italiani nel mondo è realtà, è un controsenso, significa
essere scollati o volersi scollare, e fare eventualmente scollare altri, dalla
realtà viva dell’Italia odierna. Cosa si pretende: che gli italiani all’estero
siano dei disinformati, degli abulici, delle anime morte, degli alieni, o dei
fantasmi vaganti in un mondo senza distinzioni politiche e ideologiche, senza
confronto dialettico, senza libere scelte di parte?” “Certo – prosegue Randazzo
– gli italiani nel mondo non possono venire relegati al rango di cittadini di
serie B, debbono (anzi, dobbiamo) nutrire e ulteriormente sviluppare una
coscienza e una responsabilità civica al pari degli italiani sul territorio
della Penisola. Nei sistemi democratici nei quali ci vantiamo di vivere e di
operare in Italia e fuori d’Italia, le scelte politiche individuali, e quindi
le libere scelte di parte all’atto di affidare ad altri col voto la nostra
rappresentanza, restano l’unica via percorribile. Anche per il Consiglio
Generale degli Italiani all’Estero”.

Dobbiamo smetterla e farla smettere questa puerile lagna contro
la ‘politicità’ che continua a giungere da certe periferie della nostra realtà
di italiani nel mondo. L’indipendenza di giudizio si coniuga perfettamente,
anzi è la vera base naturale di precise scelte politiche, anche per i Comites,
anche per il Cgie, così come lo è per le rappresentanze parlamentari. Se si è
cittadini italiani di pieno diritto non si può far finta o desiderare di vivere
in un vuoto politico, in un territorio di nessuno. Non si può avere la pretesa
di spoliticizzare la politica”. “Certamente – ha concluso il senatore
dell’Ulivo – è necessario riconoscere, fare all’occorrenza ammenda ed evitare
gli errori, certe forzature e storture del passato, e pertanto nella riforma
del Cgie farsi certi di includere meccanismi ben chiari per garantire presenza
operativa e pari dignità e opportunità alla minoranza, nel corpo assembleare,
nelle commissioni tematiche e negli organi direttivi. Tutto questo proprio nel
rispetto del carattere politico e democratico delle rappresentanze elettive, di
tutte le rappresentanze elettive, degli italiani nel mondo. Sulla base di un
sano realismo politico e con lo spirito di riforma e di innovazione dimostrato
in questa assemblea plenaria si può sviluppare una sempre più costruttiva
unione d’intenti e un’efficace collaborazione fra Comites, Cgie, rappresentanza
parlamentare e poteri istituzionali nazionali e regionali, nell’interesse
generale, per le risposte a specifiche esigenze e per la sempre maggiore
valorizzazione delle realtà italiane fuori dai confini nazionali”.

 

 

Permessi di soggiorno: interrogazione di Marisa Bafile

 

(9colonne Atg)
ROMA – L’onorevole Marisa Bafile ha presentato una interrogazione a risposta
scritta al ministro degli Affari Esteri e al Ministro dell’Interno. Oggetto
dell’interrogazione, la situazione che vede penalizzati i cittadini di origine
italiana all’estero, in particolare quelli residenti in Brasile, per le
difficoltà che incontrano nel loro Paese. Le recenti modifiche delle norme che
regolano la disciplina dei soggiorni di breve durata per gli stranieri,
aboliscono l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno: “tale normativa –
si legge nell’interrogazione – è stata varata nell’ottica di una
semplificazione delle procedure in consonanza con il diritto comunitario”. Si
tratta, quindi, di una norma in linea generale positiva, il problema si è
verificato per tutti quei cittadini residenti all’estero in attesa
dell’ottenimento della cittadinanza italiana. Infatti, a questi ultimi una
Circolare del 2002 del ministro dell’Interno, permetteva di richiedere il
riconoscimento della cittadinanza direttamente ai Comuni di origine durante il
soggiorno in Italia, evitando le lunghe code presso i Consolati e spesso lunghi
anni di attesa. Dopo l’entrata in vigore della normativa sui permessi di soggiorno
ed in attesa del varo definitivo della legge che disciplina i soggiorni di
breve durata degli stranieri in Italia, le Questure e i Consolati hanno sospeso
il rilascio dei permessi per soggiorno e hanno bloccato le procedure di
legalizzazione dei documenti. “Insieme ai colleghi Fedi, Bucchino, Farina e
Narducci – ha spiegato la
Bafile
– ho chiesto ai Ministri competenti di riattivare, in
questa fase di transizione legislativa, il rilascio dei permessi di soggiorno
nei casi specifici in cui esso serve per la richiesta di ottenimento della
cittadinanza presso i Comuni, e di ripristinare le procedure di legalizzazione
dei documenti presso i Consolati, tenuto conto che la decisione di sospendere
tali procedure non è supportata dalla normativa in vigore”.

 

 

Avviata la fase costituente del Pd in Svizzera

 

(9colonne Atg)
ZURIGO – Dopo la fase congressuale che ha sancito la costituzione del Partito
Democratico in Italia e all’estero, i Democratici di Sinistra e la Margherita in Svizzera
hanno avviato un fitto programma di consultazioni per dare seguito alle
decisioni assunte dai recenti congressi di Firenze e di Roma. All’incontro che
si è tenuto alla Casa d’Italia di Berna le due delegazioni hanno avuto modo di
affrontare questioni politiche ed organizzative strettamente legate al
territorio, alle alleanze ed ai rapporti con le forze politiche e sindacali
locali, decidendo di perseguire una via originale capace di dare un proprio
contributo al rinnovamento della politica italiana e svizzera e di impegnarsi nel
processo costituente del futuro Partito Democratico in Svizzera.
Nell’avvicinamento all’assemblea costituente del Pd i dirigenti delle due forze
politiche hanno tracciato un percorso di massima per coinvolgere i propri
militanti, le associazioni, i movimenti ed i singoli cittadini già nella fase
di gestazione e per ricercare ed elaborare delle proposte da inserire nel
manifesto del nuovo partito, che tengano espressamente conto delle specificità
e delle potenzialità degli italiani all’estero in ambito culturale, sociale,
economico e politico. Nelle prossime settimane saranno organizzate sul
territorio le prime assemblee pubbliche che rientrano nella campagna d’ascolto
e di coinvolgimento nella costituzione dei comitati per la costituente. Il
futuro Partito Democratico in Svizzera dialogherà con le forze politiche
riformiste e sindacali e sarà un’organizzazione aperta e plurale, attenta alle
istanze delle fasce più deboli presenti nel mondo del lavoro e verso chi è
uscito dal circuito produttivo; allo stesso tempo si farà interprete dei
diritti e delle aspirazioni delle giovani generazioni di italiani e delle donne
per creare nuove condizioni di partecipazione al progresso civile, economico e
sociale interpretato dalla moderna società della conoscenza e del sapere.
All’incontro erano presenti tra gli altri i parlamentari eletti in Europa,
Claudio Micheloni e Franco Narducci, i consiglieri del Cgie, Dino Nardi, Anna
Ruedeberg e Michele Schiavone, e diversi presidenti di Comites.

 

 

Marino (Ds): “La Germania procede spedita verso la realizzazione
del Pd”

 

(9colonne Atg)
WOLFSBURG – Prosegue anche all’estero il cammino dei Democratici di sinistra
verso la costituzione del Partito democratico. Tappa importante di questo
percorso è stata la riunione della segreteria dei Ds in Germania, tenutasi
sabato a Wolfsburg, alla quale hanno partecipato Michele Santoriello,
segretario nazionale dei Ds e i responsabili delle varie segreterie locali. Al
recente congresso, proprio a Wolfsburg la mozione Angius ha raccolto l’80% dei consensi
fra gli iscritti ai Ds, contro una media del 41% nel resto del Paese.
“Nonostante più di qualcuno abbia espresso comprensibili dubbi e perplessità
nella fase di costruzione di un nuovo soggetto politico – sottolinea Eugenio
Marino, viceresponsabile nazionale del dipartimento Italiani nel mondo dei Ds –
da Wolfsburg è emerso chiaro il messaggio che la strada da intraprendere è
senza ombra di dubbio quella del Partito democratico. Lo sottolinea il fatto
che non si è mai parlato di scissioni o divisioni: anche coloro che si sono
posti degli interrogativi hanno scelto di prendere la strada del Pd, ed è
infatti già stato dato il via ai comitati per la formazione del nuovo partito”.
Nel corso del suo intervento alla segreteria, Marino ha illustrato le tappe che
da qui fino a ottobre porteranno alla nascita del Pd: la nascita del “comitato
dei Trenta” al quale è affidato l’incarico di scrivere le regole per la
costituente, le elezioni della costituente stessa e infine il congresso. “E’ di
fondamentale importanza – sottolinea Marino – che a questo cammino partecipino
anche quei compagni che hanno dei dubbi sul Pd e che hanno a cuore la
collocazione internazionale, perché molti di loro hanno i rapporti più stretti
e organici con l’Spd e con il Pse e potranno portare il loro valore aggiunto
nel nuovo partito, dove dovranno essere i punti di riferimento per quanto
riguarda i legami fra il Pd, l’Spd e il Partito socialista europeo”.

 

 

Pd, Chiocchetti (Ds): “Disposti a costruire comitati
promotori all’estero”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Le decisioni assunte oggi dal vertice dell’Ulivo presieduto da Romano
Prodi vanno nella giusta direzione. Ci sono tutti i presupposti per gettare
presto e bene le fondamenta del Partito Democratico che potrà in futuro
rivoluzionare la politica italiana e segnare in senso democratico lo sviluppo
economico e sociale del Paese”. Lo ha dichiarato Maurizio Chiocchetti,
responsabile Ds per gli italiani nel mondo. “Il partito nuovo – prosegue
Chiocchetti – dovrà porsi l’obiettivo di guardare in modo innovativo a ciò che
accade nel mondo e dialogare con le nostre comunità che vivono all’estero e che
rappresentano più di ogni altra cosa le grandi potenzialità del nostro Paese.
Il Pd dovrà essere una grande speranza per tutti, dovrà rinvigorire i legami
affettivi, culturali, linguistici, sociali ed economici tra il nostro Paese e
gli italiani che vivono, anche temporaneamente, fuori dei confini nazionali.
Italiani che si trovano, in molti casi, a vivere una doppia militanza: verso la
politica italiana e nel proprio Stato di residenza”. “Auspico dunque che questi
temi e questa particolare condizione siano pienamente nell’agenda di
costruzione del Pd. Per ciò che riguarda i Ds all’estero siamo pienamente a
disposizione per costruire comitati promotori in tutte le aree geografiche del
pianeta e per il pieno successo, a ottobre, delle giornate della costituente
del Pd anche tra i nostri connazionali che vivono all’estero”.

 

 

Pugliesi nel mondo: tre giorni di lavoro per il
Consiglio generale

 

(9colonne Atg)
BARI – Dal 16 al 18 maggio si sono svolti i lavori del secondo Consiglio
Generale dei Pugliesi nel Mondo, organizzata presso la sala consiliare del
Consiglio Regionale della Puglia, a cui hanno preso parte parte Nichi Vendola,
presidente della Regione Puglia, Pietro Pepe, presidente della Giunta regionale
ed Elena Gentile assessore Regionale alla Solidarietà, Politiche Sociali e
Flussi Migratori. L’evento è stato inaugurato con una messa in onore dei
Pugliesi nel Mondo, che è stata celebrata presso la Basilica Madonna
del Pozzo di Capurso (Bari). Al termine della cerimonia, ha fatto seguito un
incontro con le autorità locali presso Bitetto (Bari), nel quale è stato
evidenziato il ruolo dei comuni dell’hinterland barese nella “vecchia” e nella
“nuova” emigrazione. Sempre a Bitetto è stato possibile partecipare a una
degustazione di selezionati prodotti tipici della Puglia, a cura
dell’Assessorato Provinciale all’Agricoltura e con la prestigiosa
partecipazione dell’Associazione Cuochi Baresi. Il programma della giornata di
giovedì 17 iniziava con un momento musicale di benvenuto, eseguito dal gruppo
“I Tropici del P’razzo” presso la Sala Castello del Comune di Bitritto, salutati
dal sindaco della città, Vito Lucarelli, che ha introdotto i componenti del
Consiglio. Il via ai lavori è stato curato da Domenico Rodolfo, vicepresidente
del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo, che ha preceduto l’intervento di
Anna Maria Candela, dirigente del settore Politiche per le Migrazioni, con la
valutazione dello stato di attuazione del Piano di Interventi per i Pugliesi
nel Mondo, ponendo in risalto le azioni di sistema avviate ad oggi e
l’introduzione delle positive esperienze del gruppo di lavoro costituitosi
grazie alle borse di studio del Piano 2005.

E’ stato poi il turno poi di Luca D’Andrea, della redazione
regionale della rivista “Pugliesi nel Mondo”, il quale ha affrontato
l’argomento del Piano di Comunicazione della Regione Puglia per i corregionali
residenti all’estero; al termine è intervenuto Giovanni Mariella, componente
dell’ufficio di Presidenza del Cgpm, che ha illustrato le buone pratiche
realizzate nell’anno 2006 dall’Assessorato ai Flussi migratori all’estero. I
lavori sono proseguiti con l’obiettivo di disegnare le linee guida della
Programmazione per il triennio 2007/2009: a tale scopo Maria Candela ha esposto
le linee strategiche proposte dalla Regione Puglia per il triennio, coadiuvata
da Giovanni Mariella che ha moderato il dibattito del Consiglio Generale per
stabilire le priorità per l’anno 2007. L’Agenzia Regionale per la Tecnologia e
l’Innovazione della Regione Puglia (Arti) ha curato le argomentazioni
riguardanti l’importanza della creazione di una rete tra i cervelli pugliesi
nel mondo e del sostegno alla ricerca anche attraverso la promozione e la
valorizzazione del network dei cervelli Pugliesi sparsi sul globo. Ha concluso
la giornata del 17 maggio l’assessore Elena Gentile, la quale ha sintetizzato i
lavori e proporrà le priorità dell’Assessorato nell’immediato futuro. La
giornata di venerdì 18 si è svolta presso la sala consiliare del Consiglio
Provinciale di Bari, dove si è avuta la partecipazione Vincenzo Divella,
presidente della Provincia di Bari, Marco Sportelli, presidente del Consiglio
Provinciale, Anna Palladino, assessore Provinciale all’Agricoltura e Aziende.
Al termine degli interventi istituzionali, il Gruppo Azione Locale Piana del
Tavoliere ha illustrato il progetto “Italiani nel mondo” e l’articolazione
operativa che valorizzerà il network dell’associazionismo pugliese all’estero.

 

 

Pensioni all’estero: presto nuovi invii per gli
assegni bloccati in Venezuela

 

(9colonne Atg)
CARACAS – Il consolato generale d’Italia a Caracas ha diramato un’informativa
ai cittadini italiani titolari di pensione per avvisare che “l’Istituto
Centrale delle Banche Popolari Italiane (ICBPI) ha provveduto nei giorni scorsi
ad inviare per posta gli assegni di pensione per il mese di maggio”. “Tuttavia,
– spiegano – gli assegni inviati (i cui numeri sono compresi tra il numero
4800076297 e il 4800082558) sono stati bloccati per ragioni di sicurezza e non
verranno onorati. Coloro che ricevessero tali assegni sono pregati di
consegnarli ad uno degli uffici di Italcambio, che provvederà a ritirarli e a
restituirli all’ ICBPI. Contemporaneamente, l’ICBPI ha già provveduto alla
ristampa di nuovi assegni in euro, che verranno spediti con corriere espresso
ad Italcambio entro la fine della corrente settimana (quella dal 14 al 20
maggio, ndr). Appena ricevuti i nuovi assegni, Italcambio provvederà al
pagamento della pensione del mese di maggio con le normali modalità”.

 

 

Cittadinanza: in 10 lezioni diritti e doveri dei
nipoti degli emigrati in Brasile

 

(9colonne Atg)
MANTOVA – Sono circa 2mila i nipoti degli emigranti italiani e lombardi in
Brasile tornati a Mantova, ripercorrendo a ritroso il viaggio della speranza
degli avi, che saranno impegnati in dieci lezioni in cui verrà insegnato loro i
diritti e i doveri necessari per ottenere la cittadinanza italiana. Un secolo e
quattro generazioni dopo, le maree della speranza si sono invertite e l’onda di
riflusso ricalca a ritroso la stessa tratta, perché i nipoti e i figli dei
nipoti, quando riescono a ritrovare traccia delle proprie radici tra le carte
di un archivio polveroso, ottengono la cittadinanza. La procedura non è
semplice, ma almeno gli oriundi brasiliani diretti a Mantova, possono contare
sul sostegno dell’Associazione Mantovani del Mondo Onlus che ha attivato un
corso di diritti e doveri. Tra i discendenti degli emigranti italiani c’è il
mito della cittadinanza-facile, ma sulle procedure da seguire circolano
informazioni scarse e fuorvianti. ”Ci capita di assistere gente che arriva dal
Brasile con documenti per cui ha pagato migliaia di euro a personaggi senza
scrupoli, – spiegano Romilda Papotti e Marzia Santos De Matos, volontarie
dell’Associazione – impegnando i risparmi di tutta la famiglia, ma che alla
prova dei fatti si rilevano carta straccia”. La richiesta di cittadinanza va
sostenuta con una serie di certificati, come il certificato di nascita dell’avo
italiano, che va richiesto, attraverso il Consolato e le associazioni, al
Comune d’origine, unico ente che può rilasciarlo per legge.

Il corso, suddiviso in due appuntamenti alla settimana,
andrà avanti fino al 5 giugno. “Esso è stato pensato come una sorta di
vademecum su come muoversi nella burocrazia, rispettando le leggi e sfruttando
sino in fondo le opportunità che l’Italia offre, stimolando i partecipanti a
sviluppare l’associazionismo con l’obbiettivo di avere una cittadinanza
attiva”. Il Csvm (Centro Servizi del Volontariato Mantovano), quale partner
dell’iniziativa, è pronto a sostenere l’apertura di nuove associazioni che
rappresentino la comunità brasiliana di Mantova. I locali comunali, messi a
disposizione dall’Assessorato all’Immigrazione del Comune di Mantova,
attualmente sono frequentati da una trentina di immigrati brasiliani di tutte
le età, una buona metà dei quali discende dai mantovani, che nel primo decennio
del secolo scorso sbarcarono nella provincia di Espirito Santo. Fin dal primo incontro
si è evidenziata la volontà di conoscere le regole per il ricongiungimento
famigliare, per la cittadinanza o il permesso di soggiorno, per il
riconoscimento della patente e dei titoli di studio e per trovare un alloggio.
La prima cosa che l’Associazione ha attivato è l’iscrizione di chi segue le
lezioni ai corsi di italiano per stranieri, essenziale per poter comprendere e
farsi comprendere. Nei prossimi incontri previsti interverranno, tra gli altri,
la direttrice dell’Archivio di stato Daniela Ferrari, Milde Papotti
specializzata in politiche migratorie, il responsabile dello sportello
immigrati della Cgil Goran Razdich, Umberto Fioravanti esperto in tematiche
socio-assistenziali e sanitarie, Marco Carra Presidente dell’Aspef (la Municipalizzata dei
Servizi Sociali del Comune di Mantova) e Antonio Martino, progettista sociale
dei Mantovani nel Mondo.

 

 

Pensioni all’estero, Enas Argentina: “Di chi la colpa
dei disagi?”

 

(9colonne Atg)
BUENOS AIRES – “Per colpa di chi? Non è solo il titolo della canzone di
Zucchero. E’ anche la domanda che si fanno tanti pensionati all’estero a causa
dei disagi creati dalla nuova modalità di pagamento delle pensioni erogate
dall’Inps”. E’ quanto sostiene Norma Negro, responsabile del patronato Enas in
Argentina. “C’è chi ha immediatamente pensato di incolpare l’ambasciata, i
consolati o il Banco Itau Buen Ayre – prosegue la Negro – Ma noi i
responsabili dei patronati sappiamo che non è vero, giacché è stata dimostrata
la buona volontà dei funzionari per risolvere i problemi derivanti dalla nuova
convenzione. C’è qualcuno che ha cercato erroneamente di incolpare i patronati,
quando in realtà siamo stati convocati per essere informati della nuova
modalità e portare dei suggerimenti per migliorare la gestione dato che l’Inps
non ha previsto con la dovuta anticipazione i disagi che avrebbe causato la
convenzione con un altro ente pagatore”. “Fino a qui – aggiunge la responsabile
– sembrerebbe che ci fosse un solo colpevole: l’Inps. Eppure, in momenti di
confusione e disinformazione come questo tutti i nodi vengono al pettine. E lo
diciamo perché i familiari di pensionati italiani deceduti da parecchi anni si
pongono alcuni quesiti che coinvolgono in modo particolare l’operato
dell’ex-ente pagatore, ossia la Banca Nazionale del Lavoro: come può darsi che,
essendo stata notificata opportunamente del decesso del pensionato con un
certificato di morte, l’Inps continui a mandare documentazione e comunicati
inerenti al beneficio? L’informazione è stata girata all’Inps, oppure no? C’è
il caso che mensilmente l’ente assicuratore italiano invii pagamenti a nome di
titolari già deceduti? E se così fosse, da chi vengono riscossi, e per quanto
tempo?”.

 

 

Usa: nasce l’associazione pugliesi del New Jersey

 

(9colonne Atg)
NEWARK – Nei giorni scorsi “alla presenza di una folta rappresentanza
qualificata della comunità pugliese del New Jersey, delle associazioni e degli
esponenti pugliesi impegnati in campi artistici, culturali, scientifici,
sociali, industriali e commerciali, è stata fondata la nuova Federazione dei
Pugliesi del New Jersey”. Lo ha riferito il quotidiano italiano negli Usa,
America Oggi, che elenca anche gli obiettivi della neonata organizzazione:
“Promuovere – si legge – il benessere e il miglioramento della comunità
pugliese, in ogni campo d’attività, incluso, ma non limitato a quelli sociale,
culturale, civico, religioso, commerciale, artigianale, artistico e sportivo;
promuovere l’unificazione delle associazioni e gruppi pugliesi in terra
d’America; instillare, promuovere, e perpetuare i più alti ideali dei concetti
di americanismo; promuovere, incoraggiare, sostenere e dare assistenza
reciproca, unità, rapporti sociali ed amichevoli, tra le associazioni, gruppi e
persone pugliesi; promuovere e favorire la cultura, le tradizioni, gli usi e
costumi della Puglia e dell’Italia negli Usa; incoraggiare – aggiunge il
quotidiano – i pugliesi-americani e i loro discendenti a seguire e propagare
quelle tradizioni, usi e costumi, e cultura nelle loro famiglie e comunità;
promuovere la lingua italiana ed il dialetto pugliese; fornire assistenza,
aiuto, supporto, sia morale che materiale, a qualsiasi persona, gruppo o
istituto associato alla Puglia o alla comunità italo-americana, che possa
necessitare tale assistenza”. Questi obiettivi dovranno essere realizzati
grazie al “lavoro e impegno” dei vari comitati che compongono la struttura
dell’associazione: Arte e Scienza; Cultura e Retaggio Storico; Artigianato,
Industria e Commercio; Giovani Pugliesi e infine il comitato Donne. Durante
l’assemblea è stato eletto il direttivo della federazione: sarà presieduta da
Salvatore Scardigno e avrà tre vice presidenti, Tommaso Fasciano, Rocco Zizza e
Ornella Frisoli. Segretario invece è stato eletto Leonardo Ragno, mentre Benito
La Forgia avrà
il ruolo di tesoriere. Per quanto riguarda il futuro, la prima riunione
ufficiale della federazione è programmata per la fine di maggio.

 

 

Compie 30 anni la “Tribuna italiana” di Buenos Aires

 

(9colonne Atg)
BUENOS AIRES – Compie 30 anni il settimanale in lingua italiana diffuso a
Buenos Aires, “Tribuna Italiana”. Al direttore Marco Basti, figlio dell’editore
nonché fondatore Mario Basti, il merito di proseguire nella strada tracciata
nel lontano 18 maggio 1977. “Trenta anni di incontri settimanali con migliaia
di lettori, attraverso le pagine di un periodico nato nella collettività
italiana dell’Argentina, per gli italiani residenti stabilmente in Argentina,
scritto da italiani e argentini di salde radici italiane, con la generosa
determinante collaborazione di amici che – scrive il direttore nell’editoriale
di questa settimana – sono membri della comunità italiana in Argentina e che,
come noi, hanno creduto che le opere e i giorni della comunità italiana in
Argentina dovessero essere documentate, come testimonianza di una storia di
lavoro e di passione, che merita di essere conosciuta e ricordata e onorata in
Italia e in Argentina, la storia appunto, di questa collettività, che ha dato
un apporto rilevante al progresso sia del Paese che ha dovuto lasciare,
l’Italia, sia dal Paese che con generosa solidarietá l’ha accolta, l’Argentina,
in anni difficili, quelli della nostra diaspora”. E, nel primo numero di quel
lontano 18 maggio ’77 il direttore scriveva: “Tribuna italiana aspira ad essere
“il giornale della collettività” e, per esserlo, si impegna a fare uno sforzo
costante per rispeccchiare la vera identità di tale collettività, quale essa si
é andata delineando per l’influenza di vari fattori: la nascita ed i primi anni
trascorsi in Italia, l’esperienza dell’emigrazione e infine l’integrazione,
l’inserimento in Argentina”. Nel corso di questi trenta anni molte le
difficoltà e i problemi che il giornale con l’intera comunità hanno dovuto
affrontare ma mai nessuno ha ceduto alla tentazione di abbandonare un lavoro la
cui missione che non è stata mai dimeticata.

 

 

Un corso di formazione per i nuovi operatori del
patronato Acli

 

(9colonne Atg)
ROMA – Proseguono i lavori del corso di formazione per 12 nuovi operatori
provenienti dalle sedi estere delle Acli aperto a Roma lo scorso 12 maggio dal
direttore generale del Patronato Damiano Bettoni. Il personale opererà nelle
sedi di Venezuela, Brasile, Cile, Canada, Belgio, Germania, Paesi Bassi e
Francia dopo un corso che per un mese li terrà impegnati a Rocca Priora in un
percorso che prevede lo studio della previdenza sia italiana che in
Convenzione. Promuovere l’organizzazione del servizio ai cittadini secondo
modalità nuove, più attente ai loro bisogni e all’ascolto, e la costruzione di
reti territoriali efficaci attraverso le competenze e le conoscenze acquisite
per mezzo della formazione e facendo tesoro delle esperienze condivise con i
colleghi degli altri paesi. Questa la nuova mission delineata da Bettoni agli
operatori. Il patronato Acli, che oggi conta più di 70 sedi riconosciute e vari
sportelli sul territorio gestiti dai Promotori Sociali, “è chiamato a
realizzare – secondo il direttore generale Bettoni – l’espansione della sua
presenza all’estero”, obiettivo questo da raggiungere con lo studio del
territorio e la collaborazione con le istituzioni locali, quali i Consolati, le
associazioni di italiani all’estero, Comites ecc.

 

 

Texas: il 9 giugno giorno di festa per il club
italiano di Dallas

 

(9colonne Atg)
DALLAS – Si terrà ad Addison, cittadina in provincia di Dallas, il 9 giugno
prossimo, una grande Festa italiana organizzata dal locale Club Italiano,
creata per chiamare a raccolta i tanti residenti di origini italiana e per
coinvolgerli in una varietà di iniziative culturali, gastronomiche e anche di
semplice evasione. I visitatori potranno degustare molte specialità
gastronomiche italiane, tanto apprezzate anche dagli americani, e diversi
assaggi di alcuni tra i più gustosi vini Doc del Bel Paese. In esposizione
anche alcune delle più belle automobili, come la Ferrari e la Lamborghini, della
prestigiosissima produzione automobilistica italiana. Tra le principali
attività di carattere culturale sono da segnalare le esibizioni dei piccoli
danzatori italiani in costume e la presentazione del nuovissimo libretto
“Buongiorno Italy”, novità letteraria destinata a riscuotere grande successo
negli States, essendo una guida scritta specificamente per soddisfare le
esigenze dei cittadini di lingua inglese che vogliono visitare l’Italia, o che
semplicemente vogliono imparare un poco della lingua italiana senza dover
acquisire le infinite regole ed eccezioni tipiche della bella ma non facile
lingua. La Festa
si concluderà il 2 luglio e sarà caratterizzata da un omaggio in occasione
della festa della Repubblica Italiana, e al bicentenario della nascita di
Giuseppe Garibaldi. Saranno presenti all’evento il sindaco di Addison, il
console italiano della Circoscrizione di Houston, il console onorario a Dallas,
il presidente Intercomites Usa ed altri dignitari che si riuniranno poi per un
breve messaggio di saluto e un rinfresco nella nuova sede del Club.

 

 

Tassa sulla seconda casa: i sardi all’estero contro
Soru

 

(9colonne Atg)
CAGLIARI – Tenuti a pagare una sovrattassa per le proprie abitazioni
nell’isola, imposta dal governatore della Sardegna, Renato Soru, i
rappresentanti della Federazione dei Sardi nel Mondo si ribellano a questa
decisione, inviando un comunicato stampa in cui si legge: ”Quelle case hanno
prevalentemente un valore d’uso. Sono uno strumento importante del rapporto dei
sardi all’estero con la loro terra d’origine. Hanno una valenza affettiva,
d’identità, economica e di coesione sociale”. “Per quanto riguarda gli emigrati
all’estero – prosegue il comunicato riportato dai quotidiani sardi – anche qui
c’è una buona dose di demagogia: saranno esonerati solo quella parte ristretta
che opta per la scelta di votare in Sardegna. Ma ciò è in contraddizione con il
diritto di voto per eleggere nei collegi esteri deputati e senatori al
Parlamento italiano”. Si tratta di una problematica che rischia di mettere a
dura prova il già travagliato percorso che l’amministrazione del patron di
Tiscali sta percorrendo. Colpire le seconde case al mare significa andare ad
intaccare le residenze estive dei sardi all’estero che sono il 65% del totale.
“Ci si rende conto che in quel 35% delle case tassate, tolte le case dei non
residenti, (e anche quelli non li si deve costringere a scappare) la maggior
parte sono degli emigrati e fra questi, una grandissima parte ha un reddito da
operai, impiegati dello Stato o da servitori nei corpi di polizia?”, chiedono
polemicamente i rappresentanti degli isolani.

“Perché non è stato accettato neanche l’emendamento sulla
gradualità della tassazione che è un principio costituzionale, a seconda del
reddito? – proseguono – E’ scontato che neanche i sardi residenti sono nelle
condizioni degli anni ‘50. I sardi si sono inseriti con duro lavoro nelle
società dove vivono. Ciò è avvenuto solo con i sacrifici del lavoro. Che dire
poi di quelli più sfortunati, nelle aree minerarie in crisi, nel Belgio o in
Francia? Se non sono morti di silicosi, dovranno pagare la tassa sulla casa
ereditata dalla famiglia e se la venderanno saranno puniti con una tassa del
20% sul ricavato”. “Come si è potuti arrivare a perdere la cognizione minima di
chi sono e cosa rappresentano oggi i 600mila emigrati sardi? – conclude
amaramente la nota che aprirà sicuramente ad una serie di dibattiti.

 

 

Usa: scomparso a Gloucester il primo sindaco
italoamericano

 

(9colonne Atg)
GLOUCESTER – E’ scomparso nei giorni scorsi, all’età di 90 anni, Joe Grillo, il
primo sindaco italo-americano della cittadina statunitense di Gloucester, con
un mandato che risale al 1953-54, facendo poi parte anche del Consiglio
cittadino dal 1963 al 1965 e del Comitato scolastico per due mandati nel 1948 e
nel 1952. Da sempre nei cuori dei cittadini, Grillo nacque in una famiglia
italiana emigrata negli Stati Uniti, laureato all’Università della
Pennsylvania, ha iniziato a lavorare come insegnante d’inglese presso il Liceo
di Gloucester. “Era un gran giocherellone – ricorda la figlia Paula – era
gentile con un grande senso dell’umorismo. Questo era uno suoi doni più grandi,
faceva sempre sentire le persone a loro agio e non parlava mai a vanvera”. La
figlia Paula racconta inoltre che il desiderio maggiore del padre era quello di
aiutare gli studenti, soprattutto quelli italici, ad imparare l’inglese,
facendo tesoro della sua esperienza di figlio di emigranti italiani, che ha
dovuto imparare l’inglese di sana pianta, dal momento che parlava solo
italiano. Molti di coloro che oggi guidano l’amministrazione della cittadina
americana, sono stati in passato allievi di Grillo. Come sindaco è stato molto
amato dai suoi concittadini, primo sindaco di origini italiane, cosa che, come
lui stesso raccontava, non gli rese certamente le cose più facili.

 

 

Svizzera: iniziative per il bicentenario della nascita
di Garibaldi

 

(9colonne Atg)
CHIASSO – A seguito e come risultato di numerose riunioni di coordinamento con
i cinque principali enti culturali italo-svizzeri è in corso di svolgimento un
programma di manifestazioni commemorative del bicentenario della nascita di
Giuseppe Garibaldi. La prima, a cura del Circolo “Cultura, insieme” di Chiasso,
si è svolta a Chiasso il 15 marzo scorso ed è consistita in una conferenza dei
professori Annita Garibaldi Jallet ed Arturo Colombo sul tema: “Esperienze e
passioni di Giuseppe Garibaldi”. La seconda, a cura dell’Associazione Carlo
Cattaneo, si è svolta l’8 maggio scorso nella sala-teatro del consolato generale
ed ha consistito in una presentazione ed introduzione su “Le presenze di
Garibaldi in Ticino. Alcuni cenni fra storia e cronaca” da parte del dr.
Giovanni Staffieri, grande collezionista ticinese di cimeli garibaldini alcuni
dei quali sono stati esposti nella circostanza. E’ seguita un’azione scenica
intitolata “Processo a Garibaldi” nel corso della quale sei attori hanno messo
in scena un immaginario processo a Garibaldi incentrato sulla spedizione dei
Mille. I prossimi eventi prevedono il 4 luglio prossimo, anniversario della
nascita, una manifestazione organizzata dall’Associazione “Amici della
Scala” che si svolgerà nella Sala-teatro del Consolato di Lugano; il 20
settembre prossimo a Locarno una manifestazione organizzata dalla sezione locale
della “Società Dante Alighieri”; il 10 ottobre prossimo un convegno su
Garibaldi organizzato dalla “Società Dante Alighieri” di Lugano che si terrà
nella sala-teatro del consolato.

 

 

Associazioni: a ottobre missione dell’Abm in America
Latina

 

(9colonne Atg) BELLUNO
– L’Associazione Bellunesi nel Mondo (Abm), in seno all’impegno profuso,
durante tutti questi anni, nei confronti delle comunità dei corregionali
all’estero, ha fissato, a partire dal 10 fino al 24 ottobre, una nuova missione
che la porterà in quattro Paesi dell’America Latina: Cile, Argentina, Paraguay
e Brasile. Un itinerario ricco di mete interessanti quello che attende la
delegazione bellunese, con tappe mirate a scoperte particolari: il transito in
pullman dal Cile all’Argentina ad esempio, attraverso le Ande e il Passo
dell’Inca, ai piedi degli oltre seimila metri della cima dell’Aconcagua, fino a
Mendoza; e ancora, dai vigneti di Mendoza alle riduzioni gesuitiche del
Paraguay, puntando verso il Brasile con sosta alla meraviglia naturale delle cascate
di Iguassu, le più estese del mondo; quindi giù verso il sud del Brasile da
Curitiba, una metropoli “europea” di due milioni di abitanti, visitando
Joinville, nella quale il bellunese Moacir Bogo ha costruito Piazza Italia;
sosta poi a Florianopolis con le sue 45 spiaggie, fino a a Laguna, città natale
di Anita Garibaldi nel bicentenario della nascita dell’”Eroe dei Due Mondi”,
poi ancora giù verso Criciuma, Sideropolis (ex Nova Beluno), Nuova Venezia
(alla locale Famiglia Abm alla quale verrà consegnato il gonfalone della
Provincia di Belluno), per sostare infine a Urussanga, gemellata da 15 anni con
Longarone. La trasferta sudamericana dell’Associazione Bellunese nel Mondo vede
la collaborazione dell’Agenzia Grizzly Viaggi di Belluno, che ne cura l’organizzazione
tecnica.

 

 

Australia: “Serata al cinema” per gli
emiliano-romagnoli di Perth

 

(9colonne Atg)
PERTH – L’Associazione Emilia Romagna di Western Australia, con sede a Perth,
ha da poco concluso la manifestazione “Serata al Cinema”, organizzata per far
conoscere e apprezzare il cinema italiano a corregionali e amici australiani.
Il film proposto è stato “La
Tigre
e la Neve“,
ultimo lavoro del premio Oscar Roberto Benigni, il quale racconta la storia di
Attilio, poeta innamorato della poesia e della bella Vittoria, che però non
corrisponde al suo amore. Per conquistarla, Attilio non esiterà a cacciarsi
nelle situazioni più assurde e più comiche che porteranno la sfortunata coppia
in Iraq, proprio all’inizio del conflitto con gli americani. Attilio, senza
conoscere una sola parola di arabo, inizia la sua guerra personale armato solo
di poesia. L’associazione del Western Australia, tra le varie attività sociali
organizza anche serate culinarie, come “Sapori dell’Emilia Romagna”, che ha
chiamato a raccolta molte persone, entusiaste di conoscere e degustare i piatti
tipici regionali.

 

 

Speciale Tfr

 

Tfr: 6700 spot in tv, ma 3
lavoratori su 4 non hanno deciso

 

(9colonne Atg)
ROMA – Oltre 6.700 spot televisivi sui network nazionali e locali, 11.700 spot
radiofonici, 4.230 messaggi nelle grandi stazioni, negli aeroporti e nei
cinema, un sito dedicato e un call center a cui sono pervenute 90 mila
chiamate, soprattutto di uomini (62,89 per cento), lavoratori privati (71,53
per cento), tra i 35 e i 54 anni dell’Italia settentrionale (33,63 per cento).
Ma, secondo il ministro del Lavoro Cesare Damiano, tre persone su quattro
devono ancora decidere che cosa fare del proprio Tfr. A fornire le cifre della
campagna informativa sul Tfr è stato, il 16 maggio a Roma, Paolo Peluffo, capo
dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei
ministri, che ha preso parte alla conferenza stampa di presentazione
dell’ultima fase della massiccia campagna messa in atto per informare i
cittadini sulla riforma. Finora i messaggi del ministero hanno raggiunto il 60
per cento della popolazione e il 70 per cento del target (i lavoratori
dipendenti di aziende private chiamati a scegliere entro il 30 giugno prossimo
la destinazione del proprio trattamento di fine rapporto). “Questo significa –
ha precisato Peluffo – che c’è ancora un piccolo passo da fare”. La campagna
pubblicitaria in atto, che comprende anche prodotti editoriali e brochure
informative, rappresenta il primo esempio di campagna pubblica che è stata
monitorata con strumenti di valutazione qualitativa e quantitativa dal primo
momento e lo sarà fino all’ultimo.

Da alcuni mesi, infatti, Gfk Eurisko sta tenendo d’occhio,
con cadenza settimanale, gli effetti della campagna Tfr promossa dalla
presidenza del Consiglio e dal ministero del Lavoro sull’opinione pubblica
italiana, attraverso un campione rappresentativo di tutti i parametri di sesso,
età, area geografica, ampiezza del centro di residenza, istruzione e
professione. Dai risultati del monitoraggio, che andrà avanti fino a giugno,
emerge che più del 60 per cento della popolazione ha visto in tv e sentito per
radio la campagna informativa. Il dato sale a quasi il 70 per cento presso il
segmento della popolazione direttamente interessato al problema. La metà circa
della popolazione e il 70 per cento dei dipendenti di aziende private mostrano
inoltre di avere conoscenze approfondite sull’alternativa fra cui scegliere e
il termine di tempo entro cui effettuare la scelta. L’89 per cento ritiene
utile la campagna attuata dal governo: secondo Gfk Eurisko la programmazione
della comunicazione sul Tfr da marzo a oggi ha avuto il merito di aver tenuto
molto elevate attenzione e conoscenza sul tema, migliorandone i livelli di
circa il 10 per cento. Secondo il sondaggio chi si è già orientato pare più
propenso a lasciare il proprio Tfr presso il datore di lavoro che a trasferirlo
a un fondo privato (48 contro 30 per cento). La comunicazione sembra sino a ora
aver ridotto il margine di incertezza ma non aver influito sull’una o
sull’altra direzione.

 

 

Tfr: parte la terza fase
della campagna di comunicazione

 

(9colonne Atg)
ROMA – Cinque spot che ricordano l’ambientazione della famosa sit-com “Camera
cafè” e che portano la firma del regista Ferzan Ozpetek: è questo il “punto
forte” della terza fase della campagna di comunicazione su una scelta
consapevole per il Tfr. Il progetto comunicativo, che prevede anche
cartellonistrica e spot radiofonici, è stato ideato dall’Agenzia Armando Testa
ed è caratterizzato dallo slogan “Tfr. L’importanza di scegliere ora”. “Ci è
piaciuto immaginare – ha detto Maurizio Sala, vicepresidente del gruppo,
spiegando il registro stilistico scelto – che davanti a tantissime macchinette
del caffé delle aziende italiane in questi giorni si parli proprio di questo.
In questo ideale palcoscenico che raffigura il mondo del lavoro – ha aggiunto –
si muovono persone semplici, piacevoli, umane, con dialoghi quotidiani”. Dopo
il ringraziamento alla Magnolia produzioni, che ha consentito ai creativi di
ispirarsi al noto format televisivo, Sala ha spiegato che “in questo modo siamo
potuti entrare direttamente nel mondo del lavoro” e che “non c’è niente di più
della macchinetta del caffé come luogo di adunata e di scambio di opinioni fra
colleghi”. Basandosi sul monitoraggio dei risultati raggiunti dalle precedenti
fasi della campagna, l’Armando Testa ha voluto dedicare “una particolare
attenzione alcuni target: le donne, i giovani e, in ambito territoriale, le
persone del Centro-Sud che – spiega il vice presidente – risultavano
leggermente meno consapevoli del problema. Partendo da questa base abbiamo
innestato un progetto di comunicazione abbastanza articolato che devo dire,
nell’arco di pochi sport, risulta puntuale, preciso e approfondito”.

Dietro la macchina da presa il noto regista de “La finestra
di fronte” e “Saturno Contro”, Ferzan Ozpetek che ammette di essersi “molto
divertito” a lavorare “con tanti attori e tutti bravissimi”. “La creatività mi
piaceva molto – dice – ed è per questo che ho accettato volentieri di
partecipare al progetto”. Il regista turco ammette candidamente che prima di
affrontare quest’avventura non sapeva neanche cosa significasse Tfr. “Poi ho
fatto un sondaggio tra gli amici – racconta – tre le persone, al bar di campo
dei Fiori ed ho scoperto che su dieci, in cinque o sei sapevano esattamente di
cosa parlavo. Ecco, con questi spot spiegheremo ai restanti quattro o cinque
l’importanza di questa scelta”. Indubbiamente divertenti, gli sketch partono
con l’illustrare l’importanza di una scelta (“Devi solo scegliere quello che è
più buono per te… come il caffé”), spiegano le opzioni (“Non hai letto nulla
sui fondi? Ho letto i fondi del caffé non è uguale?. Ma no, ci sono i fondi
aperti, i fondi negoziali(…). E’facile”) ed ancora, sottolineano i benefici
dell’adesione alla previdenza complementare (“… e la chiamano previdenza
complementare. Perchè come la vorresti chiamare? Provvidenza complementare”) ma
anche l’urgenza (… ma per il Tfr hai deciso? Guarda che hai tempo fino al 30
giugno?.. il Tfr? Ma ora che ora è?) fino a concludersi con il simpatico spot
che vede un dipendente giovane chiedere alla collega più anziana “hai pensato
alla pensione?” per ritrovarsi insultato (“cafone”) e colpito da uno schiaffo.
“Io questi spot li trovo splendidi – ha detto il ministro del Lavoro, Cesare
Damiano – primo perchè sono ambientati in un luogo di lavoro e poi perchè ci
sono i giovani. I giovani sono molto importanti per noi, è un target al quale
noi guardiamo con grande attenzione”.

 

 

Ozpetek: gli spot serviranno
solo a spiegare bene la riforma

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Questi spot serviranno a spiegare bene la riforma e, spero, a far
capire tutto quello che c’è da capire”. Lo ha detto Ferzan Ozpetek, il
regista dei video promozionali girati nell’ambito della terza fase della
campagna pubblicitaria organizzata dalla presidenza del Consiglio dei ministri
e dal ministero del Lavoro e della Previdenza sociale sulla riforma del Tfr.
“Prima di girare questi spot – ha ammesso il regista di ‘Saturno contro’
durante la presentazione in corso di svolgimento a palazzo Venezia a Roma – non
sapevo nulla del Tfr. Mi è piaciuta subito l’idea di lavorare con creatività su
questo tema, e anche quella di lavorare con molti attori, e ho trovato il
format molto bello. Prima di iniziare a girare ho fatto un piccolo test,
chiedendo a tutte le persone che conoscevo se sapessero cosa fosse il Tfr.
Molti lo sapevano, ma altrettanti non erano a conoscenza di cosa sarebbe
successo alla scadenza del 30 giugno. Ora – ha concluso Ozpetek – sono
cosciente della necessità di informare la gente sulla riforma del Tfr”.

 

 

Tfr, Damiano: “Confermo
l’obiettivo, portare l’adesione al 40%”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Confermo il mio obiettivo: portare l’adesione ai fondi dal 13% al 40%
in un solo anno. E’ un obiettivo molto ambizioso, che verificheremo al 31
dicembre, ma io sono davvero ottimista”. Così il ministro del Lavoro, Cesare
Damiano, nel corso della conferenza stampa di presentazione della terza fase
della campagna di informazione sulla riforma del Tfr. “Ovviamente – ha detto -,
al di là di questa nostra importante campagna, mi auguro che scendano in campo
tutti coloro che sono interessati a fare della previdenza complementare un
elemento di forza”. Dopo aver ricordato che “quando si parla di trattamento di
fine rapporto si parla di un flusso di risorse pari a 19 miliardi di euro ogni
anno”, Damiano ha detto che lo scopo della “comunicazione” è quello di
“incentivare le persone a fare una scelta consapevole”. “Ora – ha spiegato –
siamo arrivato alla fase più ‘alta’, più significativa, anche perchè coincide
con quello che noi abbiamo definito il tempo della scelta. Noi ci auguriamo che
questa ultima fase della campagna ci consenta di dare uno strappo finale”. “I
dati che abbiamo – ha aggiunto Damiano – sono dati importanti, confortanti,
perchè l’adesione ai fondi, soprattutto ai fondi negoziali, va ad una velocità
decisamente superiore agli anni precedenti. Però è anche vero che 3 persone su
4 devono ancora decidere: noi ci auguriamo che soprattutto i giovani aderiscano
ai fondi pensione perchè pensare al futuro vuol dire sapere che accanto alla
pensione pubblica, che è il pilastro centrale, c’è una pensione complementare
che è un aiuto ad avere un risultato pensionistico degno di questo nome”.

 

 

Tfr, Puglia: incontri sulla
riforma organizzati da Confapi

 

(9colonne Atg)
FOGGIA – La Formapi,
l’ente formativo della Confapi (Confederazione Italiana della Piccola e Media
Industria) organizza in Puglia due sabati dedicati all’informazione sulla
riforma del Tfr. Gli incontri, gratuiti e ad accesso libero, si terranno presso
la sede locale nella Zona Industriale P.I.P di Manfredonia Lotto 43, con inizio
alle 16. “Vogliamo fornire ai datori di lavoro e ai lavoratori – si legge
nell’invito – le conoscenze necessarie per affrontare al meglio la scadenza del
30 giugno e parimenti fornire un’occasione di incontro e confronto, a diversi
livelli, sulla riforma”.

 

 

In Valle d’Aosta campagna
informativa per operai forestali

 

(9colonne Atg)
AOSTA – Fai-Cisl, Cgil-Flai, Savt e Uila-Uil hanno organizzato in Valle d’Aosta
una campagna informativa rivolta agli operai forestali sulla destinazione del
Tfr e sull’adesione ai fondi di previdenza complementare. A partire da lunedì
21 maggio è in programma una serie di incontri sul territorio della regione. Le
assemblee, che si terranno lunedì 21 maggio a Chatillon, mercoledì 23 maggio a
Verres, venerdì 25 maggio a Morgex, lunedì 28 maggio ad Aosta e giovedì 31
maggio a Villeneuve serviranno anche a fare il punto sulla contrattazione di
settore e sul rinnovo del contratto integrativo.

 

 

Tfr: passo avanti per
l’estensione della riforma agli statali

 

(9colonne Atg)
ROMA – L’estensione della previdenza integrativa anche nel pubblico impiego ha
fatto oggi un altro passo avanti. I sindacati e l’Aran hanno infatti
sottoscritto in via definitiva l’accordo raggiunto lo scorso marzo per
l’istituzione del Fondo di previdenza integrativa per oltre un milione 200 mila
dipendenti di enti locali e sanità. L’accordo aveva ricevuto il via libera
della Corte dei Conti.

 

 

Operativo il fondo dei
lavoratori comparto logistica

 

(9colonne Atg)
ROMA – E’ operativo da oggi Previlog, il fondo pensione nazionale di previdenza
complementare per i lavoratori della logistica, trasporto merci e spedizione,
agenzie marittime raccomandatarie e mediatori marittimi, porti, autoscuole e
studi di consulenza automobilistica. Il fondo è stato autorizzato all’esercizio
dell’attività ed è iscritto all’albo dei fondi negoziali al numero 158. Può
raccogliere nuove adesioni, anche con riferimento al finanziamento tramite
conferimento del Tfr.

 

 

A Imperia affollata
assemblea Confindustria-Università

 

(9colonne Atg)
IMPERIA – Grande affluenza di pubblico al convegno sul tfr e sulla previdenza
complementare organizzato da Confindustria Imperia in collaborazione con
l’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro, l’Università di Genova, il
Banco San Giorgio e il Gruppo Toro Assicurazioni. Gli interventi dei relatori
di Confindustria e dei Consulenti del Lavoro hanno evidenziato le principali
problematiche legate all’anticipo della riforma e ai dubbi che ancora
sussistono su alcuni aspetti soprattutto relativi alle modalità di
finanziamento delle forme pensionistiche complementari. I rappresentanti del
mondo bancario e assicurativo hanno invece analizzato la fiscalità connessa
alla previdenza complementare e le modalità per le aziende di poter stipulare
accordi aziendali per la destinazione del Tfr. Significativa la presenza
dell’Università di Genova, sempre attenta alle problematiche delle imprese e
del territorio ligure.

 

 

Tassazione Tfr: il
fallimento non cambia le regole

 

(9colonne Atg)
ROMA – La tassazione del Tfr non risente in alcun modo della situazione di
crisi dell’azienda. Le disposizioni contenute nell’articolo 19 del Tuir non si
piegano a situazioni fuori dall’ordinario, quale può essere il fallimento.
Potrebbe sintetizzarsi così il contenuto della risoluzione n. 95/E, riassunto
da Fisco Oggi, con la quale l’Amministrazione finanziaria ha dato soluzione a un
quesito concernente, per l’appunto, l’applicazione e il versamento, da parte
del curatore fallimentare e del commissario liquidatore, delle ritenute sulle
somme da corrispondersi a titolo di indennità sostitutiva di preavviso e di
trattamento fine rapporto.

 

 

Tfr: gli industriali di
Varese realizzano un dvd per le imprese

 

(9colonne Atg)
VARESE – L’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, attraverso la
propria società di servizi, ha realizzato un Dvd per facilitare la comprensione
delle possibili opzioni relative all’impiego del trattamento di fine rapporto
per la previdenza complementare. Mi risulta che la nostra Unione Industriali –
ha detto il direttore Vittorio Gandini – sia la prima in Italia a fare uso di
un supporto multimediale per fornire informazioni su questa vicenda che
interessa in primo luogo i lavoratori e, di riflesso, le imprese per i
conseguenti adempimenti che fanno carico ai datori di lavoro”. Più di 1.400 i
Dvd in preparazione, che saranno consegnati prossimamente alle imprese associate.

 

 

Tfr: Intesa Sanpaolo
finanzia le imprese lombarde

 

(9colonne Atg)
MILANO – Intesa Sanpaolo ha siglato con Assolombarda un accordo che prevede
nuove linee di credito denominate “Finanziamento Tfr” che andranno a
coprire fino al 100% delle quote di Tfr maturando previste in uscita dalle
aziende con almeno 50 dipendenti nei prossimi tre anni. L’accordo è stato
presentato nei giorni scorsi a Milano nel corso di un dibattito svoltosi nella
sede dell’Associazione industriali.

 

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