Giovedì 21 Giugno 2007 – Anno XII – Numero 26 – Direttore
Questo
notiziario viene inviato a tutti gli utenti indicati dalla DGIEPM del Ministero
degli Esteri quale servizio
informativo offerto ai media in lingua italiana operanti all’estero
SOMMARIO:
1 Attualità
8 Economia
11 Società
14 Sport
15 Europa
18 Regioni
24 Italiani nel Mondo
42 Speciale Tfr
Attualità
Walter Veltroni verso la leadership del Partito
democratico
(
ROMA – Definite le regole, è già partita la corsa per la leadership del Pd. Con
il passare delle ore appare sempre più chiaro che molto, in questo senso,
dipenderà dalle scelte del sindaco di Roma Walter Veltroni. Leader designato
del popolo del Pd (un recente sondaggio promosso dal quotidiano “
assegnava il 45% delle preferenze in una rosa di oltre dieci potenziali
leader), l’ex-vicepresidente del Consiglio, già segretario dei Ds, sta trovando
progressivamente crescenti consensi anche all’interno della dirigenza stessa di
quello che sarà il nuovo soggetto unitario dei riformisti. E anche altri
potenziali candidati cominciano ad esprimersi in termini decisamente positivi
riguardo ad un’eventuale corsa di Veltroni alla testa del Pd. Il 19 giugno il
primo a manifestare il suo appoggio al sindaco di Roma era stato il capogruppo
dell’Ulivo alla Camera Dario Franceschini. “Se Walter Veltroni decide di
candidarsi a segretario dei Pd io lo voto”, diceva l’esponente della
Margherita. Lo stesso giorno poi, un’altra, non meno inaspettata,
“dichiarazione di voto”. Massimo D’Alema, ospite alla trasmissione
“Ballarò”, ha dapprima escluso una sua candidatura (“il mio
attuale incarico non è compatibile con quello della guida del Pd, per cui non
mi candiderò”, ha risposto il ministro degli Esteri alla domanda del
conduttore della trasmissione) e poi apertamente appoggiato quella eventuale di
Veltroni. “Walter è un potenziale candidato alla segreteria del Pd, ma
anche alla guida del governo del Paese, che forse è qualcosa persino di più
importante che essere il segretario dei Partito democratico”. Se il 19
giugno i due dirigenti si erano espressi a livello apparentemente personale,
oggi è arrivata l’ammissione pubblica di Piero Fassino, segretario dei Ds, che
assicura il sostegno del suo partito alla candidatura del primo cittadino della
capitale.
“In questo momento – dice Fassino a margine di un
incontro avuto a Confcommercio – Veltroni sta riflettendo: io mi auguro che
risolva i suoi dubbi e che scelga di candidarsi. Sarebbe naturalmente sostenuto
da tutti i Ds con grande convinzione, ma attorno a lui si potrebbe raccogliere
un consenso politico e sociale molto ampio in tutta la società italiana”.
Una richiesta di candidatura in tutta regola, dunque. Che giunge dopo alcuni
incontri che si sono svolti tra i dirigenti diessini dopo che la riunione del
Comitato 14 ottobre aveva stabilito le regole per l’elezione del segretario del
Pd. Regole che, per la verità, avevano sollevato più di un dubbio all’interno
di alcuni dei 45 membri del comitato. I più scettici, dopo la riunione di
piazza Santi Apostoli tenutasi l’altro ieri, erano il ministro della Famiglia
Rosy Bindi e proprio Walter Veltroni, che si era detto dubbioso sul fatto che
le modalità stabilite potessero realmente innescare una competizione virtuosa
tra i potenziali leader, e preoccupato dalle tentazioni egemoniche di Ds e
Margherita. Forse il sindaco di Roma non si aspettava tali pressioni, e quindi,
dopo che fino a ieri veniva esclusa una sua candidatura, ora ci sta pensando.
Goffredo Bettini, deus ex machina dei Ds romani, e figura molto vicina a
Veltroni, suggerisce di “non perdere questo treno, perché nessuno sa se
ripasserà”. Il primo cittadino sta riflettendo sulle diverse possibilità,
tra le quali c’è anche quella di lasciare il Campidoglio. Difficilmente,
infatti l’impegno di prendere la guida di una partito da costruire e da seguire
quotidianamente sarebbe conciliabile con l’altrettanto impegno di
amministrazione della capitale.
C’è poi la questione del dualismo tra leader del Pd e
prossimo candidato premier a tenere banco. A fornire un assist a Veltroni, in
questo senso, è stata Anna Finocchiaro. In un’intervista a “
diessina dice che “non sta scritto da nessuna parte che il segretario del Pd
non possa candidarsi alla presidenza del Consiglio”. La capogruppo dell’Ulivo
al Senato ha confermato sulle colonne del quotidiano torinese la sua intenzione
di candidarsi alla guida del Pd, forte di una largo consenso popolare che è
andata conquistandosi in questi mesi. “I candidabili sono molti, e tra questi
ci sono anch’io. Serve un consenso largo – sottolinea – e occorre che qualcuno
faccia un passo avanti, e magari che qualcun altro faccia un passo indietro.
Soprattutto, non deve essere una guerra tra candidati”. Quanto alla candidatura
di Veltroni, Finocchiaro è meno entusiasta dei suoi colleghi, almeno a parole.
“Chi vuole, a cominciare dal sindaco di Roma, può presentarsi”. Che sia
alternativa alla candidatura di Veltroni? Di sicuro lo è per i lettori di
“Repubblica”, che nel già citato sondaggio gli assegnavano un 11% di
preferenze, seconda solo al primo cittadino della capitale. Dopo le parole di
Fassino, comunque, le pressioni per una candidatura di Veltroni, si sono fatte
sempre più insistenti, e coinvolgono sia esponenti dei Ds che della Margherita.
“Veltroni è una personalità che riscuote la fiducia di gran parte della società
italiana, che magari non vota centrosinistra ma lo stima per il lavoro di
sindaco. Se lui decidesse di impegnarsi nel Pd sarebbe una cosa molto positiva
per il Paese”, dice Luciano Violante. Rosy Bindi, ministro della Famiglia
afferma che “nel caso Veltroni si candidasse farò una lista per sostenerlo,
altrimenti accetterò la richiesta di amici ed elettori che mi incoraggiano a
candidarmi”. Emblematico il commento del ministro dell’Istruzione Giuseppe
Fioroni, che, nel giorno dello svolgimento della prova di maturità, cita Dante
per rendere l’idea cosa significasse una candidatura di Veltroni: “al fine
uscimmo a riveder le stelle”.
(
KABUL – Finalmente libero Rahmatullah Hanefi. Tenuto prigioniero per tre mesi
dai servizi di sicurezza afgani, il responsabile dell’ospedale di Emergency a
Lashkargah e mediatore nel sequestro di Daniele Mastrogiacomo ha lasciato alle
16 del 19 giugno, le 13.30 ora italiana, il carcere Investigation Department 17
a Kabul. A confermarlo è stato il sito di Peacereporter, legato a Emergency. Ad
attenderlo il fondatore dell’organizzazione Gino Strada. “Sono vivo” ha detto
Hanefi in lingua pashtu, e “sto bene” ha aggiunto poi in italiano. Poco dopo una
telefonata alla moglie che non sentiva da tre mesi. Per il momento Hanefi ha
potuto riposare in una delle abitazioni degli amici e colleghi di Emergency a
Kabul. “Questa è una bellissima giornata, una giornata di festa, non solo per
Rahmat ed Emergency, ma anche, credo, per moltissimi afgani e moltissimi
italiani”, ha commentato Gino Strada. Il collaboratore dell’organizzazione
umanitaria fu arrestato il 20 marzo scorso, proprio il giorno seguente alla
liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. L’accusa dei servizi segreti
afgani era di coinvolgimento nel rapimento dell’inviato di Repubblica per la
cui liberazione aveva svolto il ruolo di mediatore.
Più volte la famiglia di Hanefi aveva chiesto al governo
italiano di intervenire per il rilascio di Rahmatullah, così come dure furono
le polemiche tra Emergency e il governo accusato di “reticenza” per non aver
risposto alle illazioni afgane sulla complicità tra l’organizzazione e
al-Qaeda. In seguito alle polemiche l’organizzazione decise il 26 aprile di
chiudere gli ospedali di Kabul, del Panjshir e di Lashkargah. Intanto si
mobilitava il mondo dell’informazione e della cultura. Manifestazioni sono
state organizzate dall’associazione di Emergency. Alla fine di maggio
presentare tutte le prove contro Hanefi e in caso contrario a scarcerarlo
mentre Ettore Sequi, l’ambasciatore italiano in Afghanistan, incontrò Hanefi in
carcere sottolineando le provate condizioni fisiche del prigioniero. Finalmente
tre giorni fa Rahmatullah viene prosciolto da tutte le accuse di complicità con
i talebani. Immediatamente Strada raggiunge Kabul, mentre Hanefi passa un’altra
notte nell’ospedale della sicurezza afgana, dove era stato ricoverato per un
problema ai reni. Il 19 giugno, la liberazione. “Thank you italian people”,
grazie Italia, ha esclamato con felicità.
Ricucci, Berlusconi: “Su me e Letta solo sciocchezze”
(
ROMA – “Solo sciocchezze”. E’ tranciante il giudizio di Silvio Berlusconi sulle
notizie riportate da Repubblica, Corriere della Sera e Stampa, sulla scalata di
Stefano Ricucci a Rcs. I tre maggiori quotidiani italiani raccontavano il 17
giugno, attraverso i verbali degli interrogatori dell’immobiliarista romano ai
magistrati, di una sorta di “benedizione” che, nell’estate 2005, l’allora
presidente del Consiglio e il suo braccio destro Gianni Letta avrebbero dato
all’operazione,. “Il Corriere della Sera,
esercitarsi nel gossip, dopo aver invaso il campo riservato alle riviste
specializzate si spingono ormai fino alla spazzatura”. Il capo dell’opposizione
non esclude ora azioni legali: “Per me e per il mio amico e collaboratore
Gianni Letta mi sento di dare soltanto questa risposta: ‘Sciocchezze, solo
sciocchezze’. Saranno i legali a occuparsi di chi maliziosamente cerca di
travestire il nulla assoluto come fosse una notizia, la cui pubblicazione
comunque è vietata per legge”. Secondo il leader di Forza Italia, “c’è un grave
rischio che minaccia ormai da troppi anni la vita civile in Italia: questo
malvagio circuito di veleni, questo perverso intreccio tra certa magistratura e
certi settori della grande stampa che tanto male ha già provocato (io lo so per
esperienza diretta) e altro potrà provocare. Abbiamo il dovere di fermare
questo degrado: nel Parlamento sovrano, con l’accordo di tutti, nell’interesse
degli italiani e dell’Italia”. Gianni Letta, che, secondo quanto riferito da
Ricucci ai pm romani, lo avrebbe incoraggiato a proseguire la scalata a Rcs
seguendo la strada dell’alleanza con gli editori francesi di Lagardère,
smentisce su tutti i fronti.
“L’indagato come l’imputato – afferma l’ex sottosegretario
alla presidenza del Consiglio – ha anche il diritto di mentire. I millantatori
lo fanno per natura e, ovviamente, per interesse. Ma la verità è un’altra e per
fortuna non difficile da dimostrare”. Tre i punti sui quali si concentra la
replica di Letta. In primo luogo, spiega, “non ho mai incontrato il dottor
Ricucci né mai discusso con lui iniziative o progetti imprenditoriali”. “Non ho
quindi conosciuto, né seguito, né incoraggiato, né tanto meno ‘benedetto’ –
afferma l’ex sottosegretario come secondo punto – l’operazione Rcs, alla quale
sono sempre stato estraneo e distante”. Infine, ha affermato Letta, “ho fatto
di tutto (questo sì) perché estraneo e distante rimanesse sempre anche il
presidente Berlusconi, come in effetti è stato, anche a costo di deludere e
irritare chi avrebbe voluto il contrario”. “Tutto il resto – conclude Letta –
non mi riguarda e non mi tocca”. Ci sono anche altri politici chiamati in causa
da Ricucci negli interrogatori che riguardano l’operazione finanziaria Rcs: i
contatti con Romano Prodi, raggiunto da Ricucci attraverso Angelo Rovati, hanno
fatto parlare i tre quotidiani di un “immobiliarista bipartisan” intenzionato a
stringere accordi a 360 gradi per ottenere l’appoggio delle banche. “Non c’è
nessun coinvolgimento del centrodestra – sottolinea però il coordinatore di
Forza Italia, Sandro Bondi – e quindi non si può si può parlare di un
coinvolgimento bipartisan”. “Anche da queste nuove intercettazioni – aggiunge
Bondi – emerge un clima torbido”.
Il “clima torbido” delle ultime settimane, alimentato dalle
ultime notizie, fa intervenire anche il leader di Alleanza nazionale Gianfranco
Fini, che sottolinea: “La divulgazione dopo due anni delle dichiarazioni di
Ricucci – afferma Fini – rende sempre più lecito domandarsi il perché si sia
aperta una stagione di veleni, calunnie, falsità che colpisce a 360 gradi il
Sistema Italia, gettando nel tritacarne mediatico personalità come Francesco
Gaetano Caltagirone che rappresentano una imprenditoria credibile e
competitiva”. “Non amiamo dietrologie – aggiunge Fini – né teorie di complotti,
ma ci sembra indubbio che l’Italia è in una situazione che non avvantaggia se
non chi persegue interessi in conflitto con quelli nazionali”. Giuseppe
Giulietti, portavoce di Articolo 21, critica la reazione di Berlusconi contro
gli articoli “assai documentati, pubblicati oggi da tre dei più autorevoli
quotidiani italiani. Quando – ammonisce l’esponente dei Ds – alcuni giornali a
lui vicini o di sua proprietà gettarono fango sugli avversari (basti ricordare
il caso Telecom Serbia), non usò simili espressioni. Evidentemente, anche nel
campo della raccolta dei rifiuti (e non è certo il caso degli articoli usciti
oggi) Berlusconi ama solo la spazzatura di sua proprietà”.
Maturità: per la prova di italiano Dante e il
villaggio globale
(
ROMA – Dante, con l’XI canto del Paradiso, per l’analisi del testo; il
villaggio globale per il tema d’attualità; la fine del colonialismo moderno e
l’immigrazione in Europa per quello storico. Sono state queste le tre
principali tracce proposte per la prova scritta di italiano che il 20 giugno ha
sancito per circa mezzo milione di giovani l’inizio degli esami di Maturità. La
quarta tipologia di esame, la composizione di un saggio breve o di un articolo
di giornale, proponeva a sua volta un ventaglio di quattro sotto-proposte: i
luoghi dell’anima nella tradizione letteraria (ambito artistico-letterario), la
giustizia, il diritto e la legalità alla base della convivenza civile (ambito
socio-economico), il cammino italiano dalla dittatura alla Costituzione
repubblicana (ambito storico-politico) e la nascita della scienza moderna tra
“sensate esperienze” e “dimostrazioni certe” (ambito tecnico scientifico). Ogni
studente ha dovuto scegliere una di queste tracce e ha avuto a disposizione sei
ore per completare la prova. La proposta più inattesa è stata senza dubbio
quella relativa a Dante Alighieri, già uscito due anni fa: in particolare si è
chiesto all’esaminando di individuare nei versi in cui San Tommaso narra a
Dante la vita di San Francesco le parti della ricostruzione dell’evento:
l’ambiente geografico, la scena iniziale della dedizione di Francesco alla vita
religiosa e l’effetto di trascinamento sugli altri, con una parafrasi distinta
delle tre parti e con un commento in relazione “all’effetto di plasticità
e di realismo paesaggistico e alla frequenza dei nomi di luogo e dei termini
geografici e climatici”.
Per il tema di argomento storico, invece, la traccia
chiedeva al candidato di illustrare le conseguenze della colonizzazione nel
cosiddetto Terzo Mondo, soffermandosi sulle ragioni degli imponenti flussi di
immigrati nell’odierna Europa e sui nuovi scenari che si aprono nei rapporti
tra i popoli, partendo dalla premessa che la fine del colonialismo moderno e
l’avvento del neocolonialismo siano tra le principali cause di questi flussi
migratori nel vecchio continente. Era invece una frase di Giuseppe Tamburrano a
dare lo spunto per il tema di attualità: “L’industrializzazione ha distrutto il
villaggio, e l’uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle
megalopoli. La televisione ha ricostruito il ‘villaggio globale’ – scrive
Tamburrano – ma non c’è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel
borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i
fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatti della comunità”. La
traccia chiedeva allo studente di discutere l’affermazione citata, precisando
se in essa potesse essere ravvisato un senso di nostalgia per il passato o
l’esigenza, diffusa nella società contemporanea, di intessere un dialogo meno
formale con la comunità circostante.
Clima, Coldiretti: rischia la desertificazione un
terzo del territorio italiano
(
ROMA – Più di un terzo del territorio nazionale è sensibile al rischio
desertificazione anche per effetto dei cambiamenti climatici che in Italia si
stanno manifestando con sfasamenti stagionali e la più elevata frequenza di
eventi estremi che rappresentano una sfida epocale per la salvaguardia
dell’ambiente. E’ quanto afferma
della desertificazione promossa dalle Nazioni Unite (che si celebra ogni 17
giugno, in occasione dell’anniversario, nel 1994, della firma a Parigi della
Convenzione per combattere
nel sottolineare l’importanza di mantenere una agricoltura in grado di
salvaguardare la fertilità dei suoli. Le aree con sensibilità media o alta alla
desertificazione coprono – sottolinea
nazionale, ma sono addirittura in una situazione di criticità circa la metà del
territorio della Sardegna e della Calabria, secondo l’ultimo annuario dei dati
ambientali dell’Apat. Gli effetti del cambiamento climatico – continua
sentire nelle campagne con un significativo spostamento della zona di coltivazione
tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato a ridosso delle Alpi
e le prime arachidi raccolte nella pianura padana, la riduzione della riserva
idrica, l’aumento dell’erosione in zone collinari ed alluvioni in pianura,
anticipo di germogliamento per le piante coltivate, maggiore rischio per gelate
tardive, aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di
insetti, stress idrico delle piante. Una tendenza che – prosegue
anche modificare le condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei
salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini con il
conseguente rischio di estinzione del patrimonio record di prodotti tipici
nazionali che devono le proprie specifiche caratteristiche “essenzialmente o
esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio
alla combinazione di fattori naturali ed umani”.
“In gioco – precisa
superato i 20 miliardi di euro in valore e che registra primati mondiali nei
vini, nei prodotti a denominazione di origine e nelle specialità tradizionali.
Si tratta di processi – continua
per l’impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti
sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del
territorio”. Servono – prosegue
risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali del
piano irriguo nazionale previsto dalla finanziaria, campagne di informazione ed
educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di
sistemi di irrigazione a basso consumo ma anche ricerca ed innovazione per lo
sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico come il sorgo. Un impegno
che va accompagnato – conclude l’associazione di rappresentanza degli
agricoltori – da una maggiore decisione nel raggiungimento degli obiettivi
fissati per il nostro paese dal protocollo di Kyoto anche con lo sviluppo di
alternative energetiche come i biocarburanti ottenuti dalle coltivazioni
agricole, per ridurre l’impatto dei gas ad effetto serra dei combustibili
fossili.
Elettricità: dal governo semaforo verde alle
liberalizzazioni
(
ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge Bersani
sulla liberalizzazione del mercato elettrico. Dal 1° luglio, anche le famiglie
e le pmi (come già avviene per le grandi imprese) potranno scegliere a quale
fornitore di energia elettrica affidarsi senza incorrere in aggravi di costi. A
verificare la legittimità delle offerte proposte sul mercato e a tutelare gli
utenti ci sarà l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg), con funzioni
di regolamentazione e controllo. Il decreto legge interviene da un lato con
misure di tutela per fare in modo che chi vuole muoversi verso nuove offerte
possa farlo subito senza incorrere nel rischio di aumenti ingiustificati dei
prezzi e chi, invece, vuole rimanere con il proprio vecchio fornitore possa
farlo continuando ad avere le garanzie attuali fino a quando il processo di
liberalizzazione non sarà compiutamente realizzato. Agli altri clienti non
domestici che non scelgono un nuovo fornitore di energia elettrica e a chi
transitoriamente dovesse rimanere senza fornitore “è assicurato il servizio di
salvaguardia, a tutela della continuità della fornitura”.
L’autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) indicherà
condizioni standard di erogazione e prezzi di riferimento nelle forniture di
energia elettrica e del gas. I prezzi verranno fissati nella Borsa elettrica e
varieranno di ora in ora. Così anche le tariffe applicate dagli operatori alle
famiglie potranno oscillare durante la giornata. L’elettricità potrebbe costare
di meno nelle ore di basso utilizzo (di notte e nei fine settimana) e di più
durante il giorno, quando si registrano i picchi di utilizzo. L’indicazione
delle fonti da cui proviene l’energia, dovrà essere indicato in bolletta. Il
decreto prevede inoltre l’obbligo di separazione societaria tra l’attività di
vendita e quella della distribuzione per le società elettriche. Entro la fine
dell’estate, inoltre, il ministero dello Sviluppo economico completerà la
concertazione in corso con gli altri ministeri (Economia, Solidarietà sociale,
Salute, Famiglia) e chiederà il parere della Conferenza unificata sul decreto
interministeriale in modo da fornire all’Autorità per l’energia elettrica e il
gas i criteri in base ai quali riordinare l’attuale meccanismo di agevolazione
tariffaria a partire dal primo gennaio 2008.
I nuovi criteri di tutela individueranno le categorie di
soggetti in condizioni di svantaggio economico e sociale, mentre l’entità del
contributo potrà essere commisurata alla revisione del sistema tariffario per
le utenze domestiche, in corso presso l’Autorità per l’energia elettrica e il
gas, in modo da contenere l’impatto economico complessivo della manovra sulle
varie tipologie di consumatori, in considerazione dei livelli di consumo. Il
sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, durante la conferenza stampa
seguita alla riunione del Consiglio dei ministri, ha parlato di una
“liberalizzazione importante, un modo soprattutto per far abbassare
ulteriormente le tariffe perché crediamo che l’energia elettrica costi troppo”.
Il decreto legge approvato oggi è, ha aggiunto Letta, “un grosso passo avanti
per la libertà di scelta dei singoli cittadini”. Secondo il ministro Pierluigi
Bersani tutti andranno a star meglio: “L’impianto riformatore del processo di
completa liberalizzazione del mercato elettrico – ha affermato il ministro –
resta comunque affidato al disegno di legge delega in discussione al Senato. Mi
auguro – conclude – che venga approvato presto”.
Jesolo: conto alla rovescia per l’elezione della più
bella italiana nel mondo
(
VENEZIA – Massimo Giletti è arrivato a Jesolo il 20 giugno, e subito si è
preparato al debutto tra le miss. “Mi piacerebbe scoprire chi sono realmente le
ragazze che partecipano a Miss Italia nel Mondo e fare di ognuna un ritratto vero,
che va oltre il loro aspetto fisico”, dice il conduttore, che sarà affiancato
da Eleonora Daniele alla guida della finale del concorso, in diretta da Jesolo
il 25 giugno in prima serata su Raiuno. “Sarà interessante anche verificare che
cosa c’è, se c’è, in loro di italiano – aggiunge Giletti, che il 21 mattina ha
incontrato per la prima volta le 50 miss – qual è il legame con il loro
bisnonno o con un familiare che ha lasciato il nostro Paese tanti anni fa.
Questo sentimento deve emergere, deve venire fuori. E non è un racconto da
poco. Sotto questo aspetto, il concorso è un’occasione strordinaria per
interpretare il carattere di ragazze che hanno in comune le origini italiane,
quasi un caso, un fenomeno abbastanza singolare”. Oltre a Giletti, il 20 giugno
è arrivato anche Simone Di Pasquale, popolare insegnante di danza a “Ballando
con le stelle”, che accompagnerà le concorrenti sulle note di un tango eseguito
dal vivo dall’orchestra diretta dal giovane maestro Emanuele Friello, altra
novità del concorso. Nello stesso sensuale ballo sarà impegnata anche Miss
Italia Claudia Andreatti, ospite della serata insieme a Karina Michelin, Miss
Italia nel Mondo 2006, che cederà la corona alla nuova eletta, scelta dal
pubblico da casa e da una giuria presieduta da Christian De Sica.
Il ballo è una delle novità di questa edizione di Miss
Italia nel Mondo, molto incentrata sulla musica. Per la prima volta le
candidate sono impegnate in un vero e proprio master di spettacolo, con corsi
quotidiani di canto e ballo. L’entusiasmo accompagna ogni momento della
giornata delle miss, tutte animate dalla voglia di conoscere qualcosa in più
dell’Italia e di fare bella figura nel nostro Paese e davanti ai loro
connazionali, che potranno seguire la finale di Miss Italia nel Mondo da ogni
continente tramite Rai International. Saranno motivi celebri come “That’s
amore” e l’Inno di Mameli a sottolineare i momenti clou della serata, con
qualche sorpresa. Ospiti musicali saranno Miguel Bosè, che con la sua “Si tu no
vuelves” domina le classifiche di mezzo mondo, e Little Tony. L’altro
ingrediente fondamentale dello spettacolo è la moda, a cura di Sasch, main
sponsor del concorso internazionale. Sasch ha preparato per le ragazze più
soluzioni di abbigliamento per i diversi momenti della serata: abiti corti
stile impero in sei colori pastello che rispecchiano e omaggiano i continenti,
abitini in jeans, minigonne lurex e jeans lurex abbinati a canotte e maglie da
marinarette (in versione chic) a righe orizzontali rosse. Per la volata finale,
le ultime cinque miss rimaste in gara indossano un abitino da sera stampato con
una fantasia floreale black & white.
Miss Italia nel mondo: tutti i numeri del concorso
(
VENEZIA –
Veneto
Miss Italia nel Mondo, e ha scelto Jesolo dove un anno fa si sono svolte le
Prefinali nazionali di Miss Italia. Le 16 edizioni precedenti si erano sempre
tenute a Salsomaggiore.
Regioni italiane di provenienza: Delle 50 candidate, 9 sono
di origini siciliane; 7 del Veneto; 6 dell’Abruzzo; 5 della Puglia, della
Campania e del Piemonte; 4 della Liguria; 3 della Lombardia, delle Marche e del
Lazio; due del Friuli Venezia Giulia e della Calabria; una del Trentino e
dell’Umbria. Alcune miss hanno familiari originari di più di una regione: il
conteggio perciò supera il numero di 50, tante quante sono le miss.
Da dove arrivano: 22 miss arrivano dal Sud America, 20
dall’Europa, quattro dall’Africa, tre dal Nord America, una dall’Oceania.
Nazioni in gara: le concorrenti provengono da 34 nazioni. Il
Brasile è presente con quattro concorrenti.
Nazioni esordienti: Repubblica del Congo, Mozambico,
Burundi, Nicaragua.
Rai International: oltre che in Europa, la finale di Miss
Italia nel Mondo – tenendo conto del fuso orario – sarà trasmessa da Rai
International nelle rispettive prime serate dei vari Paesi di tutti i
continenti. In particolare, Rai International 1 trasmetterà la finale nelle
Americhe (Usa, Canada, Brasile, Argentina ecc…); Rai Int. 2 in Australia; Rai
Int. 3 in Africa e in Asia.
La miss più bassa: è Adele Iacuone, Miss Italia Australia,
alta m 1.65.
La più alta: è Tamara Maria Sosa Zapattini , Miss Italia
Paraguay Asuncion, alta m. 1.81.
La più giovane: è Melania Fitzgerald , Miss Italia Stati
Uniti, nata l’8 novembre 1990.
La meno giovane: è Ylenia Aurucci, Miss Italia Canada, nata il 30 aprile 1982.
Minorenni: le miss minorenni sono Jasmine Novak (Slovenia), Melania Fitzgerald
(Usa), Cinzia Guarneri, Tamara Zapattini (Paraguay Assuncion), Rosina Vanessa
Silvestri (Perù), Petra Galea (Malta
candidate devono compiere almeno 17 anni – e non più di 26 – entro la fine del
2007.
Colore dei capelli: 31 miss hanno i capelli castani, dieci hanno i capelli
biondi e nove neri.
Occhi: 30 miss hanno gli occhi castani, dieci verdi, otto neri e due azzurri.
Segno zodiacale: è
il segno predominante tra le miss finaliste (8). Seguono lo Scorpione, il
Cancro,
e l’Acquario (5), Sagittario, Leone e Gemelli (4), i Pesci, il Capricorno e
l’Ariete (3) e il Toro (una miss).
Lontana, vicine: l’australiana Adele Iacuone è la ragazza che arriva dal Paese
più lontano; non hanno dovuto viaggiare molto le sette miss arrivate dalle
Nazioni confinanti con l’Italia.
Che cosa fanno: 33 miss studiano, le altre lavorano. Tra queste ultime, sei
sono modelle, cinque sono impiegate. Altre attività: una stilista, una make up
artist, un’estetista, una commerciante, una conduttrice televisiva, una
consulente finanziaria.
Quante parlano italiano: 23 miss parlano la nostra lingua, 27 no.
Le selezioni nel mondo: 3.950 sono le ragazze che si sono iscritte alle 91
selezioni; 24 le Finali. Il coordinatore delle selezioni nel Mondo è Nino
Malizia che – si calcola – ha fatto 180 mila chilometri in dieci mesi per
l’organizzazione.
Miss Italia nel Mondo: in giuria anche Kabir Bedi
(
VENEZIA – L’attore Kabir Bedi è stato scelto per completare la giuria di Miss
Italia nel Mondo presieduta da Christian De Sica e caratterizzata dalla
presenza di artisti stranieri affermatisi in Italia (ma anche dal numero mai
così limitato dei suoi componenti). L’ex “Sandokan” non è nuovo fra le miss:
nel 1999 è stato il presidente della giuria di questo concorso. Gli altri
giurati sono Amii Stewart, Natasha Stefanenko e Sergio Muniz. Tra gli ospiti
musicali interverrà Little Tony. E’ intanto in arrivo Karina Miquelin, la
vincitrice dell’anno scorso: sarà a Jesolo domani, in tempo per partecipare
alla festa di presentazione alla cittadinanza e ai numerosi turisti delle 50
candidate al titolo che sarà assegnato tra una settimana, lunedì 25 giugno.
Mercoledì torna Eleonora Daniele, il giorno dopo è la volta di Massimo Giletti,
venerdì di Miss Italia 2006 Claudia Andreatti che proprio qui, un anno fa, alle
Prefinali nazionali, cominciò il suo percorso da Miss. La “ragazza trentina dai
capelli corti” ha fatto nel frattempo il giro d’Italia e ha portato il suo
titolo anche all’estero, un po’ dappertutto. Se Claudia è il top della
bellezza, non mancano a Jesolo altre miss da prima pagina. Sono tre vincitrici
di titoli nazionali del 2006, Miss Sasch Maria Cristina Carella, Miss Wella
Angela Caccamo e Miss Sorriso Ylenia De Valeri, oltre a Clizia Fornasier, Miss
Sasch 2004. Rappresentano l’immagine della Regione Veneto negli spot
promozionali che saranno trasmessi nel corso della serata di Raiuno.
Lavoro: disoccupazione in calo, ma gli stipendi sono
bassi
(
ROMA – Si lavora di più ma si guadagna meno. Da una parte il tasso di
disoccupazione registrato dall’Istat sceso al 6,4 per cento, ai minimi storici
dal 1992. Dall’altra i dati Ocse che parlano di un Paese di stakanovisti mal
pagati, con 1800 ore di lavoro a testa all’anno per 31.051 dollari di
stipendio, contro i 44.037 dollari degli olandesi che lavorano 1391 ore e
contro un salario medio europeo di 36.211 dollari. L’Employment Outlook sui
Paesi Ocse denuncia un altro ritardo rispetto al resto d’Europa: la scarsa
partecipazione al mercato del lavoro delle donne, dei giovani e degli anziani.
Se infatti il 70,5 per cento degli italiani ha un lavoro, per una
partecipazione complessiva del 74,6 per cento, meno della metà delle donne, il
46,3 per cento, lavora con un’incidenza sulla forza lavoro complessiva del 50,8
per cento rispetto al 58,6 per cento dell’Europa e del 60,8 per cento della
media Ocse. Nell’analisi per fascia di età, giovani e anziani risultano
marginali nel mercato del lavoro: la partecipazione al lavoro per chi ha tra i
15 e i 24 anni è pari al 32,5 per cento contro il 49,5 per cento dell’Ocse;
mentre quella tra i 55 e i 64 anni pari al 33,4 per cento contro il 55,4 per
cento dell’Ocse. E’ una fotografia a due facce quella scattata nello stesso
giorno dai due istituiti, anche se, entrando nel dettaglio dell’analisi
dell’Istat, ci si accorge che il calo della disoccupazione (al 6,4 per cento
contro al 7,6 per cento dello stesso periodo del 2006) è dovuto
fondamentalmente alla crescita dell’area di inattività, alla rinuncia a
ricercare attivamente un posto di lavoro.
Nei primi tre mesi del 2007, il numero degli inattivi ha
infatti registrato un significativo aumento tendenziale pari a 381.000 unità.
Situazione speculare per il numero delle persone in cerca di occupazione, che è
risultato nel primo trimestre dell’anno pari a 1.556.000 unità, in calo
rispetto allo stesso periodo del 2006 (-17 per cento, pari a -319.000 unità)
con una riduzione tendenziale sia della componente maschile (-13,5 per cento,
pari a -120.000 unità) sia, con intensità più accentuata, di quella femminile
(-20,2 per cento, pari a -199.000 unità). Il calo si è concentrato in buona
parte nel Mezzogiorno, dove ha interessato sia gli uomini che le donne, ma è
risultato sensibile anche nel Nord per la componente femminile e al Centro sia
per gli uomini che per le donne. Nel Mezzogiorno, inoltre, il tasso di
disoccupazione, pari all’11,4 per cento, risulta ancora tre volte superiore
rispetto a quello del Nord (3,8 per cento) e circa due volte in confronto a
quello del Centro (5,5 per cento). Gli occupati sono aumentati complessivamente
di 99.000 unità rispetto allo steso periodo del 2006 con un incremento annuo
dello 0,4 per cento, in sensibile rallentamento, osserva l’Istat, rispetto alla
“sostenuta crescita” registrata nel 2006.
L’Ocse conferma il calo del tasso di disoccupazione,
stimandolo al 6,3 per cento per quest’anno (dal 6,9 per cento del 2006) e al 6
per cento nel 2008, contro una media europea rispettivamente del 7,2 per cento
e del 6,8 per cento per i prossimi due anni. Dati certamente positivi rispetto
al 1998, quando la disoccupazione era pari all’11,4 per cento. Ma descrive
ritardi congeniti propri del Sistema Italia: dalla scarsa partecipazione al
mercato del lavoro di donne, anziani e giovani agli stipendi bassi, nonostante
un numero di ore di lavoro annue (1800) superiore agli altri Paesi (1436 i
tedeschi, 1564 i francesi, per fare solo due esempi). L’Ocse individua in
particolare uno scenario poco incoraggiante per la crescita dei salari in
Italia che comunque dovrebbero aumentare quest’anno segnando una crescita
dell’1,1 per cento per poi rallentare nel 2008 (+0,6 per cento) contro
l’aumento medio previsto per i salari di tutta l’organizzazione dell’1,4 per
cento nel 2007, e dell’1,7 per cento nel 2008. Nel suo Outlook l’Ocse ha invitato
i governi dei paesi industrializzati a imparare a gestire la globalizzazione.
In 18 su 20 paesi Ocse infatti il gap tra quelli che guadagnano di più e quelli
che guadagnano meno è salito vertiginosamente negli ultimi dieci anni. A
salvarsi sono solo Irlanda e Spagna.
Redditi: al posto del ceto medio ecco il “ceto
arcobaleno”
(
ROMA – Il ceto medio “implode” e lascia al suo posto un arcobaleno. O meglio:
un ceto arcobaleno. E’ questa l’indicazione principale emersa questa mattina
dalla presentazione del “Rapporto sui diritti Globali 2007”, la relazione
annuale sulla globalizzazione e sui diritti nel mondo presentata il 18 giugno a
Roma. Frutto di un progetto promosso da Cgil, Arci, Actionaid, Antigone, Cnca,
Conferenza nazionale volontariato giustizia, Forum Ambientalista, Gruppo Abele
e Legambiente e a cura di Associazione “Società InFormazione”, il volume è
giunto alla sua quinta edizione. Dall’edizione 2007, l’indicazione più
significativa è proprio quella relativa alla nascita di questo “ceto
arcobaleno”, una classe sociale che, in termini di reddito reale, include tanto
chi riesce ad arrivare a fine mese senza preoccupazioni quanto chi deve farlo,
al contrario, stringendo la cinghia. Un ceto così variegato nasce dalla
constatazione che uno stipendio medio di, ad esempio, 2000 euro, permette stili
di vita molto differenti in base alla localizzazione geografica del lavoratore
e alla sua condizione sociale. In definitiva, a parità di stipendio, un
insegnante di una scuola di una città medio-piccola del Sud-Italia vive in
condizioni più agiate di un suo collega di Milano. Allo stesso modo un single
vivrà meglio di un capofamiglia il cui reddito è l’unico a disposizione per
mandare avanti la famiglia stessa. Differenze da “geografic class” e “family
class”, spiega il rapporto.
La relazione evidenzia anche una crescita dell’occupazione
che, però, riguarda più che altro i contratti a termine. Così se il lavoro
precario registra un aumento del 9,7%, quello “standard” non va oltre un 2,3%.
L’analisi del volume è a 360° per ampiezza e sistematicità dei temi affrontati:
si va dall’economia alle politiche sui redditi, dall’analisi del mercato del
lavoro e della precarietà alla sicurezza sul lavoro e al welfare. E proprio su
quest’ultimo versante emerge un altro dei dati più interessanti, quello
relativo alle morti sul lavoro. Il fenomeno è purtroppo in aumento con i 1280
casi accertati nel 2006 che segnano una crescita rispetto alle 1265 morti
bianche del 2005. L’analisi evidenzia una consistente crescita delle morti
femminili sul lavoro (+19,2%). La denuncia delle scarse condizioni di sicurezza
sul lavoro è però bilanciata da dati che invitano all’ottimismo, come l’aumento
delle persone inserite nel mondo del volontariato (+150% rispetto a otto anni
fa) e la crescita dell’inserimento scolastico dei ragazzi disabili, passata dal
10% di dieci anni fa al 21,33% attuale.
Il cinema italiano fa segnare i migliori risultati
degli ultimi 30 anni
(
ROMA – Nel primo trimestre del 2007 il cinema italiano ha raggiunto i migliori
risultati degli ultimi 30 anni, con una quota di mercato prossima al 40% del
box-office nazionale. A febbraio ha sfiorato il 50%. Se la situazione di base
è, perciò, buona, Francesco Casetti e Severino Salvemini (in ‘È tutto un altro
film. Più coraggio e più idee per il cinema italiano?, Egea, 2007, 150 pagine,
15 euro) invitano però i protagonisti della cinematografia nazionale a una più
completa comprensione di un nuovo terreno competitivo che, in presenza di una
molteplicità di canali con caratteristiche diverse, apre nuove opportunità a
chi saprà “triangolare tra mercato, prodotto ed esperienza”. A chi sap! rà,
cioè, produrre secondo modalità che tengano in considerazione l’esperienza che
lo spettatore si attende di vivere a seconda del canale (sala, home video, tv
diverse, pc, cellulare) che ha scelto per la visione del film. Il libro, frutto
della collaborazione tra un gruppo di lavoro di filmologia dell’Università
Cattolica e un gruppo che si occupa di economia dell’arte, cultura e
comunicazione all’Università Bocconi, evidenzia come il cinema italiano sia
ancora vissuto dallo spettatore come un prodotto da consumare quasi
esclusivamente nella sala cinematografica e come la sala rimanga il canale
economicamente più importante per i film italiani, facendo anche da volano per
lo sfruttamento successivo. Se è vero, infatti, che dal 2002 l’home video ha
superato, come dimensioni economiche, il box-office, è però vero che comprende
una grande varietà di prodotti non cinematografici (musica e telefilm in
primis) e che una parte consistente del venduto non riguarda film di recente
produzione, ma classici. Il peso delle produzioni italiane nel mercato
dell’home video è, inoltre, molto più marginale che nel box-office. Nel 2005 il
cinema italiano costituiva il 25% del mercato sala, ma solo il 6-7% di quello
home video. In Italia escono circa 400 titoli l’anno e se ne producono 105.
Considerando la media del periodo 2000-2005, quello cinematografico è un
mercato da poco più di 100 milioni di presenze l’anno e un box office di circa
580 milioni.
Nel periodo si registra una leggera crescita, che non riesce
comunque a colmare il gap, in termini di frequenza pro-capite (1,75 visioni
l’anno) con il resto d’Europa (2,15), né tantomeno con gli Stati Uniti (4,7).
L’home video si è attestato nel 2005 a 444 milioni di vendita (20% in edicola)
e 315 milioni di affitto. Si va affermando anche in Italia la tirannia del
primo week-end. Il risultato dei primi giorni di programmazione è sempre più
predittivo del successo globale del film e, di conseguenza, dei ricavi nei
mercati televisivo e dell’home video. Diventa, perciò, sempre più importante il
supporto promozionale del distributore, che deve investire per far uscire il
film in un numero adeguato di copie e farlo conoscere al pubblico. In questo le
sussidiarie italiane delle grandi major americane sono più brave dei
distributori nazionali. La televisione, nella duplice veste di finanziatore e
acquirente, è un fattore piuttosto critico, perché rischia di diventare il vero
cliente del cinema, a discapito dello spettatore, ma programma sempre meno
cinema. Nel periodo 2000-2005 il numero di film programmati dalla tv
generalista è diminuito del 18% (ancora peggio, -35%, le produzioni italiane),
a causa probabilmente di una scarsa prevedibilità degli ascolti, che penalizza
la raccolta pubblicitaria. Lo spettatore riconosce al cinema italiano alcune
peculiarità (vicinanza dei temi allo spettatore, didascalicità delle storie,
mancanza di azione), che necessitano di contesti di fruizione in grado di
garantire un’esperienza focalizzata e continuativa. Sono privilegiati i
contesti familiari rispetto a quelli innovativi (la sala tradizionale rispetto
ai troppo dispersivi multiplex) e quelli immersivi rispetto a quelli
performativi (il dvd o l’home theatre sono più adatti del pc). Il passo avanti
che l’industria cinematografica italiana deve fare non è tanto quello di
cercare di realizzare prodotti adatti a ogni canale, ma prodotti diversi per
ambiti di fruizione diversi, suggeriscono gli autori. Deve pensare “non più a
un’unica filiera del cinema che si allarga a raggiera nello stadio finale,
bensì a molte filiere del cinema, con prodotti diversi, scale disomogenee e
margini economici differenti”.
Export, Assocamerestero: raddoppia l’agroalimentare
verso
(
ROMA – Raddoppia nel 2006 l’interscambio commerciale dell’Italia per quanto
riguarda i prodotti dell’agroalimentare, con aumenti dell’export pari al
105,89% raggiungendo un valore dei flussi verso
euro, rispetto alla crescita delle esportazioni del 25,82% avvenuta tra il 2004
e il 2005. Secondo alcuni dati della Camera di Commercio italiana in Cina, a
dare il contributo maggiore è il settore delle bevande e prodotti alcolici,
passato dai circa 5,3 milioni di euro ai 13,7 milioni, con un incremento dunque
del 160,3%. In crescita del 10,2% però è anche il valore dei prodotti
agroalimentari che
esporta nel nostro paese pari a 264,50 milioni di euro e il saldo commerciale
rimane negativo di 217,95 milioni. L’Italia continua ad acquisire appeal anche
grazie al contributo delle attività di promozione della Camera di Commercio
italiana in Cina, che quest’anno, in occasione della festa nazionale della
Repubblica italiana, ha aperto la manifestazione ‘Art in Life’ – che promuove
le produzioni più rappresentative del Made in Italy – con l’Italian Food
Festival a Shanghai, dove hanno partecipato 18 operatori del settore e circa
mille visitatori. “Art in Life è un evento che si sta ormai affermando come
marchio consolidato presso la stampa ed i consumatori cinesi, un appuntamento
molto atteso a Pechino con le eccellenze italiane – spiega il presidente della
CCIC, Davide Cucino – Enogastronomia, moda, turismo, lusso e settore automobilistico.
Ma da quest’anno dedicheremo particolare attenzione anche alla ricerca e alle
tecnologie italiane per valorizzare quegli aspetti innovativi che meritano di
essere conosciuti nel mondo e che sempre più fanno la qualità e l’unicità delle
nostre produzioni”.
Sport, Istat: italiani più sedentari, il calcio perde
la leadership
(
ROMA – Italiani popolo di sportivi? Da oggi non più. La ricerca sul tempo
libero condotta dall’Istat nel maggio del 2006 evidenzia come non aumenti la
voglia di sport nel Belpaese, mentre cresce la tendenza alla sedentarietà. In
Italia ci sono attualmente 17milioni e 170 mila sportivi, ovvero i cittadini
che affermano di praticare uno o più sport (il 30%). Cresce, però, allo stesso
tempo il popolo dei sedentari, che raggiunge quota 23 milioni (il 41%). Un dato
preoccupante, visto che negli ultimi 11 anni è cresciuto del 3,4%. Nello
specifico le donne sono più sedentarie degli uomini, al sud del Paese lo si è
più del nord, mentre chi ha un livello di istruzione più alto è meno sedentario
rispetto a chi ha un grado di cultura meno elevato. Anche il quadro dei giovani
non è confortante: dal 2000 al 2006 la sedentarietà è in aumento tra i ragazzi
dagli 11 ai 14 anni e tra i giovani dai 25 ai 34. Per di più il numero di
coloro che praticano sport è diminuito dal 35,3% nel 1995 al 28,4% ad oggi. Un
altro dato sorprendente è la “crisi” del calcio negli sport praticati. Il
football, pane quotidiano della maggior parte degli sportivi italiani, non è
più lo sport più praticato. Infatti, in cima alla classifica degli sport c’è un
gruppo di attività come la ginnastica, l’aerobica, il fitness e la cultura
fisica.
Il calcio, infatti, è praticato da 4 milioni e 152mila
persone, mentre le altre attività emergenti da 4 milioni e 320mila
appassionati. In grande spolvero anche le attività della danza e del ballo
sempre più esercitate dal popolo italiano. Ma perché si pratica meno sport in
Italia? I fattori principali sono la mancanza di tempo (40,2%), il poco
interesse (30,3%), l’età (24,1%), la pigrizia (16,2%), la salute (14,9%) e i
problemi economici (7,1%). Tre sono, invece, i motivi che inducono gli italiani
a praticare sport: per diletto o per passione (63,8%), per mantenersi in forma
(53,6%) e per divertimento (50,4%). Tornando alla particolare graduatoria degli
sport a parte la prima piazza della ginnastica e della danza e del secondo
posto del calcio, sul podio sale anche il nuoto praticato da 3 milioni e 576
mila persone (20,8 %). Il momento di crisi del tennis azzurro si ripercuote
anche sui praticanti in calo dal 7,8% al 6,1%. In discesa anche gli sport
invernali dal 13,7% all’11,3%; bene, invece, il ciclismo (dal 10,3% all’11,7%)
e l’atletica leggera (dal 5,8% al 7,8%). Fanalini di coda sono la caccia e la
pesca.
Censis: 87,5% degli italiani si sente vittima di fisco
e tariffe
(
ROMA – L’85,7% degli italiani si sente colpito negativamente dall’attuale
livello della pressione fiscale e delle tariffe. E ciò non sulla base di
atteggiamenti di tipo ideologico ma per il riscontro che della pressione
fiscale si ha nelle esperienze quotidiane, dalle tariffe legate ai servizi al
netto nella busta paga. E’ quanto risulta da un ricerca del Censis di cui si è
parlato il 20 giugno a Roma nell’ambito del ciclo dedicato a “Concentrazioni di
potere e flussi nella sfera del denaro pubblico”. Gli aumenti dell’elettricità
(il 57,3% degli italiani se ne lamenta), del gas (il 53,7%) e dei ticket
sanitari (il 51,5%) sono gli ambiti di intervento fiscale che per gli italiani
pesano di più. Seguono poi la tassa sullo smaltimento dei rifiuti (51,2%),
l’acqua (48,7%), i servizi tecnologici, dai cellulari all’Adsl (il 36,7%), le
trattenute in busta paga (il 31%), e i trasporti urbani (27,7%). Il ceto medio
impiegatizio è quello che si sente più colpito nella fonte di reddito da
lavoro. Chi, infatti, sottolinea come particolarmente gravoso il prelievo
fiscale sono i lavoratori dipendenti, laureati, 30-40enni. a tipologia di
persone che ritengono invece gravoso il prelievo indiretto realizzato tramite
le tariffe dei servizi pubblici è rappresentata soprattutto da donne, che
gestiscono direttamente le spese di casa, e da persone con titoli di studio non
elevati e di età matura; ossia proprio da quelle categorie che più avrebbero dovuto
avvantaggiarsi degli effetti re-distributivi delle manovre economiche e
finanziarie messe in atto.
L’inasprimento della pressione fiscale per circa il 59,3%
degli italiani – osserva il Cenis – non era necessaria. A fronte di questo
stato di cose, “purtroppo negli ultimi mesi il dibattito pubblico si è
concentrato su un ideale di redistribuzione sociale del reddito che alla prova
dei fatti sembra essersi rivelato un’illusione. Le situazioni da riequilibrare
sono troppe e i soldi sono molto pochi. Se si mettono in fila le categorie
sociali citate come potenziali soggetti beneficiari dell’ormai famoso
sovra-gettito (tesoretto) se ne possono contare diversi milioni: quasi 4
milioni di anziani con reddito da pensione sotto i 500 euro, un milione e 300
mila lavoratori precari con contratto a termine, due milioni e mezzo di
famiglie a basso reddito, e così via”. Cosa c’è da attendersi? Nonostante tutto
– conclude il Censis – sembra esserci in giro più “anti-politica” che
“anti-fiscalità”, perché sono molte di più infatti le persone secondo cui “se
continua così la gente non andrà più a votare” (31,7%) che non quelle secondo
cui se continua così “la gente non pagherà più le tasse” (13,6%).
Eurispes: una casa a Roma vale come quattro a Viterbo
(
– Comprare una casa nel centro di Roma è come comprarne quattro a Viterbo. I
prezzi medi rilevati dall’Eurispes per l’acquisto di un appartamento (circa 70
mq) nella zona centrale di Roma, variano da un minimo di 372.633 ad un massimo
di 492.897 euro, a Viterbo il prezzo oscilla tra i 79.567 e i 109.667 euro, a
Latina tra gli 84.100 ai 117.600, a Rieti tra i 67.200 e i 90.300, da un minimo
di 64.969 a un massimo di 94.500 nella città di Frosinone. I dati sono
contenuti nel rapporto Eurispes sulle politiche abitative nel Lazio presentato
oggi. Riguardo agli affitti le tendenze non sono diverse: il prezzo mensile per
la stessa casa al centro di Roma, 70 mq circa, varia da un minimo di 1.705 euro
ad un massimo di 2.252 euro, a Viterbo da 369 a 518 euro, a Latina da 339 a 495
euro, da 245 a 364 euro a Frosinone e da 230 a 307 a Rieti. Questi dati
spiegano la tendenza che ha portato gli italiani ad indebitarsi con le banche:
i dati elaborati dall’Eurispes sui mutui di durata superiore ai 18 mesi,
concessi per l’acquisto di un’abitazione, dimostrano come l’indebitamento delle
famiglie italiane sia passato dai 60.000 milioni di euro, del settembre 1999,
agli oltre 190.000 milioni di euro del marzo 2006. In particolare, nel periodo
compreso tra il 2001 e il 2006 il fenomeno è più che raddoppiato: nel primo
trimestre 2001, infatti, l’ammontare complessivo dei mutui contratti in Italia
era pari al 25,6% del Pil, mentre nel primo trimestre 2006 lo stesso rapporto
era pari al 52,9%.
Legambiente: “In Italia aggressione di cemento senza
precedenti”
(
ROMA – “Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un
processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni
nella storia, basti pensare al record mondiale di tre condoni edilizi in
vent’anni”. E’ l’allarme lanciato da Francesco Ferrante, direttore generale di
Legambiente, in occasione della discussione, il 19 giugno a Roma, in occasione
del convegno “Paesaggio: futuro italiano prossimo” – alla presenza del ministro
Francesco Rutelli, del presidente della Commissione ambiente della Camera
Ermete Realacci, dei presidenti di Ance e Coldiretti e di importanti urbanisti
e studiosi – del “piano d’azione” proposto da Legambiente per chiedere un
“radicale cambio di direzione nelle politiche del territorio” nel segno della
qualità, “chiave imprescindibile per rispondere alle sfide della
globalizzazione”. Laddove “coste e turismo sostenibile, energie rinnovabili e
infrastrutture integrate, politiche capaci di fare del paesaggio un valore
aggiunto dello straordinario insieme di città, beni storici e artistici,
culture materiali e immateriali che rende unico il Belpaese”. I dati denunciati
da Legambiente sono impressionanti: oltre 3 milioni e 231 mila nuovi
appartamenti costruiti nell’ultimo decennio, il più lungo ciclo edilizio
espansivo dagli anni della ricostruzione post bellica. Nel solo 2006 sono state
edificate 331 mila unità abitative, di cui 30 mila abusive – un dato che non si
registrava da almeno vent’anni – e 7.044 capannoni nel corso dell’anno 2005. Un
ciclo del cemento che produce effetti devastanti nei confronti del paesaggio:
con oltre 6 mila cave attive e circa 10 mila abbandonate lungo tutta la
penisola.
L’associazione ambientalista parla di “uno dei fenomeni di
trasformazione del paesaggio italiano di cui meno si parla, regolato ancora da
una Legge nazionale del 1927, con molte Regioni ancora senza piani, norme o
censimenti, che produce guadagni considerevoli e che spesso è gestito dalle
ecomafie. Finora i Comuni hanno potuto scegliere se dare autorizzazioni alle
attività estrattive senza alcun riferimento paesaggistico o normativo. E visto
che il bilancio di molti di loro si regge ancora sui proventi dati dagli oneri
di urbanizzazione o dalle attività di estrazione, non è difficile capire come
abbiano agito. Sanare gli effetti delle tante trasformazioni, della
colonizzazione sconnessa e dell’occupazione di suolo per fermare il degrado
ambientale dei tanti paesaggi italiani: è questo, dunque, il primo obiettivo da
perseguire”. Il “piano di azione” di Legambiente propone in particolare 7
priorità: rivedere il Codice dei beni culturali nella parte che riguarda le
autorizzazioni paesaggistiche e le deleghe ai Comuni; avviare una nuova
stagione di piani paesaggistici regionali come richiesto dalla Convenzione
europea del Paesaggio; fissare un vincolo di inedificabilità delle aree
costiere; intervenire contro la piaga dell’abusivismo edilizio; puntare sulle
città come priorità nelle politiche nazionali, riqualificando e integrando le
periferie; approvare le linee guida per i progetti di impianti di energia
rinnovabile; progettare e realizzare infrastrutture utili e integrate nel
paesaggio. “Basta guardare alla vicina Francia – si nota in proposito -, dove è
stato introdotto il ‘debat public’ per le grandi infrastrutture e una
percentuale fissa di spesa per integrare le opere nel paesaggio, e dove per le
nuove linee Tgv vengono spesi 10 milioni di euro a chilometro a fronte dei 32
milioni ‘necessari’ in Italia.
Longevità, Coldiretti: il record italiano favorito
dall’aglio
(
ROMA – L’elevato consumo di aglio degli italiani non è estraneo al primato
europeo della longevità conquistato grazie soprattutto a una alimentazione
fondata sui principi della dieta mediterranea di cui rappresenta una componente
fondamentale. E’ quanto afferma
sull’impiego dell’aglio in cucina, sottolinea che gli italiani con un consumo
annuo di circa 50 milioni di chili si avvantaggiano naturalmente delle
molteplici proprietà di un alimento che è considerato unanimemente un efficace
farmaco naturale. L’uso dell’aglio nei piatti della tradizione alimentare
nazionale, insieme a pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il
tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, garantisce
agli italiani – sottolinea
Coldiretti
82,8 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Antibiotico
naturale, indicato contro ipertensione, cura del diabete e contenimento nel
sangue di colesterolo e trigliceridi e, ancora, come preventivo dell’influenza,
curativo di bronchite cronica tosse e disturbi epatici: l’aglio è – precisa
un’efficace alternativa naturale al Viagra, come confermano recenti ricerche
scientifiche che hanno provocato un boom delle vendite nei supermercati
inglesi. L’aglio, ricordato nelle più antiche ricette come vermifugo –
sottolinea
– vanta una storia nobile che lo vede addirittura presente nelle unzioni regali
dei re di Francia in quanto simbolo di energia che allontana il male e che fa
scaturire dalla bocca del sovrano sentenze improntate alla giustizia e
all’equità. La medicina moderna addirittura lo considera preventivo del cancro
alla prostata.
L’uso dell’aglio nella medicina popolare ha una tradizione
secolare, infatti, – continua
Coldiretti
contro mal di testa, infezioni e malattie cardiovascolari, ma soprattutto è
indicato come disinfettante dell’intestino in quanto svolge un’efficace azione
antibatterica intestinale. Gli agli tradizionali italiani sono peraltro
conosciuti e apprezzati nel mondo ed entrano come condimenti ricercatissimi
nelle ricette più rinomate: l’aglio rosso di Sulmona e l’aglio polesano, e
ancora l’aglio bianco di Vessalico, l’aglio dell’Ufita, l’aglio di Molino dei
Torti, l’aglio di Resia, l’aglio Massese, gli agli rossi di Castelliri, di
Nubia, di Procedo, il maremmano e l’aglio di Monticelli sono solo alcuni esempi
delle specialità offerte sul territorio nazionale. Per garantire l’efficacia
nell’azione il consiglio – conclude
e di preferire la produzione nazionale che garantisce freschezza perché non
deve sopportare lunghi tempi di trasporto di quella provenienti dalla Cina che
insieme a Egitto e Turchia rappresenta più della metà delle importazioni totali
di aglio estero in Italia per un totale di ben 25 milioni di chili.
Calcio: Champions 07/08, 76 squadre in lizza, tante
big ai preliminari
(
NYON – Con il trionfo del Real Madrid, che ha messo in archivio anche la
stagione della Liga spagnola, si è completato il lotto delle partecipanti alla
prossima Champions League. Lista delle partecipanti nella quale fanno la prima
comparsa le rappresentanti di Andorra, San Marino e Montenegro, ammesse in
seguito a una decisione del Comitato esecutivo dell’Uefa. Per tutte le squadre
al via, l’obiettivo, più o meno utopistico, sarà la finale del 21 maggio 2008,
in programma allo stadio Luzhniki di Mosca. Proprio la finale in Russia è
un’altra delle particolarità dell’edizione: si tratta infatti della prima volta
che una finale della Champions “migra” così a Est in Europa. Tornando alle
squadre in gara, l’Italia sarà rappresentata da tre squadre inserite di diritto
nella fase a gironi – Inter, Roma e Milan – e dalla Lazio che entrerà in gioco
nel terzo turno preliminare, insieme ad altre big come Werder Brema, Arsenal,
Liverpool, Ajax, Valencia e Siviglia. Saranno invece chiamate a disputare già
il secondo turno preliminare altre squadre dal nome altisonante come i Rangers
di Glasgow,
Rossa
Steaua Bucarest
preliminari sarà effettuato il 29 giugno prossimo a Nyon.
Questa la lista completa delle squadre al via, suddivise per
le rispettive entrate in scena nella competizione:
Primo turno preliminare (28 squadre): Sk Tirana (Albania),
Rangers Fc (Andorra), Pyunik Yerevan (Armenia), Khazar Lenkoran (Azerbaigian),
Bate Borisov (Bielorussia), Fk Sarajevo (Bosnia-Erzegovina), Apoel Nicosia
(Cipro), Dinamo Zagabria (Croazia), Levadia Tallinn (Estonia), The New Saints
(Galles), Olimpi Rustavi (Georgia), Hb Torshavn (Faer Oer), Tampere United
(Finlandia), Derry City (Irlanda), Linfield Belfast (Irlanda del Nord), Fh
Hafnarfjardar (Islanda), Fk Astana (Kazakistan), Dudelange (Lussemburgo), Fk
Ventspils (Lettonia), Fbk Kaunas (Lituania), Pobeda Prilep (Macedonia),
Marsaxlokk (Malta), Sheriff Tiraspol (Moldova), Zeta Golubovci (Montenegro),
Murata (San Marino), Msk Zilina (Slovacchia), Nk Domzale (Slovenia), If
Elfsborg (Svezia).
Secondo turno preliminare (14 squadre): Salisburgo
(Austria), Genk (Belgio), Levski Sofia (Bulgaria), Fc Copenhagen (Danimarca),
Beitar Gerusalemme (Israele), Rosenborg (Norvegia), Zaglebie Lubino (Polonia),
Slavia Praga (Repubblica Ceca), Steaua Bucarest (Romania), Rangers Glasgow
(Scozia), Stella Rossa (Serbia), Besiktas (Turchia), Shakhtar Donetsk
(Ucraina), Debrecen (Ungheria).
Terzo turno preliminare (18 squadre): Anderlecht (Belgio),
Tolosa (Francia), Werder Brema (Germania), Aek Atene (Grecia), Liverpool
(Inghilterra), Arsenal (Inghilterra), Lazio (Italia), Ajax (Olanda), Benfica
(Portogallo), Sparta Praga (Repubblica Ceca), Dinamo Bucarest (Romania), Zenit
San Pietroburgo (Russia), Celtic Glasgow (Scozia), Siviglia (Spagna), Valencia
(Spagna), Zurigo (Svizzera), Fenerbahce (Turchia), Dinamo Kiev (Ucraina).
Fase a gironi (16 squadre): Lione (Francia), Marsiglia
(Francia), Stoccarda (Germania), Schalke (Germania), Olympiakos (Grecia),
Manchester United (Inghilterra), Chelsea (Inghilterra), Inter (Italia), Roma
(Italia), Milan (Italia), Psv Eindhoven (Olanda), Porto (Portogallo), Sporting
Lisbona (Portogallo), Cska Mosca (Russia), Real Madrid (Spagna), Barcellona
(Spagna).
Calciomercato: il Milan compra Suazo, Juve e Roma su
Bellamy
(
ROMA – Il calciomercato entra nel vivo. Con la fine anche del campionato
spagnolo, vinto dal Real Madrid di Fabio Capello, si è aperto l’asse
Italia-Spagna che potrebbe portare alcuni nomi altisonanti della Liga a giocare
il prossimo anno in serie A. Il Milan ha fissato il suo obiettivo numero uno:
Samuel Eto’o. “Il Milan su Ronaldinho? Il nostro primo obiettivo è Eto’o – ha
chiarito Adriano Galliani, amministratore delegato rossonero -: se ci saranno
le possibilità economiche lo faremo altrimenti rimarremo con la squadra
campione d’Europa più Ronaldo. Berlusconi ha parlato di Shevchenko? Sono
trent’anni che io e il presidente siamo d’accordo su tutto. Siamo in continuo
contatto. Le piste sono tante, non si sa”. Insomma, il club di via Turati ha
intenzione di trattare con il Barcellona per l’acquisizione del cartellino del
centravanti camerunese, ma se non dovesse farcela tenterebbe di riportare a
Milano il bomber ucraino del Chelsea. Nel frattempo però gli stessi rossoneri
si sono assicurati il cartellino di David Suazo, l’attaccante del Cagliari
letteralmente soffiato all’Inter, con il quale era a un passo dall’accordo. Sempre
sull’asse italo-spagnolo il Barcellona vorrebbe portare in azulgrana il
difensore centrale della Roma, Cristian Chivu, già ambito però dall’Inter di
Massimo Moratti. E ancora in casa giallorossa per rinforzare l’attacco in
queste ore si è fatto il nome di Craig Bellamy, attaccante del Liverpool
vicecampione d’Europa. I Reds vorrebbero inserire nella trattativa il
brasiliano Mancini. Sull’attaccante gallese, però, ha messo gli occhi anche la
nuova Juventus di Claudio Ranieri, che ha bisogno di acquistare un uomo di movimento.
Intanto, in questi giorni
Vecchia Signora
Almiron. Ma a tenere banco in questi giorni sono le comproprietà che dovranno
essere risolte entro mercoledì prossimo. Tra i nomi più altisonanti quelli di
Fabio Quagliarella, tra Samdpdoria e Udinese, David Pizarro, a metà tra Roma e
Inter, e Antonio Nocerino, talento dell’Under 21, in coabitazione tra Piacenza
e Juventus. In serie B colpo del Brescia di Serse Cosmi, che ha ingaggiato per
i prossimi due anni Fabio Bazzani dalla Sampdoria. Sfuma così la cessione
dell’ex centravanti della Lazio al Livorno, che sembra orientato ad acquistare
Marcelo Zalayeta dalla Juventus.
Calcio, stampa spagnola: Cannavaro torna alla Juve?
(
MADRID – E’ un vero e proprio intrigo di mercato il possibile trasferimento di
Gabriel Milito dal Real Saragozza alla Juventus. Secondo quanto riportava nei
giorni scorsi il quotidiano spagnolo “Marca” nella trattativa si sarebbe
intromesso il Real Madrid, che avrebbe raggiunto un accordo con il Saragozza
intorno ai 18 milioni di euro. Ma “As”, l’altro grande quotidiano sportivo
iberico, riporta un’ipotesi davvero suggestiva. Milito andrebbe al Real Madrid
e Fabio Cannavaro tornerebbe a vestire la maglia bianconera dopo solo un anno
vissuto in Spagna. Ma l’agente del capitano della nazionale italiana campione
del mondo, Gaetano Fedele, aveva già definito “improbabile” un ritorno del suo
assistito a Torino.
Trattato Ue, D’Alema: “Vogliamo una riforma vera”
(
ROMA – “Vogliamo una riforma vera, non finta”. Questa la
dichiarazione del ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, resa ai giornalisti
al termine della sua audizione presso le commissioni riuntite Esteri e
Politiche Ue, di Camera e Senato, alla vigilia del Consiglio europeo che si è
aperto il 21 giugno a Bruxelles. “Noi consideriamo irrinunciabili le
principali riforme e innovazioni che sono contenute nel Trattato costituzionale
– ha aggiunto il titolare della Farnesina – compresa la personalità giuridica unica,
il superamento della struttura a pilastri, una presidenza stabile, un ministro
degli Esteri europeo e l’estensione del voto a maggioranza”.
“Potremmo anche essere disponibili a rinunciare ad un Trattato
costutuzionale – ha spiegato D’Alema – purché nella riforma dei trattati
esistenti entrino queste riforme che sono necessarie per avere un’Europa più
democratica ed in grado di prendere delle decisioni”.
Trattato Ue, Buttiglione: “No all’avanguardia senza
(
ROMA – “Giudico ingenua l’idea di un’avanguardia composta da 18 Paesi europei
che escluda
Non
inoltre la discussione sul Trattato Ue, senza l’apporto della Francia è una
pistola scarica”. Così il senatore dell’Udc, Rocco Buttiglione, giudica l’idea
proposta il 20 giugno in Parlamento dal ministro degli Esteri Massimo D’Alema,
che, in mancanza di un accordo sul Trattato costituzionale Ue, ha proposto
un’avanguardia di Paesi come “l’unico modo per proseguire il percorso
verso un’unione sempre più stretta fra i popoli europei”.
Trattato Ue, Ciampi: “Senza accordo, Europa a due
velocità”
(
ROMA – Alla vigilia della riunione del Consiglio europeo apertosi il 21 giugno
a Berlino, chiamato a decidere la sorte del Trattato costituzionale dell’Unione
europea, Carlo Azeglio Ciampi – in una intervista al Messaggero – non nasconde
le sue preoccupazioni, ma anche la convinzione che l’Europa debba comunque
andare avanti. “C’è una grande attesa perché come ho avuto dire in varie
occasioni, soprattutto negli incontri con gli studenti, l’Europa deve fare un
passo avanti” afferma il presidente emerito della Repubblica. E aggiunge:
“Abbiamo dato la precedenza all’allargamento dell’Unione, forse sbagliando, nel
senso che bisognava portare avanti contemporaneamente l’ampliamento e il
rafforzamento delle istituzioni comunitarie. Comunque, non dimentichiamo che il
Trattato di Roma del 2004 è stato un Trattato sofferto, discusso con tutti i
Paesi europei. Tutti l’hanno firmato, Italia in testa. Certo, ci sono stati i
due referendum di Francia e Olanda. Ma dobbiamo andare avanti”. In mancanza di
un compromesso a Berlino, Ciampi giudica quindi inevitabile la prospettiva di
un’Europa a due velocità: “Non possiamo permetterci il lusso non solo di non
avanzare, ma di mettere a repentaglio i risultati fin qui raggiunti. Qualcuno
afferma che bisogna indietreggiare per poi avanzare. Ho il timore che qualche
Paese ci voglia fare indietreggiare per non fare nessun salto in avanti e rischiare
il pantano. E allora bisogna procedere. Possibilmente tutti insieme, ma essere
pronti anche alla cosiddetta doppia velocità”. E ribadisce: “Noi Paesi
dell’area euro abbiamo il dovere di andare avanti”. Commenta quindi così le
difficoltà economiche italiane nell’“Europa dei 27”: “A mio avviso si è
sacrificata la spinta verso la crescita, in Italia in particolare”, “la
missione non solo di questo governo ma di tutta la politica italiana deve
essere la crescita”. Ma non senza la concertazione, “una parola-chiave per me”.
Per raggiunge un accordo al Consiglio europeo, il senatore a
vita indica quindi dei “punti basilari”: “Anzitutto, bisogna arrivare ad una
voce comune sulla politica estera dell’Unione, poi è necessario superare il
principio dell’unanimità e quindi estendere il voto a maggioranza anche se con
regole da stabilire; inoltre è fondamentale il principio della personalità
giuridica dell’Unione”. E “porsi la questione temporale: bisogna chiudere tutto
prima delle elezioni europee del 2009”. Ribadisce quindi che l’Italia è unanime
nella difesa di un’Europa più forte e coesa: “Ricordiamo che il Trattato di
Roma venne sottoscritto nel 2004 dal governo Berlusconi. E oggi viene difeso
dal governo di centrosinistra. C’è dunque una visione bipartisan sull’Europa
che è molto importante anche per il futuro”. E commenta l’opposizione di
Varsavia e Londra, che pure ha firmato il Trattato di Roma: “Devo dire che la
posizione polacca mi ha sorpreso. Non me l’aspettavo. Per
dimentichiamo che quando fu creato il Mercato Comune, Londra diede vita
all’Efta. Passarono anni prima che gli inglesi vi rinunciassero per chiedere di
entrare nel Mec. I tempi britannici sono più lunghi. Quindi bisogna andare
avanti con il suo consenso, ma anche senza la sua partecipazione”.
Euro: dal 1° gennaio anche a Malta e a Cipro
(
BRUXELLES – Dal primo gennaio 2008, Malta e Cipro entreranno a far parte dei
paesi dell’eurozona. Il via libera alla proposta della commissione Ue è
arrivato il 20 giugno dal Parlamento europeo. Grande soddisfazione è stata
espressa dal commissario Ue Joaquin Almunia: “Le cifre fornite dai due Paesi
sul deficit e sul debito sono affidabili, non c’è motivo di metterle in
discussione”. Con l’ingresso di Malta e Cipro i paesi che hanno adottato la
moneta unica saliranno a 15.
Ue:
Bielorussia
(
BRUXELLES –
esce dal sistema di preferenze dell’Unione europea, a causa delle violazioni
dei diritti sindacali. Nel dicembre 2006 l’Ue aveva annunciato le sue
intenzioni di penalizzare
Bilorussia
l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), garantendo la libertà di
associazione dei suoi lavoratori. Il 15 giugno un rapporto dell’Ilo bocciava
l’azione del governo bielorusso. Il Paese pertanto cesserà di far parte del
sistema generalizzato di preferenze (Gsp) a partire dal 21 giugno 2007. La
rimozione della Bielorussia non stopperà le sue esportazioni verso l’Unione
europea, ma certo le penalizzerà. Saranno infatti ristabilite le tariffe ai
beni importati nell’Ue, superiori del 3% rispetto alle tariffe Gsp. La sanzione
interesserà circa il 10% dell’esportazione bielorussa.
Ue, nuove procedure per i visti ai cittadini ucraini
(
BRUXELLES – E’ stato firmato il 18 giugno un accordo che prevede il rilascio
agevolato dei visti ai cittadini ucraini che desiderano visitare un paese Ue.
L’accordo di facilitazione del visto snellisce le procedure di rilascio ai
cittadini ucraini dei visti per soggiorni di breve durata: la decisione se
rilasciare o meno il visto deve essere presa di norma entro 10 giorni e sono
semplificati i documenti da presentare. L’accordo semplifica anche i criteri
per il rilascio dei visti per ingressi multipli a molte categorie di persone,
come i parenti stretti, gli autotrasportatori, le persone in viaggio d’affari,
gli studenti, i giornalisti e i membri delle delegazioni ufficiali. Quanto ai
diritti di rilascio, gli Stati Schengen applicheranno un importo di 35 euro.
Dal pagamento di questi diritti sono esonerate alcune categorie di persone
quali i parenti stretti, gli studenti, i disabili, i giornalisti e i
pensionati. L’accordo prevede infine l’esenzione dall’obbligo di visto per i
titolari di passaporti diplomatici ucraini.
Ue, Morgantini: “Urgente il trattato sul commercio di
armi”
(
BRUXELLES – “Il mercato della morte non conosce crisi: sono contraria alla
corsa agli armamenti degli ultimi anni, al non rispetto degli Accordi di
non-proliferazione e al bombardamento mediatico di idee irrazionali che
incatenano la società con la paura, inclusa quella di uno scudo spaziale che,
invece di portare sicurezza, renderà il mondo più pericoloso, più ingovernabile
e più pazzo”. Lo ha dichiarato Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento
Europeo, aggiungendo che “è anche una contraddizione storica che i 5 Paesi ad
avere il seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu e in quanto tali
corresponsabili per il mantenimento della pace, siano allo stesso tempo i
maggiori produttori di armi e quindi di guerre”. “Per questo – continua – è
importante il segnale lanciato dal Parlamento Europeo, e in particolare lo
sforzo del deputato Romeva i Rueva, autore della risoluzione di supporto
politico al Trattato sul Commercio delle Armi, che pone dei limiti legali alla
vendita di armamenti, istituendo meccanismi di controllo e creando delle regole
legali ed etiche comuni a tutti i Paesi, invece di usare ancora una volta una
politica di due pesi e due misure”. Secondo i dati del Rapporto Sipri
2007, l’Istituto di ricerca della pace di Stoccolma, nel 2006 le spese militari
mondiali sono salite a 1204 miliardi di dollari, il 3,5% in più rispetto
all’anno precedente. Tuttavia dalla Comunità Internazionale non giungono solo
segnali negativi: il 6 dicembre 2006 l’Assemblea Generale dell’Onu si è
espressa a favore della Risoluzione 61/89, che chiede al Segretario generale di
verificare il parere dei governi su “fattibilità, ambito di competenze e
parametri” del futuro sul commercio delle armi.
“Come europei – afferma
ascoltare questa voce di pace che viene da tre quarti del mondo e sostenere in
modo continuato e coerente un accordo che coinvolga le Ong e tutta la società
civile, per arrivare anche all’abolizione totale delle armi nucleari, delle
mine anti-uomo, delle bombe a grappolo e delle armi contenenti uranio
impoverito”. “Trovo scandaloso – ha aggiunto – che siano proprio i paesi
dell’Unione Europea a ricoprire il ruolo di principali esportatori di armi, il
cui valore raggiunge la cifra record di 10,5 miliardi di dollari ricoprendo
nell’insieme il 39,2% di tutti i trasferimenti internazionali, e il 20% di
tutto il commercio mondiale. E non è accettabile che gli Stati Uniti, al primo
posto per budget militare con 538,7 miliardi di dollari e il 46% dell’intera
spesa militare mondiale – cifre comprensibili alla luce delle operazioni
militari in Afghanistan e Iraq – sia l’unico Paese membro delle Nazioni Unite
che ha votato contro il Trattato”. “L’Ue dovrebbe dare il buon esempio e
cercare la stessa unità d’intenti avuta per la moratoria contro la pena di
morte, che ha visto il governo italiano in prima linea. L’Italia, invece, dove
– sempre secondo il SIPRI – la spesa militare è aumentata del 37% in 10 anni e,
con 29,9 miliardi di dollari, è all’ottavo posto della graduatoria per spese
militari complessive, vanta ora un record negativo, superando per la prima
volta dal 1985 gli 800 milioni di dollari di esportazioni di armamenti. Questi
dati sono inaccettabili, soprattutto considerando che intanto il governo
italiano non paga le proprie quote di aiuti internazionali ai Paesi poveri, ed
è ben lontana dal destinare lo 0,7 percento del proprio Pil in aiuti allo
sviluppo oltre ad essere ancora in debito di 280 milioni di euro con il Fondo
globale di lotta ad Aids, Tbc e Malaria. Tre quarti degli stati del mondo – ha
concluso la vicepresidente del Parlamento Europeo – votando a favore della
risoluzione, hanno lanciato un messaggio importante, segno di un bisogno
disperato di molti popoli di convogliare i soldi sprecati nel commercio di
armamenti, utilizzati per distruzione e morte, in attività che portino a
costruire un vero sviluppo sostenibile”.
Ue: vietato il commercio delle pellicce di cani e
gatti
(
BRUXELLES – Vietate dal Parlamento europeo la commercializzazione,
l’importazione e l’esportazione di pellicce di cani e gatti e di prodotti che
le contengono. I deputati inizialmente volevano escludere qualsiasi deroga,
hanno infine accettato una formulazione più restrittiva che ne limita
l’applicazione ai soli scopi educativi e per gli animali impagliati. Approvando
un maxi emendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dalla relatrice
Eva-Britt Svenson, è stato precisato anzitutto che gli obiettivi del
regolamento sono di vietare l’importazione, l’esportazione, la vendita e la
produzione di pellicce e pelli di cane e di gatto per eliminare gli ostacoli al
funzionamento del mercato interno e per restaurare la fiducia dei consumatori
garantendo che i prodotti acquistati non contengono pellicce di cani e gatti.
Non sono considerate “importazioni” quelle prive di qualsiasi carattere
commerciale. Il regolamento sarà d’applicazione a partire dal 31 dicembre 2008.
Università: da Bologna a Cambridge, quanto conta
l’ambiente urbano
(
STOCCOLMA – Mantenere le università europee nei centri storici dove sono nate
individuando però degli spazi nuovi di sviluppo e collegamento con le altre
aree della città. Si sono trovati d’accordo su questi due punti i
rappresentanti di venticinque città universitarie europee riuniti a Lund, in
Svezia, per discutere delle problematiche che coinvolgono le città con forte
presenza di studenti, in un simposio europeo sui rapporti tra università e
ambiente urbano. Il simposio si è concentrato sulla necessità non solo di
mantenere le università nel centro storico, ma di ristrutturare e riadattare i
vecchi edifici per utilizzi universitari come sola possibilità di “mantenere la
città viva”. Laddove gli universitari non popolano il centro storico le città
muoiono: questo il motivo ripreso in tutti gli interventi. Il secondo tema, più
controverso nelle soluzioni, riguarda la scelta, che accomuna la maggioranza
delle città rappresentate a Lund da un dirigente universitario e un membro
dell’istituzione cittadina, di individuare spazi di sviluppo universitari anche
fuori dal centro storico. In Italia, Bologna è stata negli ultimi anni
protagonista di una tensione crescente tra i residenti del centro storico e i
tanti studenti che animano i suoi portici, di giorno per studiare, di notte per
divertirsi. Fino a tarda ora. A rappresentare l’Alma Mater Studiorum e il
Comune in Svezia c’erano il pro rettore alle Relazioni internazionali Roberto
Grandi e l’assessore all’Urbanistica Virginio Merola.
Un dato che – a parere di Grandi – “indebolisce la tesi di
chi vede nella ‘alta’ percentuale di studenti universitari presenti a Bologna
(circa il 23 per cento della popolazione) una assoluta eccezione che crea, in
quanto tale, inevitabili situazioni di disagio” è fornito dal confronto con le
altre città. Grandi ha sottolineato che “nelle città con meno di 100.000
abitanti la proporzione di studenti è molto elevata: dal 40 per cento della cittadina
scozzese di St. Andrews e della britannica Durham, al 33 per cento della belga
fiamminga Leuven, fino al 30 per cento della francese Poitiers. Quando si
superano i 100.000 abitanti la proporzione di Bologna è la norma. Da Salamanca
a Cambridge, da Pecs a Cracovia (750.000 abitanti, 170.000 studenti
universitari), da Uppsala a Groningen fino a Lublino la proporzione degli
studenti universitari si aggira tra il 21 e il 25 per cento dei residenti”. Non
ha senso quindi chiedere “l’espulsione” dell’università dal centro storico per
combattere degrado e polemiche. Piuttosto, è bene ampliare gli spazi
universitari creando collegamenti con nuove aree. “Su come realizzare questi
spazi – come ha sostenuto l’assessore di Bologna, Merola – vi sono stati al simposio
pareri diversi. Da un lato, la maggioranza che opta per un insediamento
concentrato unicamente sulle strutture universitarie, sostanzialmente
autosufficiente. Dall’altro lato il Comune di Bologna e l’Alma Mater che, come
altre città, preferiscono progettare e realizzare insediamenti polifunzionali,
in quanto lo sviluppo della università fuori dal centro storico deve integrarsi
con uno sviluppo di parti di città che si costituiscono come vere e proprie
nuove centralità”.
Pubblica amministrazione: in Puglia al via il centro
sull’innovazione
(
BARI – Controllo della spesa sanitaria, sviluppo di strumenti volti a
facilitare la partecipazione del cittadino alla cosa pubblica (eDemocracy), il
Digitale Terrestre come piattaforma per erogare servizi al cittadino e la
gestione delle identità per aumentare il livello di sicurezza negli enti
pubblici; sono questi i 4 progetti pilota intorno ai quali si è orientata
l’attività del Centro di Competenza Oracle per l’innovazione della PA in
Puglia, nato per volontà di Regione Puglia, Tecnopolis Csata e Oracle Italia.
Con sede a Valenzano, nel Barese, presso il Parco Scientifico Tecnologico –
Tecnopolis, l’obiettivo del Centro è la realizzazione di progetti pilota di
innovazione all’interno delle Pubbliche Amministrazioni Locali, lo scambio di
esperienze tra le stesse, la diffusione di conoscenze e l’incremento delle
professionalità sul territorio, la stesura di linee guida per lo sviluppo di
software orientato al riuso. Sui progetti pilota, individuati a seguito di un
accurato processo di candidatura e selezione, operano tre neolaureati a cui
Oracle Italia ha offerto una borsa di studio per due anni. I ragazzi sono
affiancati, oltre che dai professionisti di Oracle, da personale tecnico delle
aziende partner di Oracle che hanno proposto, di concerto con gli enti locali,
i progetti oggetto del pilota, che nei prossimi mesi verranno messi in
produzione presso gli enti stessi. In ogni progetto viene impiegato software
open source e software Oracle – orientato a standard aperti e di cooperazione –
che gira su Pc e server con processori Intel. Ciò al fine di favorire il riuso
delle soluzioni sviluppate anche presso altri enti. Per questo lo stesso
software realizzato nei progetti pilota sarà pubblicamente disponibile con
modalità proprie del software open source.
Il primo progetto pilota coinvolge Sud Sistemi e il Comune
di Bari per sviluppare strumenti di eDemocracy che favoriscano la
partecipazione dei cittadini e delle imprese nel processo decisionale che guida
la realizzazione del Piano Strategico dell’Area Metropolitana di Bari. il
secondo progetto vede impegnati Svimservice e l’Azienda Unità Sanitaria Locale
BAT1 (Barletta-Andria-Trani) nella creazione di un sistema per l’analisi di
dati sanitari in relazione a particolari patologie ed al ricorso all’assistenza
sanitaria (percorsi terapeutici), ai fini epidemiologici e di monitoraggio
della spesa sanitaria. Il terzo progetto vede coinvolti Amt Services e Sincon
sul fronte delle aziende e l’Acquedotto Pugliese e il Comune di Bari come enti
sperimentatori, con l’obiettivo di creare un repository centralizzato delle
identità aziendali che permetta alle due organizzazioni pubbliche di innalzare
il livello generale della sicurezza dei propri sistemi informativi e diminuire
al contempo i costi associati alla gestione degli utenti e delle loro
credenziali. L’ultimo progetto impegna Evolvit e il Consorzio Area Sistema di
Casarano e Comuni Associati (Asc) nella costituzione di una filiera di
produzione, distribuzione e gestione di servizi applicativi Dtt, con
l’obiettivo di utilizzare il digitale terrestre come piattaforma per una nuova
serie di servizi di eGovernment e eDemocracy: non a caso, si parla in questo
contesto di servizi di T-Government. “Il Centro si pone un duplice obiettivo –
ha affermato Guglielmo Minervini, assessore regionale alla Trasparenza e
Cittadinanza Attiva – Da un lato creare sul territorio una cultura
dell’innovazione sia nel mondo pubblico sia privato; dall’altro produrre la
stessa innovazione, che a sua volta rappresenta il motore del cambiamento
organizzativo”.
L’aerospaziale piemontese in vetrina a Parigi
(
PARIGI – Diciassette aziende piemontesi del settore aerospazio e difesa
espongono alla 47.ma edizione del Paris Air Show, il salone internazionale
biennale che si tiene a Le Bourget, a Parigi, fino al 24 giugno. La
partecipazione, sostenuta dalla Camera di Commercio di Torino, è organizzata
dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione che coordina la presenza
regionale all’interno della collettiva italiana dell’Aiad, Associazione
Industrie per l’Aerospazio i Sistemi e
instaurare nuovi rapporti d’affari con società francesi ed internazionali.
Inoltre, mercoledì, Alessandro Barberis, presidente dell’ente camerale,
presenterà a Le Bourget i grandi progetti ed eventi dedicati ai settori in
Piemonte: Torino Piemonte Aerospace iniziativa triennale per il supporto e
accompagnamento sui mercati stranieri di una selezione di imprese piemontesi
eccellenti e Aerospace Meetings prima convention internazionale organizzata in
Italia, dedicata all’industria aeronautica, spazio e difesa che si terrà a
Torino il 19 e 20 marzo 2008. Al Paris Air Show, inoltre, verrà formalizzato
l’accordo di collaborazione tra Torino Piemonte Aerospace e Maa, Midlands
Aerospace Alliance, cluster creato nel 2003 per promuovere all’estero
l´industria aerospaziale di uno dei bacini aerospaziali più importanti al
mondo. Il Maa, che si distingue per la collaborazione con centri di ricerca,
università e partner produttivi di livello internazionale, rappresenta una
forza lavoro di oltre 45 mila addetti specializzati nel settore. L’accordo si
concretizzerà principalmente nell’individuazione e sviluppo delle opportunità
di collaborazione tra le aziende della regione inglese e quelle selezionate dal
progetto camerale.
Toscana:
Regione
(
FIRENZE – Una consulta del mare, proposta a Comuni, Province e a tutti gli
altri soggetti istituzionali della costa per definire assieme la politica
marittima toscana e verificare nel tempo la realizzazione degli interventi. Ma
anche una rete dei servizi tecnici responsabili degli affari marittimi da
costituire in seno alle Regioni del Mediterraneo, capace di proporre ed operare
e, sempre sul Mediterraneo ma stavolta da proporre alla Commissione europea, un
osservatorio europeo per la difesa delle coste. Sono tre idee e progetti della
Regione Toscana lanciate il 15 giugno dall’assessore Giuseppe Bertolucci, che
coordina le politiche del mare, nel corso della conferenza regionale che si
svolge da stamani a Livorno nella suggestiva sede dell’Accademia Navale. Una
platea di quattrocento persone, tanti spunti e riflessioni a più mani, per programmare
assieme, pubblico e privato, la politica marittima dei prossimi anni: toscana
ma anche europea, con una risposta al libro verde della Commissione già pronta
per essere spedita a Bruxelles. Alla mattina si è parlato soprattutto di
nautica ed economia del mare. “La costa e le imprese della costa sono in grado
di dare lavoro al resto della Toscana – ha ricordato l’assessore Ambrogio
Brenna – La filiera e l’indotto, già oggi, si allungano infatti
nell’entroterra. Per questo parliamo di distretti integrati”. L’assessore
all’agricoltura e alla pesca Susanna Cenni ha sottolineato la carenza di
approdi per i pescherecci toscani, a cui stagionalmente si aggiungono quelli
provenienti da altre regioni. “Una situazione – ha spiegato – che provoca
disagi e anche conflittualità. Occorre puntare, come proposto da Viareggio e da
altri alcuni comuni, sulla creazione di vere e proprie cittadelle della pesca,
dotate di ormeggi sufficienti e strutture di servizio a terra per la prima
vendita, lo stoccaggio, la produzione di ghiaccio e lo smaltimento rifiuti”.
Il turismo ha già numerosi punti di forza. I primati, dalle
bandiere blu alle vele, non mancano. La presenza dell’aeroporto di Pisa è
strategica. “Ma c’è ancora molto da lavorare – ha ricordato Anna Rita Bramerini,
assessore al turismo e al commercio – per riposizionarci sia sul mercato
interno che su quelli esteri. Non siamo competitivi dove non possiamo fare
offerte ‘all-inclusive’. Per questo è importante mettere in rete tutti i
soggetti coinvolti”. Un progetto come Costa di Toscana, che ha avuto finora un
ruolo soprattutto promozionale, sarà d’ora in poi uno strumento fondamentale di
concertazione, indirizzo e innovazione per interpretare i cambiamenti della
domanda”. Riccardo Conti, al pomeriggio, parla di trasporti. “Siamo molto
soddisfatti e molto vigilanti per come è andata la partita con il Governo sulle
infrastrutture – dice l’assessore – e continuiamo nei nostri programmi.
Partendo dall’autostrada tirrenica guardiamo al porto di Livorno fino ad
arrivare alla navigabilità del canale dei Navicelli e dello Scolmatore, una
grande infrastruttura ad acqua capace di fare dell’interporto di Livorno il
fulcro della Toscana del futuro”. L’assessore all’ambiente Marino Artusa
ricorda la professionalità dei tecnici toscani. “La partecipazione dell’Arpat
alla missione internazionale in Libano – spiega – è un riconoscimento
importante della competenza e professionalità della agenzia toscana, che ha
avuto una parte nella bonifica del mare libanese, dando un contributo non secondario
anche alla pace”. L’assessore alla sanitaà Enrico Rossi infine, al termine del
pomeriggio, parla dello sforzo importante sul fronte della sicurezza. “Dal 2005
al 2007 – ricorda –
ha stanziato 1 milione e 125 mila euro per la sicurezza nella cantieristica
navale. Quando d’estate le coste si riempiono di turisti crescono inoltre gli
ambulatori di guardia medica e i mezzi di soccorso. A partire dell’elicottero
che vola anche di notte, pronto ad intervenire nelle isole”.
Turismo: attivata la videosorveglianza alle cascate
delle Marmore
(
PERUGIA – I turisti che visiteranno nella prossima estate
saranno controllati da un sistema di videosorveglianza via radio.
della Valnerina ha disposto la realizzazione dell’impianto per tutelare il
Parco Naturale della Cascata delle Marmore da eventuali atti vandalici e per
proteggere i visitatori dai pericoli, garantendo un pronto intervento in caso
di necessità. L’impianto è costituito da 8 telecamere resistenti alle
intemperie ed agli attacchi vandalici, collegate via radio con un centro di
raccolta e di rielaborazione delle informazioni. “Le telecamere Mobotix –
informa il Gruppo Loccioni di Ancona, che ha realizzato l’infrastruttura – sono
state posizionate in zone considerate particolarmente strategiche all’interno
dell’area escursionistica, come ad esempio presso il belvedere Pennarossa, per
permettere una visione e un controllo di tutta la cascata, o sulla passerella
che attraversa il fiume Nera e attraverso cui si accede al percorso
naturalistico”.
Lavoro: dal mare toscano 70 mila posti in più
(
LIVORNO – L’economia della costa Toscana dovrebbe occupare oltre 70 mila
lavoratori in più. Se alla costa si applicasse infatti il tasso di occupazione
medio del resto della regione, il numero degli occupati dovrebbe essere del 16%
più alto. A fare i calcoli e a spiegare come il risultato potrebbe essere
raggiunto è stata l’Irpet, l’Istituto regionale di programmazione economica della
Toscana, che alla conferenza regionale all’Accademia navale di Livorno ha
presentato il 15 giugno una ricerca sull’economia del mare. Occorre in sostanza
sviluppare l’indotto – perché trasporti, cantieristica, turismo, pesca,
produzione e distribuzione di energia non sono solo un bacino di occupazione di
per sé – occorre accrescere la capacità di esportazione dell’economia locale e
trattenere sul territorio una parte più alta del valore aggiunto prodotto.
Diventando più competitivi. La costa rimane in Toscana infatti un’area debole.
Il valore aggiunto procapite è circa l’83% di quello dell’interno. “Ma questo
solo perché più bassa è la partecipazione al lavoro – spiega il ricercatore
Stefano Casini Benvenuti – visto che il valore aggiunto per unità di lavoro è
sostanzialmente analogo a quello del resto della regione”. Uniche eccezioni
l’Elba, dove il valore aggiunto è più alto, e Piombino, nella media.
Detto in altri termini: le attività produttive sono più
rarefatte lungo la costa e meno utilizzati sono dunque i lavoratori, che quando
impiegati mostrano invece un’elevata produttività. Quel che manca (o non è
sviluppato nelle sue piene potenzialità) sarebbe appunto l’indotto. Lungo la
costa toscana molto spesso ci sono imprese di grandi dimensioni, spesso a partecipazione
statale, ad alta densità di capitale e elevato uso del territorio. Ed il fatto
di fornire occasioni di lavoro sicure, spiega l’Irpet, avrebbe depresso quello
spirito imprenditoriale che altrove, anche in Toscana, ha creato invece sistemi
produttivi ad elevato uso di lavoro. Negli anni Cinquanta il tasso di
occupazione della Toscana del mare era superiore a quello regionale. Oggi è di
circa il 20% più basso. Le aree di piccola impresa occupano una quantità
notevole di lavoro, anche se poi il rendimento non è sempre elevato. Le aree di
grande impresa spesso ottengono un alto rendimento dal lavoro utilizzato, ma
nel complesso il lavoro utilizzato è basso. E
discosterebbe in questo dalla regola generale.
Lazio: a Viterbo in mostra l’arte popolare del
Mediterraneo
(
VITERBO – In occasione della seconda edizione del Festival “Il Lazio tra
Europa e Mediterraneo” il 15 giugno a Viterbo è stata inaugurata la mostra
“Identità e differenze del Mediterraneo”, a cura di Stefania Massari,
direttrice del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. La
mostra propone al pubblico una particolare lettura degli scambi e delle
contaminazioni culturali che da millenni accomunano i paesi del Mediterraneo,
“cuore antico” dell’Europa. Sarà infatti attraverso la nostra tradizione, a
testimonianza anche del ruolo centrale che l’Italia ha sempre avuto in questo
contesto, che verranno documentate e rievocate tracce e presenze della rete di
trasversalità in cui sono immesse le culture del Mediterraneo. Verranno esposti
oggetti (abiti tradizionali, gioielli, tessuti, ceramiche), materiali cartacei
(racconti di tradizione orale), accompagnati da suoni (dal repertorio di musica
popolare) e da immagini (fotografie e filmati), tutti provenienti dalle
collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, e in cui si
evidenziano gli influssi dei diversi paesi rivieraschi del Nord e del Sud. Il
festival – nato dalla volontà di proseguire il fruttuoso dialogo tra l’Europa e
i Paesi del Mediterraneo, in cui il Lazio è chiamato a svolgere un ruolo di
crocevia, di scambio e di intermediazione culturale – è promosso dalla Regione
Lazio – Presidenza in collaborazione con Sviluppo Lazio. L’evento, che nasce
sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica e si avvale del
patrocinio del ministero degli Affari Esteri, quest’anno vede anche il
patrocinio dell’Unric – Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite.
A Bruxelles apre la mostra d’arte lombarda “Un posto a
tavola”
(
BRUXELLES – Si è inaugurata nei giorni scorsi all’Istituto Italiano di Cultura
di Bruxelles la mostra “…Un posto a tavola…”, a cura della Regione
Lombardia e realizzata da artigiani lombardi, con la collaborazione di
architetti e designer. L’esposizione rappresenta una ricerca dedicata alla
rielaborazione del rito dello stare a tavola delle “genti di Lombardia”: lo
stare a tavola quale parte integrante della tradizione italiana, elaborando
forme e contenuti diversi fino ad utilizzare nuovi materiali in sintonia con le
esigenze e i bisogni del vivere contemporaneo. Da questa ricerca, grazie
all’appoggio di Unioncamere Lombardia, è nato un progetto culturale di
artigianato itinerante, da realizzare presso gli Istituti Italiani di Cultura
nel mondo; centri di promozione e conoscenza della cultura italiana e punti di
interscambio socio-culturale con i Paesi e i territori di cui i nostri
connazionali sono ospiti. Proprio per facilitare il contatto con le realtà
presenti sul territorio è stato scelto il tema della tavola, comune a tutte le
culture del mondo e che permette a tutti gli artigiani di confrontarsi e
favorire la loro crescita culturale. Le opere realizzate dai maestri artigiani
lombardi partono dall’utilizzo dei materiali della loro tradizione regionale,
dei rispettivi territori, valli o pianure.
Per questo, la collezione proposta è realizzata con opere in
ceramica tradizionale o di ricerca, in pietra ollare, in seta, in cotone, in
tessuti filati in rame, in metallo argentato fino alla plastica riciclata. La
mostra è realizzata con il marchio “Artigianarte”, che rappresenta il veicolo
preferenziale per lo sviluppo dell’intero settore artigianato e, in
particolare, dell’artigianato d’arte. Un altro punto al centro della ricerca di
Artigianarte e delle sue mostre è quello di constatare i vari modi in cui gli
artigiani di tutto il mondo declinano i due termini, tradizione e innovazione,
con una ricerca continua nel campo dei nuovi materiali e del design. Inoltre
questo tipo di ricerca ha evidenziato la necessità di proporre il lavoro
artigiano come prodotto di un territorio specifico, da cui raccogliere la
storia e le possibilità di sviluppo nel presente e nel futuro.
L’Abruzzo scala il Karakorum, tra solidarietà e
scienza
(
L’AQUILA – E’ partita il 20 giugno dall’Aquila per il Pakistan la spedizione
Abruzzo Karakorum 2007. Organizzata dal Centro Documentazione Alti Appennini,
tenterà di raggiungere la vetta del Broad Peak (8.047 metri), uno dei
quattordici “ottomila” del tetto del mondo, per celebrare il cinquantenario
della prima ascensione di quella cima. Furono, nel 1957, gli austriaci H. Buhl,
K. Diemberger, M. Schmuck e F. Wintersteller a conquistarla, scrivendo una
delle pagine più belle dell’alpinismo, sia per la concezione innovativa che per
l’etica rigorosa di quell’impresa. Quel periodo, infatti, era segnato da una
vera e propria corsa “all’ottomila inviolato” e sull’Himalaya le spedizioni non
si risparmiavano in uomini e dotazioni pur di assicurare alla propria nazione
la conquista d’una vetta. La piccola spedizione austriaca, invece, con pochi
mezzi e nel rispetto di princìpi molto severi, concluse la scalata del Broad
Peak in limpido “stile alpino”, senza portatori d’altura, senza corde fisse e
soprattutto senza uso d’ossigeno. Per le scalate d’alta quota fu davvero un
esempio d’alpinismo puro. Proprio nel solco di quella concezione, a cinque anni
dalla splendida impresa che nell’ottobre 2002 vide l’aquilano Giampaolo Gioia
piantare il tricolore affidato alla spedizione dal presidente Ciampi sulla cima
del Cho Oyu – 8.201 metri, sesta vetta del mondo– una nuova spedizione
abruzzese del CDAA proverà a fine luglio di replicare l’ascesa compiuta dagli
austriaci nel 1957. L’impresa, seguendo gli stessi canoni, è ancora più
ambiziosa. Conta anche di aprire, in una delle cime satelliti del Broad Peak,
una nuova via che verrà dedicata ad Alberto Bianchetti e Stefano Imperatori,
due degli alpinisti della spedizione sul Cho Oyu, successivamente scomparsi.
Non è questo, però, l’unico scopo della spedizione abruzzese
sul Broad Peak, traduzione inglese del nome della montagna che in linguaggio
baltì si chiama “Falchan Kangri”, ossia “cima larga”. come già nel 2002 fece
con la spedizione sul Cho Oyu, la spedizione attuale che vede impegnati
alpinisti, tra cui Claudio Persio (presidente del CDAA), medici e filmaker,
realizzerà una missione scientifica, culturale ed umanitaria. In collaborazione
con la facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila verranno infatti
realizzati protocolli di notevole rilevanza scientifica: il “protocollo
telemedicina”, un sistema di monitoraggio di parametri vitali sugli alpinisti,
in condizioni estreme, con trasmissione dei dati in tempo reale via satellite
alla centrale operativa allestita presso l’ateneo aquilano ed in altro analogo
centro operativo in Sicilia, con immediato referto a scopo clinico e di
ricerca; il “protocollo danni retinici d’altitudine”, per osservare l’incidenza
di patologie della retina causate da problemi di natura vascolare e da ipossia;
il “protocollo psicologia”, per studiare, con appositi test, comportamento ed
adattamento umano in ambiente ostile, durante le varie fasi della spedizione;
il “protocollo Sildenafil”, per la sperimentazione in alta quota del farmaco
sulle patologie respiratorie e neurologiche.
dell’ateneo aquilano, con un suo progetto, provvederà a monitorare la capacità
di tolleranza allo sforzo fisico, per sperimentare innovative procedure di
valutazione e dosaggio dello stress fisico in condizioni di sollecitazione
estrema. I risultati di tale progetto saranno estremamente utili in futuro per
ottimizzare i sistemi di preparazione per gli alpinisti d’alta quota.
Altro rilevante progetto scientifico d’interesse ambientale,
in sinergia con il Consorzio di Ricerca e con i Laboratori del Gran Sasso
dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, consentirà di valutare, in ambienti
inusuali quali quelli toccati dalla spedizione, la presenza di berillio 7,
radioisotopo a vita breve (50 giorni) prodotto dalla radiazione cosmica
nell’atmosfera e portato a terra da piogge o nevi. I rilievi saranno correlati
con le misurazioni di elementi radioattivi d’origine naturale (uranio, torio,
cesio) raccolte in territorio abruzzese. Inoltre la missione porta avanti un
progetto solidarietà nel villaggio di Askole, a quota 3000, nei pressi del
ghiacciaio del Baltoro, che porterà alla trasformazione del dispensario medico
“Lorenzo Mazzoleni” già realizzato, unico centro di assistenza sanitaria per le
popolazioni, molto povere, d’una regione vasta quanto una grande nazione
europea, in un punto medico di primo intervento. Grazie all’Azienda
Farmaceutica Municipale dell’Aquila ed all’Assofarm, l’associazione nazionale
delle farmacie comunali, sarà assicurata con regolarità la fornitura di
farmaci. Prosegue infine il progetto cinematografico con la realizzazione d’un
film sulla spedizione sul Broad Peak per raccontare la montagna, i luoghi, gli
uomini – con le loro fatiche, gioie e disperazioni – attraverso un linguaggio
sperimentale di scrittura filmica affrancato da ogni mediazione. Il progetto
culturale, avviato nel 2000 con la realizzazione di “Namasté”, girato in Nepal
sui luoghi che conducono alla Piramide del Cnr ed al Campo Base dell’Everest,
continuò nel 2002 con “Mondi Sospesi”, film sulla spedizione abruzzese sul Cho
Oyu.
Scuola: a Modena ascolto e lavagne “smart” contro il
disagio
(
MODENA – Sportelli d’ascolto, laboratori di musica, teatro e tanto altro, tutor
per gli studenti maggiormente in difficoltà, giochi di ruolo e lavagne
elettroniche (“smart board”) in classe per una didattica più
coinvolgente. E’ così che nelle scuole medie di Modena si cerca di prevenire il
disagio e la dispersione scolastica attraverso un progetto che mette in rete le
dieci scuole secondarie di primo grado della città e riguarda insegnanti,
genitori, volontari e studenti. Il progetto, sostenuto pure dal Comune di
Modena, ha ottenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena un
finanziamento triennale di 150 mila euro, per portarlo avanti sono però
indispensabili l’impegno e il lavoro volontario di quanti, a vario titolo, sono
coinvolti nella scuola. L’obiettivo è mettere in atto, a fianco delle attività
curriculari, percorsi utili ad affrontare e risolvere le situazioni di disagio
degli alunni dovute a difficoltà d’inserimento, d’apprendimento, a scarsa
conoscenza della lingua o a modalità relazionali scorrette, e che talvolta
fanno sì che i ragazzi assumano atteggiamenti provocatori e di disturbo. Per raggiungere
tale obiettivo genitori e insegnanti si sono organizzati nella Rete delle
scuole medie della città, hanno elaborato progetti, chiesto ed ottenuto
finanziamenti. Nel corso di quest’anno scolastico sono stati complessivamente
un’ottantina i docenti impegnati nel coordinamento, nei corsi di recupero e in
altri interventi; una cinquantina i genitori che hanno tenuto i laboratori;
centinaia i ragazzi che hanno seguito le attività, diverse per ogni istituto ma
che in molti casi si sono rapidamente estese alle altre scuole.
Senato: istituito il comitato per le questioni degli
italiani all’estero
(
ROMA – Facendo seguito ad una decisione della conferenza dei capigruppo del 30
gennaio scorso, è stato formalmente istituito il Comitato permanente per le
questioni degli italiani all’estero. Contestualmente il presidente del Senato
Franco Marini ha nominato il senatore Claudio Micheloni (Ulivo), eletto nella
circoscrizione Estero, presidente di detto Comitato, del quale oltre allo
stesso Micheloni fanno parte 16 senatori designati in rappresentanza di tutte
le forze politiche presenti nel Senato della Repubblica Italiana.
Vicepresidente, carica che a norma di regolamento spetta all’opposizione, è
stato nominato il senatore Cosimo Izzo (Forza Italia). Fanno parte del Comitato
i Senatori: Giacomo Santini (Democrazia Cristiana per le Autonomie – Pri –
Movimento per l’Autonomia), Oskar Peterlini (Per le Autonomie), Mauro
Bulgarelli (Insieme con l’Unione-Verdi Comunisti italiani), Giorgio Mele
(Sinistra Democratica per il socialismo europeo), Stefano Stefani (Lega Nord
Padania), Luigi Pallaro (Misto), Gino Trematerra (Udc), José Luiz Del Roio
(Rifondazione comunista-Sinistra europea), Oreste Tofani (Alleanza Nazionale),
Learco Saporito (Alleanza Nazionale), Claudio Fazione (Forza Italia), Antonella
Rebuzzi (Forza Italia), Edoardo Pollastri (L’Ulivo), Nino Randazzo (L’Ulivo),
Renato Guerino Turano (L’Ulivo).
“La persona giusta al posto giusto”. Con queste parole che i
responsabili dell’ufficio Ds Italiani nel Mondo commentano la nomina di
Micheloni alla presidenza del Comitato. “Claudio Micheloni è conosciuto per il
suo grande impegno a favore delle nostre collettività all’estero, impegno
svolto ormai con una esperienza pluridecennale e sempre caratterizzato da
grande professionalità e passione. Il nuovo Comitato – composto da parlamentari
di tutti i gruppi di Camera e Senato – dovrà svolgere un importante lavoro di
indagine e approfondimento delle tematiche riguardanti gli italiani all’estero,
e siamo sicuri – concludono gli esponenti Ds – che Micheloni saprà dare gli
impulsi e stimoli giusti in questa direzione”.
“E’ con sincero piacere che ho appreso la nomina di Claudio
Micheloni a presidente del Comitato permanente per le questioni degli italiani
all’estero”, aggiunge da parte sua Gino Bucchino, deputato eletto nella
ripartizione elettorale Centro-Nord America. “Conosco il senatore Micheloni da
molti anni – prosegue Bucchino – e nel corso dei nostri incontri ho avuto modo
di apprezzare l’impegno e la professionalità con le quali si è sempre dedicato
ai problemi degli italiani all’estero”. “Sono certo – conclude – che Micheloni
saprà mettere a frutto la sua esperienza anche in questo nuovo incarico, con
l’auspicio che il neonato Comitato da lui presieduto si riveli un utile
strumento politico per dare il giusto risalto e soluzioni alle istanze dei
nostri connazionali in tutto il mondo”.
“Finalmente possiamo attivarci in modo organico e
programmatico sulle questioni degli italiani nel mondo”, ha invece commentato
il senatore Edoardo Pollastri, promotore del comitato stesso assieme a
Micheloni. “Ho sempre sostenuto – ha dichiarato Pollastri – la nascita di
questo comitato, un organo di fondamentale importanza dopo il voto agli
italiani nel mondo e la nomina dei 18 parlamentari eletti nella circoscrizione
Estero”. “Sono convinto – ha aggiunto – che il presidente, il senatore Claudio
Micheloni, e il vicepresidente, il senatore Cosimo Izzo, sapranno rappresentare
nel modo migliore questo nuovo comitato pluralista in cui tutte le parti
politiche potranno confrontarsi sui principali punti relativi al programma per
gli italiani all’estero, ambito che tutti i membri del comitato ben conoscono.
Le questioni sollevate dalle nostre comunità, dai parlamentari e dal governo,
tra cui la riforma della legge sulla cittadinanza, l’assistenza sociale per le
fasce deboli, le pensioni e soprattutto la ristrutturazione della rete
consolare, hanno finalmente un luogo deputato. Un luogo dove i rappresentanti
della maggioranza e dell’opposizione potranno confrontarsi sulla politica per
gli italiani all’estero in modo organico e approfondito, senza dispersione di
idee”. “Dal centrosinistra al centrodestra – ha concluso il senatore Pollastri
– tutte le forze politiche potranno dare voce alle questioni più importanti dei
connazionali residenti all’estero”.
“Finalmente è stato costituito il comitato permanente per
gli Italiani nel mondo al Senato, e nominato il presidente Claudio Micheloni,
la persona giusta per esperienza e capacità alla quale formulo i migliori
auguri di buon lavoro”. Il coordinatore dell’esecutivo della circoscrizione
Estero della Margherita e componente del coordinamento dell’Unione per gli
Italiani nel Mondo Luciano Neri, fa i complimenti a Micheloni ma nel contempo
lancia un appello. “L’unico rammarico – ha aggiunto Neri – è che questo atto
dovuto e utile sia arrivato, inspiegabilmente, con un anno di ritardo, a
dimostrazione di una insipienza e di un letargo culturale che va ben oltre
singoli ritardi o specifiche volontà, ma è un sintomo più preoccupante perché
evidenzia una disattenzione e un analfabetismo recidivo, trasversale nel
centrodestra come nel centrosinistra, rispetto agli italiani all’estero. Una
straordinaria e variegata realtà, un patrimonio umano, storico, culturale ed
economico/finanziario ancora per lo più sconosciuto ad un corpo politico e
istituzionale ancora permeato da un provincialismo antistorico e che ha in
testa l’inverosimile e ingiallita stereotipo di una emigrazione italiana patriottarda,
antica ed emarginata”. “Ora – ha concluso Luciano Neri – non si aspetti un
altro anno per procedere alla elezione dell’analogo organismo alla Camera,
prevista all’interno della commissione Esteri, si faccia e si faccia subito. E
soprattutto, a partire dal Dpef e dalla finanziaria, si attivino quelle scelte
concrete e coerenti che sono state presentate nel programma di governo dalle
forze di maggioranza”.
“Nell’augurare al senatore Claudio Micheloni un proficuo
lavoro nel suo nuovo incarico di presidente della commissione permanente sulle
questioni degli italiani all’estero al Senato – ha infine dichiarato Antonio
Razzi, deputato di Idv eletto in Europa – esprimo l’auspicio che alla Camera si
ripristini la sana consuetudine di affidare il medesimo incarico a un
parlamentare dell’opposizione. E in questo senso è augurabile che sia un eletto
all’estero in altra area geografica diversa dalla Svizzera”.
Italiani all’estero, Chiocchetti: “Governiamo facendo
i conti con la realtà”
(
ROMA – “A un anno dall’insediamento del governo Prodi è senza dubbio mutata
l’attenzione verso il nostro Paese da parte dell’opinione pubblica nei Paesi
esteri. Un grande merito va sicuramente alla politica estera, ma gioca un ruolo
anche la gestione della politica interna italiana, perché dall’estero – e
quindi anche i nostri cittadini all’estero – hanno percepito che noi governiamo
facendo i conti con la realtà”. E’ una valutazione che fa Maurizio Chiocchetti,
responsabile Ds per gli Italiani nel mondo, a margine del seminario sulle
politiche per gli italiani all’estero promosso dal coordinamento dell’Unione ad
un anno dall’insediamento dei parlamentari eletti all’estero. Chiocchetti
aggiunge che “attraverso un lavoro difficile abbiamo raggiunto un risultato importante,
che rappresenta il presupposto di ogni politica seria e sostenibile, e cioè la
sistemazione dei conti. Immediatamente con il prossimo Dpef e con
quindi la possibilità di operare un vero e proprio scatto, e quindi mettere in
atto tutta una serie di provvedimenti volti a promuovere lo sviluppo e la
crescita del paese, con benefici anche per le nostre comunità residenti
all’estero”.
Quali sono i provvedimenti già adottati per gli italiani
all’estero e cosa c’è in agenda nei prossimi mesi? “Già nell’ultima Finanziaria
abbiamo riportato i vari capitoli di bilancio per gli italiani all’estero,
fortemente compromessi dai tagli operati dal governo precedente, ad un livello
ragionevole. Il nostro impegno andrà ovviamente nella direzione di incrementare
maggiormente le risorse nei settori strategici per le nostre comunità
all’estero, servizi consolari, offerta formativa, assegni di solidarietà.
Questo incremento di risorse deve però essere accompagnato da un maggiore
impegno in termini di produttività. Il necessario miglioramento dei servizi
offerti a favore della nostra collettività all’estero non può e non deve essere
perseguito semplicemente attraverso un incremento delle risorse finanziarie.
Ogni pubblica amministrazione degna di questo nome deve in primo luogo
perseguire un utilizzo razionale ed efficiente degli strumenti finanziari e
personali di cui dispone, e sono convinto che siano molte le cose che possono
essere fatte in questa direzione. Penso per esempio alla necessaria riorganizzazione
della nostra rete consolare nel mondo, che deve anche tener conto del quadro
politico ed economico profondamente mutato negli ultimi decenni. Un
provvedimento concreto che è già stato adottato e che andrà direttamente a
favore degli italiani residenti in Europa consiste nel rilascio delle carte di
identità da parte delle nostre strutture consolari. Questo semplice
provvedimento farà risparmiare molti soldi ai nostri connazionali, che – alla
pari di quanto avviene in tutti gli altri paesi europei – non dovranno più
richiedere il rilascio del passaporto per spostarsi in Europa. Di portata
minore, ma comunque indicativo del carattere pratico del nostro approccio, è il
rilascio della “it.card”, ovvero una tessera rilasciata dai Consolati, che
permetterà ai nostri connazionali residenti all’estero di poter usufruire di
una serie di agevolazioni e sconti su prodotti e servizi in Italia. Un
ulteriore provvedimento importante che è allo studio riguarda invece il cd.
“assegno di solidarietà” per i nostri connazionali che si trovano in gravi
situazioni di bisogno, come per esempio avviene in alcune zone dell’America
Latina ma non solo”.
Maggiore concretezza, quindi. Quale è, in questo quadro, il
ruolo che hanno svolto i parlamentari eletti all’estero? “Secondo me è di
fondamentale importanza mutare profondamente l’approccio verso i nostri
connazionali residenti all’estero nonché verso le politiche che li riguardano.
E’ scontato che i parlamentari eletti all’estero abbiano – come tutti i
parlamentari del resto – un rapporto particolare e diretto con i cittadini del
proprio collegio. Tuttavia il Parlamento è chiamato ad occuparsi delle istanze
e delle necessità dell’intero popolo italiano, e quindi credo che sia utile
uscire da un’ottica per certi versi settaria e affrontare le tematiche
politiche degli italiani nel mondo con un approccio universalistico. Mi spiego
meglio: se siamo d’accordo, e lo siamo, che l’istituto della cittadinanza debba
essere riformato, questo deve avvenire tenendo conto ovviamente delle esigenze
dei nostri cittadini all’estero, così come deve al tempo stesso tener conto
delle esigenze che hanno i ‘nuovi cittadini’ in Italia, senza scindere i due
livelli. Stesso discorso per quanto riguarda la promozione della lingua e
cultura italiana. Una politica seria in questo senso deve porsi il compito di
diffondere l’italiano e la cultura italiana nel mondo rivolgendosi a tutti i
cittadini – italiani e non – che hanno un interesse nei confronti dell’Italia e
dell’italiano. E’ evidente che poi un cittadino con origini italiane abbia un
“titolo particolare”, una ragione in più per farlo. Uno strumento che va nella
direzione che ho appena descritto è rappresentato dall’integrazione
dell’insegnamento della lingua italiana nei curricula scolastici dei paesi di
residenza, e quindi una interazione tra le istituzioni scolastiche del paese di
residenza con le nostre strutture presenti in loco, come per esempio gli
Istituti Italiani di Cultura, i Consolati e gli enti gestori che offrono i
corsi. Ci sono già primi passi in questa direzione. Penso per esempio alla
Germania, un paese dove questo problema è particolarmente sentito dalla nostra
collettività e che è, inoltre, un partner privilegiato dell’Italia sia in
termini culturali che in termini di interscambio economico”.
Alle elezioni il centrosinistra si presentò unito nella
circoscrizione estero sotto al simbolo dell’Unione. A distanza di un anno, che
giudizio dà dell’alleanza elettorale? “Il giudizio non devo darlo io, ma
l’hanno dato gli elettori appunto un anno fa, facendo vincere lo schieramento
di centrosinistra e contribuendo all’affermazione del governo di Romano Prodi.
I cittadini italiani, sia quelli che vivono in Italia sia quelli residenti
all’estero, chiedono maggiore unità e quindi una semplificazione del sistema
politico e partitico italiano. La nostra scelta di presentarci con un simbolo
comune non è stata quindi frutto di tattica elettorale, ma ha rappresentato una
risposta politica alle richieste dei nostri connazionali. L’ambito politico nel
quale ci muoviamo è e rimane quello dell’Unione, che rappresenta anche un
emblema di come una maggioranza – composta da partiti diversi – possa
funzionare e lavorare per risolvere i problemi dei cittadini. Sono convinto che
operando in questo modo, con una politica forte e unitaria che sappia dare
risposte nette e concrete, saremo in grado di mantenere la fiducia che i nostri
elettori ci hanno affidato nel 2006 e anche di rinvigorirla”.
Presentato il sito delle donne imprenditrici nel mondo
(
– Un luogo che si prefigge l’obiettivo di facilitare l’incontro di partnership
professionali e commerciali tra le donne italiane imprenditrici nel mondo. E’
stato presentato il 15 febbraio a Roma, nel corso della 19esima edizione del
Premio Marisa Bellisario, www.italianwomenworld.com, un multiprogetto
denominato “ItalianWomenWorld-AmicheOltreaOceano” promosso dai giovani della
Fondazione Bellisario che si avvale di un grande data base internazionale delle
professionalità femminili, un libro catalogo e un format Tv. L’iniziativa è
dedicata a professioniste, imprenditrici e manager di origine italiana
residenti nel mondo e all’obiettivo di creare una rete di contatti tra la
realtà del nostro Paese e le donne “in business” Oltreoceano. Il sito si presenta
in modo dinamico dal momento che, attraverso una chat, mette in contatto
professionisti e manager di tutto il mondo. Il format Tv AmicheOltreOceano,
creato dalla giornalista televisiva Patrizia Angelini, racconterà le storie di
successo delle nostre protagoniste all’estero. Marisa Bafile, deputata
dell’Ulivo eletta in Sudamerica, ha dichiarato: “E’ un sito importante che io e
il senatore Pollastri abbiamo sostenuto. Personalmente, sono stata la creatrice
dello sportello donna alla Camera di commercio del Venezuela, il primo creato
fuori dall’Europa perché sono convinta che c’è una grande forza imprenditoriale
al femminile. Entro la fine di quest’anno – ha ricordato la deputata dell’Ulivo
– io e Pollastri contiamo di realizzare un incontro con le donne imprenditrici
e professioniste in Sudamerica”. “E’ necessario portare avanti queste
iniziative – ha proseguito
Bafile
professionalità all’estero. Come donna posso dire che in Sudamerica le donne
italiane e non solo sono molto al di fuori dai clichè: sono donne forti,
lavoratrici, in maggioranza capofamiglia, che occupano posizioni
tradizionalmente maschili. Incrociare questo tipo di esperienze rappresenta un
arricchimento per le donne italiane e per le donne all’estero”. Anche il
senatore Edoardo Pollastri, eletto nelle file dell’Unione in Sudamerica,
commentando il progetto ha dichiarato: “E’ un’iniziativa importante perché
permette di collegare attraverso il sito tutte queste risorse femminili che
abbiamo all’estero: le donne imprenditrici sono molto numerose. Poterle
raccogliere è estremamente importante. La lingua italiana – ha sottolineato
Pollastri – viene trasmessa per via materna. Le donne sono un veicolo di
cultura e tradizioni importante e l’Italia ha la necessità di mantenere la
lingua all’estero. Se a questo – ha sggiunto Pollastri – si aggiunge una
professionalità elevata noi completiamo un circolo virtuoso al femininile”.
Pollastri, che è anche presidente dell’Assocamerestero, ha ricordato: “Ho offerto
all’Assocamere, attraverso un collegamento al portale del sito, questa rete per
poter individuare le professionalità al femminile”.
Parlamentari esteri, Uim: cifre e curiosità dopo un
anno di attività
(
ROMA – A un anno dall’inizio delle attività parlamentari,
mondo) ha analizzato i contenuti dell’iniziativa legislativa, degli ordini del
giorno, delle interrogazioni e delle interpellanze presentati dai parlamentari
eletti all’estero. “Dai documenti osservati – spiega
proposte di legge avanzate a favore dei cittadini italiani all’estero 8
riguardano la cittadinanza italiana, altrettante la promozione della cultura
italiana e la formazione linguistica, quattro l’assistenza sociale e tre la
tutela dei prodotti italiani e la promozione della ristorazione italiana nel
mondo. Le interrogazioni, interpellanze e ordini del giorno presentate dai
parlamentari eletti nella circoscrizione Estero di particolare interesse per i
nostri connazionali sono in totale 89. Il venticinque per cento si rivolge a
problemi legati alle doppie imposizioni fiscali, al diritto e al pagamento
della pensione e al personale italiano a contratto all’estero. Il 16% alla
scuola e alla cultura italiana con riferimenti particolari alla valorizzazione
degli istituti di cultura e alle scuole italiane all’estero. Il rilascio e il
rinnovo dei documenti di riconoscimento negli uffici consolari e più in
generale i requisiti e la certificazione necessaria all’acquisizione della
cittadinanza italiana occupa la terza posizione nella classifica generale dei
temi affrontati dai parlamentari eletti all’estero. Al problema della carenza
di personale e di risorse da destinare alle rappresentanze diplomatiche sono
state indirizzati otto interventi”.
“Per molti nostri connazionali all’estero – prosegue
mantenere un legame con l’Italia è attraverso le trasmissioni televisive e le
partite della nazionale di calcio. Queste vengono in molti casi criptate
impedendone la visione. Il problema è particolarmente sentito dalla nostra
comunità all’estero ed in tal senso abbiamo contato sette interventi tra
interrogazioni, interpellanze e ordini del giorno. L’8% dell’attività
parlamentare si è rivolta al tema della giustizia, con particolare attenzione
alla detenzione di alcuni cittadini italiani all’estero e alla possibile
chiusura del Tribunale di Rovigno d’Istria che insieme a quello di Buie è
l’unico in cui le cause vengono discusse oltre che in croato anche in italiano.
Il resto degli interventi, il quattordici per cento circa che va sotto il nome
di altro, fa riferimento alle deficienze dei collegamenti con alcuni paesi, in
particolare con
alle proposte di istituire organi di consulenza e di rappresentanza per gli
italiani nel mondo, al diritto alla salute, all’assistenza sociale e ai
contributi per la formazione professionale e per l’emigrazione di ritorno”.
L’ultimo dato che emerge dall’analisi effettuata dalla Uim è che circa il
cinquanta per cento delle interrogazioni, interpellanze ed ordini del giorno si
rivolgono a tutta la comunità degli italiani nel mondo, il 33% ai cittadini
italiani residenti in Europa e solamente l’11% a quelli che vivono in America
settentrionale e centrale.
Germania: premio del presidente della Repubblica per i
migliori alunni italiani
(
BERLINO – Il presidente della Repubblica italiana ha deciso di istituire un
premio annuale per gli scolari italiani più meritevoli in Germania. Le
difficoltà scolastiche della collettività italiana in Germania rappresentano da
anni uno dei principali ostacoli alla sua piena integrazione, e l’istituzione
del premio a riconoscimento dell’impegno scolastico dei ragazzi italiani in
questo Paese vuole essere un segno di attenzione per le nuove generazioni della
nostra collettività, manifestare l’importanza dello sforzo nello studio e del
sostegno delle famiglie per il futuro professionale dei ragazzi e per il
progresso dell’Italia, della Germania e dell’Europa. Il progetto ha l’obiettivo
di incentivare l’impegno degli alunni italiani che frequentano la scuola
tedesca, di sensibilizzare la loro coscienza del valore e del successo
scolastico quale strumento di realizzazione umana e professionale, nonché
motivare le famiglie, in particolare, i genitori, a seguire il percorso
formativo dei propri figli incoraggiandoli a perseguire traguardi elevati. La
partecipazione al premio è completamente gratuita. Possono concorrere al premio
tutti gli alunni italiani che frequentano la scuola tedesca di ogni ordine e
grado dalla seconda elementare alla Maturità (n. 12 classi), iscritti
all’anagrafe consolare e/o all’Aire, ad esclusione dei figli di dipendenti
pubblici in servizio temporaneo in Germania. Condizione per partecipare è di
aver ottenuto, nella pagella dell’anno scolastico 2006/07, la media compresa
tra 1,0 e 2,5 o il giudizio complessivo di “sehr gut” (ottimo) o “gut” (buono),
e voti in tedesco e matematica tra 1 e 3. Le famiglie dovranno inviare
all’Ambasciata d’Italia la fotocopia della pagella dell’anno scolastico 2006/07
unitamente alla fotocopia della pagella dell’anno scolastico 2005/06. I cinque
alunni che avranno registrato il successo maggiore nel miglioramento del
profitto verranno selezionati per il premio. Il prossimo autunno, l’ambasciatore
d’Italia consegnerà le medaglie del presidente della Repubblica appositamente
coniate ai cinque vincitori della selezione finale della seconda edizione del
premio, che verranno invitati a Berlino a spese dell’ambasciata. Essi
riceveranno anche un premio in denaro di 400 euro messo a disposizione da
sponsor privati.
Fedi: “Ricostruiamo una rete politica per le questioni
importanti”
(
ROMA – “Uno dei nostri fallimenti è il fatto di non riuscire a inserire le
questioni degli italiani all’estero in questo vuoto politico-culturale che
stiamo vivendo”. Anche il deputato dell’Ulivo Marco Fedi ha preso parte al
seminario organizzato dal coordinamento dell’Unione degli italiani nel mondo
svoltosi il 19 giugno a Roma. “A livello politico-culturale stiamo facendo
diversi passi indietro – ha detto Fedi – per esempio sui Dico e sulla questione
della cittadinanza”. “Bisogna – ha aggiunto – fare un ragionamento politico
subito. E’ necessario ricostruire una rete politica per raggiungere gli obiettivi
importanti. Noi parlamentari dell’Ulivo chiediamo al governo – ha concluso –
degli impegni precisi”. Il deputato dell’Ulivo ha poi sottolineato l’importanza
delle convenzioni bilaterali, perché “non si combatte l’assistenzialismo con
l’assistenzialismo”.
Narducci: “Non solo Sudamerica, si guardi anche
all’Europa”
(
ROMA – “Nell’azione di governo pare che esista solo il Sudamerica che
sembra sia l’unico punto valido”. Queste le affermazioni del deputato
ulivista Franco Narducci, eletto nella circoscrizione Estero area Europa,
riguardo alla politica di governo relativa agli italiani nel mondo. “Non
si tratta di critiche ma di un modo per fare il punto della situazione. Vi
prego di non dimenticare che esiste anche una realtà europea in difficoltà.
Bisogna organizzare un tavolo serio tra il viceministro Danieli e i
parlamentari eletti all’estero per rispondere alle questioni più urgenti come
la ristrutturazione della rete consolare, l’Inps, gli istituti di cultura e la
riforma della legge 153”, ha concluso.
Pd, Bucchino: “E’ un punto forte anche all’estero”
(
ROMA – “Il Partito Democratico è un punto forte all’estero”. Così il deputato
dell’Ulivo Gino Bucchino intervenuto il 19 giugno a “Progettare il futuro”, il
seminario sulle politiche per gli italiani nel mondo. “Può nascere anche
all’estero e può nascere presto, facendo capire ai connazionali che potranno
essere i protagonisti attraverso il voto e la partecipazione”. Riguardo ai
punti del programma di governo relativo ai connazionali all’estero, Bucchino ha
espresso la necessità di un’accelerazione dei tempi: “I punti più importanti
che riguardano gli italiani nel mondo sono pochi – ha dichiarato -, portiamoli
a casa in tempi brevi”.
Inps, Fedi: “Positivo l’incontro fra l’istituto e i
parlamentari esteri”
(
ROMA – “E’ molto positivo il fatto che finalmente i vertici dell’Inps e
noi parlamentari eletti all’estero ci siamo incontrati”. Lo ha affermato
Marco Fedi, deputato dell’Ulivo eletto nella circoscrizione Estero, aggiungendo
che “nel faccia a faccia dello scorso venerdì 15 giugno, al quale hanno preso
parte anche i colleghi parlamentari Edoardo Pollastri e Mariza Bafile, sono
emerse diverse valutazioni su una serie di questioni”. “In primis, si è
discusso del nuove modalità di pagamento delle pensioni all’estero, che hanno
causato non pochi disagi ai nostri connazionali fuori dall’Italia, al centro
delle numerose prese di posizioni di questi ultimi giorni. Si è quindi parlato
del lavoro svolto dall’Istituto, sia per quanto concerne le nuove procedure
informatiche che per quanto riguarda il rapporto con i patronati”. Punti,
questi ultimi, sui quali il deputato eletto nelle file dell’Unione esprime il
suo consenso. “Informatizzazione e progetti collegati al patronato – sottolinea
Fedi – come anche la nuove procedure di rilevazione dei redditi, sono decisivi
passi avanti nel rapporto tra i cittadini italiani all’estero e Pubblica
amministrazione”. Non manca però qualche distinguo nelle parole del deputato di
maggioranza: “Intendiamo sottolineare che da tutti i soggetti deve essere
compiuto uno sforzo per coordinare più adeguatamente le iniziative messe in
atto e per comunicare meglio i contenuti di quest’ultime. Solo così è possibile
limitare al minimo i disservizi agli utenti in fasi, come questa, di
cambiamenti strutturali. In tal senso – continua Fedi – abbiamo valutato
positivamente la presa d’atto di alcune inefficienze da parte dei massimi
vertici dell’Inps e l’impegno a rettificare ciò che richiede degli interventi
migliorativi. Infatti, pur essendo consapevoli che ci si è trovati ad operare
un cambiamento di ampia rilevanza, rimane il rammarico per il fatto di non aver
lavorato prima insieme, in modo da poter evitare tanti di questi problemi”.
Il parlamentare annuncia poi che “per il futuro, tuttavia, a
partire da questa riunione avremo appuntamenti regolari con i dirigenti
dell’Istituto di previdenza, e faremo lo stesso con i patronati. Valuteremo nei
prossimi incontri anche l’opportunità di fissare veri e propri momenti di
approfondimento circa tutti i temi che riguardano la previdenza degli italiani
all’estero”. Riguardo invece all’attività parlamentare, Fedi conferma:
“Seguiremo da vicino la discussione sulla riforma delle pensioni, e saranno al
centro del nostro interesse anche la ripresa dell’esame di importanti
provvedimenti di ratifica delle convenzioni bilaterali e, a partire del
prossimo Dpef, la dotazione di maggiori risorse all’Inps per quanto riguarda
l’ufficio Rapporti e relazioni internazionali”. Infine, riguardo alle
sospensioni di prestazioni previdenziali legate al reddito per i pensionati che
non hanno restituito la dichiarazione dei redditi negli anni scorsi, il
deputato eletto all’estero ritiene che “si debba procedere sulla strada
intrapresa, valutando anche la possibilità di sospendere tutte le pensioni in
oggetto. Tra l’altro è tra queste che probabilmente si celano gli italiani
all’estero ultracentenari, sui quali si è fatto polemica di recente”.
Migrantes: in un secolo 3000 sacerdoti accanto agli
italiani all’estero
(
ROMA – Don Domenico Locatelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la
pastorale per gli italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, spiega
all’agenzia Sir gli obiettivi del Simposio sul tema “Missio ad migrantes.
Profezia nelle Chiese locali?”, organizzato a Nizza (25-28 giugno) dalla
Migrantes in collaborazione con i coordinatori nazionali dei missionari
italiani in emigrazione. “In oltre un secolo di presenza tra gli italiani nel
mondo – ricorda don Locatelli – tremila cappellani hanno accompagnato e
continuano ad accompagnare l’esperienza umana, e quindi anche spirituale, di
milioni di connazionali sparsi nel mondo”. La segreteria del convegno ha
chiesto a 10 conoscitori delle realtà che vivono gli italiani nel mondo alcuni
contributi sulla situazione sociale, culturale e pastorale delle nostre
comunità, in particolare della Germania, della Svizzera e del Benelux e messi a
disposizione di tre teologi europei (Paul Tihon, Giuseppe Lorizio e M.J.Krinke)
coordinati dall’italiano mons. Nunzio Galantino. “L’incontro di Nizza sarà
l’occasione – aggiunge Locatelli, – per confrontarsi sulle esperienze e sulle
prospettive che si aprono a partire dall’esperienza degli italiani nel mondo”.
Oggi nel mondo gli Italiani che hanno conservato la cittadinanza sono oltre 3
milioni. La maggioranza – circa due milioni – sono residenti in Europa. Inoltre
sono 431 i centri che forniscono una cura pastorale anche in lingua italiana,
con 543 sacerdoti, 166 le suore e 51 laici cooperatori. La maggior parte delle
strutture e degli operatori (194 centri e 227 missioni) si concentra in
territorio europeo.
Referendum elettorale, Tremaglia: “Italiani all’estero
votino scheda bianca”
(
ROMA – “Al referendum per la legge elettorale gli italiani all’estero votino
scheda bianca”. Questo l’appello di Mirko Tremaglia, deputato di An ed ex
ministro per gli Italiani nel mondo. “La legge, che è oggetto del voto
referendario – dice Tremaglia – viene sottoscritta da diverse parti di maggioranza
e di opposizione. E’ una proposta che si riferisce esclusivamente alle
votazioni che si svolgono in Italia. Infatti, ed è necessario chiarirlo, le
elezioni che si tengono all’estero ed alle quali partecipano gli italiani nel
mondo sono regolate dalla legge Tremaglia, n. 459 del 27 dicembre 2001, che è
di attuazione della Costituzione nella circoscrizione Estero e tale rimane.
Questa proposta referendaria non ha nulla a che vedere con le elezioni
all’estero”. “Nella verità, pertanto – prosegue Tremaglia – non ha senso votare
sì o no perché una decisione di questo tipo non interessa e non muta la nostra
legge per gli italiani all’estero che rimane comunque nella sua validità.
Votare scheda bianca significa prendere la scheda, così com’è, senza alcun segno,
e spedirla al console. Solo così si può raggiungere il quorum indispensabile.
Cioè questo significa determinare la maggioranza dei votanti e la validità del
referendum. In questo modo si dimostra che gli Italiani all’estero possono
essere decisivi, cioè determinanti, per la validità del referendum”. “Questa è
la mia tesi – conclude l’ex ministro – che non esprime posizioni di un partito
o di un altro, ma che dovrebbe essere condivisa dalla maggior parte dei votanti
all’estero, ripeto ancora una volta al di fuori e al di sopra delle posizioni
di parte. Una decisione di questo tipo è di grande rilievo perché dimostra che
gli italiani all’estero sono decisivi per raggiungere la validità del
referendum che si svolge in Italia”.
Aire: possibile mettersi in regola entro il 30 giugno
(
MORON – Gli italiani residenti all’estero che non saranno in regola con
l’anagrafe entro il 30 giugno verranno cancellati dall’Aire e dalle liste
elettorali. Questo il messaggio della direttiva inviata a tutti i consolati
italiani dal ministero degli Affari Esteri. “Un comunicato dell’Agenzia
consolare d’Italia a Morón – scrive Tribuna Italiana, settimanale italiano
edito in Argentina – annuncia che i connazionali convocati con una lettera che
non avranno sistemato le loro pratiche di iscrizione entro il 30 giugno,
saranno cancellati dai rispettivi comuni, dall’Aire e dagli elenchi elettorali.
Ma si tratta di una direttiva del Mae per tutti i consolati e non solo per
quello di Morón. C’è una circolare della direzione centrale dei Servizi
Demografici del ministero dell’Interno – spiega il quotidiano per gli italiani
all’estero – che obbliga a sanare le posizioni anagrafiche mancanti di
certificati di nascita o di iscrizione anagrafica fatta attraverso il mod.
cons. 01 e fissa una scadenza per completare tale pratica: il 30 giugno.
Inoltre, a tal proposito è stata inviata una comunicazione dalla Farnesina, per
ricordare a tutte le sedi consolari l’esistenza della circolare e della
scadenza. Ma gli interessati, cioè gli italiani all’estero – precisa l’articolo
-, sarebbero all’oscuro di circolare e di scadenza se non ci fosse stato il
comunicato dell’agente consolare di Morón, Bolognini che ha annunciato l’arrivo
di una lettera a chi non ha ancora sistemato la propria posizione anagrafica e
dispone un orario e delle giornate affinché i convocati si rechino alla sede
consolare per completare la pratica”. Il senatore eletto all’estero Luigi
Pallaro, consultato da Tribuna Italiana, si è detto “stupito, vedendo nella
vicenda un’altra presa in giro agli italiani residenti all’estero”. Pallaro
inoltre, protestando per questa decisione, ha manifestato “l’intenzione di
chiedere una proroga al governo”.
Vicentini nel mondo: premiati studenti del corso
“Migranti speciali”
(
VICENZA – Si è conclusa, con la cerimonia di premiazione nella sede della
Camera di Commercio di Vicenza, la quinta edizione del corso “Migranti
speciali, missionari italiani”, riservato agli studenti degli istituti
superiori di primo e secondo grado, con l’organizzazione dell’Associazione
Vicentini nel mondo e la direzione di Annamaria Cosco. I vincitori del premio
sono otto, selezionati tra tanti altri, come i migliori che hanno saputo
cogliere, con disegni, relazioni e supporti multimediali, lo spirito e il tema
dell’emigrazione e della missione. Per le scuole superiori di primo grado sono
giunti primi ex equo Damiano Zefiro e Lavinia Tonello dell’Istituto “R.Fabiani”
di Barbarano Vicentino, mentre Laura Silicato e Chiara Russo si sono piazzate al
terzo posto; secondo posto per Cristian Nicholas e Giulia Bin; Giuseppe
Cossalter e Stefano Battaglia al primo posto ex equo dell’Istituto “A.
Fusinieri” per le scuole superiori di secondo grado. Nel corso della cerimonia,
a cui hanno partecipato tra gli altri, il presidente della Camera di Commercio
e vicepresidente dei “Vicentini nel Mondo” Dino Menarin, è stata ricordato la
data del 1870 quando si registrò la partenza, verso terre lontane, di un gran
numero di nuclei familiari che, per farsi coraggio, spesso partivano con il
loro parroco al seguito, una figura carismatica che li teneva uniti. Sono
emigranti che hanno fatto la storia dei Paesi dove si sono stabiliti,
diventando protagonisti, e in qualche misura hanno “vicentizzato” la cultura e
il modo di vivere di quelle terre. Basti pensare che ancor oggi esiste in
Brasile una comunità dove si parla il dialetto veneto di 100 anni fa.
Pensioni italiane all’estero, Cassola: “L’Inps si deve
aggiornare”
(
ROMA – Arnold Cassola, deputato dei Verdi eletto all’estero (circoscrizione
Europa) ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla necessità di
tutelare i tanti pensionati italiani che versano in situazioni economiche
precarie all’estero. “E’ inimmaginabile che molti casi di mancata erogazione
della pensione da parte dell’Inps ai connazionali all’estero avvengano
esclusivamente per motivi burocratici”, ha detto Cassola. “Già tanti casi –
sottolinea l’onorevole – sono stati segnalati in vari paesi all’estero. Adesso
sembrerebbero eclatanti i casi di alcuni pensionati all’estero, come in
Ucraina, a cui l’ente pensionistico non riesca a versare la pensione a causa
del loro ‘numeroso’ conto corrente! Sembra infatti che l’Inps possieda un
sistema informatizzato capace di includere i numeri Iban fino a dodici cifre…
mentre in Ucraina i numeri sono 14”. “Sono certo – conclude Cassola – che con
un po’ di impegno e buona volontà si riuscirà a predisporre un nuovo sistema
che permetta di effettuare dei pagamenti anche su dei conti correnti composti da
più di dodici cifre. Per favore, caro Inps, si aggiorni un po’ sui sistemi
informatici…”.
Merlo: “Governo intervenga su rete consolare e
cittadinanza”
(
SAN PAOLO – “Il governo intervenga su cittadinanza e rete consolare prima del
tracollo”. Questo il monito lanciato da Riccardo Merlo, deputato eletto nella
circoscrizione estera per l’America Latina, le cui parole sono state riportate
da “Italiani d’Argentina”, quotidiano bilingue, italiano e spagnolo, della
comunità italiana d’Argentina. Le parole del deputato giungono durante
l’incontro con il console d’Italia a San Paolo, Marco Marsilli e il Comites
locale: “L’incontro – scrive il giornale -, tappa di una serie di colloqui
istituzionali di Merlo in Sud America, è servito per analizzare le
problematiche della comunità italiana di San Paolo, con particolare riguardo ai
problemi della rete consolare e alla questione, molto sentita soprattutto in
questo Paese, del riconoscimento della cittadinanza italiana”.
“Il deputato al termine dell’incontro, ha dichiarato: “Il
console Marsilli mi ha illustrato una situazione davvero critica. La sede
consolare di San Paolo lavora con circa 40 funzionari per erogare servizi a
125.000 cittadini italiani, a cui devono aggiungersi 380.000 persone, che sono
in attesa del riconoscimento della cittadinanza italiana. Mi rammarico che,
ancora oggi, il governo italiano non abbia fatto qualcosa per migliorare la
situazione. Certamente, il dibattito sulla legge della cittadinanza è un
problema urgente, ma l’esecutivo non può aspettare l’approvazione della nuova
legge come requisito previo ad un intervento per migliorare la rete consolare”.
Presenti insieme al deputato anche il consigliere Cgie, Mariano Gazzola, Bruna
Spinelli, presidente della Federazione Veneta di San Paolo e Gianni Boscolo, ex
candidato dell’associazionismo della città barsiliana. “Nella stessa giornata –
scrive Italiani d’Argentina -, si è svolto l’incontro del deputato italo
argentino col Comites, a cui erano presenti, oltre al presidente Rita Blasioli
Costa, la segretaria Natalina Berto, i Consiglieri Cgie, Claudio Pieroni e
Antonio Laspro e i consiglieri del Comitato. L’incontro con il Comites si è
trasformato in una vera e propria riunione di lavoro: Merlo ha illustrato i
progetti di legge, da lui finora presentati, discorrendo particolarmente su due
temi assai importanti: la cittadinanza e l’assegno sociale”.
Pd, Chiocchetti: “Impegnati all’estero per assemblea
costituente”
(
ROMA – “Dal Congresso dei Democratici di Sinistra in Europa tenutosi sabato (16
giugno, ndr) a Lussemburgo è emersa la volontà di partecipare attivamente alla
costruzione del Pd e di preparare con grande impegno l’appuntamento del 14
ottobre. Riteniamo infatti di grande importanza che si preveda una quota dell’assemblea
costituente eletta direttamente dalle nostre comunità residenti all’estero”. Lo
afferma in una nota Maurizio Chiocchetti, responsabile Italiani nel mondo dei
Ds. “Vogliamo utilizzare questa grande occasione – aggiunge Chiocchetti – per
affrontare i problemi del nostro tempo: il futuro dell’Europa, i temi della
globalizzazione e dello sviluppo sostenibile, le potenzialità e le
problematiche vissute dai nostri connazionali all’estero, la costruzione di un
sistema Paese/Italia in grado di essere realmente competitivo e solidale”.
“Puntiamo ad eleggere l’assemblea costituente del PD – aggiunge l’esponente
della Quercia – con una competizione vera e con l’apporto interessato di tanti
cittadini di tutti i cinque continenti attraverso l’attivazione di centinaia di
seggi elettorali. Pensiamo di poter favorire la partecipazione popolare
utilizzando modalità di voto che garantiscano segretezza ed univocità. Ci
prefiggiamo di potere in questo modo raggiungere e superare la grande
partecipazione registrata tra i nostri connazionali all’estero nella grande
esperienza delle primarie dell’Unione di due anni fa”. “Con questo spirito –
conclude Chiocchetti – continueremo nei prossimi giorni la riflessione comune
con i rappresentanti del Comitato 14 ottobre, nella convinzione che questa
esperienza possa essere ampiamente valorizzata.
Pd, Narducci: “Primarie anche per gli italiani
all’estero”
(
ROMA – Nel momento in cui si stanno definendo le regole per il costituendo
Partito democratico Franco Narducci, eletto nella circoscrizione Europa, chiede
insieme ad altri colleghi eletti all’estero che “gli italiani all’estero
possano partecipare alle primarie come tutti gli altri cittadini italiani e con
le medesime modalità, compresa la costituzione dei seggi elettorali, al fine di
garantire l’effettivo coinvolgimento e partecipazione popolare”.
“L’entusiastica mobilitazione registratasi nelle primarie del 2005 ha espresso
chiaramente la voglia di partecipazione dei cittadini italiani residenti
all’estero – ha ribadito Narducci – e sarebbe un vero peccato non cogliere
l’occasione che si presenterà il prossimo 14 ottobre”. “Naturalmente – ha
aggiunto Narducci – questa partecipazione dovrà continuare nel tempo secondo
forme che andranno studiate per consentire un reale radicamento nelle singole
realtà territoriali del Partito ‘nuovo’che intendiamo far nascere”. “Per quanto
concerne, in particolare, la circoscrizione Europa – ha concluso Narducci –
questo metodo contribuirebbe a creare le condizioni per l’avvio di un processo
costituente di un soggetto politico nuovo a livello continentale nel campo del
centrosinistra”.
Lingua italiana, Bafile: “Rivalutare i nostri
insegnanti all’estero”
(
ROMA – “Il tema della cultura e dell’insegnamento dell’italiano nel mondo è di
grande interesse ed importanza, soprattutto per le nuove generazioni”. Ne è
convinta l’ onorevole Mariza Bafile che, insieme ai colleghi dell’Ulivo eletti
all’estero, ha presentato una proposta di legge per la riforma della legge
153/71. Commentando l’iniziativa avviata dal vice ministro per gli italiani nel
mondo Franco Danieli, di riunire periodicamente gli esperti per monitorare
esigenze e cambiamenti del settore, ha detto: “ritengo estremamente utili
questi incontri perché permettono di fare il punto su tematiche di primaria
importanza per le comunità all’estero”. “La realtà sud americana è molto
diversa da quella europea – ha sottolineato
della legge che dovrà rispondere alle esigenze di tutti. In vista di una riforma,
è bene ricordare che in Sud America la presenza degli italiani è alta anche in
zone molto lontane dalle grandi città, dove spesso non esiste alcuna
possibilità di seguire corsi di lingua italiana, anche per la poca
disponibilità degli insegnanti a recarsi in luoghi disagiati”. “Propongo –
spiega l’onorevole Bafile – che si equiparino le condizioni dei professionisti
degli Enti gestori con quelle di coloro che insegnano nelle strutture
pubbliche. Offrendo agli insegnanti condizioni di lavoro dignitose, magari
organizzando corsi d’ aggiornamento”. Ciò – prosegue
per loro uscire dal precariato e dedicarsi all’insegnamento dell’italiano a
tempo pieno e accrescere la propria professionalità. Occorre quindi rivalutare
il ruolo degli insegnanti di italiano, anche in considerazione di una domanda
in continua crescita, sia da parte degli oriundi sia da parte degli stranieri,
sempre più interessati a tutto ciò che è ‘italiano’, perché l’affermazione del
Sistema Italia – ha concluso l’onorevole Bafile – passa anche attraverso la
diffusione della nostra cultura e della nostra lingua”.
A San Rossore la terza conferenza mondiale dei Giovani
Toscani nel Mondo
(
FIRENZE – Saranno cento e arriveranno da ogni parte del mondo i giovani che
all’estero vantano origini toscane e che si incontreranno con altrettanti cento
giovani toscani “in Toscana”. Insieme, parteciperanno alla terza
Conferenza mondiale dei giovani Toscani nel mondo che si svolgerà dal 13 al 15
luglio a Parco di San Rossore, in provincia di Pisa. Obiettivo della conferenza
analizzare quanto realizzato dalle associazioni dei giovani toscani all’estero
e cominciare a gettare le basi per le prossime iniziative e progetti che
tengano conto delle esigenze delle nuove generazioni.
più impegnate Regioni ad attivare iniziative per rivalutare il patrimonio degli
oriundi all’estero, destina proprio ai giovani gran parte dei finanziamenti per
le collettività. Un’attenzione confermata anche da questo appuntamento ormai
arrivato alla terza “edizione” dopo quella del 2000 a Montecatini e
del 2003 a Viareggio. Ulteriore peculiarità della Regione, quella di voler
creare un contatto tra chi vive all’estero e chi è in Toscana, e la presenza di
100 giovani “toscani in Toscana” all’incontro di San Rossore vuole
rappresentare un momento di vicinanza e soprattutto di condivisione di quelle
che sono le caratteristiche dell’essere toscani, in qualsiasi parte del mondo
si risieda. Tutte di grande rilevanza le tematiche oggetto di dibattito, dalla formazione alla cultura, dalla
comunicazione alla solidarietà: tematiche approfondite nei gruppi di lavoro,
formati da circa 50 giovani coordinati da un esponente dell’ufficio di presidenza
dei Toscani nel Mondo. Nei tre giorni di lavoro, pur ospitando diverse
personalità, come Oliviero Toscani che parlerà di “comunicazione”,
nonché i vertici della Regione, saranno i giovani i veri protagonisti che,
grazie ad un concorso, hanno anche scelto il logo della Conferenza. Intanto,
nel sito del Consiglio regionale dei Toscani all’estero
(www.toscaninelmondo.org) oltre ad avere tutte le informazioni relative alla
Conferenza, è stato attivato un forum per iniziare quel “dialogo” tra i giovani
che avrà la sua massima espressione a San Rossore.
Bellunesi nel mondo, un convegno con i parlamentari
eletti all’estero
(
BELLUNO – Il prossimo 9 novembre si terrà a Treviso un convegno nazionale sul
nuovo ruolo dell’associazionismo in emigrazione dopo il voto degli Italiani
all’estero, a cui saranno invitati i parlamentari eletti nelle circoscrizioni
estere. Lo rivela il notiziario dell’Abm stessa, spiegando che il convegno ha
le sue radici in una riunione del maggio scorso, quando “il direttore
dell’Associazione, Patrizio De Martin, ha partecipato a Treviso ad una riunione
dell’Utrim (Unione Triveneti nel Mondo. Dopo aver esaminato e commentato il
documento finale della Conferenza d’area della regione del Veneto tenutasi a
Basilea fine marzo, si è pensato ad un convegno per il prossimo autunno”.
Berna: successo del dibattito “Quanto italiana è
(
BERNA – “La sezione dei Democratici di sinistra di Berna ringrazia sentitamente
i numerosi connazionali, che lo scorso 13 giugno alla Casa d’Italia di Berna
hanno partecipato con grande interesse al dibattito ‘Quanta italiana è
una nota dei Ds di Berna, che informano che assieme al segretario di sezione
Gianni Burzi che ha aperto i lavori, sono intervenuti Guglielmo Grossi,
Gianfranco Gazzola e Michele Schiavone e i parlamentari Fabio Pedrina, Marina
Carobbio, Carlo Sommaruga, Reto Gamma del Partito Socialista Svizzero, che
hanno aderito all’iniziativa e che in vista dell’imminente votazione
parlamentare sulle lingue, in agenda nei lavori dell’assemblea legislativa
della prossima settimana, hanno rinnovato il loro impegno nel voler valorizzare
la lingua e la cultura italiana nella Confederazione Elvetica. “La lingua e la
cultura italiana – prosegue la nota – anche se minoritarie, costituiscono un
essenziale ed indistinguibile tratto distintivo di questo paese che ha fatto le
sue fortune in campo economico, culturale, commerciale e sociale anche con il
contributo del lavoro manuale e intellettuale di numerosi cittadini italiani,
che hanno contribuito a rimodellare lo stereotipo del paese alpestre
raffigurato nella letteratura classica svizzera”.
“La lingua e la cultura – si legge ancora – sono gli
architravi sui quali si costruiscono il futuro e la storia di un popolo, e
quello svizzero ha la fortuna di affondare le proprie radici in storie e
tradizioni plurali. L’italianità della Svizzera, perciò, si esprime anche
attraverso la lingua e la cultura ma oggi è presente anche negli ambiti più
diversificati della società sospinta dalle mode e dai forti impulsi commerciali
provenienti dalla vicina penisola. La discussione, a cui hanno partecipato
anche diversi esponenti del mondo scolastico italiano (insegnanti, allievi e
rappresentanti di associazioni dei genitori del cantone di Berna), è stata molto
vivace e ricca di spunti interessanti. Tra questi sono emerse alcune
considerazioni rispetto al pericolo dell’omologazione culturale, che rischia di
far scomparire le differenze. Al grido d’allarme sono stati in molti a proporre
l’insegnamento della lingua e della cultura italiana nelle scuole pubbliche
della confederazione”. La sezione dei Ds di Berna ha in cantiere ulteriori
assemblee pubbliche su temi di attualità. Il prossimo 2 luglio, in
collaborazione con la sezione dei Democratici di Sinistra di Thun e con
di Berna, è in programma un’assemblea pubblica sugli aspetti e la cause che
mettono in forte discussione la questione morale nella politica. Sono stati
invitati al dibattito anche parlamentari italiani eletti all’estero nelle liste
dell’Unione, giornalisti, intellettuali e rappresentanti delle associazioni
italiane e svizzere.
New York, il console uscente: “L’emigrazione italiana
è cambiata”
(
NEW YORK – Insignito dell’onorificenza di commendatore dell’Ordine al Merito
della Repubblica Italiana, direttamente dalle mani dell’ambasciatore Giovanni
Castellaneta appositamente intervenuto alle celebrazioni del 2 giugno a
Manhattan, il ministro Antonio Bandini, dal 2003 console generale d’Italia a
New York, si appresta a rientrare a Roma per assumere un nuovo, importante
incarico. Gente d’Italia, il quotidiano delle americhe diretto da Mimmo
Porpiglia, è andato a intervistarlo e gli ha chiesto prima di tutto un commento
sul lavoro svolto nei quattro anni di suo mandato in uno dei consolati più
prestigiosi del mondo. Il ministro Bandini ha convenuto che un consolato
generale come quello di New York è “un animale molto speciale, impegnato in
attività che travalicano quelle consolari tradizionali, pur non assurgendo a
livello delle attività politiche di specifica competenza dell’ambasciata.
Questo consolato si occupa di ‘Immagine Italia’ in quella che – se non è
proprio la capitale – è certamente la vetrina più famosa del mondo. Il lavoro
del console generale è quindi dedito al miglioramento costante dell’immagine
del nostro Paese e al coordinamento di coloro che rappresentano le istituzioni
che se ne occupano. Fare il console generale a New York si è rivelata una
graditissima sorpresa: di solito uno dei compiti dei diplomatici è quello di
mitigare la percezione negativa del proprio Paese all’estero”. Al contrario, a
New York Bandini afferma di essersi trovato nella maggior parte dei casi “a
valorizzare un’immagine positiva, il che consente di trarre anche vantaggi economici
per il paese, per esempio attraverso la lotta contro la contraffazione,
facilitata dall’apprezzamento Usa del vero design in Italy”. A tutti i doveri
del consolato generale di New York ovviamente si affianca l’onere di offrire
servizi ad una della comunità più grandi del mondo.
Ma le strutture consolari sono adeguate al peso di questi
compiti? Malgrado riconosca che sia il numero degli addetti sia l’ammontare dei
finanziamenti versino in condizioni di sofferenza, Bandini sostiene “che il
primo settore su cui intervenire è l’ottenimento della flessibilità normativa e
burocratica necessaria a mettere a sistema le risorse umane e finanziarie di
Consolato, Istituto Italiano di Cultura, Istituto del Commercio Estero, Enit e
Camera di Commercio, in modo da ottenere risultati ancora più incoraggianti,
ancora più positivi”. “A New York – aggiunge – la cultura della collaborazione
si è affermata ed è andata rafforzandosi”. Nei quattro anni del suo mandato
afferma di non aver mai avuto problemi di rapporti, sebbene stiamo parlando di
quattro diverse strutture di rappresentanza e di una realtà associativa.
“L’inserimento dell’attaché commerciale consolare all’interno dell’Ice è un
primo passo – dice Bandini – ma non basta. E’ necessaria una radicale
ristrutturazione dei rapporti, nel rispetto delle rispettive competenze”.
Bandini è convinto che l’immagine dell’Italia sia positiva in Usa, perché è
positiva l’immagine della cultura italiana intesa in senso lato.
“Quando si deve glorificare questa immagine bisogna farlo
insieme a chi si occupa degli aspetti della cultura, del turismo, della
produzione e – perché no? – della cucina, del cinema, di tutto quanto viene
creato dall’Italia. E’ ormai in atto una trasformazione strutturale della
presenza italiana all’estero, perché non si lascia più il paese per bisogno, ma
con motivazioni diverse ed un diverso livello culturale e professionale. Tutta
la strutturazione della nostra emigrazione tradizionale – che ha dato inizio
alle rappresentanze elettive – è superata perché il ricercatore o il banchiere
appena arrivato non è interessato alle forma di associazionismo della
collettività e – forse – nemmeno a frequentare gli italiani. Questo è un
fenomeno in divenire all’interno del quale non c’è più il concetto di
‘collettività’. Resta il patrimonio dell’emigrazione tradizionale, un fenomeno
glorioso da studiare e valorizzare, ma la nuova ‘emigrazione’ non è la
continuazione in altre forme della storia dell’esodo massiccio di altri secoli
e di altri tempi. Ne consegue che gli italiani all’estero di oggi hanno meno
bisogno del tipo di assistenza per cui erano originariamente nati i consolati,
perché si tratta di fruitori, di interlocutori più disinvolti, operativi. Si
deve quindi passare ad un diverso genere di servizio: chi rinnova il passaporto
non ha più l’esigenza di farlo attraverso il contatto umano diretto, ma può
farlo in via telematica, magari direttamente con il Comune di ultima residenza.
Altre sono le cose da fare direttamente, ma non è più ipotizzabile che il
consolato debba sostituirsi in tutto e per tutto alle amministrazioni sia
centrale sia periferiche”. In merito al suo futuro incarico, Bandini conferma
che da vicedirettore generale per l’Africa Sub-Sahariana si occuperà del
continente dal quale è arrivato a New York, dopo essere stato ambasciatore
d’Italia in Eritrea. E’ cosciente che si tratterà “di un lavoro complesso e
difficile, che riguarda realtà piene di problemi, ma che offrono uno spazio
molto interessante e delicato, perché l’intervento toccherà paesi importanti ed
i risultati potrebbero tradursi, a seconda dei casi, in disastri epocali o
successi notevoli”. In Africa è tutto da inventare, e Bandini crede che “noi
possiamo ottenere e fare molto, proprio perché l’Italia può essere accusata di
parecchie cose, ma non certo di avere un’agenda nascosta per quando riguarda il
continente africano. Il futuro dell’umanità si gioca proprio in quei paesi,
perché soltanto lì si potrà verificare se la politica mondiale si muove verso
un progresso condiviso da tutti i popoli o verso forme di esclusione”.
Cinema: Abel Ferrara prepara un film sul nonno
emigrante
(
ROMA – Tra i prossimi progetti cinematografici del regista italo-americano Abel
Ferrara c’è quello legato alla creazione di una sceneggiatura sulla vita di suo
nonno, emigrante che da Sarno sbarcò a New York per poi approdare in
California. “Quando sei nato in una città come Napoli è come se non te ne
potessi mai davvero allontanare” ha affermato il regista, nato nel Bronx l’19
luglio 1952, e cresciuto a Peekskill (New York), che celebra così il suo
stretto legame con Napoli, dove affondano le sue origini. Il regista,
recentemente ospite al NapoliFilmFestival, sta lavorando ad un documentario
incentrato sulle donne detenute nel carcere di Pozzuoli. Insieme ad altri
registi, quali Mario Martone, Carlo Luglio, Diego Olivares e Toni D’Angelo, è
al momento impegnato in laboratori di scrittura creativa presso i penitenziari
di Pozzuoli, Lauro di Nola, Nitida e Aversa. Nello stesso tempo sta
intervistando le detenute del carcere femminile di Pozzuoli. “Più che un
racconto sul dentro – ha dichiarato Ferrara – questa è un’occasione per uscire
fuori e svelare un sistema che non funziona”. Secondo il regista la cosa che
più colpisce nelle detenute è “l’assenza di speranza, la loro ineluttabile
impossibilità di riscatto”. Nella città partenopea, inoltre, sarà girato a
partire da ottobre “Pericle il nero”, tratto da un romanzo di Giuseppe
Ferrandino. Nel cast del film, che sarà tra l’altro interamente in dialetto, dovrebbe
esserci anche Riccardo Scamarcio, nel ruolo di Pericle. Ferrara non sarà però
per Napoli solo regista, ma anche musicista: a luglio suonerà infatti al
Maschio Angioino insieme a Francis Kuiper, chitarrista e autore di molte
colonne sonore dei suoi film.
Patronati: diffusa la relazione sull’attività
dell’Enas
(
ROMA – “Dinamicità, espansione, affermazione e consenso sono i punti cardine
che hanno permesso al patronato Enas di acquisire, nel corso degli ultimi
quattro anni un importante rilievo nell’ambito internazionale, in ragione di
una presenza capillare sul territorio, frutto di uno sforzo di tutta la
struttura, e di una costante attività di informazione, di relazioni e
collegamenti, i cui effetti hanno determinato un ampio consenso”. E’ quanto si
legge nella relazione sull’attività del patronato Enas, diffusa il 19 giugno.
“L’organizzazione estera dell’Enas – prosegue la relazione – attualmente è
composta da 23 sedi, di queste, 4 istituite nel corso del 2006, e 2 sedi
precisamente a Lima e Bucarest, sono state istituite all’inizio dell’anno 2007.
Le nuove aperture del 2006 riguardano gli uffici di Chaleroi, Stoccarda, Monaco
di Baviera e Berna. I ‘promotori sociali’ negli ultimi anni hanno accresciuto
la loro esperienza, hanno caratteristiche consolidate, e sanno cogliere le
sfide della nuova domanda sociale, attrezzandosi di fronte ai cambiamenti
multiculturali per sviluppare capacità di risposta nel territorio.
L’informatizzazione, nel prossimo futuro, dovrebbe essere maggiormente sviluppata,
anche come previsto dalla nuova riforma dei Patronati, a supporto di un lavoro
sempre più complesso, in cui è essenziale la velocità di trasmissione di
informazioni e dati in tempo reale, l’abbattimento dei confini fisici per un
rapporto più diretto e immediato sia con gli utenti che tra le strutture
periferiche e la struttura centrale. A tal proposito importante è stata la
realizzazione di siti web, veri e propri portali di informazione, già
realizzati dagli uffici di San Paolo (Brasile) www.enas.org.br , Neulingen
(Germania) www.enas-ugl.de e Berna (Svizzera) www.enas.ch , e la messa in opera
di un portale Enas dell’America Latina concernente tutte le sedi Enas presenti
in Sud America, che sarà operativo dal mese di settembre.
Nel prossimo futuro l’ente sarà ancora più impegnato sul
fronte della formazione del personale costante, opportuna e mirata, con la
previsione di aggiornamenti a cadenza periodica da effettuarsi, ove possibile,
localmente, o tramite videoconferenza, e sull’informatizzazione dei dati per
eliminare, ove possibile, il materiale cartaceo come i registri e comunque per
snellire i procedimenti. Approfondiremo il fronte della informazione con
rassegne stampa, informative mirate, news, circolari, articoli, aggiornamenti,
e tutte quelle iniziative che apporteranno maggiore dinamicità e
partecipazione. Importanti saranno le iniziative sociali, in particolare la
realizzazione di un “Portale dedicato all’emigrazione di ritorno” a servizio
dell’emigrazione di rientro, basato sulla promozione dell’integrazione sociale
degli emigrati e dei loro discendenti che intendono ristabilirsi nel territorio
d’origine. Lo scopo del progetto sarebbe quindi quello di offrire un servizio
migliore a coloro che decidono di intraprendere la via del ritorno in Italia,
favorire l’inserimento lavorativo, acquisire informazioni di qualsiasi genere
riguardanti l’alloggio, la cittadinanza, e tutto quello di cui una persona, che
arriva da un paese lontano, ha bisogno per iniziare una nuova vita in Italia.
Non vanno dimenticate le numerose collaborazioni che sono determinanti per il
nostro lavoro, con gli altri Enti, con le Istituzioni competenti, e con le
strutture contigue come il Sei/Ugl – Sindacato Emigrati/Immigrati per
l’integrazione www.seiugl.it – e
Ciscos
Sviluppo del sindacato Ugl – che promuove la solidarietà e lo sviluppo sociale
nei paesi del terzo mondo, e dovunque vi sia emarginazione. E’ proprio con la
collaborazione del Sei/Ugl che si stanno ipotizzando le basi per una iniziativa
molto interessante: la costituzione della “Consulta dell’ Immigrazione”.
Francia: su Focus un primo piano sui giovani
(
PARIGI – E’ on-line il nuovo numero di Focus (www.focus-magazine.info), la rivista
di attualità, cultura e opinione edita a Parigi da Acli France, destinata agli
italiani residenti in Francia. In particolare su questo numero è pubblicato un
primo piano sui giovani di prima, seconda e terza generazione in Francia. “Nel
momento in cui il ministero degli Affari Esteri e il Cgie – sottolinea la
direzione – fervono nei preparativi della Prima conferenza dei giovani italiani
nel mondo, ci è sembrato utile dedicare questo primo piano ai giovani.
Attraverso un’inchiesta (più di 30 ragazzi e ragazze) abbiamo cercato di
fotografare la presenza italiana giovanile in Francia e soprattutto abbiamo
cercato di capire quali sono i loro progetti, che cosa si aspettano dall’Italia
e in che cosa possiamo noi delle ‘vecchie’ generazioni essere utili. I
risultati sono sorprendenti e soprattutto ci fanno guardare con ottimismo al
futuro. Da anni ci si lamenta perché i giovani abbandonano l’associazionismo ma
troppo pochi si sono posti il problema del perché. Sono ancora meno quelli che
danno ai giovani la parola, che danno ascolto ai loro progetti, alle loro idee,
ai loro ideali. Se così fosse, forse parteciperebbero di più”. “Un numero che
fa sperare nel futuro”, si legge nell’editoriale di Aldo Bechi, un numero,
cioè, che prende spunto dalle gesta degli antenati (il coraggio di Lazare
Ponticelli, uno degli ultimi due sopravvissuti alla prima guerra mondiale, 110
anni, orginario di Bettola; l’impegno sociale di Bruno Mauro, il successo
economico di Pierre Mazzolini…) e che guarda al futuro.
Forum Associazioni: Silvia Bartolini in visita agli
italiani di Parigi
(
PARIGI – La presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo,
Silvia Bartolini, sarà a Parigi dal 22 al 24 giugno, per presenziare a due
importanti appuntamenti: il primo riguarda l’incontro con le tre associazioni
di corregionali, quali l’As.Pa.Pi di Nogent sur Marne, l´Association Regional
Emilia Romagna a Paris e
programma il 23 giugno, è la partecipazione al terzo Forum delle Associazioni
italiane, ospitato presso il boulevard Auguste Blanqui nel XIII arrondissement.
Reggiana
à Paris allo stand numero 31, mentre l’As.Pa.Pi parteciperà ma senza uno stand
specifico. Il 24 giugno, alle ore 18, sarà rappresentato, alla Salle des Fetes
in Place d’Italie, dalla Compagnia delle Acque lo spettacolo di Gian Antonio
Stella, noto giornalista del Corriere della Sera, “L’Orda. Quando gli albanesi
eravamo noi”, tratto da un suo libro di successo. L’appuntamento con il Forum
delle associazioni è nato per permettere ai nostri sodalizi una visibilità che
altrimenti non potrebbero avere. Ad organizzarlo è la rivista “Focus”, da
sempre vicina alle comunità italiane in Francia. Attraverso questa iniziativa
nel boulevard Blanqui verrà ricreato un angolo d’Italia, dove sarà possibile
fare la conoscenza delle diverse Regioni attraverso itinerari culturali e
gastronomici, come nel caso dell’Associazione Emilia Romagna a Paris, al cui
stand sono previsti assaggi gastronomici e corsi di cucina per tutti ed anche
specifici per i soli sommelier.
Canada: concluso con successo il Festival dei Cori
(
TORONTO – Successo assicurato quando a esibirsi, nella sala Rialto del Centro
Veneto di Toronto, ci sono il Coro Bimbi Veneti, il Coro Italia L’Aquila, il
Coro Figli d’Italia di Hamilton e
alla numerosa comunità italiana, canzoni tradizionali e classiche. “I diversi
repertori hanno soddisfatto tutti i presenti – dice Imperia Berton del comitato
culturale della Federazione Veneta, nonché presidente della Corale Veneta –
grande entusiasmo ha scatenato l’esibizione dei bambini, che hanno conquistato
il pubblico con la loro simpatia e le loro vocine”. Ultima canzone in
programma, interpretata dal Coro Italia L’Aquila e dal Coro Figli d’Italia di
Hamilton, è stata “Và pensiero” del maestro Giuseppe Verdi. Al termine delle
esibizioni dei cori, tutti i presenti hanno assaggiato dolci preparati in casa
dalle signore della Corale Veneta e dal gruppo delle Donne Venete. Prossimo
momento di incontro e di festa sarà il picnic del 19 agosto nel bel parco del
Centro Veneto. “Ma ancor prima – conclude
picnic dell’Associazione Trevisani nel Mondo”.
Veneto: Ctim accoglie gli oriundi per un progetto
formativo
(
VERONA – Sotto l’organizzazione della delegazione Veneto del Ctim (Comitato
Tricolore per gli Italiani nel Mondo), con il supporto finanziario
dell’assessorato ai Flussi Migratori della Regione Veneto e il contributo del
Comune di Verona, sono stati accolti il 17 giugno i 14 giovani d’origine veneta
designati a partecipare ad un Progetto Formativo Culturale che durerà fino al 7
luglio. I ragazzi sono frutto di una selezione da parte di una commissione
composta da referenti dello stesso Ctim Veneto, dell’Associazione Veronesi nel
Mondo, della Confederazione dei Giovani Veneti nel Mondo,dell’Associazione
Triveneto per l’Est Europa e dell’Associazione Veneti nel Mondo. Gli allievi
del corso alloggeranno presso il Centro “Mons. Carraio” e saranno invitati a
diversi incontri istituzionali (tra cui quello con l’assessore ai Flussi
Migratori della Regione Veneto, Oscar De Bona), visite turistico-culturali e
uno stage su vari aspetti veneto-veronesi “per saperne di più su ciò che le
generazioni precedenti hanno lasciato per avventure di fatica nelle varie
nazioni dell’Est Europa” ha affermato il locale delegato del Ctim, Massimo
Mariotti. I ragazzi di origine veneta provengono da diversi Paesi dell’Est:
dalla Croazia Adriano Sluga e Jasmina Hadalic; dall’Ungheria Peter Chiari
Bodnar e Ildiko Bertalan; dall’Ucraina Kleptus Bohdana e Anna Storozhuk; dalla
Slovacchia Alessandro Amato e Iveta Vojtusova; dalla Romania Wanda Dubyk, Elena
Gava, Diana Giurea, Mihai Postoaca, Monica Savioli e Ramona Otilia. “Hanno
sangue veneto nelle vene – riferisce Mariotti – essendo discendenti di veneti
che, soprattutto durante il dominio austro-ungarico, sono stati costretti dalle
necessità ad emigrare nell’800 per lavorare con legname e marmi. Circostanze
storiche, in seguito, – prosegue il delegato del Ctim – hanno impedito il
ritorno di quei nuclei originari. I partecipanti, rientrando nei rispettivi
Paesi, diventeranno gli ‘ambasciatori’ d’un nuovo, costruttivo rapporto (e per
molti versi inedito) riacquisito dopo anni di colpevole oblio. Il Veneto e
Verona, dunque, sono all’Est, – conclude Mariotti – come dimostrano questi
pronipoti di lontane emigrazioni”.
Dante Alighieri: inaugurata ad Amman la nuova
biblioteca
(
AMMAN – Dal 18 giugno il Regno di Giordania può contare su un nuova biblioteca
tutta italiana, concreta testimonianza del crescente interesse per la nostra
lingua e per la nostra cultura. Un interesse registrato già da qualche anno nel
Paese asiatico, soprattutto nei campi della cinematografia e della letteratura
contemporanea e classica, come risulta dai dati della Società Dante Alighieri
che nel 2004 ha costituito ad Amman un proprio comitato tuttora impegnato nella
capitale giordana. Alla cerimonia di inaugurazione, svoltasi nel pomeriggio
presso la sede della Dante Alighieri locale, sono intervenuti l’ambasciatore
d’Italia ad Amman Gianfranco Giorgolo, il segretario generale della Società
Dante Alighieri Alessandro Masi e i membri del consiglio direttivo del
comitato, guidati dalla presidente Maria Rosaria Papa.
Ratificato ufficialmente dalla sede centrale di Roma il 23
novembre 2004, il comitato di Amman ha risposto in questi anni con grande
impegno alla richiesta di italiano attraverso l’organizzazione di
manifestazioni culturali ed iniziative didattiche volte a favorire e rafforzare
l’interculturalismo e l’intesa tra il Regno di Giordania e l’Italia, tra cui i
corsi di lingua e cultura, ben 31 per un totale di quasi 200 studenti, i corsi
di cucina, le proiezioni di film e le numerose conferenze, fino alla
costituzione odierna di una biblioteca tutta italiana che conferma il grande
apprezzamento e l’utilità del libro italiano all’estero. Nella mattinata Masi e
Papa hanno incontrato il ministro della Cultura del Regno di Giordania Adel
Tweisi il quale ha evidenziato l’utilità dei programmi di insegnamento della
lingua italiana ed espresso la soddisfazione per il riconoscimento del Certificato
Plida (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) da parte del Governo giordano,
in particolare in relazione ai corsi con i quali
Alighieri ha preparato gli Ufficiali dell’Esercito locale. La serata si è
conclusa con la conferenza della vicepresidente Ivana De Domenico dal titolo
“Cristina di Belgioioso: un viaggio in Oriente”, biografia della
principessa di Belgioioso, patriota e liberale, vissuta tra l’Europa e
l’Oriente nel 1800.
Olio d’oliva: australiani “a scuola” da esperti
italiani
(
FIRENZE – Si è svolto a Marburg, cittadina a 100 km da Brisbane, nei giorni
scorsi il primo “Exposium” sull’olio d’oliva organizzata dall’Olive Industry
Association in collaborazione con il Queensland Olive Council Inc. in collaborazione
con
di Commercio Italiana del Queensland che ha visto protagonisti due esperti
dalla Regione Toscana. Marco Mugelli, agronomo, olivicoltore, capo panel,
elaiotecnico e presidente dell’Associazione Nazionale Assaggiatori
Professionisti Olio d’Oliva, Giorgio Mori, della Toscana Enologica Mori hanno
condotto una serie di workshop sul settore olivicolo. I relatori hanno
presentato diverse tipologie e qualità di olio d’oliva per istruire sulle
tecniche per assaggiare, analizzare e classificare i vari oli d’oliva. L’evento
ha visto la partecipazione di centinaia di operatori e coltivatori olivicoli
del Queensland. “Siamo molto soddisfatti – ha detto Marco Mugelli – L’idea era
di portare a conoscenza dei produttori australiani, delle nuove tecnologie che
l’Italia sta sviluppando e promuovere la regione Toscana e la produzione
dell’olio e i nuovi macchinari”. Sono state anche presentate le novità sulla
produzione dell’olio extravergine di oliva e le ricerche scientifiche condotte
dalla Camera di Commercio di Firenze utilizzando macchinari e tecniche
innovative in frantoio, sulla maturazione delle olive e sull’attività degli
enzimi che agiscono durante la lavorazione delle olive. Interessante è stato
anche il filmato del prototipo del macchinario sotto vuoto che i due esperti
stanno sviluppando. “Il seminario di questi giorni è solo un inizio – ha
specificato il presidente della Camera di Commercio Italiana del Queensland,
Luigi Casagrande – nei prossimi anni, vedremo un salto di qualità per i produttori
australiani grazie alle tecnologie ed innovazioni italiane. L’iniziativa
infatti ha avuto lo scopo di promuovere non solo l’eccellenza del ‘made in
Italy’ ma anche di consolidare rapporti di collaborazione commerciale,
scientifica e produttiva tra i due paesi”.
Lucchesi nel mondo, Argentina: prende il via il corso
di edilizia
(
LUCCA – E’ previsto per la seconda metà di luglio l’avvio del corso di
specializzazione in “Management d’impresa e gestione delle procedure
tecnico-amministrative nell’Edilizia”, destinato a italiani, o discendenti di
italiani, residenti in Argentina, e presentato nei giorni scorsi a Mar del
Plata dalla locale Associazione Lucchesi nel mondo, con la collaborazione della
Scuola edile di Lucca e il dipartimento di tecnologie dell’architettura e del
design dell’Università di Firenze, promotori del corso. Il corso, della durata
di 200 ore, è organizzato dalla società Kantea in base a una convenzione con il
ministero del Lavoro e della Previdenza sociale italiano. L’obiettivo è quello
di offrire a dodici responsabili di imprese del settore edile argentino
un’azione di riqualificazione, aggiornamento e specializzazione strutturata,
attraverso precisi contenuti formativi: gestione di procedure
tecnico-ammistrative nell’ edilizia (56 ore), gestione delle risorse umane (24
ore), management d’impresa (40 ore), visite aziendali e retizzazione economica
in Italia (80 ore). L’orario delle lezioni, a frequenza obbligatoria, sarà
strutturato in vari moduli: 80 ore di teoria-laboratorio presso la sede
formativa a Mar del Plata; 40 ore di formazione a distanza, tramite piattaforma
web accessibile anche dal proprio posto di lavoro; 80 ore di visite aziendali
in regioni italiane, tra cui
Toscana. La
requisito indispensabile per l’attestato finale, che consentirà di accedere
alle visite di scambio transnazionale in Italia.
Il corso è riservato a cittadini italiani, o loro
discendenti con cittadinanza italiana, residenti in Argentina, occupati nel
settore edile, con età preferibilmente compresa tra i 25 e i 40 anni e con
conoscenza della lingua italiana. La domanda di ammissione al corso, redatta su
carta semplice, corredata di tutti i dati anagrafici e dei riferimenti
telefonici, dovrà essere inviata presso la sede dell’ associazione Lucchesi nel
mondo di Mar del Plata entro il 6 luglio, corredata di certificato di
cittadinanza rilasciato dal consolato o fotocopia del passaporto in corso di
validità, certificato di residenza in Argentina o certificato della polizia,
curriculum vitae. Il corso, gratuito, prevede la fornitura di materiale
didattico e la copertura delle spese di viaggio, vitto ed alloggio in Italia in
occasione delle visite transnazionali.
Anniversari: Corso Italia a Toronto compie 10 anni
(
TORONTO – Da dieci anni c’è un viale a Toronto in cui si respira l’Italia, dove
è possibile scegliere e apprezzare l’unicità dei prodotti e dei servizi offerti
dai commercianti italo-canadesi. Si tratta di Corso Italia “un vero e proprio
gioiello. Una tappa immancabile per chi viene a fare shopping a Toronto e cerca
veri prodotti italiani: moda, gastronomia, casalinghi – dice Connie Lamanna,
presidente del Corso Italia Business Improvement Association – Il nostro
obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione sull’autenticità e l’esperienza
dei nostri commercianti. Su Corso Italia, inoltre, è ancora possibile stabilire
un rapporto vero con i negozianti, che lavorano con orgoglio e passione nei
negozi di cui sono proprietari”. Quest’anno per Corso Italia ricorre il decimo
anniversario che verrà festeggiato dal quartiere in modo speciale. Da venerdì 6
a domenica 8 luglio, infatti, sarà festa in tutte le strade: ci saranno gruppi
musicali che suoneranno dal vivo, dal jazz al classico al sudamericano, e
attrazioni per grandi e piccini. Il 7 luglio, poi, per la prima volta, sarà
allestito un mercatino all’aperto in prefetto stile europeo. Le strade saranno
chiuse al traffico per permettere ai partecipanti di curiosare fra le
bancarelle che offriranno il meglio del Made in Italy. E, dulcis in fundo, come
in ogni compleanno che si rispetti, i commercianti di Corso Italia offriranno a
tutti la torta. In questi giorni fervono i preparativi per la festa, sostenuti
da una compagna promozionale in cui sono previsti striscioni pubblicitari e
cestini di fiori fuori dai negozi, ma anche feste di strada e un progetto di
riassetto generale del quartiere con nuove insegne luminose, panchine, lampioni
e la realizzazione di un sito che funga da vetrina per la grande varietà di
prodotti a disposizione lungo il Corso italiano.
Il quartiere negli ultimi anni ha vissuto una nuova
rinascita, dettata da molti giovani professionisti di origine italiana, tornati
a vivere con le loro famiglie nella zona compresa fra Dufferin, Caledonian Road
e St. Claire Avenue West, dove fra gli anni ‘50 e ‘60 si erano stabiliti i loro
nonni o i loro genitori appena sbarcati in Canada. Hanno ristrutturato le
antiche, ma eleganti case di mattone che sorgono sui viali alberati e danno
sapore al quartiere. Gli ampi giardini e le verande sul davanti li fanno
sentire a casa, in Italia, e stringono più forte il legame con le radici della
cultura d’origine, la stessa che si respira nei caffè, nei locali e nei negozi
di tutto il quartiere. “I dati di una studio hanno dimostrato quello che già
sapevamo per esperienza personale – dice Connie Lamanna – e cioè che le persone
arrivano a Corso Italia non solo da tutta Toronto ma anche da città molto
lontane, come New York o San Francisco, perché qui trovano prodotti che non
riescono a trovare da nessuna altra parte: da un’ampia selezione di oli
d’oliva, pasta, verdure fresche, alla più grande scelta di vestiti di famosi
stilisti italiani come Anna Sui ed Ermenegildo Zegna. I nostri commercianti, infatti,
vanno spesso in Europa per trovare oggetti unici e creazioni adatte alle
esigenze dei loro clienti”. I negozi di abbigliamenti, infatti, sia quelli per
uomo e quelli per donna, hanno una clientela fissa e i negozianti, che
conoscono i loro gusti, vanno apposta in Europa per soddisfare le loro
richieste. Altri negozi, invece, fanno vestiti su misura e sono specializzati
in abiti da sposa o da cerimonia, anche per bambini. “Confidando anche sul
passaparola – spiega Lamanna – i negozianti si sono ritagliati una clientela
affezionata che sa apprezzare e dar valore all’attenzione ai particolari e alla
qualità del servizio che non trovano da altre parti”.
Tfr: il 63% dei lavoratori lo lascia in azienda
(
ROMA – Quasi due lavoratori su tre, esattamente il 63 per cento, sono decisi a
lasciare il proprio Tfr in azienda. A pochi giorni dalla scadenza del 30
giugno, uno studio realizzato da Eurisko per Assogestioni, basato sulle
intenzioni di scelta di un campione di 700 persone contattato telefonicamente,
fa il punto sui comportamenti dei circa 9,5 milioni di lavoratori interessati
dalla riforma del Tfr. Il 9 per cento (corrispondente a circa 900 mila persone)
di questi ha dichiarato, tra il 5 e il 13 giugno, di non avere intenzione di
fare nulla, il 63 per cento (6 milioni di lavoratori, di cui 4 milioni
dipendenti di piccole imprese e 2 milioni di grandi imprese) lascerà il proprio
Tfr in azienda, mentre il 28 per cento (2,6 milioni) aderirà a forme di
previdenza integrativa, esprimendo opzioni maggioritarie verso i fondi
negoziali (circa 1.500.000), a seguire i fondi aperti (circa 900.000) e in modo
minoritario verso i pip/fip (circa 250.000). Si tratta della terza e ultima
fase di una ricerca iniziata a gennaio per verificare l’atteggiamento dei
lavoratori di fronte alla riforma. Oggi, i dipendenti delle aziende private
interessati sono più informati e più pessimisti di cinque mesi fa. Il 71 per
cento degli intervistati conosce la riforma, il 93 per cento ricorda di averne
sentito parlare tramite la campagna informativa del governo e l’89 per cento (a
gennaio era solo il 66 per cento) degli intervistati conosce sa che l’ora “X”
sarà il prossimo 30 giugno.
Ma sempre più negativo è il giudizio sulla riforma, ritenuta
peggiorativa rispetto all’assetto previdenziale precedente dal 60 per cento
degli interpellati (a gennaio il valore era stato fissato al 44 per cento). Nei
mesi finali, inoltre, Eurisko registra uno switch tra le propensioni verso i
fondi chiusi e i pip/fip (che scendono) e quelle verso i fondi aperti che,
invece, salgono, anche probabilmente per effetto di un buon sostegno
comunicativo. Quanto alla comunicazione delle proprie intenzioni al datore di
lavoro, in 6 milioni hanno già informato i propri capi della loro decisione (in
aprile erano 2.500.000). Di questi 4.200.000 hanno lasciato il Tfr in azienda,
1.000.000 hanno aderito a un fondo chiuso, 600.000 hanno aderito a un fondo
aperto, 100.000 a un pip/fip, 100.00 non hanno fatto nulla. Per i ritardatari
dell’ultima ora gli orientamenti si dividono in questo modo: prevale
l’intenzione di lasciare il Tfr in azienda (1.800.000 lavoratori), mentre in
500.000 aderiranno a un fondo chiuso, 300.000 a un fondo aperto, 100.000 a un
pip/fip e 800.000 non faranno nulla. La ricerca sottolinea come nella
popolazione dei lavoratori interessati resti viva la preoccupazione sulla
scelta “giusta” da fare e la conseguente tendenza a “prendersi ancora un po’ di
tempo” per ragionare e maturare decisioni più consapevoli. Per molti di loro il
30 giugno sarà più che altro un “vedere cosa fanno gli altri”.
Tfr, Damiano: “Resta l’obiettivo delle adesioni al
40%”
(
ROMA – Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in un inserto speciale sul Tfr
dell’Unità, fa il punto sulla pensione integrativa a pochi giorni dalla
scadenza del 30 giugno per la scelta della destinazione del trattamento di fine
rapporto da parte di oltre 12 milioni di lavoratori privati, pari a 13 miliardi
euro. “L’obiettivo del 40 per cento di adesioni entro fine anno rimane valido –
nota il ministro -. E’ chiaro che nessun risultato può essere dato per
scontato, però gli andamenti delle adesioni sono sostanzialmente in linea con
le nostre attese. Non dimentichiamoci che, nei loro dieci anni di vita, i fondi
pensione hanno totalizzato un risultato pari al 13 per cento di adesioni.
Arrivare al 40 per cento in un anno, quindi, significa triplicare quello che si
è fatto in un decennio. Possiamo essere soddisfatti”. Damiano nota che “per ora
è più facile e più alta l’adesione dei lavoratori delle grandi imprese ai
fondi, c’è ancora bisogno di parlare e informare”. Per il momento, rivela il
ministro, “quello che possiamo dire con certezza è che la velocità di adesione
è maggiore nella grande impresa. Ovvero, nelle imprese che sono anche
sindacalmente più organizzate: in questi casi l’informazione e la spinta sono
maggiori. Il ruolo dei sindacati non va sottovalutato: per favorire l’adesione,
non bastano pubblicità istituzionali del governo. Infatti, le adesioni sono
numericamente maggiori tra i lavoratori più organizzati: quelli dell’energia, i
chimici, i metalmeccanici. A ulteriore conferma di questo ragionamento, la
situazione è molto meno fluida nelle piccole imprese, anche perché qui la
pressione dei datori di lavoro è più forte e maggiormente orientata al
trattenimento del Tfr in azienda”.
Una questione a parte è quella che riguarda i giovani: “I
giovani – spiega Damiano – confermano purtroppo una maggiore difficoltà di
adesioni. Diciamo che in genere sono più diffidenti, come segno di una
tradizionale difficoltà a pensare ad un futuro che sentono lontano. La loro
condizione pensionistica è soggetta sicuramente ad un abbassamento del
risultato, quindi la pensione complementare diventa indispensabile. E bisogna
ricordare anche che potranno riscuoterla in parte sotto forma di capitale e in
parte sotto forma di pensione”. Comunque, sottolinea Damiano, “noi non parliamo
solo ai giovani: la riforma del Tfr conviene a tutti. E’ dimostrato che nel
lungo periodo il rendimento del Tfr è più vantaggioso se affidato al fondo.
Perché la tassazione è estremamente favorevole, sia per quanto riguarda i
versamenti, sia per i rendimenti”. Secondo il ministro, il governo “ha fatto
bene ad anticipare di un anno l’avvio della scelta, che si inserisce e rende
anche più chiara la generale riforma del sistema pensionistico, una strada che
l’esecutivo ha ormai imboccato. Del resto – sottolinea Damiano – l’Italia parte
quasi dall’anno zero in materia, ma nel resto d’Europa le cose vanno in
tutt’altro modo. In Europa i fondi pensione svolgono un ruolo importante non
solo per garantire una copertura previdenziale ai lavoratori, ma soprattutto
quali investitori istituzionali, in grado di intervenire anche nella gestione
economica dei vari Paesi. La crescita anche in Italia di questi soggetti sarà
un ulteriore passo in avanti nel processo di integrazione economica e
finanziaria”.
Tfr, Covip: pluralità di fondi complementari e
silenzio assenso
(
ROMA –
di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) ha pubblicato le precisazioni relative
al conferimento del Tfr in caso di silenzio-assenso e in presenza di pluralità
di forme pensionistiche complementari di riferimento. Con riferimento al
decreto legislativo n. 252 del 5 dicembre 2005 è stata infatti richiesta alla
Commissione, da parte di esponenti di varie forme pensionistiche complementari,
l’esigenza di precisazioni in merito al conferimento del Tfr dei c.d. “silenti”
in caso di sussistenza di una pluralità di forme pensionistiche complementari
di riferimento. “Si tratta – spiega
Covip
dall’articolo 8, comma 7 del decreto n. 252/2005, il quale tra l’altro prevede
che il Tfr dei ‘silenti’ debba essere conferito al ‘fondo con il maggior numero
di iscritti dell’azienda’, laddove le forme pensionistiche potenziali
destinatarie siano più di una e non vi siano accordi aziendali dirimenti la
questione”. Al riguardo, con le direttive del 28 giugno 2006,
la determinazione di detto numero deve farsi riferimento alla data del 1°
gennaio 2008 (da leggersi ora, come 1° gennaio 2007, a seguito dell’anticipata
entrata in vigore del decreto n. 252/2005). “L’indicazione fornita – continua
la nota – risponde alla richiesta, formulata dagli operatori del settore
nell’ambito della procedura di consultazione, di fissare modalità di
determinazione del predetto numero tali da tener conto delle esigenze
organizzative ed amministrative dei datori di lavoro, e tiene altresì conto
dell’esigenza che il lavoratore possa essere informato dal datore di lavoro,
con congruo anticipo, sul fondo di destinazione del Tfr in caso di mancata
manifestazione esplicita di volontà”.
“Nel confermare pertanto il criterio di cui sopra – continua
applicarsi nella generalità dei casi in cui la pluralità di forme di
riferimento sia sorta antecedentemente al 1° gennaio 2007, si ha presente che
ipotesi del tutto peculiare è quella in cui si sia determinata solo nei primi
mesi del 2007, per effetto di nuovi accordi collettivi, di nuove autorizzazioni
all’esercizio o di modifiche statutarie, l’istituzione di una pluralità di
forme pensionistiche collettive riferite ad aree di lavoratori che, alla fine
del 2006, risultavano ancora non destinatarie di iniziative di carattere
collettivo.
In questo specifico caso, ovviamente, il riferimento alla
data del 1° gennaio 2007 sarebbe incongruo, non risultando di fatto ancora
operative a tale data le forme collettive di riferimento. Si reputa pertanto
che, limitatamente a tale fattispecie, occorra avere riguardo al numero di
iscritti in essere al 30 giugno 2007. Un’altra questione posta all’attenzione
della Commissione riguarda il criterio da seguire nel caso in cui un’impresa
abbia proprie unità produttive ubicate in più regioni d’Italia, regioni nelle
quali operano diversi fondi pensione negoziali. In questi casi è stato chiesto
alla Commissione di precisare se si debba prendere a riferimento il numero
complessivo di aderenti su scala nazionale oppure il numero di iscritti per
singola unità produttiva. Fermo restando che il criterio oggettivo del maggior
numero degli iscritti può essere derogato mediante la sottoscrizione di accordi
aziendali diretti a dirimere i casi di presenza di una pluralità di fondi
pensione di riferimento, si esprime l’avviso che, in difetto di diversi accordi
aziendali, si debba prendere a riferimento il complesso dei lavoratori, su
scala nazionale, di una medesima impresa e non già, di volta in volta, quelli
delle sue articolazioni operative a livello territoriale”.
Tfr, Lavoce.info: sottovalutati i vantaggi fiscali
della riforma
(
ROMA – Sebbene non abbia ancora catalizzato l’interesse dell’opinione pubblica,
un elemento cruciale ai fini della adesione alla previdenza integrativa è
costituito dal trattamento fiscale dei fondi pensione. E’ quanto sostengono gli
economisti Riccardo Cesari, Giuseppe Grande e Fabio Panetta. “Eppure – scrivono
su lavoce. info – la previdenza complementare ha beneficiato fin dall’inizio di
una tassazione vantaggiosa, divenuta ancora più favorevole dal 2007. La
tassazione particolarmente favorevole delle erogazioni pensionistiche è la
principale differenza tra l’attuale regime fiscale e quello in vigore fino al
2006, che assoggettava le pensioni all’aliquota ordinaria Irpef. La nuova
normativa ha di fatto introdotto un sistema caratterizzato dalla deducibilità
dei contributi, da una tassazione pressoché totale dei rendimenti e da una
tassazione fortemente agevolata delle pensioni. Un tale regime è atipico rispetto
a quelli esteri”.
“Tuttavia – proseguono Cesari, Grande e Panetta – l’attuale
trattamento fiscale dei fondi pensione potrebbe essere esposto a un
“rischio politico”, legato alla eventualità che la tassazione possa
essere rivista in futuro. Inoltre, con l’ingresso sul nostro mercato di fondi
pensione esteri (per lo più tassati secondo il principio EET), si potrebbe
determinare per i fondi pensione italiani uno svantaggio competitivo nella fase
di accumulazione, del tutto simile a quello che affligge oggi i nostri fondi
comuni, tassati sul maturato, rispetto a quelli esteri, tassati sul realizzato.
Infine, rispetto al sistema EET, la tassazione dei rendimenti della gestione
aumenta gli oneri informativi a carico dei fondi pensione, soprattutto con riferimento
al trasferimento delle posizioni individuali presso un altro schema
previdenziale. L’insieme di questi tre fattori non consente quindi di escludere
che in futuro il regime fiscale dei fondi pensione italiani subisca qualche
modifica”.
Tfr, Proietti (Uil): “Nei fondi chiusi gestione
oculata e buoni rendimenti”
(
ROMA – “Nonostante un periodo di crisi dei mercati determinato da straordinari
ed irripetibili fattori di instabilità internazionale, i Fondi negoziali hanno
garantito rendimenti in linea se non superiori alle attese, superando il Tfr”.
Lo afferma, in un colloquio con 9Colonne, Domenico Proietti, segretario
confederale della Uil. Proietti cita un dato: “Nessun Fondo negoziale deteneva
azioni delle compagnie coinvolte negli scandali finanziari che ultimamente
hanno fatto parlare nel paese. Questo dimostra una gestione oculata delle
risorse volta ad ottenere rendimenti in linea con le aspettative senza peraltro
perdere di vista gli obiettivi di sicurezza che devono essere proprio di un
investimento come questo, che non è un investimento in surplus bensì un
investimento previdenziale e, come tale, meritevole di tutele particolari”. Il
sindacalista, responsabile delle politiche fiscali e previdenziali della Uil,
si sofferma poi sull’andamento della campagna per il conferimento del Tfr alle
nuove forme di previdenza complementare. “Un problema di informazione dice
Proietti – esiste in alcune particolari realtà. Il sindacato e
organizzato in questi mesi centinaia di assemblee tra i lavoratori, ha
predisposto materiale informativo e cercato di fare ogni sforzo per raggiungere
tutti e permettere a tutti di poter effettuare una scelta veramente libera e
consapevole circa il loro futuro di previdenza complementare. È innegabile però
che nei settori meno sindacalizzati ci sia stato un problema di corretta e
completa informazione. Questo ha permesso che si diffondessero messaggi
sbagliati che hanno creato confusione e generato incertezza tra i lavoratori
ostacolando, di fatto, il pieno decollo delle adesioni”.
La legge in futuro potrebbe essere anche migliorata, dice
Proietti, “ma ora c’è bisogno di certezze e di un quadro normativo finalmente
stabile”. Il problema della irreversibilità della scelta, che frenerebbe le adesioni,
non convince il rappresentante della Uil. “Nei Fondi Pensione il Tfr è anche
più disponibile che in azienda, anche grazie alla possibilità di anticipazione
per “altre cause” che proprio dal decreto 252 è stata introdotta. Inoltre i
Fondi Pensione negoziali prevedono la possibilità di riscatto immediato per
perdita di requisiti nei casi di perdita del posto di lavoro. Abbiamo quindi
comunicato la straordinaria opportunità che la previdenza complementare
rappresenta per tutti i lavoratori dipendenti. Non un qualcosa che debba
mettere paura ma un qualcosa che, accanto al sistema pubblico, deve servire a
garantire un futuro più sereno e più sicuro”. Alla domanda se i fondi negoziali
siano in concorrenza esplicita con i fondi e aperti e le offerte delle compagnie
assicurative, Proietti risponde che “la nuova norma è impostata proprio sul
concetto di libera concorrenza tra le forme pensionistiche e questo
discostandosi dalla vecchia legge che era invece sostanzialmente “costruita”
per i Fondi Negoziali. Riteniamo la concorrenza e il pluralismo un fatto
positivo e di stimolo al sistema, a patto che il quadro normativo e
regolamentare sia uguale per tutti e tutti siano sottoposti alla vigilanza di
un’unica ed indipendente autorità. I Fondi Pensione Negoziali negli ultimi 10
anni hanno dato rendimenti superiori a quelli del Tfr e superiore agli stessi
Fondi aperti. Inoltre mostrano dei costi estremamente ridotti rispetto alle
altre forme e una governance sicuramente più democratica. Non temiamo
concorrenza, dunque, ma che le regole siano chiare e valide per tutti
indistintamente”.
L’ultima osservazione è dedicata agli aspetti fiscali della
riforma del Tfr. “I fatti dicono – afferma Proietti – che la fiscalità della
previdenza complementare è oggi una fiscalità di estremo vantaggio, tanto più
se paragonata alla tassazione del Tfr. Il sindacato non rincorre le voci e
chiede che questo regime – introdotto per favorire l’adesione ad un settore che
risponde anche ad una finalità sociale – debba essere mantenuto e semmai
rafforzato. Nel memorandum sul Tfr firmato tra governo e parti sociali, tra
l’altro, l’esecutivo si impegna a migliorare ulteriormente la tassazione sui
rendimenti (oggi all’11%) per arrivare progressivamente ad un sistema che
preveda soltanto la tassazione della prestazione finale, come già avviene nella
maggior parte degli altri paesi”.