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del 28 giugno 2007

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28 Giugno 2007
in Archivio Notiziario
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Giovedì 28 Giugno 2007 – Anno XII – Numero 27 – Direttore Isabella Liberatori

 Questo
notiziario viene inviato a tutti gli utenti indicati dalla DGIEPM del Ministero
degli Esteri, quale servizio
informativo offerto ai media in lingua italiana operanti all’estero.  

SOMMARIO:
1      Attualità
7       Economia
15      Società
19      Sport
20      Europa
22      Regioni
26      Italiani nel Mondo
40      Speciale Tfr

 
Attualità

Pd, Veltroni scende in
campo: “Ecco l’Italia che vorrei”

(9colonne Atg)
TORINO – L’annuncio spettacolare che la grande folla della sala gialla del
Lingotto di Torino forse si aspettava non c’è stato. “Non posso non riconoscere
con responsabilità e gratitudine come attorno al mio nome si stia manifestando
un consenso molto ampio”, sono state queste le parole con le quali Walter
Veltroni, atteso per la consacrazione a candidato alla guida del Partito
democratico, ha parlato della sua candidatura. Prima di osservare: “Non sono
state ancora precisate le regole dell’elezione dell’Assemblea costituente, né
quelle per l’elezione del segretario. Quando ciò sarà stato definito, si potrà
formalizzare o meno una candidatura” e, ha aggiunto, “sarà un bene se ce ne
sarà più di una. L’importante è che ciascuna candidatura si presenti con una
piattaforma diversa” perché la politica è un “grande viaggio collettivo”. Non
ha sciolto la riserva sulla sua candidatura, precisando che non verrà meno al
patto con i cittadini di Roma, ma ha parlato per un’ora e mezza da leader
illustrando le sue idee sulla “nuova Italia” che dovrà essere al centro del
progetto del nascente Pd. “Fare un’Italia nuova – ha esordito – è questa la
ragione e la missione del Partito democratico”, che nasce “per unire gli
italiani e ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani,
lavoratori autonomi e dipendenti”. “La nuova Italia – ha spiegato
successivamente Veltroni al pubblico che ha preso d’assalto il Lingotto – nasce
da quattro capitoli: ambiente, patto tra generazioni, formazione e sicurezza”.
Dopo aver ringraziato Romano Prodi, al cui governo ha assicurato il massimo
sostegno, Piero Fassino e Francesco Rutelli per aver creduto nel Pd, e Carlo
Azeglio Ciampi per aver creduto nell’Europa, Veltroni ha approfondito i suoi
quattro punti: “Combattere i cambiamenti climatici – ha spiegato – non è solo
una questione etica, ma un interesse concreto: il futuro ambientale e in cima
alle priorità. L’Italia deve giocare da protagonista questa partita”. Veltroni ha quindi illustrato la sua idea di “ambientalismo
del sì”: “Non si può dire di no all’alta velocità se poi l’alternativa è il
traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora. Non si può dire no
al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e
lasciare che l’alternativa siano le discariche a cielo aperto”. Al centro del
discorso del sindaco di Roma sono però soprattutto i giovani: “La lotta alla
precarietà è la grande frontiera che il Partito democratico ha di fronte a sé”,
ha ripetuto due volte Veltroni sottolineando come “l’orologio sociale sia ormai
sfasato”. Augurandosi un “nuovo e solidale patto” tra le generazioni, Veltroni
si è poi rivolto direttamente al sindacato: “Deve dimostrare di poter essere
protagonista di questo nuovo patto, non deve tutelare solo lavoratori e
pensionati, deve sapere tutelare i giovani che faticano a entrare nel mondo del
lavoro”. Per garantire equità sociale e un futuro migliore ai giovani che
faticano a entrare nel mercato del lavoro occorre prendere in mano lo strumento
del fisco, basato non sull’odio di classe, ma sull’equità perché i
“contribuenti leali hanno ormai un carico fortissimo” da sopportare e c’è
qualcosa che non va se “un manager sulle plusvalenze delle stock option paga
un’aliquota del il 12 per cento” e “un operaio in banca paga un’aliquota del 27
per cento sui suoi interessi”. Al terzo capitolo (formazione) della “nuova Italia” si
legge: “Se la nostra è la società della conoscenza, educazione e formazione
devono essere al centro di tutto. Non è più accettabile che i diplomati tra i
25 e i 64 anni siano l’8 per cento in meno della media Ocse. Non è possibile
che i laureati siano uno ogni dieci italiani, la metà della media Ocse.
Dobbiamo dare credito ai nostri ragazzi e ai nostri insegnanti”. Mentre per il
quarto punto (sicurezza) Veltroni assicura: “Chi viene qui per integrarsi deve
essere accolto a braccia aperte. Ma gli immigrati che delinquono devono essere
fermati, senza se e senza me”. Per il sindaco di Roma, “ci vogliono più forze
di sicurezza sul territorio in modo che i cittadini onesti possano avvertirne
la presenza sul territorio”. Tra i punti affrontati nella relazione anche
l’urgenza di una nuova legge elettorale, la lotta all’evasione e la necessità
di “voltare pagina” a favore di una politica costruita sul rispetto e sul
dialogo (“non succeda più che il Parlamento della Repubblica venga occupato”,
dice tra le altre cose Veltroni riferendosi alla protesta leghista) e la
laicità dello Stato repubblicano. La dedica finale è per una ragazzina di 15
anni, Giulia Songini, scomparsa prematuramente. La ragazza avrebbe dovuto
partecipare a un viaggio in Malawi. Veltroni cita la lettera, “scritta ai
genitori per Natale”, in cui la ragazza fa al padre a alla madre “un regalo
spiazzante”: un’adozione a distanza. “Eccoli i nuovi italiani – commenta
Veltroni – sono così. A loro abbiamo il dovere di consegnare un’Italia giusta e
moderna”.

 

 

Ipsos: con il Pd “sottratti”
4,5 punti all’astensionismo

(9colonne Atg)
ROMA – Il Partito democratico mobilita una parte degli elettori incerti o
potenziali astensionisti. Un sondaggio Ipsos dice che senza il Pd la
percentuale di indecisi è pari al 29,4 per cento (28,7 al Nord), mentre con il
Pd scende a 24,8 per cento (25,1 al Nord). Forse anche per questo motivo il 75
per cento degli elettori interessati al Partito democratico ritiene “più
urgente” la creazione del nuovo soggetto politico dopo le recenti elezioni
amministrative. In questo quadro gli elettori della Margherita (76,2 per cento)
hanno leggermente “più fretta” degli elettori dei Ds (72,9 per cento). Sono i
dati presentati dal coordinatore dei Ds Maurizio Migliavacca nel corso di
un’iniziativa per il Partito democratico alla quale hanno partecipato i leader di
Ds e Margherita, Piero Fassino e Francesco Rutelli insieme agli amministratori
locali dei due partiti. “A suo parere il Pd contribuirà davvero a rinnovare e
ringiovanire la classe dirigente in Italia?”, ha chiesto l’Ipsos agli elettori.
Chi ha vota Unione dice sì nel 53 per cento dei casi, “forse sì, forse no” nel
23 per cento dei casi. Ovviamente più scettici gli elettori della Cdl, anche
se, tra questi, uno su tre ha risposto positivamente al quesito. Secondo il 47
per cento dei partecipanti al sondaggio, “Ds e Margherita hanno più cose che li
uniscono”, mentre il 30 per cento crede che abbiano “più cose che li dividono”.
Tra le persone interessate al Pd il 67,3 per cento crede che il nuovo partito
“saprà rappresentare molti cittadini di centrosinistra”, mentre soltanto il
16,1 per cento ritiene che “sarà solo un accordo di vertice”.

Un’affermazione condivisa dal 45,7 per cento degli elettori
“lontani dal Pd”: più di uno su quattro di questi (il 27,6 per cento) però
crede che il Pd “saprà rappresentare molti cittadini del centrosinistra”.
Quanto alle priorità programmatiche del nuovo partito, in cima alla lista dei
simpatizzanti del Pd figurano il risanamento economico (indicato dal 38,2 per
cento come prioritario), seguito dalla protezione delle fasce deboli (37,8 per
cento) e dalla sicurezza dei cittadini e l’immigrazione (32,9 per cento). Poco
interesse invece nei confronti dei temi etici, come la famiglia e la
procreazione, indicati come prioritari soltanto dal 15,6 per cento degli
elettori dell’Ulivo. Cresce intanto anche la conoscenza del Pd, ormai noto,
secondo i dati Ipsos, all’86,1 per cento degli italiani, mentre a febbraio era
conosciuto dal 62,2 per cento. Due su tre potenziali elettori del Pd consocono
l’appuntamento delle primarie, ignoto invece al 29,8 per cento. Un’altra
rilevazione, condotta da Swg e relativa all’analisi dell’opinione pubblica,
indica come l’82 per cento degli elettori del centrosinistra credano che il
Partito democratico “deve prendere una posizione netta già nel prossimo mese” e
come il 76 per cento sia convinto che “se il Pd non elegge subito un leader non
riuscirà ad andare avanti”. Ma c’è anche un 27 per cento di elettori dell’Ulivo
che afferma: “Oramai il Pd non ha più futuro”.

A rilanciare l’urgenza di dar vita al nuovo partito anche
Fassino e Rutelli. Il segretario dei Ds ha ribadito: “Il Partito democratico
offre al governo stabilità e una spinta a decollare. Nessuno ha intenzione di
fare larghe intese o governi istituzionali, che poi sono di larghe intese
mascherate, né c’è l’ipotesi di un governo di centrodestra perché l’opposizione
è divisa”. Servono due “scatti” secondo Fassino: uno riguarda l’accelerazione
per la nascita del Partito democratico nel nome di una grande “cultura
riformista”, l’altro l’attività di governo, impegnato in una settimana
importante con le trattative per le pensioni e per il Dpef”. Rutelli si è
associato alle parole di Fassino sull’urgenza di dar vita al Partito
democratico: “Il Pd – ha detto ai rappresentanti locali dei due partiti – rafforza
il governo e bisogna, con questa operazione, riaffermare il primato dell’agenda
politica”. In quest’ottica Rutelli non risparmia un messaggio al capo
dell’opposizione Silvio Berlusconi impegnato in “un lavoro di marketing
politico, marketing essenzialmente negativo, in cui ha dimostrato di essere il
più bravo”. Ora, con il riaffermarsi del “primato dell’agenda politica”, ha
sottolineato Rutelli, “Berlusconi si adegui”.

 

 

Palermo: assolta docente che
aveva fatto scrivere “Sono un deficiente” al bullo

(9colonne Atg)
PALERMO – E’ stata assolta a Palermo l’insegnante che fece scrivere a un suo
alunno per 100 volte sul quaderno “sono un deficiente” per punirlo perché aveva
maltrattato un compagno. Il gup Piergiorgio Morosini non ha proceduto nei
confronti della donna, imputata di abuso di mezzi di correzione e lesioni,
perché il fatto non sussiste. “Sulla volontà dell’insegnante di far ragionare
l’alunno – ha detto il giudice – non ci sono dubbi, sulla base di quanto emerge
dalle testimonianze dei compagni di classe”. All’inizio della vicenda il pm
Ambrogio Cartosio aveva invece chiesto la condanna dell’imputata a due mesi di
carcere. La professoressa aveva dato la punizione all’alunno perché, assieme ad
altri compagni, aveva apostrofato come “femminuccia” e “gay” un coetaneo e gli
aveva impedito di andare nel bagno dei maschi. Il padre del ragazzino punito
aveva così denunciato la donna, chiedendo un risarcimento del danno di 25 mila
euro e sostenendo che il figlio aveva riportato problemi psichici. Ma il gup non
ha riscontrato aspetti che avvalorassero quest’ultimo aspetto e, perciò, ha
proceduto con l’assoluzione. “Mi viene da piangere”, sono state le prima parole
che l’insegnate ha rivolto al suo avvocato. “Sono felice perché questo giudice
ha capito realmente quello che ho fatto – ha spiegato poi -. La mia
preoccupazione era che tutto questo clamore mediatico potesse condizionarlo e
invece non è stato così. Mi sono sempre sentita un’educatrice, forse per le mie
radici cristiane, e anche nel caso che tanta risonanza ha suscitato, era solo
quello il mio intento”.

“Gli avevo ben spiegato, discutendo in classe, con lui e i
suoi compagni, che ‘deficiente’ vuol dire ‘privo di’. Lui era stato privo di
sensibilità nei confronti di un compagno – ha ricordato l’insegnante – Non ha
mai avuto intenzione di umiliare il ragazzo”. Al termine della sentenza,
accolta con favore anche da alcuni esponenti dell’associazione “Gay” che hanno
voluto così manifestare la loro solidarietà alla docente, si è scatenato anche
il dibattito politico. “Non possiamo che esprimere viva soddisfazione – ha
detto Franco Grillini, deputato di Sinistra Democratica – La violenza, il
bullismo, l’omofobia e il maschilismo sono fortemente diffusi nelle scuole ed è
necessaria una severa azione di contrasto per impedire che il bullismo
reiterato porti a tragedie come quella di Matteo che ricorderemo sabato nel gay
pride di Torino. E’ fondamentale e importante che la scuola si faccia carico di
una cultura della tolleranza, delle differenze e della diversità come valore”.
Soddisfatto anche il direttore di Eco tv Pino Gagliardi: “Siamo felici di poter
esprimere tutta la nostra soddisfazione per l’assoluzione della professoressa”.
L’emittente dei Verdi ha mandato in onda in questi giorni uno spot di
solidarietà alla professoressa “contro il bullismo, ma anche contro quelle
famiglie incapaci di educare i propri figli e di insegnare loro il rispetto per
l’individuo”. Per Riccardo Villari della Margherita si tratta di un’assoluzione
che “rispecchia quello che deve essere l’intento degli istituti, ovvero quello
di formare i ragazzi al rispetto degli altri”. “Gli insegnanti, nel loro
difficile lavoro di ogni giorno, non vanno lasciati soli – prosegue il diellino
– ed è necessario che nessuno si volti dall’altra parte per quanto succede nel
mondo della scuola, a cominciare dai genitori”.

 

 

Miss Italia nel Mondo: la
più bella viene dalla Svizzera

(9colonne Atg)
VENEZIA – La giuria presieduta da Christian De Sica le avrebbe preferito forse
Cristiana Frixione ma il suo viso acqua e sapone ha convinto il pubblico, unico
giudice nella volata finale a due, a votare quasi all’unanimità per lei.
Antonella Carfi, 18 anni, nata a Berna, è la 17esima Miss Italia nel Mondo, la
terza proveniente dalla Svizzera dopo Luana Spagnolo (1996) e Loredana La Rosa (1997). Il papà Giuseppe
è originario di Catania, la mamma Maria Carmela di Teramo. Ha due sorelle:
Stefania, che ha partecipato con lei al concorso in Svizzera senza successo, e
Laura, la più piccola. Il fidanzato di Antonella, Giuliano, 22 anni, di
Trapani, ha sperato fino all’ultimo che lei non vincesse per paura di perderla.
Lei invece si dice certa che questo non accadrà. Studia per diventare geometra
e poi architetto: vuole laurearsi ma intanto per un anno, a partire dal 27 giugno,
girerà il mondo. Questo è il primo concorso di bellezza a cui ha partecipato e
il 26 giugno ha fatto il primo servizio fotografico e la prima conferenza
stampa. Parla un curioso linguaggio con un accento siciliano che sembra
napoletano, è molto simpatica e spigliata e stuzzica i giornalisti dicendo:
“Io sono naturale, ma tra noi alcune erano sicuramente rifatte” e
aggiungendo “In Svizzera si vede solo Raiuno, speriamo che non ci tolgano
anche quella”.

E’ entusiasta di Fiorello, il suo artista preferito, del
quale in conferenza ha raccontato la celebre gag del furto dell’accappatoio in
albergo. “Mi piacciono gli artisti che fanno sorridere la gente anche con
spunti semplici – dice – e Fiorello in questo è un mito. Spero di poterlo
incontrare presto. Ma quando torna in tv?”. Apprezza anche Michelle
Hunziker, sua vicina di casa prima che lasciasse la Svizzera. Dice di
non avere un hobby particolare ma le piace ballare ed è rimasta stupita che per
due settimane Raiuno l’abbia fatta danzare e cantare insieme alle altre,
secondo il nuovo format tv. Antonella viene considerata straniera sia dagli
svizzeri che dagli italiani per la sua situazione anomala ma lei non ha dubbi e
dice: “Mi sento una italiana doc perché italiani si è e non si
diventa”. Vorrebbe trasferirsi presto in Italia, in Sicilia, unica regione
che conosce insieme all’Abruzzo. Dopo la gita a Venezia con tutte le altre
miss, spera di poter visitare presto anche Roma e Napoli. Nella finale a due di
ieri sera Antonella ha avuto 7.534 preferenze dal televoto e 4.867 dagli sms
rispetto ai 4.706 voti e 5.170 sms della seconda classificata Cristiana
Frixione, del Nicaragua. Ha vinto in percentuale con il 55% contro il 45%. Il
programma, condotto da Massimo Giletti e Eleonora Daniele, è stato seguito su
Raiuno da 3.315.000 spettatori, share del 20,25%. Lunedì 2 luglio Antonella
Carfi sarà ospite dello show di Raiuno “Baciami Versilia”.

 

 

Conclave: il Papa ripristina
la maggioranza dei due terzi

(9colonne Atg)
ROMA – Il “successore” di Papa Benedetto XVI dovrà raggiungere la maggioranza
dei due terzi per essere eletto, indipendentemente dal numero di votazioni che
saranno necessarie per raggiungerla. Con un “motu proprio”, pubblicato il 26
giugno, il Pontefice ha ripristinato infatti la norma tradizionale, abolendo la
possibilità che dopo un certo numero di votazioni il Conclave potesse decidere
di passare alla maggioranza semplice. Fino ad oggi l’elezione del successore
seguiva le norme decise nella Costituzione Apostolica “Universi Dominici
gregis” del 1996, promulgata da Giovanni Paolo II. Nella costituzione era
previsto che dopo il 13esimo giorno (33esima o 34esima votazione) i cardinali
potessero scegliere tra il proseguire con la maggioranza dei due terzi, passare
alla maggioranza semplice o ancora passare al ballottaggio tra i candidati più
votati. Con oggi, invece i cardinali passano direttamente al ballottaggio tra i
due più votati. Inoltre, affinché l’elezione sia valida serve che si
raggiungano anche nel ballottaggio i due terzi dei voti. Il Santo padre ha
inoltre stabilito che i due candidati che vanno al ballottaggio perdano il
diritto di voto.

Nei primi anni del cristianesimo l’elezione del nuovo
pontefice avveniva nell’assemblea dei cristiani di Roma, a volte su indicazione
stessa del predecessore. In seguito al diffondersi della nuova religione dal
336, su decisione di papa Marco, l’elezione fu riservata ai soli sacerdoti
romani. Nel 1059 papa Niccolò II decise di affidare l’elezione ai soli
cardinali vescovi e, nel 1179, papa Alessandro III stabilì che dovesse decidere
l’intero collegio cardinalizio. Era, comunque, sempre possibile l’elezione
anche di semplici maschi battezzati, regola che è rimasta tuttora. Durante i
secoli spesso ci fu anche l’ingerenza di re e imperatori che imponevano alcuni
candidati o imponevano il veto su altri. Ottone I nel 964 si fece attribuire da
Leone VIII il diritto di nominare il Papa. Nel 1198 i cardinali si riunirono
per la prima volta in clausura ma la decisione dell’isolamento della riunione
cardinalizia fu stabilita solo nel 1274 dal II concilio di Lione, per impedire
i ritardi, i tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi
si erano verificati. Il caso più eclatante si ebbe appunto dopo la morte di
Papa Clemente IV nel 1268, quando la città di Viterbo venne utilizzata per il
conclave. Dal momento che i 19 cardinali riuniti non riuscivano ad eleggere un
papa, dopo 33 mesi di sede vacante, la città li rinchiuse letteralmente nel
palazzo vescovile, li mise a pane ed acqua e scoperchiò il tetto. A causa di
questi fattori molti cardinali si ammalarono e morirono. Gli ultimi rimasti
elessero Papa Gregorio X. Fu lo stesso Gregorio X, dunque, per evitare simili
ritardi, ad introdurre norme più rigide sull’elezione. I cardinali dovevano
riunirsi in un’area chiusa e non avevano diritto a stanze singole. Nessun
cardinale doveva farsi assistere da più di un servitore, a meno che non fosse
infermo. Il cibo doveva essere somministrato attraverso una finestra e dopo tre
giorni i cardinali avrebbero ricevuto solamente un pasto al giorno. Durante il
conclave inoltre nessun cardinale poteva ricevere alcuna rendita ecclesiastica.

Le rigide regole di Gregorio X furono in seguito abrogate
nel 1276 da Papa Adriano V, ma Papa Celestino V le ripristinò dal momento che
per la sua elezione erano stati necessari ben due anni. Nel 1562, Papa Pio IV
emise una bolla papale che introduceva nuovi regolamenti sulla segretezza del
voto ed altre norme procedurali. Dal 1621, i cardinali potevano eleggere il
papa per ispirazione o acclamazione (accordo unanime per ispirazione dello
Spirito Santo), per compromesso (affidando il compito a un ristretto manipolo
scelto tra loro), o con votazioni a schede (la maggioranza prevista era di due
terzi). L’ultima elezione avvenuta per compromesso fu quella di Papa Giovanni
XXII nel 1316 e l’ultima per acclamazione quella di Papa Gregorio XV nel 1621.
Con la “Universi Dominici Gregis” queste due modalità furono cancellate. A
rimanere fu solo l’elezione per voto con la maggioranza qualificata dei due terzi,
con l’eccezione, oggi caduta, che nel caso in cui il Conclave si protragga per
33-34 scrutini in tredici giorni, i cardinali potessero eleggere il nuovo Papa
con la sola maggioranza assoluta dei suffragi. Anche nella “Romano Pontifici
Eligendo” di Paolo VI, dopo 26 scrutini in dieci giorni di conclave, era
prevista questa possibilità ma solo nel caso in cui tutti i cardinali, nessuno
escluso, avessero deciso in tal senso.

 

 

Cittadinanza: risolti i
problemi per il riconoscimento “jure sanguinis”

(9colonne Atg)
ROMA – Il ministero dell’Interno, dando seguito ad un ordine del giorno accolto
dal governo, ha stabilito che la ricevuta della dichiarazione di presenza, che
ha sostituito il permesso di soggiorno, costituisce titolo utile ai fini
dell’iscrizione anagrafica di coloro i quali intendono avviare in Italia la
procedura per il riconoscimento della cittadinanza “jure sanguinis”. Lo rende
noto la segreteria dei deputati eletti all’estero Marco Fedi e Gino Bucchino,
specificando che la soppressione del permesso di soggiorno per visite, affari,
turismo e studio non pregiudicherà quindi la possibilità dei discendenti di
cittadini italiani di avviare in Italia, come previsto dalla precedente
normativa, la procedura per il riconoscimento della cittadinanza “jure
sanguinis”, così come disposto dalla circolare n. 29/2002 del ministero
dell’Interno. La Legge
n. 68 del 28 maggio 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 1°
giugno 2007, recante “Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri
per visite, affari, turismo e studio”, all’art. 1 prevede che per soggiorni
inferiori a tre mesi non è più richiesto agli stranieri il permesso di
soggiorno ma è invece necessaria una dichiarazione di presenza. Gli stranieri
che non provengono da Paesi dall’area di Schengen formulano tale dichiarazione
di presenza all’autorità di frontiera al momento dell’ingresso, mentre gli
stranieri che provengono dall’area di Schengen dichiarano la propria presenza
al questore entro otto giorni dall’ingresso. Quindi dal 2 giugno 2007 non è più
richiesto agli stranieri che entrano in Italia il permesso di soggiorno se si
intende rimanere al massimo tre mesi per visite, affari, turismo e studio. Ciò
ovviamente non significa che si possono varcare liberamente le frontiere dell’Italia:
rimane comunque indispensabile un visto di ingresso (a meno che l’Italia non
abbia stipulato accordi bilaterali con il Paese di origine dello straniero).

Tale importante e positiva novità che rende più semplice gli
spostamenti delle persone nell’ambito dell’Unione europea ed in Italia, aveva
però creato dei dubbi interpretativi sui diritti di coloro i quali fino ad ora,
grazie alla circolare del ministero dell’Interno K.28.1 del 8.04.1991 (che
prendendo atto dei ritardi delle rappresentanze diplomatiche italiane
all’estero nel definire la pratiche di riconoscimento della cittadinanza “jure
sanguinis” e della necessità di garantire la parità di trattamento dei soggetti
interessati e di evitare agli stessi ulteriori disagi, velocizzando la procedura),
potevano usufruire di un iter “agile” tramite l’ingresso in Italia con visto
turistico, seguito dal rilascio del permesso di soggiorno e dall’iscrizione
all’anagrafe e quindi dall’istanza per la cittadinanza e permesso per attesa
cittadinanza. Fino ad oggi, quindi, i soggetti che volevano vedersi
riconosciuta la cittadinanza italiana, trasferendosi in Italia, dovevano: –
richiedere il permesso di soggiorno; – richiedere l’iscrizione in anagrafe
esibendo il permesso di soggiorno; – soltanto dopo aver ottenuto l’iscrizione
in anagrafe potevano presentare istanza al Sindaco del Comune di residenza per
ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana. Di norma le Questure
rilasciavano, in questi casi, un permesso di soggiorno di 90 giorni per motivi
di turismo. Con l’abolizione del permesso di soggiorno per turismo, necessario
per ottenere il riconoscimento della cittadinanza, tale procedura sembrava non
più percorribile perché senza permesso gli uffici comunali non possono
procedere all’iscrizione anagrafica e dunque, in base alla normativa vigente,
alla trattazione della richiesta di riconoscimento della cittadinanza “jure
sanguinis”.

Gli interventi del Consiglio generale degli italiani
all’estero ed il lavoro dei parlamentari eletti all’estero – che avevano
presentato un apposito ordine del giorno lo scorso 16 maggio – il ministero
dell’Interno ha emanato la circolare n. 32 del 13 giugno 2007, che stabilisce
che la ricevuta della dichiarazione di presenza, che ha sostituito il permesso
di soggiorno, costituisce titolo utile ai fini dell’iscrizione anagrafica di
coloro i quali intendono avviare in Italia la procedura per il riconoscimento
della cittadinanza “jure sanguinis” in relazione a quanto disposto con la
circolare del ministero dell’Interno n. 29/2002. Tale dichiarazione deve essere
considerata come l’adempimento che consente agli stranieri di soggiornare
regolarmente in Italia per un periodo di tre mesi o per il minor periodo
eventualmente stabilito nel visto d’ingresso.

 

 

Roma: i pendolari occupano
la stazione, treni in tilt per un giorno

(9colonne Atg)
ROMA – Otto ore di occupazione dei binari e traffico ferroviario in tilt, con
una cinquantina di treni bloccati o in forte ritardo, e un centinaio di
manifestanti identificati dalla Polfer. Sono stati questi gli effetti della
protesta di circa 200 pendolari che il 25 giugno intorno alle 4.30, hanno
occupato i binari della stazione Tiburtina, a Roma. Oggetto della contestazione
è il mancato rinnovo dell’accordo tra Trenitalia e la Campania che permetteva
ai pendolari della regione di acquistare i biglietti con il 50% di sconto. Sono
stati proprio i viaggiatori campani a mettere in scena la protesta, quando il
convoglio 830 Salerno-Milano è giunto nella stazione della capitale. Circa 200
viaggiatori sono stati trovati senza biglietto e con il tagliando valido solo
fino a Roma e, alla richiesta da parte del personale delle Ferrovie di
regolarizzare la propria posizione, hanno dato il via alla contestazione.
Immediate le ripercussioni sul traffico su binario, sia per quanto riguarda i
treni a lunga percorrenza che per i collegamenti urbani, come la linea che
collega la città all’aeroporto di Fiumicino. Subito due Eurostar provenienti da
Firenze sono stati istradati verso Pisa, accusando ritardi di oltre due ore. I
collegamenti con lo scalo aeroportuale sono stati affidati esclusivamente alla
stazione Termini e all’Ostiense per quel che riguarda la linea metropolitana.
Il tutto mentre alla stazione la tensione saliva con l’arrivo di 50 agenti
della polizia in tenuta antisommossa, schierati in maniera tale da isolare i
manifestanti. La situazione, comunque, non è degenerata e non sono stati
riscontrati incidenti di nessun tipo. I problemi, semmai, ci sono stati
soprattutto per i viaggiatori – per lo più pendolari – in regola rimasti
bloccati in stazione, alle prese con il fermento per la giornata di lavoro
persa e con un sole che si faceva sempre più forte con il passare delle ore.

Al punto che, dopo la polizia, è stato necessario
l’intervento della Protezione civile per distribuire acqua e assistere le
persone più provate dal gran caldo. Tra di loro una ragazza che ha accusato un
malore proprio per l’elevata temperature. Immediato anche l’intervento dei
rappresentanti di Trenitalia che hanno cercato di intavolare una trattativa con
gli occupanti. Sono stati proprio quegli stessi rappresentanti dell’azienda a
spiegare poi le motivazioni della protesta, chiarendo che si tratta di un nuovo
capitolo di un duro braccio di ferro che va avanti ormai dal 2005, quando scadde
di fatto l’accordo che stabiliva i privilegi per i pendolari. Proprio
sull’accordo è arrivato il commento delle segreterie di Cgil e Filt Campania
che sottolineano come “aver eliminato le misure a sostegno della mobilità dei
pendolari, adottate a suo tempo per alleggerire i costi di trasporto, è
assurdo. Le facilitazioni erano frutto di una convenzione tra la Regione Campania
e Trenitalia che dovrebbe essere riattivata al più presto”.

 

 

Detenuti: in Italia il
35,44% sono stranieri

(9colonne Atg)
RABAT – In Italia sono stranieri il 35,44% dei detenuti: vale a dire, non sono
italiani 15.413 reclusi (fra i quali 919 donne) su un totale di 43.494. I dati
– aggiornati al 31 maggio – sono stati diffusi a Rabat (Marocco) dal garante
dei Diritti dei Detenuti della Regione Lazio, avvocato Angiolo Marroni, durante
il seminario internazionale di studi “Marocchini residenti all’estero,
precarietà e diritti umani”, organizzato dalla Fondazione governativa “Hassan
II”. Il garante ha tracciato una panoramica sulla detenzione straniera in
Italia e sui problemi ad essa legati. Nelle carceri italiane sono
rappresentante ben 133 nazionalità; inoltre, accanto a coloro che sono in
cella, sono da ricordare altri 2.015 stranieri ammessi alle misure alternative
esterne al carcere. I marocchini ristretti nelle carceri italiane sono 3.284
unità, il 21,30% del totale degli stranieri. Per il Nord Africa dopo il Marocco
vengono la Tunisia
(con 1.563 detenuti) e l’Algeria con 906. Fra gli europei, in assoluto i più
numerosi in carcere sono i romeni (2.146 detenuti) e gli albanesi (1.926
detenuti). “E’ evidente che un numero di reclusi stranieri così elevato e
variegato – ha detto Marroni – ha posto problemi cospicui che si sono
riflettuti sulle concrete possibilità di risocializzazione e di reinserimento
sociale previste nel nostro ordinamento”.

Marroni ha elencato le criticità che un detenuto straniero
deve affrontare: “in primis lo stato psicologico di chi, spesso giovane e
disorientato, entra in carcere e deve capire i motivi dell’arresto e il
percorso giudiziario che lo attende – ha detto – I colloqui con medici e
psicologici spesso sono vani perché non ci sono traduttori o mediatori
culturali. Nei primi mesi della detenzione la persona è particolarmente
fragile, è il periodo più critico in cui avvengono suicidi o atti di
autolesionismo. Anche i rapporti con le famiglie sono difficili e l’assistenza
religiosa per i musulmani è praticamente assente. Per questo auspico che il
Convegno possa servire a far sì che gli stranieri detenuti in Italia non siano
abbandonati; in molti casi la presenza delle istituzioni diplomatiche di
appartenenza accanto a loro lascia molto a desiderare”. Il Garante ha aggiunto
che “il carcere in Italia è un luogo dove possono convivere solidarietà,
amicizia, collaborazione e aiuto reciproco. Ma è anche un luogo di possibili
tensioni politiche, sociali, culturali, religiose e razziali. Le tensioni del
mondo odierno non sempre si fermano sulla porta del carcere. Una persona
detenuta – ha concluso Marroni – al di là delle sue appartenenze, è una persona
che non perde il diritto alla tutela della sua salute, alla formazione
professionale, al lavoro anche in carcere, alla scuola, alla cultura, alla
dignità personale”.

 

 

Economia

Pensioni, rapporto Criss: il
50% percepisce meno di 500 euro

(9colonne Atg)
ROMA – “Le speranze che la scarsa copertura prospettata dall’attuale
assetto possa essere compensata da uno sviluppo della previdenza integrativa,
non sono ben riposte”. E’ quanto affermano i ricercatori che hanno
elaborato il “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, curato dal
dipartimento di Economia Pubblica della Sapienza e dal Centro di ricerca
interuniversitario sullo Stato sociale (Criss), illustrato il 27 giugno a Roma.
La previdenza complementare, considerando i diversi tipi di fondi individuali,
anche preesistenti rispetto alla riforma del 1993, complessivamente coinvolge
oltre 3,1 milioni di iscritti e garantisce risorse che sfiorano i 50 miliardi
di euro. Se, tuttavia, ci si concentra sui nuovi fondi pensione, il tasso di
adesione è ancora limitato e, tra quelli negoziali, non arriva al 14% dei
potenziali iscritti. Secondo il Rapporto, “dallo sviluppo della previdenza
complementare non ci si può attendere nè rendimenti che nel lungo periodo siano
sicuramente e significativamente maggiori di quelli assicurati dalla previdenza
pubblica né allo sviluppo nel nostro sistema produttivo”. “Gli investimenti del
risparmio previdenziale acquisito dai fondi, infatti, sono collocati per il 77%
all’estero, mentre solo una quota decrescente, che nel 2006 era del 1,7%, viene
impiegata per acquistare azioni di imprese italiane”. Secondo i ricercatori,
inoltre, anche se il rapporto tra la popolazione italiana che ha superato i 65
anni e quella che lavora, nel prossimo mezzo secolo, sarà più che raddoppiato,
è possibile che la quota del Pil investito per assicurare a tutti la pensione,
sarà sostanzialmente simile a quella attuale. La “gobba” tra i due
valori di riferimento, alla fine del periodo preso in considerazione, potrebbe
al massimo riscontrare un incremento inferiore ai due punti. Secondo il parere
degli studiosi, la previsione della cosiddetta “gobba”, va di pari
passo con l’ipotesi che, pur diminuendo la popolazione residente di oltre 6
milioni e quella in età attiva di oltre 10 milioni, gli immigrati aumentino di
circa 150 mila unità l’anno. Nel nostro Paese, inoltre, secondo il rapporto del
Criss, la pensione media è di 783 euro al mese, valore che cala sotto i 700
euro nel Mezzogiorno. Il 50% dei pensionati, inoltre, percepisce una pensione
inferiore ai 500 euro. Il 76% di tutte le pensioni ha un valore inferiore ai
1.000 euro mentre un ulteriore 19% è compreso tra i 1.000 e i 2.000 euro.

 

 

Dall’Antitrust un’indagine
sugli intrecci tra banche e assicurazioni

(9colonne Atg)
ROMA – Il Collegio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato
avvierà “un’indagine diretta a mettere in evidenza i rapporti tra libertà di
mercato e corporate governance nel settore finanziario”. Lo ha annunciato il
presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà nella sua relazione annuale che ha
preso di mira non solo “la “fitta rete di intrecci azionari” fra banche e
assicurazioni, ma anche il “preoccupante stallo delle liberalizzazioni”, i
profitti delle assicurazioni Rc auto cresciuti senza alcun vantaggio per i
consumatori e l’eccessivo peso della pubblica amministrazione. Nei dodici mesi
intercorsi fra il marzo 2006 e lo stesso mese del 2007, l’Antitrust ha
comminato sanzioni “per violazione di regole concorrenziali” per un totale di
366 milioni di euro. I movimenti del settore bancario nell’ultimo hanno
lasciano perplesso il presidente dell’Antitrust: “Emerge una fitta rete di
intrecci azionari, partecipazioni e rapporti di finanziamento tra imprese
bancarie e tra queste e le imprese assicurative. Un equilibrio di mercato che
può evidenziare conflitti di ruolo e in alcuni casi rappresentare una grave
patologia. La convergenza di interessi – ha ammonito Catricalà – tra imprese
concorrenti ostacola la competizione. I rapporti tra banche e assicurazioni, ha
spiegato, rendono pertanto necessaria “la ricostruzione di un quadro
aggiornato, sotto il profilo normativo e fattuale, degli assetti di governo
societario delle banche e delle imprese di assicurazioni italiane. A tal fine
l’attenzione viene concentrata sugli elementi che influenzano il grado di
contendibilità delle imprese, sulla natura e composizione degli organi sociali,
sui legami strutturali e personali”.

Le lobby starebbero invece dietro, secondo Catricalà, al
blocco delle liberalizzazioni: questi gruppi, ha aggiunto il numero uno
dell’Antitrust, “si riorganizzano e trovano appoggi nei due schieramenti
politici”. “La politica – ha detto quindi il Garante – deve guardare avanti e
all’interesse generale. E’ chiaro che in ogni momento di riforme ci sono delle
fasi di stallo e di pausa”. “Per superare l’impasse – suggerisce Catricalà – è
necessaria la ricerca di un più vasto consenso sui motivi delle scelte da
compiere e sugli obiettivi finali delle riforme; occorre chiarire i principi
generali e definire il quadro degli interventi”. “E’ necessario – ha aggiunto –
individuare settore per settore i nodi da sciogliere e soppesare con
oggettività i costi e i benefici della semplificazione”. Catricalà suggerisce
di liberalizzare il mercato ferroviario anche per nel settore viaggiatori e
punta il dito contro il ruolo svolto da alcune amministrazioni locali: “Nel
commercio la mancata liberalizzazione è da ascrivere all’atteggiamento
protezionistico di molte regioni” che “nel settore farmaceutico, dovrebbero semplificare
anziché aggravare gli adempimenti dei nuovi centri vendita”. Quanto alle
polizze Rc auto, nonostante i profitti delle compagnie crescano, “nessun
vantaggio – afferma Catricalà – si registra a favore degli assicurati,
costretti ad attendere tempi ancora eccessivi per i risarcimenti e a subire
clausole negoziali onerose”. Nel mirino dell’Antitrust c’è anche una “macchina
burocratica” da 225 miliardi di euro l’anno.

I costi della Pubblica amministrazione, spiega, “superano
per il lavoro i 148 miliardi di euro annui e i 77 per beni e servizi”. In
questo contesto, si inseriscono i costi “imposti alle imprese dall’eccessiva
regolazione nazionale e locale”, calcolati dalle istituzioni comunitarie in
oltre 61 miliardi di euro: “Una riduzione del 25 per cento comporterebbe una
crescita del Pil dell’1,7 per cento”. Nella relazione del Garante c’è spazio
anche per la Rai
e per le telecomunicazioni. La prima deve continuare sulla “strada maestra”
della privatizzazione, il settore tlc deve guardare alla “qualità tecnologica”,
sulla quale “merita di essere difesa l’italianità della rete, un valore da
conquistare, non da invocare”. Tra i commenti alla relazione si registrano
quelli del ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, che risponde
a Catricalà sulle liberalizzazioni: “Uno stallo francamente non mi pare ci
sia”. Le lobby, aggiunge, “ci sono, ma più i cittadini apprezzano i risultati,
più esse si indeboliscono”. Il premier Romano Prodi ha giudicato la relazione
“molto concreta e fattiva”, a dimostrazione del fatto che queste Autorithy
danno “un contributo positivo alla trasparenza della nostra economia”. “Non è
stata una relazione astratta – ha proseguito Prodi – Catricalà ha fatto un
elenco dei settori e con molta onestà ha indicato anche i campi che rimangono
aperti”. Soddisfatto anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di
Montezemolo: “Una relazione ottima, non solo nell’elencazione dei temi ma anche
nell’affermare la cultura della concorrenza come elemento di crescita
dell’economia. Ci fa piacere condividere con l’Autorita’ l’idea della
concorrenza come un bene pubblico”.

 

 

Alitalia, Aeroflot esce
dall’asta: “Le condizioni di vendita danneggiano il rilancio”

(9colonne Atg)
ROMA – La compagnia russa Aeroflot si ritira dalla gara per la privatizzazione
di Alitalia. Dopo giorni di indiscrezioni, la notizia è stata ufficializzata e
confermata il 27 giugno dal consorzio Ojsc Aeroflot Russian Airlines e
Unicredit Banca Mobiliare Spa. In corsa restano quindi il fondo di investimento
Matlin Patterson, che però non ancora ha indicato alcun partner industriale, e
la cordata AirOne-Intesa San Paolo. I due competitor avranno tempo fino al 12
luglio prossimo per confermare il proprio interesse in modo “vincolante”, ma
Carlo Toto, patron di Air One, ha già fatto la prima mossa anticipando ai
sindacati l’intenzione di presentare, in caso di successo, un piano industriale
che prevede 2.350 esuberi entro il 2012. Quanto ai russi, il loro ritiro
dall’asta è legato alla “mancanza di informazioni critiche”, e alle “condizioni
di vendita” che avrebbero danneggiato, hanno fatto sapere in un comunicato, il
rilancio di Alitalia. “Dopo aver effettuato due diligence approfondite e
un’attenta analisi delle condizioni poste per la procedura di privatizzazione
di Alitalia – si legge nella nota – il consorzio ha deciso di non proseguire
nella suddetta procedura di privatizzazione”. Il consorzio, si legge ancora,
“ha prontamente informato di tale decisione il ministero dell’Economia e delle
Finanze”. In Borsa la reazione al ritiro dei russi è stata negativa: alla
ripresa delle contrattazioni, dopo una sospensione di due ore, alle 14.20 il
titolo perdeva oltre il 5 per cento a 0,78 euro. Alle 15.30 le perdite si erano
riassestate attorno al 2 per cento a 0,8055 euro. Prima della sospensione il
titolo quotava a 0,80 euro con un calo dell’1,79 per cento.

La corsa russa finisce così, favorendo l’Air One di Carlo
Toto che partecipa attraverso Ap Holding. L’industriale, davanti a nove sigle
sindacali, avrebbe – secondo quanto riportato da alcuni partecipanti alla
riunione – annunciato 2.350 esuberi tra il 2008 e il 2012 (1.600 tra il
personale di terra; 300 assistenti di volo e 450 piloti), nel caso la cordata
appoggiata da Intesa-San Paolo dovesse aggiudicarsi la quota azionaria della
compagnia di bandiera messa all’asta dal Tesoro. Nell’arco di piano, però, 550
dipendenti andrebbero in pensione in via naturale e quindi la ripartizione
sarebbe di 1.400 lavoratori di terra, 100 assistenti di volo e 300 piloti. Toto
avrebbe poi manifestato l’intenzione di aumentare la produttività anche
riscrivendo tutti i contratti del personale “con la massima potenzialità
d’impiego”, confermato una crescita del fatturato di oltre il 10 per cento già
a partire dal 2008 e un ritorno all’utile al più tardi in due anni. Il piano di
Carlo Toto, che sarà presentato con l’offerta vincolante entro il 12 luglio
prossimo al Tesoro, prevede anche un aumento delle rotte, delle frequenze e
della flotta di lungo raggio, la sostituzione degli aeromobili MD80 di medio
raggio con nuovi Airbus e un aumento di aeromobili regional. L’assemblea degli
azionisti di Alitalia riunita a Roma ha dato intanto il via libera alla
copertura parziale delle perdite di 649.166.911 milioni di euro, risultante
dalla situazione patrimoniale al 31 marzo scorso, mediante utilizzo integrale
delle riserve presenti nel patrimonio della società, per un totale di
150.287.460 euro che riducono così il rosso a 498.879.451 euro.

 

 

Eurispes: ripresa
dell’export, vince il cambio di strategia

(9colonne Atg)
ROMA – Il livello di competitività del Paese, secondo i dati Eurispes
presentati il 26 giugno, si riflette anche sull’andamento dei prodotti made in
Italy che negli ultimi anni ha subìto la competizione dei mercati orientali e
dell’Est europeo. L’indicatore più significativo per quanto riguarda il made in
Italy è costituito dalle esportazioni. Dall’analisi degli ultimi dati
disponibili (riferiti al 1° trimestre del 2007), emerge una situazione di
evidente ripresa nell’evoluzione delle esportazioni in tutti i settori tipici
del made in Italy. La crescita delle esportazioni registrata nel primo
trimestre del 2007, rispetto allo stesso periodo del 2006, è evidente in
particolare nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (+66,1%), dei
metalli (+46,3%), dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas (+45,5%). Pur se
in crescita, il settore tessile non mostra una tendenza in forte rialzo
(+4,4%). Il settore dei mobili continua a subire la concorrenza dei paesi con
una lunga tradizione nella lavorazione del legno (come la Romania e in generale i
paesi dell’Europa dell’Est), e il valore registrato nel 1° trimestre del 2007 è
sostanzialmente in linea con quello registrato nello stesso trimestre dell’anno
precedente (2.134 milioni di euro del 2007 vs. 1.990 milioni del 2006). Per ciò
che riguarda la creazione e la chiusura di imprese, si segnala, nel corso del
primo trimestre del 2007, il numero più alto di iscrizioni (142.416) e di
cessazioni (156.624) registrato tra il 1998 e il 2007. Nel primo trimestre 2006,
invece, le iscrizioni erano state 137.156 a fronte di 137.333 cessazioni. Il
quadro generale, indica dunque un tasso di natalità/cessazione che delinea un
sistema sostanzialmente in equilibri. Questi, se pur timidi, segnali di ripresa
che provengono dall’economia italiana nel 2007 non devono far dimenticare che
il sistema produttivo sta attraversando una fase di trasformazione complessa e
densa di difficoltà. Chiudono i battenti quelle aziende specializzate in fasi
della produzione che basavano la loro strategia produttiva sulla leva del
prezzo, per le quali viene meno la convenienza localizzativa in Italia. Le
nuove imprese che riescono ad affermarsi sul mercato sono in grado di lavorare
nei segmenti della filiera più vicini al consumatore ed a più elevato valore
aggiunto, restando pur sempre nel solco dei settori che hanno decretato il
successo del made in Italy.

Questo cambiamento nelle strategie d’impresa ha come
protagoniste le aziende di medie dimensioni. Esse hanno una maggiore capacità
di proiettarsi all’estero e sono caratterizzate da alti livelli di redditività,
capacità innovativa e utilizzo di capitale umano qualificato. Queste imprese
poggiano su un’immagine ben riconoscibile, ancorata alla cultura e alla
tradizione produttiva italiana. Ciò dimostra che si può essere competitivi
anche coltivando l’eccellenza nei settori tradizionali del made in Italy,
sapendo innovare nei prodotti, incorporando tecnologia nel processo produttivo,
governando le filiere di commercializzazione attraverso idonee politiche di
marchio, forti reti di vendita e adeguato sviluppo della logistica. Gli stessi
traguardi di eccellenza attraverso l’innovazione devono esser perseguiti, del
resto, anche in altri settori strategici per il nostro Paese, come quelli del
turismo e della logistica. All’interno di questi percorsi possono giocare un
ruolo importante le piccole imprese, a condizione però che esse siano anelli di
una filiera e siano inserite in percorsi di qualità, assicurando flessibilità
organizzativa e dimostrandosi ricettive all’introduzione di innovazioni. Per
crescere ed essere protagonista sui mercati internazionali l’Italia deve quindi
puntare su due aspetti: l’integrazione in rete del sistema produttivo e
l’innalzamento del livello di competitività generale. Crescita dimensionale e
messa in rete delle imprese possono favorire anche la soluzione di un’altra
criticità insita nella struttura produttiva dell’economia italiana, ossia la
mancanza di innovazione. Infatti le ridotte dimensioni delle imprese
impediscono sia di svolgere attività di ricerca e di innovazione al proprio
interno, sia di avvalersi degli avanzamenti della ricerca e dell’innovazione
sviluppati da strutture specializzate.

 

 

Eurispes: in Italia
un’impresa ogni 10 abitanti

(9colonne Atg)
ROMA – Quello italiano è un sistema economico costituito da oltre sei milioni
di imprese, circa una ogni 10 abitanti, e ciò rende l’Italia un caso unico in
Europa. La maggiore concentrazione di imprese si registra nelle regioni
meridionali e nelle Isole (2.024.192 imprese) che

rappresentano, da sole, il 33% del totale nazionale, seguite
da quelle del Nord-Ovest con il 26,3% (1.607.094 imprese). E’ quanto emerge
della fotografia del tessuto socioeconomico del Nostro Paese presentata il 26
giugno dall’Eurispes nell’ambito del “Secondo rapporto ‘Nostra
eccellenza’”. Secondo quanto emerge dall’anilisi, le regioni del Centro
Italia e del Nord-Est mostrano una distribuzione delle imprese molto simile
(rispettivamente 1.256.169 nelle regioni centrali e 1.212.033 in quelle del Nord-Est),
con un’incidenza sul totale del 20,6% e del 19,9%. A guidare la classifica per
numero di imprese presenti sul territorio regionale è la Lombardia che fa
registrare un valore percentuale del 15,8% con 959.981 imprese, seguita dal
Lazio (568.919), dalla Campania (542.802), dal Veneto (509.376) e dalla Sicilia
(480.001). Occupano gli ultimi posti della classifica il Molise e la Valle d’Aosta che contano
rispettivamente 36.207 e 14.579 imprese. La distribuzione delle imprese
italiane per comparto mostra come un quarto all’incirca di esse si concentri
nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, dei beni personali e per
la casa con quasi 1.600.000 imprese (25,9%). Piuttosto numerose, inoltre, le
imprese operanti nel settore dell’agricoltura, della caccia e della
silvicoltura (931.221, il 15,3% del totale), delle costruzioni (831.785, il
13,6%) e delle attività manifatturiere (12,2%). Meno diffuse risultano essere
le imprese impegnate nella produzione e distribuzione dell’energia elettrica,
del gas e dell’acqua (0,1%) con appena 3.704 imprese operanti sul territorio e
nell’estrazione di minerali (5.665).

 

 

Eurispes: tra le imprese
eccellenti spiccano quelle pugliesi

(9colonne Atg)
ROMA – Sono 75 le imprese private selezionate e inserite dall’Eurispes nel 2°
Rapporto Nostra Eccellenza, 25 gli Enti e le Istituzioni pubblici. La quota più
elevata di imprese presenti nel Rapporto operano nel settore manifatturiero
(24%). Ben rappresentati sono anche l’ambito dei servizi (17,3%) e quello
dell’agricoltura, caccia e silvicoltura (10,7%); seguono le imprese del settore
finanziario (6,7%) e quelle dell’industria alimentare (6,7%). Per quanto
riguarda la distribuzione regionale delle imprese private selezionate, la Puglia risulta la regione
italiana più rappresentata con 9 imprese (12%), seguita dal Lazio con 8 (10,7%)
e dalla Campania e dalla Toscana, entrambe con 7 imprese (9,3%). Nel caso delle
Istituzioni, invece, la regione più rappresentata risulta essere il Lazio con
13 casi istituzionali di eccellenza, concentrazione spiegabile anche con l’alto
numero di Istituzioni presenti nella Capitale. Tra gli Enti eccellenti spiccano
anche l’Arma dei Carabinieri 2a Brigata Mobile, il Museo Archeologico Regionale
di Agrigento, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Osservatorio Comunale
sull’Occupazione e le Condizioni del Lavoro a Roma, il Policlinico Militare
Celio di Roma, la
Polizia Postale
delle Comunicazioni e la Scuola di Polizia
Tributaria della Guardia di Finanza. “Anche quest’anno– ha detto Gian Maria
Fara, Presidente dell’Eurispes –, l’Istituto ha individuato 100 realtà
imprenditoriali e istituzionali, che si vanno ad aggiungere a quelle già
monitorate nella prima edizione del Rapporto sulle Eccellenze in Italia.
L’importante obiettivo che l’Istituto si propone, attraverso questa azione
annuale di monitoraggio, è quello di costruire, tassello dopo tassello, una
mappa sempre più aggiornata e approfondita di quelle esperienze di eccellenza
che possono contribuire a rendere sempre più competitivo il nostro Paese. Si è
trattata quindi di una scelta condotta certamente con criteri scientifici, ma
connotata anche da caratteri di particolare casualità a fronte di una realtà
produttiva complessa, come quella italiana, che può contare su un consistente
numero di imprese, in larghissima parte di piccola e media dimensione”. “Preme
sottolineare – prosegue Fara – che i 100 casi selezionati altro non sono che la
metafora di un Paese che funziona, nonostante le difficoltà del ciclo
economico, i ritardi organizzativi e culturali, le pastoie di una burocrazia
che disperde spesso energie vitali e fiacca la spinta al cambiamento,
comprimendo le occasioni di sviluppo”.

 

 

Unioncamere: 83 mila posti
di lavoro in più nel 2007

(9colonne Atg)
ROMA – 83mila nuovi posti di lavoro nel 2007 (+0,8%); gap Nord-Sud ancora in
crescita; grandi imprese che tornano ad assumere; la flessibilità introdotta
dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi ha contribuito alla crescita
occupazionale, ma l’ingresso al lavoro attraverso l’apprendistato è ancora limitato;
laureati e diplomati richiesti dalle imprese aumentano. Questi alcuni dei temi
cardine di Excelsior 2007, il Sistema informativo realizzato da Unioncamere e
dal ministero del Lavoro, giunto quest’anno alla sua decima edizione. Le
assunzioni previste nel 2007 superano le 839mila unità, a fronte di circa
756mila uscite (per pensionamento o scadenza di contratto). Il saldo previsto è
quindi pari a 83mila nuovi posti di lavoro (lo 0,8% in più rispetto al 2006).
Se il tasso di crescita è prossimo a quello del 2006 (+0,9%), in valori
assoluti i nuovi posti di lavoro previsti saranno 16mila in meno. Dei circa
840.000 lavoratori richiesti dalle imprese, il 39,2% (329.000 dipendenti)
troverà impiego nell’industria; il restante 60,8% (oltre 510.000 unità) nei
servizi. Il 52,6% dei dipendenti sarà assunto da aziende del Nord. Il Sud e le
Isole fanno registrare i valori più elevati nel turnover occupazionale, con un
forte incremento sia delle assunzioni (10,0% sullo stock) che delle uscite
(8,7% sullo stock); quindi il saldo occupazionale si attesta sul +1,3%, pari a
28.860 posti di lavoro in più rispetto al 2006. Seguono Centro (7,8% le entrate
sullo stock e +0,8% il saldo), Nord-Est (7,6% le entrate sullo stock e +0,8% il
saldo) e Nord-Ovest (+6,4% e +0,4%). Excelsior però evidenzia il progressivo
rallentamento della domanda di lavoro delle imprese del Sud, nonché alcune
criticità relative al mercato del lavoro meridionale. La variazione dei
lavoratori dipendenti passa infatti dal 5,3% del 2001 all’1,3% previsto per il
2007. Si mantiene limitata la domanda di lavoro di laureati (5,5%, quasi la
metà del resto d’Italia) e diplomati (33,5%, due punti in meno rispetto alle
regioni centro-settentrionali).

A livello regionale, il saldo più consistente è atteso per
il terzo anno di seguito in Molise (+3,1%, prossimo al 3,2% dello scorso anno),
seguito da Basilicata (+1,7%, contro il +2,0% del 2006) e Campania (+1,5%, con
una flessione di 7 decimi di punto). Scivolano in basso le previsioni delle
imprese di Sardegna (+0,4%, contro un precedente +1,5%), Calabria (+1,1%,
contro il +2,1% del 2006), Puglia (+0,9%) e Abruzzo (+1,4%), a fronte di
andamenti pressoché stazionari previsti dalle imprese della Sicilia (+1,5%). Al
Centro spicca la crescita soprattutto delle Marche (+1,1%, come nel 2006). Al
Nord non si segnalano andamenti particolarmente diversi rispetto al 2006, se
non nel caso della Liguria, che dimezza la previsione di variazione
occupazionale (+0,6%, contro +1,3% dell’anno precedente). Si mantiene alta
inoltre la crescita dell’occupazione in Trentino-Alto Adige (+1,3%, era l’1,5%
lo scorso anno). Le aziende di piccolissima dimensione (fino a 9 dipendenti)
registrano anche per il 2007 il tasso di variazione più elevato (+2,0%), anche
se in flessione rispetto al 2006 (+3,1%). Si ridimensiona, quindi, il ruolo di
motore della crescita occupazionale, da sempre attribuito alle piccole e
piccolissime imprese. Infatti, se nel 2006 le aziende fino a 9 dipendenti
generavano il 93% del saldo occupazionale, la percentuale quest’anno dovrebbe
scendere al 72%. Le imprese tra i 10 e i 49 dipendenti mostrano una lieve
diminuzione del saldo (+0,4% rispetto al +0,8% dello scorso anno). A fronte di
una sostanziale stabilità per la classe 250-499 dipendenti (che rappresenta
tuttavia un risultato migliore rispetto al -0,3% del 2006), l’incremento delle
imprese con 50-249 dipendenti torna positivo (+0,3%) dopo la stazionarietà
dell’anno precedente; inoltre, le grandi imprese dovrebbero chiudere l’anno con
una leggera espansione della base lavorativa (4.500 dipendenti in più, pari al
+0,2%).

Anche quest’anno la crescita occupazionale appare trainata
dall’edilizia (circa 15.800 occupati in più, con un tasso pari al +1,5%),
seguita a ruota dalle attività commerciali nel loro insieme (+15.480) e, a
distanza, dal turismo (+12.040). In complesso, le attività manifatturiere si
attestano su un saldo di 11.390 unità in più; tra queste, si conferma la
miglior tenuta delle industrie dei metalli (+9.340). In espansione le industrie
meccaniche e dei mezzi di trasporto (+5.400) e i settori della lavorazione del
legno-arredo (+2.350) e l’alimentare (+1.920). Segue l’industria della gomma e
delle materie plastiche (+1.160). Di segno opposto sono le previsioni formulate
dalle imprese del settore chimico (-1.440) e, soprattutto, dal
tessile/abbigliamento/calzature (con una perdita di altri 5.470 posti di
lavoro, leggermente inferiori ai 7.500 in uscita già lo scorso anno). Stabili,
infine, le industrie della fabbricazione di macchine elettriche, elettroniche,
elettromedicali e strumenti di precisione. Nel terziario solo il settore
dell’istruzione e dei servizi formativi privati mostra previsioni negative
(-0,6% il tasso e circa 600 posti in meno rispetto al 2006). I comparti con i
più alti tassi di crescita sono quelli delle attività turistiche (+2,1%, con
12.040 occupati aggiuntivi), dei servizi avanzati alle imprese (+2,7% e 9.820
occupati in più), del commercio al dettaglio (+1,1%, pari a 9.610 unità in
più), dei servizi sanitari privati (+1,3% e +4.490 in termini assoluti). Le
assunzioni a tempo indeterminato dovrebbero essere il 45,4% del totale, mentre
quelle a tempo determinato rappresenteranno il 42,6% (nel 2006 erano,
rispettivamente, il 46,3% e il 41,1%). Come nel 2006, la quota di assunzioni
con contratti di apprendistato si attesta al 9,6%. In crescita rispetto al 2006
la domanda di part-time (15,0% nel 2007 a fronte del 14,1% nel 2006). I dati
2007 mostrano, quindi, che i contratti a tempo indeterminato continuano a
perdere peso nelle preferenze degli imprenditori, passando dal 60% del 2001 al
45,4% del 2007. Tuttavia, non è avvenuto il “sorpasso” a vantaggio del
contratto a tempo determinato, anche se il gap si affievolisce sempre di più.
Le difficoltà incontrate nell’implementazione del nuovo apprendistato sembrano
aver impedito alle imprese di mostrare un chiaro orientamento verso questa
tipologia contrattuale, e lo stesso potrebbe dirsi per il contratto
d’inserimento. In altri termini, è come se gli imprenditori utilizzino i
contratti a tempo determinato, oltre che per esigenze produttive
tendenzialmente limitate nel tempo, anche come il prevalente “rapporto di primo
impiego” alternativo a quello permanente.

Excelsior mostra una flessione nella percentuale di imprese
che prevede il ricorso a collaboratori (dal 7,1% del 2006 si passa al 6,7% del
2007). Scende anche il numero di collaboratori interessati: dai 260mila
utilizzati nel 2006 ai 174mila previsti per il 2007 (circa 152mila al netto
degli amministratori di società). Le imprese cercano sempre di più laureati, ma
soprattutto diplomati. La richiesta di lavoratori in possesso del titolo di
studio secondario e post-secondario, infatti, aumenta di circa 58mila unità
rispetto allo scorso anno (contro i 18mila in più previsti nel 2006), per un
totale di 293.050 assunzioni previste quest’anno (a fronte delle 235.600 del
2006). I diplomati rappresentano quindi il 35% della domanda di lavoro
complessiva riferita al 2007 (circa un punto in più dello scorso anno). Anche i
laureati continuano a crescere: i 59.400 del 2006, pari all’8,5% del totale,
saranno 75.330 nel 2007 (9,0%). Ancora preferita la laurea quinquennale presso
gli imprenditori, visto che viene richiesta per il 48,3% delle entrate di
laureati. La laurea breve concentra invece il 16,3% della domanda di laureati.
In flessione di circa due punti percentuali risulta la richiesta di lavoratori
con qualifica professionale (17,5% nel 2007 a fronte del 19,2% del 2006).
Stabile il livello minimo della scuola dell’obbligo, che riguarda non più del
38,6% della domanda di assunzioni (era il 38,4% lo scorso anno).Le lauree più
richieste continuano ad essere quelle a indirizzo economico (24.240), seguite
dall’indirizzo di ingegneria elettronica e dell’informazione (9.000), che
supera quello sanitario e paramedico (6.880). Alle spalle dell’ingegneria
industriale (6.450) e del ramo chimico-farmaceutico (4.960), si collocano le
lauree con indirizzo insegnamento e formazione, con 3.040 richieste. Per quanto
riguarda i diplomi, i più richiesti si confermano l’indirizzo amministrativo e
commerciale (99.500 assunzioni), seguiti dall’indirizzo turistico-alberghiero
(26.570) e dall’indirizzo meccanico (22.500). La domanda di lavoratori
immigrati a fine anno potrà attestarsi tra un minimo di 159.600 dipendenti
(pari al 19,0% delle richieste totali) e 227.570 unità (pari al 27,1% del
totale delle assunzioni previste), in crescita di quasi 4 punti percentuali
rispetto al 2006. Naturalmente a questi fabbisogni va poi sommata una quota di
assunzioni per lavori stagionali, soprattutto nei settori agricoli, per circa
217.000 immigrati.

 

 

Istat: cala il deficit del
saldo commerciale extra-Ue

(9colonne Atg)
ROMA – E’ in calo il deficit della bilancia commerciale dell’Italia con i paesi
extra europei. Lo ha reso noto l’Istat che rileva come rispetto al maggio del
2006 il saldo commerciale sia risultato negativo per 1.106 milioni di euro, a
fronte di un deficit di 1.796 milioni di euro registrato a maggio dello scorso
anno. Nei primi cinque mesi di ques’anno le esportazioni sono infatti cresciute
del 10,1%, mentre le importazioni sono aumentate del 5,1%. Nel confronto con il
maggio dell’anno scorso invece le prime vedono un aumento del 6,3%, mentre le
seconde dello 0,4%. Secondo quanto riferito dall’Istat negli ultimi cinque mesi
le esportazioni sono dunque cresciute a ritmi molto alti: i Paesi verso cui il
fenomeno è più accentuato sono quelli Opec (più 33,1%) e la Russia (più 28,8%);
situazione in controtendenza invece in Giappone (-10,9%), in Usa (-0,2%) e
negli stati del Mercosur (-6,1%). Nel periodo gennaio-maggio 2007 l’aumento
delle esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2006 si registra in tutti i
paesi tranne che verso gli Usa (meno 2,8%); i più spiccati incrementi si sono
manifestati verso la Russia,
i paesi Opec, gli Altri paesi, la
Cina
e i paesi Efta. Per le importazioni, tendenze positive
si rilevano per ogni paese ed area geoeconomica salvo che per i paesi Opec, gli
Usa, il Giappone, la Turchia
e la Russia; i
più elevati aumenti riguardano gli acquisti da Cina, Altri paesi europei, Altri
paesi, paesi Eda, paesi Efta e paesi del Mercosur.

I dati per settore rispetto maggio del 2006 vedono un
maggiore aumento delle vendite all’estero per i prodotti petroliferi raffinati
(+82,7%), i metalli e prodotti in metallo (+16,3%), il legno e prodotti in
legno (esclusi i mobili) (+11,6%) e le macchine e apparecchi meccanici
(+11,4%). In diminuzione invece i mezzi di trasporto (-15%), per i quali
l’entità della variazione negativa è dovuta alla vendita di una nave nello
stesso mese dello scorso anno, la carta e prodotti di carta, stampa ed editoria
(-9,7%), gli altri prodotti dell’industria manifatturiera (compresi i mobili)
(-4,1%), i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi e i prodotti
chimici e fibre sintetiche e artificiali (entrambi -2,7%). Le importazioni i
più elevate si sono avute per i prodotti petroliferi raffinati (+25,9%), i
metalli e prodotti in metallo (+23,8%), i minerali non energetici (+18%) e i
prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali (+15%). Le maggiori
diminuzioni riguardano l’energia elettrica, gas e acqua (-24,1%), gli
apparecchi elettrici e di precisione (-18,8%), i minerali energetici (-10,5%) e
i mezzi di trasporto (-10,3%). Nei primi cinque mesi del 2007 le esportazioni
hanno invece registrato aumenti tendenziali in tutti i settori di attività
economica ad esclusione dei prodotti alimentari, bevande e tabacco. I più ampi
incrementi riguardano i prodotti petroliferi raffinati, i metalli e prodotti in
metallo, i mezzi di trasporto, gli apparecchi elettrici e di precisione e le
macchine ed apparecchi meccanici. Alle importazioni i maggiori aumenti
riguardano i metalli e prodotti in metallo, le macchine ed apparecchi
meccanici, i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi e gli articoli
in gomma e in materie plastiche. Le più ampie flessioni si riferiscono ai
prodotti petroliferi raffinati, ai mezzi di trasporto, all’energia elettrica,
gas e acqua e ai minerali energetici. I maggiori saldi positivi si sono
registrati per le macchine ed apparecchi meccanici, gli altri prodotti
dell’industria manifatturiera (compresi i mobili), i mezzi di trasporto e i
prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi; i disavanzi più ampi si
sono osservati per i minerali energetici, i metalli e prodotti in metallo e i
prodotti dell’agricoltura e della pesca.

 

 

Commercio extra Ue, Bonino:
più made in Italy nei Paesi Opec

(9colonne Atg)
ROMA – “Continua per il quarto mese consecutivo la crescita delle nostre
esportazioni (+6,3%) che ha permesso una sostanziale riduzione del nostro
deficit commerciale passato da -1796 milioni di euro a -1106, riducendosi di
quasi un terzo. Un trend evidenziato anche da Eurostat che ha messo in evidenza
come nel 1° trimestre 2007 le esportazioni italiane sono aumentate del 13%
rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, superando quelle tedesche
(+12%), spagnole (+9%) e francesi (+3%) e britanniche (-18%). È un vero e
proprio exploit di Made in Italy nel mondo”. E’ quanto afferma Emma Bonino,
ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee commentando
i dati diffusi dall’Istat in merito all’interscambio commerciale di maggio con
i paesi extra europei. “Un trend positivo e diversificato” – prosegue il
Ministro – “le imprese italiane continuano con successo ad aprirsi la strada
verso nuovi mercati. È rilevante , anche se dovuto in parte alla congiuntura
climatica e dei prezzi petroliferi, che si sia ridotto di 1,3 miliardi di euro
il nostro deficit per i minerali energetici e, che al contempo il Made in Italy
abbia conquistato i paesi produttori di petrolio (Opec) con una crescita record
di oltre il 33%. Insomma, meno petrolio e più Made in Italy”. A guidare questo
trend è soprattutto la dinamica dell’export manifatturiero che nel caso
specifico degli interscambi extra UE ha evidenziato a maggio una crescita
dell’export del 6%, nonché un dato cumulato nei primi cinque mesi dell’anno in
aumento del 9,9% ed un saldo positivo nello stesso periodo di ben 12,6 miliardi
di euro, 640 milioni in più dello stesso periodo del 2006, con tassi di
crescita a due cifre per l’export di macchine e apparecchi meccanici,
apparecchi elettrici, mezzi di trasporto, ma buoni incrementi anche per mobili,
pelli-calzature e tessile-abbigliamento. “Resta aperto il problema dei mercati
più maturi, fuori dall’aera euro, come quello giapponese” – conclude il
Ministro – “dove la flessione di maggio (-10,9%), in costanza di un euro forte
e uno yen declinante, deve suonare come un campanello d’allarme”.

 

 

Export, Assocamerestero:
occorre un accordo per la promozione

(9colonne Atg)
ROMA – I dati diffusi il 22 giugno sull’andamento degli scambi con i paesi
extra Unione europea confermano, secondo Assocamerestero, il consolidamento
delle nostre esportazioni anche sui mercati più lontani. E’ significativo che
nei primi cinque mesi dell’anno le esportazioni crescono del doppio rispetto
alle importazioni (rispettivamente 10,1% e 5,1%), comportando una netta
contrazione del disavanzo della bilancia commerciale rispetto allo scorso anno.
Crescita però meno tumultuosa di quella dello stesso periodo 2006 (l’attuale
tasso d’incremento delle esportazioni è di circa un terzo inferiore), anche
perché le nostre imprese sfruttano le maggiori opportunità offerte dal
miglioramento delle prospettive di crescita sul mercato Ue. Si tratta comunque
di un dato di rilievo, in presenza del perdurare di un elevato tasso di cambio
dell’euro che pare ci stia penalizzando in particolare sul mercato statunitense
– nostro primo mercato extra europeo – che vede vendite in frenata nei primi
cinque mesi di quasi il 3%, contro una crescita nello scorso anno del 9,3%. Si
rileva una strategia delle nostre imprese a favorire il processo di
consolidamento sui mercati extra europei “più vicini” come quello russo
(esportazioni crescono del 31,5%) nei cui confronti riduciamo il deficit di
circa il 35%. In Cina nonostante il miglioramento di alcuni settori e l’export
in crescita del 11,2% cresce il deficit di oltre il 30% per effetto dell’
impetuoso aumento delle importazioni (+ 24,6%). Quanto ai settori del made in
Italy si conferma la leadership della meccanica che aumenta di un ulteriore 6%
il suo saldo positivo sui mercati extra europei facendo segnare un avanzo di
10,3 miliardi di euro. Il presidente di Assocamerestero Edoardo Pollastri
evidenzia che, nel momento in cui si stanno cogliendo i frutti del complesso
processo di riorganizzazione delle imprese sui mercati esteri, è necessario
dare un ulteriore slancio alle politiche di promozione per
l’internazionalizzazione per consolidare ulteriormente le posizioni sui
mercati. “In questo senso appare importante che la prossima legge Finanziaria
preveda adeguate risorse per il sistema italiano di promozione, in particolare
per gli organismi che hanno come compito precipuo l’azione di radicamento delle
nostre imprese sui mercati internazionali”.

 

 

Società

Istat, matrimonio in crisi:
divorzi cresciuti del 74% in 10 anni

(9colonne Atg)
ROMA – Italiani sempre meno inclini alla stabilità coniugale: divorzi e
separazioni nel nostro Paese, infatti, sono più che raddoppiati tra il 1995 e
il 2005. A rivelarlo è un rapporto dell’Istat pubblicato il 26 giugno, che
spiega come a fronte di 82.291 separazioni e 47.036 divorzi del 2005 i primi
sono aumentati del 57,3% mentre i secondi addirittura del 74%. Nel confronto
con il 1995, che ha visto 158 separazioni e 80 divorzi ogni mille matrimoni,
dieci anni dopo le proporzioni sono cresciute, arrivando a 272 separazioni e a
151 divorzi. Il numero delle coppie che si lasciano varia, secondo l’Istat, a
seconda dell’area geografica: al Nord si rilevano 6,2 separazioni e 4 divorzi
ogni 1.000 coppie coniugate contro 4,2 separazioni e 1,8 divorzi nel
Mezzogiorno. La Liguria,
con 8 separazioni e 5,8 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate, è la regione dove
finiscono più matrimoni, seguita da Valle d’Aosta (7,6 separazioni e 5,6
divorzi ogni 1.000) e Lazio, dove le separazioni sono appena di più (7,9)
mentre i divorzi sono decisamente meno, 4 ogni 1.000. I valori più bassi sono
invece quelli di Basilicata (3 separazioni e 1,2 divorzi ogni 1.000 coppie
coniugate), Calabria (3 separazioni e 1,4 divorzi) e Puglia (3,8 separazioni e
1,6 divorzi). Altri dati riguardano la dinamica delle divisioni. Il 99,3% degli
scioglimenti di un matrimonio nel 2005 è passato attraverso la separazione,
anche se l’Istat evidenzia che su 10 coppie separate nel 1995 circa quattro non
hanno divorziato nel decennio successivo, senza portare necessariamente ad una
ricomposizione dell’unione. Se, però, si procede al divorzio, nella maggior
parte dei casi lo si fa nei tempi minimi previsti dalla legge: nel 47,5% dei
divorzi concessi nel 2005 l’intervallo di tempo intercorso tra la separazione
legale e la successiva domanda di divorzio è stato pari a tre anni; nel 16,3% a
quattro anni. Secondo l’istituto statistico inoltre i matrimoni finiscono
consensualmente (l’85,5% delle separazioni e il 77,6% dei divorzi) e perché non
ci si sopporta più, visto che circa l’82% delle separazioni giudiziarie sono
concesse per intollerabilità della convivenza; mentre il 14,6% con addebito al
marito e il 3,5% con addebito alla moglie. L’Istat riporta inoltre che sono
soprattutto le donne a prendere l’iniziativa dato che, se non si contano le
separazioni consensuali, il 71,7% delle richieste di separazione è stato presentato
dalla moglie, mentre il 56,3% delle istanze di divorzio è stato presentato dal
marito.

A separarsi sono soprattutto le coppie che stanno insieme da
più di dieci anni: al momento del procedimento di separazione la durata media
del matrimonio è risultata pari a 14 anni, anche se un quarto delle separazioni
proviene da matrimoni di durata inferiore ai sei anni. Al provvedimento di
divorzio, il matrimonio dura mediamente 17 anni; il 24,7% dei divorzi
pronunciati nel 2005 ha riguardato, però, unioni celebrate da meno di 10 anni.
La crisi coniugale coinvolge sempre più frequentemente anche le coppie di lunga
durata. La quota di separazioni provenienti da matrimoni di durata superiore a
24 anni era l’11,3% di quelle totali concesse nel 1995, ma è aumentata fino a
interessare il 14,8% delle coppie di coniugi separatisi nel 2005. E’ diminuita,
invece, l’incidenza delle unioni coniugali terminate in separazione prima del
quinto anniversario: nel 1995 rappresentavano il 24,4% delle separazioni per
poi scendere progressivamente al 18,7% dieci anni dopo. L’età media in cui le
persone terminano un matrimonio è di 43 anni per i mariti e 40 per le mogli. La
classe di età più rappresentata è quella compresa tra i 40 e i 49 anni per i
mariti e tra i 30 e i 39 anni per le mogli, rispettivamente il 37,4% degli
uomini e il 42,9% delle donne. Una nota anche sulle coppie miste. Nel 2005 sono
state pronunciate nei tribunali italiani 7.536 separazioni riguardanti “coppie
miste” di coniugi, contro 4.266 concesse nell’anno 2000, con un incremento pari
al 76,7%. Le differenze di luogo di provenienza hanno come conseguenza che in
circa sette casi su dieci è un uomo italiano a separarsi da una donna straniera
o che ha acquisito la cittadinanza italiana (circa 5.100 separazioni nel 2005),
in conseguenza della maggiore propensione degli uomini italiani a sposare un
cittadina straniera. La diversità dei coniugi rispetto al contesto di origine –
del quale il luogo di nascita può essere considerato parzialmente indicativo –
sembra influire sulla stabilità del matrimonio. Le coppie formate da coniugi
nati entrambi in Italia si separano meno (227,8 ogni 1.000 matrimoni) rispetto
alle coppie in cui uno dei due è nato all’estero, specialmente se si tratta
della moglie (346,8 per 1.000). I numeri delle separazioni, inoltre, sono più
bassi quando marito e moglie sono nati nella stessa ripartizione geografica
rispetto a quelli corrispondenti a coniugi nati in zone diverse.

La fine di un matrimonio comporta anche il problema
dell’assegnazione dei figli. I minori sono stati affidati alla madre nell’80,7%
delle separazioni e nell’82,7% dei divorzi, con percentuali più elevate nel
Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. La custodia esclusivamente paterna è
stata pari al 3,4% negli affidamenti a seguito di separazione e al 5,1% per
quelli provenienti da una sentenza di divorzio. L’Istat fa notare inoltre che è
cresciuto il ricorso all’affidamento congiunto o alternato, passato nelle cause
di separazione dall’8% nel 2000 all’15,4% nel 2005 e, in quelle di divorzio,
dal 6,8% all’11,6%. Altri dati riguardano l’abitazione e gli assegni di
mantenimento. La casa viene assegnata alla moglie nel 57,4% delle separazioni,
al marito nel 21,7% e a nessuno dei due circa nel 19%, questo perché entrambi i
coniugi sono andati a vivere altrove. Nei divorzi invece il 45,4% delle coppie
ha lasciato la casa familiare per delle abitazioni autonome e distinte. Per
quanto riguarda il sostentamento economico, le cause di separazione e divorzio
che lo hanno previsto sono rispettivamente il 25% e il 12,9% del totale.
L’importo mensile del contributo economico a favore del coniuge risulta
mediamente pari a 495,37 euro nei primi e a 472,87 euro nei secondi. Per i
matrimoni con figli è stato assegnato il contributo mensile per il 77% e il 67,3%
del totale. Se ci sono figli minorenni le percentuali aumentano, arrivando al
91,3% delle separazioni e al 90,6% dei divorzi. L’importo medio mensile del
sostentamento economico che vede i figli in qualità di beneficiari è pari a
483,13 euro nelle separazioni e a 415,64 euro nei divorzi. A versare il
mantenimento di solito è l’uomo, sia quando a beneficiarne è la moglie (98%)
sia se sono i figli (95,4%). Nei divorzi la situazione non cambia, essendo
sempre l’uomo il soggetto che, nella quasi totalità dei casi, deve versare il
contributo per il mantenimento della moglie (97,5%) o dei figli (95%).

 

 

Qualità della vita:
soddisfatti al Nord, Palermo e Napoli fanalini di coda

(9colonne Atg)
ROMA-  Trento, Bolzano, Aosta, Trieste,
Bologna e Perugia sono le città in cui, secondo l’opinione degli stessi
abitanti, si vive meglio. Le città maggiormente criticate dai propri cittadini
sono invece Napoli, Palermo, Bari e Reggio Calabria. Il 60% degli interpellati
non avrebbe alcun problema a cambiare città. Genovesi, triestini, veneziani e
mestrini sono invece i maggiormente affezionati ai luoghi di residenza. E’
questo quanto emerge dall’indagine di Altroconsumo, associazione indipendente
di consumatori, che ha chiesto ai cittadini di dare un voto di soddisfazione ai
più importanti aspetti del loro vivere urbano ottenendo così una fotografia
sulla qualità della vita nella loro città. L’indagine, svolta in 21 città
italiane tra ottobre e novembre 2006, è stata realizzata anche in Spagna,
Portogallo e Belgio per permettere di confrontare la qualità della vita delle
città italiane con quella dei centri urbani stranieri. Sicurezza e lotta alla
criminalità sono, secondo gli italiani, gli aspetti prioritari per assicurare
ai cittadini adeguati standard di vita. La città che viene giudicata peggiore
sotto questo aspetto è Napoli, che ottiene la maglia nera della classifica di
tutte le 76 città europee considerate dall’inchiesta di Altroconsumo. La
percezione della sicurezza è debole anche a Bari, Milano, Torino e Palermo, migliora
invece nei centri meno popolosi. Campobasso è il capoluogo che ottiene la
valutazione migliore tra tutte le città europee.

La capacità di offrire lavoro ai propri cittadini viene
considerata un punto fondamentale per la qualità della vita urbana. Sotto
questo aspetto l’Italia non brilla: sono molti i residenti interpellati da
Altroconsumo che denunciano scarse possibilità di trovare lavoro nella propria
città. I più insoddisfatti sono i napoletani, seguiti dagli abitanti di Reggio
Calabria (i calabresi costretti a fare i pendolari fuori città impiegano in
media ben due ore e mezza per arrivare in ufficio o in fabbrica) e Palermo. Si
distinguono ancora Bolzano e Trento, portandosi addirittura ai primi due posti
della classifica europea. Bocciati quasi tutti i capoluoghi analizzati rispetto
alle politiche di mobilità, giudicate negativamente dai cittadini interpellati
da Altroconsumo. Il trasporto pubblico crea insoddisfazione a causa dei prezzi
ritenuti troppo alti rispetto alla qualità del servizio. Palermo e Napoli sono,
pari merito, all’ultimo posto della classifica, seguite da Firenze e Roma.
Anche per il traffico privato i giudizi non sono migliori: sotto accusa
soprattutto l’eccessiva congestione delle strade e la scarsa disponibilità di
parcheggi. Si differenziano Trento e Bolzano, entrambe promosse. Risultati
deludenti per molti centri urbani, secondo l’indagine di Altroconsumo, anche
sul fronte della valutazione ambientale. I residenti di Napoli, per esempio,
giudicano così male la propria città da farla finire all’ultimo posto della
graduatoria europea. Brutti voti anche per Palermo, Roma, Milano, Bari, Genova,
Torino e Firenze. In particolare, Milano e Napoli sono i centri italiani
ritenuti peggiori per la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico.

La fotografia che emerge dall’inchiesta di Altroconsumo
evidenzia i chiaroscuri esistenti nella sanità urbana. Giudizi particolarmente
severi nei confronti dei servizi sanitari di Palermo, Reggio Calabria, Napoli e
Bari. I residenti premiano invece i servizi sanitari di Bologna, Bolzano e
Trento, Aosta, Torino e Trieste. Facendo un confronto con gli altri Paesi
coinvolti nell’inchiesta solo Bologna e Bolzano si comportano egregiamente,
anche se non sono ai primi posti della classifica. Se per alcuni aspetti le
città italiane sono spesso il fanalino di coda dell’inchiesta a livello
europeo, l’Italia in parte si riscatta per quanto riguarda il tempo libero.
Quasi tutte le città superano la prova di soddisfazione per cinema, teatri,
concerti, iniziative culturali, musei, librerie e sport. Risultati buoni
soprattutto per Torino, Bologna, Firenze, Trento, Roma e Milano giudicate le
migliori per cultura e divertimento. Dal tempo libero allo studio. Per quanto
riguarda il sistema educativo urbano vengono promosse Trento, Bolzano, Bologna,
Aosta e Ancona. Bocciate Napoli e Palermo. Dall’indagine di Altroconsumo emerge
anche che è Perugia il centro che offre più opportunità per i giovani di poter
compiere gli studi scelti nella loro città, mentre Potenza è in coda alla
classifica. Come risulta dall’inchiesta di Altroconsumo, i cittadini chiedono
risposte concrete anche alle amministrazioni pubbliche soprattutto per quanto
riguarda la trasparenza, la risposta ai bisogni dei residenti e la
comunicazione pubblica. Ancora una volta i più scontenti sono i napoletani e i
palermitani anche se, sotto la sufficienza, si trovano anche Potenza, Firenze,
Bari, Milano, Reggio Calabria, Genova, Ancona, Venezia e Campobasso. Anche la
conservazione del patrimonio storico artistico urbano non sempre rispecchia i
desideri dei cittadini. Gli abitanti di Campobasso, Napoli e Bari sono quelli
maggiormente scontenti. Lavoro, traffico/inquinamento e criminalità sono i tre
grandi problemi, ormai cronici in molte città, per i quali gli italiani
chiedono interventi concreti da parte delle amministrazioni. L’associazione
indipendente di consumatori ritiene che ci vorrebbero iniziative reali, anche
piccole e mirate, come l‘estensione delle piste ciclabili, per esempio, o la
riqualificazione delle zone degradate, oltre all’aumento dei poliziotti di
quartiere, per dimostrare che esiste almeno la volontà politica di ottenere
miglioramenti per la qualità della vita dei cittadini.

 

 

Lavoro: l’operatore di call
center perde il primato di professione più richiesta

(9colonne Atg)
ROMA – Le prime posizioni del “Barometro” delle trenta professioni più
richieste dalle imprese italiane, curato dall’Isfol, sono saldamente occupate
dalla figura dell’agente e del venditore. Nel “Barometro”, tra le prime dieci
posizioni, sono presenti, oramai da moltissimi anni, le tradizionali
professioni inerenti la vendita quali l’agente (prima posizione con 5.252
inserzioni pubblicate sui principali quotidiani nazionali nel 2006), il
venditore ( secondo posto con 5.185 annunci), l’agente vendita (sesta posizione
con 2.136 inserzioni) e l’agente monomandatario (con contratto con una sola
azienda) (settimo posto con 1.897 annunci). La variazione più significativa del
“Barometro” di quest’anno è il decremento dell’operatore call center dal primo
posto, che ha occupato stabilmente nel corso degli ultimi anni, alla terza
posizione. A partire dal 2000 questa occupazione aveva conosciuto un’ascesa
praticamente continua fino a sfiorare, nel 2005, le 14mila offerte mentre nel
2006 le richieste scendono a poco più di 4mila (4.343 inserzioni). Al quarto
posto, nel 2006, si colloca la figura professionale dell’operaio, la cui
richiesta rimane pressoché inalterata negli anni sia in termini assoluti che
percentuali, comunque con una tendenza all’aumento (2.044 nel 2004, 3.958 nel
2006) mentre il consulente occupa la quinta posizione con 2.195 inserzioni. Nel
2006 è presente, tra le prime dieci occupazioni, anche la figura del
neolaureato, all’ottavo posto della classifica. Questa novità viene messa in
connessione con gli effetti prodotti dalla riforma dell’ordinamento
universitario. Le imprese, in questo caso, sembrerebbero offrire lavoro a molti
giovani laureati di primo livello proponendo corsi di formazione finalizzati
all’assunzione, i quali sono, talvolta, finanziati da aziende sponsor in modo
da garantire un rimborso spese.

 

 

Cultura: boom italiano, il
teatro supera il calcio

(9colonne Atg)
ROMA – Gli italiani spendono di più per andare a teatro che per assistere a
eventi sportivi. Lo rivela il rapporto di Federculture presentato oggi a Roma
alla presenza del vicepremier Francesco Rutelli, ministro dei Beni Culturali. E
i dati, relativi al 2006, sono sorprendenti: la spesa media delle famiglie per
spettacolo e cultura è salita del 6,5 per cento. Non solo: a fare la parte del
leone è stato il teatro, che ha segnato un incremento del 14,5 per cento delle
presenze e del 29,1 per cento della spesa. Al punto che il numero di spettatori
complessivi ha superato quello degli appassionati di sport: 13.462.370 persone
contro 12.695.538. Crescita robusta anche per il cinema, che fa segnare un
incremento di spesa del 14,2 per cento, e per le mostre, che registrano un più
10,9 per cento. Contemporaneamente a crescere è anche il turismo culturale,
salito l’anno scorso del 7 per cento, con 2,3 milioni di presenze in più
rispetto al 2005. Il primato spetta come sempre a Roma, che vanta 18 milioni di
turisti, più di quanti ne abbia avuti Berlino nell’anno dei Mondiali di calcio.

Una vera e propria rinascita culturale che, secondo
Federculture, vede come principali protagonisti i giovani: il 33% del campione
di persone under 34 si dedica infatti a una qualche forma di produzione
culturale, come musica, teatro, arti figurative, cinema.

Molti però lamentano la significativa assenza di sostegno da
parte delle istituzioni, mentre quasi il 90% degli intervistati auspica una
generale riduzione dei costi del biglietto per assistere agli eventi culturali.
A puntare il dito contro le istituzioni è anche lo stesso rapporto di
Federculture, che segnala come gli investimenti in cultura stiano diminuendo
nel corso degli anni. Rispetto al 1998 le grandi città italiane hanno ridotto
in media la spesa culturale del 61 per cento, e nell’ultima Finanziaria al
ministero dei Beni culturali è stato destinato lo 0,29 per cento del bilancio
statale contro lo 0,35 per cento di cinque anni fa. “Noi dobbiamo convertire
l’orgoglio italiano per la cultura in una strategia complessiva di sviluppo” ha
detto il vicepremier Rutelli a margine della presentazione dei dati. “Il
sistema della cultura italiana sta crescendo – ha aggiunto – e noi ora dobbiamo
tornare a far salire le risorse, perché la cultura dà lavoro e benessere e crea
un buon circuito con il turismo che crea a sua volta lavoro e benessere”.

 

 

Sport

Calcio, Inter: Suazo,
“Inizia un’avventura fantastica”

(9colonne Atg)
MILANO – E’ iniziata ufficialmente l’avventura di David Suazo con la maglia
dell’Inter. L’attaccante honduregno sa che il suo compito non sarà facile,
visto che dovrà difendere lo scudetto e cercare di far primeggiare la squadra
nerazzurra in Champions League, dove negli ultimi anni sono arrivate solo
delusioni per Zanetti e compagni. “Per me è un’avventura nuovissima, fantastica
– ha dichiarato Suazo -. Non sarà per niente facile, ma sono convinto che con
l’aiuto di tutti potrò andare avanti e continuare a fare bene”. “Quando giochi
in una squadra cosiddetta piccola e poi arrivi all’Inter, significa che hai
fatto qualcosa di buono – prosegue l’ex capitano del Cagliari -. Sono
consapevole delle mie qualità, sono un giocatore con delle caratteristiche
particolari e, se l’Inter ha creduto fortemente in me, significa che possiedo
delle buone qualità”. Suazo non ha problemi a giocare in qualsiasi ruolo del
reparto offensivo: “Credo di essere un attaccante completo, dotato di grande
velocità. Quando si gioca a un certo livello bisogna adeguarsi a tante cose.
Sarà il tecnico a capire dove potrò essere più utile”.

E’ stata una settimana particolare per l’honduregno a metà
tra Inter e Milan: “Sicuramente per me che ero venuto a fare le visite per
l’Inter con il permesso del Cagliari, sentirsi due giorni dopo arrivare una
certa telefonata a mezzanotte, non è stata certamente una cosa normale –
chiarisce David – Mi sono chiesto che cosa stesse succedendo. Poi il mio
procuratore mi ha rassicurato e ho parlato anche con Branca, allora mi sono
sentito tranquillo. Adesso finalmente sono qui e sono contento di poter essere
un calciatore dell’Inter”. Suazo ha scelto la casacca numero 29: “Quando si
arriva in una realtà diversa si deve scegliere tra i numeri disponibili. Appena
arrivato al Cagliari mi hanno chiesto che numero volevo, io scelsi il 19 ma la
prima volta che scesi in campo, mi ritrovai con il 29 sulle spalle. Il 29 è
stato il primo numero che ho usato in Italia e, visto che in questi anni ho
fatto qualcosa di buono, spero che questa avventura possa cominciare nello
stesso modo con il numero 29”. Suazo chiosa rivolgendo un caloroso saluto alla
sua ex squadra: “Vorrei rivolgere un ringraziamento alla Sardegna per come mi
ha accolto nei miei otto anni trascorsi a Cagliari. Vorrei ringraziare anche la
mia ex squadra e il suo presidente Massimo Cellino che si è comportato –
conclude -, nei miei confronti, in maniera fantastica”.

 

 

Calcio: Esposito alla Roma,
il Milan saluta Ronaldinho

(9colonne Atg)
ROMA – La Roma
si rafforza ancora. Mauro Esposito, esterno del Cagliari, giocherà infatti con
la maglia giallorossa il prossimo anno: lo ha assicurato il presidente dei
sardi Massimo Cellino, già protagonista nei giorni scorsi nella vicenda legata
a David Suazo. Stavolta però la trattativa sembra ben diversa: Esposito andrà
alla Roma in comproprietà, poi verrà riscattato al termine del prossimo
campionato. “Lui mi ha detto che a Cagliari sarebbe rimasto tutta la vita
– ha detto Cellino intervistato da una radio privata – ma ad una possibilità
come la Roma non
si poteva dire di no ed io non me la sono sentita di rifiutare”. “La Roma – prosegue il massimo
dirigente sardo – ha detto che non poteva fare i salti mortali ma con loro
avevo un impegno non scritto per Suazo, quindi si è trovata una soluzione”. Ha
contato molto anche il comportamento esemplare del giocatore che negli scorsi
anni era finito nel mirino delle grandi ma ha comunque scelto di rimanere a
Cagliari senza aumentare le sue pretese: “E’ rimasto per affetto e non per
soldi. Qui da noi guadagna 390mila euro l’anno, e non mi ha chiesto un euro in
più. Gli sono riconoscente”. Spalletti centra quindi il primo rinforzo
sulla fascia dopo quelli di Juan e l’acquisizione di Pizarro e Vucinic. Ma
secondo radiomercato non finisce qui e la Roma potrebbe centrare un altro colpo,
probabilmente in attacco, per consegnare a Spalletti una squadra in grado di
giocarsela al meglio su tutti i fronti.

Il Milan invece sembra aver abbandonato definitivamente la
possibilità di arrivare a Ronaldinho: lo ha confermato il presidente rossonero
Silvio Berlusconi, aggiungendo però che la pista per Eto’o rimane calda. “Il
presidente del Barcellona mi ha detto che se vendesse Ronaldinho sarebbe
costretto a espatriare – ha detto Berlusconi a Sky – Speriamo di riuscire a
trovare qualcuno all’altezza del Milan, intanto ci aspettiamo tantissimo da
Ronaldo. Se poi riuscissimo a trovare un giocatore forte che non è incedibile…
Eto’o? Non mettiamo limiti alla provvidenza…”. Anche il Parma sta
cercando in tutti i modi di concludere la trattativa con il Manchester United
per tenere anche il prossimo anno in Emilia il gioiellino Giuseppe Rossi.
“Abbiamo parlato con lui – ha spiegato il presidente ducale Tommaso
Ghirardi – e con il Manchester: anche dal punto di vista economico abbiamo
fatto la nostra offerta e credo che risponda in pieno alle loro esigenze.
Chiaramente non sarà facile tenerlo con noi ma ci proveremo fino all’ultimo”.
Infine il Catania che ha ufficializzato l’ingaggio del portiere argentino
Albano Benjamin Bizzarri (classe ’77). Originario di Etruria, ha giocato nella
stagione appena conclusa nella Liga con il Gimnastic de Tarragona. L’atleta ha
sottoscritto un contratto annuale con diritto di opzione in favore della
società rossazzurra per la stagione successiva.

 

 

Calcio, Spagna: il Real
Madrid esonera Fabio Capello

(9colonne) MADRID
– Fabio Capello lascia il Real Madrid. L’annucnio, prima ancora di essere
ufficializzato dal club spagnolo, è stato anticipato dai media iberici. Già la
mattina del 28 giugno infatti secondo “Radio Marca”, infatti, Fabio Capello
“non è più l’allenatore del Real Madrid – si legge nella versione on line del
quotidiano spagnolo – il tecnico italiano e il suo staff lasceranno il club
‘blanco’. Predrag Mijatovic, direttore sportivo del Real, avrebbe comunicato il
28 giugno a Franco Baldini, direttore sportivo del club merengue, l’esonero del
tecnico. A sostituire il tecnico di Pieris sulla panchina della squadra
madrilena dovrebbe arrivare il tedesco Bernd Schuster.

 

 

Europa

Telefonia, roaming: il
regolamento Ue in vigore dal 30 giugno

(9colonne Atg)
BRUXELLES – Quest’estate usare il telefonino all’estero sarà molto meno caro
grazie all’intervento dell’Unione europea. Con la pubblicazione del regolamento
europeo sul roaming nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea alla fine di
questa settimana, quest’importante atto della legislazione del mercato interno
diventerà un regolamento obbligatorio in tutti e 27 gli Stati membri il 30
giugno prossimo. Questa tappa segna la conclusione in tempo record dell’iter
legislativo iniziato il 12 luglio 2006 dalla Commissione europea per far
scendere le tariffe di roaming eccessive finora sopportate da consumatori e
uomini d’affari in viaggio in altri paesi dell’Unione europea. Le autorità
nazionali di regolamentazione, insieme alla Commissione, terranno sotto stretta
sorveglianza il passaggio alle nuove regole sul roaming per evitare abusi. “I
cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo. Noto con soddisfazione
che alcuni operatori offriranno già a partire dal 1° luglio le nuove
eurotariffe – ha affermato Viviane Reding, Commissaria europea per le
telecomunicazioni – . La
Commissione
continuerà comunque a tenere i prezzi sotto
controllo, in particolare quelli degli SMS e dei dati trasmessi in roaming, per
evitare che i consumatori paghino in altro modo e garantire che fra tre anni
non ci sia più bisogno di misure di regolamentazione del mercato. Mi auguro che
gli operatori abbiano capito che l’Ue ha la capacità di agire. Il mio messaggio
per loro è: affrettatevi ad abbassare le tariffe degli Sms e della trasmissione
di dati in roaming, o saremo costretti a intervenire a breve anche in questo
campo”.

Il 12 luglio 2006 la Commissione aveva proposto un regolamento per
ridurre del 70% le tariffe di roaming applicate dalle reti pubbliche mobili
nella Comunità. In seguito ad uno degli accordi politici raggiunti più
rapidamente tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, il
regolamento sul roaming è stato infine approvato il 7 giugno scorso, dopo un
iter di soli 11 mesi. Il regolamento dell’Ue permetterà ai consumatori di
beneficiare già da quest’estate della cosiddetta eurotariffa, che fissa un
tetto massimo per le chiamate effettuate all’estero (0,49 euro, Iva esclusa) e
ricevute all’estero (0,24 euro, Iva esclusa). Gli operatori dovranno farsi
concorrenza al di sotto di questi prezzi massimi, che saranno ulteriormente
ridotti nel 2008 e nel 2009. Il regolamento europeo sul roaming, accolto con
favore dai cittadini europei, obbliga anche gli operatori a tenere informati i
loro clienti sulle tariffe del roaming. Questi obblighi di trasparenza
permetteranno ai consumatori di individuare facilmente le migliori tariffe di
cui possono beneficiare e di sapere il prezzo che dovranno pagare mentre si
trovano in viaggio e utilizzano il servizio di roaming. Anche per i prezzi
all’ingrosso che si praticano gli operatori tra loro per il roaming il regolamento
ha fissato massimali che entreranno in applicazione due mesi dopo la
pubblicazione odierna. Per i prossimi 12 mesi il massimale delle tariffe
all’ingrosso è fissato a 0,30 euro.

 

 

L’Unione europea sbarca
anche su YouTube

(9colonne Atg)
BRUXELLES – Dopo essere sbarcata su Second Life, l’Unione europea approda anche
su YouTube. Dal 29 giugno infatti è attiva all’indirizzo www.youtube.com/EUtube
l’homepage dell’Ue sul popolare sito di video, secondo il piano ideato da
Margot Wallstrom, commissario europeo alla Comunicazione. “Abbiamo già molto
materiale audio e video sul nostro sito web, ma la gente non sa che esiste”, ha
spiegato un portavoce della commissione, Mikolaj Dowgielewicz, illustrando il
perché della decisione. Dowgielewicz ha sottolineato che il canale EUtube sarà
multilingue, e che a partire dalla prossima settimana saranno on-line numerosi
video nei vari idiomi dell’Unione. Lo sbarco su YouTube non comporterà all’Ue
spese extra, visto che sul nuovo sito sarà trasferito solamente del materiale già
esistente.

 

 

Ue: ripresi i negoziati per
l’adesione della Turchia

(9colonne Atg)
BRUXELLES – La Turchia
ha ripreso i negoziati d’adesione con l’Unione europea ma a ritmo decisamente
rallentato. Le due parti si sono infatti messe d’accordo per aprire le trattative
sui capitoli relativi a “statistiche” e a “controllo finanziario”, ovvero su
due dei 35 capitoli. La presidenza tedesca dell’Ue voleva aprire il negoziato
inserendo anche il capitolo 27, quello relativo a “politica economica e
monetaria”, ma la Francia
aveva minacciato di bloccare il negoziato. Il responsabile turco del negoziato,
Ali Babacan, ha messo in guardia la
Francia
contro una rimessa in discussione del negoziato che
sarebbe “dannoso” sia per l’Ue che per la Turchia: “L’Ue – ha detto – resterà forte finché
continuerà a mantenere le sue promesse”. L’apertura dei capitoli del negoziato
deve essere decisa all’unanimità da tutti gli Stati membri. Il nuovo presidente
francese, Nicolas Sarkozy, ostile all’ingresso della Turchia in Europa, aveva esatto
una limitazione a due capitoli.

 

 

Ue: una carta sociale per
un’Europa sociale

(9colonne Atg)
BRUXELLES – Secondo l’Assemblea parlamentare la Carta sociale, riveduta del
Consiglio d’Europa, offre soluzioni “già pronte” a numerosi problemi di riforma
sociale. Gli elementi chiave della Carta dovrebbero essere inclusi nelle future
riforme nazionali per aiutare a creare una “Europa sociale” che sia capace di
bilanciare flessibilità e sicurezza di un impiego. I parlamentari sottolineano
che, se i diritti consacrati dalla Carta sono riconosciuti dalla maggior parte
degli Stati membri, i leader politici non ne conoscono sufficientemente il
contenuto e concepiscono tali riforme solo dal punto di vista nazionale. Nella
risoluzione i parlamentari hanno anche chiesto l’estensione della Carta per
coprire la liberalizzazione del mercato di lavoro e dei servizi.

 

 

Ue, elezioni: più facile
votare per gli europei all’estero

(9colonne Atg)
BRUXELLES – La proposta della Commissione che renderebbe più semplice ai
cittadini europei votare per le elezioni al Parlamento europeo mentre vivono in
altri stati membri è stata appoggiata dal Comitato per gli Affari
costituzionali. Comunque la consultazione del Comitato inserisce anche due
nuove disposizioni per aumentare la portata dei diritti elettorali all’interno
dell’Ue: una sulle candidature multiple e l’altra sulla privazione dei diritti
elettorali. Il Comitato propone di abolire il divieto di risiedere per le
elezioni in più di uno stato membro, a condizione che il paese di residenza
permetta candidature multiple. Secondo, la proposta vuole evitare che il Paese
di residenza non sia automaticamente obbligato a impedire a un cittadino di
votare se è stato privato del suo diritto elettorale in un altro stato membro.
Per entrambe le clausole lo decideranno – caso per caso – gli Stati membri, al
fine di evitare discriminazioni. Con questo sistema si cercherebbe di
incoraggiare l’esercizio del diritto di voto, dato che l’affluenza alle
elezioni parlamentari europee è scesa dal 63%, nel 1979, al 46%, nel 2004.

 

 

Ue: via libera
all’ampliamento della zona euro

(9colonne Atg)
STRASBURGO – Parere favorevole del Parlamento europeo per l’adozione dell’euro
da parte di Malta e Cipro a partire dal primo gennaio 2008. Il Parlamento di
Strasburgo ha approvato due relazioni di Werner Langen (Ppe/De, De) che
esprimono parere favorevole all’adozione dell’euro da parte di Malta (con 610
voti favorevoli, 12 contrari e 74 astensioni) e di Cipro (con 585 voti
favorevoli, 14 contrari e 90 astensioni). Salgono così a 15 gli Stati membri
che hanno adottato la moneta unica: Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia,
Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo,
Slovenia (nel 2007) e Spagna. Ha promosso anche un accordo interistituzionale
volto a migliorare il coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni riguardo
all’adesione dell’euro di nuovi stati membri.

 

 

Regioni

Gemellaggi: Fossano (Cuneo)
e Rafaela (Argentina) festeggiano 10 anni insieme

(9colonne Atg)
CUNEO – Si è conclusa il 25 giugno la visita da parte di una delegazione di
circa 40 persone, proveniente da Rafaela, nel Comune piemontese di Fossano, per
festeggiare il decimo anniversario di gemellaggio dei due Comuni. Ad
accompagnare la delegazione italo-argentina, c’erano il sindaco di Rafaela,
Omar Perotti, il presidente del Consiglio comunale Luis Castellano, il
segretario dell’Industria della Provincia Mauricio Caussi, il consigliere Luis
Peretti e Mónica Garrappa, rappresentante della Commissione del gemellaggio. Secondo
il programma organizzato dal Comune di Fossano, venerdì scorso la delegazione
italo-argentina è stata ricevuta a Torino dal Consiglio regionale, con
successiva visita della città. In serata, gli ospiti sono arrivati a Fossano
dove sono stati ricevuti e salutati dalle autorità, nella piazza principale del
Comune, prima di raggiungere le famiglie che li hanno accolti per tutta la
durata della loro permanenza a Fossano. La mattinata del sabato è stata
trascorsa dalla delegazione in una visita della città e dei principali
stabilimenti di Fossano: si sono tenuti incontri con artigiani, commercianti e
alcuni rappresentanti delle scuole cittadine, ed in serata, il Palio e la
spettacolare “notte bianca”. Nella giornata di domenica, invece, si è tenuto a
San Vittore l’incontro intitolato “Cascine in Giallo”, presso l’azienda Barolo,
per valutare insieme le opportunità d’investimento dell’artigianato locale
nella città di Rafaela. L’assessore del Comune di Fossano, Bruno Olivero, ha
commentato positivamente l’esito della visita dei delegati argentini,
evidenziando l’obiettivo dell’incontro, incentrato sullo scambio culturale fra
le due realtà, per favorire l’integrazione e lo spirito del gemellaggio fra i
giovani, la cooperazione di natura economica, lo studio e l’approfondimento
delle lingue italiano e spagnolo. L’origine del gemellaggio è legata ad una
lunga storia di emigrazione, quando tanti cittadini di Fossano sbarcarono nella
città di Rafaela, trovando accoglienza e fortuna.

 

 

Ambiente: al via in
Lombardia la certificazione energetica degli edifici

(9colonne Atg)
MILANO – La certificazione energetica degli edifici in Lombardia diventa
realtà. E’ stata infatti approvata dalla Giunta regionale, su proposta
dell’assessore alle Reti, Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile,
Massimo Buscemi, la delibera che la regolamenta. La nuova norma, finalizzata a
promuovere il risparmio energetico, entrerà in vigore gradualmente, a partire
dal primo settembre 2007. Si tratta, in pratica, di un indice di misurazione
del rendimento e dell’efficienza del riscaldamento e del raffreddamento, della
tenuta termica di porte e finestre e della coibentazione di muri, pareti e
tetti. Il tutto per ottimizzare i consumi e ridurre al minimo le dispersioni.
La certificazione energetica viene applicata a tutti gli edifici, partendo
dalla progettazione e realizzazione di quelli nuovi e successivamente per la
ristrutturazione degli esistenti. In particolare, dal primo settembre 2007 la
certificazione sarà indispensabile per la vendita di un intero immobile e sarà
necessaria per gli edifici o i singoli appartamenti sottoposti a
ristrutturazioni finalizzate al miglioramento delle prestazioni energetiche. In
questo caso si potrà accedere agli incentivi ed alle agevolazioni pubbliche. Dal
1 gennaio 2008 per tutti gli edifici pubblici e privati ci vorrà la
certificazione energetica per iniziare o rinnovare un contratto di fornitura di
energia. Entro il 1 luglio 2009, la certificazione sarà necessaria per gli
edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico con superficie
superiore a 1.000 metri quadrati.

Dal 1° luglio 2009 sarà indispensabile per la vendita dei
singoli appartamenti e dal 1 luglio 2010 anche per le abitazioni date in
affitto. “Regione Lombardia – ha detto l’assessore Buscemi – applica,
prima Regione in Italia, la normativa nazionale anticipando addirittura lo
Stato italiano che la renderà effettiva dal 1 gennaio 2010. L’obiettivo è
quello della riduzione dei consumi energetici e di una maggiore tutela
dell’ambiente. La nuova certificazione porterà, infatti, meno dispersione di
calore e di energia, quindi meno sprechi, a tutto vantaggio dei cittadini e
dell’ambiente. In più, l’immobile, in caso di vendita, avrà un valore più
elevato”. La certificazione energetica degli edifici sarà effettuata da
esperti qualificati che saranno iscritti in un registro regionale.
L’abilitazione sarà concessa, d’accordo con gli ordini, i collegi e le
associazioni, a tutti coloro che sono in possesso di titoli di studio e
esperienza in materia o in mancanza dell’esperienza, che abbiano frequentato e
superato il corso di formazione. La classificazione energetica dell’edificio
sarà riportata su un certificato e su una “targa energetica” che
consentirà a chiunque di conoscere l’efficienza energetica dell’edificio
stesso.

 

 

Cinema: presentata l’11esima
edizione dell’Umbria Film Festival

(9colonne Atg)
PERUGIA – Proiezioni serali di lungometraggi inediti, competizione di corti per
bambini, programmi speciali, tavole rotonde e, per la prima volta, una mostra
d’arte: è quanto propone “Umbria Film Festival” in programma a Montone dal 4
all’8 luglio. L’undicesima edizione della manifestazione è stata presentata a
Perugia dalla responsabile dell’organizzazione, Marisa Berna, dall’assessore
regionale alle politiche sociali, Damiano Stufara, dall’assessore alla cultura
della Provincia di Perugia, Pierluigi Neri e dal sindaco di Montone, Mariano
Tirimagni. Il festival è stato organizzato dall’Associazione Umbria film
Festival Onlus in collaborazione con Regione dell’Umbria, Provincia di Perugia
i Comuni di Montone ed Umbertide, Società Cooperativa Sociale Asad, College for
Communication &Art Tongji University( Shanghai), Sitlec-Università di
Bologna Alma mater, Cattedra di estetica – Facoltà di Scienze della Formazione
Università di Perugia. “Il programma di quest’anno è fitto di promesse
interessanti, come del resto le edizioni degli ultimi anni in cui il Festival
ha catturato l’attenzione di addetti ai lavori di tutto il mondo – ha spiegato
Marisa Berna – Tra le novità c’è anche la sezione sulle arti che contribuiscono
a creare l’’arte’ del cinema”. La mostra personale di Laura Federici dal titolo
“frame flows”, fino all’ 8 luglio, al Centro di Arte Contemporanea “la Rocca Umbertide”,
inaugura questa nuova sezione che, per l’undicesima edizione, sarà ospitata e
patrocinata dal Comune di Umbertide. Tra le novità anche la sezione
“Umbriametraggi 2007” che prevede una selezione di corti e mediometraggi in DVD
realizzati da autori nati o residenti in Umbria. L’iniziativa si coniuga con il
tema delle nuove tecnologie che vuole diventare un punto fermo nella
programmazione del Festival con l’istituzione di un premio che consiste in uno
stage presso la “Tongij University – College fo Communication & Art” di
Shanghai. Molti anche gli eventi speciali: tra questi la sezione “Migranti”,
che si compone di “Papiers” una realizzazione teatrale del Laboratorio Teatrale
Interculturale Human Beings, diretto da Danilo Cremonte andato in scena al
Teatro dei Riuniti di Umbertide dal 17 maggio 2007, una retrospettiva dei
fratelli De Serio, la proiezione in anteprima nazionale di Floating di Huang
Weikai sull’immigrazione interna cinese dalle campagne alle città.

E’ previsto anche un seminario dal titolo “Seconde
generazioni: i figli degli immigrati”, (Montone 5 luglio 2007 Oratorio di San
Fedele) che affronta il tema delle seconde generazioni che, in tutti i Paesi di
antica e nuova immigrazione, segna un passaggio cruciale nell’evoluzione dei
rapporti interetnici. “Un tema importante anche per l’Umbria – ha detto
l’assessore Stufara – sul quale la politica fa troppa demagogia e che, spesso,
viene affrontato con superficialità. Il connubio tra cinema e queste tematiche
è sicuramente interessante perchè offre un contributo per riflettere e per
confrontarsi”. Mercoledì 4 luglio a partire dalle 16 e 30 all’Oratorio san
Fedele di Montone si terrà un incontro con registi, filosofi, sociologi e
critici cinematografici organizzato nell’ambito del seminario “Cinema e realtà”
che si svolge a Montone dal 2 al 4 luglio su iniziativa dell’Università di
Perugia e dell’Associazione Umbria Film Festival onlus. “Da tre anni – ha
precisato l’assessore alla cultura della Provincia di Perugia, Pierluigi Neri –
abbiamo lavorato per lanciare l’iniziativa nelle scuole e all’università. Corto
scuola s’inserisce proprio in questo contesto di ricerca di relazioni tra
diversi linguaggi. Non solo la lettura quindi, ma anche spunti e riflessioni
attraverso le immagini”. Per il sindaco di Montone “il Festival è ormai una
realtà consolidata che nel tempo, si spera, diventi sempre più un punto di
riferimento nel panorama culturale della regione”. Come di consueto per
l’occasione culturale Montone sarà frequentata da ospiti internazionali che
parteciperanno a varie iniziative. Tra questi Ken Loach, Terry Gilliam, Borman
Ghobadi, i fratelli De Serio, ed i registi delle opere che saranno proiettate.
Ken Loach e il regista curdo iraniano Borman Ghobadi riceveranno la chiave
della città di Montone.

 

 

A Riccione la prima spiaggia
accessibile ed ecosostenibile

(9colonne Atg)
RIMINI – A partire dalla fine di questo mese, la Provincia di Rimini è la
prima destinazione turistica in Europa ad essere dotata di uno stabilimento
balneare completamente accessibile ed ecosostenibile e. La nuova “Spiaggia
LiberAtutti”, che si inaugura sabato sera, durante gli eventi della “Notte
Rosa”, presso il Bagno Giulia di Riccione, si legge in una nota della
Provincia, “apre un percorso di modernizzazione delle strutture ricettive
balneari nell’ottica di un turismo europeo, sia sostenibile che accessibile,
attento al contenimento degli impatti ambientali (sostenibilità ambientale)
quanto all’abbattimento delle barriere architettoniche (sostenibilità
sociale)”.

 

 

Camere di Commercio: Rimini
guarda all’India

(9colonne Atg)
RIMINI – Rimini e l’Emilia Romagna guardano all’India. La Camera di Commercio di
Rimini, assieme ad Unioncamere Emilia-Romagna, IFOA, Sprint-er e Unicredit
Banca d’Impresa, ha infatti organizzato il seminario “Esportare in India: le
strategie commerciali per vincere sul mercato”, evento che si è tenuto il 26
giugno nella sede dell’ente riminese. Le aziende che finora hanno aderito
all’iniziativa fanno riferimento ai più diversi settori, fra i quali
agroalimentare, arredamento, componenti per ascensori, illuminotecnica,
gioielli in argento, sistemi di spillatura. Dopo il saluto del segretario
generale della Camera di Commercio di Rimini, Maurizio Temeroli, che ha
coordinato i lavori, sono intervenuti Sergio Sgambato, segretario generale della
Camera di Commercio italiana in India, sul tema “Il quadro macroeconomico e le
prospettive di business dell’India”; Fabio Soleri, direttore di Agré
International India, sugli “Approfondimenti sui settori trainanti nelle
importazioni indiane”; Fulcio Casavecchia, Coordinatore Specialisti Estero
UniCredit Banca d’Impresa, sul tema “Le forme societarie, i regimi fiscali e il
sistema bancario indiano”; Ruben Sacerdoti, Regione Emilia-Romagna – Servizio
Sprint-ER, sul tema “I programmi promozionali e gli incentivi finanziari per le
imprese esportatrici in India”; Ugo Girardi, segretario generale Unioncamere
Emilia-Romagna, sul tema “Le iniziative promozionali del sistema camerale per
il mercato indiano”. L’India è il secondo Paese più popoloso – 1,2 miliardi d
abitanti – e il decimo Paese più industrializzato. Vanta la quarta economia
mondiale con un PIL che ammonta a 515 mld di Euro (2005-06) ed che è cresciuto
del 10% nel 2006-07 – sulla base delle previsioni – e dell’8% negli ultimi
quattro anni. Punti di forza dell’economia indiana – spiega la Camera di Commercio – sono
la presenza di forza lavoro qualificata e il contestuale basso costo del
lavoro; l’elevata competenza nelle nuove tecnologie; la lingua inglese
correttamente utilizzata e il forte senso dell’imprenditorialità.

 

 

Turismo: gli operatori
siciliani puntano sulla tecnologia

(9colonne Atg)
PALERMO – Gli operatori turistici della Sicilia credono nelle tecnologie
informatiche. La maggior parte delle pmi del settore punta sull’uso dei sistemi
di comunicazione digitale per qualificare la propria attività e il proprio
business. Il dato emerge da un sondaggio commissionato da Intel, – il maggiore
costruttore al mondo di processori per personal computer – al Dipartimento di
Economia, Statistica, Matematica e Sociologia dell’Università’ di Messina. La
ricerca è stata eseguita su un campione rappresentativo di piccole e medie
imprese turistiche della Sicilia per scoprire come vivono il rapporto con le
tecnologie informatiche e di comunicazione e quali vantaggi ne ricavano.
L’87,4% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la tecnologia per il
normale svolgimento dell’attività’ lavorativa. L’85,6% ha un collegamento a
Internet: il 79% delle Pmi è presente on line con un proprio sito-vetrina, e il
61% con un sito interattivo.

Il campione si dichiara soddisfatto dell’ uso evoluto e
interattivo delle tecnologie, evidenziando una stretta correlazione tra
l’adozione degli strumenti informatici e il potenziale aumento di clienti: il
68% cita l’aumento del numero di richieste ricevute grazie a email e sito Web,
il 52,1% dichiara di aver riscontrato un concreto aumento del giro d’affari, il
52% usa il web come canale preferenziale per mantenere vivo il rapporto con i
clienti. “Il turismo – commenta Dario Bucci, amministratore delegato di Intel
Corporation, Italia e Svizzera- sembra essere il settore italiano che più
velocemente può crescere e recuperare terreno anche a livello internazionale,
proprio grazie alla tecnologia. Del resto, solo il 12,6% del campione ha dimostrato
poco interesse verso la tecnologia, non riuscendo a vedere un collegamento
diretto tra IT e capacità competitiva”.

 

 

Firmato il protocollo
d’intesa fra la Regione
Lazio
e la città del Cairo

(9colonne Atg)
ROMA – E’ durato circa trenta minuti il 22 giugno l’incontro tra il presidente
Marrazzo e il governatore della Città del Cairo, Abdel Azim Mussa Wazir,
accompagnato dall’ambasciatore d’Egitto in Italia, El-Rashed. Un proficuo
momento di collaborazione istituzionale che ha preso spunto dalla visita che in
questi giorni il principale rappresentante della capitale della Repubblica
Araba D’Egitto sta effettuando in Italia. Al centro dell’incontro la firma del
memorandum di intesa tra Regione Lazio e Città del Cairo: un documento di
cooperazione di durata quinquennale volto a consolidare l’amicizia tra le due
istituzioni e a stabilire relazioni nei settori della conservazione e restauro
dei monumenti storici, delle biotecnologie, delle infrastrutture, della sanità
pubblica, della conservazione ambientale. Per il governatore del Cairo Wazir
questo incontro permetterà di “Rendere sempre più intensi i rapporti economici
e gli scambi tra il Lazio e la città del Cairo”. In particolare Abdel Azim
Mussa Wazir ha ricordato l’interesse per la creazione di una scuola in grado di
formare, in collaborazione con la Regione Lazio, esperti nel settore del restauro
dei beni culturali: “Sarei veramente lieto se la Regione Lazio
potesse avere un ruolo nella nascita di questa scuola”. Il presidente Marrazzo
ha definito quello del 22 giugno “Un incontro di amicizia, a partire dal quale
muoverci insieme in spirito di sincera e profonda collaborazione”, e ha
ricordato l’impegno della Regione Lazio: “Il prossimo anno mi piacerebbe
ripartire dall’Egitto con il Festival del mediterraneo – ha detto il presidente
Marrazzo. “Potremmo organizzare insieme un evento che riunisca i giovani del
Lazio e della Città del Cairo, così da costruire un ponte tra le nuove
generazioni dei nostri due paesi e rafforzare la salda amicizia che da tempo li
unisce”. Il memorandum firmato oggi servirà inoltre a incoraggiare la
cooperazione nei settori dello sport e del turismo e quella culturale e
artistica anche attraverso l’organizzazione di mostre nel campo delle arti e lo
scambio di artisti emergenti. La Regione Lazio, da tempo impegnata nella
diffusione della cultura mediterranea attraverso numerose iniziative, prima tra
tutte il Festival del Mediterraneo, rafforza e proietta così nel futuro il suo
legame con la capitale egiziana.

 

 

Reggio Emilia: in mostra per
la prima volta la collezione Kerstan

(9colonne Atg)
REGGIO EMILIA – Dallo scorso 22 giugno la collezione di Dr. Charlott e Tistou
Kerstan sarà per la prima volta a disposizione del pubblico a Palazzo Magnani.
L’esposizione, che sarà aperta fino al 26 agosto, viene da una selezione di 250
opere su un totale di 400, tra grafiche, dipinti, sculture, disegni e
acquerelli di Picasso, Beckmann e dell’espressionismo tedesco, Kandinskij,
Rodin, Modigliani, Cézanne, Renoir, Toulouse-lautrec e molti altri. L’evento,
curato da Sandro Parmiggiani e promosso dalla Provincia di Reggio Emilia, con
il contributo di Fondazione Pietro Manodori e Ccpl di Reggio Emilia, si
inserisce nella linea d’indagine delle collezioni private, iniziata con la
mostra “Parole disegnate, parole dipinte. La collezione Mingardi di libri
d’artista” e proseguita con “Senza di loro, nemmeno io. La collezione Pierre
Borhan di fotografie”.

 

 

Lombardia: la Rocca di Angera diventa
“parco medievale”

(9colonne Atg)
VARESE – “Il Paradiso in terra” – che si è aperto nei giorni scorsi
alla Rocca Borromeo di Angera, dove rimarrà aperta fino al 19 ottobre 2008 – è
una mostra, ma anche molto di più. Negli intenti dei Principi Borromeo questa
iniziativa segna l’avvio di una graduale trasformazione della Rocca sul Lago
Maggiore in un “centro d’interpretazione” sul Medioevo. La regia di
questa trasformazione in un innovativo “parco tematico” sul Medioevo
(operazione sino ad oggi senza confronti in Italia) è stata affidata dalla
principessa Bona Borromeo ad una equipe formata da Daniele Jalla, storico e
museologo e dagli architetti Luisella Italia e Massimo Venegoni dello studio
Dedalo di Torino, esperti in progettazione museografica, affiancati per
l’occasione dallo storico Mauro Ambrosoli e dall’iconografa Lucia Impelluso. La Rocca Borromeo, che
s’innalza sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, è dei Borromeo dalla fine
del Quattrocento. Austera nella sua imponente eleganza, la Rocca, in questa prima fase
del progetto, diverrà un meraviglioso “libro aperto” nel Medioevo dei
giardini, collegando così i giardini rinascimentali dell’Isola Bella e l’Orto
Botanico dell’Isola Madre in una triangolazione di stili paesaggistici tra loro
complementari. All’esterno, nella grande spianata che si affaccia verso il Lago,
tutto attorno alla Cappella, nell’autunno i giardinieri delle Isole Borromee
inizieranno a mettere a dimora, sotto la guida di esperti, le giovani piante
che, crescendo, ricreeranno, con precisione filologica, le diverse tipologie
del giardino medievale. All’interno della Rocca, negli imponenti ambienti
dell’Ala Scaligera, una mostra illustrerà il tema, evocando ciò che documenti
ed immagini descrivono nelle diverse sezioni della mostra. Sulla base di testi
medioevali, Mauro Ambrosoli, esperto tra i massimi di storia dell’agricoltura,
ha individuato tre principali tipologie di giardini.

 

 

Italiani nel Mondo

Presentata alla Farnesina la
guida ai servizi consolari

(9colonne Atg)
ROMA – “Una guida fruibile, essenziale: un’armonizzazione del servizio
consolare agile ed efficace valida per tutti, cittadini e operatori all’interno
degli uffici consolari”. Così il viceministro per gli Italiani nel mondo Franco
Danieli ha presentato il 25 giugno alla Farnesina la “Guida per l’utilizzazione
dei servizi consolari”, al cui interno vengono descritte le funzioni e i
servizi degli uffici, con informazioni relative all’anagrafe degli italiani
all’estero, alla modulistica, oltre che per quanto riguarda stato civile,
matrimonio, atti notarili, esenzioni doganali e altro ancora. Un capitolo della
guida è dedicato poi alla collettività italiana, all’interno del quale sono
indicati i numeri e le cifre dei nostri connazionali all’estero e gli organi
rappresentativi della collettività nel mondo. La guida si caratterizza per il
fatto di essere unica per tutti i consolati e di fornire quindi le medesime
indicazioni e direttive, anche se assieme al volume generale è allegato un
inserto localizzato che contiene informazioni più specifiche per ogni Paese. La
guida oltre che in versione cartacea può essere consultata in formato pdf sul
sito del ministero degli Esteri.

Nel corso della conferenza stampa è stata anche
ufficializzata la possibilità di rilascio della carta d’identità presso gli
uffici consolari. L’iniziativa che al momento riguarda soltanto l’Europa, è
stata resa possibile da un emendamento alla Finanziaria 2007 presentato dai
senatori eletti all’estero Claudio Micheloni, Nino Randazzo, Edoardo Pollastri
e Renato Turano. La carta d’identità può essere rilasciata ai cittadini italiani
iscritti all’Aire, con una procedura che prende il via sin da questi giorni. La
procedura per il rilascio prevede l’accertamento dell’iscrizione del
richiedente nella banca dati dell’Aire, la verifica con il Comune di competenza
se esistono ostacoli al rilascio della carta e la successiva comunicazione
dell’emissione della carta al Comune stesso. La procedura che permetterà così
ai nostri connazionali di ottenere la carta d’identità senza dover tornare
presso il proprio Comune di origine avrà anche il vantaggio del costo, pari a
5,16 euro: cifra di molto inferiore rispetto a quella richiesta per il
passaporto.

 

 

Sudamerica, Bafile: “Fare di
più per i diritti umani in carcere”

(9colonne Atg)
ROMA – L’Assemblea Generale dell’Onu ha decretato il 26 giugno “Giornata
internazionale a sostegno delle vittime della tortura”. La scelta di questa
data specifica non è stata casuale, infatti il 26 giugno del 1987 è entrata in
vigore la Convenzione
delle Nazioni Unite contro la tortura. “Noi, oggi, la dedicheremo ad analizzare
uno dei temi più delicati e urgenti in materia di diritti umani e cioè i
diritti umani dei detenuti”. Così ha iniziato il suo intervento l’onorevole
Mariza Bafile al convegno internazionale “Diritti umani e carceri in Europa.
Diritti umani e carceri in America Latina”, svoltosi proprio il 26 giugno alla
Camera. “Come parlamentare italiana nata in Venezuela e rappresentante, nella
Camera dei Deputati, degli italiani dell’America Meridionale – ha aggiunto la Bafile – considero
estremamente importante contribuire alla costruzione di una rete di solidarietà
su tematiche riguardanti i diritti umani, tra l’Italia e più in generale
l’Europa e i Paesi sudamericani. I diritti umani devono essere salvaguardati al
di là dei cambiamenti politici di ogni paese, devono essere considerati i
fondamenti etici della politica. In America Latina sono stati fatti grossi
passi avanti in questa materia soprattutto se consideriamo che in un’area in
cui fino a pochi anni fa molti paesi erano soffocati da feroci dittature oggi
esistono stati democratici che nelle costituzioni prevedono la difesa dei
diritti umani. Ma il cammino da percorrere è ancora molto lungo. Basta pensare
che nel 2000, il governo del presidente Lula, cosciente del fatto che la
pratica della tortura, retaggio delle passate dittature, non è ancora debellata
del tutto, ha organizzato la prima Riunione relativa all’applicazione della
Convenzione contro la tortura e altri trattamenti disumani o degradanti. In
quell’occasione il professore ed esperto in diritti umani Luciano Mariz Maia ha
detto che le vittime sono generalmente le persone più povere e socialmente meno
influenti. E’ quanto appare anche in una nota della Commissione dei Diritti
Umani della Camera dei Deputati brasiliana che scrive tra l’altro: “Una parte
considerevole delle persone che soffrono tortura sono i detenuti accusati o
sospettati di delitto. Per estorcere una confessione o una informazione utile
spesso viene utilizzata la pratica della tortura”.

“In Italia – ha proseguito la parlamentare – dopo una visita
al carcere femminile di Rebibbia, ho potuto constatare che esistono regolamenti
che rendono estremamente difficile la comunicazione tra le detenute e le loro
famiglie in quanto non tengono conto della realtà dalla quale esse provengono.
Un esempio: le detenute possono realizzare solamente telefonate a telefoni
fissi che appartengano alla persona chiamata. Una condizione difficilissima da
rispettare per chi viene da famiglie Rom o da paesi sperduti in cui al massimo
c’è un solo telefono per tutti. In Sudamerica la realtà delle carceri è
gravissima. Solo pochi giorni fa, a Santo Domingo, si sono riuniti esperti in
materia penitenziaria nell’area dell’America Latina e i Caraibi. Dal loro
resoconto è emerso un quadro drammatico. Tra i mali più gravi evidenziati in
tutte le carceri dell’America Latina ci sono la corruzione e il
sovraffollamento. Gli esperti hanno chiesto ai governi maggiore attenzione e
risorse più alte per combattere una situazione che trasforma i penitenziari in
luoghi da incubo nei quali si perpetua ogni tipo di violenza e la vita vale
pochissimo. Tra le proposte avanzate dal giudice della Corte Suprema di
Argentina Raùl Zaffaroni, presente all’incontro, c’è quella di fissare quote
nelle carceri che non permettano il sovraffollamento. Per l’esperto venezuelano
Elio Gomez Grillo l’eccessivo numero di detenuti in ambienti pensati per la
terza o quarta parte di loro è solo uno dei problemi. L’altro è quello della
corruzione delle guardie carcerarie che commerciano su tutto, dal letto alle
medicine al cibo. Il grado di impunità trasforma le carceri in luoghi privi di
legge nei quali è possibile sopravvivere solamente con la violenza. Altissimo
inoltre il numero di detenuti in attesa di giudizio. Secondo dati dell’Istituto
Latinoamericano delle Nazioni Unite per la Prevenzione del
delitto e il Trattamento della Delinquenza, in America Latina sono imprigionate
un milione di persone e di queste il sessanta per cento è in attesa di
giudizio”.

In Venezuela, ha spiegato la Bafile, l’Ong Observatorio
de Prisiones nel 2006 ha presentato alla Commissione Interamericana dei Diritti
umani una relazione agghiacciante nella quale denuncia aggressioni e torture
perpetrate dalle guardie carcerarie nei confronti di alcuni detenuti. Tra i
dati che appaiono in questa relazione rileviamo che nei primi tre trimestri del
2006 sono stati effettuati 263 controlli durante i quali sono stati trovati 90
pistole, 43 granate, 34 fucili, 119 revolver, 2276 punteruoli, 665 pugnali e 7
bombe lacrimogene per un totale di 3234 armi. Altre cifre raccapriccianti che
appaiono nella relazione di questa Ong: nel 2006 sono morti 309 prigionieri e
725 sono risultati feriti nel corso dei 1034 incidenti violenti che si sono
svolti nei 30 centri penitenziari del paese. Cifre terribili che posizionano il
Venezuela tra i paesi con maggiore violenza carceraria. “Va sottolineato –
spiega la Bafile
– che secondo dati recenti del ministero degli Affari Esteri il Venezuela è il
paese sudamericano che conta con il maggior numero di detenuti italiani.
Nell’annuario statistico del ministero riferito al 2007, risultavano detenuti
in questo paese 48 italiani, 33 dei quali già condannati, 11 in attesa di
giudizio e 4 di estradizione. Per avere un termine di paragone in Brasile ne
risultavano detenuti 43 e in Argentina 27. Secondo un sacerdote, padre
Leonardo, che da anni segue i detenuti italiani nelle carceri del Paese, ciò si
deve al fatto che il Venezuela è diventato un paese di transito della droga.
Sempre secondo padre Leonardo spesso i numeri sono più alti di ciò che appare
nelle liste del Mae in quanto le detenzioni non vengono sempre trasmesse alle
autorità consolari e molte volte lui ha scovato alcuni italiani tra i nuovi
detenuti e lo ha riferito alle autorità diplomatiche. C’è un aspetto che
aumenta, a mio avviso, la gravità di questa situazione. L’indifferenza delle
persone che, quando si parla di detenuti, non accettano l’idea che anche per
loro esistono diritti e che quei diritti devono essere rispettati. La violenza
delle società latinoamericane, in Venezuela il numero di vittime per omicidi è
altissimo anche se è praticamente impossibile avere cifre certe, contribuisce a
creare un clima di profonda rabbia verso la malavita. Chiedere sensibilità e
giustizia per chi commette crimini diventa un’impresa titanica”.

“Considero molto importante – ha aggiunto l’onorevole – il
progetto di Eurosocial che promuove l’accordo tra il ministero della Giustizia
in Italia e quelli del Brasile, dell’Argentina e della Bolivia, per esportare
in questi Paesi la buona pratica italiana, di cui va reso merito
particolarmente ad Ong di riconosciuto prestigio come Antigone, e dare vita a
forme di monitoraggio che permettano di controllare il rispetto dei diritti
umani tra i detenuti. In particolare tra quelli più deboli come donne e
adolescenti e nelle aree di frontiera. Il programma prevede anche il sostegno
alle detenute e i detenuti di questi paesi che si trovano nelle carceri
italiane. Il mio augurio è che questo programma possa rapidamente essere esteso
anche ad altri paesi dell’America Latina e Caraibi tra cui, il Venezuela. Come
diceva Nelson Mandela ‘non possiamo giudicare una nazione in base a ciò che fa
per i suoi cittadini illustri ma per quello che fa per i più emarginati: i
detenuti’”. “Spero che anche nei prossimi anni – ha concluso la Bafile – questa giornata
internazionalmente dedicata alla lotta contro la tortura possa trasformarsi
nella Camera dei Deputati, in un momento di riflessione per analizzare e
costruire insieme il cammino verso un mondo più giusto, un mondo in cui esista
un reale rispetto dei diritti umani”.

 

 

Pd, Chiocchetti: “Anche da
Washington linfa vitale per il nuovo partito”

(9colonne Atg)
WASHINGTON – Si è tenuta il 26 giugno a Washington un’altra tappa di “Workshop
in The World”, il ciclo di appuntamenti dei Ds per la costruzione del Partito
Democratico nel mondo, alla quale ha partecipato anche Marina Sereni,
vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera. “E’ stato un incontro cordiale e
interessante. Si sono gettate le basi per costruire il Pd anche tra gli
italiani che vivono nella capitale degli Stati Uniti”. Lo afferma in una nota
Maurizio Chiocchetti, responsabile Ds per gli italiani nel mondo. “Si è parlato
di come organizzare le primarie del 14 ottobre, della candidatura a segretario
di Walter Veltroni e di quale ruolo avranno nel partito nuovo i democratici che
risiedono fuori dei confini nazionali. Si è discusso della rappresentanza
parlamentare degli italiani all’estero, del ruolo del Cgie nonché della qualità
dell’informazione a partire da Rai International”. “La presenza italiana a
Washington – conclude Maurizio Chiocchetti – è molto qualificata. Lavora
soprattutto nei grandi enti economici mondiali. Da loro ci viene una spinta per
costruire un partito in grado di fare dell’Italia un grande paese, che risponda
ai bisogni e sappia valorizzare i meriti delle persone”.

A Washington Chiocchetti ha incontrato inoltre un gruppo di
giovani “executive directors” dei Democrats statunitensi. Durante il meeting i
dirigenti dei due partiti si sono scambiati idee e informazioni sui rispettivi
Paesi. Questo ha riguardato, in particolare, l’organizzazione della politica
negli Usa, la raccolta di fondi nonché il lavoro di prescrizione per le
prossime Primarie presidenziali. Chiocchetti ha illustrato l’attività dei Ds,
le iniziative politiche, la campagna di Feste dell’Unità nonché le idee, i
contenuti e il percorso verso la costituzione del Partito Democratico in
Italia. In questo quadro è stato espresso l’auspicio da entrambe le parti di
dar vita a proficue collaborazioni nell’organizzazione delle rispettive
elezioni primarie. In particolare gli esponenti del Partito Democratico
statunitense si sono dichiarati interessati a collaborare alla programmazione
del voto dei cittadini italiani residenti all’estero per il voto del 14
ottobre. “Si tratta di proseguire questa discussione – ha affermato Chiocchetti
– e promuovere la reciproca collaborazione con gesti concreti, come per esempio
la pubblicazione su siti internet dei Democrats di notizie sulla localizzazione
dei seggi per le Primarie italiane nelle diverse città degli Stati Uniti”.

 

 

Libri: operai italiani in
Germania, c’è il lavoro tra le radici dell’Europa

(9colonne Atg)
MILANO – E’ stato presentato a Milano il 27 giugno nella sala Belvedere del
Pirellone, il libro “L’operaio italiano”, realizzato a cura dello
storico Luigi Rossi che vive e insegna a Bochum, in Germania. L’edizione,
finanziata dalla Regione Lombardia su iniziativa dell’Associazione Mantovani
nel Mondo, ha una prefazione dal titolo “la radice operaia
dell’Europa” scritta con sensibilità e attenzione da Marco Pezzoni. Il
libro presenta, per la prima volta al lettore italiano, la ricostruzione della
storia del periodico “L’Operaio Italiano”, pubblicato ad Amburgo dal
1898 al 1914, per volontà dei Liberi Sindacati tedeschi. I promotori
dell’iniziativa editoriale collaboravano con i sindacati italiani,
svizzeri,austriaci e francesi per evitare divisioni nazionalistiche e
contrapposizioni etnico-culturali tra i lavoratori emigrati e cercavano di
costruire rivendicazioni comuni e prime forme di internazionalismo del lavoro.
Su questo fronte un ruolo importante fu giocato dall’Umanitaria di Milano. E
oggi, proprio grazie ai sindacati tedeschi che li hanno nascosti e salvati
dalla violenza nazista, è possibile leggere molti numeri del periodico,
trasformati e conservati in microfilm. La scelta dell’autore di riproporre nel
libro alcuni passaggi integrali è dovuto alla capacità di quelle pubblicazioni
di raccontare nel dettaglio la vita, le aspirazioni, i problemi collegati alla
situazione di lavoratore emigrato. In questo inizio di terzo millennio attorno
al Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa si è molto discusso di
radici: radici culturali, radici filosofico-religiose. Questo bel libro di
Luigi Rossi valorizza invece un’altra prospettiva che ci parla di una radice
più recente dell’Europa moderna, altrettanto importante, anche se troppo spesso
sottovalutata: quella del mondo del lavoro operaio nell’epoca del pieno
dispiegarsi della rivoluzione industriale. I protagonisti di cui parla il
giornale ” L’operaio italiano” sono la grande massa di lavoratori che
sul finire del XIX secolo attraversarono le nostre frontiere alla ricerca di un
salario. Si è trattato di un fenomeno, spesso drammatico, di portata
straordinaria : il lavoro che ” emigra” per diventare transnazionale.
Un lavoro soggetto dunque a una molteplicità di rischi: quello dello
sradicamento, quello della marginalità sociale in terra straniera, quello della
contrapposizione con le popolazioni locali e con un mondo del lavoro già
sindacalizzato, quello della totale subalternità alle logiche più dure e
spietate della modernizzazione capitalistica di fine secolo. “Nel decennio
1901-1910 sono 591.000 gli italiani che emigrano in Germania, 572.000 in
Francia, 655.000 in Svizzera: in parte consistente si tratta di emigrazione
stagionale o temporanea” si legge nella prefazione al libro realizzata da
Marco Pezzoni, parlamentare per tre Legislature (1992-2001) , capogruppo dei democratici
di sinistra alla Commissione Esteri della Camera dal 1996 al 2001 ed esperto di
emigrazione. “Nello stesso decennio – spiega Pezzoni – sono 2.390.000 gli
italiani che raggiungono Stati Uniti e Canada, 734.000 quelli che approdano in
Argentina, 303.000 in Brasile”. La lunga depressione acuitasi in Italia a
partire dal 1880 e la crisi congiunturale degli ultimi anni del secolo sono le
cause scatenanti di una emigrazione di portata biblica: dal 1898 al 1915
emigrano dall’Italia più di 9 milioni di persone. Di queste rientreranno in
meno di 3 milioni. Dunque un saldo netto di oltre 6 milioni di italiani
emigrati all’estero in modo definitivo nell’arco di soli 18 anni : il doppio di
quelli che complessivamente risultano presenti nell’Italia di oggi come
immigrati extracomunitari. “Quando “L’operaio italiano” inizia
le sue pubblicazioni ad Amburgo – racconta Pezzoni -, sono passati solo 5 anni
dall’ incidente che ha visto lo scontro più grave e più sanguinoso tra emigrati
italiani e popolazioni locali mai accaduto in Europa. Il fatto che registrò
oltre cinquanta morti e centocinquanta feriti, secondo il ” Times”,
avvenne in Francia, ad Aigues-Mortes, dove un migliaio di lavoratori italiani,
sottopagati e senza rappresentanza sindacale, tra il 15 e il 18 agosto 1893 si
scontrarono prima con i loro compagni di lavoro, poi subirono una vera e
propria “caccia all’italiano organizzata” che porterà alla
strage”. “Per alleare emigrazione e lavoro bisognava già allora
mettere in campo strategie più complesse, ma intanto la strada nuova sembrava
quella di andare oltre i vecchi nazionalismi. I primi a porsi in questa
prospettiva furono i partiti socialisti e socialdemocratici e i loro sindacati,
non solo perché si davano come missione l’ emancipazione e la liberazione del
lavoro, ma soprattutto perché la concepivano in una dimensione
internazionale”. Nel presentare il libro di Luigi Rossi, Pezzoni traccia i
confini del periodo storico in cui si inseriscono le pubblicazioni della
rivista riproposta in “L’operaio Italiano”. “Grazie alla ricerca
di Luigi Rossi – spiega Pezzoni – possiamo valutare meglio oggi la portata di
quella iniziativa e apprezzare il valore di quegli uomini che, a vario titolo e
in tempi diversi, si sono succeduti nella redazione del giornale. A cominciare
dalla responsabilità editoriale affidata all’inizio a quel Carl Legien,
dirigente sindacale di primissimo piano, che nel 1903 a Dublino diventerà
leader della Segreteria sindacale internazionale delle Confederazioni nazionali
e che, nel 1913, quando queste si trasformeranno in sindacati internazionali,
diventerà il primo presidente della Confederazione Internazionale dei
Sindacati, con sede a Berlino, in rappresentanza di 19 diverse Organizzazioni
sindacali”. Non poteva mancare sulle pagine de “l’Operaio
italiano” la polemica sviluppata da parte della visione socialista del
lavoro e delle sue lotte nei confronti della visione cattolica dell’Opera
Bonomelli. Malgrado l’onda lunga di quelle divisioni abbia depotenziato il
movimento operaio, fino a farlo naufragare nella tragedia della prima guerra
mondiale, e abbia portato alla sconfitta dell’ “internazionalismo del
lavoro” favorendo il risorgere di nazionalismi e di politiche di potenza
tra gli Stati, resta la grandezza di quel tentativo che non rimase circoscritto
all’Europa ma fu condiviso ed anzi ebbe larga diffusione nell’America latina,
negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. La raccolta di gran parte degli
articoli reperibili pubblicati su “L’operaio italiano ” è dunque una
fonte preziosa che, di colpo, scavalcando all’indietro nel tempo un intero
secolo, ci offre la conoscenza di situazioni drammatiche vissute dai nostri
emigranti: fragilità degli accordi di assunzione e salari ridotti, malattie e
baracche, alcoolismo e prostituzione, forme di caporalato e crumiraggio,
l’inferno della miniera e delle condizioni di lavoro. “Nel 20007 – scrive
Pezzoni – ricorre il centenario della nascita di Altiero Spinelli, uno dei
padri fondatori dell’Europa politica e dell’idea federalista. Di fronte alle
nuove sfide della globalizzazione si deve scegliere – dice Pezzoni – se
attenuare o rafforzare la qualità del “modello sociale” europeo, se
impegnarci per una globalizzazione dei diritti su scala planetaria o
rinchiuderci in una Europa che si sente fortezza assediata dagli immigrati del
Sud del mondo, dall’Islam radicale, dalla crescente competizione di Cina e
India. Movimenti giovanili, associazioni, volontariato, sindacati italiani ed
europei devono ritrovare ragioni e motivazioni per una nuova stagione di impegno,
così come i Comites e le diverse organizzazioni dell’emigrazione italiana nel
mondo. La Ces,
Confederazione Europea dei Sindacati, risponda a queste sfide proponendo una
grande offensiva culturale. Le forze politiche, il Parlamento italiano e il Parlamento
europeo trovino quel coraggio, quella creatività, quella forza di visione che
portarono cinquant’anni fa ai Trattati di Roma. Solo così – conclude la sua
prefazione Pezzoni – facciamo vivere le nostre radici e prepariamo un futuro
più degno e umano per le generazioni che verranno”.

 

 

Fedi: “Per risolvere
discrepanze elettorali necessaria soluzione definitiva”

(9colonne Atg)
ROMA – In partenza per un breve soggiorno in Tunisia, dove incontrerà i
connazionali italiani residenti nel Paese nordafricano, l’onorevole Marco Fedi,
eletto nella circoscrizione estero, esprime alcune considerazioni in merito
alla polemica, scoppiata in questi ultimi giorni, sulla discrepanza tra i dati
Aire e quelli dell’anagrafe consolare ai fini della composizione degli elenchi
elettorali degli italiani all’estero. “E’ una questione nota a chi si è
occupato di italiani all’estero negli ultimi anni”, dichiara il deputato eletto
nelle file dell’Unione. “E’ anche noto che questo incrocio di dati porta
eventualmente a cancellazioni indebite. D’altro canto è rischioso lasciare
negli elenchi nominativi di persone decedute, oppure recapiti postali sbagliati
per il voto per corrispondenza. Noi eletti all’estero – continua – siamo
consapevoli delle difficoltà oggettive di tale situazione: la legge elettorale
è materia del Viminale, i Comuni hanno competenza per l’aggiornamento
dell’Aire, e il ministero degli Esteri è la parte di Pubblica Amministrazione
che ha contatto diretto con elettori”. “Pertanto – prosegue Fedi – o si pensa a
un intenso lavoro di riforma per riformare profondamente tutta la materia,
creando un’apposita agenzia elettorale o affidando la gestione di questa
partita elettorale interamente al Mae, oppure si deve rimettere in campo una
soluzione già proposta in sede di discussione sulla legge che regola il voto
all’estero, la 459/2001: quella di realizzare un apposito elenco elettorale per
chi intenda avvalersi dell’opportunità di votare per corrispondenza per i
candidati residenti fuori dall’Italia, mantenendo al contempo inalterata la
possibilità di optare per il rientro in Italia per esercitare il proprio
diritto di voto”. “Ma bisogna essere consapevoli – avverte il parlamentare
–  che anche questa seconda ipotesi
riguardante l’elenco degli elettori avrà dei costi, dato che occorrerà ripetere
l’operazione di informazione e comunicazione presso le nostre comunità che già
sostenemmo allorquando entrò in vigore la legge ordinaria”. Fedi fa quindi una
previsione: “Ho paura che in mancanza di una riforma vera, che non sia soltanto
ritocchi tecnici sui tempi o sulle operazioni di scrutinio, ma che riguardi
anche la collocazione dell’elenco degli elettori e la sua gestione, oppure di
una riforma della legge elettorale che introduca l’elenco degli elettori nel
quale ci si iscrive volontariamente, in assenza di una di queste due ipotesi,
siamo destinati a continuare a lavorare nell’attuale condizione. Una situazione
questa, con sistemi informatici non ancora completamente compatibili, e le
risorse e il personale della rete consolare insufficienti, nella quale si deve
continuare a fare del nostro meglio in condizioni difficili per tutti. Ciò non
significa, come trapela da qualche dichiarazione, togliere legittimità alla
rappresentanza politica parlamentare emersa dal voto del 9-10 aprile 2006 o
dalle future consultazioni politiche”, sottolinea il deputato dell’Ulivo.

Quindi Fedi passa ad affrontare un’altra questione di
attualità politica, la nascita del Partito Democratico nell’ottica degli
italiani all’estero. “Sulla costruzione del Pd all’estero credo che i percorsi
debbano essere analoghi a quelli che avvengono in Italia. In particolare, il
prossimo 14 ottobre anche gli italiani all’estero dovranno poter esercitare il
loro voto diretto per il segretario e per le liste di candidati, aperte e
presentabili da chiunque, e iscriversi al Pd. Inoltre, nel manifesto politico
del Pd ci dovrà essere un riferimento chiaro al grande patrimonio rappresentato
dalle comunità italiane nel mondo, a partire dal quale il nuovo partito dovrà
elaborare delle solide proposte di contenuto”.

 

 

Voto estero, Marino: “La
decisione sull’Aire un atto di concretezza”

(9colonne Atg)
ROMA – “La decisione del sottosegretario Bonato di eliminare la procedura di
scarto dall’Aire per chi non provvede entro il primo luglio 2007 alla
trascrizione dell’atto di nascita è un gesto di responsabilità che dimostra
concretezza e capacità di ascolto verso gli italiani all’estero”. E’ quanto
afferma Eugenio Marino, del coordinamento dell’Unione per gli italiani nel
mondo, in merito alla nuova circolare del ministero degli Interni
sull’estensione dei controlli informatici sull’Aire. “Dopo che era stato
rinviato il termine di scadenza dal primo giugno al primo luglio 2007 –
continua Marino – avevamo chiesto al sottosegretario Bonato di intervenire su
una pratica che avrebbe messo a rischio l’iscrizione di molti italiani
all’estero all’Aire. E’ stato lo stesso Bonato a verificare prima la
possibilità di un nuovo rinvio della scadenza a dopo l’estate e
successivamente, a predisporre che venisse eliminata la conseguenza della
cancellazione dall’anagrafe dei comuni per chi non riesca, per qualsiasi
motivo, a presentare il proprio atto di nascita”. “Con questa decisione –
prosegue l’esponente dei Ds – non solo i nostri connazionali avranno più tempo
a disposizione per aggiornare la propria posizione anagrafica, ma non
rischieranno più alcuna cancellazione”. “Abbiamo dunque ottenuto – conclude
Marino – due risultati positivi: nessun concittadino sarà escluso dal diritto
di voto a causa di una procedura burocratica e allo stesso tempo procediamo
nell’operazione di bonifica di tutte le Aire comunali”.

 

 

Rai International: Badaloni
incontra la Consulta
nazionale emigrazione

(9colonne Atg)
ROMA – All’indomani dell’intesa di Rai International con la presidenza del
Consiglio per la firma della convenzione ed al termine di una fase di
riorganizzazione avviata all’inizio dell’anno si è svolto l’incontro
programmato tra una delegazione della Consulta nazionale dell’emigrazione (Cne)
e il direttore di Rai International Piero Badaloni. L’incontro che si è
protratto per circa due ore in un clima di reciproca attenzione, è stato
l’occasione da un lato per una illustrazione degli elementi d’innovazione
introdotti e da introdurre e degli impegni legati alla rinegoziazione della
convenzione e dall’altro di illustrazione delle impostazioni e dei contenuti
ritenuti dalla Cne come utili al rilancio qualificato di Rai International. Per
la Cne erano
presenti e sono intervenuti Aldo Lorenzi, Laura Garavini, Rodolfo Ricci e
Roberto Volpini. Il presidente della Cne Rino Giuliani ha sottolineato
l’esigenza della compresenza del pluralismo, della qualificazione degli
operatori e della produzione di prodotti culturalmente validi scelti dalle
produzioni Rai e autoprodotti, di un accesso ai programmi più ampio ed a costi
ragionevoli. “Dobbiamo mirare alle nuove generazioni – ha aggiunto Giuliani,
agli oriundi ed agli stranieri interessati all’Italia, occorre una informazione
di ritorno che l’intero servizio pubblico s’incarichi di veicolare nelle case
degli italiani”. Il direttore Badaloni ha illustrato le iniziative in atto per
diversificare i prodotti garantendo il pluralismo culturale attraverso
palinsesti che tengano conto delle fasce di età e delle esigenze delle diverse
realtà continentali.

Dalla collaborazione con altri settori produttivi e testate
interne il canale generalista vedrà affiancata molta informazione trasmessa
nelle ore utili dei paesi d’accoglienza e lo sport. Un vero e proprio network
articolato e ricco di proposte nuove. I sottotitoli in inglese e spagnolo
avvicineranno di più quanti interessati alla nostra lingua ed alla nostra
cultura non sono, al momento, in grado di poterle apprezzare in pieno. Il
direttore Badaloni e la Cne
alla fine dell’incontro hanno constatato un comune largo sentire in merito alle
risposte da dare alle nuove domande d’informazione dell’articolato mondo delle
nostre comunità all’estero oggi in cambiamento, concordando sulla utilità degli
apporti della Cne nei programmi che possano valorizzare il ruolo di proposta e
le esperienze dell’associazionismo e di incontri periodici sull’attività di Rai
International. L’attuale fase di cambiamento richiede infatti anche un
supplemento di rappresentanza e di partecipazione. “L’associazionismo – ha
sottolineato Giuliani – con il suo ruolo di promozione sociale e di
rappresentanza dei cittadini utenti presenti all’estero è in grado di
organizzare e raccogliere la customer satisfaction e di partecipare come uno
dei soggetti interlocutori al miglioramento della qualità dei servizi
prodotti”.

 

 

Pd, Neri: “Grazie ai
firmatari dell’appello per il ruolo degli italiani all’estero”

(9colonne Atg)
ROMA – “Caro Federico, ti ringrazio e tramite te ringrazio tutti coloro che
hanno aderito all’appello affinché si affermi nel centrosinistra italiano una
maggiore consapevolezza e considerazione verso le nostre comunità all’estero”.
Inizia così la lettera che Luciano Neri, coordinatore dell’esecutivo
circoscrizione Estero della Margherita, ha inviato a Federico Oggian,
coordinatore della Margherita per l’Europa dell’Est. “L’appello – prosegue Neri
– è stato peraltro ripreso anche nel corso dell’incontro promosso dal
coordinamento dell’Unione con il governo ed i gruppi parlamentari. E’ vero che
negli ultimi tempi, anche per effetto del voto, è cresciuta l’attenzione
rispetto agli italiani nel mondo, ma non quanto sarebbe giusto, non quanto
sarebbe necessario. I media ancora continuano a rimbalzare una immagine
distorta, puntando più sul gossip che sull’informazione, manca la necessaria
curiosità per capire la positività e il pluralismo vitale di tante collettività
che sono ben altro dallo stereotipo patriottardo, antico e marginale rimbalzato
da Tremaglia e dalla destra in questi anni. Ma anche nel centrosinistra stenta
ad affermarsi compiutamente la consapevolezza dell’importanza di comunità che
costituiscono un raro patrimonio umano, culturale ed economico/commerciale.
Anche per questo come coordinamento dell’Unione abbiamo ribadito la necessità
di valorizzare, sia a livello politico che istituzionale, un patrimonio che
rappresenta molto di più di cinque, pur importanti, voti che assicurano la
maggioranza di governo al Senato. E anche per questo abbiamo chiesto coerenti
ed adeguati impegni programmatici e di bilancio a partire dalla stesura del
Dpef e dagli stanziamenti della Finanziaria”.

“Ringrazio Luciano Neri – commenta Oggian – anche a nome di
tutti i firmatari dell’appello per il riconoscimento del ruolo degli italiani
all’estero nel Manifesto del Partito Democratico. Sono sicuro che questa
importante presa di posizione rafforzerà l’esito positivo della richiesta
espressa, tra gli altri, da ben 10 coordinatori nazionali della circoscrizione
Estero della Margherita e da 7 parlamentari”. L’appello è stato inviato al
presidente Romano Prodi, al segretario dei Ds Piero Fassino, al presidente
della Margherita Francesco Rutelli, ai capigruppo dell’ Ulivo alla Camera e al
Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, e a tutti i parlamentari
dell’Ulivo italiani ed europei. Verrà inoltrato nei prossimi giorni al Comitato
dei 45 per la costituzione del Partito Democratico. “L’appello – aggiunge
Oggian – al di là del suo obiettivo specifico, quello di ottenere il
riconoscimento esplicito all’interno del Manifesto del Pd dell’importante ruolo
svolto a favore del Paese dalle comunità italiane nel mondo e l’impegno del
futuro partito a sostenere attivamente politiche a favore degli italiani
all’estero, esprime anche una domanda forte di partecipazione “dal basso” al
processo di costruzione del Partito Democratico. Anche tra i cittadini italiani
all’estero infatti si percepisce quella voglia di ridare senso all’impegno
politico, inteso come servizio alla comunità ispirato da modelli
comportamentali rigorosi e sobri. La costruzione del Partito Democratico può
rappresentare questa nuova speranza per una politica trasparente ed etica.
Anche all’estero dobbiamo dare inizio alla nuova avventura politica, costruire
il Pd, far nascere i democratici italiani nel mondo. Anche all’estero chiediamo
si dia vita, il 14 ottobre – data fissata per le primarie, come già chiesto
dall’onorevole Franco Narducci, a una grande giornata di partecipazione
popolare e democratica istituendo i seggi per l’elezione del segretario del
futuro partito e per l’Assemblea Costituente in tutti i paesi dove sono
presenti comunità italiane”.

 

 

Sposato (Ds): “Grazie a web
tv dei Ds anche italiani all’estero hanno seguito Veltroni”

(9colonne Atg)
ROMA – “Walter Veltroni, sindaco di Roma, ha dichiarato al Lingotto di Torino
la sua disponibilità a candidarsi per la segreteria del futuro Partito
Democratico. Il nuovo partito avrà bisogno di idee coraggiose e avanzate per
riformare l’Italia, che dovranno essere portate avanti da dirigenti politici
autorevoli e forti della legittimazione proveniente da elezioni primarie ampie
e partecipate.” Con queste parole Gennaro Sposato, responsabile comunicazione
DS/Italiani nel Mondo, ha commentato l’intervento di Veltroni a Torino. “La
decisione di Veltroni – continua Sposato – di essere uno dei candidati leader
del futuro Partito Democratico, farà delle Primarie un grande appuntamento
politico importante per la storia del nostro paese, e la sua scelta di
annunciare a Torino i contenuti della sua visione per l’Italia sta lì a
ribadire che nel Partito Democratico conteranno soprattutto i contenuti e le
idee, non i personalismi”. “Gli italiani all’estero – conclude la nota – sono
parte integrante di questo percorso. Con il ciclo di iniziative dal titolo
“Workshops in the World”, lanciato dai responsabili DS/Italiani nel Mondo, gli
italiani nel mondo stanno già contribuendo attivamente a costruire il Partito
Democratico anche all’estero. Grazie alla web tv dei DS hanno inoltre potuto
seguire in diretta il discorso di Veltroni così come tutti gli altri eventi più
significativi di questo importante ed affascinante percorso”.

 

 

Carta di identità in
consolati europei, Ds: “Politica del centrosinistra concreta”

(9colonne Atg)
ROMA – “Fare i conti con la realtà e rispondere ai bisogni concreti dei nostri
concittadini all’estero, è questo il contenuto della politica riformista del
centrosinistra ed è questo il segnale che vogliamo lanciare anche con
provvedimenti apparentemente minori, come quello del rilascio delle carte
d’identità ad opera delle strutture consolari in Europa”. E’ con queste
parole che i responsabili dell’ufficio Ds italiani nel mondo commentano la
notizia sulla possibilità per gli italiani in Europa di richiedere la carta
d’identità anche ai consolati. “Il nuovo servizio eviterà a chi intende
spostarsi esclusivamente in Europa – continuano i responsabili Ds nel Mondo –
di richiedere il ben più costoso passaporto elettronico, necessario invece per
i viaggi in paesi terzi”. “Alla retorica che la Destra ha indirizzato agli
italiani nel mondo nei suoi cinque anni di governo – conclude la nota dei Ds –
noi intendiamo sostituire i fatti e le azioni concrete, al fine di assicurare
ai nostri connazionali all’estero gli stessi diritti e servizi di cui godono
gli italiani residenti in Italia”.

 

 

Comitato italiani
all’estero, Rebuzzi: “Siamo sulla strada giusta”

(9colonne Atg)
ROMA – “Il Comitato permanente per le questioni degli italiani all’estero
a cui il Senato ha voluto dar vita, è un passo avanti fondamentale e
importantissimo per gli italiani nel mondo e per l’Italia”. Queste le
parole della senatrice di Forza Italia eletta in Europa Antonella Rebuzzi sul
neonato Comitato per gli italiani all’estero. “L’Italia, pian piano, sta
cominciando ad apprezzare il ruolo di noi parlamentari eletti oltre confine:
questa è la mia percezione – spiega –. Ci vorrà ancora del tempo per far capire
ai colleghi parlamentari nazionali, ma soprattutto agli italiani d’Italia, che
la comunità italiana all’estero può essere davvero una risorsa per il nostro
Paese; ci vorrà ancora del tempo, dicevo, ma siamo sulla strada giusta”.
“Il presidente del Comitato – ha continuato l’esponente forzista -,
senatore Claudio Micheloni, anche lui eletto in Europa, è una persona molto
preparata e con grande esperienza nel campo dell’emigrazione,
dell’associazionismo e della politica: sono sicura che con un tale timoniere al
comando, non potremo che navigare sempre con il vento in poppa, verso obiettivi
precisi e concreti”. “Sono onorata – ha aggiunto la senatrice azzurra
– di far parte di questo Comitato che si occuperà esclusivamente di ciò che
interessa ai nostri connazionali sparsi per il globo, e sono pronta a
partecipare al progetto mettendo a disposizione di tutti la mia esperienza, la
mia passione, il mio entusiasmo, la mia voglia di fare, ma anche di conoscere e
imparare”. “L’augurio – ha concluso la Rebuzzi – è che un giorno,
anche in Italia, si inizi a parlare di italiani all’estero. Davvero,
però”.

 

 

Benevento: presentata
l’associazione “Amici del Sannio nel mondo”

(9colonne Atg)
BENEVENTO – E’ stata presentata nei giorni scorsi l’“Associazione amici del
Sannio nel mondo”, nata su iniziativa della Provincia di Benevento, di cui
fanno parte gli emigranti sanniti e i loro discendenti. L’Associazione, fondata
a New York, conta di sollecitare l’adesione con tutte le comunità sannite del
mondo. La presentazione è avvenuta nell’ambito di “Futurity” presso la Rocca dei Rettori, sede
della Provincia, con il presidente dell’Associazione Vincenzo Iannucci, il suo
vice Joseph Meccariello e il consigliere Generoso D’Agnese. Per i sanniti in
madrepatria c’erano: il presidente della Provincia Carmine Nardone, gli
assessori provinciali Pasquale Grimaldi, Giorgio Carlo Nista e Carmine
Valentino, il sindaco di Airola Biagio Supino, nonché il comandante la Scuola Allievi
Carabinieri Luigi Sementa, che ha ospitato la VII Conferenza
internazionale sulla sicurezza (Icosit) appena conclusasi. L’Associazione dei
sanniti si propone tra i suoi scopi quello di rinsaldare i legami culturali con
la madrepatria, che rischiano di essere travolti, hanno detto Iannucci e
Meccariello, dai numerosissimi emigranti di lingua ispanica. Al termine della
Cerimonia si è svolto uno scambio di doni, con momenti di commozione quando i
sanniti d’Oltreoceano hanno rimarcato il loro amore per la madrepatria.
Premiati anche due “veterani” di Icosit: William Gossard ed Ed Carter dagli
Stati Uniti, esperti in sicurezza provenienti dagli Stati Uniti. “E’ un sogno
divenuto realtà – ha commentato Iannucci – E’ da molto che discutevamo con il
presidente Nardone di formare un’associazione di noi sanniti in America: non è
stato semplice, perché viviamo in quattro diversi Stati, ma poco alla volta ci
siamo riusciti. Attualmente siamo 26 soci fondatori e copriamo Durazzano,
Airola, Luzzano, Colle Sannita, Pontelandolfo, Pietrelcina. Tutti i soci sono
grandi imprenditori: persone serie, lavoratrici che sono riuscite ad affermarsi
in America. E’ una cosa buona, perché noi vogliamo lavorare per l’avvenire dei
nostri giovani: vogliamo che i nostri figli devono conoscere non solo il
Sannio, ma poter parlare la lingua italiana”.

“Tra le diverse attività in programma – ha aggiunto Iannucci
– c’è quella di organizzare gite per portare qui i nostri giovani per conoscere
le nostre tradizioni, i Paesi e tutte quelle cose che noi, i nostri padri e i
nostri nonni, hanno vissuto in gioventù. Siamo sanniti che vivono all’estero,
ed insieme, attraverso questa associazione, formeremo una unica famiglia: i
sanniti del Sannio e quelli che vivono in America. Vogliamo formare un’unica
famiglia per lavorare insieme per il benessere dei nostri figli”. “Mi sono
sempre sentito il presidente dei sanniti in Italia – ha aggiunto il presidente
della Provincia, Carmine Nardone – ma anche presidente dei sanniti all’estero,
ovviamente non come carica formale, ma come mozione di affetti e di sentimenti.
Auguro le migliori fortune all’Associazione che continueremo ad appoggiare
perché si radichi in tutto il mondo e non solo negli Stati Uniti”. “Considero
questa una grande iniziativa che guarda al futuro – ha sottolineato da parte
sua Joseph Meccariello, vicepresidente dell’Associazione – E in un futuro non
molto lontano, faremo delle cose grandi che tutti ricorderemo. Abbiamo tanti
obiettivi, tante idee che dobbiamo mettere assieme. Uno dei miei obiettivi è
quello di aprire un dopo-scuola per insegnare ai figli dei sanniti la lingua
italiana. La mission dell’Associazione è di rafforzare e promuovere la cultura
italiana a New York, in quanto lì abbiamo molti ragazzi che non parlano
italiano”. “Per me la nascita di questa Associazione è molto importante – ha
infine sottolineato Elia Mannetta, l’italoamericano animatore di Icosit, la Conferenza Internazionale
sulla sicurezza nei trasporti – oggi parliamo di globalizzare il mondo, ma è
importante anche di riconoscere e mantenere la identità individuale delle varie
valli, province e popoli. Ecco che avere una Associazione dei Sanniti, è
bellissimo. C’è un detto: se non ti curi il viso da solo, nessuno ti dirà che
sei bello. Anche le altre associazioni sono importanti, ma ogni zona deve avere
la sua associazione. E lavorare poi insieme in un mondo globale. Ma
soprattutto, è importante che ognuno riconosca le sue origini”.

 

 

Made in Italy: imprenditori
a confronto a New York

(9colonne Atg)
NEW YORK – La
Confederazione
imprenditori italiani nel mondo (Ciim) Usa ha
organizzato, nei giorni scorsi, una tavola rotonda a New York all’insegna del
made in Italy, caratterizzata dal confronto diretto fra personaggi che fanno
della loro esperienza quotidiana nell’imprenditoria un cavallo di battaglia,
con la prospettiva di far crescere le aziende italiane e tutto ciò rappresenta
il prodotto di casa nostra. Esperti del settore hanno portato il loro
contributo in un evento-workshop che aveva come obiettivo principale lo scambio
di idee sulla competitività delle aziende e dei prodotti italiani nell’ambito
del complesso e delicato mercato globale. L’evento, organizzato da Andrea Volpe
della Coface Nord America e moderato da Marco Casella, vicepresidente di
Merrill Lynch Global Private Client, ha visto intervenire come relatori e
ospiti d’eccezione Tommaso Bruso, Ceo della Fedon America, Alfredo D’Innocenzo,
Managing director della De Cecco Usa, Davide Sereni, vicepresidente della
Bormioli Rocco Usa e Tomaso Veneroso, in qualità non solo di presidente Ciim
Usa ma anche di presidente di Am Cast.

I relatori della tavola rotonda hanno aperto un intenso e
importante dibattito su temi estremamente attuali legati all’espansione del
made in Italy, sottolineando l’attività dell’imprenditoria italiana, capace di
eccellere per la qualità del propri prodotti e il design delle merci; altro
tema affrontato è stato quello riguardante il rischio proveniente da Paesi dove
la manodopera costa pochissimo, caso emblematico quello della Cina, anche se
per tanti imprenditori italiani non costituisce un vero pericolo. La tavola
rotonda di New York ha dato vita a un profondo dialogo, una caratteristica che
da sempre costituisce uno dei capisaldi della Ciim Usa: confronto e analisi,
come l’aggiornamento, sono le chiavi di volta che stimolano gli operatori del
made in Italy a tenersi al passo coi tempi e ad applicare sempre nuove
strategie di affari per affrontare il futuro nel migliore dei modi, affinché lo
stile e la qualità italiana vincano sempre nuove e difficili sfide. Sul sito
ufficiale della Confederazione imprenditori italiani nel mondo (ciimonline.org)
è possibile scoprire il quadro degli eventi fin qui svolti e guardando al
futuro conoscendo i prossimi appuntamenti che saranno organizzati dalla
Confederazione.

 

 

Dante Alighieri: sempre più
italiano in casa del francese

(9colonne Atg)
ROMA – In crescita la richiesta d’italiano in Francia. L’ambasciatore Bruno
Bottai, presidente della Società Dante Alighieri, ha infatti ratificato
ufficialmente la costituzione del Comitato di Digione, comune francese di circa
150.000 abitanti, capoluogo del dipartimento della Cote-d’Or e della Regione
della Borgogna. Prestigiosa località che ha dato i natali ai Duchi di Borgogna
e a Gustave Eiffel, ideatore dell’omonima Torre divenuta il simbolo della
Francia, Digione è oggi una capitale regionale moderna all’interno dell’unica
agglomerazione di più di duecentomila abitanti situata tra Lione e Parigi.
Erede di un patrimonio architettonico eccezionale, uno dei primi settori
salvaguardati dal Paese, Digione conta ben otto musei e una vita culturale
celebre a livello internazionale grazie agli eventi accolti annualmente dalla
splendida Piazza della Liberazione. Con la nascita del Comitato di Digione,
presieduto da Jean Clod Sgro e prossimo Centro Certificatore Plida, diventa
ancora più capillare la presenza della Società Dante Alighieri in Francia con
ben 29 sedi attive per la diffusione della lingua e della cultura italiane.

 

 

Presentato il volume “Storie
di campani all’estero”

(9colonne Atg)
NAPOLI – Nell’ambito del progetto promosso dall’Assessorato della Regione
Campania alle Politiche Sociali, guidato da Rosa D’Amelio, è stato redatto il
volume “Storie di campani all’estero. I nuovi protagonisti dell’emigrazione”,
scritto dai giovani di origine campana residenti nei cinque continenti, che
hanno partecipato al corso “Agenti dell’emigrazione” organizzato dalla Filef
Campania. Il volume raccoglie tredici storie giovanili che raccontano le
esperienze vissute in un Paese diverso da quello di origine: dall’Argentina,
dall’ Uruguay, dagli Stati Uniti per parlare della propria realtà e della
storia della propria famiglia. Il volume, a cura di Francesco Calvanese,
presidente della Filef Campania, è nato con l’intento di avviare nuovi
progetti, imprese e soprattutto creare una solida rete di cooperazione per
rafforzare le relazioni culturali con la Campania e tutte le comunità di campani residenti
all’estero. E’ possibile scaricare il volume all’indirizzo campaninelmondo.org/allegati/librocampani.pdf.

 

 

Toscana: aperta la mostra
“Migrazioni. Un sogno lungo un secolo”

(9colonne Atg)
SIENA – Inaugurata il 23 giugno scorso a Sinalunga, in provincia di Siena, la
mostra fotografica dal titolo “migrAzioni – Un sogno lungo un secolo”, si
presenta come un vero e proprio viaggio nel mondo degli immigrati, sospeso
dalle storie degli italiani, che all’inizio del secolo attraversavano l’Oceano
in cerca di una sorte migliore, a quelle dei migranti del terzo millennio. Si tratta
di immagini che raccontano la storia di quello che è stato un fenomeno di
massa, che ha coinvolto circa 27 milioni di italiani tra la fine del 1800 e la
prima metà del ‘900, e che è diventato ormai strutturale nella società
contemporanea. L’evento rappresenta la tappa finale del progetto “Pane e denti
(possibilità e strumenti)”, realizzato in partnership da Labitalia, Conform
srl, Cenasca-Cisl, Cnca, Stellaria Cooperativa Sociale e Impresa Sensibile-Cna.
Un progetto co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo all’interno dell’iniziativa
comunitaria Equal II Fase, che ha posto al centro delle sue azioni la lotta
alle discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro, e gestito in
Italia dal ministero del Lavoro e della Previdenza sociale. All’inaugurazione
hanno partecipato il sindaco di Sinalunga, Maurizio Botarelli, Simona Picone di
Conform, responsabile del progetto, Francesca Scorsino, ricercatrice Conform
per la pubblicazione “Parole migranti. Immigrazione, lavoro, discriminazione:
analisi lessico testuale di articoli di quotidiani italiani”, Sergio
Agostinelli, coordinatore della Rete Extra Cenasca, Maurizio Sarcoli, di Cnca,
responsabile delle attività laboratoriali sulla “Peer education” (educazione
tra pari), Romano Benini direttore Sviluppo e strategie di Labitalia e autore
della trasmissione di Rai Tre “Okkupati”. La mostra fotografica, dopo la prima
edizione di Roma, è stata proposta a Lamezia Terme, come città rappresentativa
del Sud, per poi essere replicata a Sinalunga. Nella fattispecie le immagini di
“migrAzioni” raccontano “ le angosce e speranze vissute prima dai nostri padri
e ora dalle popolazioni africane e asiatiche, alla ricerca di un lavoro e di
migliori condizioni di vita”, spiegano gli organizzatori.

Le storie dei migranti italiani di inizio secolo,
intrecciate alle storie dei migranti del terzo millennio, sono raccontate
dall’occhio di Stefano Montesi, fotografo romano impegnato nel sociale e
collaboratore della Caritas. Le foto, provenienti dalla Fondazione “Paolo
Cresci” di Lucca e dalla Fondazione Napoli Novantanove, raccontano anche storie
di chi ce l’ha fatta. Come quella delle sarte rom che hanno tessuto preziosi
ricami e sfilato per Romeo Gigli o quella di Mohiuddin Mohd, immigrato dal
Bangladesh passato per l’inferno dell’ex pastificio Pantanella (negli anni ‘90
fatiscente ricovero per gli stranieri in arrivo nella capitale), che ha avviato
una carriera da imprenditore, aprendo ristoranti e pizzerie. All’inaugurazione
ha inviato un messaggio di saluto il presidente della Regione Toscana, Claudio
Martini, dichiarando che “la mostra ripercorre le tappe di una lunga vicenda
nazionale, che ha interessato oltre 27 milioni di connazionali dalla fine del
1800 per giungere all’attualità del fenomeno migratorio. Parlare di immigrazione
significa considerare i migranti come cittadini alla pari degli altri, ai quali
bisogna consentire di vivere bene nel luogo in cui si trovano, potendo
partecipare alla vita pubblica, anche attraverso l’esercizio del diritto di
voto”. “Il progetto ‘Pane e denti’ – ha aggiunto Romano Benini – ha
rappresentato un’interessante iniziativa di animazione e di comunicazione
rivolta non solo agli immigrati, ma anche a tutte le persone che sul mercato
del lavoro si trovano a vivere in condizione di difficoltà”. “Il laboratorio di
‘peer education’ (educazione tra pari) – ha detto poi Maurizio Sarcoli – nei
luoghi di lavoro è stata un’occasione di trasferire all’interno del contesto
adulto e lavorativo multietnico un modello di formazione e condivisione di
conoscenze necessarie che si è ormai diffuso nel campo dell’educazione
giovanile alla salute. I risultati di questa sperimentazione, oltre che nella
dispensa distribuita alla mostra fotografica ai visitatori, sono leggibili
anche su retextra.org”.

 

 

A Buenos Aires Emilia
Romagna vuol dire solidarietà

(9colonne Atg)
BUENOS AIRES – Emilia-Romagna uguale solidarietà. In un Paese complesso e che
nel recente passato ha vissuto gravi difficoltà come l’Argentina, brilla
infatti l’impegno di un gruppo di giovani discendenti di emiliani-romagnoli,
alcuni dei quali imprenditori, che alcuni anni fa hanno costituito la Ong Ceibos
(Cooperazione dell’Emilia-Romagna per Iniziative a Buenos Aires di Opportunità
Sociali) per avviare progetti solidali. Tra le varie iniziative, va ricordata
la mensa per bambini di strada e indigenti. Uno dei promotori, Helvio
Bonilauri, che lavora presso la filiale di Buenos Aires dell’azienda bolognese
Giesse Group, ha interessato una funzionaria della stessa, Armida Nanetti, che
subito si è messa in contatto con Bologna. Da lì sono arrivati aiuti, l’ultimo
dei quali, portato personalmente da uno dei fondatori della Giesse, Maurizio
Sermasi, è stato un assegno di 4 mila euro per le mense di Maria de la Esperanza, sufficienti a
sfamare 150 bambini per un intero anno. “Iniziative come queste – ha scritto la
madre di Helvio, Valeria Bonilauri in un messaggio agli emiliano romagnoli nel
mondo – ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani, perché in Argentina la
solidarietá italiana é sempre presente”.

 

 

Brasile: concluso corso
dell’Ital-Uil per gli operatori di patronato

(9colonne Atg)
SAN PAOLO – Nel corso di una tre-giorni densa di lavoro e di molte novità,
derivanti dalle nuove sfide per il lavoro di patronato all’estero, l’Ital-Uil
del Brasile – presente oggi in 8 Stati del Paese Sudamericano – ha organizzato
a San Paolo un corso di formazione per nuovi operatori. Al corso hanno
partecipato gli operatori assunti nel corso del 2006 e 2007, provenienti da
Porto Alegre, Curitiba, Rio de Janeiro, Belo Horizonte e Vitoria. L’Ital-Uil in
questi ultimi anni in Brasile non ha smesso di crescere in qualità e quantità
del servizio e il corso è stato un po’ la dimostrazione di tutto questo. “Siamo
molto soddisfatti dei risultati ottenuti finora – ha detto il presidente
dell’Ital-Uil Brasile Fabio Porta – anche grazie al supporto costante da parte
della nostra Sede Centrale ed all’entusiasmo di un gruppo di operatori giovani
e competenti”. “Investire in formazione – secondo Porta – è la maniera migliore
di prepararsi alle nuove sfide per il lavoro di patronato all’estero, a partire
dalla tanto auspicata e, si spera, prossima convenzione con il ministero degli
Esteri”. Nel corso dell’incontro l’Ital-Uil brasiliana ha anche espresso
soddisfazione per il recente ingresso nel Comites di San Paolo della
coordinatrice del corso, Daniela Dardi, da anni responsabile di uno dei
principali uffici in Brasile e punto di riferimento per le varie sedi
periferiche.

 

 

Referendum, Di Biagio
(Enas): “Firmino anche gli italiani all’estero”

(9colonne Atg)
ROMA – “Serve una legge elettorale che possa permettere a chi vince di
governare il Paese”. Lo ha affermato il coordinatore delle sedi estere del
patronato Enas/Ugl, Aldo Di Biagio, che ha esposto in una nota le motivazioni
della sua adesione al referendum elettorale che “si propone – ha spiegato – di
apportare alcune importanti modifiche, attraverso il metodo di democrazia
diretta, al sistema elettorale vigente”, e ha invitato pertanto “tutti gli
italiani all’estero a sottoscrivere le proposte referendarie partecipando alla
raccolta di firme”. “La legge sottoposta a referendum – ha chiarito – non
modifica il voto all’estero, ma è importante che gli italiani nel mondo
facciano sentire la loro voce, apponendo con convinzione le loro firme affinché
sostengano le importanti modifiche ci si propone di apportare nel nostro Paese.
La loro partecipazione attiva è fondamentale”. “Il ministero degli Esteri – ha
spiegato Di Biagio – ha provveduto il 31 maggio a confermare a tutte le
ambasciate e a tutti i consolati che gli italiani residenti all’estero che lo
desiderino possono firmare il modulo di raccolta firme. Il comitato promotore
sta provvedendo a far pervenire alle nostre ambasciate e consolati, via
corriere diplomatico, un sufficiente numero di moduli per la raccolta delle
firme già vidimati. Si potrà dare quindi concretamente avvio alla raccolta e
autenticazione delle firme. Ovviamente potranno aderire solo gli iscritti nelle
liste elettorali per il voto all’estero nelle rispettive circoscrizioni. I
moduli poi saranno restituiti al ministero degli Esteri che a sua volta li
consegnerà al Comitato promotore entro la data del 15 luglio 2007”. “Il
referendum – ha proseguito Di Biagio – ha lo scopo di abolire il sistema delle
candidature bloccate, decise dall’alto. E’ necessario ridare ai cittadini la
possibilità di esprimere la propria preferenza su un determinato candidato”.

 

 

Lingua italiana: accordo fra
la Dante Alighieri
e il Lycée Chateaubriand

(9colonne Atg)
ROMA – Preparare gli allievi che vogliano sostenere l’esame di terza media
secondo il curricolo italiano offrendo un piano formativo per le materie che
necessitino di un’integrazione rispetto al curricolo francese (italiano,
storia, matematica ed educazione tecnica) ed incaricando insegnanti con
un’adeguata preparazione specialistica per offrire lezioni di sostegno agli
studenti. Questo è il contenuto dell’accordo stipulato a Roma, tra la Società Dante
Alighieri, nella persona del presidente ambasciatore Bruno Bottai, il Lycée
Chateaubriand, rappresentato dal preside M. Erick Besse e l’Ape (Associazione
dei genitori dello stesso liceo), con possibilità di rinnovo tacito per i
successivi cinque anni. Per valorizzare al meglio l’esperienza pregressa, la
“Dante” selezionerà insegnanti che abbiano già ricoperto lo stesso incarico
presso la stessa scuola negli anni passati. Altrimenti saranno scelti docenti
abilitati nella scuola italiana per le materie in questione, che abbiano
esperienza nella didattica a studenti esposti a sistemi linguistici differenti.
Per le materie letterarie verranno invece preferiti insegnanti che abbiano
avuto nel loro curricolo una specifica formazione linguistica, per consentire
loro di rinforzare al meglio le competenze di allievi continuamente esposti al
sistema francese che possano presentare difficoltà nell’ortografia italiana,
nel lessico e nella scrittura in genere.

 

 

Venezuela: incontro tra
Comites e la comunità di Punto Fijo

(9colonne Atg)
MARACAIBO – La Voce
d’Italia, quotidiano italiano in Venezuela, si è occupata il 27 giugno
dell’incontro tra il Comites di Maracaibo e la comunità italiana di Punto Fijo.
“Si è svolto nei giorni scorsi – si legge nell’articolo – il salone dell’Ente
gestore Cristo Rey, a Punto Fijo, in Venezuela, l’incontro tra i membri del
Comites di Maracaibo, i consiglieri del Cgie e i rappresentanti consolari con
la collettività locale. Un appuntamento volto a dibattere sulla difficile
situazione che vive il Paese: è latente, infatti, il timore di un peggioramento
socio-politico in breve tempo a fronte del quale si attende una maggiore
attenzione e tutela da parte del governo italiano, non solo verso le fasce più
deboli della nostra comunità, ma anche verso i nostri imprenditori. Il
programma presentato dal Comites – spiega il quotidiano per gli italiani
all’estero – ha toccato diversi punti importanti, quali la concessione della
polizza assicurativa per l’assistenza sanitaria agli italiani in stato di
bisogno, le soluzioni per migliorare i servizi consolari, la cittadinanza, i
passaporti, la diffusione della lingua italiana, le pensioni e sequestri di
persona. Presenti all’incontro, per il Comites, il vice presidente, Cono
Siervo, i membri dell’esecutivo, Giovanni Margiotta ed Emilio Lanzilli, il
segretario Giuseppe Malandrino e il consigliere Pietro D’Agostini. Insieme al
Comites, sono giunti a Punto Fijo anche il consigliere del Cgie Michele
Coletta, la vice console Marisa Lippi, l’agente consolare Mario Migliorini e il
funzionario esperto di Polizia Antisequestro, inviato dall’Unità di crisi del Ministero
per gli Esteri, Bruno Pirello”.

 

 

Danny De Vito apre il suo
ristorante, un omaggio all’Italia

(9colonne Atg)
MIAMI – Che avesse una passione per il cibo non c’erano dubbi. Ciò che non si
sapeva è che ne avesse così tanta per il cibo italiano da aprire un ristorante
di lusso a South Beach, una delle più esclusive località della Florida, dove un
piatto di bistecche per tre persone arriva a toccare la cifra di 325 dollari.
Danny De Vito, star hollywoodiana, ha inaugurato la sua “steak house” su Ocean
Drive: il locale porta il suo nome ed è un vero tributo alla cucina del nostro
Paese. Accanto alla carne, che fa la parte del leone nel menu, anche
dell’ottimo pesce e l’immancabile pasta per una carta che lui stesso definisce
“eccezionale”: “Adoro il pesce – ha detto l’interprete di “Qualcuno volò sul
nido del cuculo” e “La guerra dei Roses” – il sushi ma soprattutto spigola e
branzino”, ha spiegato con una discreta pronuncia italiana. Poi altri piatti
tipicamente nostrani: “Serviremo maccheroni col pecorino romano e una grande
varietà di salami e prosciutti”. L’idea del ristorante “Danny De Vito” è nata
da una collaborazione dell’attore con l’imprenditore Michael Brauser.

 

 

Canada: doppia festa per la
comunità italiana di Filogaso

(9colonne Atg)
TORONTO – La comunità di Filogaso, formatasi a Toronto, si sta preparando alla
doppia festa che animeranno le strade della città: l’8 luglio verrà celebrata
sia la messa in onore della Maria SS. del Carmine, patrona del paese in
provincia di Vibo Valentia, sia il 30esimo anno del sodalizio, presso il parco
di Weston Road. Il ricco programma prevede la celebrazione in mattinata della
messa da parte di padre Vincenzo Rosato con l’esecuzione dei canti liturgici da
parte del coro St. Margaret Mary. Di seguito prenderà il via la processione
accompagnata dalla banda musicale Giuseppe Verdi e poi tutti invitati al
picnic. Durante il pomeriggio si esibirà l’orchestra del maestro Tony Silvani:
ci saranno giochi per i numerosi bambini presenti e per gli adulti. Nel tardo
pomeriggio spazio alla “gara degli spaghetti”, alla vendita delle salsicce
fatte in casa e all’estrazione di premi della lotteria. Il culto della Madonna
Maria SS. del Carmelo è forte a Filogaso, piccolo comune italiano che ha
conosciuto il fenomeno dell’emigrazione verso l’estero a partire dal 1951.
L’Associazione comunità di Filogaso compie quest’anno trent’anni e per
celebrare questo anniversario, dopo i festeggiamenti, un gruppo di 55 persone
partirà alla volta di Filogaso su invito del sindaco Antonio Rizzo, del parroco
Fortunato Figliano e del priore Tommaso Sergi.

 

 

Argentina: successo per la
visita di Pallaro a Mar del Plata

(9colonne Atg)
MAR DEL PLATA – Nei giorni scorsi il senatore Luigi Pallaro ha visitato la
città di Mar del Plata, accompagnato da Alberto Materia, presidente della
Camera di Commercio Italiana di Mar del Plata, dal presidente del Comites
locale Raffaele Vitiello, dal consigliere del Cgie Adriano Toniut e dall’ex
candidata alla Camera per la lista Aisa, Felisa Pomilio. Per il senatore eletto
all’estero è stata una giornata piena di impegni e molto proficua, iniziata
durante la mattinata, alle ore 10, con il ricevimento da parte del sindaco di
Mar del Plata, Daniel Katz, che ha conferito a Pallaro il titolo di Ospite
d’onore della città di Mar del Plata. Successivamente Pallaro è stato ricevuto
anche presso il consiglio Comunale di Mar del Plata, presieduto da Ricardo
Alonso, dove è stato insignito del titolo di “Visitante Ilustre”. Il senatore è
quindi stato ricevuto dal console d’Italia a Mar del Plata, Paolo Emanuele Rozo
Sordini, col quale ha visitato la nuova sede del Consolato, inaugurato lo
scorso dicembre. Dopo il pranzo, l’incontro con il Comites locale e con i
giovani. Alle 18 infine Pallaro ha tenuto una conferenza sulla sua attività al
Senato, presso il salone principale della Società Italiana “Giuseppe Garibaldi
– XX Settembre”.

 

 

Brasile: effettuate le nuove
nomine del Comites di San Paolo

(9colonne Atg)
SAN PAOLO – Si è svolta nei giorni scorsi l’assemblea ordinaria del Comites di
San Paolo, nel corso della quale sono stati ufficialmente resi noti i nomi dei
due nuovi consiglieri che entrano a fare parte del Comitato in sostituzione di
Claudio Pieroni e Ana Lucia Serra, entrambi entrati a fare parte della
direzione della Fecibesp (la
Federazione
delle entità italo-brasiliane dello Stato di San
Paolo). La Fecibesp
infatti è un ente gestore dei fondi che la legge 153 destina all’insegnamento
della lingua dell’italiano all’estero, e per questo motivo la carica di
dirigente è incompatibile con quella di consigliere del Comites. Ai due
consiglieri dimissionari la presidenza e l’assemblea hanno espresso il
ringraziamento per il lavoro fatto e l’augurio di successo per il nuovo impegno
assunto. A sostituire Claudio Pieroni sarà Claudio Pezzilli, già presidente del
Comites di San Paolo ed esponente storico delle associazioni piemontesi in
Brasile; Ana Lucia Serra viene invece sostituita da Daniela Dardi, anche
quest’ultima responsabile di un patronato, l’Ital-Uil, dove da oltre quindici anni
svolge un importante ruolo di coordinamento tecnico generale. Le due dimissioni
hanno anche motivato la ricomposizione delle commissioni tematiche e di lavoro
del Comites di San Paolo. Su proposta della presidente, Rita Blasioli Costa,
sono stati nominati i seguenti presidenti di commissionec Commissione
Informazione e Comunicazione: Fabio Porta, consigliere vicepresidente;
commissione Associazioni ed Eventi: Sonia Galuchi, consigliere; commissione
Giovani: Ricardo Olivati, consigliere. La commissione Rapporti con il
Consolato, presieduta da Claudio Pieroni, passerà sotto la responsabilità della
stessa presidente del Comites, che per legge ha già questa prerogativa.
L’assemblea ha quindi approvato il bilancio consuntivo degli enti gestori (ex
Legge 153) e, nelle varie ed eventuali, si è brevemente intrattenuta su alcune
questioni; in particolare la prossima distribuzione della cosiddetta “It.Card”
(carta di sconti turistici in Italia per residenti all’estero) e la
sottoscrizione popolare sostenuta dai Comites e dai consiglieri Cgie del
Brasile per sollecitare governo e Parlamento a prendere misure rapide e
risolutive in relazione al drammatico problema della cosiddetta “fila della
cittadinanza”.

 

 

Speciale Tfr

Tfr: ultimi giorni per
esprimere una scelta

(9colonne Atg)
ROMA – Ci sono ancora pochi giorni a disposizione per esprimere una scelta
esplicita riguardo il proprio futuro previdenziale. Entro il 30 giugno tutti i
lavoratori italiani di aziende private o privatizzate devono decidere sulla
destinazione del Tfr (trattamento di fine rapporto). Non c’è possibilità di
rinvio: non esprimersi in modo chiaro e preciso non equivale a lasciare le cose
come stanno. Infatti, per decidere di mantenere il Tfr in azienda (se il numero
dei dipendenti non è superiore a 49 unità, oppure conferirlo al fondo dello
Stato gestito dall’Inps, se l’impresa ha almeno 50 dipendenti) è necessario
dichiararlo in modo esplicito. Per mantenere il Tfr in azienda bisogna dunque
compilare i moduli “Tfr1” e “Tfr2”. Nel caso di silenzio del lavoratore, il Tfr
viene trasferito automaticamente al fondo pensionistico previsto dal contratto
collettivo di riferimento o individuato in base a uno specifico accordo
aziendale. Se manca un’intesa aziendale oppure se ci sono più fondi
concorrenti, il Tfr finirà nel fondo che ha ricevuto il maggior numero di
adesioni. O, come ultima possibilità, al fondo pensione residuale costituito
presso l’Inps. In pratica, se il lavoratore non esprime una scelta precisa
lascia che siano gli altri a decidere per lui. E ormai non resta molto tempo
per comprendere qua è la soluzione ideale: fondo negoziale, fondo aperto o Pip
(piano individuale pensionistico). Chi non ha maturato una posizione chiara ha
ancora la possibilità di analizzare tutti gli aspetti di ciascuna opzione.

Resta, di fondo, la consapevolezza che sta per verificarsi
uno snodo cruciale: la decisione, da maturare con attenzione, è per certi versi
irrinunciabile. Non scegliere, infatti, avvia un percorso di non ritorno.
Paradossalmente, quindi, per non cambiare bisogna scegliere: in caso contrario,
il Tfr va all’Inps. Per ora, secondo quanto emerge dai dati preliminari a
disposizione, ancora pochi sembrano aver espresso una scelta esplicita. E’
importante sottolineare che un prodotto previdenziale garantisce importanti
vantaggi fiscali rispetto al Tfr tradizionale. Il regime di tassazione,
infatti, è stato modificato dalla recente Finanziaria 2007: presenta
caratteristiche decisamente più favorevoli rispetto al passato per incentivare
le persone a prendere coscienza del proprio futuro e diventare attori
protagonisti nella costruzione individuale della propria pensione.

 

 

Damiano ai lavoratori:
“Pochi giorni per una scelta consapevole”

(9colonne Atg)
ROMA – “Cara lavoratrice, caro lavoratore, mancano ormai pochi giorni al 30
giugno, data entro cui è possibile decidere se mantenere il proprio trattamento
di fine rapporto in azienda o destinarlo a una forma pensionistica
complementare”. Inizia così la lettera che Cesare Damiano, ministro del Lavoro,
ha inviato in questi giorni ai lavoratori italiani. “La diversa destinazione
del tfr – scrive Damiano – dipende da vari fattori che attengono alla sfera
individuale di ognuno, ma ciò non toglie che sia importante – comunque –
compiere una scelta consapevole. Laddove non si decida esplicitamente di
lasciare il tfr in azienda, le possibilità offerte dall’attuale normativa sono
a loro volta molteplici, poiché diverse sono le forme pensionistiche
complementari tra cui il lavoratore può optare per garantirsi una pensione che
possa, in futuro, integrare quella che gli verrà corrisposta dal sistema
previdenziale obbligatorio. Il tfr così devoluto potrà, in ogni caso,
costituire una riserva a cui ognuno potrà attingere nel corso della sua vita,
similmente a come può fare per il trattamento di fine rapporto lasciato in
azienda. Rimane solo da ricordare che, nel caso in cui entro il 30 giugno non
si esprima una propria volontà, il tfr verrà devoluto alla forma pensionistica
collettiva presente in azienda o, in sua mancanza, al Fondinps”.

 

 

Tfr, Roilo (Ulivo): “I
giovani scelgano la pensione integrativa”

(9colonne Atg)
ROMA – Ormai è prossima la scadenza, prevista per il 30 giugno, per la scelta
della destinazione del Tfr. Secondo il senatore ulivista, Giorgio Roilo, membro
della commissione Lavoro di palazzo Madama, i lavoratori e “soprattutto i
giovani, dovrebbero aderire ai fondi pensione, alla pensione integrativa”,
in quanto “soprattutto per i giovani, è necessaria la pensione integrativa
per avere, quando non saranno più giovani, un rendimento pensionistico decente,
perché il nuovo sistema contributivo, quello previsto dalla riforma Dini, non
prevede dei grandissimi rendimenti”. Un’altra ragione, a giudizio di
Rolio, per la quale conviene scegliere di destinare il proprio tfr a fondi
pensione, “è perché semplicemente è un investimento più redditizio
rispetto alla scelta di lasciarlo in mano alle aziende”, in quanto
“mediamente i fondi pensione hanno un rendimento maggiore”. Il
senatore dell’Ulivo consiglia ai giovani di fare questa scelta “superando
le comprensibili diffidenze che, qualora non superate, porterebbero a
conseguenze negative per il loro interesse”. Per quanto riguarda l’aspetto
mediatico, cioè l’informazione sulla scelta da effettuare, secondo Roilo, “i
mass-media hanno lavorato bene”. “La mia impressione – spiega il
senatore -è che ci sia stata un’informazione abbastanza significativa, sia a
livello di media che a livello governativo. Mi risulta che i sindacati abbiano
fatto incontri, assemblee e che lo stesso esecutivo, tramite il ministero del
Lavoro, abbia fatto una buona informazione”. “Se l’adesione non sarà
particolarmente elevata – chiude il parlamentare della maggioranza – questo
sicuramente non potrà essere imputato alla mancanza di informazione”.

 

 

Tfr, Bonfrisco (Fi): “Le
imprese non tradiscano i lavoratori”

(9colonne Atg)
ROMA – A pochi giorni dalla scadenza fissata dalla legge per la scelta della
destinazione del Tfr, la senatrice di Forza Italia Cinzia Bonfrisco indica
quella che ritiene essere la strada da seguire. “Mi sembra che i lavoratori in
larga maggioranza abbiano percepito che questa operazione, avviata dal governo,
è un’operazione sleale e si sono difesi consegnando il loro Tfr alle imprese,
con un atto di grande responsabilità”. Spero che questa fiducia non venga mai
tradita dalle imprese e anzi, mi aspetto che le imprese facciano il possibile
per valorizzare la scelta dei lavoratori a favore del sostegno e della crescita
delle imprese creando così una ricaduta positiva sull’occupazione e il lavoro
in generale”. “Penso che si vada determinando lentamente una presa di coscienza
sull’utilizzo di questo strumento che deve servire al loro futuro e al futuro
delle generazioni future”. La consapevolezza delle giovani generazioni è tra le
priorità che la senatrice di Forza Italia ha individuato per tracciare una sana
politica delle pensioni. “Sulla falsa riga di quanto avvenuto qualche anno fa
in Francia credo che anche i giovani italiani debbono rendersi conto che in
gioco è il loro futuro e il loro destino e che non possono delegare le scelte
ad altri. Debbono prendere coscienza che l’accantonamento per la loro pensione
deve essere un atto responsabile determinato con loro e devono pretendere che
nessun ulteriore vantaggio o privilegio venga concesso ha chi ha già lavora.
Deve essere invece privilegiato il contributo che le giovani generazioni
possono dare la mondo del lavoro e che devono vedersi restituito attraverso una
pensione più certa, anche sulla base di questo passaggio alla previdenza
complementare che, credo, sia un passaggio obbligato”. “Noi dobbiamo ricordarci
che fino ad oggi la gestione della giungla delle pensioni ha creato una grande
discriminazione e due grandi fronti opposti: i giovani da una parte e quelli
più anziani dall’altra. Questo scontro generazionale va compreso, capito e
soprattutto impedito. E questo si può fare solo concedendo ai giovani qualche
opportunità in più. I giovani si organizzino e comprendano che da li passa il
loro futuro. Io auspico – conclude la senatrice Bonfrisco – che i giovani
possano organizzarsi sul territorio, creando movimenti govanili che, oltre ad
occuparsi della loro scuola, dell’università, comincino ad occuparsi del loro
futuro si lavorativo ma anche pensionistico. Insomma che comincino a far
sentire la loro voce anche su un tema che a loro può apparire lontano”.

 

 

Tfr, quaderno Aiaf: scenari
e confronti internazionali

(9colonne Atg)
ROMA – Nei giorni scorsi l’Aiaf (Associazione Italiana Analisti Finanziari) ha
presentato il Quaderno n. 133 dedicato alle prospettive della previdenza in
Italia, analizzando criticamente e con metodo scientifico l’attuale riforma.
L’idea alla base di questo Quaderno, realizzato attraverso un fitto scambio
epistolare ed una serie di incontri presso la sezione romana di Aiaf, era
quella offrire agli addetti ai lavori un’analisi critica che, con metodo
scientifico, da un lato presentasse un quadro sintetico della situazione
previdenziale (architettura legislativa, scenari demografici, analisi
quantitativa dei risultati pregressi dei prodotti esistenti sia chiusi sia
aperti), dall’altro anche attraverso il confronto con quanto accaduto in
precedenza all’estero, segnatamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti,
giungesse a proporre una serie di spunti critici su cui riflettere. La
pubblicazione è a disposizione dei soci sul sito dell’Aiaf (www.aiaf.it).

 

 

Tfr, Silano (Morningstar):
“Il 30 giugno non cala il sipario”

(9colonne Atg)
ROMA – “Oggi sono ancora troppo poche le possibilità di confronto tra i diversi
prodotti e le statistiche sui rendimenti, anche perché molti fondi sono giovani
e quindi non è possibile valutarli in un’ottica di lungo periodo. Per questo è
importante non chiudere il sipario sulla riforma dopo il 30 giugno, ma lavorare
per far crescere la cultura previdenziale a tutti i livelli”. E’ quanto scrive
Sara Silano, di Morningstar Italia.

 

 

Tfr, antitrust: “Non
sufficientemente garantita la portabilità”

(9colonne Atg)
ROMA – Nella sua relazione annuale al Parlamento, il presidente dell’Antitrust,
Antonio Catricalà, si è occupato anche della riforma previdenziale e
dell’utilizzo del Tfr. ”Nonostante tre segnalazioni dell’Antitrust sulla
riforma della previdenza integrativa e del trattamento di fine rapporto, non è
ancora sufficientemente garantita la piena portabilità delle posizioni
previdenziali, né risulta chiara l’informazione al momento della scelta del
fondo di destinazione”, ha detto Catricalà.

 

 

Tfr, Gidp: “Vincono non
scelta e fondo pensione chiuso”

(9colonne Atg)
MILANO – Tfr, vincono la non scelta e il fondo di pensione chiuso. E’ quanto è
emerso da un’indagine Gidp/Hrda (acronimo di Gruppo intersettoriale direttori
del personale, il network di 1950 Direttori risorse umane delle imprese
medio-grandi italiane) sulla scelta di destinazione del Tfr, che ha analizzato
un campione mirato di 30 direttori del personale di imprese di varie dimensioni
(43,33% 0-250 dipendenti, 16,67% 251-500 dipendenti, 26,67% 501-1000
dipendenti, 13,33% oltre 1000 dipendenti), operative un po’ in tutti i settori
(per la maggioranza industria, il 36,67% e chimica, il 13,34%, seguite da
energia, editoria, bancario, commercio, alimentare). La destinazione del Tfr, a
meno di una settimana dalla scadenza del termine, è stata decisa solo dal
30,30% dei dipendenti e per loro la scelta per il 50,86% è stata quella di non
optare per un fondo pensione. L’altra metà dei dipendenti invece, il 49,14%, ha
deciso per un fondo pensione, per la maggioranza (l’84,67%) chiuso e solo per
il 15,33% aperto.

 

 

Tfr, fondi pensione: le
rendite viste dal Sole 24 Ore

(9colonne Atg)
MILANO – Negli ultimi giorni dedicati alla scelta da parte dei lavoratori della
destinazione del Tfr, il Sole 24 Ore – sulla base delle line guida della Covip
che si appresta a diramare per disciplinare i progetti esemplificativi della
previdenza complementare – , stima il valore “in termini reali, dei futuri
trattamenti che saranno erogati dai Fondi pensione”: “Mille euro all’ anno
oggi potranno diventare una rendita di 2.600 domani. Per la precisione, dopo 35
anni di contribuzione, con un’età di 65 anni al pensionamento e ipotizzando un
rendimento delle somme versate pari al 5 per cento (rischio medio”. Si
aggiunge che “a fare la differenza saranno il livello del rischio scelto e
gli importi dei versamenti”. Sempre l’inserto economico del Corriere della
Sera – che titola “Il Tfr va agli esami finali” – analizza uno studio
della Banca d’ Italia secondo il quale “abbracciare i fondi comporta
qualche rischio, ma è pur vero che dal 1950 il Tfr ha reso l’ 1,41 per cento in
meno dei Bot annuali. E la scelta del fondo può fruttare un capitale più alto
anche del 50 per cento”. Pubblica quindi un decalogo e delle schede di
confronto per valutare quale decisione prendere.

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