Giovedì 5 Luglio 2007 – Anno XII – Numero 28 – Direttore
Questo
notiziario viene inviato a tutti gli utenti indicati dalla DGIEPM del Ministero
degli Esteri, quale servizio
informativo offerto ai media in lingua italiana operanti all’estero.
SOMMARIO
1 Attualità
8 Economia
13 Società
17 Sport
18 Europa
21 Regioni
29 Speciale
Ilica
32 Italiani
nel Mondo
44 Speciale Tfr
Attualità
Garibaldi: l’eroe dei due mondi ricordato al Senato
(
ROMA – Il Senato della Repubblica il 4 luglio ha ospitato le più alte cariche
dello Stato per festeggiare il duecentesimo anniversario della nascita di
Giuseppe Garibaldi, “l’eroe dei due mondi”. Nell’emiciclo di palazzo
Madama erano presenti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il
presidente del Senato Franco Marini, quello della Camera Fausto Bertinotti, il
vicepremier Francesco Rutelli, il ministro della Difesa, Arturo Parisi, il
titolare del dicastero dei rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Presenti
anche gli ultimi rappresentanti della dinastia garibaldina. Dopo gli interventi
in Aula il capo dello Stato, accompagnato dai due presidenti delle Camere, ha
visitato la sala Italia, dove è stato collocato un busto raffigurante
Garibaldi. “Siamo qui per rendere omaggio a una figura storica – ha affermato
il presidente della Repubblica davanti a un nutrito gruppo di giornalisti – ma
che è espressione delle idealità ancora vive della democrazia italiana”. “Sono
molto contento – ha aggiunto Napolitano – anche della cerimonia e della
restituzione del busto di Garibaldi al luogo più solenne del Senato”.
“La personalità di Garibaldi è multiforme – ha
affermato Marini nel suo discorso che ha aperto la cerimonia – come i suoi
interessi in molteplici campi e, soprattutto, come le sue azioni in molte
regioni del mondo a sostegno dell’emancipazione e della libertà dei popoli”.
Secondo Marini forse nessun altra figura riassume come lui le passioni, gli
entusiasmi, le speranze, le idee del primo Ottocento”. “Garibaldi è
stato definito da un autorevole storico un ‘rivoluzionario disciplinato’ – ha
aggiunto la seconda carica dello Stato – espressione efficace che riassume il
suo movimentismo, la sua fede nell’azione, nel fare, con il suo senso radicato
delle istituzioni. Lui, repubblicano, che consegna l’Italia meridionale a Re
Vittorio Emanuele II. Lui che pronuncia il celebre ‘Obbedisco’, frenando il suo
impeto per la liberazione di Roma prima del tempo”. Secondo Marini
Garibaldi, come pochi, “sente profondamente gli umori popolari, le
sofferenze e le ansie delle diverse classi sociali, specie delle più umili. Di
tutto questo fu interprete positivo. Sente le trasformazioni della società e si
muove sulla scena come un moderno eroe di massa, come un moderno comunicatore
naturale, interprete di nuovi bisogni collettivi”. Per il presidente del
Senato Garibaldi fu molto amato dalle classi popolari e poco dalle elite
intellettuali “eppure il suo carattere vulcanico rimane iscritto
profondamente nel nostro carattere nazionale. Non si fermava di fronte alle
sconfitte ma ne faceva tesoro per carcare il modo di vincere”. “Comprendere
a fondo Garibaldi – ha concluso Marini – significa comprendere e amare il
nostro Paese non centralista, le nostre diversità culturali, le nostre
tradizioni”.
Per il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, univa
“al coraggio e al carisma la dimensione degli affetti personali e
familiari” e la sua azione resta “consegnata alla memoria storica del
paese soprattutto da un dato di valore: l’aver vissuto l’unità d’Italia non
come un’idea contraria, ma come la condizione per l’esistenza di un popolo, per
l’affermazione della sua dignità, per la costruzione delle basi materiali del
suo sviluppo e del miglioramento delle sue condizioni”. Secondo Bertinotti
“il riscatto del popolo e dei lavoratori avrebbe dovuto essere il naturale
corollario della condizione di indipendenza e forte di questa convinzione,
Garibaldi ha aderito a tutte le battaglie progressiste del suo tempo,
nell’ottica di un socialismo umanitario”. “Non è dunque un caso – ha
sottolineato ancora il presidente della Camera nel suo intervento – che Garibaldi
sia stato in prima fila nelle iniziative per la pace universale, la federazione
europea, l’abolizione della pena capitale, l’antischiavismo, il libero
pensiero, l’emancipazione femminile”. Bertinotti ha infine ricordato
l’impegno, per oltre un ventennio, di Garibaldi nel Parlamento italiano,
impegno che lo accompagnò fino alla sua morte e per questo ha annunciato che
giornata di studio all’eroe italiano. “Garibaldi ha arricchito
l’esperienza del Risorgimento italiano – ha concluso Bertinotti – di valori
etici e politici di portata universale, che hanno unito tra loro gli italiani e
gli altri popoli oppressi del suo tempo e che lo hanno condotto a valicare più
volte l’Atlantico per combattere a fianco dei popoli dell’America Latina, anch’essi
allora impegnati per la democrazia e l’indipendenza”. “Al suo nome
sono legate molte tra le pagine più celebri della lotta per l’unificazione
italiana – ha sottolineato il sottosegretario ai Beni culturali, Andrea Marucci
– tra queste la difesa di Roma nel 1849, l’impresa dei Mille, la vittoria di
Bezzecca”. “Ma le imprese militari – ha aggiunto Marcucci – per
grandi che siano, non bastano da sole a spiegare lo straordinario fascino che
Garibaldi esercitava sulle folle, l’aureola di leggenda che lo circondò ancora
vivente non solo nel nostro Paese. Il segreto di questa leggenda, come di
quelle imprese, sta nella personalità dell’uomo nel suo carattere semplice e
schietto, nei nobili ideali che l’animarono, nella sua vita disinteressata ed
avventurosa”. Nel suo discorso di chiusura della celebrazione, il senatore
Valerio Zanone ha gettato uno sguardo sulla storia parlamentare di Garibaldi,
di cui ha ricordato “l’insofferenza verso le procedure e le schermaglie
parlamentari” e la predilezione “per proposte umanitarie, quelle che
sul linguaggio di oggi sono diritti sociali e civili, ed anche per le opere
pubbliche, quelle che si dicono oggi infrastrutture”.
Afghanistan, Prodi: “Basta con le vittime civili”
(
ROMA – “La sicurezza del Paese rimane un elemento fondamentale dell’impegno
della comunità internazionale. Credo che il primo imperativo sia quello di
pervenire ad un più stretto coordinamento tra Isaf, Enduring Freedom e forze di
sicurezza afgane, allo scopo di ridurre il numero delle vittime civili dei
combattimenti”. E’ l’appello che il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha
rivolto alla Nato in occasione della Conferenza di Roma sulla giustizia e sullo
stato di diritto in Afghanistan presso il ministero degli Esteri. Un messaggio
condiviso in pieno dal ministro degli Esteri Massimo D’Alema. “Ogni volta che
le azioni militari determinano vittime civili – ha sottolineato Prodi – i
nostri sforzi per conquistare ‘i cuori e le menti’ di tutta la popolazione
afgana registrano drammatiche battute d’arresto”. Dopo aver rivolto un
ringraziamento particolare al presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, al
segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e al segretario Generale della Nato,
Jaap de Hoop Scheffer, il premier ha confermato l’impegno internazionale
dell’Italia “affinché si consolidi la cooperazione regionale e il coordinamento
nel settore del rule of law, una delle chiavi per il successo degli sforzi di
stabilizzazione del paese”. Anche se, ammette Prodi, fino a oggi “avremmo
potuto fare di più”.
I diritti fondamentali restituiti alle donne e ai bambini
afgani sono “risultati ancora parziali che dovrebbero indurci a un certo
ottimismo e darci la forza per andare avanti e che, forse, andrebbero
valorizzati meglio”. “Numerose analisi della situazione nel paese – ha poi
sottolineato il premier – mettono sovente in luce il fatto che in Afghanistan
oggi è in gioco la credibilità della Nato, nonché la capacità dell’Onu di
accompagnare efficacemente i processi di Institution Building”. Secondo Prodi
occorre offrire una speranza anche alle molte persone che imbracciano le armi
“perché non hanno altra scelta dinanzi alle carenze di governance o perché
infuriati dai danni tragici prodotti dalle operazioni militari”. “Una strategia
unicamente militare, da sola – ha quindi detto Prodi – non sarà sufficiente per
il nostro successo, il conflitto in Afghanistan non può e non deve essere visto
soltanto nell’ottica della guerra globale al terrorismo. E’ una prospettiva
troppo riduttiva che potrebbe condurci al fallimento. Soltanto un sforzo
concertato, coordinato e duraturo nei settori civile ed economico, del rule of
law e della tutela dei diritti umani potrà porre le basi per prevalere in
questa sfida”.
“Ed è proprio con questa convinzione – ha proseguito Prodi –
che da diversi anni l’Italia è impegnata nella riforma del sistema giudiziario
afgano”. Il premier ha concluso auspicando la cooperazione regionale tra
Afghanistan e Pakistan e una pacificazione del paese che promuova “prospettive
di stabilità anche nel resto dell’Asia occidentale”. Il ministro degli Esteri
Massimo D’Alema, che aveva incontrato in mattinata il presidente
dell’Afghanistan, Hamid Karzai, in un colloquio da cui è emersa l’urgenza di
fermare le stragi di civili, ha sottolineato che quando “ogni cittadino afgano
avrà diritto a una vita serena in un Paese giusto e democratico” si potrà
parlare di una vittoria. Karzai, che ha illustrato lo stato in cui versa il
Paese denunciando gli abusi commessi dalle autorità, si è detto grato
all’Italia e ha rilanciato: “E’ necessario che le operazioni militari condotte
dalla Nato-Isaf siano improntate al massimo coordinamento ed accuratezza al
fine di evitare che vi siano vittime civili innocenti”. Si è associato
all’appello del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon: “Non possiamo
nascondere la realtà che le vittime civili, non importa se accidentali o meno,
rafforzano i nostri nemici e minano i nostri sforzi”.
Pensioni: si anima il dibattito sulla proposta Damiano
(
ROMA – Continua a tenere banco il tema della riforma previdenziale. Dopo le
tensioni dei giorni scorsi tra governo e sindacati, sembrano essersi aperti
degli spiragli per l’intesa. L’ipotesi sulla quale è ormai concentrata
l’attenzione delle parti in causa e dell’opinione pubblica è quella avanzata
proprio ieri dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, che l’ha esposta in
un’intervista al quotidiano “
Repubblica
pensionabile da 57 a 60 anni dal 2008) con uno “scalino” che porta l’età minima
pensionabile a 58 anni, per poi proseguire per i tre anni successivi con un
sistema di incentivi per chi volesse proseguire a lavorare. Un sistema, ha
precisato il ministro, che aumenterebbe il salario dei lavoratori “non in busta
paga, ma tramite assegni”. La proposta di Damiano, a oggi, è quella che ha
ottenuto il maggior consenso, sulla base della quale è intenzione sia del
governo che delle parti sociali ricominciare a lavorare per trovare un accordo,
di vitale importanza soprattutto per l’esecutivo, prima dell’estate. Già ieri i
segretari delle tre sigle sindacali confederate avevano espresso il loro
apprezzamento per l’ipotesi presentata da Damiano. A tornare sulla questione è
stato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che è stato ancora
più esplicito. “Ci sono le condizioni per chiudere sulla base della proposta di
Damiano. Siamo disposti – ha detto il leader Cisl – per il prossimo anno ad
andare a 58 anni e vediamo cosa succede. Dopo i tre anni di incentivi si farà
una verifica dell’equilibrio finanziario del sistema tenendo conto dei risparmi
previsti dal mancato ingresso dello scalone”. Più cauto Luigi Angeletti,
segretario della Uil: “Bene la proposta di Damiano, che però non è una
soluzione, ma una strada per arrivare alla soluzione”.
Attorno alla proposta del ministro del Lavoro, si potrebbe
trovare anche il consenso di tutte le forze di governo che, per ora, continuano
però a manifestare evidenti divisioni. Damiano, esponente dei Ds, porta avanti
da mesi la linea del dialogo e della mediazione tra le due anime della
coalizione di maggioranza. Ovvio dunque che abbia l’appoggio di quello che sarà
il Partito democratico, oltre che dell’Italia dei Valori, che ha elogiato la
linea di Damiano per voce del capogruppo al Senato Nello Formisano. Resistenze,
però, continuano a manifestarsi a sinistra e tra i riformisti più liberali.
Ieri il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa aveva bocciato l’ipotesi
di ridurre lo “scalone”ad un solo “scalino”, ritenendo il sistema degli incentivi
penalizzante per i giovani lavoratori, oltre che per i conti pubblici. Della
stessa idea si è detta Emma Bonino, che invita a pensare ai “milioni di
lavoratori con contratti co.co.co. e co.co.pro.”. E l’ala della sinistra
radicale dell’Unione è passata al contrattacco. Il ministro per
Paolo Ferrero (Prc) invita tutti i ministri “ad andarsi a rileggere il
programma dell’Unione, che prevede l’abolizione dello scalone”. Pino Sgobio
(Pdci) propone di lasciare l’età a 57 anni e procedere con gli incentivi, per
poi “fare una verifica alla fine del 2008”. Un altro esponente del partito di
Diliberto, Gianni Pagliarini, attacca direttamente la linea del ministro del
Tesoro: “Di fronte all’ennesima uscita inopportuna del ministro Padoa-Schioppa,
che ha scelto nuovamente di entrare a piedi uniti contro chi prova a cimentarsi
con una mediazione sul tema-pensioni, occorre ribadire con forza che qualunque
visione tecnicistica e ragionieristica va rifiutata nettamente”.
In un panorama così eterogeneo, c’è un aspetto che accomuna
le parti in causa: l’urgenza di chiudere positivamente la trattativa, da qui la
necessità di rimettersi immediatamente attorno a un tavolo per trovare
l’accordo. Non ultimi a spingere per una ripresa immediata sono stati i
capigruppo a Camera e Senato di Sinistra democratica, Titti Di Salvo e Cesare
Salvi: “Le proposte del sindacato, recepite dal ministro Damiano, sono
un’ipotesi seria sulla quale riprendere subito le trattative”. L’opposizione,
intanto, attacca. Ieri Silvio Berlusconi aveva detto che “lo scalone a 60 anni
è già troppo poco”. Secondo Maurizion Gasparri (An) “Prodi si comporta con
irresponsabilità e il governo sta recando danno ai cittadini, soprattutto ai
giovani”. Roberto Maroni (Lega Nord), l’autore della riforma difende lo
“scalone”: “Mantenere la legge attuale è l’unico modo per garantire la
sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale ”e le pensioni dei
giovani”.
Pd: a settembre parte il tour di Veltroni
(
ROMA – Padova, Milano, Palermo e altre tappe ancora da definire. Il candidato
alla guida del Partito democratico, Walter Veltroni, sarà impegnato da
settembre e nei primi dieci giorni del mese successivo, in vista delle primarie
del 14 ottobre, in un tour programmatico che avrà lo scopo di approfondire
alcuni dei punti già toccati nel discorso del Lingotto di Torino il 27 giugno.
A Padova, prima tappa, il sindaco di Roma parlerà della proposta di un nuovo
assetto del sistema fiscale italiano, a Milano del patto generazionale e a
Palermo del rapporto tra donne, mondo del lavoro e rappresentanza nella
politica e nelle istituzioni. A questi tre incontri, “momenti di
approfondimento”, se ne aggiungeranno altri. Veltroni sta lavorando alla
costituzione di gruppi di studio e approfondimento che svolgeranno un lavoro
istruttorio sui vari temi. L’iniziativa è destinata a rafforzare la candidatura
del sindaco di Roma. Ma ancora non si sa se sarà l’unico a correre. Enrico
Letta e Pierluigi Bersani, impegnati a Milano al forum regionale organizzato
dall’Ulivo Lombardia, non hanno ancora sciolto le riserve, così come Rosy
Bindi. L’ulivista Franco Monaco, pur incoraggiando tutte le candidature, invita
a non presentare candidature o liste “espressive delle appartenenze ideologiche
o partitiche del passato”. “Tanto peggio – aggiunge – se rivestite di categorie
religiose, tipo ‘correnti cattoliche’, magari in gara tra loro”.
Più tardi, lo stesso Monaco afferma: “Il Pd è stato ed è
pensato come partito di centrosinistra nel quadro della stabilizzazione del
bipolarismo. Da perfezionare, certo, nelle regole, negli attori, nel costume.
Ma non da affossare con nostalgie vetero o con suggestioni neocentriste”. Una
risposta a Marco Follini, leader dell’Italia di Mezzo e componente del Comitato
promotore del Pd, che ha ribadito: “Un’ alleanza tra Pd e un pezzo di centro
non sarebbe affatto peregrina”. Mentre nel centrosinistra impazza il tormentone
candidature e al centro si ipotizzano future alleanze, nel centrodestra ha
fatto discutere una battuta del portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti.
Veltroni e Romano Prodi, aveva detto Bonaiuti in mattinata, “devono seguire
forzatamente la stessa politica. Perché – spiega – o c’è un accordo tra Pd e
Forza Italia, ma francamente la vedo difficile, oppure la sinistra riformista
si deve alleare con quella estrema”. L’uscita del portavoce del leader della
Cdl ha provocato una richiesta di chiarimento da parte di An. “Non sarebbe male
– ha detto il portavoce Andrea Ronchi – se Bonaiuti, che ipotizza per Veltroni
e il Pd un accordo con Forza Italia in alternativa alla sinistra estrema,
dicesse anche su quale contenuti programmatici dovrebbe basarsi l’accordo”.
Passa mezz’ora e arriva la risposta: “Si dice una cosa ironicamente e subito
c’è qualcuno che prende lucciole per lanterne – afferma Bonaiuti – Rimango
stupito davanti alla nota dell’amico Ronchi”.
Scuola, Fioroni assume i precari e bacchetta i
violenti
(
ROMA – L’anno che verrà e l’anno appena trascorso. L’assunzione di 60 mila
precari per il 2007/08 e un bilancio dell’anno 2006/07 tra richiami alla
meritocrazia ed episodi di bullismo diffusi su Internet, da ultimo il
crocifisso spaccato e preso a bastonate in un’aula scolastica di Rovigo. Il
ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha firmato il 4 luglio il
decreto per l’assunzione di 50 mila docenti e diecimila Ata (personale
amministrativo, tecnico e ausiliario). Nello stesso giorno, durante il
programma televisivo di Rai Uno “Uno mattina estate”, ha bacchettato i
“violenti” – chiamarli “bulli” sarebbe, ha sottolineato, dotarli di un fascino
non giustificabile: “Bisogna anzitutto fare attenzione a utilizzare la
terminologia appropriata – esordisce il ministro – la parola bullismo evoca un
concetto che potrebbe avere un minimo di fascino, soprattutto se ancorato al
passato. I fenomeni che abbiamo invece di fronte non riguardano la vivacità
delle generazioni precedenti, ma sono molto più eclatanti. Stiamo parlando di
veri e propri episodi di violenza, che per fortuna sono statisticamente poco
rilevanti, visto che interessano appena lo 0,00125 per cento degli studenti. Ma
rimangono di una gravità tale da richiedere una risposta e una presa di
coscienza immediata. Nella scuola bisogna evitare di essere tolleranti al
limite dell’assuefazione – ha proseguito il ministro – restare inerti come se a
nulla ci fosse rimedio”.
Con il decreto del 4 luglio, intanto, Fioroni ha deciso una
“adeguata soluzione” per risolvere il problema del precariato. Il provvedimento
dispone la ripartizione dei contingenti di assunzione a tempo indeterminato tra
i diversi gradi di istruzione e profili professionali in tempi congrui per il
rispetto del termine del 31 luglio per garantire il regolare avvio del prossimo
anno scolastico. Il contingente di assunzioni per il personale docente ed
educativo è definito, spiega il documento, proporzionalmente alle disponibilità
dei posti residuati dopo l’espletamento delle operazioni di mobilità, tenendo
conto dell’esigenza di non creare soprannumero nel corso del triennio. Con il
decreto, inoltre, viene resa operativa la norma della legge finanziaria che
prevede la definizione di un piano triennale di assunzioni a tempo
indeterminato per gli anni 2007/2009. Le 50 mila assunzioni sono così
suddivise: 6.148 per la scuola materna, 12.066 per la primaria, 12.692 per la
secondaria di I grado, 13.422 per la secondaria di II grado, 5.387 insegnanti
di sostegno e 285 unità del personale educativo. Poi c’è da pensare al “merito”
invocato da Pietro Citati ieri su Repubblica con la proposta di raddoppiare gli
stipendi degli insegnanti. Fioroni, che già ieri aveva apprezzato, ha
confermato in tv: “L’istruzione rappresenta sicuramente la parte di futuro di
cui noi ci vogliamo assumere la nostra responsabilità sia con le risorse che
vogliamo investire sia, appunto, con la responsabilità che ci assumiamo”.
“Credo – ha aggiunto il ministro . che un passaggio significativo per assumerci
la responsabilità del futuro del nostro Paese sia quella di smetterla di
pensare che si può investire nella scuola soltanto quello che si risparmia”.
Moto: niente più due ruote per i bambini sotto i
cinque anni
(
ROMA – Genitori motociclisti attenzione, presto ai bimbi sotto i cinque anni
potrebbe essere vietato viaggiare in moto. E’ quanto previsto dal disegno di
legge che in Senato ha raccolto il benestare di ben 151 senatori. Per i più
grandi, invece, sarà possibile montare sulle due ruote ma, fino ai 12 anni,
rigorosamente con uno speciale seggiolino provvisto di pedivelle. E per chi
guida? In questo caso potranno esserci soltanto i genitori che non dovranno mai
superare il limite di 60 km/h. Le nuove norme riguarderanno anche le cosiddette
minicar. A promuovere il disegno di legge è stato Romano Comincioli di Forza
Italia, ddl sottoscritto anche dall’ex presidente del Senato Marcello Pera,
dall’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, dai vice presidenti del Senato
Milziade Caprili di Rifondazione comunista e Roberto Calderoli della Lega Nord.
Il disegno di legge è ora all’esame della commissione lavori pubblici del
Senato.
Per tutti i “furbetti” saranno previste sanzioni fino a 285
euro, con possibile fermo del veicolo che potrà variare dai sessanta ai novanta
giorni in caso di ripetuta infrazione. “E’ necessario dare alle Forze di
Polizia gli strumenti necessari per sanzionare chi trasporta in modo pericoloso
i bambini sulle due ruote – spiega il senatore Comincioli, promotore del ddl -.
In scooter il rischio di perdita dell’equilibrio è altissimo e particolarmente
pericoloso per il piccolo passeggero che non ha neppure il sicuro appoggio del
manubrio”. Ed è proprio il numero degli incidenti a spaventare. Nel 2006 sono
stati ben 1.500 i morti per incidenti su moto, mentre 50.000 i feriti. E’ la
città ad essere lo scenario della maggior parte di queste tragedie che per lo
più dipendono dallo stato di “abbandono” delle strade. “Mentre il numero degli
incidenti su auto – ricorda il senatore – va diminuendo, aumenta quello di
incidenti su moto e scooter. Le due ruote infatti sono sempre più utilizzate
nelle grandi città così come le minicar per le quali l’attuale normativa non
prevede neppure l’obbligo delle cinture di sicurezza”.
Soddisfatta di questa iniziativa anche la senatrice della
Svp Helga Thaler Ausserhofer, soprattutto perché “la protezione dei minori
infatti deve essere la prima preoccupazione nel momento in cui si affronta la
questione delle norme per la sicurezza stradale”. Quella di oggi, ha
sottolineato il vice presidente del Senato Milziade Caprili è stata “una legge
di civiltà contro una guerra non dichiarata da nessuno. Proprio nel periodo
estivo – osserva – assistiamo a un incremento preoccupante degli incidenti su
strada. La gran parte dei paesi europei già prevede una disciplina particolare
per il passeggero minore trasportato su motociclo e ciclomotore. In quasi tutti
gli Stati, infatti, la responsabilità del trasporto del minore è affidata fino
ai 12 anni esclusivamente al genitore”. In Francia, Germania, Norvegia e Spagna
esiste già l’obbligo del seggiolino, di maniglie e poggiapiedi per il
passeggero. Anche qui è l’età del passeggero a decidere come e con chi deve
essere trasportato. Parola d’ordine, dunque, “sicurezza”. Sicurezza
obbligatoria visto che i dati statistici mostrano una crescita smisurata di
incidenti sulle due ruote, un aumento superiore al 20 per cento l’anno.
Polizia, Amato: “Il prossimo capo? Speriamo che sia
femmina…”
(
ROMA – “Speriamo che sia femmina”. Lo dice il ministro dell’Interno Giuliano
Amato a proposito del futuro capo della polizia, in occasione della cerimonia
d’insediamento del nuovo numero uno, Antonio Manganelli, che il 2 luglio ha
preso ufficialmente il posto di Gianni De Gennaro. “Il caso ha voluto – ha
spiegato Amato – che io oggi sia protagonista della successione a capo della
polizia tra Antonio Manganelli e Gianni De Gennaro dopo che sette anni fa, da
presidente del Consiglio, contribuii alla nomina di De Gennaro. Fu – ricorda il
titolare del Viminale – un’ottima scelta allora ed è un’ottima scelta oggi. La
prossima volta, evidentemente, non sarò io a decidere. Ma – rileva il ministro
– mi piacerebbe che in quell’occasione possa toccare a una donna. E’ una
prospettiva possibile, perché già oggi sono tante le donne che si distinguono
per grandi meriti all’interno della Polizia”. Amato, dopo aver ringraziato De
Gennaro (diventato capo di gabinetto del ministro), ha fatto i suoi auguri a
Manganelli: “Il Paese ha messo il ruolo di capo della polizia nelle mani
giuste. Le donne e gli uomini che si troverà a guidare si riconosceranno in
lui, come hanno fatto in questi anni in De Gennaro. Quando ci si trova al
vertice di migliaia di uomini è fondamentale avere con loro un rapporto di
piena fiducia. De Gennaro c’era riuscito, sono certo che ci riuscirà anche
Manganelli”.
Dal canto suo, il nuovo capo, alla cerimonia di insediamento
presso
superiore della Polizia di Stato, si è detto “profondamente onorato” per la
nomina e ha confidato di aver coronato un sogno inseguito dai tempi del liceo.
“Il rispetto e l’attaccamento per le istituzioni democratiche, in primo luogo
il presidente della Repubblica e il Parlamento; la vocazione al servizio ed al
sacrificio per la sicurezza dei cittadini, della collettività e dello Stato; la
difesa della legalità sempre nel pieno rispetto dei diritti di libertà sanciti
dalla Costituzione; la consapevolezza delle responsabilità connesse all’uso
della forza. Questo – ha sottolineato Manganelli – è il patrimonio ideale e
morale della Polizia di Stato, a esso dobbiamo rifarci ogni giorno”. Gianni De
Gennaro, che lascia il posto dopo sette anni, ha assicurato: “Ho ereditato una
istituzione sana, non temo smentite nell’affermare che ti lascio una polizia
altrettanto sana, forte, trasparente, orgogliosa”. Con Manganelli, ha
proseguito il prefetto De Gennaro, “non è uno scambio di consegne, perché con
lui il vero scambio di consegne e’ avvenuto un quarto di secolo fa, allorché
insieme, nello stesso ufficio, abbiamo abbracciato un ideale comune di amore
per la giustizia e per la libertà, che ancora oggi ci unisce dopo 25 anni di
lavoro durante i quali abbiamo attraversato rischi, successi, sofferenze,
soddisfazioni e dolori”.
Camera: Bertinotti incontra Achmat, vincitore del
premio Langer
(
ROMA – Un momento di confronto e riflessione per dare il segno della
sensibilità e dell’impegno italiano nella lotta all’Aids e per rendere omaggio
a un uomo dedito a questa causa. Era presente anche il presidente della Camera
Fausto Bertinotti all’incontro avvenuto il 3 luglio presso
Montecitorio con Zackie Achmat, direttore della Ong Sudafricana Tac – Treatment
action campaign – che, con varie forme di protesta nei confronti del governo
del suo Paese e delle case farmaceutiche, si batte contro la diffusione del
virus dell’Hiv e per il riconoscimento del pieno diritto alle cure per i malati
di Aids. L’incontro odierno con Achmat, che il 29 giugno ha ricevuto il Premio
Alexander Langer 2007, è stato realizzato grazie a una iniziativa promossa
dalle deputate dell’Ufficio di presidenza, Giorgia Meloni, vicepresidente,
Valentina Aprea, Mariza Bafile, Titti De Simone, Silvana Mura, in
collaborazione con Marco Boato, segretario di presidenza. “Per noi – ha
dichiarato Bertinotti – l’attribuzione stessa di questo Premio è una cosa
importante”, dal momento che “uomini come Alexander Langer, con la loro
testimonianza, la militanza politica e istituzionale, sono preziosi da
ricordare”. Il presidente della Camera si è poi soffermato sull’impegno
dell’Italia nella lotta all’Aids, affermando che “è in fase di discussione
presso
Commissione Affari
l’istituzione del Fondo di finanziamento del Fondo globale per la lotta
all’Aids, la tubercolosi e la malaria”.
Bertinotti, infine, ha parlato della volontà del governo
italiano di estinguere la sua morosità nei confronti del Fondo globale di lotta
all’Aids relativamente agli anni 2005, 2006 e 2007. Achmat ha dichiarato che in
questo momento
sta lavorando “fianco a fianco” con il governo Sudafricano per la lotta contro
l’Aids, ricordando poi le cifre spaventose di questa malattia nel suo Paese:
“Ogni anno si infetta mezzo milione di persone e 50-70 mila di questi sono
bambini: il nostro primo obiettivo è di ridurre questo tasso. Oggi – ha
aggiunto – l’aspettativa di vita in Sudafrica è scesa a soli 20-40 anni”.
Infine Achmat ha ricordato che “non tutti i paesi onorano il Fondo globale di
lotta all’Aids” e, in tal senso, ha rivolto “un appello all’Italia perché onori
i suoi impegni”. L’intervento introduttivo all’incontro è stato tenuto dalla
deputata Mariza Bafile, la quale ha dichiarato: “la voce di Zackie Achmat è
riuscita a superare le frontiere. Grazie a lui i malati di Aids non sono più
soli. Dalla Camera dei Deputati – ha proseguito – vogliamo far giungere la
nostra voce ai popoli più oppressi, a chi non ha acqua, pace, diritti umani. A
Zackie Achmat – ha concluso Bafile – vogliamo far pervenire un forte messaggio:
non sono soli”.
Senato: si rinnova il sito web, più accessibilità e
contenuti
(
ROMA – Il sito internet del Senato della Repubblica (www.senato.it) è on-line
con una veste grafica rinnovata e nuovi contenuti. A distanza di tre anni
dall’ultimo restyling, il sito compie un deciso passo avanti nell’aderenza ai
regolamenti nazionali e internazionali in materia di accessibilità. Le pagine
del sito sono state “riscritte” con l’adesione ad uno dei protocolli
internazionali più rigidi, lo XHTML 1.0 Strict, promosso dal World Wide Web
Consortium (www.w3.org). Le pagine risultano più leggere, adattabili ai
dispositivi per la navigazione in mobilità (ad esempio palmari e smartphone) e
facilmente leggibili dai software che assistono i diversamente abili nella
navigazione in Rete, ad esempio i software che “leggono” le pagine
per i non-vedenti. L’adeguamento del sito alle regole in materia di
accessibilità ha preso il via prima ancora dell’approvazione nel 2004 della
legge che disciplina la materia per i siti pubblici (n. 4/2004:
“Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti
informatici”). Con la nuova versione, il sito di Palazzo Madama si pone
nuovamente all’avanguardia in questo settore. Sul versante dei contenuti, le
novità riguardano le principali aree del sito. Ecco le tre più importanti.
Nell’area dei lavori parlamentari e delle relative banche dati, sono ora
disponibili gli emendamenti ai disegni di legge già nella fase della
discussione in Commissione.
Nell’area dell’attualità è stata inaugurata la nuova sezione
dedicata agli “approfondimenti” dove vengono pubblicati estratti dai
dossier del Servizio studi del Senato su temi di grande rilievo. I primi
approfondimenti sono stati dedicati alla riforma della legge elettorale, con
una comparazione delle regole in vigore nei principali Paesi europei; ad una
analisi dell’impatto dell’invecchiamento demografico sulla spesa pubblica; alle
missioni umanitarie e internazionali, con una analisi della situazione nelle
aree di crisi (Libano, Afghanistan e Darfur). Infine, nell’area della
Biblioteca è consultabile la più vasta banca dati sulla storia locale
dell’Italia: Statuti di Comuni, corporazioni, confraternite e associazioni, ed
edizioni antiche di storia locale italiana edite tra il 1500 ed il 1861.
Inoltre, è disponibile una interfaccia web unificata per l’accesso ai cataloghi
della Biblioteca del Senato e della Biblioteca della Camera, raggiungibile
attraverso il portale www.parlamento.it.
Commercio estero: in Europa i Paesi più “attratti”
dall’Italia
(
ROMA – Olanda, Francia, Spagna, Regno Unito e Svezia sono i paesi che negli
ultimi tre anni hanno guadagnato posizioni nella classifica dei paesi più
attratti dall’Italia in termini di scambi commerciali, economici, finanziari e
flussi turistici. E’ quanto emerge dall’indagine presentata oggi da
Assocamerestero al Meeting dei Segretari Generali delle 73 Camere di Commercio
Italiane presenti in 48 Paesi del mondo in corso a Fiuggi. “L’indice di
attrattività del Sistema Italia per gli anni 2005 e 2006” – al centro
dell’indagine – si propone di verificare lo stato e l’evoluzione dell’interesse
che il nostro Paese è in grado di suscitare in alcuni paesi europei ed
extraeuropei, individuati tra quelli che intrattengono maggiori rapporti
economici con l’Italia ed in cui vi è presenza di Camere di Commercio Italiane
all’Estero. Dei 27 Paesi analizzati da Assocamerestero sono stati considerati i
flussi relativi a: spesa effettuata in Italia dai viaggiatori stranieri per
motivi personali e per motivi di lavoro, crediti vantati dal nostro Paese per
servizi offerti (finanziari, informatici, servizi per il Governo, servizi
personali, trasporti e altri servizi alle imprese), esportazioni, crediti per
investimenti diretti esteri e crediti per investimenti di portafoglio. Ciò che
emerge dagli indicatori è che quelli maggiormente ‘attratti’ dall’Italia sono
in Europa. In particolare, i dati degli ultimi tre anni confermano nelle prime
due posizioni l’interesse di Svizzera e Belgio. Risaltano poi gli incrementi di
posizione di Olanda (+3), Francia, Spagna, Regno Unito e Svezia (+2). Sembrerebbe,
dunque, che l’Italia si sia resa significativamente più “attraente” soprattutto
in ambito europeo e nei confronti di quei partners che hanno registrato
maggiore crescita (l’economia spagnola, ad esempio, è cresciuta del +3,4% nel
2005; il Regno Unito dell’1,9%). Sempre secondo l’indicatore sintetico espresso
da Assocamerestero risultano stazionarie le posizioni di Cina, India e Stati
Uniti.
Evidentemente i diversi fattori combinati insieme
nell’indice non esprimono valori assoluti ma fanno intravedere delle
potenzialità in ordine al grado di interesse che l’Italia è capace di suscitare
nei Paesi considerati. Tant’è che proprio sul turismo guardando i dati
dell’Ufficio Italiano Cambi relativi alla spesa per viaggi in Italia nei primi
tre mesi di quest’anno si confermano i risultati relativi all’“attrattività”
per Olanda, Francia, Spagna e Regno Unito, nonché la frenata dei viaggiatori
statunitensi; si evidenzia però dall’altro lato l’incremento di spesa di Cina e
India, a dimostrazione che nel calcolo dell’indice sintetico non è certo il
turismo il punto di fragilità; al contrario, proprio questo sembra essere una
leva di enorme potenziale per l’Italia al fine di guadagnare posizioni nelle
economie di questi nuovi mercati. “Non possiamo più considerare il turismo come
un elemento a sé stante – afferma il presidente di Assocamerestero, Edoardo
Pollastri – adesso che l’immagine dell’Italia all’estero può consolidarsi
soprattutto attraverso il soggiorno nei luoghi in cui nasce la creatività dei
prodotti made in Italy. Dobbiamo lavorare tutti insieme per realizzare le
condizioni più favorevoli per far crescere quegli elementi che ci rendono
“attrattivi” all’estero, come la creatività ma anche il patrimonio culturale e
scientifico, la qualità e la genuinità dei nostri prodotti e lo stile di vita.
La rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero sviluppa ormai da diversi
anni progetti di informazione, oltre che di promozione, perché dobbiamo
incrementare la voglia di Italia nel mondo”.
Vino, Unioncamere: “La qualità spinge il made in
Italy”
(
ROMA – Italiani un po’ più sobri, decisamente più bravi a selezionare le
eccellenze, saldamente leader del mercato mondiale e, alla fine, più ricchi
grazie all’industria vitivinicola. Questa la sintesi degli ultimi dieci anni di
trasformazioni del settore analizzati in profondità dal “Rapporto sul settore
vitivinicolo 2007”, realizzato da Unioncamere con la collaborazione
dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne e Nomisma. Obiettivo primario del Rapporto,
presentato il 3 luglio, è quello di fornire un utile strumento conoscitivo a
imprese, studiosi, policymakers sia delle recenti performance del settore
vitivinicolo italiano sui mercati europei e mondiali, sia delle dinamiche del
settore in termini di crescita imprenditoriale e produttiva, con particolare
attenzione ai vini di pregio – V.Q.P.R.D., vini di qualità prodotti in regioni
determinate (DOC e DOCG) – e a quelli IGT, principali responsabili del successo
del Made in Italy nel mondo. Nei dieci anni analizzati – dal 1995 al 2005 – il
settore vitivinicolo nazionale ha conosciuto profonde trasformazioni produttive
e nei comportamenti dei consumatori: la quantità di vino prodotta si è ridotta
del 4,5%, il consumo interno è diminuito del 10,4%. Nonostante ciò, l’Italia ha
mantenuto e consolidato la propria quota di export mondiale (il 18%), un valore
secondo solo quello dei cugini francesi (oggi al 35,5% del mercato ma in forte
calo rispetto al 44,6% di inizio decennio) e, soprattutto, ha visto lievitare –
fino a raddoppiarsi – il saldo della bilancia commerciale del vino, passato da
1,68 a 3,38 miliardi di dollari. Per le imprese leader del settore il fattore
che più ha inciso (il 71,4%) sulla crescita del fatturato italiano di questi
anni risiede nelle competenze di marketing prima ancora che in quelle
tecnologiche e produttive.
Per i prossimi anni, però, ancora più importante (l’85,7%)
sarà la capacità di controllare o sviluppare la rete distributiva. Un obiettivo
condiviso anche dal Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali,
Paolo De Castro. “Per vincere le sfide del futuro dobbiamo lavorare sulla
qualità, quella percepita dai consumatori, e sull’organizzazione efficiente
delle filiere, anche costruendo nuovi rapporti con i canali commerciali e la
distribuzione moderna. Dobbiamo inoltre accompagnare la definizione degli
strumenti e delle politiche di sostegno del settore e delle imprese, e su
questo fronte siamo impegnati a livello comunitario in vista della riforma
dell’Ocm vino, a livello internazionale per lo sviluppo ulteriore delle nostre
esportazioni e in ambito nazionale per la definizione di nuovi strumenti di
tutela della qualità e dei consumatori attraverso la terzietà dei controlli, il
nuovo ruolo dell’ICE e soprattutto per la ridefinizione dell’impianto normativo
legato alla Legge 164”. A tal fine – ha aggiunto il Ministro De Castro – “il
rapporto Unioncamere rappresenta un importante contributo per supportare le
scelte future di sviluppo del settore in quanto fornisce un utile strumento
conoscitivo sia sulle recenti performance del settore vitivinicolo italiano sui
mercati europei e mondiali sia delle dinamiche evolutive delle imprese e della
produzione”. Per il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello, “Il settore
vitivinicolo costituisce una delle realtà più rilevanti della nostra
agro-industria e una delle immagini più positive dello stile di vita italiano
nel mondo. Negli ultimi anni questo settore si è profondamente trasformato per
rispondere con successo a sfide difficili, cercando nella qualità e
nell’innovazione le chiavi del successo. Ci è riuscito al meglio, dando
dimostrazione di come l’innovazione possa sposarsi con la tradizione ad una
condizione: che l’asticella della qualità venga alzata per essere più
competitivi. Anche per questo – ha detto Andrea Mondello – voglio sottolineare
il lavoro svolto dal Ministro De Castro sul delicato tema dei controlli voluti
per dare certezza ai consumatori rafforzando le caratteristiche di terzietà
degli organismi di controllo. Un’attività che le Camere di Commercio assicurano
con imparzialità e in modo capillare su tutto il territorio e che potrà dare
risultati ancora migliori con una revisione della L. 164/94 che chiarisca i
compiti rispettivi degli organi di controllo, tutela e promozione”.
Il contributo dei vini italiani all’export mondiale continua
ad essere di primo piano. Con una quota di mercato attorno al 18% e circa 3,4
miliardi di dollari di fatturato, l’Italia si conferma nel 2005 secondo
esportatore mondiale del settore dietro
contrassegnato dal raddoppio (+107,7%) degli scambi internazionali di vino e
dall’aumento del valore delle esportazioni in tutti i Paesi tradizionalmente
protagonisti del settore (Francia, Italia, Spagna), mentre nuovi competitor (in
particolare l’Australia, con una quota di export passata dal 2,8% al 10,7% nei
dieci anni) si sono andati prepotentemente affermando. Nel corso degli ultimi
10 anni l’incremento in valore dell’export italiano di vini nel complesso è
stato del 68%. Dei 2.967 milioni di euro esportati nel 2005, circa il 54,1%
(1.604 milioni) provengono dai mercati europei (UE a 25) mentre i rimanenti
1.363 milioni sono stati fatturati su altri mercati internazionali, a conferma
che il mercato europeo è storicamente la destinazione prevalente (anche se in
lenta diminuzione) dei vini italiani. Gli Usa sono ormai saldamente il primo
mercato di riferimento per i vini italiani (nel 2005, 26,2% del totale export
vitivinicolo, il 29,2% dell’imbottigliato Made in Italy) seguiti dalla Germania
con il 23,4% delle esportazioni italiane totali. Gli altri mercati di un certo
rilievo per le esportazioni italiane sono nell’ordine il Regno Unito (12,5%),
Canada (5%) e il Giappone (3,2%). Analizzando le esportazioni di vini di
qualità (V.Q.P.R.D.) emerge chiaramente il loro contributo in termini di
controvalore esportato, piuttosto che di quantità. Basti l’esempio di Usa e
Germania, i due più importanti partner commerciali dell’Italia. Nonostante il
rafforzamento del cambio euro/dollaro, negli ultimi anni gli Usa hanno
dimostrato un elevato grado di apprezzamento per i nostri vini Vqprd
incrementando le quantità (30,4%) ma molto di più i controvalori importati
(148,8%). In Germania l’import di Vqprd italiano è leggermente aumentato per
quanto riguarda i valori (+9,5%), nonostante il sensibile calo delle quantità
(-6,1%). L’incremento dei prezzi all’export ha interessato tutte le categorie
di vini Vqprd italiani, con aumenti più consistenti soprattutto tra i rossi e
rosati; fra questi, l’incremento relativo maggiore (circa il 70%) è stato
registrato dai vini veneti, anche se il prezzo medio più elevato in valore
assoluto (4,31 euro/kg) raggiunto nel 2005 è quello dei rossi toscani (+60%
circa nel decennio considerato). Incrementi di minore entità per i vini
bianchi, tra i quali sono da segnalare soprattutto i bianchi del Trentino Alto
Adige e del Friuli ed i bianchi toscani.
Vino, Coldiretti: gli arrivi dagli Usa superano quelli
di Francia e Spagna
(
ROMA – Nel 2007 sono quasi raddoppiate (+80%) le importazioni di vino
proveniente dagli Stati Uniti che per la prima volta nella storia battono
Francia e Spagna e diventano il primo esportatore in Italia.
l’allarme e chiede di fare chiarezza su un fenomeno che vede i vini della
California superare in quantità sul mercato italiano Champagne e Porto
provenienti dai paesi partner comunitari. Le importazioni dagli Stati Uniti
hanno raggiunto livelli quantitativi che – sottolinea
dal punto di vista quantitativo l’aumento delle esportazioni oltreoceano e
rendono necessari controlli per fare chiarezza sull’utilizzazione finale di un
prodotto importato quasi esclusivamente sfuso. Nei soli tre mesi del 2007 –
precisa
– sono arrivati in Italia oltre 25,3 milioni di bottiglie di vino equivalenti,
che rappresentano circa un terzo delle esportazioni italiane oltreoceano, e
sono nettamente superiori alle 12,6 milioni di bottiglie equivalenti dalla
Francia e alle 15,7 dalla Spagna, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati
Istat relativi ai primi tre mesi del 2007. “Occorre evitare il rischio che
venga annacquata la qualità italiana dopo che – proseguono i coltivatori – il
Decreto ministeriale del 2 novembre 2006 ha di fatto autorizzato la discutibile
pratica enologica dell’invecchiamento artificiale dei vini con la segatura di
legno (i cosiddetti trucioli al posto delle tradizionali botti) anche in
assenza di un’adeguata informazione in etichetta per il 70 per cento della
produzione nazionale”. Una decisione che verrà contrastata anche nell’ambito
della manifestazione promossa dagli agricoltori, che con lo slogan “Giù le mani
dalla qualità Italiana” organizzeranno a Bologna l’11 luglio.
Da Piazza 8 agosto si muoverà il corteo per Piazza Maggiore,
dove sarà allestito un megapalco. Alla manifestazione parteciperanno gli
agricoltori della Coldiretti provenienti dalle campagne di ogni regione con
auto, pullman, treni speciali e aerei. L’ Italia che ora rappresenta circa il
25 per cento delle esportazioni mondiali e ha conquistato negli Usa il primato
delle vendite – sostiene
Coldiretti
qualità e della trasparenza senza cedere alle tentazioni di una concorrenza
fondata sulla bassa qualità che non valorizza le potenzialità del territorio
nazionale”. “Il vino – precisa
Coldiretti
nazionale che trova negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco
con un quarto del valore totale delle esportazioni di vino Made in Italy”. “I
risultati del 2006 in Usa – conclude la nota – dimostrano la presenza di nuove
e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che ha raggiunto
complessivamente un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3 dei quali
attraverso l’export, con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini
nazionali Doc e Docg”.
Banche e assicurazioni: dall’Antitrust un’indagine
conoscitiva
(
ROMA – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare
un’indagine conoscitiva sulla corporate governance di banche e assicurazioni,
anche alla luce delle numerose innovazioni normative che hanno interessato o
stanno per interessare i mercati finanziari. L’indagine dovrà analizzare il
rapporto tra concorrenza e corporate governance attraverso la ricostruzione di
un quadro aggiornato degli assetti del governo societario delle imprese
bancarie ed assicurative. L’attenzione sarà concentrata sugli elementi, anche
di origine regolamentare, che possono influenzare il grado di contendibilità
delle imprese, sulla natura e composizione degli organi sociali, compresi i
comitati a composizione ristretta con funzioni di gestione o consultive, e su
alcuni aspetti della finanza d’impresa. Si tratta di elementi che possono avere
un impatto significativo sull’efficienza e sulle condizioni di concorrenza nei
mercati finanziari, incidendo negativamente sull’incentivo alla ricerca
dell’efficienza produttiva e al trasferimento dei conseguenti benefici ai
consumatori. Secondo l’Antitrust il grado di contendibilità di banche e
assicurazioni è minore rispetto a quello di imprese di altri settori, a causa
degli assetti azionari, dell’esistenza di strutture piramidali e della presenza
di una fitta rete di partecipazioni incrociate e circolari e di consolidati
legami personali. La ridotta contendibilità acquista poi natura strutturale nel
caso del credito cooperativo (banche popolari e banche di credito cooperativo)
e delle cooperative o mutue assicuratrici, vista la specifica normativa che ne
disciplina la governance.
Queste problematiche concorrenziali possono avere effetti di
rilievo sotto il profilo antitrust anche nel settore della finanza d’impresa
oltre che sull’intero sistema economico, considerata la natura “bancocentrica”
dell’economia italiana: i legami tra soggetto finanziatore ed impresa
beneficiaria possono infatti configurare una situazione di controllo di fatto
del finanziatore nei confronti dell’impresa beneficiaria o facilitare il
raggiungimento di equilibri non concorrenziali nei mercati in cui operano le
imprese finanziate. Il rischio può essere accentuato dal fatto che i soggetti
finanziatori sono in numero ridotto, spesso operano in pool e risultano uniti
da numerosi legami finanziari e personali. Secondo l’Autorità il quadro che
emerge può facilitare il coordinamento delle condotte tra imprese o ridurre gli
incentivi a competere, rendendo più probabile il raggiungimento di equilibri di
mercato non concorrenziali.
Conti pubblici, Istat: nel primo trimestre deficit/Pil
al 6,1%
(
ROMA – Il deficit pubblico si attesta nei primi tre mesi del 2007 al 6,1 per
cento del Pil contro il 5,9 per cento registrato nel primo trimestre di un anno
fa. Lo dice l’Istat che ha diffuso il 3 luglio il Conto economico trimestrale
delle amministrazioni pubbliche relativo al primo trimestre 2007. In
particolare, il saldo corrente (risparmio) è risultato negativo e pari a 12.376
milioni di euro, contro il valore negativo di 10.771 milioni di euro nel
corrispondente trimestre dell’anno precedente, con una incidenza negativa sul
Pil pari al 3,4 per cento (meno 3,1 per cento nel corrispondente trimestre del
2006). Il saldo primario (l’indebitamento al netto degli interessi passivi) è
risultato negativo e pari a 5.384 milioni di euro (meno 5.301 milioni di euro
nel corrispondente trimestre del 2006), con una incidenza negativa sul Pil
dell’1,5 per cento pari a quella registrata nel corrispondente trimestre del
2006. Nel primo trimestre 2007, le entrate totali sono aumentate in termini
tendenziali del 2,9 per cento con un’incidenza sul Pil del 39,4 per cento (40,3
per cento nel corrispondente trimestre del 2006). Le uscite, sottolinea
l’Istat, sono cresciute più delle entrate.
Sempre nei primi tre mesi dell’anno, le entrate correnti
hanno registrato un aumento tendenziale del 2,9 per cento dovuto alla crescita
delle imposte dirette (più 6,3 per cento), delle imposte indirette (più 2,7 per
cento), dei contributi sociali (più 1,2 per cento) e a una diminuzione delle
altre entrate correnti (meno 0,6 per cento). Le entrate in conto capitale hanno
registrato una diminuzione in termini tendenziali dello 0,1 per cento, dovuta
all’effetto combinato della diminuzione delle imposte in conto capitale (meno
32,9 per cento) e della crescita delle altre entrate in conto capitale (più 1,7
per cento). Nello stesso periodo le uscite totali sono aumentate in termini
tendenziali del 3,7 per cento. Il loro valore in rapporto al Pil è stato pari
al 45,5 per cento (46,2 per cento nel corrispondente trimestre del 2006). Le
uscite correnti nel primo trimestre 2007 hanno registrato invece un aumento
tendenziale del 3,8 per cento. Tale aumento è dovuto alla crescita dei redditi
da lavoro dipendente (più 1,4 per cento), dei consumi intermedi (più 3,5 per
cento), delle prestazioni sociali in denaro (più 3,8 per cento), delle altre
uscite correnti (più 1,8 per cento) e degli interessi passivi (più 12,4 per
cento). Le uscite in conto capitale sono aumentate in termini tendenziali del
3,2 per cento, risultato di una decrescita degli investimenti fissi lordi (meno
4,2 per cento) e di una crescita delle altre uscite in conto capitale (più 18,3
per cento).
Frutta, Coldiretti: “Aumentano del 10,4% gli arrivi
dall’estero”
(
ROMA – Nel 2007 sono aumentate del 10,4 per cento le importazioni di frutta
dall’estero che una volta giunta in Italia viene spesso spacciata come Made in
Italy per la mancanza dei controlli previsti dalla legge che obbliga ad
indicare oltre al prezzo la provenienza, al varietà e la qualità della frutta
in vendita. E’ quanto afferma
Coldiretti
estero primo trimestre del 2004, nel denunciare che secondo una recente
indagine nei banchi di vendita tre etichette su quattro non sono in regola con
l’indicazione obbligatoria della provenienza. Sono praticamente scomparse dai
banchi di frutta e verdura – sottolinea
etichette con l’indicazione dell’origine, della qualità e delle varietà in
vendita nel rispetto delle norme del decreto legislativo 306/02 che definisce
sanzioni nel caso in cui in caso le etichette di frutta e verdura non riportino
tutte le informazioni obbligatorie relative all’origine, alla categoria e alla
varietà dei prodotti messi in commercio. La mancanza delle etichette con
l’indicazione dell’origine impedisce – spiega
scelte consapevoli e di capire quali prodotti sono di stagione nel nostro Paese
e quale è quindi il momento migliore per acquistare le ciliegie o le pesche,
che evidentemente non sono presenti in Italia dodici mesi all’anno. Per
difendere la frutta e verdura Made in Italy
maggiori controlli sull’etichettatura dei prodotti per evitare che sia
spacciato come nazionale prodotto importato. Una richiesta che verrà formulata
anche nell’ambito della più grande manifestazione promossa dagli agricoltori
negli ultimi anni, che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana”
a Bologna l’11 luglio. Alla manifestazione parteciperanno gli agricoltori della
Coldiretti provenienti dalle campagne di ogni regione con auto, pullman, treni
speciali e aerei.
Nella capitale dell’agroalimentare italiano gli imprenditori
agricoli, insieme a cittadini, mamme, giovani e studenti, manifesteranno contro
il tentativo di standardizzare e omologare verso il basso la qualità
dell’agricoltura italiana per asservirla ad un modello di sviluppo
produttivistico, contrario all’interesse delle imprese, dell’ambiente e dei consumatori.
L’Italia è leader nella produzione di frutta e verdura nell’Unione Europea
allargata a 27 Paesi con un raccolto di quasi 30 miliardi di chili (25% del
totale comunitario) coltivato su circa 1,3 milioni di ettari di terreno.
L’Italia – precisa
Coldiretti
tavola, kiwi, pere, pesche e nocciole e il secondo produttore comunitario di
mele e agrumi. La classifica della frutta preferita dagli italiani – precisa
nell’ordine le mele, arance, banane, pere e pesche. Il valore delle
esportazioni di ortofrutta è stimato in 3 miliardi di Euro, ma anche se la
bilancia commerciale è positiva l’Italia – continua
grande paese importatore di ortofrutta, per una quantità stimabile nel 2006
pari a 3,4 miliardi di chili. Considerati gli scambi con l’estero, dall’analisi
della Coldiretti emerge che facendo acquisti in Italia c’è una probabilità su
dieci di consumare frutta e verdura di origine non nazionale. Dall’uva del
Sudafrica alle pesche greche, agli agrumi spagnoli fino alle pere argentine
sono alcuni esempi di prodotti che si trovano facilmente sui banchi di vendita.
Bisogna valorizzare i primati nazionali nell’alimentare anche verificando che
sugli alimenti importati vengano effettuati tutti i controlli previsti dalla
legge per quanto riguarda soprattutto – sostiene
rispetto dell’obbligo di indicare origine, varietà e qualità di frutta, verdura
e degli altri alimenti, nonché l’eventuale presenza di contaminazioni con
prodotti proibiti in Italia, in modo da prevenire rischi per la salute e
situazioni di concorrenza sleale. E’ necessario peraltro evitare – conclude
prodotti di importazione realizzati spesso senza il rispetto delle stesse
regole di carattere sanitario, ambientale ed etico vengano confusi con la
frutta e la verdura italiana che si è dimostrato essere la più sicura in
Europa.
Ice: dal 1° luglio gratuiti i servizi on-line
dell’Istituto
(
ROMA – Dal 1° luglio i servizi on-line dell’Istituto nazionale per il Commercio
Estero sono diventati gratuiti. L’Isituto ha infatti scelto di consentire
l’accesso gratuito dal sito www.ice.gov.it ad informazioni operative, dati
statistici nonché specifici studi settoriali dei singoli Paesi esteri. L’Ice ha
deciso così di agevolare gli imprenditori italiani impegnati nel difficile
processo di internazionalizzazione delle loro aziende, proprio a partire dal
reperimento dei dati. Un percorso che non può prescindere da studi e analisi
che ora possono essere consultati gratuitamente. Molti i servizi a disposizione
delle imprese sul portale dell’Ice: le Guide al Mercato, che analizzano i
diversi Paesi fornendo informazioni sul quadro economico generale, sul rischio
Paese, sull’interscambio commerciale e sui flussi di investimento, sulla
normativa doganale, fiscale e societaria e approfondiscono le opportunità per
il Made in Italy, con l’indicazione dei settori più promettenti; le Opportunità
Commerciali per trovare informazioni sul profilo dell’azienda estera ideale per
operazioni di partnership; le Gare Internazionali, attraverso le quali è
possibile reperire notizie sui bandi di gara e conoscere i riferimenti per la
richiesta del capitolato d’appalto e la presentazione delle offerte. Sul sito
saranno anche accessibili a titolo gratuito informazioni sui Finanziamenti
Internazionali, ovvero le segnalazioni sui progetti di sviluppo e di assistenza
tecnica finanziati dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali, quali Banca
Mondiale, Banca Africana, Banca Asiatica, BERS, Banca Europea degli
Investimenti e Unione europea. Strategica anche la sezione Anteprima Grandi
Progetti, che fornisce anticipazioni sui piani di privatizzazione, sui
finanziamenti e la realizzazione di grandi opere dei singoli Paesi. Per ogni
informazione viene riportata la fonte e il contatto cui rivolgersi per
ulteriori approfondimenti. Non meno importante la sezione riguardante i dati
statistici sull’interscambio commerciale che consente l’accesso a tavole
statistiche di fonte Istat, Eurostat, Onu e degli Istituti Nazionali di
Statistica dei singoli Paesi esteri. Un ventaglio di informazioni a 360 gradi a
disposizione dell’imprenditore interessato ad esplorare nuove rotte
commerciali.
Lavoro, Istat: cresce l’occupazione ma calano gli
stipendi
(
ROMA – Cresce l’occupazione nelle grandi imprese, che, ad aprile 2007, è
risultata in crescita dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anni
e dello 0,1% rispetto a marzo 2007. I due riscontri, calcolati al lordo della
cassa integrazione, si trasformano rispettivamente in un +0,8% e +0,2% se
considerati al netto della c.i.g.. Lo ha comunicato l’Istat nella diffusione
dell’aggiornamento mensile dell’analisi sul lavoro e le retribuzioni nelle
grandi imprese. Concentrando l’analisi sui singoli settori, l’Istituto di
statistica rileva che ad aprile l’indice dell’occupazione dipendente ha
registrato, in termini tendenziali, una diminuzione del 3,8% nel settore della
produzione di energia elettrica, gas ed acqua, una variazione positiva dello
0,5% nel settore delle costruzioni e una variazione nulla nelle attività
manifatturiere. Tra i comparti delle attività manifatturiere, quelli che
segnano diminuzioni tendenziali più marcate sono la lavorazione di minerali non
metalliferi (-2,6%), la fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche
(-2,4%) e le industrie tessili e dell’abbigliamento (-2,2%). Variazioni
positive riguardano le industrie delle pelli e delle calzature (+21,5%), le
raffinerie di petrolio (+2,9%) e le altre industrie manifatturiere (+2,7%).
All’interno del settore dei servizi si registrano andamenti positivi in tutti i
comparti, con incrementi del 4% nel commercio, dell’1,1% nelle altre attività
professionali e imprenditoriali, dello 0,9% nell’intermediazione monetaria e
finanziaria, dello 0,7% negli alberghi e ristoranti, e dello 0,4% nei
trasporti, magazzinaggio e comunicazioni. Per quanto riguarda le ore lavorate,
sempre nel periodo in esame, l’indice ha segnato una variazione congiunturale
di -0,2%.
Al netto degli effetti di calendario, l’indice è aumentato
dell’1,5% rispetto ad aprile 2006 mentre ha registrato una variazione di +0,3%
nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-aprile 2007. L’indice
delle ore effettivamente lavorate per dipendente è diminuito dello 0,8%
rispetto al precedente mese di marzo. Il ricorso alle ore di “straordinario” è
stato pari al 5,9% delle ore ordinarie, con una variazione tendenziale pari a
-0,1 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
L’utilizzo della cassa integrazione guadagni – spiega ancora l’Istat – è stato
pari a 9,1 ore per mille ore lavorate, con un aumento di 0,7 ore ogni mille ore
lavorate in termini congiunturali e di 1,4 ore ogni mille ore lavorate in
termini tendenziali. Aumentano le ore di sciopero effettuate che sono state
pari a 1,8 per mille ore lavorate (+0,4 ore rispetto ad aprile del 2006).
Rispetto ad aprile 2006 invece le ore di sciopero sono state 1,2 per mille ore
lavorate, con un aumento di 0,1 ore. A fare da controaltare a un positivo
incremento dell’occupazione, però, c’è una risultato agrodolce delle
retribuzioni lorde che, prosegue ancora l’Istat, hanno segnato un leggero
aumento congiunturale dello 0,1% a fronte di una consistente diminuzione in
termini tendenziali dell’indice grezzo dell’1,1%. Nelle sole grandi imprese
dell’industria la retribuzione lorda per ora lavorata ha presentato una
diminuzione dello 0,2% rispetto al mese di marzo e dell’1,4% rispetto ad aprile
2006.
Siae: tra le passioni degli italiani cinema, teatro e
ballo
(
ROMA – Agli italiani piace il cinema, il teatro e a sorpresa il ballo. Insomma
ci piace lo spettacolo. E per spettacolo s’intende non solo cinema, teatro e
ballo ma anche concerti e sport. Nel 2006 sono stati ben 1.972 i milioni di
euro spesi dai nostri connazionali per l’acquisto di biglietti e abbonamenti
per film, musica e divertimento. Ben 3.729 milioni di euro la cifra complessiva
se a questi si aggiungono consumazioni e prevendite. Non dimentichiamo poi un
volume d’affari, che comprende le spese dei partecipanti e quelle che
l’organizzatore può conseguire grazie anche ad altri proventi (prestazioni
pubblicitarie, sponsorizzazioni…), pari a 5 miliardi 781 milioni di euro.
Queste le cifre da capogiro elaborate dall’Ufficio statistica dalla Siae
(Società italiana autori editori) e raccolte nell’Annuario dello Spettacolo
2006 presentato questa mattina. Un testo di ben 350 pagine, edito dalla casa
editrice Artemide e disponibile nelle librerie, completamente rinnovato nella
sua veste grafica e che offre un’efficace e completa lettura del fenomeno
“spettacolo” in Italia, con nuovi criteri di rilevazione e di elaborazione
dati. Per la prima volta, infatti sono state incluse nella voce “spesa del
pubblico” anche le altre somme pagate per tutto ciò che è di contorno al
godimento dello spettacolo. Si parla quindi di prenotazione di tavoli,
prevendita di biglietti, servizio guardaroba; costi che di certo non possono
essere sottovalutati. Soddisfatto Giorgio Assumma presidente della Siae che ha
sottolineato come siano stati rispettati “i tempi di pubblicazione prefissati”
e soprattutto che “lo studio di quest’anno è stato volto ad una completezza di
dati generali. Ormai attraverso queste esperienze annuali, questo volume è
diventato uno strumento insostituibile di consultazione e informazione per
istituzioni, lettori, imprenditori, emittenti e per tutti i soggetti
interessati al mondo dello spettacolo, ma soprattutto – prosegue Assumma – è
diventato uno strumento importante per gli sponsor, questa categoria che si
avvicina sempre di più a finanziare alcune delle attività dello spettacolo”.
Secondo i dati forniti dalla Siae, comparati con quelli del
2005, si nota una live flessione del numero di eventi (-1.17%), una discreta
crescita delle presenze agli spettacoli (+3.52%) e un consistente incremento
del volume d’affari dell’8.22%, che conferma il crescente sviluppo di interesse
in questo settore anche da parte degli investitori attraverso sponsorizzazioni,
acquisto di diritti televisivi e pubblicità. Scendendo nel dettaglio gli
italiani sembrano preferire il cinema con una spesa al botteghino pari a 600
milioni di euro, lo 0.28% in più rispetto al 2005. Aumentano in questo settore
anche il numero degli spettacoli, con il 2.22% in più e il volume d’affari che
arriva al 2.84%. Ma tra gli amori degli italiani c’è anche il ballo. Ben 1.169
milioni di euro la cifra destinata ai balli e concertini con un aumento delle
presenze pari al 2.25%. Situazione in netta salita per il teatro con un aumento
degli spettatori del 5.92% e ben 358 milioni di euro per la spesa del
botteghino, in crescita del 6.87% rispetto al 2005, con un volume d’affari in
salita del 5.19%. In calo però il numero degli spettacoli proposti, con -1.62% rispetto
al 2005. In aumento anche le presenze nello sport (+17.40), con una spesa al
botteghino pari a 353 milioni di euro (+ 8.38%), e il volume d’affari in
crescita del 14.46%. Bene il settore delle mostre che ha registrato un
incremento degli spettatori pari al 5.37%, con una spesa al botteghino di 99
milioni di euro e un volume d’affari in salita del 3.33%. In diminuzione,
invece, i concerti (-5.68%) con un calo delle presenze pari al 6.62% e della
spesa del botteghino di 6.38%, in controtendenza rispetto agli aumenti
registrati negli ultimi anni. “I dati – ha spiegato Giorgio Assumma –
dimostrano che il pubblico fugge dalla televisione, forse anche per la scarsa
qualità della proposta. Nel paese c’è fame di cultura e questo è il dato più
significativo”.
Per tirare le somme il cinema rimane ancora tra le
preferenze degli italiani, con ben il 31% delle spese del pubblico. Ma città
“regina” in questo settore è la capitale. Probabilmente anche grazie alla prima
edizione del festival internazionale del cinema, Roma ha speso ben 78 milioni
di euro, rispetto a Milano che ne ha spesi 35. I milanesi però sono primi in un
altro settore, quello del teatro: la capitale economica batte quella culturale
con ben 71 milioni di euro spesi, rispetto ai 60 di Roma. La città laziale
rimane prima, però, nei settori dei concerti con 42 milioni di euro, grazie
anche al decisivo aiuto del Parco della Musica e delle sue manifestazioni. Per
ciò che riguarda ballo e concertini, Roma e Milano si classificano a pari
merito. A sorpresa, però, Genova si classifica seconda nelle mostre con 8
milioni di euro, non riuscendo a strappare un primato che continua a mantenere
la capitale, con 12 milioni di euro. E lo sport? In questo caso Torino batte
tutti con 90 milioni di euro spesi, soprattutto dopo aver ospitato le olimpiadi
invernali.
Rc auto: su 100 incidenti, tre sono tentativi di
truffa
(
ROMA – Dietro tre incidenti su cento in Italia c’è un tentativo di truffa. Lo
riporta l’Ania nella relazione annuale 2006/2007, utilizzando dati raccolti
dall’Isvap. L’associazione degli assicuratori riporta che nell’analisi sono
considerate sia le frodi vere e proprie che i tentativi di speculazione sul
valore del danno. Al Mezzogiorno la percentuale di tentativi di imbrogli sugli
incidenti arriva quasi a triplicarsi, con una media di truffe pari all’8,31%.
Solo in Campania, che vede anche il più alto numero di incidenti a livello
nazionale (11,74% contro l’8,39% della media nazionale), tale incidenza supera
il 13%. Si distingue il caso di Napoli, in cui si registra la percentuale più
alta del fenomeno con il 16,8%. Il capoluogo campano conquista anche il primato
della città con il maggior numero di sinistri con il 14,01%. Dietro
Lazio con una percentuale di incidenti che arriva al 9,88%. La regione del
centro riporta però solo un 2% di tentativi di truffa. Anche in Puglia si
registrano percentuali sopra la media nazionale, con una frequenza di incidenti
del 9,57% e una quantità di sette tentativi di frode ogni 100 scontri stradali.
Più bassa la tendenza alla truffa registrata al nord. Nel 2005 in alta Italia
la percentuale media di tentativi di frode è stata dello 0,97%, con al massimo
il 2,32% della Liguria; un numero comunque sotto la media nazionale.
0,15% la percentuale più bassa. La media nazionale si è alzata leggermente
rispetto al 2005, periodo in cui era del 2,81%.
Procreazione assistita: in due anni gravidanze calate
del 3,6%
(
ROMA – A tre anni dalla legge 40, calano le gravidanze legate alla procreazione
assistita. Le percentuali di gravidanze ottenute sui prelievi passano dal 24,8
per cento del 2003 al 21,2 per cento del 2005, con una riduzione di 3,6 punti
percentuali. Applicando la percentuale di gravidanze ottenute sui prelievi nel
2003 ai prelievi eseguiti nel 2005, si evince una perdita ipotetica di 1.041
nascite. Sono i numeri presentati dal ministro della Salute Livia Turco nella
sua relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40 del 2004.
I dati, i primi ufficiali del Registro nazionale dell’Iss relativi
all’applicazione delle tecniche di Pma effettuate nel nostro Paese nell’anno
2005, si basano sul censimento di 169 centri contro i 120 censiti nel 2003: da
questi risulta che sono 6.235 le gravidanze contro le 4.807 del 2003, con una
media di gravidanza per centro del 36,9 per cento a fronte del 40,1 per cento
del 2003. Le pazienti trattate sono state 27.254 nel 2005 contro le 17.125 del
2003 e il numero di trasferimenti effettuati con un solo embrione è passato dal
13,7 per cento del 2003 al 18,7 per cento del 2005, mentre più del 50 per cento
dei trasferimenti è stato effettuato con tre embrioni contro il 44 per cento
del 2003. E’ aumentata inoltre dal 22,7 per cento del 2003 al 24,3 per cento
del 2005 la percentuale di parti plurimi (gemellari, trigemini e multipli) e
sono aumentati dal 23,4 per cento nell’anno 2003 al 26,4 per cento nell’anno
2005 gli esiti negativi delle gravidanze, per aborti spontanei, morti
intrauterine, gravidanze ectopiche correlate all’obbligo di impianto di tutti
gli embrioni previsto dalla legge 40/2004.
“Rispetto alla situazione precedente all’entrata in vigore
della legge risulta quindi – sottolinea la relazione inoltrata dal ministro
Turco ai presidenti delle due Camere, Franco Marini e Fausto Bertinotti – una
diminuzione delle percentuali di gravidanze, con conseguente diminuzione di
bambini nati; una più elevata percentuale di trattamenti che non giungono alla
fase del trasferimento o con bassa possibilità di successo (trasferimento di un
embrione non elettivo); un numero di ovociti inseminati minore a fronte di un
numero maggiore di embrioni trasferiti; una più elevata incidenza di parti
plurimi, con i conseguenti effetti negativi immediati e futuri per i nati e per
la madre; un aumento degli esiti negativi delle gravidanze”. Livia Turco
sottolinea che “esistono, anche dopo l’applicazione della legge 40/2004, ancora
molti centri di II e III livello che svolgono un numero ridotto e in alcuni
casi ridottissimo di procedure nell’arco di un anno”. “Per questo – spiega –
occorre migliorare la qualità dei servizi da offrire alle coppie, giacché
l’esperienza nell’applicazione delle tecniche riveste un ruolo determinante”.
Nella relazione il ministro sottolinea inoltre “l’esistenza
di differenze territoriali Nord-Centro-Sud rispetto ai centri pubblici o
privati”, la quale richiede “un’ulteriore valutazione sui costi a carico delle
coppie e sul fenomeno della migrazione delle coppie, da centro a centro, da
regione a regione”. “Dall’età elevata delle pazienti – aggiunge – deriva la
necessità di incisive ed efficaci azioni di prevenzione delle cause
d’infertilità e anche di specifiche campagne informative alle coppie, infertili
e non”. Il ministro evidenzia anche la necessità di riflettere sul fenomeno
della migrazione delle coppie verso i centri esteri, “non solo per ottenere
trattamenti che utilizzano la donazione di gameti o la diagnosi genetica
preimpianto (vietati dalla legge 40/2004), ma anche per ottenere l’applicazione
delle tecniche con la più alta percentuale di successo possibile”. “Auspico –
conclude la relazione – che, a tre anni dall’applicazione della legge, si
continui a riflettere, con grande rigore e sobrietà, sulla legge medesima, a
partire dagli esiti dell’applicazione delle tecniche, al fine di garantire alle
donne e alle coppie la migliore efficacia e sicurezza delle tecniche e al fine
di garantire al meglio proprio i principi ispiratori dichiarati dalla legge,
che sono la tutela della salute delle donne e la tutela degli embrioni”.
Internet: l’audience cambia con le stagioni
(
ROMA – La stagionalità è una componente importante del traffico in Internet,
come confermano i dati Nielsen/NetRatings relativi al mese di maggio diffusi
oggi. E’ accaduto dunque che le scadenze fiscali e il pagamento delle imposte
abbiano fatto crescere in modo vistoso l’utenza dei siti finanziari, in
particolare quelli di banking online (8,8 milioni, +14% rispetto ad aprile) e
quella del sito di Agenzia delle Entrate (+38%). L’avvicinarsi della maturità
ha fatto aumentare l’audience sui siti dedicati all’istruzione e allo studio
(5,6 milioni, +16%) e di siti quali Studenti.it (+37%). In crescita anche
l’audience sui siti di viaggio, soprattutto su quelli di voli (+19%) e crociere
(+44%) e sui siti dedicati alla salute, alla cucina, alla famiglia e alla casa.
A maggio si registra anche una rilevante crescita di utenti nella categoria
entertainment (+6%): aumentano in media del 13% i siti di sport, trainati dalle
importanti competizioni che nel mese hanno visto impegnate le squadre italiane,
dalla Champions League con la vittoria del Milan (il sito A.C. Milan raggiunge
690 mila utenti unici e si posiziona al quarto posto della categoria sport,
dopo Gazzetta dello Sport e i canali sport di Alice e Yahoo!) alla Louis
Vuitton Cup, con Luna Rossa in finale. Ma non solo sport: crescono anche le
categorie video e cinema, broadcast media e musica, tutte con un incremento
dell’11% rispetto ad aprile. Con riferimento al broadcasting musicale, da
citare l’ottima prestazione nel mese di Radio 105, che cresce del 15% rispetto
ad aprile superando i 400 mila utenti unici.
Calcio, Milan: Galliani, “Kakà? Al Real ho detto
basta”
(
MILANO – Adriano Galliani mette la parola fine alle estenuanti voci di mercato
provenienti dalla Spagna che vogliono il brasiliano Kakà molto vicino ad
accasarsi al Real Madrid. “Ho chiesto a Predrag Mijatovic di lasciarci stare
con questa faccenda di Kakà, basta: in modo pacifico ovviamente, i miei
rapporti con Mijatovic sono ottimi – ha dichiarato l’amministratore delegato
della società rossonera prima dell’assemblea della Lega Calcio – Kakà resta a
Milano assolutissimamente, ha un contratto e mi risulta che sia felice di stare
al Milan. Certo, queste cose disturbano, ma è la controprova che abbiamo il
giocatore più forte del mondo”. Galliani sposta il tiro su Cassano: “E’ un
giocatore del Real Madrid, è vero, però vediamo. Riapriremo le urne, ancora
dobbiamo farlo”. Successivamente il dirigente rossonero polemizza con il
presidente del Real Madrid: “Il signor Calderon dice che Berlusconi ha 100
milioni? Non gli basta Kakà, vuole entrare in tutte le nostre trattative.
Eto’o? La fiscalità diversa di altri campionati è un problema molto consistente
per il nostro Paese. Shevchenko? E’ il secondo marcatore della storia del
Milan, gli vogliamo ovviamente tutti bene”.
Invece su Alexandre Pato: “E’ uno degli attaccanti che
interessano alle grandi società che se lo possono permettere, quindi anche a noi”.
Le ultime battute di Galliani riguardano il reparto offensivo: “Ricardo
Oliveira potrebbe partire: Kakà, Ronaldo, Inzaghi e Gilardino sono i nostri
intoccabili ovviamente. Cerchiamo un attaccante e basta: null’altro, niente
Emerson. Se l’attaccante potrebbe essere un nome mai uscito? Certo che sì, è
una possibilità – conclude – Ronaldo? E’ magro e felice, si sta allenando: sarà
importantissimo in questa stagione”. Insomma il mercato del Milan deve ancora
decollare e gli obiettivi sono i “soliti” noti. Il 2 luglio Eto’o ha ribadito
come sia lui che Ronaldinho resteranno in Spagna in forza al Barcellona e
allora il candidato numero uno per l’attacco della squadra rossonera è
Shevchenko. Il ritorno a Milano dell’attaccante ucraino sembra però molto difficile
perché il Chelsea non vuole privarsi del giocatore che nella passata stagione
ha pagato salato. Certo il rendimento di Sheva è stato fino ad oggi ben al di
sotto di quello dimostrato in Italia, ma Roman Abramovich sembra intenzionato a
concedere un’altra chance all’ex Pallone d’Oro.
Calcio, Euro 2008: si intensifica la cooperazione fra
le polizie
(
ROMA – L’attività di cooperazione internazionale di polizia è già da tempo al
lavoro per la migliore organizzazione di Euro 2008, la fase finale dei
Campionati europei di calcio che si svolgerà in Austria e Svizzera dal 7 al 29
giugno 2008. Per pianificare gli aspetti concernenti la sicurezza, nell’ambito
dell’attività internazionale di cooperazione di Polizia, sono stati presi
infatti contatti con le autorità di polizia austriache che hanno organizzato la
prima di tre conferenze sulla sicurezza in occasione degli incontri di calcio a
carattere internazionale. Così come è avvenuto in occasione dei Mondiali di
calcio del 2006 in Germania, anche le autorità austriache hanno previsto la
sottoscrizione di accordi bilaterali (Joint Declaration) con i maggiori Paesi
partecipanti, per meglio definire le linee generali della collaborazione.
Previsti dunque, dopo i primi contatti intercorsi, l’invio di personale di
supporto, l’accompagnamento e il monitoraggio dei tifosi, l’adozione di
particolari misure per il controllo dei transiti e per impedire la partenza di
tifosi che possono mettere in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica. Sul
fronte della sicurezza negli stadi, l’Osservatorio nazionale sulle
manifestazioni sportive ha inoltre condiviso, e proposto all’unanimità, una
visita di valutazione da parte di una delegazione del Consiglio d’Europa nel
prossimo mese di ottobre in tre città italiane. La visita di valutazione si
pone l’obiettivo di monitorare nei Paesi membri lo stato di attuazione della
convenzione europea sulla violenza degli spettatori in occasione di eventi
sportivi e in particolare di incontri di calcio, e della “Carta Europea dello
Sport”. L’Osservatorio esamina infatti ogni settimana l’attività di raccolta,
analisi ed elaborazione dei dati relativi al fenomeno della violenza negli
stadi operata dal Centro nazionale di informazione sulle manifestazioni
sportive, organismo che centralizza le informazioni a livello nazionale e che
si inserisce in una rete europea di cooperazione internazionale di polizia per
contrastare il fenomeno degli hooligan.
Rugby: Berbizier carica gli azzurri in vista dei
mondiali
(
AOSTA – “Il Mondiale è un sogno. Il nostro e quello dei nostri tifosi. Pensate
ai seimila che sono venuti con noi a Murrayfield quando abbiamo battuto
17-37, prima vittoria esterna dell’Italia nel Sei Nazioni, ndr), ai milioni che
ci hanno guardato in televisione. Verso queste persone, verso noi stessi,
abbiamo delle responsabilità: sogniamo, in questi due mesi che ci separano dal
Mondiale, e facciamo sognare chi ci sta vicino”. Pierre Berbizier, commissario
tecnico della nazionale italiana di rugby, ha aperto così, nella prima riunione
di squadra tenutasi il 2 luglio, il lungo raduno di preparazione ai Mondiali di
Francia 2007, al via il prossimo 7 settembre. Dal 1° luglio gli azzurri sono a
Aosta, per preparare la rassegna iridata che si terrà al di là delle Alpi “in
un Paese vicino, dove i tifosi saranno ancora una volta al nostro fianco”,
ribadisce Berbizier che ha poi presentato ai trentanove atleti convocati in
Valle d’Aosta (ancora assente il centro Enrico Patrizio) il piano di lavoro
verso i Mondiali, in cui l’Italia esordirà l’8 settembre, al Velodrome di
Marsiglia, contro
Nuova Zelanda.
selezione di giocatori per il tour in Argentina e Australia. Siamo diventati
una squadra competitiva nel Sei Nazioni 2006, in questo 2007 abbiamo dimostrato
di essere al nostro top: le vittorie su Scozia e Galles lo confermano. Adesso
dobbiamo migliorare ancora in questi sessantasei giorni di lavoro duro e
difficile che ci separano dalla partita contro gli All Blacks, la prima tappa
del nostro Mondiale”.
L’obiettivo, Berbizier non lo nasconde ai giocatori e ai
membri dello staff che assistono alla presentazione del progetto-Mondiali, è la
qualificazione ai quarti di finale, traguardo mai raggiunto dall’Italia nelle
cinque precedenti edizioni della Rugby World Cup: “Inutile nasconderlo, la
partita del 29 settembre a Saint Etienne contro
fondamentale per il passaggio del turno. Ma è per tutte le partite che
disputeremo nel Mondiale che siamo qui a lavorare in Valle d’Aosta”. Dopo
essersi radunata il 1° luglio,
Nazionale
con gli avanti e i trequarti che si sono alternati in palestra mentre, nel
pomeriggio, tutti gli atleti si sono ritrovati sul campo di Morgex per la prima
di molte sedute di preparazione fisica, agli ordini del fitness trainer Pascal
Valentini. Prima di iniziare il lavoro sul campo, però, il ct ha concluso la
propria presentazione: “Sino ad oggi questa nostra squadra ha raggiunto
obiettivi, è cresciuta, e l’ha fatto seguendo quello che era un progetto,
l’idea che avevamo della nostra crescita. L’ha fatto senza mai perdere di vista
la propria identità, quell’identità italiana che pervade chiunque indossi la
maglia azzurra. Adesso abbiamo ancora una missione, sfidare i migliori alla
coppa del mondo – chiosa -. Facciamolo, e saremo andati sino in fondo nel
nostro lavoro, nella nostra idea”.
Ue: la riforma del vino per riconquistare il mercato
(
BRUXELLES – Sono state adottate il 4 luglio dalla Commissione europea le
proposte relative alla riforma dell’organizzazione comune del mercato
vitivinicolo, presentate dopo oltre un anno di dibattiti con tutti gli ambienti
interessati. Gli obiettivi della riforma sono: aumentare la competitività dei
produttori europei, riconquistare mercati, equilibrare l’offerta e la domanda,
semplificare le norme, preservare le migliori tradizioni della produzione
vitivinicola europea, rafforzare il tessuto sociale delle zone rurali e
salvaguardare l’ambiente. Un punto cruciale della riforma è l’uso migliore
delle risorse di bilancio disponibili – 1,3 miliardi di euro – che rimarranno
comunque invariate. In base alla proposta saranno soppresse tutte le misure di sostegno
del mercato dimostratesi inefficaci, come gli aiuti per la distillazione, il
magazzinaggio privato e le restituzioni all’esportazione. Sarà proibito anche,
il cosiddetto “zuccheraggio”, l’aggiunta di zucchero per arricchire
il vino. La distillazione di crisi sarà sostituita da due misure di gestione
delle crisi, finanziate a partire da dotazioni finanziarie nazionali. Una parte
di risorse andrà a finanziare la promozione dei vini europei, in particolare
sui mercati dei paesi terzi. Per un periodo transitorio di cinque anni saranno
mantenute in vigore le restrizioni agli impianti e i produttori non competitivi
avranno la possibilità di abbandonare il settore con un aiuto finanziario. Dopo
il 2013 saranno abolite le restrizioni agli impianti per permettere ai
produttori competitivi di espandere la produzione, se lo desiderano. Saranno
semplificate le regole in materia di etichettatura. La politica della qualità
si baserà sull’origine geografica dei vini. Saranno trasferite maggiori risorse
allo sviluppo rurale per finanziare misure come l’insediamento dei giovani
viticoltori e la protezione dell’ambiente.
Ue, clima: nuove misure per ridurre gli impatti
(
BRUXELLES – L’Europa non deve solo ridurre profondamente le emissioni di gas
responsabili dell’effetto serra ma anche adottare misure necessarie per
fronteggiare i cambiamenti climatici in atto e quelli futuri al fine di
diminuire le conseguenze dannose del riscaldamento del pianeta sulle persone,
l’economia e l’ambiente. Questo è il messaggio contenuto nel “Green Paper”
pubblicato il 29 giugno dalla Commissione europea nel quale si forniscono
indicazioni per un’azione dell’Ue volta a aiutare il processo di adattamento ai
cambiamenti climatici in atto in Europa. Tra le misure da adottare per farcela,
per esempio, si sottolinea un uso più efficiente e responsabile delle scarse
risorse di acqua. Stavros Dimac, commissario per l’ambiente, ha dichiarato: “Le
persone in tutta Europa si accorgeranno sempre di più dei nocivi effetti dei
cambiamenti climatici sulla salute, nel lavoro e a casa, e la parte più debole
della società sarà più duramente colpita. E’ necessario condurre la battaglia
contro il cambiamento del clima su due fronti. Dobbiamo ridurre le emissioni di
gas per prevenire il futuro cambiamento climatico e fare in modo che non
raggiunga livelli pericolosi ma, allo stesso tempo, dobbiamo adattarci al
cambiamento climatico già in atto”.
Ue: nuove misure sulla lista nera delle compagnie
aeree
(
BRUXELLES –
europea ha adottato il 4 luglio nuove misure contro le compagnie aeree
proscritte dal territorio dell’Unione europea. L’elenco include un divieto
operativo nei confronti di tutte le 51 compagnie indonesiane, della compagnia
di bandiera angolana, TAAG Angolan Airlines, e di una compagnia aerea ucraina,
Volare Aviation Enterprise. Sono state modificate le restrizioni operative
precedentemente imposte alla compagnia Pakistan International Airlines (PIA)
per autorizzare le operazioni di volo verso
Boeing 747 e Airbus 310 in aggiunta alla flotta di Boeing 777 già autorizzata .
Inoltre, sono stati messi al bando dal territorio dell’Unione europea alcuni
vettori aerei di Russia (10) Bulgaria (6) e Moldova (8) in forza di nuove
misure adottate dai tre stati a seguito di consultazioni con
“Ancora una volta, la lista dei vettori soggetti a divieto operativo nell’Ue si
rivela uno strumento fondamentale non solo per impedire alle compagnie ritenute
poco sicure di operare verso l’Europa e di informare i passeggeri che viaggiano
in tutto il mondo, ma anche per assicurare che le autorità dell’aviazione
civile e le compagnie aeree adottino le misure idonee per migliorare la
sicurezza” ha dichiarato Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione e
responsabile dei trasporti.
Ue: ricerca identifica i geni che fanno perdere vista
e udito
(
BRUXELLES – Sono stati presentati il 3 luglio a Parigi i risultati di due
progetti di ricerca che indagano sul funzionamento molecolare che contribuisce
al danneggiamento della vista e dell’udito e ne avanzano possibili soluzioni. I
ricercatori hanno identificato alcuni nuovi geni e indagato le mutazioni che
conducono alla perdita di vista e udito; queste scoperte saranno usate per indicare
nuove terapie. Il progetto finanziato dalla Ue, con un totale di 22,5 milioni,
coinvolge 16 paesi. I progetti sono stati condotti coinvolgendo soggetti con
problemi di vista e udito e le loro famiglie. In Europa la perdita della vista
è la forma più comune dei problemi degli over 60, e solo in Europa interessa
8,3 milioni di persone. Malattie degenerative alla retina interessano milioni
di persone. Il danneggiamento dell’udito interessa il 10% della popolazione
europea, con un incremento del 40% tra gli over 75. I costi sono considerevoli
in termini di benessere fisico, mentale e sociale, sviluppo educativo e
impiego.
Ue: poche tasse sulle sigarette, infrazione per
Italia, Irlanda e Austria
(
BRUXELLES – L’Austria, l’Irlanda e l’Italia devono modificare la loro
legislazione che fissa prezzi minimi di vendita al dettaglio delle sigarette.
Secondo il punto di vista della Commissione, accolto dalla giurisprudenza della
Corte di giustizia delle Comunità europee, tali prezzi minimi sono contrari
alla legislazione comunitaria e falsano la concorrenza. Per raggiungere
l’obiettivo della riduzione del consumo di tabacco,
un aumento dei diritti di accisa (cioè di tutte le imposte di cui il prodotto è
gravato siano esse di carattere locale, regionale o statale) sulle sigarette.
Queste richieste hanno la forma di un “parere motivato”che costituisce la
seconda fase della procedura di infrazione. Se gli Stati in questione non si
conformeranno in modo soddisfacente al parere motivato entro due mesi,
adire
di giustizia delle Comunità europee. Il Belgio si è conformato al parere della
Commissione e ha modificato la sua legislazione in modo da rispettare il
diritto comunitario. Ciò ha permesso di aumentare le entrate del bilancio dello
Stato e di ottenere un aumento dissuasivo del prezzo del tabacco.
Ue: quale futuro per le tariffe preferenziali dei voli
in Sardegna?
(
BRUXELLES – “Mantenere il diritto alle tariffe agevolate per i voli (oneri di
servizio pubblico) in provenienza e a destinazione della Sardegna”: questo il
titolo dell’incontro organizzato dalla Federazione delle Associazioni Sarde in
Italia (Fasi), e dall’onorevole Antonio Panzeri, parlamentare europeo. Si
tratta di un confronto sulla decisione della Commissione europea e sulla
risposta del governo italiano e della Regione Sardegna. La decisione della
Commissione dello scorso 23 aprile sull’“imposizione di oneri di servizio
pubblico su talune rotte in provenienza e a destinazione della Sardegna, ai
sensi dell’articolo 4 del regolamento (Cee) n. 2408/92 del Consiglio
sull’accesso dei vettori aerei della Comunità dalle rotte intracomunitarie” ha
stabilito che gli oneri di servizio pubblico imposti dal governo italiano sulle
rotte aeree da e verso
Sardegna
italiana, rispetto ai cittadini di altre nazionalità. Quindi discriminatori
perché basate sulla nazionalità e pertanto contrari al Trattato”. Le
organizzazioni degli emigrati sardi ritengono invece debba valere la
compensazione dello svantaggio dell’insularità, principio ugualmente
riconosciuto dall’Unione europea. Al dibattito interverranno Tonino Mulas,
presidente Fasi, Sandro Broccia, assessore ai trasporti Regione Autonoma della
Sardegna, Antonio Panzeri, parlamentare europeo e Gilles Gantelet, della
Commissione europea.
Ue, Greenpeace protesta contro i rischi degli alimenti
Ogm
(
BRUXELLES – Protesta degli attivisti di Greenpeace che il 30 giugno hanno spiegato
a Lussemburgo un enorme striscione “Proteggete l’Europa dai rischi degli
alimenti Ogm” fuori dal Consiglio per l’Ambiente, rivolgendosi ai ministri
riuniti per un incontro sul tema. Tra gli argomenti in agenda, il Consiglio ha
discusso infatti, delle lacune del processo europeo per l’analisi del rischio
applicato agli organismi geneticamente modificati. La discussione del Consiglio
è stata supportata da nuove evidenze scientifiche che dimostrano impatti
negativi per la salute dei topi di laboratorio nutriti con mais Monsanto,
MON863, già approvato e commercializzato in Europa. Altri volontari
dell’organizzazione che opera in difesa dell’ambiente, hanno montato una gabbia
fuori dall’edificio del Consiglio, all’interno della quale due attivisti bendati
mangiano mais geneticamente modificato, rimandando così al fatto che consumando
prodotti frutto dell’ingegneria genetica testati impropriamente, i consumatori
si trasformano in cavie da laboratorio, protagonisti inconsapevoli di un
gigantesco esperimento genetico. “E’ scandaloso che gli organismi geneticamente
modificati (Ogm) non vengano testati coerentemente con la normativa europea,
che richiede analisi di lungo termine sugli effetti di questi prodotti per
l’ambiente e la salute – ha detto Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm
di Greenpeace Italia – Ora, abbiamo anche la prova scientifica che dimostra che
i prodotti geneticamente modificati possono avere inaspettati effetti nocivi
sulla salute umana e animale, così come sull’ambiente. Anche per questa ragione
è importante liberare la filiera di produzione del nostro Parmigiano-Reggiano
dal rischio Ogm. I cittadini europei non devono essere trattati come cavie da
laboratorio, esposti al rischio di Ogm nella catena alimentare”. Tra le
richieste avanzate da Greenpeace ai ministri quella di ritirare
l’autorizzazione concessa alla Monsanto per il mais MON863, fino alla
rivalutazione del dossier presentato dall’azienda, a sostegno di un sistema di
valutazione del rischio rigoroso, indipendente e trasparente che rispetti le
istanze legali e sia in grado di garantire la sicurezza. Tutte le
autorizzazioni precedenti dovrebbero essere ritirate fino a quando le lacune
dimostrate nel sistema autorizzativo non verranno corrette.
Ue, Emilia Romagna: commissione cambi proposta sullo
zucchero
(
BOLOGNA – La proposta della Commissione Agricola europea di indennizzare con un
significativo contributo economico gli agricoltori che
“volontariamente” rinunceranno alla coltivazione della barbabietola
da zucchero, fino a raggiungere una riduzione ulteriore del 10% della quota
italiana di produzione dello zucchero, rischia di mettere in serie difficoltà
ciò che è rimasto del comparto bieticolo-saccarifero nazionale. Il settore
italiano, diversamente dal resto d’Europa, è già stato al centro di una
pesantissima ristrutturazione che, a partire dalla riforma dell’Organizzazione
comune di mercato decisa a fine 2005, ha portato alla chiusura di 13
stabilimenti sui 19 in attività nel nostro Paese e ad una fortissima riduzione
della superficie investita a barbabietola, una coltura che ha sempre fornito
buoni risultati economici per gli agricoltori. L’Emilia Romagna ha pagato il
prezzo più elevato: dei 9 stabilimenti in attività fino al 2005 ne sono rimasti
aperti tre ed uno di questi, quello di Pontelagoscuro nel ferrarese, è
destinato ad essere chiuso e riconvertito al termine dell’imminente campagna
estiva. Il futuro della bieticoltura regionale è per tanto legato al prosieguo
dell’attività degli stabilimenti di Minerbio (Bo) e di S.Quirico (Pr). Entrambi
questi impianti hanno avviato un programma di miglioramento competitivo basato
sia su adeguamenti organizzativi e produttivi interni e sia sulla
ottimizzazione del bacino bieticolo di riferimento allo scopo di garantirsi
quantità e qualità adeguata di prodotto. E’ evidente che una ulteriore
riduzione del 10% della produzione bieticola prevista metterebbe in seria
difficoltà gli impianti, il loro utilizzo, i costi industriali di produzione e
dunque la possibilità di continuare a fare bieticoltura degli altri
agricoltori. “Chiediamo che
l’Italia. – ha detto l’Assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni –
Siamo l’unico Paese ad avere abbondantemente dimezzato la produzione. Ora ci
devono lasciare la possibilità di decidere in autonomia se applicare questa
ulteriore riduzione e come farlo, visto che un’ulteriore chiusura di
zuccherificio è, purtroppo, già annunciata per la fine dell’anno, con
inevitabili riduzioni di superfici coltivate. E’ una richiesta condivisa dalla
associazioni bieticole, dagli industriali e dai sindacati dei lavoratori
dell’Emilia Romagna. Contiamo sulla capacità negoziale del ministro De Castro e
sul sostegno dei parlamentari europei a cui abbiamo scritto nei giorni scorsi
per sollecitare una coerente presa di posizione”.
Agroalimentare: 4372 i prodotti tradizionali salvati
dall’estinzione
(
ROMA – “Toccano la vetta di 4372 i prodotti agroalimentari italiani ottenuti
secondo regole tradizionali antiche tramandate nel tempo che, “salvati
dall’estinzione” sono disponibili come souvenir o per allietare le tavole dei
turisti durante le vacanze. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti che
ha stilato il bilancio delle specialità nazionali “salvate dall’estinzione”
perché inserite nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle
regioni aggiornato con la settima revisione pubblicata nel supplemento alla
Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2007. A prevalere tra le specialità
sono i 1.301 tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.230 verdure fresche e
lavorate, 730 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere,
454 formaggi e 147 bevande tra analcoliche, liquori e distillati. Con questo
ultimo elenco, che fa registrare un incremento del 2,8 per cento rispetto
all’ultimo anno, sono stati messi “sotto tutela” nuovi prodotti come l’olio di
noci (Val d’Aosta), le pesche allo sciroppo del lago di Monate (Lombardia), la
castagna canalutta (Friuli-Venezia Giulia), la ciliegia di Castelbianco
(Liguria), la minestra imbottita (Emilia-Romagna), il costolaccio (Toscana), il
liquore allo zafferano (Abruzzo), la sfrionzola (Campania), il fungo
carboncello (Puglia), l’axridda (Sardegna), l’arancia di Villa San Giuseppe
(Calabria). Rispetto al luglio 2000 quando è iniziato il lavoro di
catalogazione i prodotti salvati sono più che raddoppiati. “Un risultato –
continua
– finalizzato a proteggere dalle falsificazioni e a conservare anche in futuro
nella sua originalità il patrimonio gastronomico nazionale che rappresenta una
componente determinante per la competitività del Made in Italy”. “Una ricchezza
nazionale che comprende – precisa
tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e metodiche praticate sul
territorio in modo omogeneo”.
Dai fagioli zolfini toscani al formaggio puzzone di Moena
del Trentino, dai lampascioni sott’olio pugliesi al pane carasau della
Sardegna, dalla grappa veneta alla porchetta di Ariccia nel Lazio, l’elenco
riguarda una vasta gamma di prodotti che divengono i più apprezzati souvenir
delle vacanze. “La mappa regionale delle specialità – sostiene
costituisce soltanto un utile riferimento per i consumatori particolarmente
attenti alla gastronomia, ma è in grado anche di attivare un importante indotto
turistico enogastronomico che vale cinque miliardi di euro”. “C’è dunque –
sostiene
– l’opportunità di valorizzare un patrimonio ad alto valore culturale e
alimentare e, nello stesso tempo, di dare un riconoscimento del quotidiano
impegno degli imprenditori agricoli nell’offerta ai consumatori di prodotti la
cui qualità e genuinità è garantita da rigorosi disciplinari”. “Molti dei quali
– continua
– possono essere acquistati nelle quasi cinquanta mila aziende agricole che
vendono direttamente i propri prodotti o gustati comodamente nei quindicimila
agriturismi italiani nei quali trovano ospitalità tre milioni di turisti. A
favore dei prodotti inseriti nell’elenco potranno essere emessi provvedimenti
di deroga in materia di norme relative all’igiene degli alimenti, in conformità
con le disposizioni comunitarie, che consentirebbero di superare molti degli
ostacoli amministrativi che mettono a rischio la sopravvivenza di queste realtà
produttive”.
“Tra le Regioni che possono vantare il maggior numero di
prodotti tradizionali censiti – conclude
seguita da Piemonte con 369, da Veneto con 373, dal Lazio con 336 e dalla
Campania con 329. L’Abruzzo è la regione che maggiormente ha incrementato i
suoi “gioielli” agroalimentari nell’elenco (+83%), mentre l’Emilia-Romagna e il
Lazio hanno visto calare, rispettivamente da 221 a 218 e da 340 a 336 i prodotti
agroalimentari censiti a seguito di una razionalizzazione dell’elenco o del
passaggio nel registro delle Dop o Igp di qualche specialità”. Secondo i dati
forniti dalla Coldiretti, il “tesoro agroalimentare tradizionale” è composto
da: 1.301 paste fresche e prodotti di panetteria, biscotteria, pasticceria,
confetteria; 1.230 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 730
carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione; 454 formaggi; 147 bevande
analcoliche, distillati e liquori; 149 prodotti di origine animale (miele,
lattiero-caseari escluso burro); 139 preparazioni di pesci, crostacei e
tecniche particolari di allevamento; 142 piatti composti o prodotti della
gastronomia; 47 grassi (burro, margarina, oli); 33 condimenti.
Palio di Siena: vince l’Oca al fotofinish sul Nicchio
(
SIENA – La contrada dell’Oca con Giovanni Atzeni detto Tittia e Fedora Saura
vince il Palio di Provenzano 2007. Mossa lunga oltre 30 minuti, con il mossiere
costretto a richiamare per tre volte tutti fuori dai canapi e a invalidare due
mosse. Partenza fulminea dell’Oca che tiene la testa per tutti e tre i giri
incalzata dal Nicchio con Brio e Dostievskij. All’arrivo i due rioni sono testa
a testa, tanto che risulta difficile comprendere subito chi sia il vincitore.
Dopo lunghi attimi di attesa, è la bandiera del Nicchio ad essere esposta: il
rione dei Pispini esulta. Ma dopo pochi minuti la situazione si ribalta: il
Palio è dell’Oca.
Made in
Food di
(
GENOVA – I prodotti tipici e tradizionali di qualità dell’agroalimentare ligure
– vini, olio, pasta, acciughe sotto sale, liquori, funghi secchi, pesto, salse,
caramelle, dolciumi e altre prelibatezze – varcano insieme l’oceano,
destinazione gli States. Sono una quindicina le aziende raggruppate sotto il
marchio “Liguria” attese alla prossima edizione del Fancy Food Summer, in
programma a New York da domenica 8 a martedì 10 luglio. Il salone, riservato
agli operatori, aperto al Jacob K. Javits Convention Centre, è uno degli
appuntamenti mondiali più importanti del settore agrolimentare che offre nuove
opportunità nell’export e nella distribuzione dei prodotti in Usa e di
partenariato e interscambio tra le imprese. Lo spazio riservato alla Liguria è
di 150 metri quadrati. L’iniziativa è stata presentata oggi a Genova dai
promotori: l’assessore all’Agricoltura della Regione Liguria Giancarlo Cassini
e i presidenti dell’Azienda Speciale della Camera di Commercio di Imperia e di
Liguria International Gianfranco Croese e Franco Aprile. “Essere presenti a una
manifestazione così importante come il Fancy Food Summer ha l’obiettivo di
portare in vetrina a New York le eccellenze dell’agroalimentare ligure, vino e
olio extravergine compresi, in un momento di promozione molto importante per il
comparto, spiega l’assessore all’Agricoltura Giancarlo Cassini. Dopo il
successo di Slow Fish, che ha confermato l’ottimo stato di salute del settore
agroalimentare ed enogastronomico ,anche come spinta in campo turistico, la
presenza della Liguria al Fancy Food Summer con i prodotti tipici di qualità
del territorio rappresenta anche una importante opportunità per far conoscere
di più la nostra regione e i suoi eventi. Negli stand sarà distribuito il
materiale promozionale – dvd e brochure – dell’Agenzia “In Liguria”.
L’iniziativa segna il debutto di Liguria International nel campo
dell’agrolimentare, è infatti la prima volta che a fare “sistema” sono anche
aziende liguri di questo settore, non legate contrattualmente, come altre già presenti
da anni sul mercato Usa, a distributori e grossisti americani. Alla grande
fiera di Manhattan sarà presente con uno stand anche il Parco Nazionale delle
Cinque Terre.
Modena: cornamuse canadesi aprono il Festival delle
Bande militari
(
MODENA – E’ stata
delle cornamuse della Polizia canadese di Vancouver ad animare il 4 luglio
nella piazza Berlinguer di Anzola, nel bolognese, l’anteprima della 16esima
edizione del Festival internazionale delle bande militari, che sii svolge a Modena
dal 9 al 14 luglio (www.modenafestivalbande.it). Un concerto gratuito,
organizzato in collaborazione con il Comune, ha permesso al pubblico di
ascoltare una storica banda militare che nei prossimi giorni si trasferirà in
Francia, al Festival di Albertville, e che tornerà a Modena ne prossimi giorni
per l’apertura del Tattoo. Nata nel 1914 e oggi guidata dal tamburo maggiore
Bruce Eburne,
delle cornamuse della Polizia di Vancouver presenta caratteristiche molto
vicine ai ben noti complessi di tamburi e cornamuse scozzesi. In oltre
novant’anni
ha compiuto innumerevoli tournée in molti paesi tra cui Messico, Cina,
Giappone, Hong Kong, Singapore, Bali, Olanda, Stati Uniti e in Scozia al
Military Tattoo di Edimburgo. Durante una visita nell’Oregon, a Portland, il
tamburino Allan Hoare arrestò un uomo sospettato di rapina a mano armata,
guadagnando per
l’appartenenza onoraria al dipartimento di polizia di Portland. Nel novembre
1963, in occasione dell’assassinio del presidente americano John F. Kennedy,
nelle isole Hawaii, e suonò in una commovente cerimonia di fronte a un’enorme
folla in cordoglio. Questo tributo fu così apprezzato che il governatore delle
Hawaii fece coniare una speciale medaglia commemorativa in argento.
Detersivo “alla spina”: a Torino -38.000 bottiglie di
plastica in 7 mesi
(
TORINO – Il progetto “detersivo alla spina” in Piemonte è un vero successo
ambientalista. Secondo il bilancio, tracciato il 4 luglio da Nicola de
Ruggiero, assessore all’Ambiente della Regione, a poco più di sette mesi
dall’avvio, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi distributori presso gli
ipermercati Ipercoop di Crevoladossola (Vb), Casale Monferrato (Al) e dal 5
luglio a Cuneo, tira le somme del progetto di vendita del detersivo “alla
spina” in otto super e ipermercati di Torino e della sua cintura. Il progetto
Gdo – Grande Distribuzione Organizzata, promosso e finanziato dalla Regione
Piemonte, è stato coordinato dall’istituto di ricerca Ecologos di Torino, con
il braccio operativo del Centro Studi Sereno Regis di Torino. “Fino alla scorsa
settimana sono state risparmiate – aggiunge de Ruggiero – più di 38mila
bottiglie di plastica. Tradotto in parametri ambientali significa che in atmosfera
non sono state emesse 6,4 tonnellate di CO2 e si sono economizzati circa 100
MW/h di energia elettrica e poco meno di 2,3 tonnellate di plastica. Sono
convinto che incentivando una politica di riduzione alla fonte dei rifiuti,
importante alla stregua della raccolta differenziata e del recupero della
materia, si possano raggiungere performance importanti, in ottica con le linee
guida per la gestione dei rifiuti, varate a febbraio dalla Giunta regionale.
L’obiettivo è di scendere del 10 per cento entro il 2012, in pratica 200mila
tonnellate in meno di rifiuti prodotti”. Come funziona il progetto? Ogni
consumatore acquista il contenitore con il detergente solo la prima volta.
Terminato il detersivo si reca nel punto vendita con il contenitore vuoto e lo
riempie direttamente dai distributori collocati negli ipermercati. In questo
modo il contenitore torna ad avere la sua funzione, non è più un elemento usa e
getta, ma un oggetto da riusare periodicamente, riempiendolo di nuovo prodotto,
evitando l’incremento di rifiuti di plastica. Con Gdo
ha messo in comunicazione fra loro le grandi catene di distribuzione e i
produttori di detergenti, creando uno spazio di confronto permanente che
favorisse l’interazione e la collaborazione, abituando i soggetti coinvolti ad
agire insieme per realizzare un obiettivo comune e un cambiamento culturale.
Trasporti: intesa Italia-Slovenia per Corridoio V
(
TRIESTE – I ministri dei Trasporti di Italia, Antonio Di Pietro, e di Slovenia,
Janez Bozic, presenteranno a Bruxelles, entro il 23 luglio, una domanda
congiunta di finanziamento per 42 milioni di euro da destinare alla
progettazione della linea ad alta capacità ferroviaria Trieste-Divaccia. Ed il
ministro Di Pietro, entro lo stesso giorno, chiederà che
dell’Italia per la progettazione definitiva della Ronchi Sud -Trieste, erogando
la metà dell’importo necessario (il costo complessivo è di 44 milioni di euro).
A Nord-Est il Corridoio V ha fatto in un anno enormi passi avanti: lo conferma
l’assessore regionale alle Infrastrutture di Trasporto Lodovico Sonego, che
oggi ha incontrato a Trieste il sottosegretario al Commercio Internazionale
Milos Budin. Il sottosegretario sarà infatti lunedì prossimo a Lubiana per
parlare dei rapporti economici e commerciali tra i due Paesi ma anche per
portare avanti il discorso, da tempo avviato e ormai a buon punto, nota Sonego,
sulla tratta regionale (Ronchi Sud-Trieste) e transfrontaliera
(Trieste-Divaccia) del Corridoio V. Budin e Sonego hanno valutato assieme i
diversi tracciati (quello di partenza, quello suggerito dalla Commissione
nazionale che aveva bocciato il progetto presentato dalla RFI nel 2003,
sollecitando il passaggio sotto ciglione carsico da Aurisina in poi, e quello frutto
della concertazione tra
Regione
tratta Ronchi Sud-Trieste. E hanno commentato lo sviluppo della “morbida
Esse” che, passando sotto San Lorenzo, a monte della Val Rosandra,
attraversa il confine per rientrare, per un breve tratto, in Italia prima di
svilupparsi in Slovenia sino a Divaccia.
Per definire il punto di contatto tra la linea italiana del
Corridoio V, che oggi si chiude a Cattinara, e quella slovena,
moltissimo, sulla base di forti rapporti con il Governo e con
rileva Sonego, il quale ricorda che agli inizi
tutt’altro che prioritario il collegamento transfrontaliero con l’Italia, e
preferiva anteporre a quest’ultimo il nuovo collegamento ferroviario tra il
porto di Capodistria ed il nodo di Divaccia.Il tracciato definitivo delle due
tratte che Sonego, carte topografiche e documenti alla mano, ha illustrato oggi
al sottosegretario Budin, è quasi tutto in galleria, perché, ha sottolineato
l’assessore, tanto l’Italia che
Slovenia
realizzare opere che abbiano il minor impatto ambientale possibile. Tornando
alla Ronchi Sud-Trieste, Budin ha ricordato che il governo ha inserito l’opera
tra quelle considerate di interesse prioritario, destinando alla sua
realizzazione, con un provvedimento inserito nel documento di programmazione
finanziaria 2008, 1,9 miliardi di euro. In massima parte in galleria,
ha due unici punti all’aperto: uno in una dolina nei pressi di Aurisina per 150
metri e l’altro subito prima del Lisert, in area Pietrarossa. E’ stato anche
risolto, trasferendo il tracciato a valle, il problema del passaggio attraverso
Iamiano e i Laghetti delle Mucille, e dopo il Lisert la ferrovia correrà in
galleria sotto l’autostrada. Per quanto riguarda il Monfalconese stiamo
rinegoziando l’accordo stipulato nel 2004 in termini migliorativi, ha detto
Sonego, ricordando che il progetto che RFI si accinge a presentare
all’approvazione definitiva della Commissione governativa competente terrà
conto di tutte le indicazioni del territorio, compreso il perfezionamento della
tratta nell’area Ronchi-Fogliano, dove, prima dell’accordo del 2004, per
collegare la tratta a Gorizia era stato proposto di realizzare un percorso in
superficie su piloni di 15 metri di altezza. “In sede di accordo del 2004
con i sindaci – spiega Sonego – abbiamo invece ipotizzato una soluzione
interrata che passa sotto l’aeroporto ed arriva alla stazione di
Redipuglia”. Un ulteriore aggiornamento prevede altre due piccole
modifiche nell’area monfalconese: una per risolvere alcuni problemi tecnici di
altimetria e un’altra per evitare di passare sotto la vasca di oscillazione
dell’Acquedotto di Trieste. Senza ulteriori espropri il binario verrà
raddoppiato a Ronchi, che vedrà migliorare la sua viabilità grazie
all’eliminazione dei passaggi a livello, mentre, per fare in modo che i treni
provenienti da Gorizia non debbano far retromarcia per inserirsi sul binario
per Trieste, è stata ideata la cosiddetta “racchetta”, curva chiusa
in galleria sotterranea che ha il vantaggio di essere, tra l’altro, il sistema
più moderno e meno costoso. Nel corso dell’incontro odierno è stata anche
sollecitata la realizzazione dell’autostrada Trieste-Fiume e la realizzazione
della tratta ferroviaria Trieste-Capodistria, “una linea di appena sei
chilometri, ma importantissima per unire i porti delle due città”.
Abruzzo: un marchio di qualità per l’arte e
l’enogastronomia
(
L’AQUILA – Sono stati illustrati il 3 luglio a L’Aquila, nel corso di un
convegno, i risultati di un’indagine realizzata attraverso un bando di studio,
vinto dalla One Group del progetto: Abruzzo Arte Artigiana. L’iniziativa fa
parte del Docup 2000-2006 ed è cofinanziata dall’Unione Europea in
collaborazione con l’Università di L’Aquila. L’indagine, di cui si è discusso
nella conferenza “Abruzzo Maestri Artigiani”, ha coinvolto non solo gli
artigiani e le associazioni di categoria, ma i cittadini/consumatori, portando,
secondo l’assessore alle Attività Produttive, Valentina Bianchi, a risultati
sorprendenti. “L’incontro di oggi – ha sottolineato l’assessore – è la seconda
tappa del progetto che evidenzia come può essere creato un marchio per
l’eccellenza nell’artigianato artistico legato all’enogastronomia alimentare”.
Bianchi fa quindi riferimento ai risultati dell’indagine evidenziando che “il
99% dei cittadini contattati è a favore della costituzione di un ‘marchio
collettivo di qualità’, un marchio di eccellenza che riconosca la maestria
dell’artigianto abruzzese”. Il 32% dei consumatori, inoltre, è disposto ad
acquistare i prodotti con il marchio abruzzese di qualità anche a prezzi
superiori. “Questo avviene – ha aggiunto – perchè il consumatore vuole
riconoscere un’identità propria del territorio”. “In sintonia con l’assessorato
all’Agricoltura ed al Turismo – ha concluso – stiamo lavorando affinché
l’artigianato artistico e quello legato all’enogastronomia rappresentino il
marketing del territorio abruzzese”.
Trento: un film per dare un volto al futuro della
città
(
TRENTO – Le risorse per lo sviluppo di una città, di un territorio stanno nelle
sue peculiarità e potenzialità culturali, sociali ed economiche. In un epoca in
cui è la conoscenza a farla da padrona nelle opportunità di crescita a
qualunque livello e in qualsiasi modo, quale miglior modo per dare un volto al
futuro di Trento, se non disegnandone una prospettiva fatta di immagini,
riflessioni, emozioni e commenti di esperti? E’ ciò che ha fatto Film Work: un
film, un lavoro certosino durato circa 200 giorni per quanto riguarda le
riprese e 123 per quanto attiene al montaggio e post produzione. Autore dei
testi e protagonista della produzione cinematografica è Enrico Morteo (critico
dell’architettura, scrive per varie testate tra cui il Sole 24 Ore e Repubblica
è un grande divulgatore). La realizzazione è della Film Work. Partire da Trento
per giungere a Milano arrivando fino a Barcellona, passando da Lugano per poi
ritornare a Trento: allontanarsi da un posto e tuffarcisi dentro, per capirlo,
per porsi degli interrogativi, per vedere qual è la sua vera identità, per
guardarlo da un’altra prospettiva, per inventarne il futuro. E’ questo lo
spirito del film realizzato da Carlo e Luca Dal Bosco con la fotografia di
Lorenzo Pevarello. Il percorso nella Trento “città in trasformazione” condotto
da Morteo passa anche attraverso alcuni incontri sorprendenti sia per la
densità dei contenuti sia per il prestigio delle personalità chiamate a
lasciare una testimonianza. Si comincia con Bernardo Secchi, grande urbanista,
che dal suo studio di Milano parla dei fattori di cambiamento che accomunano
tante città medio piccole europee nella sfida alla post-modernità, ad una
“…contemporaneità che non riusciamo a definire”. Si passa poi a Joan Busquets
che dalla splendida città di Barcellona sogna il futuro urbanistico di Trento,
quindi si torna a Trento per incontrare Roberto Ferrari, architetto trentino
colto e attento, che discute con Morteo sulla qualità e la quantità delle
trasformazioni della città i cui cantieri sono già aperti. Sempre da casa di
Ferrari Renzo Piano commenta il suo intervento nell’area ex Michelin.
Ma le città sono fatte anche di periferie che sono anche le
aree più malleabili e più suscettibili di essere trasformate; il tema questa
volta è affidato a Gabriele Basilico, certamente uno dei più grandi fotografi
“di città” di sempre. A questo punto il film comincia ad abbandonare la
fisicità dei cambiamenti per virare sulle prospettive e le strategie di
sviluppo di Trento. Mario Botta dal suo studio di Lugano fa un confronto fra le
città universitarie Americane sempre relegate in “campus” isolati dalla vita
dei centri abitati “…in cui si risolvono solo i problemi dell’università”, e le
città universitarie europee di cui Trento è un esempio di eccellenza dove al
contrario le università, inserendosi nel tessuto urbano (spesso nel centro
storico) restituiscono nuova linfa alle città e anzi ne rappresentano la vera
occasione di rinascita. Il finale è tutto centrato sulle fabbriche del sapere,
l’università e i centri di ricerca appunto, con gli interventi incrociati di
Davide Bassi, Antonio Schizzerotto e Andrea Zanotti che svelano compiutamente i
sogni ma anche le prospettive reali di Trento. La chiusura è suggestiva e
giocata sul registro buio di una catalisi spaziale al contrario, dove la notte
sulla città, attraversata dalla luce della luna piena e tagliata dall’Adige che
ne riflette il bagliore, diventa motivo fondato di speranza e di fiducia in un
futuro che ha fretta di arrivare.
Emilia Romagna: continua la crescita della popolazione
(
BOLOGNA – Continua il trend di crescita della popolazione in Emilia-Romagna: al
1° gennaio 2007 erano 4.223.586 i residenti rilevati, 36.041 emiliano-romagnoli
in più rispetto all’anno precedente. Lo confermano i dati definitivi validati
in questi giorni dalla Regione, che monitorano l’andamento demografico e la
struttura per età degli emiliano-romagnoli con finalità di utilizzo nel riparto
dei fondi regionali. “Questa regione – commenta il vicepresidente Flavio
Delbono – continua ad essere molto attrattiva, non solo rispetto agli stranieri
extracomunitari ma anche nei confronti della mobilità da altre regioni. In
secondo luogo, è interessante notare come gli spostamenti all’interno del
territorio regionale per molti versi siano correlati all’andamento dei prezzi
delle case e degli affitti: prima ci si spostava dal centro alla prima
periferia dei capoluoghi, oggi si va ormai verso la seconda periferia e in
alcuni casi anche in collina e in montagna”. Nel decennio appena trascorso, la
popolazione residente è aumentata di circa il 6,7%, per un totale di quasi
263.000 persone. In particolare, rispetto al 2006, crescono maggiormente i
residenti nelle province di Reggio Emilia (1,5%), Rimini (1,4%) e Ravenna
(1,1%), mentre l’incremento di popolazione è più contenuto a Ferrara (0,5%) e
Bologna (0,5). Diminuisce, rispetto al 2006, dello 0,3% la popolazione
residente nei comuni di montagna, mentre in pianura l’aumento è di circa l´1%.
Nello stesso periodo cala dello 0,3% anche la popolazione dei comuni con meno
di 2.000 abitanti; è dell´1,4% la crescita nei comuni tra i 5.000 e i 10.000.
Rispetto al 2006, è diminuita la popolazione in gran parte dei comuni della
montagna e della collina piacentina e parmense; meno evidente il fenomeno nelle
zone alte del reggiano, modenese e forlivese. Aumentano i residenti nei comuni
con popolazione superiore a 100.000 abitanti, ad esclusione di Bologna e
Modena.
Cinque intese per la macroregione Piemonte-Liguria
(
TORINO – Parte da cinque accordi sottoscritti nei campi della sanità, della
ricerca e innovazione, della formazione professionale, delle adozioni
internazionali e della promozione turistica la collaborazione istituzionale tra
le Regioni Piemonte e Liguria che dovrebbe portare un’integrazione sempre più
stretta dei due territori, tanto da far già vagheggiare ad entrambi i
presidenti la nascita di una nuova macro-Regione che qualcuno ha già battezzato
con il neologismo di Limonte. Le intese, firmate dai presidenti Mercedes Bresso
e Claudio Burlando, sono il risultato della prima riunione comune delle due
Giunte regionali, svoltasi oggi a Savona. Il primo degli accordi riguarda l’impegno
della Liguria a rilevare il 30% attualmente in mano ai privati della società
Amos, che opera nel settore sanitario e di cui
detiene il 70%, che allargherà la sua attività al territorio confinante entro
il 1° ottobre 2007 consentendo di mettere in comunione apparecchiature
sanitarie e di analisi con l’obiettivo di abbattere le liste d’attesa liguri
entro il 2008. Il secondo accordo prevede la collaborazione fra gruppi di
ricerca nell’area delle scienze e delle tecnologie della vita con la creazione
di un comitato di indirizzo, la terza intesa linee-guida comuni in materia di
istruzione e formazione professionale, con la creazione di poli
tecnico-professionali e un’anagrafe sulla mobilità degli studenti per costruire
una rete integrata di servizi. Con il quarto protocollo
cittadini la possibilità di utilizzare l’Agenzia per la adozioni internazionali
del Piemonte, già autorizzata ad operare all’estero. L’ultimo accordo riguarda
la promozione di prodotti liguri e piemontesi nel porto di Savona, dove
attraccano ogni anno duecento navi da crociera con un movimento di 800.000
passeggeri, che dovrebbero in breve diventare un milione e mezzo). Allo studio
anche la possibilità di offrire a chi trascorre buona parte del suo tempo
nell’altra Regione di avere un doppio medico di base (uno in Liguria e l’altro
in Piemonte), la creazione di società concessionarie comuni per la costruzione
di nuovi collegamenti stradali, la candidatura unica per ottenere l’Autorità
dei Trasporti, la collaborazione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità
d’Italia. “L’obiettivo – hanno sottolineato Bresso e Burlando – è
l’applicazione dell’articolo 117 della Costituzione nella parte in cui prevede
la creazione di organi comuni fra più Regioni per affrontare materie di
interesse comune. Un obiettivo su cui saranno chiamati ad esprimersi i Consigli
regionali”. Sullo sfondo rimane quella che Bresso e Burlando hanno
definito la “seconda fase”, che necessita però di una modifica costituzionale:
la ripetizione del modello del Trentino-Alto Adige, con la creazione di una
macro-Regione a statuto speciale Liguria-Piemonte.
Mafia: la casa di Provenzano un ostello per i giovani
toscani
(
PALERMO – I ragazzi toscani, a centinaia e sempre più numerosi, che da tre anni
lavorano assieme ai giovani corleonesi della cooperativa sociale ‘Lavoro e non
solo’ sui terreni sottratti alle cosche mafiose hanno trovato casa. Una
palazzina di tre piani di Bernardo Provenzano, il boss mafioso catturato l’anno
scorso a Corleone dopo 43 anni di latitanza, diventerà infatti un ostello ed
una foresteria tutta per loro: un edificio nel centro del paese in via Colletti
22 e 26, a neppure duecento metri dal palazzo comunale, dove abitava il
fratello di Provenzano. Il sindaco Nino Iannazzo (An), primo cittadino da pochi
giorni vittorioso al ballottaggio contro un candidato di una lista civica, ha
consegnato le chiavi. A riceverle, assieme al presidente della cooperativa
Calogero Parisi, c’era anche Federico Gelli, vice presidente della Regione
Toscana che da tre anni sostiene l’iniziativa dei campi antimafia. Con lui il
console generale americano a Firenze Nora Dempsey e il direttore della Syracuse
University in Florence Barbara Deimling, perché quest’anno con i giovani
toscani sono arrivati anche due gruppi di studenti americani, il vice
presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Lumia, la
presidente dell’Arci Sicilia Anna Bucca e il coordinatore del progetto
‘LiberArci delle spine’ Maurizio Pascucci. Con grande emozione, una quarantina
di ragazzi – toscani, siciliani ed americani, gli stessi che in questi giorni
hanno lavorato sui campi tra pomodori, fichi d’india e vigneti – hanno preso
possesso dell’appartamento.
A Firenze la prima piazza dedicata alle lingue europee
(
FIRENZE – Sarà un luogo fisico e sarà intitolato “Piazza delle Lingue
d’Europa”. Lo spazio è quello che si apre davanti all’ingresso della Villa
Medicea di Castello, sede dell’antica Accademia della Crusca. La targa sarà
scritta nelle 23 lingue che si parlano nei 27 paesi della Comunità. “Un luogo –
ha spiegato il presidente della Crusca Francesco Sabatini – nel quale ogni
popolo del continente può attestare e celebrare, in armonia con tutti gli altri
popoli, la storia della propria identità linguistica e culturale. Se, infatti,
la nuova Europa può puntare, “attraverso un’opera paziente”, ad
unificare la moneta o la politica economica, i costi postali o stabilire regole
comuni per la salute e la sicurezza, il problema della lingua “pone invece
problemi profondamente diversi: le lingue non si unificano, ma in quest’ Europa
devono convivere”. “E anzi – per Sabatini – deve essere proprio l’Europa,
istituzione e Comunità, a salvaguardare il multilinguismo, patrimoni diversi che
devono diventare “un patrimonio comune”, capace di respingere anche “il rischio
di spinte nazionalistiche”.
Spagna: conclusa la visita della delegazione di
Campobasso
(
CAMPOBASSO – Tre giorni di intensa attività ed incontri ad alto livello hanno
caratterizzato la visita in Spagna di una delegazione della Provincia di
Campobasso. L’invito è partito da Giuseppe Di Claudio, presidente del Centro
Studi “Terra Molisana”, istituzione che si occupa di intensificare
rapporti di collaborazione economica e scientifica della Spagna con
delegazione, formata dall’assessore provinciale Bruno Manocchio e dal vice
presidente del Consiglio provinciale Antonio Felice, nei tre giorni di visita
ha incontrato autorità diplomatiche italiane e rappresentanti politici
spagnoli. Gli incontri hanno avuto inizio presso il consolato generale d’Italia
con un saluto al console generale Sergio Barbanti. La delegazione di Campobasso
ha illustrato al console le finalità della visita, le prospettive di
collaborazione ed i legami storici che legano il Molise alla Spagna. E’ stato
ribadito da parte della delegazione l’interesse del Molise ad incentivare
accordi di collaborazione, al fine di diffondere il grande patrimonio culturale
del Molise attraverso i suoi cittadini all’estero. La delegazione molisana ha
ricordato al console generale gli sforzi che la giovane Università degli Studi
del Molise mette in atto per collocarsi nell’ambito dei centri di studi
superiori all’avanguardia in Europa e ricordano che, in collaborazione con
l’Università degli studi di Murcia ed altri prestigiosi atenei internazionali,
si è svolto, tra l’altro, a Campobasso un master formativo per l’ausilio a
persone disabili ed a rischio di emarginazione sociale attraverso le attività
motorie ed espressive. Il corso si è proposto di creare una figura
professionale inedita sulle scienze dell’educazione e dei servizi
socio-assistenziali e amministrativi, capace di rilevare i bisogni dei più
deboli e creare reti di servizi atti a garantire l’attuazione di politiche
d’inclusione.
Gli incontri sono proseguiti con la visita al Comites di
Madrid e con il suo presidente Almerino Furlan. Con il presidente del Comitato
degli italiani all’estero la delegazione della provincia di Campobasso ha affrontato
il tema della presenza molisana in Spagna e le prospettive per una maggiore
visibilità della realtà molisana i Spagna. Il presidente del Comites ha
illustrato alle autorità molisane l’interesse col quale in Spagna si seguono le
iniziative molisane. Ha ricordato, ad esempio, il Parco nazionale d’Abruzzo,
Lazio e Molise attentamente osservato dalle autorità ambientali spagnole, le
varie iniziative di formazione professionale messe in atto con realtà locali
molisane e spagnole e le concrete prospettive di collaborazione che potrebbero
sorgere con l’attuazione di progetti comunitari. Durante l’incontro con il
presidente del Comites, il rappresentante del Centro Studi “Terra
Molisana” ha comunicato di aver assunto l’iniziativa di presentare alla
Provincia di Campobasso un progetto per l’istituzione di un corso di studi
superiori sull’arte della Ceramica, da realizzarsi con la collaborazione del
museo spagnolo di Talavera de
Reina
la propria disponibilità. Il progetto potrebbe essere presentato al presidente
della Provincia di Campobasso in occasione degli auguri per le festività
natalizie nei saloni del consolato generale, e che il Centro Studi si è
impegnato ad organizzare col patrocinio del Comites, evento al quale è stata
invitata
di Campobasso quale ospite d’onore.
Gala Ilica 2007: l’Italia nel mondo riparte dalla
cultura
(
l’antica “platea communis”di Arezzo, cornice della seconda giornata del Gala
“Il futuro in prospettiva”, promosso dall’Italian Language Intercultural
Alliance (Ilica). “I membri di Ilica condividono un bel sogno, quello di
rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo, e particolarmente negli Stati Uniti.
Molti di noi, infatti, sono italo-americani che pensano di avere il dovere di
non abbandonare ‘mamma Italia’. Persone che vogliono consegnare ai giovani un
paese capace di affrontare le moderne sfide globali, agevolando un confronto
multi-culturale paritetico”. Queste le parole di Vincenzo Marra, presidente di
Ilica, che ha organizzato un evento dedicato alla prospettiva futura
dell’Italia, ma anche alle sue tradizioni, e in particolar modo a quelle della
prospettiva, intesa stavolta in senso artistico: tema dell’edizione del gala
2007 è stato infatti il maestro quattrocentesco Piero della Francesca, uno dei
maggiori esponenti della storia culturale del nostro paese. Due giornate di
studio, incontro e celebrazione, per porre le fondamenta di un nuovo possibile
“secondo Rinascimento” italiano. Lo scorso giovedì, infatti, presso
l’Università per stranieri di Siena, si è tenuto un dibattito
multi-disciplinare sul futuro dei linguaggi italiani: da quello dell’arte, a
quello verbale, per finire con quello del “libro della vita”, esplorato dalla
moderna scienza genetica. “Si è trattato di un dialogo vivo, acceso, profondo –
commenta Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per stranieri di Siena – di
una giornata densa, che ha aperto delle ‘prospettive’ di dialogo tra discipline
scientifiche diverse, e ha messo sul tavolo proposte concrete per lo sviluppo e
la valorizzazione delle risorse italiane”. “Al dna politico del nostro paese –
continua il professore – manca un’idea sistemica di una strategia linguistica,
che riesca a tener conto della pluralità dei soggetti, e che li metta in
armonia”.
Tra i numerosi interventi, anche quello di Monica Barni,
docente di filosofia e teoria dei linguaggi presso l’Università di Siena, che è
intervenuta al dibattito suggerendo di “provocare nuove domande, stimolando il
mercato della lingua italiana con l’offerta di proposte innovative”. Non sono
mancati accenni a un altro codice, quello architettonico: Fabio Minuti ha
illustrato una stimolante tesi sulla prospettiva, uno stratagemma
originariamente utilizzato dai pittori per introdurre la profondità nelle
superfici bidimensionali e che successivamente è divenuto spazio reale nelle
applicazioni dell’architettura barocca. Ma gli appuntamenti del Gala Ilica non
si sono esauriti con la prima giornata. Il 29 giugno, ad Arezzo, la fondazione
di Vincenzo Marra ha organizzato una cena di Gala a base di sapori tradizionali
e piatti rinascimentali. Tra gli ospiti del banchetto, Ley Yu e Yixue Li, due
invitati di origine cinese giunti appositamente dagli Stati Uniti: “è la prima
volta che siamo in Italia, e ci ha colpito profondamente il fascino storico e
artistico delle sue città”. Volti, tra i convenuti, che ricordano chi ha
“fatto” l’Italia: come quello di Anita Garibaldi, pronipote dell’“eroe dei due
mondi”, che continua con strumenti culturali l’opera di interconnessione tra
culture che era del suo avo, e facce di persone che, l’Italia, hanno iniziato a
farla oggi, con creatività e spirito di intrapresa. Nel corso della cena di gala
Ilica ha premiato come “donna dell’anno” Monica Galvanin, presidente della
Galvanin s.p.a e direttrice del centro studi per l’innovazione d’impresa
(Cespim), un’imprenditrice conosciuta per la sua attenzione alla fabbricazione
di prodotti legati al territorio, e svincolata dalla logica del “business to
business”.
Il riconoscimento di “uomo dell’anno” è invece andato al
brillante ricercatore Antonio Giordano, noto esperto di genetica, famoso per
aver scoperto e clonato il gene oncosoppressore RB2/p130, che ha una funzione
primaria nella prevenzione del cancro. Premiati anche il famoso avvocato
Francesco Gianni e la famiglia Ferragamo, proprietaria dell’omonima casa di
moda. Tra gli invitati, monsignor Hilary Franco, giunto appositamente da New
York per benedire la serata, e Alberto Galluccio, ambasciatore italiano a
Washington fino allo scorso mese. “I nostri quattro milioni di italiani nel
mondo sono un vero e proprio ponte con il resto del pianeta: possiamo vantare
oltre 350 parlamentari di origini italiane, presenti in 27 parlamenti
nazionali- queste le parole di Franco Danieli, vice ministro degli Esteri con
delega agli italiani nel mondo, che è intervenuto nel corso della cena di gala
– In Uruguay, ad esempio, ho consegnato pochi giorni fa quattro onorificenze ad
alcuni ministri di origine italiana, tra cui Gargano, il ministro degli Esteri.
Dobbiamo lavorare sull’ “italicità”, utilizzare la lobby positiva che abbiamo
nel mondo, per intrecciare rapporti, e sviluppare iniziative, anche di tipo
imprenditoriale”.
Gala Ilica, Vedovelli: “Servono politiche linguistiche
sistemiche”
(
AREZZO – “E’ ancora distante dalla prospettiva politica italiana l’idea di
lavorare in maniera sistemica per l’elaborazione di strategie linguistiche che
valorizzino il nostro idioma”. Questa l’analisi di Massimo Vedovelli,
professore di Semiotica e Glottodidattica e Rettore dell’Università per
Stranieri di Siena, che è stata sede della prima giornata del Gala della lingua
e della cultura italiana. L’iniziativa è stata organizzata da Ilica, fondazione
non-profit che promuove il nostro idioma nel mondo, e particolarmente negli
Stati Uniti.“La politica linguistica italiana – spiega il Rettore – è spesso
riduzionistica, e non tiene conto della pluralità dei soggetti, oppure si
traduce in un’anarchia totale, in cui ognuno prende iniziative al di fuori di
una prospettiva condivisa”. “Nonostante ciò, la nostra Università assiste ad un
aumento della richiesta di stranieri che vogliono imparare l’italiano. Un tempo
gli studenti venivano a Siena solo nella stagione estiva, mentre adesso il loro
soggiorno si distribuisce nel corso di tutto l’anno, per raggiungere due
picchi, a gennaio e in estate”. “L’attività di Ilica è molto importante per far
conoscere la nostra lingua all’estero. La fondazione ha organizzato un incontro
all’ambasciata italiana a Washington qualche mese fa, a cui hanno partecipato
tutte le Università statunitensi che hanno programmi di scambio con il mondo:
un evento di grande rilievo. Anche seminari come quello di oggi, che hanno
visto un dialogo vivo, profondo, acceso, non potrebbero aver luogo senza il
contributo di questa fondazione”. “Oggi assistiamo ad un aumento della domanda
di chi è interessato a parlare italiano nel mondo: il nostro è un idioma di
creatività, una delle grandi lingue di cultura intellettuale, e ha un’illustre
tradizione letteraria. L’italiano è inoltre molto adattabile a diversi tipi di
esigenze: mi colpisce il fatto che la lingua italiana sia la seconda, dopo
l’inglese, nell’utilizzo che ne fa la comunicazione sociale. Passeggiando per
le capitali, ci si rende conto che dopo le insegne in inglese si trovano quelle
in italiano. Spesso gli stranieri si impossessano del nostro idioma, lo vedono
come una lingua amica, da riutilizzare a scopi comunicativi e commerciali. E’ a
questa domanda che l’Italia deve rispondere, creando mezzi moderni per la
diffusione della propria lingua”.
Gala Ilica: “Entusiasmati dall’italianità”
(
AREZZO – “Entusiasmo” sembra la parola appropriata per descrivere, in sintesi,
lo spirito dell’Italian Language Intercultural Alliance (Ilica), fondazione
no-profit che promuove la diffusione della lingua e della cultura italiane nel
mondo. Ed è in modo entusiastico che al Gala 2007 di Ilica, tenutosi il 28 e 29
giugno a Siena e Arezzo, sono intervenute personalità di nazionalità e
occupazioni differenti, unite dal tratto comune della passione per la storia e
la cultura italiane. La stessa Ilica nasce da un sentimento di questo tipo:
“Ilica deve la sua fondazione all’entusiasmo di Vincenzo Marra, suo presidente,
che, parlando con amici e colleghi, si convinse della necessità di trovare un
‘cavo conduttore’ per proiettare l’Italia nel mondo. Questo cavo, questo ponte
tra il Belpaese e il resto del globo, è la lingua. Ilica vuole ricordare agli
italiani nel mondo che devono essere fieri delle loro origini, e stringere i
contatti con la madrepatria per poterla amare ancora di più. Pochi sanno che a
New York il 28 per cento della Metropolitan Area è di origini italiane, e che
il 64 per cento dell’arte del mondo sta in questa piccola penisola. Sono dati
come questi che vogliamo far conoscere agli italo-americani”. Queste le parole
di monsignor Hilary Franco, sacerdote della st. Augustine Church di Ossining,
vicino New York, arrivato per benedire la manifestazione.
Al Gala di Ilica si sono incontrati politici, architetti,
imprenditori, scienziati, venuti a raccontare la loro storia, a tracciare un
segmento di quel disegno del futuro italiano che Ilica vuole promuovere, un futuro
in cui l’Italia sia capace di rispondere alle sfide dell’epoca globale e di
valorizzare le proprie risorse. Incluse quelle marittime: tra i convitati,
Luciano Boscolo Cucco, proprietario della Dragaggi Srl, un uomo che si presenta
come un “appassionato del mare”, e che, grazie al suo amore per la tradizione
marinaresca italiana, si è spinto lontano. “L’anno scorso, in occasione del
Columbus Day, ho portato a New York il bragozzo ‘Teresina’, di cui avevo
precedentemente finanziato il recupero. Così ho realizzato un sogno, quello di
far conoscere anche agli italo-americani la tradizione marinara italiana. Con
la mia associazione, ‘Mariegola’, recuperiamo barche che hanno 60, 70 anni, e
vorremo aprire gli orizzonti di questa organizzazione facendola conoscere anche
oltreoceano. Nel mio piccolo, mi sento molto vicino a iniziative come quelle di
Ilica, anch’esse volte a recuperare una tradizione che rischia di scomparire”.
Tra gli invitati alla manifestazione, l’ambasciatore italiano a Washington,
Alberto Galluccio, che conferma il carattere appassionato di Ilica: “Avere
degli imprenditori come Vincenzo Marra, che rischiano i loro soldi e spendono
il loro tempo in un’opera a favore dell’italianità, che certo non li ripaga in
termini di profitto, è una delle cose più belle e entusiasmanti a cui si possa
assistere. La mia presenza qui testimonia la riconoscenza per quest’impegno.
Ilica può essere un modello di intervento per mettere enti di ricerca, Onlus,
businessman, in condizione di favorire iniziative trasversali che mettano
insieme un packaging di risorse organico per arrivare a una più ampia
valorizzazione della cultura italiana nel mondo. Le ultime elezioni politiche
italiane, a causa di una legge elettorale chiaramente insufficiente, hanno reso
il voto degli italiani nel mondo di importanza cruciale per il Paese. Sia pure
in un contesto negativo, tale evento ha fatto emergere il peso dei nostri
connazionali all’estero e, partendo da qui, mi auguro che essi vengano
considerati una risorsa da non trascurare”.
Valter Toccafondi, titolare dello studio “Valter Toccafondi
architettura e design”, è presente alla manifestazione per testimoniare che
dobbiamo andare fieri della nostra architettura: “l’architettura parla italiano
in molti luoghi del mondo: basti pensare al Palladio, che va dalla Casa Bianca
a Mosca. Molte forme architettoniche prendono spunto dalla nostra, soprattutto
quella classica e rinascimentale. Allo stato attuale, quello che manca in
Italia nel settore architettonico è qualche nuova idea, qualche nuova forma di
studio. Dialoghi multidisciplinari, come quello organizzato il 28 giugno da
Ilica presso l’Università per stranieri di Siena, incentivano la diffusione di
informazione e la circolazione di nuove proposte. Essenziale in questo senso è
aiutare i giovani, che sono sempre portatori di innovazione. Tra di essi c’è
molto dinamismo, e credo che, dopo la voglia di ricostruzione post-bellica e la
successiva assuefazione al boom economico, siano alla ricerca di nuovi codici
con cui esprimere il loro talento. Dobbiamo trasmettere ai giovani che l’idea
che il mondo non finisce nell’ambito del proprio ambiente, e incentivare la
loro voglia di guardarsi intorno”. In questi tempi in cui da più parti si è
parlato di un supposto“declino” italiano, è bastato essere qui, partecipare a
questa due giorni organizzata da Ilica , per riassaporare un certo ottimismo.
Lo stereotipo culturale che ci riguarda ha ancora una sua ragion d’essere: la
passione e la voglia di fare continuano ad essere caratteristiche degli italiani.
Gala Ilica, Anita Garibaldi: “Mi batto per l’opera del
mio bisnonno”
(
AREZZO – “Cerco di far rivivere il mio cognome non per me, ma per un uomo che
ha dato tutta la sua vita all’Italia”, queste le parole di una donna che porta
un nome importante: si tratta di Anita Garibaldi, pronipote dell’Eroe dei due
mondi, invitata al gala della lingua e della cultura italiane promosso
dall’Italian Language Intercultural Alliance. Una persona che ha a cuore, come
il suo antenato, il destino del nostro Paese, e che si batte per “ricordare
chi, durante il Risorgimento, ha dato la propria vita per noi” e per “riportare
al presente tutto quello che ha significato l’opera di Giuseppe Garibaldi”:
“molti dei riferimenti ad alcuni progetti che aveva il mio bisnonno – spiega –
potrebbero essere molto attuali ed essere ripresi specialmente dai giovani, che
attualmente soffrono della mancanza di guide, etiche e filosofiche”.
“Quest’anno si festeggia il bicentenario della nascita di Garibaldi. Un ‘uomo
di mare’- cosa che si tende a sottovalutare – che dal mare ha attinto tutte le
sue doti: la forza, il coraggio, la spontaneità nell’azione e il suo enorme
desiderio di libertà reale, che poi ha riportato a tutta una serie di posizioni
sulle politiche sociali, ambientali, di sostegno ai più deboli”. Anita
Garibaldi rivela che la passione del bisnonno per il mare è stata tramandata
nella sua famiglia fino a raggiungerla: “Se potessi, anch’io, nel mio piccolo,
vivrei sul mare. Lo cerco quando ho bisogno di forza, di coraggio. Vorrei,
anche attraverso l’Associazione Nazionale Giuseppe Garibaldi, di cui sono
presidente, far capire ai giovani l’importanza del contatto con la natura e con
i veri valori della vita: la mia associazione ha organizzato numerose
iniziative a questo scopo, tra cui un pellegrinaggio a Caprera lo scorso 2
giugno, che ha visto partecipanti non solo dall’Italia, ma anche da Paesi
stranieri, dove il mio bisnonno è molto amato”.
Internet: i Wiki-boys creano un blog per salvare i dialetti
italiani
(
ROMA – “Il dialetto rappresenta quell’eredità dell’immigrazione italiana, o
meglio della diaspora italiana che per sopravvivere, lontana dalla terra di
origine e senz’alcun punto di riferimento culturale, ha perpetuato all’interno
della comunità questa lingua”. Queste le parole di Rocco Caporale, docente
della St. John’s University di New York e presidente dell’Institute for
Italian-American Studies, in riferimento al titolo del reportage “Gli emigranti
salvano i dialetti”, a cura del quotidiano
nuove generazioni di italiani all’estero, impegnati, mediante internet, in
un’opera di digitalizzazione delle espressioni dialettali. Il tutto tramite dei
blog e dei siti amatoriali, nonché all’interno dell’enciclopedia virtuale
Wikipedia. Da qui il nome dei Wiki-boys che, attraverso i blog e il particolare
sistema di pagina web dinamica del Wikipedia, stanno creando un
vocabolario-enciclopedia del dialetto regionale italiano. Secondo
dialetto ne esistono oltre 250, una per ogni lingua in cui qualcuno si sia
preso la briga di creare un’enciclopedia a disposizione del mondo intero: ai
primi 25 posti troviamo lingue ufficiali, con l’unica eccezione dell’esperanto
e del catalano, e al 26esimo posto spicca il lombardo. Al 56esimo posto –
continua l’articolo – un nuovo dialetto, anzi una delle ‘lingue italiane’ come
le chiamano i Wiki-boys, comprendendo il napoletano, il siciliano e il
piemontese”.
“L’opera di riscoperta di questi dialetti, da parte della
community virtuale, – aggiunge il professore Caporale – è un esperimento
interessante ma non determinante per il recupero dei dialetti. Non
dimentichiamo che questa generazione che conosce il dialetto andrà scomparendo
tra non meno di 10 o 20 anni e i giovani di oggi non conoscono bene questo
dialetto se non qualche parole”. Secondo il docente, inoltre, “Il dialetto
degli italiani all’estero si è trasformato subendo l’inflessione delle lingue
del luogo in cui la comunità italiana si è sviluppata. Diventando una lingua a
sé, arricchita da termini italianizzati che per molti italiani potrebbero non
avere significato”. “E’ divenuto ormai – conclude Caporale – una componente
folcloristica per gli italiani che si trovano all’estero ma soprattutto un
interessante spunto di indagine per un etimologo, senza che però si sfoci in
una promessa culturale”.
Sudamerica, Pollastri: “Urgono più risorse ai
consolati”
(
ROMA – “La presenza italiana in America Latina è il frutto di tre principali
ondate migratorie: una prima ondata a cavallo tra ‘800 e ‘900, quando un
milione di persone sono partite dal porto di Genova, la seconda nel primo
dopoguerra e una terza moderna negli anni ‘50 e ’60. Si tratta di generazioni
espressione di epoche diverse che hanno contribuito in maniera decisiva alla
formazione di questi stati in tutti i settori: politico, economico, culturale”.
Il senatore Edoardo Pollastri ha descritto così il fenomeno migratorio italiano
verso il continente americano al pubblico che ha preso parte al convegno
preparatorio alla terza conferenza nazionale Italia – America Latina e Caraibi
dal titolo “Gli Italiani in America Latina” tenutosi il 29 giugno a Genova
presso
Casa
questi emigrati sono stati ignorati dall’Italia; solo negli anni più recenti il
Paese ha dimostrato nei loro confronti una maggiore attenzione ma con un
atteggiamento retorico, assistenzialista e anche un po’ demagogico. Bisogna chiarire
il rapporto tra l’Italia e i suoi emigrati, cosa l’Italia può fare per loro,
cosa ne può ricevere, e soprattutto cosa rappresentano”. Riguardo all’interesse
da parte della politica verso la migrazione italiana in America meridionale,
Pollastri ha aggiunto: “certamente oggi c’è una maggiore attenzione verso
l’America Latina – ha detto -. Lo dimostrano le numerose visite dell’ultimo
anno da parte del ministro D’Alema, del presidente del Consiglio Prodi, del
viceministro Danieli e di altri, ma rimangono due Italie: una di serie A che
partecipa alle missioni umanitarie e una di serie B rappresentata dalle
lunghissime file innanzi ai consolati nei Paesi del Sud America”. “Bisogna
cambiare questa immagine negativa dell’Italia – ha concluso il senatore -, con
il contributo dei parlamentari eletti all’estero. E’ fondamentale dare più
risorse alla rete consolare, perché i diritti riconosciuti dalla legge, come il
riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti, siano riconosciuti
anche nei fatti”.
Aire, Marino (Ds): “Cancellazione dagli elenchi
impedita grazie all’Unione”
(
ROMA – “Chi continua in queste ore a dare meriti ad altri per l’eliminazione
della procedura di scarto dall’Aire per chi non avesse provveduto alla
trascrizione dell’atto di nascita dovrebbe invece riconoscere che è grazie
all’interessamento dell’Unione se è stato portato a termine questo atto
importante nei confronti degli italiani all’estero”. E’ quanto ha dichiarato
Eugenio Marino, del coordinamento dell’Unione per gli italiani nel mondo,
commentando le recenti polemiche in merito ai controlli sull’Anagrafe degli
italiani residenti all’estero. “L’Unione infatti si è preoccupata di contattare
nei giorni scorsi il sottosegretario Francesco Bonato, l’unico che poteva concretamente
agire in merito, come poi è puntualmente avvenuto. Grazie alla circolare del
ministero degli Interni infatti non saranno più cancellati dall’Aire coloro che
non riescano per qualsiasi motivo, a presentare il proprio atto di nascita”.
Rebuzzi: “Il voto agli italiani all’estero l’ha dato
Berlusconi”
(
ROMA – Il 2 luglio la senatrice di Forza Italia eletta in Europa Antonella
Rebuzzi è stata intervistata da Radio Colonia, durante un collegamento
telefonico fra Italia e Germania. Pensioni e tutela per i ristoratori italiani
all’estero i temi al centro dei primi dodici mesi in Senato dell’unica
senatrice del centrodestra eletta all’estero.
nel precedente governo di centrodestra c’era molta più attenzione per le
comunità italiane all’estero, rispetto all’attuale esecutivo. “Il voto agli
italiani all’estero l’ha dato il governo Berlusconi, e questo gli italiani
residenti oltre confine non se lo possono dimenticare”, ha detto la senatrice
azzurra. Riguardo al neonato comitato interparlamentare e interpartitico degli
eletti all’estero,
teme che si tratti solo di una nuova sigla: “In Italia, sono davvero pochi i
politici che conoscono approfonditamente la realtà degli italiani del mondo.
Sono molto amareggiata, perchè mi sarebbe piaciuto poter lavorare molto di più:
se fossimo stati al governo, mi sarei sentita molto più utile”.
Pd: chiuso il ciclo di appuntamenti negli Usa di
Chiocchetti
(
SAN FRANCISCO – Con un’iniziativa pubblica con gli italo-americani di San
Francisco si è concluso il 30 giugno il tour negli Usa di Maurizio Chiocchetti,
responsabile Ds Italiani nel Mondo. L’iniziativa, collocata all’interno del
ciclo di incontri denominati “Workshops in the World”, e che hanno avuto luogo
nelle ultime settimane in Europa ed ora anche negli Usa per costruire il
Partito Democratico tra le nostre comunità all’estero, ha visto la
partecipazione di un ampio numero di studenti, docenti universitari e
ricercatori italiani residenti nella metropoli della costa occidentale
statunitense. Nel corso del dibattito sono stati affrontati i temi e contenuti
politici della costituzione del Partito Democratico in Italia, ed i
partecipanti – in linea con il tradizionale carattere laico e tollerante della
città di San Francisco – hanno ribadito l’importanza che il nuovo partito si
faccia portatore dell’affermazione dei diritti civili in una società moderna,
plurale e tollerante. “Gli italiani di San Francisco – ha commentato
Chiocchetti – fanno prevalentemente parte della cosiddetta “nuova emigrazione“,
giovani professionisti e ricercatori che lasciano l’Italia per trovare migliori
condizioni di lavoro e di ricerca, ma che non perdono il legame con il proprio
Paese e che anzi vogliono contribuire ed essere un’importante risorsa per la
crescita della società italiana”. I partecipanti all’incontro hanno quindi
deciso l’organizzazione di ulteriori iniziative pubbliche di dialogo e di
confronto per preparare la costituzione del Partito Democratico e arrivare,
quindi, allo svolgimento delle primarie del 14 ottobre anche nella città di San
Francisco. “Tra i giovani negli Usa – lo abbiamo potuto leggere nei recenti
sondaggi pubblicati dal NY Times – prevale un orientamento democratico e
progressista, ed anche i nostri connazionali residenti qui si fanno portatori
di questo messaggio. C’è quindi – conclude Chiocchetti – una grande aspettativa
verso il Pd ed il suo obiettivo di innovare profondamente la società italiana,
ma anche una grande voglia di partecipare attivamente al percorso”.
Referendum, Marcianò (Enas): “Parlamentari esteri
diano il loro contributo”
(
PERTH – “Più che alle inutili e costosissime ‘missioni’ che oltretutto
sottraggono al ministero degli Esteri ingenti risorse a discapito delle rappresentanze
diplomatiche, i parlamentari eletti all’estero dovrebbero presiedere e
partecipare attivamente nelle loro ripartizioni per difendere la libertà, la
democrazia e soprattutto per riaffermare e tutelare i principi ispiratori della
legge Tremaglia, a cui devono moltissimo, messi in discussione dall’attuale
sistema politico che di fatto sta rendendo marginale il coinvolgimento degli
italiani all’estero all’importante iniziativa referendaria”. Lo dichiara
Ernesto Marcianò, responsabile dell’Enas-Ugl di Perth. “L’autoconservazione
invocata da autorevoli rappresentanti del governo – prosegue Marcianò – per
giustificare la scelta antireferendaria ci fa capire quanto sia preoccupante il
livello di tenuta della nostra democrazia sempre più soggetta a ‘ricatti’ e
pressioni di microcomponenti politiche che si alternano nel ruolo di
destabilizzatori della politica Italiana. In questo contesto l’atteggiamento di
apparente neutralità dimostrato dai rappresentanti eletti all’estero in realtà
soddisfa le richieste di quei gruppi politici dell’attuale maggioranza che con
la vittoria del movimento referendario sarebbero costretti a rivedere le loro
strategie o addirittura sparire dalla scena politica”. “L’intervento dei
Parlamentari esteri a difesa del diritto d’informazione e tutela dell’istituto
referendario – conclude – potrebbe essere l’occasione per rialzarsi da una
sempre più pericolosa caduta di consensi riconducibile alle disattese degli
impegni elettorali, tra i quali proprio la riforma della legge elettorale che
nel programma dell’Ulivo venne classificata ‘un’emergenza nazionale’”.
Comites, Romagnoli: “Gravi irregolarità in Grecia”
(
ROMA – Massimo Romagnoli, deputato di Forza Italia eletto nella circoscrizione
Estero nonché consigliere del Cgie per Israele, Grecia, Turchia e Spagna,
denuncia “la diffusa illegalità del Comites greco” all’ambasciatore e al
console italiano di Atene. “Non mi risulta – afferma Romagnoli – ad esempio che
la segretaria del Comites sia in regola con i contributi previdenziali come
previsto sia dalla legislazione greca che italiana. La stessa è moglie di un
consigliere (conflitto di interessi) il quale si guarda bene dal sanare tale
situazione”. “Finalmente – afferma l’Onorevole Romagnoli – questa nuova
situazione mi offre l’opportunità di sentirmi libero da accordi politici
trasversali che si erano tacitamente sottoscritti. Da oggi inizia una nuova
lotta politica, anche per smascherare coloro che dietro il loro fallimento
professionale vorrebbero come solito costume della sinistra dire che ‘loro sono
il nuovo che avanza’”.
A Parigi le celebrazioni per i 50 anni dell’Ital-Uil
in Francia
(
PARIGI –
delle Feste dell’XI Arrondissement di Parigi ha ospitato la cerimonia
organizzata per celebrare i 50 anni di presenza dell’Ital-Uil in Francia. Alla
manifestazione, svoltasi venerdì scorso, erano presenti l’ambasciatore d’Italia
in Francia, Ludovico Ortona e il console generale d’Italia a Parigi, Alessandro
Levi Sandri, Carmelo Barbagallo, segretario organizzativo della Uil, Antonio
Foccillo, segretario confederale Uil, Giampiero Bonifazi, presidente
dell’Ital-Uil, Mario Castellengo, vicepresidente dell’Ital-Uil, Anna
Ginanneschi, presidente dell’Ital-Francia e Sebastiano Urgu, responsabile
dell’Ital di Lille. Una sala affollata ha ascoltato alcuni passi de “L’orda –
Quando gli albanesi eravamo noi” di Gian Antonio Stella, letti dall’attore
Simone Olivi, brani intensi che hanno ricordato di quanto l’emigrazione sia
stata un dramma per i nostri connazionali. Un momento toccante che ha dato il
via agli interventi. Anna Ginanneschi ha raccontato la storia della nascita del
primo ufficio del patronato in 17, Rue des Marguettes a Parigi nel lontano
1957. Allora si parlava di un Comitato dell’Istituto di Tutela e Assistenza dei
Lavoratori Italiani immigrati. Un saluto ai partecipanti è stato portato
personalmente dall’ambasciatore Ortona, presente insieme al console italiano a
Parigi. Ortona ha espresso parole di apprezzamento per l’operato dell’Ital nei
50 anni di vita francese “anni importanti – ha detto – anche perché
l’anniversario coincide con la firma dei Trattati di Roma, costitutivi
dell’Unione Europea, una coincidenza felice”. Carmelo Barbagallo ha ricordato
quanto l’emigrazione abbia contribuito, anche grazie alle istituzioni di
supporto sul territorio, quali proprio consolati e patronati, ad arricchire non
solo economicamente ma culturalmente e socialmente, molti paesi in Europa. Un
messaggio del viceministro con delega per gli Italiani all’estero, Franco Danieli
è stato letto alla platea, un messaggio che ha salutato l’anniversario e
annunciato che si è vicini alla definizione dell’accordo, da più parti
auspicato, tra patronati e ministero degli Esteri, in applicazione della Legge
152/2001 di riforma dei patronati.
Giampiero Bonifazi, presidente dell’Ital, ha rilevato che la
presenza italiana nel mondo è una presenza forte. L’italiano nel mondo ha
dimostrato capacità innovative tali anche da cambiare la stessa azione del
patronato che da attore della tutela previdenziale negli anni è divenuto
protagonista di segretariato sociale. “Il patronato – ha detto Bonifazi – non
esiste solo nel momento delle elezioni, non esiste solo quando l’Inps tarda a
pagare le pensioni o non le paga per nulla, il patronato è il vero termometro
della vita ne paese che ospita il connazionale”. Un Ital forte negli anni che
ha sempre portato avanti obiettivi precisi, realizzati grazie proprio alla
determinazione e preparazione degli operatori. Un corso di formazione che ha
coinvolto una parte di operatori provenienti da tutta Europa ha anticipato la
celebrazione dell’anniversario. “Il corso ha dato i suoi frutti in termini di
partecipazione”, ha evidenziato Bonifazi, sottolineando “la necessità sia di un
cambio generazionale, ma anche di mantenere alta la professionalità con altri
momenti di formazione per non spezzare il rapporto di fiducia con la gente
creato nel tempo”. “Negli ultimi anni sono fioriti patronati senza storia,
senza esperienza”. “Chi ha storia – ha concluso il presidente dell’Ital– non
deve aver paura. L’Ital ha una diffusione capillare sul territorio e una
qualità che gli deriva dall’esperienza maturata nei 50 anni di vita. E’ nostro
dovere non disperderla”.
Iht: gli italiani riscoprono il loro passato di
emigranti
(
ROMA – Nella pagina di cultura dell’International Herald Tribune, è stata
pubblicata il 3 luglio la recensione del libro “Pane Amaro” di Elena Gianini
Belotti, in cui la scrittrice, raccontando la vita del padre, un emigrante
italiano, offre un valido quadro della situazione di quegli italiani che hanno
lasciato la propria patria in cerca di fortuna all’estero. “La condizione degli
immigranti clandestini, stipati in imbarcazioni arrugginite e spesso gettati in
mare prima di raggiungere la costa – scrive l’edizione europea del New York
Times -, ha suscitato roventi dibattiti tra gli italiani, che hanno alle spalle
un passato di emigrazione. Nella recente letteratura e nei film, in Italia si
sta infatti delineando una più chiara e più realistica immagine della propria
esperienza nel cercare di sopravvivere lontano da casa”. Secondo l’articolo
“‘Pane Amaro’, scritto da Emma Gianini Belotti”, va letto proprio in questa
prospettiva: “Il libro – si legge – fornisce un resoconto romanzato della vita
del padre della scrittrice, lavoratore emigrato negli Stati Uniti all’inizio
del ventesimo secolo. Per la copertina del libro – aggiunge il quotidiano -, la
scrittrice ha scelto una foto eloquente: un lavoratore seduto su una macchina,
con visibile sullo sfondo la città di San Francisco. ‘E’ una foto fatta in
studio – spiega
Gianini Belotti
e automobile solo per l’occasione. Voleva inviarla a casa per mostrare alla
famiglia e agli amici che stava bene in America. In realtà la sua vita era così
difficile che ha tentato due volte il suicidio. Tra l’altro non ha mai imparato
a guidare’”.
Usa, Milwaukee: la festa italiana compie 30 anni
(
MILWAUKEE – Considerata la più grande celebrazione italo-americana di tutti i
tempi,
Italiana
si prepara a vivere tre intensi giorni (19-22 luglio) di musica, arte,
gastronomia e tradizioni. La festa è stata creata per unire diverse etnie e
favorire l’integrazione, per poi trasformarsi in un evento per gli
italo-americani, senza escludere le altre etnie che ogni anno partecipano
numerose. Il programma della “tre giorni” prevede: un evento
fieristico, concerti musicali, l’intervento di artisti italo-americani, conduttori
televisivi e radiofonici; e ancora gastronomia, con cibi provenienti
dall’Italia, e pietanze della tradizione italiane elaborati e offerti dagli
otre 40 ristoranti italiani presenti nella zona, accompagnati da vini italiani
di importazione. L’evento si concluderà con la celebrazione di una processione
in preghiera delle parrocchie cattoliche degli stati del Wisconsin e
dell’Illinois, che onorerà
Festa
per condividere la gioia dello stare insieme, celebrare la memoria delle
proprie origini, dividere con tutte le altre etnie che costituiscono la
popolazione statunitense il valore delle proprie tradizione. La festa, come
assicura l’organizzatore Dominic Frinzi, anche lui di origini italiane, sarà un
grande successo non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto sotto
l’aspetto umano.
Usa: a Norwich si eleggono gli “italiani dell’anno”
(
HARTFORD – L’Associazione Eredità Italiana e il Comitato Culturale di Norwich,
nel Connecticut (Usa), hanno indetto il premio “Italiani dell’Anno”, per
onorare una comunità italiana tanto radicata nel tessuto sociale da migliorarne
le condizioni. I concorrenti chiamati a partecipare dovranno, innanzitutto,
avere origini italiane, credere nella cultura italiana e nell’eredità trasmessa
dai propri avi, essere residente nella zona di Norwich e aver contribuito a
migliorare la comunità. I vincitori del premio saranno annunciati durante il
Taste Italian Festival previsto per l’8 settembre. L’Eredità italiana e il
Comitato Culturale di Norwich effettueranno sui concorrenti dei test di
verifica, oltre che all’accertamento di tutti requisiti necessari per
partecipare al concorso. L’obiettivo dell’associazione e del comitato è di
premiare lo stato di conservazione della memoria delle proprie origini e del
passato dei propri avi italiani, nonché dimostrare l’ottimo stato
d’integrazione della comunità italiana nell’organizzazione sociale, economica,
e culturale dell’area di Norwich.
Buenos Aires si prepara a ospitare
emiliano-romagnoli
(
BUENOS AIRES –
Regione Emilia-Romagna
proprie comunità all’estero l’invito a partecipare alla Conferenza dei giovani
emiliano-romagnoli nel mondo, in programma a Buenos Aires dal 19 al 21 luglio
prossimi.
ha in seno la nuova legge regionale, secondo la quale è affidato ai giovani il
rinnovamento e il rilancio dei rapporti tra l’Emilia Romagna e le sue 92
associazioni sparse nel mondo, ognuna delle quali avrà a Buenos Aires un
proprio giovane rappresentante. L’evento sarà inaugurato presso
Palazzo del Congresso Nazionale della capitale argentina, alla presenza delle
autorità locali e della Regione Emilia-Romagna. Il giorno seguente (20 luglio),
presso il Teatro Ateneo, andrà in scena lo spettacolo “Tenco a tempo di tango”,
nel quale verranno proposte le più belle canzoni di Luigi Tenco inserite nella
trama di un giallo a cura dello scrittore e regista bolognese Carlo Lucarelli.
In vista della Conferenza,
Consulta
titolo “Costruisci
Conferenza
inserire un personale contributo in favore delle nuove generazioni di emiliano-romagnoli.
E’ importante che tutti i giovani, e non solo quelli che rappresenteranno a
Buenos Aires le rispettive associazioni di appartenenza, avanzino idee,
proposte e suggerimenti da utilizzare nella Conferenza. Da questa potrebbero
uscire progetti innovativi, come accadde per il progetto della Radio digitale,
concepito nella precedente Conferenza di Montevideo nel 2004.
Canada: Drummondville,
delle culture
(
MONTREAL – A partire dal 5 al 15 luglio prossimo, il paese di Drummondville
(Montreal) ospiterà il Festival Mondiale delle Culture, a cui parteciperà
rappresentanza dell’Italia, con 35 artisti della formazione “Miromagnum” di
Mormanno Cosenza. L’annuncio è stato diramato dalla Consulta della Regione
Calabria in Canada, per una partecipazione voluta dal Consolato Generale
d’Italia a Montreal, con il supporto e la collaborazione del Congresso
Nazionale Italo Canadesi Qc, l’Istituto per il Commercio Estero, l’Istituto
Italiano di Cultura ed il Comites di Montreal. La comunità calabrese a
Montreal, l’8 luglio, avrà inoltre la possibilità d’incontrare gli artisti e il
sindaco di Mormanno Cosenza per una giornata intitolata “Cultura, usi e costumi
della Calabria”. Il programma della manifestazione prevede uno spettacolo al
Centro Leonardo da Vinci, offerto dal gruppo “Miromagnum”, e la presentazione
del Gruppo Folk di Montreal, diretto dai giovani di origine calabrese, Laura e
Francesco Marra. Non mancherà una degustazione di prodotti tipici calabresi, offerti
dall’Assessorato all’Agricoltura, Regione Calabria. “Dalla collaborazione e
generosità di tutti e ciascuno di noi dipenderà il successo di questo
importante evento” ha dichiarato Filomena Alati Sclapari, coordinatrice del
progetto, la quale ha aggiunto che “nel caso in cui il contributo dei nostri
sostenitori sia superiore alle spese, il ricavato netto sarà donato al
Congresso Nazionale Italo Canadese Rq, organismo che non ha scopi di lucro”.
S’invita dunque la comunità italiana a partecipare copiosamente
alla manifestazione, potendo acquistare i biglietti attraverso i seguenti
collaboratori: Donato Caivano, del Congresso Nazionale Italo Canadese, nonché
presidente della Federazione Lucani Canada; Basilio Giordano, Cittadino
Canadese, e presidente dei Cosentini di Montreal; Michelina Lavoratore della
Cassa Popolare Canadese Italiana; Gisella Ferrarini della Banque Royal; Saverio
Mirarci dei Calabresi nel Mondo; Joe Parise, San Francesco di Paola; Settimio
Mannarino della Famiglia Calabresi; Franco Perfino, Mammolesi di Montreal;
Filippo Camarda dell’Associazione Mammollesi; Toni Commodari, Associazione San
Marziale; Nina Marra del Gruppo Culturale Calabrese: A.Galati dell’Associazione
Valle Longa Monserrato; Anna Casonato, delle Donne Benevole Siciliane; Marilena
Mancuso, dell’Associazione Cicalesi e Bruno Monteleone, dell’Associazione
Ardoresi.
Belluno: i giovani veneti per l’associazionismo
(
BELLUNO – L’esperienza e la storia dell’emigrazione, ancora vive e vitali nel
mondo dell’associazionismo, possono trasmettere ai giovani valori come la
solidarietà, lo spirito di iniziativa, la “grinta” per affrontare le difficoltà
della vita. Dal canto loro i giovani con il loro entusiasmo e l’innovatività
delle idee rappresentano l’unica speranza per l’associazionismo di continuare a
esistere, tenendosi al passo con i tempi. Sono alcune delle riflessioni di
fondo emerse durante due giornate di dibattito a Belluno in occasione
dell’incontro ufficiale dei rappresentanti giovanili del mondo dell’emigrazione
veneta, presente l’assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona,
insieme a numerosi amministratori locali ed esponenti delle famiglie e dei
circoli presenti sul territorio, tra cui l’Associazione Bellunesi nel mondo che
si è fatta carico della parte organizzativa. A Belluno si sono incontrati i
giovani delegati dei 12 Comitati delle associazioni venete all’estero
riconosciuti finora dalla Regione (in Brasile, Canada, Argentina, Uruguay,
Venezuela, Sud Africa e Australia) e i rappresentanti giovanili delle 14
associazioni iscritte nel registro regionale. L’assessore De Bona ha ricordato
la “genesi” di questa iniziativa. L’anno scorso in settembre a Rovigo c’è stata
la “prova generale” da cui è nata la proposta di un incontro annuale, poi ufficialmente
accolta dalla Consulta per l’emigrazione riunitasi a Mendoza in Argentina a
novembre. In meno di un anno i giovani hanno lavorato molto – ha detto De Bona
– per rendere operativo un coordinamento intercontinentale di tutti gli oriundi
veneti per assicurare la loro partecipazione alle progettualità da realizzare
d’intesa con i giovani delle associazioni storiche presenti sul territorio
regionale, che da decenni operano a fianco degli emigrati. E alcune delle
proposte finora avanzate sono già state finanziate dalla Regione e cominciano a
prendere corpo. L’assessore ha ricordato che la prossima riunione della
Consulta veneta dell’emigrazione si terrà quest’anno a novembre ad Asolo, nel
trevigiano, dopo che per due anni si è tenuta all’estero (Brasile e Argentina).
L’assise sarà preceduta dallo svolgimento di un corso di formazione per
dirigenti del mondo dell’associazionismo, concretizzando così un altro dei
progetti di cui si sentiva l’esigenza. Grazie all’utilizzo delle nuove
tecnologie si sta lavorando anche a progetti di formazione a distanza. I
giovani partecipanti al meeting hanno proposto iniziative e strumenti per
diffondere la conoscenza della lingua e della cultura italiana all’estero e per
favorire lo scambio tra giovani, con ospitalità nelle famiglie. L’obiettivo
fondamentale resta comunque quello di mantenere vivo il legame con i nostri
emigrati e affrontare il nodo centrale del ricambio generazionale per dare un
futuro all’associazionismo.
Ital-Uil: più facile per i pensionati Avs ritornare in
Svizzera
(
ZURIGO – “Fino a pochi anni or sono gli emigrati italiani in Svizzera, arrivati
all’età della pensione di vecchiaia, anche se ciò significava allontanarsi dai
figli e dai nipoti, realizzavano il sogno di una vita”. E’ quanto dichiara in
una nota Dino Nardi, presidente dell’Ital-Uil Svizzera, commentando una recente
sentenza del tribunale federale elvetico. “Cioè – prosegue Nardi – rientravano
quasi sempre in Italia: chi per godersi il frutto di una vita di sacrifici,
ovvero l’appartamento o la casetta di proprietà; chi per trascorrere la
vecchiaia in un ambiente culturalmente più familiare; chi convinto di trovare
una situazione finanziaria più tranquilla, anche grazie al cambio favorevole
del franco svizzero con la lira che, di mese in mese, rendeva sempre più
pesante la pensione Avs. Poi è arrivato l’euro con il risultato che il costo
della vita in Italia si è sempre più avvicinato a quello della Svizzera ed il
vantaggio legato al vecchio cambio franco-lira non solo è cessato ma
addirittura invertito a causa del lento, ma continuo, deprezzamento del franco
svizzero nei confronti dell’euro e quindi ci si accorge che, anche in Italia, è
diventato difficile arrivare a fine mese pur da “pensionati svizzeri”. Poi
arrivano gli acciacchi dell’età e ci si accorge che, con il passare degli anni,
affrontare la vecchiaia lontano dai figli è una complicazione in più,
soprattutto quando, prima o dopo, viene a mancare il coniuge e si resta soli.
Così che sono sempre di più gli ex emigrati italiani che, una volta
rimpatriati, tornano nuovamente in Svizzera per stare vicino ai figli e, se è
il caso, a fare i nonni. Ma qui cominciano, spesso, a sorgere i problemi di
carattere economico.
“Infatti – prosegue Nardi – se vivere in Italia con la sola
rendita Avs, oggi, non è più così conveniente come nel passato, vivere da
pensionati in Svizzera è ancora più difficile, in particolare per coloro che
non hanno anche una rendita del Secondo Pilastro! Ovviamente il sistema sociale
e previdenziale elvetico, con le così dette rendite completive, garantisce il
minimo vitale ai titolari di una rendita Avs-Ai e quindi anche i pensionati
italiani, con redditi modesti, residenti, in Svizzera, possono avvalersi di
tali prestazioni. Rendite completive che, si badi bene, non sono assolutamente
un’elemosina (secondo una errata e consolidata convinzione di tanti emigrati
italiani) bensì un diritto. Si, un vero e proprio diritto, avendone, beninteso,
i relativi requisiti previsti dalla legge federale elvetica. Lo testimonia
anche la vicenda accaduta ad una cittadina italiana che, dopo molti anni di
emigrazione in Svizzera, era rientrata con il marito in Italia e che, dopo la
morte del coniuge, essendo rimasta sola, ha deciso di tornare in Svizzera per
stare vicino alla figlia che, a suo tempo, non aveva seguito i genitori in
Italia. Una volta residente in Svizzera (nel Cantone di Neuchâtel), avendo come
reddito la sola pensione Avs e quindi un reddito insufficiente per vivere in
questo Paese, questa signora italiana ha richiesto la rendita complementare
che, tuttavia, le è stata rifiutata dalla Cassa di Compensazione Avs (l’Inps
svizzera, per intenderci) poiché, essendo una straniera, doveva maturare il
requisito di dieci anni di residenza in Svizzera per averne diritto (con il
rimpatrio la residenza precedente non aveva più alcun valore). Ebbene, per
vedersi riconoscere questo diritto, questa cittadina italiana ha dovuto
ricorrere sino al Tribunale Federale (la massima istanza giudiziaria elvetica)
che le ha dato ragione. Infatti, secondo il giudice, essendo una cittadina
comunitaria, a seguito dell’Accordo Svizzera-Unione Europea sulla libera
circolazione delle persone del 2002, i suoi diritti socio-previdenziali debbono
essere gli stessi dei cittadini elvetici senza alcuna discriminazione e quindi
senza dover maturare una residenza di dieci anni in Svizzera per accedere a
tale prestazione sociale, un requisito richiesto invece agli immigrati
extracomunitari. Una sentenza che potrà essere molto utile anche a tutti quei
cittadini italiani (o comunitari) che si dovessero trovare nella stessa
situazione”.
Malta, Dante Alighieri: Micallef nominato cavaliere
dell’ordine della stella
(
Micallef, presidente del comitato della Società Dante Alighieri della Valletta,
è stato nominato Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana,
riconoscimento consegnato al premiato dall’ambasciatore d’Italia Paolo Andrea
Trabalza durante una cerimonia svoltasi presso
dei Cavalieri di Malta in occasione dell’anniversario della Festa della
Repubblica Italiana. Nominato nel 2002 segretario generale del comitato di
Malta e attualmente presidente, Micallef ha rigenerato l’offerta didattica
della Dante maltese fino al riconoscimento di centro certificatore Plida.
Professionista della televisione e della comunicazione, Micallef ha partecipato
nel 1994 al lancio internazionale del programma televisivo “Mediterraneo”,
ancora oggi in onda su Rai 3, assumendo per anni la direzione e la conduzione
della versione maltese. Nel corso della cerimonia di premiazione, a cui hanno
partecipato, tra gli altri, il Capo dello Stato maltese Fenech Adami, il
ministro del Turismo e della Cultura Zammit Dimech, Alfred Sant e numerosi
diplomatici e funzionari del Governo locale, l’ambasciatore Trabalza ha
ringraziato Micallef per l’impegno profuso per la diffusione della lingua e
della cultura italiane tra le giovani generazioni maltesi e per l’opera di
intensificazione dell’interscambio culturale, economico e commerciale tra i due
Paesi. Il ministro Dimech, infine, ha ricordato il lavoro di Micallef negli
ultimi 30 anni in ambito culturale e della comunicazione, sottolineando la
vasta conoscenza della realtà italiana e la concretezza di un lungimirante
progetto interculturale in grado di coinvolgere tutte le realtà mediterranee.
Giornata delle Marche: le qualità della Regione in
Canada
(
ANCONA – L’arte, la cultura, le tradizioni, l’enogastronomia, l’economia: le
migliori qualità della regione volano in Canada a dare inizio alla terza
edizione della Giornata delle Marche. “Un’operazione di promozione nazionale e
internazionale sulla linea Ascoli Piceno-Montreal che vede protagonisti i
giovani e le opportunità che i rapporti con l’ottava potenza mondiale possono
offrire” sottolinea il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, che
il 2 luglio ha illustrato il programma affiancato dal dirigente del servizio
Internazionalizzazione e Marchigiani nel mondo, Raimondo Orsetti. L’avvio
ufficiale delle celebrazioni è siglato dalla mostra dei Bronzi da Cartoceto di
Pergola, venerdì 6 luglio a Montreal, presso il Musee des Beaux Arts, il più
importante museo canadese, per culminare il 10 dicembre ad Ascoli Piceno, data
dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo,
Giornata della pace e festa della Madonna di Loreto. “Una solenne ricorrenza –
spiega Spacca – per far riflettere tutti i marchigiani residenti sul
territorio, in Italia e all’estero, sui valori umani, etici e culturali, sulle
tradizioni e le testimonianze che caratterizzano la loro storia e, forti di
questo bagaglio, aprirsi al futuro e al mondo”. Un grande evento, fortemente
atteso dai tanti marchigiani residenti in Canada, che sarà una vetrina per le
Marche nel proporre una serie di iniziative che mostrano un quadro ricco e
articolato della realtà marchigiana: alla mostra dello straordinario gruppo
equestre, saranno collegate l’esposizione fotografica “Pellegrinaggi mariani.
La devozione popolare. Immagini dell’archivio storico della Santa Casa di
Loreto” e la mostra con “L’annunciazione” di Guido Reni a ottobre. Ci saranno
inoltre momenti di folklore e di prodotti tipici, insieme ad eventi musicali,
attività di promozione per far conoscere la nostra regione e promuovere il
turismo. Si terranno incontri con le associazioni dei marchigiani del Canada,
anche con i giovani della terza generazione, con i quali si lavorerà per
attivare scambi all’interno di un rapporto tra le Universita` e le imprese
canadesi e marchigiane. A ottobre si svolgerà una missione di imprenditori
marchigiani in Canada, importante “per impiantare relazioni di carattere
economico di grande respiro fondamentali per la nostra comunità e per aumentare
la nostra apertura internazionale – ha sottolineato Spacca – Perché
è solo un’occasione per rinsaldare i rapporti con i nostri emigrati e i loro
figli ma è una possibilità di crescita, di prospettive per il futuro della
ricerca, uno stimolo per realizzare progetti innovativi di qualità”. Questa III
Edizione, piuttosto impegnativa anche economicamente, è stata sponsorizzata per
metà delle spese dai privati, in particolare dall’imprenditore Francesco
Bellini, che con la moglie Marisa, hanno partecipato con passione alla sua
realizzazione. Un esempio di come pubblico e privato possano interagire nel
rafforzare la comunità e il suo senso di appartenenza.
Piemonte, Bresso: “Vogliamo investire nell’America
Latina”
(
BUENOS AIRES – “E’ intenzione della Regione Piemonte investire nell’America
Latina attraverso programmi di formazione giovanile per operare su Italia e su
Argentina nel mondo della media e piccola impresa”. Queste le parole
pronunciate il 29 giugno durante una conferenza stampa al consolato generale
d’Italia di Buenos Aires da parte di Mercedes Bresso, presidente della Regione
Piemonte.
riporta il settimanale italiano d’Argentina L’Eco d’Italia è stata in missione
– insieme a funzionari dell’Unviersità di Torino e del Politecnico di Torino,
oltre ai funzionari della Regione – in Brasile, Uruguay e Argentina con
l’obiettivo di promuovere una serie di iniziative legate ai rapporti
bilaterali. “Vogliamo rinsaldare la presenza della Regione Piemonte in questo
Paese. Vogliamo fare conoscere la cultura di alto livello”, ha sottolineato
aspetti culturali, sociali e della formazione dei giovani italoargentini, o di
tutti coloro interessati alla realtá italiana. “Vogliamo – ha detto ancora –
fare conocere meglio quella che è l’Italia oggi. Collaborare con ambasciate e
consolati per riuscire a lavorare assieme”. In Argentina, prima di incontrare
la comunitá piemontese di Buenos Aires, Bresso si é reccata alla Provincia di
Cordoba dove ha sede la presidenza della Fapa (Federazione di Associazioni
Piemontesi d’Argentina) e dove si è stabilita la maggior parte degli emigrati
piemontesi arrivati tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
“L’Argentina è per me una terra che mi legga ai miei nonni, perche pure loro
sono qui emigrati, anche se dopo alcuni anni sono rientrati in Piemonte”, ha
raccontato la presidente alla stampa italiana riunita al consolato. Poco prima
dell’inzio della conferenza stampa,
Giancarlo Curcio, ha scoperto la targa in onore del conte Felice Lora, una
figura molto legata alla storia del consolato generale d’Italia a Buenos Aires.
Uim Sudamerica: petizione per sbloccare “la fila della
cittadinanza”
(
SAN PAOLO – “‘Altrimenti ci arrabbiamo’: era il titolo di un film per ragazzi
che faceva successo quando vivevo in Italia la mia adolescenza. ‘Altrimenti ci
arrabbiamo’ dovremmo forse iniziare a dire noi, italiani all’estero, e
soprattutto in Sudamerica e in Brasile, di fronte alla mancanza di risposte concrete
in relazione alla grave crisi della rete consolare”. E’ quanto scrive Fabio
Porta, coordinatore della Uim in Sudamerica, in una riflessione pubblicata
dalla rivista italiana in Brasile “Insieme”. “I presidenti e i consiglieri dei
Comites e del Cgie del Brasile – prosegue Porta – hanno concordato un testo di
poche righe con il quale si chiede al Parlamento e al governo italiano un
impegno serio e risposte concrete (soprattutto urgenti) in merito alla
vergognosa “fila della cittadinanza”. Abbiamo già scritto fiumi di inchiostro
su questa rivista e non vogliamo buttarne altri. Chiediamo però rispetto e
attenzione. Soprattutto chiediamo risposte serie e rapide, qualsiasi esse
siano, anche se non saranno quelle che forse vorremmo. L’importante, lo ripetiamo,
è affrontare la situazione e proporre delle soluzioni”. “Per questo – prosegue
Porta – anche noi vi chiediamo di visitare gli uffici della Ital e della Uim in
Brasile e di firmare la sottoscrizione popolare per sbloccare la ‘fila della
cittadinanza’. Un impegno civile, non una protesta sterile o strumentale. Una
maniera per dire alle nostre istituzioni che siamo stanchi ma fiduciosi, che
vogliamo servizi degni ed efficienti, che comprendano l’estensione della rete
consolare a Stati importanti quali Santa Catarina ed Espirito Santo con
l’apertura di due nuovi consolati generali in Brasile”. “Il viceministro
Danieli – conclude Porta – ci ha dato in questo senso qualche piccola apertura
e si è mostrato disponibile a studiarne la fattibilità concreta ed economica; è
un altro di quei temi sui quali lo sosterremo, se ce ne darà la possibilità”.
A dicembre si riunisce la consulta dei sardi nel mondo
(
CAGLIARI –
per l’Emigrazione, riunitasi nei giorni scorsi a Cagliari e presieduta dall’assessore
regionale del lavoro, Maddalena Salerno, ha stabilito che dal 6 all’8 dicembre
prossimo sarà indetta
Conferenza
spiegato l’assessore Salerno – sarà un momento di coinvolgimento di discussione
democratica (con una forte presenza di donne e di giovani) per capire che cosa
significa essere sardi nel mondo oggi ed elaborare nuovi strumenti
legislativi”. Nel recente incontro della Consulta sono stati affrontati anche
altri temi, quali: l’organizzazione del programma annuale in favore degli
emigrati, per il quale
Finanziaria
euro; il Censimento dei sardi nel mondo, quale rilevazione statistica, che
verrà presentata, almeno parzialmente, proprio in occasione dell’appuntamento
di dicembre.
Usa: un documentario sui trentini del Nord America
(
HIBBING – E’ stato presentato nei giorni scorsi, nella città di Hibbing, nello
stato del Minnesota, il documentario, a cura del giornalista Maurizio Tommasi,
sull’insediamento dei Trentini nella zona dell’Iron Range, ove si trovano le
miniere di ferro, dal titolo “Una giornata con i Trentini del Nord America
oggi”. Tommasi, da sempre impegnato nell’ambito della ricostruzione dei vari
insediamenti degli immigrati italiani nel mondo, ha improntato i suoi studi
sulle modalità d’integrazione degli italiani nel paese ospitante, nonché di
conservazione delle abitudini, del dialetto e delle tradizioni. La sua
attenzione è rivolta, in particolar modo, alla descrizione della memoria di
tutti quelli che abbandonarono con sofferenza e grande spirito di sacrificio
l’Italia, per cercare miglior fortuna all’estero. Molti abitanti del Trentino
Alto Adige, immigrati negli Stati Uniti, si trasferirono nella zona montuosa
dell’Iron Range, e furono impiegati nelle industrie che si occupavano
dell’estrazione del ferro dalle miniere, presenti ancora oggi. Nel documentario
di Tommasi sono tracciate tre personalità: uno studente, un insegnante, e un
uomo d’affari; descrivendone le sensazioni personali, le speranze, i sogni, le
ambizioni, e il dolore per gli affetti lasciati in patria. Louise Fort,
presidente dei Trentini Tirolesi Del Minnesota Club, dopo la proiezione del
documentario, si è complimentato con l’autore, definendolo unico per la
capacità di evidenziare gli stati d’animo dei personaggi comuni, condivisi
dalla stessa comunità italiana a Hibbing, aggiungendo infine di essersi
emozionato nel rivivere l’epopea del lungo viaggio vissuta dai suoi antenati.
Le stesse sensazioni le ha provate Dave Perell, dentista di
Hibbing di origini italiane (madre trentina) sottolineando l’importanza del
documentario per la riscoperta delle proprie radici. Maurizio Tommasi, dopo i
ringraziamenti e gli elogi da parte dei presenti, si è detto soddisfatto del
lavoro svolto, soprattutto perché non era facile descrivere degnamente le
emozioni degli immigrati. L’autore ha inoltre aggiunto che continuerà a
lavorare su questo tema, anche per aiutare le nuove generazioni di discendenti
italiani, per conservare e coltivare la memoria dei propri antenati e delle
proprie origini.
Made in Italy: la cucina romana fa scuola a New York
(
NEW YORK – La tradizione culinaria romanesca arriva a New York. Nella settimana
del 9 luglio, gli studenti dell’Italian Culinary Academy, avranno l’opportunità
di assistere a dimostrazioni guidate condotte da uno degli chef più innovativi
ed emergenti della Capitale, Andrea Fusco, che con il suo ristorante Giuda
Ballerino è velocemente salito alla ribalta tra i migliori di Roma. L’obiettivo
dell’iniziativa è quello di portare oltreocano l’immagine di una cucina romana
che, sulla solida base dei prodotti locali tradizionali, guarda al futuro ed è
capace di ricercare ed intuire nuovi equilibri e combinazioni di gusti, di
accogliere, rielaborare e fare proprie nuove assonanze di sapori; una cucina
viva, la cui identità è un divenire continuo e cifra culturale di un
territorio. Ci sarà anche una sezione rivolta al grande pubblico che, nel
pomeriggio del 13 luglio, potrà assistere – sempre presso l’Italian Culinary
Academy – al Roman Cuisine Workshop, una lezione di cucina creativa romana
condotta sempre dal guest chef Andrea Fusco. Grande pubblico a cui Roman
Cuisine Educational riserva un’altra rara opportunità, il Wine Workshop &
Tasting, che si svolgerà nel pomeriggio dell’ 11 luglio presso l’ Istituto
Italiano di Cultura, appuntamento esclusivo condotto Ian D’Agata, uno dei
massimi esperti italiani di vino e collaboratore di prestigiose testate internazionali,
dedicato, in particolare, a presentare e degustare una selezione delle migliori
etichette della Strada dei Vini dei Castelli Romani.
L’Assessore al Commercio del Comune di Roma, Gaetano Rizzo,
sarà al seguito dell’iniziativa e, l’11 luglio, presenterà in occasione della
Conferenza Stampa all’Italian Culinary Academy, il progetto della Casa
Enogastronomica del Comune di Roma, voluta insieme alla Regione Lazio per
valorizzare il patrimonio enogastronomico locale ed aperta, sin da subito, ad
un respiro di collaborazioni e scambi culturali internazionali. Le iniziative
non finiscono qui. Due empori specializzati in ricercatezze alimentari – Buon
Italia, il 9 luglio, nel cuore di Chelsea, ed Agata & Valentina, il 10
luglio nell’elegante uptown east side– ospiteranno un desk di degustazione
dedicato ai prodotti a marchio di qualità del Lazio, ingredienti fondamentali
per la migliore riuscita di ricette ed interpretazioni di cucina romana.
“L’opportunità di entrare in una prestigiosa scuola di cucina di New York, che
ha ospitato i più famosi chef del mondo – dichiara l’Assessore al Commercio del
Comune di Roma Gaetano Rizzo – e di parlare a ragazzi che, loro stessi,
andranno per il mondo a fare gli chef, è il riconoscimento dello status che,
anche sotto il profilo culinario, a Roma viene universalmente riconosciuto, una
città che riesce a coniugare storia, tradizione, qualità dell’accoglienza ed
ospitalità”. “La cucina romana sbarca negli Stati Uniti con la sua qualità e le
sue specialità; il meglio del nostro patrimonio enogastronomico per continuare
a costruire sbocchi di mercato anche all’estero – ha aggiunto l’Assessore
all’Agricoltura della Regione Lazio, Daniela Valentini – Una presenza che
contribuisce anche all’internazionalizzazione della cultura dei nostri
territori e alla diffusione della loro produzione. Un’occasione per far
conoscere la nostra cucina ad un mercato variegato e attento alla qualità e
all’eccellenza”. L’ambizione dichiarata di Roman Cuisine Educational, spiega
Marco Panella, ideatore e promotore dell’iniziativa, “è di favorire in coloro
che parteciperanno ai vari eventi di New York, una consapevolezza culturale e
golosa sulla cucina romana; una consapevolezza che li faccia diventare
testimoni e moltiplicatori di consenso, nei ristoranti che conducono, nelle
loro case, in famiglia e con gli amici. Roman Cuisine Educaional è un invito
alla conoscenza e, soprattutto, è un invito a venire a Roma a scoprirne
percorsi ed affinità gustose”.
Spagna: grande successo per il Festival della Pasta
italiana 2007
(
ILLESCAS – Si è concluso sabato 30 giugno a Illescas, in Spagna, il “Festival
della Pasta Italiana 2007”, organizzato dalle associazioni regionali Circolo
Sardo “Ichnusa” e dal Centro Studi “Terra Molisana” di Madrid. La
degustazione popolare e gratuita di vari tipi pasta condita con le più
tradizionali salse della gastronomia italiana, tra cui i famosi
“malloreddus”, i tipici gnocchetti sardi, ha concluso in bellezza una
settimana di amicizia tra Italia e Spagna , ricca di avvenimenti culturali e
gastronomici all’insegna del Made in Italy. Illescas è una cittadina della
provincia di Toledo nella regione Castilla
una zona a pochi chilometri e a metà strada tra le due capitali storiche della
Spagna, Toledo e Madrid, meta turistica obbligata per gli appassionati della
storia dell’arte, perchè ospita 5 magnifiche opere pittoriche del “El
Greco”. Negli ultimi anni sta sperimentando una forte crescita economica e
demografica grazie anche alla immigrazione e alle iniziative economiche portate
avanti da immigrati tra cui cittadini italiani che vi hanno fissato la propria
residenza e quella della propria iniziativa economica, senza dimenticare la
presenza di alcune multinazionali italiane che da anni danno lavoro alle
popolazioni locali. La manifestazione, che ha avuto il patrocinio
dell’Ayuntamiento di Illescas e della Diputacion Provincial di Toledo, è stata
preceduta dall’inaugurazione di una mostra di un giovane artista sardo Davide
Casu che ha offerto alla città ospite, una sua opera realizzata in diretta,
nella Centrale Plaza de Los Leones davanti a un folto pubblico. Quest’opera
realizzata a ricordo delle giornate sarà esposta nel nuovo centro culturale
della cittadina che verrà inaugurato nel mese di luglio.
Ha collaborato attivamente alla riuscita dell’evento l’Hotel
Real di Illescas, il cui direttore Domenico Vita è un calabrese che vive da 20
anni in Spagna, che ha coordinato le manifestazioni unitamente alle
associazioni organizzatrici. Nello stesso hotel sono stati impartiti dei corsi
di preparazione di ricette italiane e il ristorante ha proposto ai suoi
clienti, vari menù degustazione che hanno riscosso un successo inaspettato
obbligando i cuochi a raddoppiare le portate. La manifestazione finale,
svoltasi nella Plaza de los leones di Illescas, è stata preceduta da un
incontro nella sala consiliare dell’Ayuntamiento della cittadina manchega al
quale ha partecipato la comunità italiana ricevuta dal sindaco nonché
presidente della Diputaciòn provincial di Toledo Manuel Tofiño. Pietro Mariani,
vicepresidente del Circolo Sardo Ichnusa, nonché consigliere esecutivo del
Comites di Madrid, nel ringraziare le autorità locali a nome delle due
associazioni organizzatrici, per l’appoggio sia economico che logistico dato
alla iniziativa ha comunicato ai presenti il messaggio di auguri ricevuto dal
viceministro con delega per gli italiani nel mondo Franco Danieli che era stato
invitato ad assistere e che rammaricandosi per non poter essere presente
ringraziava gli “organizzatori di una manifestazione importante per l’Italia e
per
che testimonia una sempre maggiore integrazione umana, culturale e commerciale
tra i nostri due Paesi”.
Alla manifestazione hanno preso parte anche Liliana Mariottini,
consigliere del Comites di Madrid, Giorgio Amodio, presidente Unuci Spagna, e
in rappresentanza del Consolato italiano di Madrid è intervenuto il cancelliere
Claudia Napoli. Il presidente della Diputaciòn Provinciale di Toledo, Manuel
Tofiño, ha inoltre ricevuto la delegazione della Provincia di Campobasso
composta dall’assessore Bruno Manocchio e dal vicepresidente del Consiglio
provinciale Antonio Felice che hanno salutato i presenti ricordando che ben tre
importanti e famose aziende pastaie hanno le loro fabbriche nella provincia.
Hanno quindi consegnato alle autorità locali una targa con lo scudo della
provincia a ricordo della visita. Alla degustazione popolare, che è stata
accompagnata da uno spettacolo di musica e canzoni italiane proposto da un
gruppo composto da studenti italiani Erasmus, hanno partecipato non solo i soci
delle due associazioni, i loro familiari e amici, tra alcuni molisani residenti
in Germania che, per l’occasione, hanno raggiunto Madrid per unirsi alla festa,
ma anche e sopratutto più di un migliaio di cittadini spagnoli che hanno voluto
così dimostrare quanto reale sia l’integrazione che la collettività italiana ha
saputo realizzare in Castilla
Mancha
Tel Aviv: al via il 19 la mostra di arte contemporanea
italiana
(
TEL AVIV – “Mentalgrafie: viaggio nell’arte contemporanea italiana”. Questo il
titolo della mostra di arte contemporanea italiana ospitata per la prima volta
in Israele presso il Padiglione Sam e Ayala Zacks del Museo d’Arte di Tel Aviv.
L’esposizione, promossa e organizzata dall’Istituto italiano di cultura di Tel
Aviv, presenterà al pubblico israeliano una ricca e approfondita selezione dei
principali artisti italiani cha hanno maggiormente contribuito allo sviluppo
dell’identità artistica moderna e contemporanea dell’Italia dagli inizi del
secolo scorso ai nostri giorni. “Mentalgrafie”, curata dal critico e storico
dell’arte Demetrio Paparoni, sarà inaugurata il prossimo 19 luglio e sarà
aperta al pubblico fino al 6 ottobre. La mostra è concepita come un tragitto
espositivo in cui le opere sono concatenate l’una all’altra ed è divisa in tre
sezioni: metafisica letteraria, metafisica analitica e metafisica
ironico-tragica. Le sezioni hanno come punto di partenza rispettivamente il
pensiero e le opere di tre artisti del primo ‘900: Giorgio De Chirico, Giorgio
Morandi e Alberto Savinio.
L’esposizione propone, inoltre, una lettura critica inedita,
che offre la possibilità di godere delle opere dei maggiori artisti concettuali
e dell’arte povera, della Transavanguardia, ma anche degli outsider Maurizio
Cattelan, Vanessa Breecroft, Gabellone, e altri, fino ai giovani neo
concettuali che stanno avendo un forte riscontro internazionale, tra cui
Cuoghi, Gennari e Tuttofuoco. Particolarmente significative nella mostra sono
le installazioni di Michelangelo Pistoletto, Janis Kounellis, Mario Merz e
Giulio Paolini, artisti considerati dei veri capiscuola non solo in Italia.
Michelangelo Pistoletto, vincitore del prestigioso Premio Wolf per il 2007,
sarà presente in mostra con un tavolo da lui progettato dal titolo “Love
difference” che simboleggia un luogo di incontro e di scambio di idee tra
persone di diversa cultura ed etnia. All’apertura interverranno l’ambasciatore
d’Italia in Israele Sandro De Bernardin, il direttore dell’Istituto italiano di
cultura e attaché culturale dell’Ambasciata d’Italia in Israele Simonetta Della
Seta, Demetrio Paparoni, il direttore del museo Mordechai Omer, il responsabile
dell’area Arte, Cultura e Beni Ambientali della Compagnia di San Paolo Dario
Disegni e il presidente dell’associazione Amici Italiani del Museo d’Arte di
Tel Aviv Ermanno Tedeschi.
Tfr, Sole 24 Ore: 33% ha scelto fondo di previdenza
complementare
(
ROMA – Secondo un sondaggio del Sole-24Ore, il 33% dei dipendenti avrebbe
scelto esplicitamente di destinare il Tfr alla previdenza complementare, mentre
circa l’8% si sarebbe limitato al silenzio-assenso. Se confermato, si
tratterebbe di un risultato che smentisce la quasi totalità delle previsioni
secondo cui la riforma si sarebbe rivelata un “flop”. Oltre il 59% – secondo il
quotidiano economico – ha invece deciso di mantenere il Tfr in azienda, anche
se nelle imprese oltre i 50 dipendenti il flusso sarà trasferito in un fondo
gestito dall’Inps. Complessivamente, il flusso di Tfr verso forme previdenziali
vale circa 9,5 miliardi di euro. Chi ha scelto la previdenza integrativa ha
optato, per la maggior parte (il 70%) per un fondo pensione chiuso o negoziale,
molto spesso di categoria. Il 26% ha invece preferito un fondo pensione aperto,
mentre soltanto il 4% si è rivolto a modalità alternative, come i contratti
assicurativi con finalità previdenziale. Si è anche registrata una certa
differenza fra le scelte di uomini e donne: i primi sono risultati più
“conservatori” scegliendo i fondi di categoria, mentre il 32% delle donne ha
optato per i fondi aperti. Scelte differenti anche a seconda dell’età: gli
ultra cinquantacinquenni hanno deciso in gran parte (8 su 10) di lasciare il
Tfr in azienda.
Tfr, Ania: “Bisogna rivedere alcune scelte”
(
ROMA – “Se il lavoratore sceglie di devolvere il Tfr alla previdenza
complementare non può tornare indietro; se sceglie una polizza previdenziale o
un fondo aperto, si espone al rischio di perdere il contributo del datore di
lavoro. Sono regole che non vanno nella direzione della concorrenza e
dell’interesse del lavoratore”. Lo ha detto il presidente dell’Ania,
Associazione nazionale imprese assicuratrici, Fabio Cerchiai, durante la sua
relazione annuale. Questi fattori, ha aggiunto, “rischiano di pesare in misura
determinante sulla decisione di non devolvere il Tfr alla previdenza
complementare. Ed è un rischio grave, che dovrebbe indurci tutti a tornare a
riflettere su alcune delle decisioni assunte”. Cerchiai ha anche osservato come
l’Ania abbia ritenuto positiva la decisione di anticipare al 2007 la data di
decorrenza della riforma della previdenza complementare ma ha anche osservato
come “la campagna d’informazione per promuovere una scelta consapevole in
ordine alla destinazione del Tfr sia stata ampia ma, al tempo stesso, carente
in quello che è il punto fondamentale. I lavoratori – ha spiegato – non hanno
infatti modo di sapere quale sarà, sulla base di proiezioni ragionevoli, la
loro pensione di primo pilastro. Questa informazione è indispensabile per
consentire una scelta meditata, che parta dalla consapevolezza della necessità
di integrare una pensione pubblica ridotta rispetto al passato. Questa
informazione inoltre – ha aggiunto – dovrebbe essere disponibile sul tanto
pubblicizzato sito tfr.gov o su quello della Covip o dell’Inps, e non è
sufficiente che la si possa trovare sul sito dell’Ania o di alcuni operatori
finanziari”.
A replicare a Cerchiai è stato il viceministro dell’Economia
Roberto Pinza che, intervenuto all’assemblea Ania, ha comunque osservato che il
tasso di adesione a forme di previdenza complementare “è stato più o meno del
30%” e che questo va considerato come dato “significativo”. Una tesi però contrastata
dallo stesso presidente dell’Ania, , secondo il quale il tasso d’adesione al
30% “non può essere considerato un buon inizio: si poteva fare qualcosa di
più”. “La novità del Tfr si è scontrata con un dato culturale – ha continuato a
spiegare il viceministro Pinza – ma probabilmente è anche arrivata in un
momento complicato, visto che quando l’inflazione è bassa l’accantonamento in
azienda del Tfr è remunerativo. Va anche sottolineato però che il mercato dei
fondi complementari – ha concluso – sta crescendo e si sta evolvendo così
rapidamente da preoccupare alti comparti finanziari”.
Tfr, Cisl Veneto: “Soddisfazione in attesa dei dati di
destinazione”
(
VENEZIA – “Una ponderata soddisfazione che ci motiva a proseguire, senza
interruzione, la nostra azione a favore della previdenza complementare”. Questo
il primo commento di Franca Porto, segretaria generale Cisl Veneto,
all’indomani della chiusura del semestre di silenzio-assenso sulla destinazione
del Tfr. Mancano ancora dati precisi, ma le valutazioni sono positive. “In
Veneto – spiega Franca Porto – ci aspettiamo una percentuale di adesione alla
previdenza complementare ben superiore alla media nazionale che, dai primi
sondaggi, sembra attestarsi al 40% dei lavoratori. Questo dato si dovrebbe
registrare sia per la quota di adesioni volontarie, che per quelle ai fondi
pensione negoziali”. Queste previsioni si basano sul fatto che in Veneto si
sono create delle condizioni “speciali”. “La prima – spiega la segretaria
generale Cisl Veneto – è che il sindacato ha preso molto sul serio questa
sfida. In particolare
ha sviluppato una campagna straordinaria di sensibilizzazione e promozione
della previdenza complementare che si è sviluppata con più di 2.000 assemblee
aziendali e oltre 200 incontri pubblici nei Comuni e nei quartieri. La seconda
è che i lavoratori dell’industria e dell’artigianato veneto hanno avuto la
possibilità di scegliere tra i fondi nazionali di settore ed un fondo
regionale, Solidarietà Veneto, che ha avuto ottime performance. La terza,
portata avanti assieme alle associazioni dell’artigianato, è stata la
distribuzione di 100.000 opuscoli informativi per i lavoratori e 30.000 per gli
imprenditori”. E’ comunque certo che la percentuale di adesioni è molto
diversificata per settori di lavoro. “Alta – prosegue – o altissima nei settori
industriali caratterizzati da grandi e medie aziende e da una forte presenza
sindacale come la chimica-farmaceutica, l’energia, la metalmeccanica
industriale; mentre numeri più modesti li avremo nel terziario dove domina la
piccola e piccolissima azienda”. “La nostra attenzione nei prossimi mesi –
conclude Franca Porto – sarà dedicata soprattutto a quattro fasce di
lavoratori: i giovani che, pur avendo assoluta necessità di accompagnare la previdenza
pubblica con il risparmio previdenziale individuale, non hanno ancora fatto
questa scelta; chi ha scelto di tenere il Tfr in azienda in attesa di saperne
di più; chi ha avuto i fondi pensione negoziali disponibili da poco tempo ed
infine tutti i nuovi assunti per i quali il semestre del silenzio-assenso parte
dalla data di assunzione”.
Tfr, Noto (Ipr Marketing): “L’effetto della riforma si
misurerà nel tempo”
(
ROMA – Commentando i dati diffusi dal Sole 24 Ore, secondo cui un lavoratore su
tre avrebbe aderito ai fondi di previdenza complementare, Antonio Noto,
direttore dell’istituto IPR Marketing che ha curato l’indagine, afferma che “il
dato medio di adesione dei lavoratori italiani del settore privato ai fondi
(33%) nasconde comportamenti diversi, sia in relazione alla dimensione
dell’azienda in cui si lavora, ma anche rispetto all’età ed al sesso”. Prima di
tutto si registra una diversa attrazione dei fondi pensione tra i lavoratori
che sono assunti in aziende con un numero di dipendenti maggiore di 50 e tutti
gli altri. “Infatti se la media di adesione è del 33%, tra i soli dipendenti
delle aziende più grandi la quota di sottoscrizioni arriva leggermente al di
sotto del 50%, mentre al contrario nelle aziende più piccole solo un lavoratore
su 4 è attirato dall’opportunità del Tfr privato. Quindi i Tfr-scettici sono
prevalentemente coloro i quali lavorano in aziende con meno di 50 dipendenti”.
E’ interessante notare che le donne sembrano maggiormente attratte dalla
sottoscrizione del Tfr privato rispetto agli uomini, segno che l’universo
femminile si dimostra sempre “meno conservatore” di quello maschile,
così come accade nei consumi e negli stili di vita. La scelta del canale di
destinazione è invece fortemente influenzata dall’età del lavoratore: gli under
35 pensano di poter rischiare di più sul lungo periodo e quindi, pur preferendo
in maggioranza il fondo chiuso o negoziale, non disdegnano di aderire ai fondi
aperti, cioè quelli con un maggiore rischio, ma anche un ipotetico maggior
guadagno.
Anche il genere condiziona la scelta, osserva Noto. “I
maschi che valutano in misura maggiore rispetto alle donne il “fattore
sicurezza” hanno optato in maniera massiccia per i fondi chiusi, mentre la
quota delle donne che ha sottoscritto un fondo aperto arriva al 32% a fronte
del 22% degli uomini. Pensando al futuro, non è da sottovalutare il dato che
circa la metà di coloro i quali oggi hanno lasciato il Tfr in azienda non
esclude che nei prossimi anni potrà prendere una decisione diversa. Infatti il
55% di coloro i quali non hanno aderito ai fondi ha dichiarato che valuterà nei
prossimi 1-2 anni l’effettivo rendimento di questi fondi. Pertanto per un
ulteriore quota di 4 milioni di dipendenti non si tratta di una scelta
definitiva ma più propriamente di “congelamento momentaneo” in attesa
di essere maggiormente sicuri di una decisione definitiva. Qualsiasi
cambiamento dei comportamenti sociali ed economici non avviene mai in tempi
brevi, pertanto, al di là di quella che sarà oggi la soglia di adesione al Tfr
privato, sarà importante verificare tra 1-2 anni quanti tra quelli che oggi
hanno lasciato il Tfr in azienda si saranno rivolti al mercato privato.
Infatti, se il Tfr integrativo parte con una stima di circa 4 milioni di
lavoratori, non è impensabile ritenere che questa quota potrà raddoppiare
nell’arco di 1-2 anni. Oggi ci sono circa 4 milioni di dipendenti che hanno
“paura” a cambiare, ma al contempo non hanno la certezza che questo
atteggiamento “conservatore” possa rendere loro beneficio”.
Tfr, Scimia (Covip): “Per le adesioni giugno è stato
un mese eccezionale”
(
ROMA – Il presidente della Covip, Luigi Scimia, rivede il suo giudizio –
ultimamente molto pessimistico – sull’adesione dei lavoratori alla riforma del
Tfr. “Entro il 12 luglio avremo le comunicazioni complete, ma dalle
notizie che abbiamo giugno è stato un mese ottimo, direi eccezionale, con una
grande espansione della previdenza complementare”, ha detto oggi Scimia,
secondo il quale “molto è stato dovuto alle compagnie di assicurazione e ai
fondi aperti che, avendo avuto da noi l’autorizzazione ad aprile, hanno
utilizzato quest’ultimo periodo per allargare la platea della previdenza
complementare”.
Tfr: decolla fondo Mps “Kaleido” per le cooperative
(
ROMA – Cooperative e destinazione del Tfr, una scelta importante anche per i
soci lavoratori e dipendenti delle imprese del settore. Tra le novità più
interessanti il Fondo Pensione Aperto “Kaleido” della Banca Monte dei Paschi di
Siena. L’Unci – Unione Nazionale Cooperative Italiane – ha stipulato, di
recente, una Convenzione con Banca Mps, al fine di offrire tutela e maggiore
libertà di scelta ai soci lavoratori delle cooperative associate. Il Fondo,
iscritto all’Albo della Covip, è composto da 5 linee d’investimento di cui una
è garantita nel capitale investito e nel rendimento minimo. Ciascuna linea va
proposta in funzione del profilo di rischio del cliente e della prossimità
all’età pensionabile. “Kaleido” è caratterizzato da bassi costi di gestione finanziaria
e amministrativa con buone performance negli ultimi anni. Banca Mps, inoltre,
attraverso una serie di incontri organizzati dall’Unci a livello territoriale
presso le proprie Federazioni regionali ed anche direttamente presso singole
cooperative, fornirà in maniera dettagliata informazioni ed assistenza relative
al fondo pensione e alla nuova normativa previdenziale. Soddisfazione è
espressa dall’Unci per la convenzione con
di Siena, che aprirà prospettive future, ad entrambi, per la messa a punto di
servizi adeguati nei confronti delle imprese cooperative associate alla
Centrale Cooperativa ed ai loro soci lavoratori.
Tfr: una guida ragionata per chi non ha ancora deciso
(
ROMA – E’ intitolato “Il nuovo Tfr” il libro di Doriana Cosenza da poco uscito
per i tipi di Halley Editrice. Si tratta di una guida preziosa non solo per gli
addetti ai lavori. Sviluppatosi agli inizi del ‘900 come indennità di anzianità
spettante alla fine del rapporto di lavoro per la sola categoria impiegatizia
e, successivamente, per gli operai, l’istituto – spiega il libro – ha subìto
una modifica sostanziale con
Legge
rapporto. La norma di base del trattamento di fine rapporto è costituita
dall’art. 2120 C.C.; tale istituto, proprio per la sua funzione di retribuzione
differita, ha assunto nel corso degli anni una importanza notevole ed è stato
considerato come risorsa finanziaria principale della c.d. “previdenza
complementare” o integrativa ovvero come strumento di finanziamento dei c.d.
“fondi pensione”, i quali costituiranno la stampella alla vecchiaia degli
italiani con un sostegno di reddito che l’INPS e l’INPDAP non possono più
sostenere. Il testo, dopo un breve excursus storico dell’istituto del
trattamento di fine rapporto e dei profili generali e pratici dell’istituto, si
dedica all’analisi della riforma del trattamento di fine rapporto, iniziata con
il D.Lgs. n. 124/1993. Le modifiche apportate a tale istituto hanno da sempre
interessato gli operatori del settore ed, ultimamente, anche i lavoratori.
Infatti a seguito del D.Lgs. n. 252/2005, attuativo della Legge n. 243/2004, e
del D.L. n. 279/2006 molti sono coloro che si chiedono cosa è cambiato dal 1°
gennaio 2007. Nella manovra finanziaria per il 2007, infatti, è stato previsto,
come noto, l’anticipo di un anno del D.Lgs. n. 252/2005 che riscrive le regole
sulle pensioni complementari.
Le novità hanno riguardato esclusivamente le quote di Tfr
maturate dal 1° gennaio 2007 in poi e non è stato in ogni caso toccato il Tfr
maturato fino al 31 dicembre 2006. Il testo di Doriana Cosenza, quindi, ha lo
scopo di fare chiarezza e di aiutare gli operatori ma soprattutto la gente
comune a decidere, con cognizione di causa, anche dopo la scadenza del 30
giugno su cosa fare del proprio Tfr. L’opera, corredata di schemi e tavole
riassuntive, affronta quindi le seguenti tematiche: dall’indennità di anzianità
al trattamento di fine rapporto; profili generali e pratici del trattamento di
fine rapporto; la riforma del trattamento di fine rapporto: la previdenza
complementare; il trattamento di fine rapporto e fondi pensione; modulistica
relativa all’argomento. Conclude il libro un’esaustiva appendice normativa
relativa alla materia.