– Roma, 10 lug – La Coldiretti chiede che sia data immediata applicazione alla legge 204/2004 approvata dal Parlamento in forma bipartisan e sostenuta con la raccolta di un milione di firme da parte dell’organizzazione degli imprenditori agricoli e che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti. Il concentrato di pomodoro rappresenta, con il 31 per cento in valore, il principale prodotto alimentare proveniente dal gigante asiatico dal quale arrivano però anche aglio, mele e funghi. La conserva di pomodoro – sostiene la Coldiretti – è il prodotto che piu’ di altri contribuisce all’immagine positiva del Made in Italy all’estero e interessa 185 industrie di trasformazione, 60mila ettari coltivati, 7mila imprenditori agricoli che producono un quantitativo di 44 milioni di quintali. L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli USA, ma la Cina – prosegue la Coldiretti – ha iniziato la produzione di pomodoro nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione Europea, con circa la metà del concentrato esportato in Italia. La produzione cinese di concentrati di pomodoro è localizzata nei bacini di Junggar e Tarim, nella regione di Xinjiang, a nord-ovest del Paese nei pressi del confine con il Kazakistan dove operano due grandi gruppi: Tunhe, che opera dal 1993 e possiede 12 impianti, e Chalkis Tomato. L’annacquamento della qualità del pomodoro italiano con quello proveniente dalla Cina in mancanza di informazioni trasparenti in etichetta è un rischio inaccettabile per il futuro di uno dei prodotti simbolo del made in Italy alimentare e che la Coldiretti intende contrastare anche nell’ambito della piu’ grande manifestazione promossa dagli agricoltori negli ultimi anni, che, con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana”, avrà luogo domani a Bologna.
