– Roma, 10 lug – “Almeno in un significativo segmento di questa storia, il comportamento illecito dell´ex direttore del Servizio Nicolò Pollari e del suo ‘orecchio’ Pio Pompa è documentato da una sentenza pronunciata a Milano e ormai passata in giudicato. Un provvedimento nelle cui motivazioni è possibile fare qualche scoperta”. E’ quanto scrive Repubblica in un articolo dal titolo “Pressioni del Sismi su Farina per spiare i pm di Milano”, nel quale analizza le motivazioni della sentenza di condanna del giornalista “Betulla”, alias Renato Farina, già vicedirettore del quotidiano “Libero”, che il 16 febbraio scorso, a Milano, “nell´assoluto disinteresse del Parlamento”, si è riconosciuto responsabile del reato di favoreggiamento e ha patteggia dinanzi al giudice dell´udienza preliminare Caterina Interlandi sei mesi di reclusione convertiti in 6.840 euro di semplice sanzione amministrativa: “La storia è nota. Alle 17,40 del 22 maggio del 2006, Farina, ‘fonte Betulla’, si presenta nell´ufficio dei procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici per sollecitare risposte sul caso Abu Omar. Che non devono trovare spazio in un articolo di cronaca o in un commento, ma in un appunto riservato che Nicolò Pollari e Pio Pompa attendono a Roma per anticipare le verosimili mosse istruttorie della Procura della Repubblica a carico di funzionari del Servizio indagati per il sequestro dell´imam egiziano. Il 16 febbraio di quest´anno, dunque, con comprensibile scelta difensiva, Farina decide di sottrarsi alla ribalta e ai rischi del processo che si va ad aprire a Milano a carico di Pollari e altri funzionari del Servizio per sequestro di persona, negoziando una sanzione amministrativa che non soltanto gli risparmia la macchia di una condanna penale, ma che nel suo importo pecuniario, per altro, non arriva neppure a pareggiare gli importi che gli sono stati liquidati dal Sismi, così come documentati da tre ricevute firmate “Betulla” trovate nella cassaforte di via Nazionale (8 mila euro). La cosa dovrebbe morire lì. Ma, la mossa di Farina inguaia i suoi ex datori di lavoro di Forte Braschi”. (SEGUE)
