– Islamabad, 10 lug – A un primo intervallo dei combattimenti si sono arrese 50 persone, mentre in un secondo momento 27 tra donne e bambini, tra cui la moglie e la figlia di Abdul Aziz Ghazi – la prima è la direttrice della madrassa femminile – sono passate nelle mani dell’esercito, anche se non è accertato se siano state “liberate”, come affermano le fonti militari o se si siano consegnate. I militanti rimasti all’interno della moschea hanno continuato la loro resistenza sparando dai minareti, cercando di fermare l’avanzata dei soldati che stanno conquistando il complesso stanza dopo stanza. La Moschea rossa è considerata uno dei più importanti centri dell’estremismo islamico. Gli stessi Maulala Abdul Rashid e Abdul Rashid Ghazi, che gestiscono il centro dall’assassinio del padre, hanno ammesso di essere in buoni rapporti con Osama Bin Laden e con membri di Al Qaeda. Giorni addietro gli studenti della scuola coranica sono stati protagonisti del sequestro di nove cittadini cinesi accusati di gestire un bordello e di una “campagna di moralizzazione”. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon si espresso sulla vicenda: “Sono preoccupato per la situazione in Pakistan – ha detto il massimo dirigente delle Nazioni Unite – e spero che le divergenze siano risolte attraverso il dialogo, in modo pacifico”.
