– Roma, 11 lug – Ichino critica anche la “chiusura preventiva della discussione senza appello è affidata allo slogan ‘no alle gabbie salariali’”, “sulla delicata questione della possibilità di differenziare gli standard minimi di trattamento per i lavoratori nelle regioni più povere e con disoccupazione più alta”. “In realtà – nota -, lasciare uno spazio alla contrattazione collettiva decentrata per differenziare il livello e la struttura delle retribuzioni, tenendo conto delle condizioni peculiari di ciascuna regione, è proprio il contrario dell’imporre una ‘gabbia’: la vera ‘gabbia’, semmai, è lo sbarramento che impedisce di farlo”. Ma quello slogan, denuncia ancora il giuslavorista, “consente di calare una pietra tombale sulla questione del possibile decentramento della contrattazione degli standard minimi, nonostante che proprio questa sia la tendenza ormai nettamente prevalente nell’Occidente industrializzato”. Infine Ichino ricorda l’errore fatto dalla sinistra quando “ha precipitosamente demonizzato la legge Biagi, oppure lo scalone pensionistico (altro slogan efficacissimo) destinato a entrare in vigore nel 2008, solo perché varati dall’odiato governo di centrodestra”, invocandone quindi la necessità dell’abrogazione, “ponendola addirittura tra i punti essenziali del proprio programma elettorale. Salvo poi scoprire che la legge Biagi è uno strumento utile contro l’abuso dei contratti di lavoro precari e quindi servirsene per questo scopo, come ha fatto il ministro del Lavoro Damiano nei call center ; oppure dover riconoscere – come hanno fatto onestamente ma ahimè intempestivamente Massimo D’Alema e Piero Fassino nei giorni scorsi – che la regola della pensione a 60 anni, sia pure introdotta con lo ‘scalone’ di Maroni, non è affatto iniqua e rende disponibili risorse utili per affrontare questioni sociali ben altrimenti urgenti (del resto, non era uno ‘scalone’ ben più erto quello introdotto dalla riforma Dini del 1995, col voto del centrosinistra?)”.