– Roma, 11 lug – “Il Partito democratico nasce anche per lasciarsi alle spalle questo modo fazioso e poco intelligente di affrontare le questioni, per consentire al centrosinistra di tirarsi fuori dai vicoli ciechi in cui si è cacciato in questi anni e di elaborare una politica del lavoro più pragmatica, più aperta al dubbio e alla sperimentazione. Ma su questo punto deve avere il coraggio di dare fin d’ora un segnale inequivoco e forte”. Lo afferma Pietro Ichino in un editoriale sulla prima pagina del Corriere della Sera. “Uno dei motivi per cui nasce il Partito democratico – non il principale, ma neppure uno dei meno importanti – è la necessità per i liberal-democratici di uscire dai vicoli ciechi in cui la sinistra italiana si è cacciata nell’ultimo decennio in materia di politica del lavoro, pregiudicando la propria capacità progettuale, impedendosi di partecipare da protagonista al dibattito europeo su questi temi” scrive il giuslavorista. Ichino punta il dito contro i muri alzati da Ds, Cgil e sinistra radicale contro la “possibilità e opportunità di riformare la protezione contro i licenziamenti individuali”, proclamando l’articolo 18 dello Statuto sacro e intangibile, in quanto “baluardo a difesa della libertà e della dignità della persona nel luogo di lavoro”: “Lo slogan è falso, poiché nessuno può seriamente sostenere che centinaia di milioni di europei lavorino in condizioni poco dignitose e di sostanziale servaggio, perché privi dell’articolo 18; ma evocare la dignità e la libertà della persona umana era una mossa comoda ed efficace per chiudere la discussione prima ancora che si aprisse”. Ichino sottolinea che “ora il Libro verde sulla politica del lavoro dell’Unione Europea ci invita esplicitamente a ripensare la disciplina dei licenziamenti per motivi economici; ma il centrosinistra italiano si è posto in condizione di non poter partecipare utilmente a questa discussione: l’argomento è off limits . Saprà il Pd, con misura e intelligenza, liberarsi da questo blocco mentale?”. (SEGUE)