– Roma, 13 lug – Nell’intervita a Fabrizio Roncone, l’eurodeputata torna alla carica di Francesco Storace della quale fu avversaria nella corsa alla presidenza regionale del Lazio, fino allo scoppio del cosiddetto Laziogate: “È accusato di hackeraggio informatico ai miei danni, e quello, mi creda, pensavo potesse essere il punto più basso mai raggiunto da Storace”. Accusa quindi l’ex ministro della Salute di essersi dimesso da An non per istinto – “come me” -, ma perché “si è fatto i suoi bei calcoli, ha agito a freddo, è stato lucido, cinico. Lui sì che ha tradito”. Alessandra Mussolini prevede che politicamente “si schianterà, “farà un tonfo che lo sentiranno pure…”. Ricorda quindi che “nel 1992, quando entrai nel Msi, Fini me lo mise dietro come addetto stampa. Quindi, come dire, io l’ho visto crescere…”, “poi di strada ne ha fatta. Borbottava e lavorava, lavorava e borbottava. Faceva le sue correnti e però grazie ad An è diventato presidente della Regione Lazio, e poi ministro per la Salute, e poi ancora, un anno fa, Fini ha voluto che fosse addirittura capolista di An al Senato… E lui, Storace, come ripaga? Mah, dal punto di vista umano, davvero una vergogna”. Infine esprime alcuni giudizi su altri leader di An. Per Gianni Alemanno afferma che “mi fa piacere abbia preso, per tempo, le distanze da Storace; per Maurizio Gasparri glissa e per Gustavo Selva accusa: “La bravata di farsi trasportare a bordo di un’ambulanza per arrivare prima negli studi di una televisione è uno schifo”.