– Milano, 13 lug – Ore decisive per la sorte della mostra di arte gay “Vade Retro. Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre Gilles”, dapprima vietata ai minori e poi fermata sul nascere. Alla giunta comunale, riunita oggi, la decisione in merito all’apertura al Palazzo della Regione di Milano. Si tratta della più grande mostra realizzata in Italia sul tema. Centocinquanta artisti, un percorso che dalle fotografie arcadiche del barone von Gloeden ripercorre le tappe dell’immagine omoerotica, da Herb Ritts e Bruce Weber a Mapplethorpe, da Jack Pierson a Lorca di Corcia, da James Bidgood a David Lachapelle e Pierre et Gilles. Scrive l’onorevole Vladimir Luxuria nella prefazione al catalogo: “Un’icona gay per eccellenza è la figura di San Sebastiano”. Nella mostra, il martirio è desacralizzato. E dal momento che l’obiettivo, come si legge nel comunicato stampa è “abbattere le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e pornografia”, una sezione resta vietata ai minori. Ma la polemica sulla sacralità profanata è scoppiata proprio a ridosso dell’apertura. La mostra, voluta dall’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi e patrocinata dal Comune di Milano, è stata giudicata di dubbio gusto, oltre che sconveniente e oltraggiosa. Le opere sotto accusa sono tre: un Papa seminudo e in reggicalze, un ermafrodito in posa esplicita e una foto ritoccata di Sircana in auto vicino a un trans trasfigurato in Cristo. Sgarbi aveva già predisposto un’autocensura comprando l’opera sul Papa, valutata 20 mila euro, ed escludendo quella su Sircana spiegando che “la modestia artistica della foto mi ha indotto a non esporla”. (SEGUE)