– Palermo, 13 lug – Da sito bellico a strumento di vita e di sviluppo turistico-economico. Un’area di 50 ettari e un chilometro di gallerie nelle viscere della montagna di Isola delle Femmine (nei pressi di Palermo), fino al 1999 polveriera e hangar di un’ex base Nato, saranno convertiti in una delle più grandi “città della scienza” d’Europa per lo studio e la tutela della flora e della fauna del Mediterraneo, con annessi acquario, percorso ambientalistico, stazione di biologia marina e ostello della gioventù nelle vicinanze dell’aeroporto di Palermo. Il progetto, tramite un protocollo d’intesa, vede insieme la Regione siciliana (assessorati Turismo e Ambiente), la Provincia regionale di Palermo, il Comune di Isola delle Femmine, Confindustria Sicilia, Tecla e Unimed (che unisce le università del Mediterraneo). Il costo dell’opera, circa 100 milioni di euro, sarà coperto in parte da fondi europei e in parte da risorse dei partner. Lo studio di fattibilità sarà pronto a novembre. L’intervento di Confindustria Sicilia mira a promuovere la nascita, attorno a questo centro scientifico-turistico internazionale, di un sistema che, fra strutture di ricerca, attività ricettive e indotto dei servizi, sia capace di assorbire circa tremila persone. “Si tratta di un innovativo modello di sviluppo che intendiamo esportare in tutto il Sud Italia – commenta Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno – : le istituzioni pubbliche acquisiscono il bene dal demanio e si occupano delle opere strutturali; l’apporto dei privati è di tipo manageriale, per promuovere i flussi di visitatori e per far sì che un bene naturalistico quale la risorsa marina diventi anche strumento di attrazione turistica attraverso un’osservazione diretta e multimediale delle sue bellezze e delle tecniche di tutela adottate sul posto dagli scienziati”.