Roma, 17 ago – Era il 17 agosto 1982, esattamente 25 anni fa, quindi, quando a Langenhagen, un sobborgo di Hannover, la Polygram, ex filiale del gruppo Philips, produceva il primo Cd audio, che per l’esattezza pare fosse The Visitors degli Abba. Una piccola rivoluzione, che relegava il vinile, fin lì dominatore incontrastato nell’ambito dei supporti musicali, ad oggetto di antiquariato per melomani nostalgici. In questi 25 anni, intanto, sono state vendute qualcosa come 200 miliardi di unità vendute. Le ragioni di tanto successo sembrano evidenti: suono più pulito, pochissimo ingombro, maggiore resistenza fisica, aumento considerevole della capienza musicale. Tecnicamente, questo piccolo oggetto rivoluzionario non è altro che un supporto di memorizzazione digitale composto da un disco di resina termoplastica trasparente, di 11,5 centimetri di diametro, che racchiude al suo interno un sottile foglio di materiale metallico sul quale sono memorizzate le informazioni che verranno poi lette per mezzo di un laser. La sua invenzione risale al 1979, allorché l’olandese Philips e la giapponese Sony hanno lavorato congiuntamente al progetto, sotterrando temporaneamente l’ascia di guerra. Il prodotto di questo sforzo ha, come detto, modificato indelebilmente il modo in cui la musica è stata prodotta, acquistata ed ascoltata. Del resto, ogni rivoluzione conosce prima o poi il suo epilogo più o meno glorioso, ed è così che nel giro di un quarto di secolo lo stesso Cd si trova ad essere insidiato dalla nuova rivoluzione digitale: nell’era degli mp3, del “peer-to-peer” e degli iPod, quel curioso dischetto semitrasparente sembra già un oggetto obsoleto e ingombrante. E come per il vinile, ecco che già spuntano i primi nostalgici del compact disc, nemici irriducibili del “volgare” mp3. Sic transeat gloria musicae.