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SACCO E VANZETTI: DOPO 80 ANNI, UN RICORDO ANCORA VIVO

it@withub.it by it@withub.it
23 Agosto 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 23 ago – L’orologio della prigione di Charlestown segnava le 00.19 quando il boia azionò l’interruttore per Nicola Sacco. Alle 0.26 toccava a Bartolomeo Vanzetti subire lo stesso destino. A 80 anni da quella ingiusta esecuzione la storia di Sacco e Vanzetti, i due emigrati italiani accusati negli Stati Uniti di aver preso parte ad una rapina uccidendo un cassiere e una guardia nonostante le prove evidenti della loro innocenza, non si chiudeva con la loro morte. La loro esecuzione provocò proteste in tutto il mondo. Il carattere puramente indiziario delle prove addotte contro i due italiani, attivisti anarchici, attirarono sulla corte accuse di faziosità dettata da motivi razziali e politici. La richiesta di riaprire il caso venne sistematicamente rifiutata, anche quando un altro detenuto, condannato a morte, confessò di aver preso parte alla rapina. Solo nell’agosto 1977 il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo, riabilitando completamente la loro memoria. Da quel momento, Sacco e Vanzetti sono diventati il simbolo della lotta alle ingiustizie, prima fra tutte, la pena capitale.
Arrivarono entrambi negli Usa nel 1908, senza conoscersi tra loro. Sacco aveva diciassette anni e Vanzetti venti. Quest’ultimo, al processo, descriverà così l’esperienza dell’immigrazione: “Al centro immigrazione, ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America”. Sacco, che in Italia era stato calzolaio di professione, trovò lavoro in una fabbrica di calzature a Milford, nel Massachusetts. Lavorava sei giorni la settimana, dieci ore al giorno, ma nonostante ciò partecipava attivamente alle manifestazioni operaie per chiedere salari più alti e migliori condizioni di lavoro. Venne arrestato a causa di queste attività nel 1916. La personalità di Vanzetti non fu da meno. Lavorò in varie trattorie, in una cava, in un’acciaieria e in una fabbrica di cordami, la Plymouth Cordage Company. Ma la sua passione era la lettura: Marx, Darwin, Hugo, Gorkij, Tolstoj, Zola e Dante furono tra i suoi autori preferiti. Nel 1916 guidò uno sciopero contro la Plymouth. Fu in quell’anno che “Nick” e “Bart” si conobbero ed entrarono entrambi a far parte di un gruppo anarchico italoamericano. Tutto il collettivo fuggì in Messico per evitare la chiamata alle armi.
Nicola e Bartolomeo tornarono nel Massachusetts dopo la guerra, non sapendo di essere inclusi in una lista di sovversivi compilata dal Ministero di Giustizia, né di essere pedinati dagli agenti segreti Usa. Nella stessa lista era incluso anche un amico di Vanzetti, il tipografo Andrea Salsedo. Questi, il 3 maggio 1920, in circostanze misteriose, cadde dal quattordicesimo piano di un edificio appartenente al Ministero di Giustizia. Sacco e Vanzetti organizzarono un comizio per far luce su questa vicenda, comizio che avrebbe dovuto avere luogo a Brockton il 9 maggio. Ma i due vennero arrestati prima dell’evento, rei d’aver diffuso volantini anarchici. Pochi giorni dopo vennero accusati anche di una rapina avvenuta a South Baintree, un sobborgo di Boston, in cui erano stati uccisi a colpi di pistola due uomini, il cassiere della ditta e una guardia giurata. Ma alla base del verdetto che tolse la vita a Sacco e Vanzetti, c’era molto di più. La storia ha più volte confermato che la loro morte fu utile per proseguire una linea di terrore condotta contro gli avversari del governo. Il giudice Webster Thayer li definì senza mezze parole “due anarchici bastardi”. Né Sacco né Vanzetti avevano avuto precedenti con la giustizia, né si consideravano comunisti, ma erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra La grande “paura rossa” fu il movente. “Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano”. Queste le parole con cui Vanzetti si rivolse per l’ultima volta al giudice Thayer.
Per commemorare l’80esimo anniversario della morte, il Presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, ha inviato “il saluto più cordiale” al Circolo di Rifondazione comunista “M. Faienza” di Torremaggiore e a tutti i partecipanti alle celebrazioni promosse per l’ottantesimo anniversario della morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. “Nell’unirmi a voi nel ricordo di due vittime innocenti di un gravissimo episodio di violenza e di intolleranza – scrive il Presidente Bertinotti – desidero cogliere quest’occasione per rinnovare l’invito ad un comuneimpegno per la moratoria e per l’abolizione della pena capitale”. Il ricordo di Sacco e Vanzetti diventa ora lo stendardo dell’impegno italiano nella campagna contro la pena capitale. L’ottantesimo anniversario dell’esecuzione è ricordato oggi a Torremaggiore, la città d’origine di Sacco nel cui cimitero sono custodite le ceneri dei due italiani, attraverso una serie di manifestazioni e la costituzione di un’associazione che porta il loro nome. Tra le iniziative previste, alle 18.30 ci sarà un omaggio al monumento a loro dedicato nel cimitero e alle 20.00 in piazzale Palma e Piacquadio è previsto un forum su Sacco e Vanzetti; alle 22.00 estemporanea di artisti locali. Per ricordare questa giornata, lo scrittore Andrea Camilleri ha ricordato la figura dei due immigrati italiani sulle pagine del New York Times. “Se è vero – scrive – che il Novecento passerà alla storia come il “secolo breve”, e se è vero che gli Stati Uniti sono il simbolo del secolo breve, nella “brevità” del secolo, Sacco e Vanzetti continueranno nel tempo a rappresentare “un ricordo scomodo” nella memoria americana.

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