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GRECIA: ALMENO 60 I MORTI NEI ROGHI

it@withub.it by it@withub.it
26 Agosto 2007
in Archivio News dal mondo
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Atene, 26 ago – La Grecia brucia. Dalla notte tra venerdì e sabato il Sud del paese ellenico sta venendo devastato, senza avere un attimo di tregua, da un fronte di fiamme mai visto prima, la cui origine è opera dei piromani, che come ogni anni da queste parti si scatenano anche “in nome” di una legge che permette di edificare sui terreni devastati dagli incendi, anche nel caso siano palesemente dolosi. Mai però la situazione era degenerata fino a questo punto, tanto che si registra un bilancio di sangue senza precedenti: sessanta i morti accertati (ieri la terribile conta si era fermata a quota 52) ma il bollettino delle vittime potrebbe salire nel momento in cui sarà possibile effettuare dei sopralluoghi nelle vastissime aree sconvolte dalle fiamme. Al momento nessun italiano presente in Grecia risulta comunque in pericolo. Centinaia le persone rimaste intossicate e ferite a causa dei circa 170 incendi che le autorità si sono trovate ad affrontare e per contrastare i quali il governo di Atene (che ha decretato lo stato di emergenza nazionale) ha lanciato un vero e proprio sos alle altre nazioni europee. Le fiamme hanno distrutto migliaia di ettari di boschi e decine di edifici. Gli incendi, tuttora, lambiscono Atene: il centro della città si trova sotto una pioggia di cenere, trasportata dal vento dalla periferia nord-orientale in fiamme. Gli abitanti della cittadina di Aeropolis, nel Peloponneso, sono stati costretti a lasciare le proprie case. Proprio qui si sono registrate le prime vittime: i corpi semicarbonizzati di sei persone, tra le quali due turisti francesi e due vigili del fuoco, erano stati rinvenuti ieri a poca distanza da un piccolo albergo. E’ ormai assodato che i pompieri sono rimasti intrappolati dalle fiamme a causa di un improvviso cambiamento della direzione da cui proveniva il forte vento. Le fiamme hanno raggiunto anche la periferia di Aeropolis che si trova a sud del monte Taigeto (circa 300 chilometri dalla capitale): le sue pendici sono state inghiottite da un grave incendio. Sempre ieri le fiamme avevano ucciso cinque persone sul promontorio di Mani: quattro turisti e un pompiere, colpito da infarto mentre era in servizio. Nella giornata di sangue hanno perso la vita anche una donna con i suoi quattro figli tra i 5 e i 15 anni, che sono morti mentre cercavano di sfuggire alle fiamme su una strada nei pressi del villaggio di Machista. Resti carbonizzati sono stati recuperati anche nei dintorni di Zacharo, un villaggio nella parte sud-occidentale della penisola dove ieri erano già stati scoperti undici corpi: tre bambini tra le vittime, mentre almeno sei persone sono morte a bordo delle autovetture con cui stavano cercando di mettersi in salvo. Fiato sospeso inoltre per la sorte di circa mille persone residenti nel villaggio di Andristena, nella prefettura dell’Arcadia (Peloponneso), che si sono radunate nella piazza centrale del paese per sfuggire alle fiamme che hanno circondato tutto l’abitato. Nelle ultime ore, inoltre, la violenza distruttiva degli incendi nel Peloponneso non accenna a diminuire e, anzi, le fiamme al momento stanno avanzando in direzione dell’antica città di Olimpia, patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Tutti i villaggi che si trovano nei pressi della città sono stati fatti evacuare. “Se anche il vento è calato – sottolineano i vigili del fuoco – la situazione rimane ancora critica”. In quella zona, precisano le autorità, sono in azione oltre mille pompieri e circa quattrocento militari con l’appoggio di diversi aerei ed elicotteri antincendio. I danni provocati dagli incendi sono incalcolabili. Sono più di cinquecento le case distrutte così come migliaia di ettari di campi coltivati nonché intere, foreste di pini, abeti e platani. Le fiamme continuano ad avanzare anche nei pressi di Megalopoli, nel centro del Peloponneso, e sono arrivate a minacciare la periferia di Kalamata, una cittadina di 40.000 abitanti sulla costa occidentale. Colpite dalle fiamme ancora altre zone della Grecia come l’isola di Evia, a Nord-Ovest di Atene, dove diverse località balneari sono state fatte evacuare, come pure sono stati evacuati diversi piccoli paesi nella zona di Keratea, sulla costa ateniese.

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