Reggio Calabria, 30 ago – Cinquecento tra poliziotti e carabinieri, tre elicotteri in volo dall’alba per un paese sotto assedio. Lo Stato è arrivato a San Luca, il comune della Locride dove regna la faida tra le cosche Stangio-Nirta e Vottari-Pelle sfociata a Ferragosto nel massacro di sei persone a Duisburg. Sono 32 le persone fermate nel corso dell’operazione di oggi preparata dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria con l’obiettivo di catturare i presunti affiliati alle cosche della ‘ndrangheta e riguardante in tutto 43 individui accusati di associazione mafiosa, omicidi, traffico di armi ed altro. Il provvedimento – 788 pagine contenenti intercettazioni telefoniche e ambientali – è stato firmato dai pm Boemi, Gratteri, Fimiani e Perrone Capano e riassume le informative inviate nelle settimane passate da Polizia e Carabinieri sulla faida del paese aspromontano. Tre dei fermati sono stati rintracciati dai carabinieri in un bunker realizzato sotto una palazzina del centro del paese e sfondato dagli uomini impegnati nell’operazione a colpi di martello pneumatico. Tutte le operazioni di cattura svolte a San Luca, insieme a decine di perquisizioni, sono state monitorate dall’alto, con gli elicotteri pronti a segnalare eventuali tentativi di fuga. I fermi riguardano anche i fratelli di due delle vittime di Ferragosto: Achille Marmo, fratello di Marco, e Giovanni Strangio, fratello di Sebastiano. Nella “rete” di polizia e carabinieri non sarebbero invece caduti gli autori materiali della strage di Duisburg. Le indagini fanno infatti riferimento a episodi antecedenti ai fatti tedeschi. Tra i fermati ci sarebbero invece i presunti mandanti ed esecutori dell’agguato compiuto il giorno di Natale dello scorso anno a San Luca, nel quale fu uccisa Maria Strangio, figurano tra le persone sottoposte a fermo nell’operazione. Si tratta proprio dell’omicidio “vendicato” a Duisburg: “Le indagini – spiega infatti un comunicato della polizia – hanno consentito di capire le dinamiche che hanno ispirato lo scontro riconducibile ai gruppi antagonisti Nirta-Strangio e Pelle-Vottari-Romeo. I destinatari dei provvedimenti restrittivi – precisa la nota – sono esponenti di spicco di entrambi gli schieramenti”. “Ci sono i presupposti – ha spiegato più tardi il procuratore facente funzioni, Franco Scuderi – per giungere alla verità sui tragici fatti di Duisburg. Avevamo la netta impressione che la faida non si fosse conclusa, tant’è che due giorni prima del 15 agosto, in un rapporto di polizia era stato sollevato grande allarme, e così purtroppo è stato”. Secondo il coordinatore della Dda, Salvatore Boemi, “si tratta di un primo importante successo contro le più agguerrite cosche della Locride. Voglio sottolineare che senza il grande sacrificio di tutto l’ufficio di Procura, e non solo dei magistrati, questo risultato non si sarebbe raggiunto”. Il dirigente della squadra mobile Renato Cortese e il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Fiano hanno descritto l’organizzazione dei due gruppi contrapposti della faida, e hanno individuato Marco Marmo, uno degli uccisi a Duisburg, “elemento strategico per la fornitura delle armi ai Pelle- Vottari, reperite soprattutto sul mercato criminale jugoslavo”. Dopo la conferenza stampa i magistrati hanno incontrato il prefetto Francesco Mugolino e gli investigatori del Bka tedesco, guidati da Jorg Ziercke e Jurgen Maurer, giunti proprio oggi in Calabria. Secondo Pietro Grasso, procuratore nazionale Antimafia, “questa operazione costituisce la base per potere fornire alla polizia tedesca ulteriori elementi che vanno confrontati con le acquisizioni probatorie e testimoniali già acquisite”. Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e il viceministro Marco Minniti, si sono complimentati con le forze di polizia per la brillante operazione, “una risposta forte e necessaria per spezzare la faida mafiosa tra cosche contrapposte della ‘ndrangheta che già tanto terrore ha provocato”. “Si tratta ora di continuare – sottolineano Amato e Minniti – la proficua collaborazione con la polizia tedesca per colpire i patrimoni della ‘ndrangheta in Germania e per assicurare rapidamente alla giustizia tutti i mandanti e gli esecutori della strage di Duisburg”.