Roma, 12 set – Uno stadio di proprietà della Lazio. Per Claudio Lotito è un vero chiodo fisso, fin dai primissimi tempi del suo arrivo alla presidenza della società capitolina. Il numero uno del team biancoceleste è tornato oggi nuovamente sulla questione intervenendo alla presentazione del Circolo Lazio della provincia di Roma. “Veltroni – ha detto Lotito – non ha dato segni di apertura per realizzare questa struttura. Non capisco perché uno stadio per cui non chiediamo soldi statali o aiuti, ma solo la possibilità di poterlo realizzare, non si possa fare in città. Non vedo il motivo per non dare l’autorizzazione a un piano che è di pubblica utilità quando, nel nuovo piano urbanistico di Roma, sono presenti progetti che non ne hanno alcuna”. Quella di uno stadio targato Lazio sembra essere per il presidente una scelta obbligata per la quale, precisa, “non sarà necessario alcun finanziamento da parte dello Stato. Anzi, proprio il governo, attraverso una commissione parlamentare, sta lavorando per permettere all’Italia di poter disporre di nuovi impianti all’avanguardia. E’ ridicolo che abbiamo le squadre più forti del mondo, ma stadi da terzo mondo”. E se nella capitale sono poco interessati al progetto, Lotito non si scoraggia e cerca nuove soluzioni. Non buttandosi sul Flaminio, che, ricorda il numero uno laziale, “non presenta le condizioni per avere quelle norme di sicurezza che il governo ha appena varato. Sarebbe come lo stadio Olimpico, dove non si riesce a parcheggiare neanche a due chilometri dallo stadio”. Il presidente biancoceleste guarda semmai fuori Roma: “Siamo vicini a chiudere la trattativa con il comune di Valmontone. Nostro malgrado lo stadio della Lazio nascerà là. La gente laziale dovrà capire che la colpa non è della Lazio, ma di chi non ha permesso la realizzazione di questa struttura fondamentale per la vita del club. E poi bisogna ricordare che la tifoseria della Lazio è radicata soprattutto al di fuori dei confini di Roma”. Il progetto molto “anglosassone” che Lotito ha in mente, del resto, comporta la costruzione di qualcosa di più di una semplice struttura sportiva: “La Lazio – continua – ha l’esigenza di avere lo stadio di proprietà. Non si tratta esclusivamente di un progetto economico, ma di creare uno stadio polifunzionale da vivere tutti i giorni. Sarebbe, insomma, un punto di riferimento per la gente laziale che, allo stato attuale, manca completamente, un punto di aggregazione completamente diverso dalla struttura dell’Olimpico, che la sera dobbiamo restituire al Coni. Ma il nocciolo della questione è che serve la volontà politica per dare l’ok ai lavori. Infatti, gli studi hanno dimostrato che per realizzare un nuovo impianto occorrono circa due anni e mezzo”. Nella cittadina alle porte della capitale, del resto, sembrano non aspettare altro. Il sindaco di Valmontone Angelo Miele, che è anche consigliere provinciale, aveva già presentato nel febbraio scorso una proposta per sostenere l’iniziativa di uno stadio biancoceleste nella sua cittadina. Il sito in cui far sorgere la nuova struttura è già stata individuato all’interno del polo turistico integrato che comprende l’Outlet, il Parco divertimenti di prossima apertura, il centro sportivo e il centro congressi. “Si tratta di circa 200 ettari – aveva precisato Miele nello scorso giugno – allo stadio potremmo dedicarne 53. La zona è già dotata di infrastrutture e conta, al momento, 20 mila parcheggi”. Quanto ai dubbi circa la raggiungibilità dell’eventuale struttura, il primo cittadino di Valmontone aveva già fugato ogni perplessità: “Nell’ultimo anno – aveva detto – l’Outlet è stato raggiunto da quattro milioni di persone e nel periodo di saldi, nel solo week-end, arrivano anche 100 mila persone. L’autostrada ha tre corsie e poi con lo stadio la viabilità verrebbe migliorata”.