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CLIMA: DA ROMA PARTE ALLARME MONDIALE

it@withub.it by it@withub.it
12 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 12 set – Prendere coscienza comune della gravità dell’allarme climatico, investire sulle fonti alternative e sulla sostenibilità, attuare il protocollo di Kyoto per ridurre considerevolmente le emissioni di gas serra: sono queste solo alcune delle necessità emerse nel primo giorno della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici apertasi oggi alla sede della Fao a Roma. “La temperatura in Italia – ha detto durante il suo intervento il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio – è aumentata quattro volte in più che nel resto del mondo, esattamente di 1,4 gradi negli ultimi 50 anni, contro una media mondiale di 0,7 gradi nell’intero secolo. Il cambiamento climatico è qui e ora, e noi sappiamo bene che il nostro Paese è tra quelli che pagheranno il maggior prezzo in termini di danni ambientali, perdite di vite umane e salute. E anche notevoli danni economici, perché quello che ci costa il non agire è tra 10 e 40 volte superiore a quello che ci costa l’agire. I costi per far fronte ai danni prodotti dai cambiamenti climatici – ha spiegato il ministro – si stimano a partire da 50 miliardi di euro all’anno. Per mettere invece in campo le azioni che permettono di tagliare le nostre emissioni di gas serra ci servirebbero da tre a cinque miliardi l’anno, mentre predisporre le misure di adattamento costerebbe da un miliardo e mezzo a due miliardi di euro l’anno. Tagliare le emissioni e fare l’adattamento ci costerebbe quindi tra i cinque e i sette miliardi ogni anno, contro un massimo di 200 stimato per far fronte ai danni”. A confermare ulteriormente l’allarme clima in Italia è stato oggi anche il rapporto di Legambiente “Caldo in città”, che ha registrato le variazioni di temperatura nei principali capoluoghi italiani. Che sono diventati tutti più caldi: di 1 grado Palermo, di 1,3 a Roma, di 1,8 a Napoli, di 2,2 a Torino, di 2,3 a Firenze, di 2,5 a Bologna e di 3 a Milano e Trieste. “Non dovremo aspettare la fine del secolo, come pronosticato dai climatologi, per vedere le temperature delle nostre città aumentare di 3 gradi centigradi rispetto alle medie stagionali. In Italia – ha rilevato una nota di Legambienete – è già accaduto nei primi sei mesi del 2007. E nelle città in cui vivono due terzi degli italiani, gli effetti sono più evidenti che altrove”. Ed è anche sulla scorta di questi dati che la Conferenza non ha solo una finalità accademico-informativa ma si propone anche di proporre soluzioni concrete arrivando a predisporre, come ha dichiarato ancora Pecoraro Scanio, “un pacchetto di sicurezza ambientale per il futuro del paese. Non dobbiamo ragionare solo in termini di mitigazione per ridurre l’emissione di Co2 ma dobbiamo predisporre delle misure che rafforzino la capacità di prevenzione e non limitarci a curare soltanto i danni”. L’urgenza resta comunque quella di ridurre le emissioni, “senza se e senza ma” come ha ancora spiegato il ministro. “Solo in termini di anidride carbonica – ha detto Pecoraro Scanio – vengono emessi a livello mondiale tra 26 e 28 miliardi di tonnellate l’anno. Seguendo questa tendenza nel 2050 ci saranno 90 miliardi di tonnellate di Co2 in giro per l’atmosfera, e il pianeta con le foreste e gli oceani è in grado di assorbire oggi solo 12 miliardi di tonnellate, cioè il 40 per cento. Senza contare che in futuro le capacità di assorbimento diminuiranno, perché più aumenta il riscaldamento più i sistemi naturali che catturano l’anidride carbonica si indeboliscono. Dobbiamo lavorare tutti all’adattamento sostenibile, inteso come lotta biologica, che permette di salvare la natura, la salute e permette di risparmiare. La vera grande sfida – ha aggiunto il ministro parlando del progressivo abbandono delle fonti fossili – è quella del solare”. Per dare più peso ai provvedimenti legislativi in favore dell’ambiente è però opportuno che “l’Europa parli con una voce sola”: è questo almeno l’auspicio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente all’apertura dei lavori. “L’Italia deve fare la sua parte – ha osservato – ma è anche essenziale che si porti davvero avanti quella politica europea integrata dell’ambiente e dell’energia che è stata avviata nel Consiglio Europeo in primavera. Il problema del cambiamento climatico e del futuro dell’ambiente è uno dei più gravi e complessi problemi globali del nostro tempo”. Una sfida che va raccolta ma che, come ha sottolineato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, si presenta difficile perché deve affrontare ”inadeguatezze culturali e dure resistenze di interessi. C’è una politica di rapina e di dominio della natura che per un lungo ciclo economico ha perpetrato un tipo di sviluppo fordista-taylorista: proprio per questo – ha osservato – in futuro le espressioni sviluppo e crescita andranno usate con una sorveglianza più critica”.

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