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CLIMA, ALLARME OMS: ONDATE CALORE AUMENTANO MORTALITA’

it@withub.it by it@withub.it
13 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 13 set – Clima e salute. Un nuovo monito arriva dagli esperti: gli effetti del caldo influiscono direttamente sulla mortalità. “Per ogni grado in più di calore, sopra una soglia limite, si assiste a un aumento della mortalità del 3% nelle singole città”. A lanciare l’allarme – durante la seconda giornata di lavori della Conferenza sui cambiamenti climatici a Roma, nella sede della Fao – è Roberto Bertollini, direttore del programma speciale Ambiente e Salute dell’Oms Europa. “La sanità è ancora distante – accusa Bertollini – serve che svolga un ruolo più attivo e informato, un servizio che sia più attivo e consapevole” delle problematiche che nascono in seguito ai cambiamenti climatici. Gli esperti di clima elencano i problemi e le lacune nelle risposte istituzionali e chiedono un cambio di approccio “urgente”, che vuol anche dire “aumentare l’allocazione delle risorse” ha sollecitato il rappresentante dell’Oms. E il mondo politico risponde. Nel sottolineare la necessità “di provvedere a evitare squilibri e mancanze energetiche nel prossimo futuro”, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha ribadito la necessità “di fare investimenti sull’innovazione e sulla ricerca, in modo da recuperare il cammino perduto”. “Noi abbiamo sprecato decenni”, commenta il Professore, rapportando l’esperienza italiana a quella di Paesi come l’America, la Germania e la Spagna. “Il tema dei cambiamenti climatici deve diventare uno dei più urgenti e prioritari nell’agenda politica di tutti i governi” ha ricordato invece il presidente del Senato Franco Marini. Il numero uno di Palazzo Madama ha fatto anche notare che “nonostante le misure previste nella legge Finanziaria per il 2007 e nell’ultimo Dpef dobbiamo constatare che siamo ancora troppo indietro rispetto ai nostri partner europei” nella realizzazione degli obiettivi di Kyoto e per una crescita economica sostenibile dal punto di vista ambientale. Alla tavola rotonda che ha aperto la seconda e conclusiva giornata della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che ha ribadito l’urgenza di un luogo di confronto che vada oltre la legislatura “per riuscire a fare un piano per mettere in sicurezza l’Italia”. E annuncia: “Con Bersani ad esempio abbiamo avviato i lavori per una conferenza su energia e ambiente e spero nello stesso successo”. Per il ministro dell’Ambiente il mondo industriale deve vivere queste sfide come “opportunità” e non come “vincolo o blocco”. “Insieme a Bersani, che è esperto di liberalizzazioni – ha concluso Pecoraro – stiamo studiando norme che aiutino il solare e che tolgano gli ostacoli burocratici per riuscire a mettere i pannelli solari ovunque tranne che sugli edifici storici. E questo è un elemento vero di liberalizzazione”. Ma poi con il ministro allo Sviluppo economico è polemica sul nucleare. Perché per Pierluigi Bersani, anche lui tra i relatori della conferenza promossa dal ministero dell’Ambiente e organizzata all’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat), si dovrà “entrare con tutti e due i piedi nella ricerca del nucleare di nuova generazione”. “Dobbiamo prenderci delle responsabilità e io sono pronto a mettere il tema ambientale come tema clou, e non più come una nota a margine, nella politica industriale” ha evidenziato Bersani, dato che il clima “è una questione non di cultura ambientalista, ma di cultura e basta”. Immediata la reazione del ministro Pecoraro Scanio sul ritorno al nucleare e a margine della conferenza fa sapere: “Non ci saranno centrali nucleari inquinanti o con le scorie nucleari nel nostro paese. Su questo c’è una posizione bipartisan”. Ma ha aggiunto: “Se la ricerca è su un nuovo tipo di nucleare da fusione, quello non radioattivo e senza uranio, viva Dio. E’ l’uranio che crea il problema, è la radioattività, sono le scorie”. Dall’opposizione si alza la critica dell’ex ministro dell’Ambiente della scorsa legislatura, Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato, per il quale il ministro Pecoraro Scanio avrebbe “fatto del catastrofismo, anche se il problema dei cambiamenti climatici esiste” e chiede “più pragmatismo per affrontare più serenamente il problema” e – in risposta al ministro Mussi che indica le responsabilità umane nei cambiamenti ambientali in atto – crede anche che alla fine “l’uomo abbia la possibilità di rimediare ai disastri che ha causato, dal punto di vista tecnico e scientifico”. Per Matteoli “il ritorno al nucleare è una soluzione che funzionerà fra 20 anni”. Quel che occorre adesso “è un mix di fonti, dalle rinnovabili al gas, ma anche il carbone pulito” ha spiegato Matteoli, che ha sottolineato come il ritorno al nucleare oggi “sia auspicato da tutti, da Bersani a Letta, da Casini a Fini”. Per il ministro dell’Università, Fabio Mussi, la risposta per fronteggiare i cambiamenti climatici e aprire la strada alle energie rinnovabili può essere solo: “Ricerca, ricerca, ricerca”. “Una delle risposte possibili ai cambiamenti climatici è quella di un vero e proprio salto tecnologico – ha detto Mussi – senza questo non c’è soluzione al problema”. Dal ministro che nel suo intervento ha evidenziato: “il capitalismo nella sua forma attuale è incompatibile con il pianeta terra” è arrivata anche, a margine della conferenza, un’osservazione personale: “Faccio la raccolta differenziata, ma contribuisco a peggiorare la situazione perché fumo”. Non è poi mancata la discussione sul virus “Chikungunya” che è solo l’ultimo di una serie di agenti patogeni portatori di cosiddette “malattie climatiche”.

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