Roma, 13 set – In Italia i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola. Nell’ampia forbice tra produzione agricola e al consumo c’è un sufficiente margine da recuperare per evitare ingiustificati rincari e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie. E’ quanto afferma la Coldiretti che ha raccolto le sollecitazioni delle associazioni dei consumatori – Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – con iniziative di sostegno allo sciopero della spesa in molte piazze, a partire da Montecitorio a Roma dove è stata allestita un’esposizione per informare sulla moltiplicazione dei prezzi per i diversi prodotti. L’obiettivo della partecipazione degli agricoltori – precisa la Coldiretti – è quello di promuovere maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e nell’informazione sull’origine dei prodotti per combattere le speculazioni in agguato a danno delle imprese agricole e dei consumatori. Fenomeni che – continuano i coltivatori – provocano il crollo dei consumi con gli acquisti in quantità della pasta sono calati del 5,6% e quelli del pane del 6,1% senza attendere lo sciopero della spesa, secondo i dati Ismea-Ac Nielsen relativi ai primi cinque mesi del 2007. Se dal grano (0,22 euro/kg) al pane (2,7 euro/kg) l’aumento del prezzo è del 1100% – sottolinea la Coldiretti -, dal grano (0,22 euro/Kg) alla pasta fresca (4,5 Euro/Kg) la crescita è del 1900%, dal latte fresco alla stalla (0,35 euro/litro) a quello nella tazza (1,4 euro/litro) l’incremento è del 300% uguale a quello medio che si verifica per l’ortofrutta secondo l’Antitrust. “E altri esempi non mancano – continua l’associazioni dei coltivatori – come il maiale che dalla stalla (1,1 euro/kg) alla braciola in macelleria (8 euro/kg) aumenta il proprio prezzo del 600% mentre il costo di uva e olive incide rispettivamente per un quarto e un terzo del costo complessivo di vino e olio. La realtà è che dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande oltre la metà per un valore di ben 238 euro (51%) vanno al commercio e ai servizi, 140 (30%) all’industria alimentare e solo 89 (19%) alle imprese agricole, a significare che eventuali variazioni dei prezzi alla produzione agricola hanno effetti molto limitati sui prezzi al consumo che dipendono principalmente da altri fattori”. Su questo aspetto, la Coldiretti sottolinea che “d’altra parte le variazioni nel tempo dimostrano che i prezzi dei prodotti alimentari al consumo hanno un andamento divergente rispetto a quelli alla produzione”. Ad esempio è aumentato del 419% il prezzo del pane negli ultimi venti anni nonostante quello del grano sia continuamente diminuito e oggi risulti addirittura inferiore a quello pagato agli imprenditori agricoli nel 1985. Secondo le statistiche, nel tempo, i prezzi del grano hanno avuto un andamento opposto a quello del pane, della pasta e dei dolci e mentre i primi diminuivano i secondi hanno continuato ad aumentare senza quindi alcuna correlazione con la materia prima. Secondo il presidente della Coldiretti Sergio Marini serve dunque più trasparenza nelle informazioni che riguardano i prezzi e la provenienza dei prodotti agricoli utilizzati negli alimenti introducendo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per evitare rincari ingiustificati, ma anche fenomeni speculativi sull’importazione dall’estero di prodotti di bassa qualità da spacciare come Made in Italy. Ma – ha sostenuto il presidente della Coldiretti – “occorre lavorare soprattutto sulle filiere inefficienti che perdono valore. Per troppo tempo la politica agricola è intervenuta ritardando le necessarie ristrutturazioni, favorendo il permanere di diseconomie, come purtroppo si cerca di fare anche con alcuni passaggi della riforma europea dell’ortofrutta appena approvata a Bruxelles”. “La Coldiretti – ha continuato Marini – è impegnata nel favorire nelle città l’apertura di mercati gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli delle campagne per rispondere alla crescente domanda dei consumatori di ridurre le intermediazioni, combattere la moltiplicazione dei prezzi, assicurarsi prodotti di qualità e di limitare l’inquinamento ambientale. Sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri 2000 quasi sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente nelle imprese agricole giudicandoli in maggioranza convenienti con un aumento a 2,4 miliardi di euro del valore degli acquisti di vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità”.