Firenze, 13 set – Gli etruschi erano maestri nel raccogliere l’acqua con gallerie drenanti e cisterne. Una tecnica antica, ben conosciuta anche da Arabi e Cinesi, per dissetarsi e irrigare senza depauperare le falde. E’ solo un esempio, molti altri se ne possono fare. Esperienze tradizionali che sono un patrimonio importante da non perdere, che anzi devono essere recuperate e, con l’aiuto della ricerca e della tecnologia, applicate per ridurre e compensare gli effetti dei cambiamenti climatici e avviare così un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Il giorno dopo la “Conferenza sul clima” di Roma, che ha rilanciato l’allarme desertificazione, il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ritorna sulla proposta di creare a Firenze un centro mondiale sulle ‘conoscenze tradizionali’ e fare del capoluogo toscano la capitale di una nuova politica di sostenibilità ambientale. La sede è la Villa medicea di Careggi, dove nacque Lorenzo Il Magnifico e dove i Medici trovavano rifugio all’afa estiva. Il progetto – nato a Firenze nel giugno scorso in occasione della firma di una convenzione con l’Unccd, agenzia Onu per la lotta alla desertificazione, e il ministero dell’ambiente – è stato presentato oggi a Madrid dal Martini, unico italiano ad intervenire in assemblea plenaria dell’ottava Conferenza Internazionale dell’Onu sulla lotta alla desertificazione, appuntamento che vede la presenza di oltre 2 mila esperti provenienti da 191 paesi. Illustrando la proposta Martini ha precisato: “Non si tratta di applicare direttamente le tecniche del passato, ma di cogliere la logica di questo modello e applicarlo con modalità innovative”. In altre parole: il sapere antico, tramandato da generazioni, reinterperato in chiave moderna e coniugato alle più innovative tecnologie per un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Martini ha proseguito illustrando le finalità del Centro, che è promosso dal Governo italiano e dalla Regione Toscana e la cui realizzazione è affidata a Ipogea, società specializzata nel settore e guidata dal professor Pietro Laureano.
“Si tratta – ha spiegato il presidente – di creare una banca dati mondiale che recuperi le tecniche tradizionali per la raccolta delle acque, per la semina in territori aridi, per contenere le frane grazie ai terrazzamenti, per la difesa dall’erosione costiera, ma anche per prevenire lo scioglimento dei ghiacciai o difendere dal caldo le case grazie a giardini pensili e antiche tecniche di aerazione. Soluzioni usate con successo, per secoli, in Toscana e in tutto il mondo, e reinterpretate e riproposte a Firenze nella costruzione del nuovo ospedale pediatrico Meyer. “Raccogliere queste esperienze – ha proseguito Martini – permetterà di mettere a disposizione di tutti un patrimonio che rischia di andare perduto, ma anche di creare una nuova economia della sostenibilità.” E fra gli obiettivi c’è non solo quello di prevenire e ridurre i danni all’ecosistema e all’economia causati dai cambiamenti climatici (5 miliardi di euro solo in Italia i danni causati all’agricoltura dalla siccità del 2003 secondo i dati Coldiretti) ma anche quello di dare impulso alla ricerca di nuove tecnologie da abbinare alle pratiche tradizionali in modo da renderle più efficienti. Il presidente della Toscana si è poi incontrato con i ministri e i rappresentanti dei paesi di Africa e Sud America coinvolti nel progetto (Etiopia, Algeria, Malì, Burkina, Niger, Senegal, Sudafrica, Egitto, Brasile, Argentina, Cile, Guatemala, Cuba e Perù).