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FOCUS / TEST TRUCCATI: SIT-IN STUDENTI AL MIUR, MUSSI LI RICEVE

it@withub.it by it@withub.it
18 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 18 set – C’è chi ha copiato e c’è chi ha faticato. E’ un dato innegabile: tra gli studenti che hanno superato i test d’accesso alle facoltà di medicina e odontoiatria, lo scorso 4 e 5 settembre, ci sono stati i truffatori e quelli che invece il merito se lo sono sudati studiando d’estate. Lo ha ribadito anche il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, questa mattina, incontrando l’Alto commissario anticorruzione nella Pubblica amministrazione, Achille Serra. “Ho chiesto la collaborazione di Serra – ha spiegato Mussi – perché di fronte a certi casi di truffa e di manipolazione abbiamo bisogno di colpire, e duramente, i responsabili ma anche di identificare esattamente le dimensioni del problema. E’ evidente che non si può sparare nel mucchio: bisogna tendere le mani a chi studia e segue le procedure, sia tra i docenti sia tra gli studenti, e liberare invece gli atenei da corrotti e corruttori”. Ma come fare a individuare i corrotti e rispettare i corretti? E’ improbabile che il ministro opti per un annullamento a livello nazionale di tutte le prove di ingresso a medicina e odontoiatria, a cui hanno preso parte oltre 70.000 studenti, nonostante lo stesso ministero abbia ammesso che due quesiti, sugli 80 totali, fossero formulati in modo sbagliato. All’Università di Bari – tra le prime ad entrare nel ciclone “imbrogli ai quiz d’ingresso”, dove gli studenti potevano pagare anche 30 mila euro per entrare alla facoltà dei sogni – l’Udu, l’Unione degli studenti universitari, ha organizzato questa mattina un sit-in davanti alla piazza antistante il Rettorato per chiedere l’annullamento dei quiz e ripetere la prova. “Si è trattato di un corteo, molto partecipato, soprattutto dagli studenti che hanno fatto i quiz di medicina e odontoiatria – racconta Claudio Riccio, responsabile dell’Udu di Bari, al terzo anno di Scienze politiche – per chiedere i ricorsi collettivi, a livello nazionale, per l’annullamento dei test”. “Inoltre – continua Riccio – chiediamo che venga accettato il ricorso per quegli studenti che per due punti non hanno superato la prova, dato che, come è stato riconosciuto dal ministero, due domande del test erano sbagliate”. Gli studenti dell’Udu di Bari hanno incontrato il rettore, Corrado Petrocelli, che ha assicurato che “se entro domani non avrà la lista con i nomi di chi ha imbrogliato, annullerà la prova”. Il ministro Mussi ha deciso di annullare – per ora – solo i test di Catanzaro, mentre a Petrocelli, con una lettera, ha chiesto che vengano esclusi dalle graduatorie solo quegli studenti che siano stati favoriti dall’associazione criminale che ha organizzato il traffico dei test e gli aiuti. A Bari – per adesso – sono sette gli indagati dalla Procura con l’accusa di aver favorito degli studenti dietro compensi in denaro, ma sarebbero decine gli studenti coinvolti. Stando a quanto dichiarato oggi dal procuratore di Bari, Emilio Marzano, e dal pm inquirente, Francesca Romana Pirrelli, il rettore domani riceverà la lista dei nomi (fornita dagli inquirenti dopo le perquisizioni e i riscontri sui tabulati dei telefoni cellulari dei ragazzi durante le ore del test). “Ciò che è successo a Bari e a Catanzaro (ma anche ad Ancona e Chieti, ndr) è gravissimo – continua Riccio – è ovvio che gli studenti onesti sono doppiamente vittime perché hanno partecipato a un concorso pubblico falsato”. Ma annullando la prova non saranno proprio gli studenti onesti a rimetterci? “E’ vero – risponde Riccio – alcuni che sono entrati hanno comunque chiesto l’annullamento, mentre altri sono preoccupati, noi capiamo l’amarezza ma questi test dovranno ripetersi”. “Anche per dare un segnale chiaro all’Ateneo di Bari che è da anni coinvolto in diversi scandali – ricorda il responsabile dell’Udu –: c’è stato ‘parentopoli’, insomma l’università occupata da interi alberi genealogici, e due anni e mezzo fa la compra-vendita degli esami di economia, questa è occasione per dire ‘no alla corruzione’ in questo ateneo”. Fa notare anche che gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza, “e se poi si scopre che tra gli indagati alcuni erano innocenti e tra gli innocenti, qualcuno l’aveva scampata? I test vanno comunque annullati, e l’Udu ricorda anche che “il sindacato si batte per l’annullamento del numero chiuso e il diritto d’accesso al sapere per tutti”. Nel frattempo anche gli atenei romani sono in agitazione. Il sindacato degli studenti di Tor Vergata e La Sapienza ha ricevuto migliaia di segnalazioni su presunti brogli e irregolarità durante il test di ingresso alle facoltà di medicina e chirurgia lo scorso 4 settembre. Ma cosa è realmente accaduto dentro le aule? Potranno dirlo solo indagini istituzionali. Nel frattempo gli studenti hanno indetto una manifestazione nazionale davanti al ministero dell’Università, a piazzale Kennedy, per chiedere l’annullamento della prova. “La prova del 4 settembre per l’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia – si legge in una nota stampa dell’Udu di Roma – è stata inficiata da troppe irregolarità. Continuiamo a pensare che la prova debba essere annullata, spetta poi ad una decisione politica del ministro decidere se farla ripetere o permettere, come l’Udu rivendica, l’iscrizione a tutti gli studenti partecipanti al test”. “La manifestazione sta andando bene – racconta Ludovica Ioppolo, rappresentante dell’esecutivo nazionale dell’Udu – Ci sono tanti studenti di medicina venuti da Napoli, Firenze, Verona, insomma da diverse città. Siamo almeno duecento e considerando che è un sit-in e che a Roma piove, stiamo rappresentando chi chiede al ministro un nuovo patto per un accesso alla legalità”. E il ministro Mussi ha poi ricevuto la delegazione dell’Unione degli universitari, che stava aspettando il via libera all’esterno del ministero. Mussi ha così sottolineato come “le irregolarità persistano da anni e quest’anno per la prima volta, anche grazie alle denunce degli studenti, si è potuto cominciare ad intervenire con inchieste mirate da parte delle autorità”. Ai rappresentanti dell’Udu ha ribadito anche la sua posizione contro il numero chiuso (già espressa con la lettera ai rettori del 19 marzo 2007), sempre con attenzione ai limiti disciplinati dall’Unione Europea e alla necessità della presenza, nelle università, degli strumenti adeguati a garantire la didattica. Studenti e ministro hanno convenuto sulla necessità di rivedere ex novo la legge 264 del ’99 e il sistema dei test d’ingresso. In molti mettono in dubbio la legge 264/99 che istituisce il numero programmato. Le associazioni studentesche sostengono infatti che la norma sia in conflitto con le direttive europee in materia che prevedono per i corsi della 264/99 (medicina e chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria e protesi dentaria, architettura, scienza della formazione primaria e le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario) soltanto il conseguimento di elevati standard qualitativi della formazione e non forme di programmazione degli iscritti. “Infine – informa il ministero – le due parti, si sono impegnate per la firma di un documento d’impegno reciproco per la legalità e il diritto allo studio”. A pensarla diversamente è Azione Universitaria, movimento studentesco che fa parte di Azione Giovani, che ha chiesto le dimissioni del ministro Mussi: “Chi sbaglia paga, Mussi a casa e commissione tecnica licenziata” annunciano su “Sfida.org”, sito del movimento. Stamani 150 studenti appartenenti ad Azione Universitaria hanno occupato l’atrio del ministero “per protestare contro la situazione accademica italiana e chiedere al ministro dell’Università e della Ricerca di dimettersi”. “Non vi era nulla di violento nell’occupazione di oggi, a meno che Mussi non consideri provocazione il diritto degli studenti di pretendere il proprio futuro e chiedere veramente le dimissioni a chi le promette da più di un anno” ha sottolineato Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria. Intanto, si moltiplicano i blog che raccolgono le proteste degli studenti di mezza Italia. Al ministero e alla procura continuano ad arrivare centinaia di esposti di chi ha sostenuto i test e ha assistito a delle irregolarità. C’è chi scrive: “Le buste con gli elaborati dovevano essere consegnate aperte, pena l’annullamento del compito, ma così chi garantisce che non ne sia stato alterato l’esito?” E un altro studente: “Nell’aula si è assistito a un gran via vai di fogli e telefonate, senza che la commissione facesse niente”. “Ho visto colleghi – continua – chiedere ‘aiuto a casa’ attraverso sms”. E pensare che dal punto di vista amministrativo il solo possesso del telefonino da parte di un candidato durante la prova costituirebbe motivo di esclusione.
(Cli/Cog)

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