Roma, 18 set – L’area liberal-democratica della Margherita non entrerà nel Pd. Il presidente della commissione esteri del Senato Lamberto Dini lo ha ufficializzato questo pomeriggio nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama presentando, inoltre, un manifesto in 12 punti intorno al quale costituire un movimento. Motivo? “Non riteniamo che nel Pd ci sia spazio per le nostre idee e soprattutto non riteniamo che una formazione composta in gran parte da quadri politci di Ds e cattolici sia sufficiente, in questo momento per superare il declino dell’Italia”. Una decisone presa facendo un’analisi dello stato attuale delle cosa ma che lascia aperto uno spiraglio che ha nome e cognome: Walter Veltroni che è stata definita “la persona più adatta a guidare la nuova formazione politica sulla strada dell’innovazione”. “Eravamo anche pronti a votarlo – ha aggiunto Dini – ma questo non si può fare perché secondo le regole stabilite non è possibile votare direttamente il candidato ma solo liste a lui collegate e noi non votiamo liste che non abbiamo contribuito a redigere e in cui non siamo presenti”. Uno stappo, questo, che comunque non pregiudica i rapporti all’interno dell’esecutivo di governo. “Continueremo ad appoggiare questo governo senza ambiguità anche se non siamo più disposti a tollerare ulteriori spostamenti a sinistra”. Anche lo stesso Pd – ha aggiunto il presidente della commissione Esteri del Senato – non avrà successo se “non si libererà dell’illusione statalista”. Al momento la posizione dei liberal-democratici, insomma, resta quindi di vicinanza al governo, pur precisando di non essere disposti a firmare “cambiali in bianco”. Il riferimento è alla prossima finanziaria. “In materia di riduzione fiscale – fa notare Dini – il governo sembra effettivamente fare un passo indietro… Aspettiamo di conoscere le proposte e di vedere la nota aggiuntiva al Dpef”. In metito al welfare, altro punto caldo, l’ex premier ritiene il protocollo “intoccabile, così come ha detto il presidente del Consiglio. In caso contrario, se ci saranno cedimenti sostanziali e non ‘cosmetici’, non lo voteremo”. I liberaldemocratici restano al momento anche all’interno del gruppo parlamentare dell’Ulivo, almeno fino al 27 ottobre quando si formeranno i gruppi del Pd. “Allora – spiega Dini – decideremo dove posizionarci tra i gruppi parlamentari”. Intanto il nuovo movimento politico – che riprende l’esperienza di Rinnovamento italiano, partito confluito nella margherita nel 2001 – con annesso manifesto si presenterà all’opinione pubblica il 7 ottobre con una manifestazione che si svolgerà a Roma. Il documento liberaldemocratico dice a chiare lettere che lo scopo della nuova formazione è quello di mantenere dritta la barra della coalizione di governo, evitando ogni cedimento a sinistra verso la sinistra estrema ma anche “ogni cedimento alla sinistra tradizionale del ‘tassa e spendi’, ogni arretramento sulla strada delle riforme liberali dell’economia e della politica”, animati dalla “forte convinzione che la libertà nel pensare e nell’intraprendere è indispensabile per la piena valorizzazione delle capacità umane e per il raggiungimento di una più alta crescita economica e sociale”. Il fine ultimo, l’obiettivo proposto al Paese è quello di “arrestare la fase di declino nella quale l’Italia è entrata da alcuni anni e permetterle di riprendere la strada dello sviluppo economico e civile, che conduca, perchè no, verso un nuovo miracolo italiano”.
(Clb)