Beirut, 19 set – Un’autobomba è esplosa nel quartiere cristiano di Sin el-Fil, alla periferia est della capitale libanese, uccidendo Antoine Ghanem, membro della maggioranza parlamentare antisiriana, e altre otto persone e provocando almeno una ventina di feriti. Inizialmente tra i feriti, Ghanem è morto poco dopo, ha annunciato il partito della Falange cristiana. Lo scoppio è avvenuto non lontano dall’hotel Metropolitan. Secondo fonti della sicurezza, l’obiettivo degli attentatori sarebbe stato proprio Ghanem. L’attacco infatti è avvenuto a pochi giorni dalle elezioni presidenziali previste per il prossimo 25 settembre. L’auto, imbottita di esplosivo, è saltata in aria nelle vicinanze della casa dell’ex presidente Amin Gemayel, leader del partito della Falange cristiana e padre di Pierre Gemayel, ucciso in un attacco terroristico il 21 novembre del 2006. “E’ un attacco alla democrazia e alla libertà. Vogliono un presidente burattino in mani straniere” ha affermato alla Cnn l’ex presidente libanese Amin Gemayel. Stando alle fonti di sicurezza l’autobomba è stata azionata da un telecomando. Le prime immagini della strage hanno mostrato una colonna di fumo che si levava dalla zona dell’esplosione, poi fiamme e macchine incendiate. Zeina Khodr, corrispondente in Libano di Al Jazeera ha detto: “Non eravamo sicuri di chi fosse stato colpito, se fosse o no un uomo politico, ma era chiaro che è successo in un momento di alta tensione politica”. “Sapevamo che era stata una grande esplosione. Non avevamo più visto esplosioni in Libano dallo scorso 14 giugno, quando un membro del Parlamento fu assassinato a Beirut”. Si trattava di Walid Eido, deputato della maggioranza parlamentare antisiriana che perse la vita, con altre nove persone compreso il figlio, nell’esplosione di un’autobomba sul lungomare della città. Nel febbraio del 2005, l’ex primo ministro Rafik al-Hariri fu ucciso, insieme ad altre 22 persone, sempre da un’autobomba. La Conferenza episcopale della Chiesa cattolico-maronita ha sottolineato oggi che il “destino del Libano dipende dall’elezione di un nuovo presidente della Repubblica” e, non nominandolo, ha denunciato il movimento sciita Hezbollah, appoggiato da Iran e Siria. “Si auspica che un nuovo presidente sia eletto per unire i libanesi” ha affermato la Conferenza episcopale presieduta dal Patriarca maronita, monsignor Nasrallah Sfeir, guida spirituale della comunità cattolico-maronita. Il cardinale Sfeir gioca un ruolo chiave nella scelta del successore del presidente uscente, il filosiriano Emile Lahud. Intanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha duramente condannato l’attentato di oggi. Il presidente di turno del Consiglio, l’ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, ha spiegato che i “Quindici non possono che condannare tutti gli atti che mirano a destabilizzare la situazione politica libanese”, auspicando che le prossime elezioni presidenziali possano svolgersi “in maniera regolare e secondo le leggi del Libano”.
(Cli – Deg)