Roma, 24 set – Da quel “trasparente” campione del mondo junior, olimpionico in Messico nel ’68, cinque vittorie negli assoluti, 1 e 93 per 90 chili (“Dovevo prendere le medicine per ingrassare”) ai 160 di oggi. “M’hanno rovinato dieci anni di ‘Domenica In’ – rivela Giampiero Galeazzi in una intervista alla Stampa -. Magnavo la sera e non venivo più al circolo (il Canottieri Roma, storico circolo sulle sponde del Tevere, ndr) a fare la partitella. Me so’ ritrovato in poco tempo addosso un set de valigie de 50 chili”. Una idea, ricorda il giornalista sportivo, nata con le sue uscite serali con Mara Venier e Renzo Arbore all’epoca dei mondiali in America: “Facevamo il giro delle buche jazz di New York. Ogni sera se cambiava buca, Arbore sentiva la musica, io magnavo e parlavo con Mara, le bistecche più grosse, la birra più buona. Un giorno, attraversando una strada in mezzo al traffico, Mara me fa senza giri di parole: faresti Domenica In con me? Pensai che sta paracula de Mara se voleva impossessa’ dei dieci milioni di spettatori di Novantesimo. Presi tempo. Due giorni dopo me chiama Brando Giordani, direttore di rete. ‘Qui c’è ‘na bionda che te vole a tutti i costi. Le ho presentato una lista de Hollywood ma vole solo te, che devo fa Bistecco’?’”. Reduce dai successi di quella stagione ed ora commentatore a “Quelli che il calcio”, Galeazzi accusa i colleghi della redazione sportiva di 90° minuto di non averlo mai amato: “Ero al centro delle invidie totali. Quando ho finito Novantesimo non c’avevo più una sedia, un grado, niente”. “Sono l’ultimo della grande generazione di telecronisti” afferma poi ricordano la sua ormai proverbiale telecronaca dell’impresa dei fratelli Abbagnale nell’88: “Paolo Rosi, il più moderno degli antichi, l’eleganza di Giubilo nell’ippica, il ritmo di Adriano Dezan, i tempi televisivi di Nando Martellini. Di quelli di oggi c’è Fabio Caressa, un po’ troppo colorato, però la sensazione me la da”. E rivela che “mi feci chiudere dal guardiano dentro gli spogliatoi il giorno dello scudetto del Napoli. C’erano 250 televisioni, me ritrovai solo con tutta la squadra in mutande. Il colpo di genio fu far fare a Maradona le interviste ai compagni”. Chiosa quindi con sarcasmo: “Il mio canto del cigno saranno i mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica, morirò con Nelson Mandela”.
(Grm)