Montreal, 25 set-“La notizia del suo decesso ha lasciato increduli le persone che lo avevano conosciuto. La gente si chiede come mai per un reato come il “disturbo alla quiete pubblica”, un ragazzo, intelligente e istruito come Claudio Castagnetta, possa finire in tribunale e poi in una cella a morire”. A chiederlo è il vice segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) del Canada, Giovanni Rapana’. “In Canada il questo tipo di reato prevede al massimo una multa. Come mai il giudice ha deciso di mandare Castagnetta in un centro di detenzione? Non aveva alcun precedente penale, né il profilo di un criminale, allora perchè è stato trattato come tale? Oggi – dice Rapanà – dovremmo conoscere l’esito dell’autopsia che dovrebbe chiarire le cause della sua morte, ma sappiamo già che non ci potrà chiarire la dinamica del suo arresto e cosa sia potuto accadere in quella cella dove non c’era nessuna ragione per entrarvi”. Altro interrogativo che il consigliere Rapanà solleva è legato ai tempi di diffusione della notizia della morte del cittadino italiano. “Come mai un detenuto muore in un ospedale giovedì 20 settembre a seguito di ferite riportare alla testa, in circostanze oscure, in un centro di detenzione, e la notizia della sua morte va su un giornale della città, “LeSoleil” solo domenica 23 settembre?” “Abbiamo piena fiducia nel sistema di giustizia del Quebec – conclude Rapanà – e confidiamo nella capacità delle autorità di polizia di fare piena luce su questa triste vicenda che presenta tanti, troppi, punti oscuri e che è costata la vita ad un nostro connazionale, conosciuto ed apprezzato da tutti”.
(Iil)