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LIBRI, IN ITALIA E’ BOOM PER I SAGGI DI ISPIRAZIONE ATEA

it@withub.it by it@withub.it
30 Settembre 2007
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Roma, 30 set – “L’illusione di Dio”, “Trattato di ateologia”,
“Corso accelerato di ateismo”: se questa è davvero, come spesso si sostiene,
l’epoca del ritorno delle religioni, allora qualcuno dovrebbe avvertire le
librerie, che ostinatamente continuano ad esporre titoli come quelli citati. E
se invece, contrariamente alle sbrigative diagnosi di molti analisti, si fosse
piuttosto di fronte ad un “ritorno degli atei”, come sosteneva già Antonio Carioti
in un articolo apparso sul Corriere della Sera nel dicembre del 2006? O forse revival
religioso e nuovo ateismo fanno parte di un unico orizzonte culturale in cui
“tutto si tiene”? Sia come sia, l’editoria italiana sembra di recente invasa da
volumi che si pongono in maniera critica verso il ruolo sociale della religione
o contro i suoi stessi contenuti di natura teologica, dottrinale e filosofica.
Nella classifica dei venticinque libri più venduti questa settimana
dall’importante portale di vendite on line www.internetbookshop.it figurano ben
tre saggi di impostazione ateo-razionalistica. In diciassettesima posizione
troviamo ad esempio il volume del noto scienziato Richard Dawkins intitolato “L’
illusione di Dio. Le ragioni per non credere”, (Mondadori). Dawkins, noto per
la sua visione dell’evoluzione basata sulla nozione dell’“egoismo del gene”, sostiene
una tesi semplice: Dio non esiste e la fede in esso è illogica, sbagliata e
potenzialmente mortale. Agli occhi del divulgatore scientifico britannico ogni
religione condivide l’errore fondamentale dell’illusoria credenza nell’esistenza
di Dio, e, con essa, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità
indiscutibile perché basata su un fondamento metafisico. Poche posizioni più in
basso nella classifica di Ibs troviamo invece il saggio di Piergiorgio
Odifreddi lapidariamente intitolato “Perché non possiamo essere cristiani (e
meno che mai cattolici)”, (Longanesi). Il matematico e storico della scienza ribalta
la tesi di Benedetto Croce, che nel 1944 dava alle stampe il suo “Perché non
possiamo non dirci cristiani”, e lo fa attingendo direttamente alle sacre
scritture. Più politico-sociale è invece il discorso portato avanti da Christopher
Hitchens nel suo “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa” (Einaudi),
in cui partendo dall’attualità politica e dallo “scontro di civiltà” in atto si
conclude che la religione non genera che oscurantismo, superstizione,
intolleranza, senso di colpa e terrore verso la sessualità. Ma nelle librerie
si trovano anche “Rompere l’incantesimo” di Daniel Dennett (Raffaello Cortina),
che inquadra la religione in una inedita chiave “evoluzionistica”, il “Trattato
di ateologia” di Michel Onfray (Fazi), che indaga la “fisica della metafisica”
ispirandosi a Bataille, e “Lo spirito dell’ateismo” di André Comte-Sponville (Ponte
alle Grazie), che intende illustrare i lineamenti di una “spiritualità senza
Dio”.  Più “pedagogica” l’impostazione
del saggio di Antonio López-Campillo e Ignacio Ferreras, che pubblicano con Castelvecchi
un “Corso accelerato di ateismo”. L’ateismo, sostengono gli autori, non
sostituisce un pregiudizio ad un altro né istituisce una contro-chiesa, ma si
basa piuttosto su un pensiero critico, mai fondamentalista e sempre aperto alla
discussione. Un approccio diverso è invece quello adottato da un interessante saggio
uscito nel 2006 (“Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede?”,
Bompiani), in cui il filosofo torinese Maurizio Ferraris, dimostra come molti
sedicenti credenti non conoscano neppure l’Abc del catechismo della fede che
dicono di praticare e che, anzi, in termini teologici la maggior parte di loro sia
piuttosto marcionita, monofisita, manichea, nestoriana, ortodossa, protestante
o… musulmana. Il cristianesimo – è la tesi del libro – diviene quindi un
contenitore neutro in cui ognuno finisce per versare le proprie personali
opinioni e idiosincrasie, a prescindere da ogni vincolo dottrinale. Ma quando
una religione si fa semplice buon senso spicciolo forse dell’ateismo non c’è già
più bisogno.

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