Roma, 3 ott – “La proposta – avanzata in Senato in questi giorni – di modificare la legge elettorale all’estero, in modo che possano candidarsi nelle circoscrizioni estere deputati e senatori residenti in Italia, e non oltre confine, mi trova assolutamente contrario. Le esigenze di chi vive nel nostro Paese mal si coniugano, infatti, con quelle di chi vive all’estero”. Così Franco Narducci, deputato dell’Ulivo e presidente del Comitato parlamentare per le questioni degli Italiani nel mondo alla Camera, commenta l’intervento della senatrice forzista Antonella Rebuzzi, eletta nella ripartizione Europa, che stamani, in risposta a chi ha proposto la candidatura all’estero anche per i politici residenti in Italia, aveva sottolineato che “solo chi ha vissuto all’estero, in stretto contatto con i connazionali, solo chi è davvero uno di loro, può capirli fino in fondo, e lottare per i loro interessi”. “Io credo – ha evidenziato Narducci a 9Colonne – che abbiamo la memoria corta. Nel ‘99 e nel 2000, infatti, abbiamo assistito ad un lungo dibattito sulla costituzionalità di questa proposta, che ha occupato ampiamente la scena politica. Venne ascoltato anche il parere di alcuni ex giudici costituzionali. Ne è emerso che la Costituzione non si cambia, cosa che mi trovo a ribadire adesso”. Leggermente diversa l’opinione di Antonio Razzi, deputato dell’Italia dei Valori eletto all’estero: “Personalmente, voterei un parlamentare che risiede oltre confine, più vicino agli interessi di un cittadino che abita fuori dall’Italia. Ma trovo giusto che, così come i deputati che vivono altrove possono candidarsi in Italia, anche quelli che vivono in Italia possano essere eletti all’estero. Ad una condizione, però: che si mantenga la possibilità di esprimere le preferenze. Con le liste bloccate, infatti, la scelta rimarrebbe in mano ai partiti”. Razzi non manca comunque di esprimere il proprio dissenso nei confronti di quei parlamentari che, non eletti in Italia, volessero cercare un “paracadute” all’estero: “Quelli dovrebbero vergognarsi”, è il giudizio di Razzi. Anche Renato Turano, senatore dell’Unione eletto in Nord America, si è dichiarato avverso all’eventuale apertura delle candidature ai residenti in Italia: “Sono contrario. Ho recentemente proposto un ddl per modificare la legge elettorale all’estero. Quattro i punti principali che vanno promossi o mantenuti: la possibilità di esprimere le preferenze, l’eliminazione delle candidature plurime, la candidatura esclusiva di persone residenti nella regione in cui vogliono essere elette, lo sbarramento al 5% per ogni partito”. Turano ha poi sottolineato di essere “a favore del voto per corrispondenza, ma ritengo necessari alcuni interventi per assicurare una maggiore sicurezza del voto. I Comites, ad esempio, potrebbero essere organismi adatti al monitoraggio della trasparenza e segretezza del voto. Al Comitato per le questioni degli italiani all’estero stiamo dibattendo a lungo sulla questione del voto, e credo che troveremo un accordo tra circa due o tre settimane”. Da parte sua, il deputato forzista Guglielmo Picchi è molto chiaro: “La mia posizione è nota, sono soddisfatto della legge elettorale attualmente in vigore: le uniche modifiche che vi apporterei hanno carattere procedurale. Ritengo inoltre che in questa legislatura non ci siano le condizioni per toccare questa legge. Tuttavia, ammetto che vi sia una potenziale disparità di trattamento tra chi, residente in Italia, non può essere eletto all’estero, e chi, residente all’estero, può invece essere eletto in Italia”. Quali le correzioni che Picchi apporterebbe alla legge in vigore? “Ritengo opportuna la creazione di commissioni elettorali create ad hoc per garantire la sicurezza del voto per corrispondenza, che monitori il meccanismo di stampa dei plichi, il loro invio, la loro restituzione e successiva spedizione. Tali commissioni, che dovrebbero essere snelle, ma partecipate dai rappresentanti di tutte le posizioni politiche, potrebbero anche raccogliere eventuali denunce su situazioni elettorali ambigue”. Riguardo alla possibilità che il voto elettronico, che verrà introdotto alle primarie del Pd del prossimo 14 ottobre, venga applicato anche in altre occasioni, Picchi si rivela scettico: “Il voto elettronico in sé può essere una buona idea, ed è prospetticamente possibile. Ma, dati i problemi che in passato si sono verificati anche con il voto cartaceo, ho i miei dubbi che al momento possa essere garantita la sicurezza del voto telematico”.
(Cam – Ces)