Roma, 4 ott – Il ricorso all’aborto cala tra le donne italiane (- 60% rispetto al 1982) ma si triplica il numero degli interventi effettuati dalle donne straniere. Siamo infatti passati da un’incidenza del 10,1% del 1996 al 29,6% del 2005, con una crescita del 66%. Da rilevare inoltre che la stragrande maggioranza delle interruzioni volontarie di gravidanza (il 97,3%) viene effettuata entro i primi 90 giorni di gestazione mentre la percentuale di Ivg dopo la ventunesima settimana di gestazione è molto limitata (0,7%). Lo dicono i dati della relazione annuale che il ministro della Salute Livia Turco ha inviato oggi al Parlamento sull’attuazione della legge 194. Numeri positivi che inducono il ministro a difendere la legge del 1978, richiamando piuttosto l’impegno degli operatori. I dati preliminari relativi al 2006, come sottolineato nella relazione, con un totale di 130.033 casi di Ivg evidenziano un ulteriore calo del 2,1% rispetto al dato definitivo del 2005 (132.790 casi) e un decremento del 44,6% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’Ivg (234.801 casi). Il tasso di abortività (numero delle Ivg per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’Ivg, nel 2006 è risultato pari a 9,4 per 1.000, con una diminuzione del 2,2% rispetto al 2005 (9,6 per 1.000) e del 45,3% rispetto al 1982 (quando questo indice si attestava sul 17,2 per 1.000). Questo fenomeno influisce sull’andamento generale dell’Ivg in Italia determinando una stabilità nel numero totale degli interventi e nascondendo di fatto la diminuzione presente tra le sole donne italiane. Infatti, se si considerano soltanto le cittadine italiane i casi di Ivg nel 2005 scendono a 94.095, con una riduzione di ben il 60% rispetto al picco del 1982. Per aree geografiche nel 2005 ci sono state nell’Italia settentrionale 60.280 Ivg con un decremento del 5% rispetto al 2004, nell’Italia centrale 29.500 Ivg con un decremento del 2%, nell’Italia meridionale 31.143 Ivg con un decremento del 5,2% mentre nell’Italia insulare si sono avuti 11.867 casi con un incremento dell’1,3%. La riduzione degli aborti risulta più rapida tra le donne istruite, occupate e coniugate, a dimostrare l’aumentata capacità e consapevolezza delle donne e delle coppie nell’adozione di metodi per la procreazione responsabile. Fondamentale a questo scopo il ruolo svolto dai consultori familiari, in linea con quanto previsto dal Progetto obiettivo materno infantile. “Assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica – afferma il ministro nelle sue conclusioni – non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi”. Il ministro Turco, inoltre, “evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge “è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”.
(Fca)